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Gornaya Shoria, sito megalitico di possibile natura artificiale in Siberia

December 9, 2017 Leave a comment

Gornaya Shoria

La partita si gioca tutta in Siberia: se dovesse essere confermata la natura artificiale del sito megalitico di Gornaya Shoria verrebbe automaticamente riscritta tutta la storia umana.

Nel cuore delle gelide montagne siberiane è stato riportato alla luce un antichissimo e sorprendente sito megalitico le cui origini sono tuttora oggetto di accesi e animosi dibattiti da parte dei ricercatori di tutto il mondo. Queste eccezionali strutture sono situate sulla cima del “Monte Shoria” a Gornaya Shoria, ad est delle fitte montagne meridionali di Altai, e sono stati trovati e fotografati per la prima volta nel 2013 dal ricercatore indipendente Georgy Sidorov, durante una spedizione organizzata proprio sui freddi luoghi siberiani.

Sembrerebbe esclusa l’ipotesi che si tratti di formazioni geologiche naturali, malgrado gli accademici e i geologi stessi si siano affrettati a precisare fin da subito il contrario, rifugiandosi come spesso accade in questi casi nella più sfrenata ortodossia.
Appare evidente invece attraverso le immagini, le riprese e i tanti dati raccolti sul campo dai ricercatori che hanno studiato personalmente il sito che siamo difronte a delle strutture artificiali, poiché i mastodontici blocchi presentano evidenti tagli simmetrici, superfici appiattite e sagomate, tagli operati in maniera orizzontale e verticale con angoli e spigoli a 90°.

Mura mastodontiche, non costruibili neanche con la tecnologia moderna

Questi sensazionali blocchi sia singoli che incastrati gli uni sugli altri sembrano rassomigliare in maniera sorprendente alle famose “mura ciclopiche” presenti in Europa, e più in generale sul suolo di ogni continente, come anche alle maestose piattaforme conosciute comunemente come “Trilithon”.

Ad oggi, si crede che la “Pietra di Janeen”, ovvero l’impressionante monolite rinvenuto nel 2014 in Libano presso il sito archeologico di Baalbek sia il blocco di pietra lavorato più pesante nella storia della terra, con il suo impressionante peso di 1660 tonnellate.

Qualora venisse ufficialmente confermata dai ricercatori la natura artificiale delle mura megalitiche di Gornaya Shoria verrebbe automaticamente riscritta la storia, poiché molte di queste gigantesche pietre di granito si stima possano arrivare a pesare addirittura oltre le 3.000 tonnellate, un peso assolutamente sconcertante, superiore addirittura di ben 2-3 volte ai più pesanti megaliti presenti a Baalbek, e più in generale di tutte le antiche rovine megalitiche rinvenute fino ad oggi sul vasto suolo terrestre.

Gli altri siti megalitici nel mondo

È ampiamente risaputo che i territori russi presentano un alto numero di antiche costruzioni megalitiche, che però sono state inspiegabilmente trascurate dagli storici e dagli studiosi nel corso degli ultimi secoli.
Solamente negli ultimi decenni, grazie anche all’interesse di tanti ricercatori indipendenti, molte di queste strutture sono state esplorate, fotografate e portate finalmente alla ribalta dell’opinione pubblica mondiale.

Un esempio sono i numerosi “Dolmen”, particolari strutture megalitiche preistoriche a camera singola, anch’essi presenti in ogni luogo terrestre.
Oppure le mirabili piramidi bosniache scoperte nel 2013 nella città di Visoko dall’archeologo freelance Semir Osmanovic e che, stando ad alcuni approfonditi studi, sarebbero addirittura da datare a 30.000 anni fa, ovvero decine migliaia di anni prima della nascita delle prime culture organizzate.

Certo, rimane il dilemma, il grande dilemma, di come blocchi di questa portata siano stati posizionati da normali esseri umani con una precisione maggiore di quella ottenuta nelle cave moderne, considerando anche che ad oggi (2017) il peso massimo attualmente issato dalla gru (fissa) più potente al mondo si aggira intorno alle 1000/1200 tonnellate.

Questi megaliti sono stati trasportati sulla cima del monte Shoria, come anche nel caso dei siti megalitici peruviani di Ollantaytambo e Machu Picchu, per poi venire assemblati in maniera così precisa da non lasciare spazi fra un masso e l’altro, e al punto tale che la lama di un coltello non riesce a penetrare negli interstizi.

Nessuna civiltà poteva secondo la storia produrre Gornaya Shoria

Stando alla storiografia ufficiale, sarebbe assolutamente impossibile che degli esseri umani che abitavano queste terre svariati millenni prima della nascita delle prime culture organizzate, in possesso nel migliori dei casi soltanto di vetusti utensili in pietra, siano stati capaci di realizzare delle architetture così sopraffine da apparire illogiche e misteriose persino agli occhi di uomini appartenenti ad un’epoca dal così alto livello tecnologico come quella attuale.

Appare quindi abbastanza evidente l’impossibilità di realizzare queste opere da parte delle genti dell’epoca, e ciò può significare solo una cosa, ovvero che in piena preistoria una grande civiltà globale con i suoi simboli e una potente capacità in campo edilizio, si stanziò sulla Terra e costruì maestose opere architettoniche nel bel mezzo del continente europeo e più in generale in ogni luogo del vasto spazio terraqueo.

Questa civiltà mostra anche una certa unità culturale, e la sua storia ha molto a che vedere con quanto riportato in tutte le antiche leggende e mitologie tramandate dagli uomini.
Certo, un’evoluzione fatta di piccoli e tortuosi passi, una stratificazione di montagne senza diluvi, una lenta e faticosa acquisizione di capacità cognitive, linguistiche, tecniche, artistiche, scientifiche, a partire dal tempo in cui ci siamo innalzati da terra diventando da quadrupedi bipedi, ogni giorno di più ha il sapore di una spiegazione buona solo per i tanti fratelli Grimm del Settecento, ma che oggi come oggi, alla luce delle evidenze archeologiche e paleontologiche non convince per nulla chi appena un po’ abbia il coraggio di mettersi semplicemente a pensare.

a cura di Giuseppe Di Re

Fonte: Nibiru 2012

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Siberia, rivelata la presenza di un cratere ricco di diamanti

September 24, 2012 Leave a comment

Un gruppo di geologi russi, alcuni giorni fa ha portato a termine una scoperta di grande importanza; è stato trovato un cratere pieno di diamanti nella freddissima Siberia.
Il cratere in questione, stando a quanto emerso, si sarebbe creato oltre 35 milioni di anni fa, in seguito alla caduta di un meteorite; la sua larghezza è di ben 100 chilometri ed al suo interno si contano diamanti per migliaia di miliardi di carati.
In realtà, la scoperta di questo cratere risalirebbe a circa 40 anni fa, quando le autorità non avevano però sufficienti fondi per avviare l’attività estrattiva; solo ora, infatti, grazie a questo talentuoso gruppo di geologi russi in continua ricerca di investitori, si è potuto far vedere la luce a questo immenso cratere, già considerato come una delle scoperte più ”preziose” mai fatte al mondo.
Una delle informazioni che teniamo a sottolineare nel riportare questa notizia, è che i diamanti all’interno del cratere non verranno lavorati e utilizzati per creare gioielli, ma serviranno a portare delle vere e proprie rivoluzioni in alcuni settori industriali.

Fonte: GoLook.it

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Siberia, oggetto luminoso cade nella tundra siberiana

April 21, 2012 Leave a comment
Un oggetto luminoso non identificato è caduto dal cielo in Siberia, provocando una potente esplosione. Testimoni hanno riferito di aver visto un bagliore luminoso che copriva il cielo, seguito da un oggetto luccicante che è caduto provocando uno strano suono metallico e scomparendo in lontananza. L’oggetto non identificato, hanno riferito i testimoni, è caduto nella taiga della regione di Irkutsk, nella notte di Venerdì 6 Aprile 2012. Il capo della amministrazione regionale ha detto che un gruppo di ricercatori è stato inviato ad ispezionare la zona e interrogare i testimoni.
“Saremo in grado di dire al più presto di cosa si trattava, ma solo quando avremo la certezza del luogo dove è caduto e poi cercare di analizzare la natura dell’oggetto”, ha commentato il capo della regione Sergey Aleksandr.  “I ricercatori, insieme con i cacciatori sono già in viaggio con le motoslitte.”
Ci sono due possibili cause dell’incidente in esame. L’oggetto può essere una parte di una meteora grande o si tratta semplicemente di detriti di un satellite.
Si ipotizza che potrebbe essere un pezzo del razzo ha recentemente lanciato la Corea del Nord.
Il direttore dell’osservatorio astronomico presso l’Università di Irkutsk, tuttavia, ha spiegato che le ricerche non hanno dato esito senza aver trovato alcuna traccia di detriti satellitari, vettori spaziali o di un meteorite.
“Di solito, questi oggetti si disintegrano completamente bruciando in atmosfera e si suddividono in frammenti molto piccoli che cadono”, ha detto.
Questo non è il primo incidente di questo tipo nella zona. Il più noto, provocando un’esplosione potente, ha ricordato, è il caso della massiccia esplosione di Tunguska del 1908, causata da un meteorite di grandi dimensioni.
A marzo, un misterioso cilindro è caduto in Siberia, provocando confusione a livello nediatico. Mentre i media annunaciavano che si trattava di un frammento di satellite o di un frammento di un missile balistico, l’Agenzia Spaziale Federale Russa negava di conseguenza la proprietà dell’oggetto.
Categories: Mysterium Tags:

Silene Stenophylla, pianta preistorica scoperta fra i ghiacci della Siberia

February 22, 2012 Leave a comment

Pianta resuscitata in Russia. – Riportare alla vita un antico essere vivente. Oltre ai miracoli, c’è la mano della scienza. Un team di ricercatori dell’Accademia delle Scienze Russa ha letteralmente resuscitato dal permafrost siberiano una pianta vissuta circa 30mila anni fa, la cosiddetta Silene stenophylla.
La specie, molto diffusa all’epoca del Pleistocene, è di nuovo viva e vegeta. Dopo aver ritrovato i semi della Silene, a 38 metri di profondità in mezzo ai ghiacci suberiani, nella zonda nord orientale, gli studiosi russi hanno tentato di procedere alla loro rigenerazione, riuscendo nell’impresa.
Ma il merito non è solo degli studiosi russi. Prima ancora, dobbiamo ringraziare un operoso scoiattolodell’era glaciale visto che ha scavato una sorta di camera del tesoro dove ha nascosto i semi, che molto probabilmente servivano al suo sostentamento.
Tali sementi sono rimaste nascoste nel permafrost siberiano fino ad oggi. I sedimenti sono stati saldamente cementati insieme nel ghiaccio, rendendo impossibile qualsiasi infiltrazione d’acqua, come se si fosse creata naturalmente una camera di congelamento completamente isolata dalla superficie. Dai loro tessuti, gli scienziati russi sono riusciti a resuscitare la pianta in un esperimento pionieristico che apre la strada alla rinascita di altre specie.
Si tratta della più antica pianta mai rigenerata” hanno spiegato i ricercatori al Guardian “ed è fertile e produce fiori bianchi e semi vitali”. L’esperimento dimostra che il permafrost è servito come deposito naturale per le forme di vita antiche.
Svetlana Yashina dell’Istituto di Biofisica dell’Accademia Russa delle Scienze, che ha guidato i lavori ha spiegato inoltre che la pianta sembra molto simile alla sua versione moderna, che cresce ancora nella stessa zona nel nord-est della Siberia. “È una pianta molto vitale, e si adatta molto bene“. La sua speranza adesso è che insieme al suo team possa continuare il lavoro e rigenerare altre specie vegetali.
Riteniamo indispensabile proseguire gli studi del permafrost alla ricerca di un pool genetico antico, quello della vita pre-esistente, che ipoteticamente è da tempo scomparsa dalla superficie della terra” hanno spiegato gli scienziati russi coinvolti nell’esperimento.
Il prossimo passo sarà la resurrezione dei mammut?
La ricerca è stata pubblicata su Proceedings of National Academy of Sciences.

Fonte: GreenMe

Meryl Streep, premio Orso d’oro alla carriera con matrioska a Berlino

February 16, 2012 Leave a comment

L’attrice è arrivata a Berlino per ricevere l’Orso d’oro alla carriera. L’affetto dei fan.
Più che un incontro stampa, è una dichiarazione d’amore della folla di giornalisti a Meryl Streep, ammirazione e affetto in ogni domanda, regali, un mazzo di fiori da un giovane tedesco, dalla Siberia una matrioska con i volti dei suoi personaggi dipinti sulle bamboline. «Non avrei potuto avere un San Valentino migliore», dice l’attrice che scioglie la commozione con una delle sue risate musicali che illuminano ogni sua risposta. È qui per riceve l’Orso d’oro alla carriera e «per me, cresciuta nel New Jersey in un paese di 5 mila abitanti, è incredibile che un Paese fuori dall’America voglia onorarmi. Non ci si abitua ai premi, ad ogni film non si può prevedere come sarà accolto. L’Oscar? Sempre la stessa sensazione, le farfalle nello stomaco, un’eccitazione da finale di Superbowl».
Meryl Streep parla di Margaret Thatcher che «ho interpretato senza giudicarla. Negli anni 80, da liberale e di sinistra, la mia opinione su di lei, amica di Reagan, era pessima. Da attrice, come faccio con ogni personaggio, ho cercato nella sua umanità qualcosa in cui riconoscermi. La metà del film è immaginazione, abbiamo cercato di vederla oggi, di fronte a se stessa, dopo aver conquistato tanto potere e averlo perduto, che cosa conta per lei veramente a questo punto della vita. L’altra metà, la sua vita pubblica, ha riservato sorprese anche a chi credeva di conoscerla. I conservatori americani per esempio non avevano capito che la Thatcher non era antiabortista, era per la libera scelta della donna ed è documentata la sua accusa ai politici americani di usare l’aborto come arma elettorale». Thatcher femminista? «Se qualcuno gliel’avesse detto l’avrebbe preso a calci. Arrogante, autoritaria, decisionista, priva di humour, ma bisogna riconoscere che ha aperto alle donne la strada per le zone alte del potere. Prima di allora si poteva emergere in tanti mestieri, ma mai entrare nella stanza dei bottoni. Senza di lei mia figlia avrebbe trovato un mondo diverso».

Fonte: La Repubblica

Albero di Natale, simbolo cosmico

December 16, 2011 Leave a comment

Questa volta la facciamo facile, facile… Non è un mistero per nessuno che l’albero rappresenti un simbolo e non è un’idea di un qualche assessore all’urbanistica. Gli alberi, infatti, fortunatamente sono comparsi su questo pianeta molto prima degli assessori. E, anche se ci stiamo impegnando a distruggerli, finiranno molto dopo…
L’Albero è da considerarsi una sorta di “cattedrale” delle culture animiste più antiche e il suo culto è tuttora piuttosto diffuso. Presente in tutte le religioni arcaiche, è l‘albero cosmico della mitologia germanica (e la tradizione del nostro abete natalizio prende piede proprio dai germani), ma anche l’albero indiano dei Veda, l’albero della Vita persiano e biblico, e così via…
D’altronde, si tratta di un elemento che si presta: rappresenta la vita, dà alimento e rifugio, purifica l’aria che respiriamo, collega terra e cielo, ha a che fare con tutti e quattro gli elementi, affonda solide radici nella Terra Madre e si eleva, con una struttura piramidale, verso le gerarchie celesti (e le conifere si prestano perfettamente a tale lettura).
Chi ha viaggiato nell’India del Nord, in Asia Centrale, in Cina, in Tibet, in Siberia e in diversi Paesi africani, avrà sicuramente notato che alcuni alberi – in genere i più antichi o maestosi – sono oggetto di culto: vengono legati sottili fili intorno al tronco per accendervi incensi e infilarvi ghirlande di fiori; alla base dell’albero vengono deposti fiori, cibo, lumi accesi. Una tradizione ancor viva un po’ in tutto il mondo.
Su una tavoletta babilonese molto antica (1850 a.C.) è raffigurato un albero stilizzato, ai cui rami sono appese delle losanghe che raffigurano gli astri mentre, alla sommità, è raffigurato il Sole, che domina. Si tratta certamente del più antico albero di Natale finora rinvenuto (ricordiamo che a Babilonia il Dio Sole Samash era festeggiato il 25 dicembre). Si sa comunque che i babilonesi usavano anche decorare l’albero appendendovi diverse varietà di frutti.
Celti, Sassoni, Normanni portavano alberi in casa per tener lontani gli spiriti cattivi, gli Egiziani vi portavano le palme e i Romani gli abeti. Come segno di venerazione verso gli alberi consacrati, gli antichi erano soliti appendere mele e altri frutti come offerte alle divinità. La tradizione era estesa in tutto il nord Europa: per ringraziare la terra della sua generosità, e in segno di buon auspicio per i successivi raccolti, i contadini appendevano sugli alberi i frutti dei loro raccolti. Gli antichi Germani appendevano anche pietre ai rami delle querce, per far tornare gli spiriti fuggiti con la caduta delle foglie. Successivamente, gli alberi si arricchirono di frutti colorati, ghirlande, e candeline.
La prima ripresa di questa antica usanza viene documentata a Strasburgo, in Germania, nel 1539, ma pare che fino all’Ottocento sia rimasto un semplice fenomeno locale. In questo secolo, fabbricanti germanici e svizzeri cominciarono a produrre ninnoli di vetro soffiato, gli americani successivamente aggiunsero l’idea delle lampadine. Poi, nel 1840, la duchessa di Orléans, imitando l’ambasciatore asburgico, fece addobbare un enorme albero nel giardino delle Tuilleries a Parigi, e la moda dilagò così tra tutte le corti europee.

Fonte: Adea Edizioni