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Posts Tagged ‘Scuderie del Quirinale’

“HIROSHIGE, visioni dal Giappone”, personale alle Scuderie del Quirinale di Roma

May 13, 2018 Leave a comment
hiroshige, visioni della pioggia e della neve
Fino al 29 luglio 2018 alle Scuderie del Quirinale

Utagawa Hiroshige, tra i più celebri artisti del Mondo Fluttuante (ukiyoe), fu un maestro capace di portare il paesaggio e la natura al centro della sua produzione, facendone i veri protagonisti. Deve la sua fama allo sguardo del tutto peculiare che lo contraddistingue, definibile “fotografico” perché in grado di restituire dinamismo grazie all’alternanza sapiente di pieni e vuoti e attraverso la costruzione di piani sovrapposti. Un senso di armonia e serenità pervadono le opere dell’artista, tanto da avere stregato i più grandi impressionisti e post-impressionisti europei, primo tra tutti Vincent Van Gogh che copiò ad olio il famoso Ponte di Ohashi sotto l’acquazzone del maestro giapponese.


La mostra, con una selezione di circa 230 opere appartenenti a prestigiose collezioni che provengono da Italia, Giappone e Stati Uniti, permette di ammirare il tema della natura declinato dallo stile affascinante e raffinato di Hiroshige: dalle più note serie di vedute quali Cento vedute della Capitale di Edo e Cinquantatre Stazioni di posta del Tokaido, alle silografie policrome di fiori insetti e animali tra le più ammirate, fino ai disegni originali ancora intatti.

Il progetto, curato da Rossella Menegazzo con Sarah E. Thompson, è una produzione di Ales S.p.A. Arte Lavoro e Servizi e MondoMostre Skira, con la collaborazione del Museum of Fine Arts di Boston e il Patrocinio dell’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone e dell’Ambasciata del Giappone in Italia.

Come ideale prosecuzione delle iniziative avviate proprio alle Scuderie del Quirinale nel 2016 per il 150° anniversario dei rapporti bilaterali Italia-Giappone, dal 1 marzo è aperta al pubblico nella sede espositiva la mostra Hiroshige. Visioni dal Giappone, rassegna monografica dedicata a Utagawa Hiroshige (1797 – 1858), uno dei più influenti artisti giapponesi di metà Ottocento.
La mostra, visitabile fino al 29 luglio, espone una selezione di circa 230 opere, silografie policrome e dipinti su rotolo, divise in 7 percorsi tematici.
La bellezza delle località e la vivacità delle attività umane sono esaltate dalla visione alternativa offerta dal maestro giapponese che, con le sue costruzioni innovative, segna un cambio epocale all’interno del filone classico del paesaggio. La tecnica usata da Hiroshige sfrutta l’asimmetria della composizione, ponendo in primissimo piano elementi di grandi dimensioni, come in una sorta di esagerato close-up fotografico, lasciando tutto il resto, in piccolo, sullo sfondo.
Le campiture piatte di colore e il gioco di linee curve e spezzate, la serenità oltre che lo sguardo fotografico presente nelle sue opere hanno influenzato molti artisti europei dell’Ottocento – tra cui Van Gogh, Monet, Degas, Toulouse Lautrec – superando in questo forse anche Hokusai, genio fuori dalle righe e dalla personalità tormentata di più difficile controllo.
Durante tutto il periodo di mostra saranno tantissime le occasioni per approfondire attraverso una serie di eventi collaterali organizzati in collaborazione con l’Istituto Giapponese di Cultura a Roma – dimostrazioni, laboratori, corsi tematici e conferenze aperti al pubblico di tutte le età – quelle tradizioni culturali e artistiche del Giappone che fanno da sfondo alle immagini del Mondo Fluttuante, fino ad arrivare alle più attuali forme di grafica e illustrazione contemporanea che nell’ukiyoe trovano le loro radici. Visioni appunto, come cita il titolo della mostra, che faranno immergere il pubblico nella bellezza del Sol Levante.
* A partire dal 21 settembre 2018 fino al 3 febbraio 2019, in collaborazione con Comune di Bologna | Istituzione Bologna Musei, la mostra sarà nelle sale espositive del Museo Civico Archeologico del capoluogo emiliano.
MondoMostre Skira, mondomostreskira.it

“Matisse arabesque”, catalogo della straordinaria esposizione romana, Scuderie del Quirinale

June 6, 2015 Leave a comment

COPERTINA_Matisse_Arabesque

Matisse. Arabesque

a cura di Ester Coen

Pubblicato in occasione della straordinaria esposizione romana, Matisse. Arabesque vuole restituire un’idea delle suggestioni che superfici dipinte o tessuti ebbero nella pittura di Matisse: un universo che, con i suoi artifici, i suoi arabeschi, i suoi colori, suggerisce uno spazio più vasto, un vero spazio plastico e offre un nuovo respiro alle sue composizioni, liberandolo dalle costrizioni formali, dalla necessità della prospettiva e della “somiglianza” per aprire a uno spazio fatto di colori vibranti, a una nuova idea di arte decorativa fondata sull’idea di superficie pura.

Oltre cento opere di Matisse – tra cui spiccano alcuni capolavori assoluti provenienti dai maggiori musei del mondo – affiancate da manufatti originali afferenti alle culture da cui l’artista fu ammaliato documentano come l’universo gioiosamente decorativo di Matisse si vede riflesso nelle sue fonti a cominciare da quelle nord-africane e medio-orientali, fino a giungere a Cina e Giappone. Orienti e culture “altre” declinate attraverso gli orditi geometrici, gli arabeschi, i colori e che offrono alle sue composizioni un nuovo respiro, diventando per l’artista la ragione prima di una radicale indagine sulla pittura.

Introdotto dal saggio della curatrice Ester Coen (Matisse arabesque), il volume riunisce i testi di Rémi Labrusse (Arabeschi. Una storia occidentale), Eva-Maria Troelenberg (“Saltare il fosso”:

Matisse e l’“inutilità” catalitica di esporre le arti islamiche), Avinoam Shalem (Leggere tra le righe: attraverso i papiers découpés di Matisse), Egidio Cossa (Matisse e le Arts Nègre), Yuko Tanaka (Matisse e i tessuti asiatici), Zelda De Lillo (Le Chant du rossignol) e Laurent Jenny (Finestre aperte, ovvero “il dentro del fuori”). Parallelamente, in un affascinante e inedito confronto, cinque capitoli dedicati alle diverse culture ed espressioni artistiche nel mondo (Mediterraneo. Medio OrientePrimitivismo. AfricaSul disegno dell’alberoLinearismo. Estremo OrienteSul disegno e la figura) presentano splendidi oggetti d’arte comprendenti ceramiche, tessuti, intarsi lignei, stampe appartenenti a importanti musei italiani e internazionali.

2015, 24 x 28 cm

256 pagine, 276 colori, brossura

ISBN 978-88-572-2679-8

€ 38,00

Prezzo speciale riservato ai visitatori

presso Arion Scuderie

€ 32,00

“Matisse. Arabesque”, mostra del grande artista Henri Matisse presso le Scuderie del Quirinale a Roma

June 6, 2015 Leave a comment

Matisse. Arabesque

“La preziosità o gli arabeschi non sovraccaricano mai i miei disegni, perché quei preziosismi e quegli arabeschi fanno parte della mia orchestrazione del quadro.” 

La révélation m’est venue d’Orient scriveva Henri Matisse nel 1947 al critico Gaston Diehl: una rivelazione che non fu uno shock improvviso ma – come testimoniano i suoi quadri e disegni – viene piuttosto da una crescente frequentazione dell’Oriente e si sviluppa nell’arco di viaggi, incontri e visite a mostre ed esposizioni.

Proposta dalle Scuderie del Quirinale, promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e Turismo, la mostra è organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in coproduzione con MondoMostre e catalogo a cura di Skira editore. In esposizione oltre 90 opere di Matisse con alcuni capolavori assoluti – per la prima volta in Italia – dai maggiori musei del mondo: Tate, MET, MoMa, Puškin, Ermitage, Pompidou, Orangerie, Philadelphia, Washington solo per citarne alcuni.

Curata da Ester Coen, con un comitato scientifico composto da John ElderfieldRemi Labrusse e Olivier BerggruenMatisse. Arabesque, vuole restituire un’idea delle suggestioni che l’Oriente ebbe nella pittura di Matisse: un Oriente che, con i suoi artifici, i suoi arabeschi, i suoi colori, suggerisce uno spazio più vasto, un vero spazio plastico e offre un nuovo respiro alle sue composizioni, liberandolo dalle costrizioni formali, dalla necessità della prospettiva e della “somiglianza” per aprire a uno spazio fatto di colori vibranti, a una nuova idea di arte decorativa fondata sull’idea di superficie pura.

Henri Matisse non era destinato alla pittura, “Sono figlio di un commerciante di sementi, al quale avrei dovuto succedere nella gestione del negozio”, cerca di intraprendere la carriera di avvocato prima di diventare un artista. Sarà la sua salute a cambiare il corso della storia. Lavorava come assistente in uno studio legale di Saint-Quentin, quando nel 1890 una grave appendicite lo costringe a letto per quasi un anno. Comincia a dedicarsi alla pittura e dal 1893 frequenta l’atelier del pittore simbolista Gustave Moreau insieme con l’amico Albert Marquet. Si iscrive ufficialmente all’École des Beaux Arts nel 1895, dove insegnano molti Orientalisti.

In quegli anni vedrà molto Oriente: visita la vasta collezione islamica del Louvre in esposizione permanente e le diverse mostre che, nel 1893-1894 e soprattutto nel 1903, vennero dedicate all’arte islamica al Musée des Arts Decoratifs di Parigi. E poi, all’Esposizione mondiale del 1900, scopre i paesi musulmani nei padiglioni dedicati a Turchia, Persia, Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto. Matisse frequenta anche le gallerie dell’avanguardia, come quella di Ambroise Vollard, dal quale acquista nel 1899 un disegno di Van Gogh, un busto in gesso di Rodin, un quadro di Gauguin e uno di Cézanne, che influenzerà moltissimo l’opera di Matisse.

Viaggia in Algeria (1906), ne riporta ceramiche e tappeti da preghiera che nel disegno e nei colori riempiranno le sue tele da li in poi, in Italia (1907) visita Firenze, Arezzo, Siena e Padova “quando vedo gli affreschi di Giotto non mi preoccupo di sapere quale scena di Cristo ho sotto gli occhi ma percepisco il sentimento contenuto nelle linee, nella composizione, nei colori”. La visita alla grande “Esposizione di arte maomettana” a Monaco di Baviera nel 1910 – la prima mostra di arte mussulmana che influenzerà una generazione di artisti, da Kandinsky a Le Corbusier – sarà il vero spunto per un tipo di decorazione di  impianto compositivo assai lontano dalle sue tradizioni occidentali. E’ a Mosca nell’autunno 1911 per curare l’installazione in casa Schukin di La danza e La musica. Nel 1912 torna in Africa, stavolta la meta è il Marocco, Tangeri la bianca. Ecco che il tailleur de lumiere, come lo battezza non a caso il genero Georges Duthuit, è sorpreso da una luce dolce e da una natura lussureggiante che andranno ad accentuare la sua cadenza armonica, musicale: “un tono non è che un colore, due toni sono un accordo” 

Matisse si lascia alle spalle le destrutturazioni e le deformazioni proprie dell’avanguardia, più interessato ad associazioni con modelli di arte barbarica. Il motivo della decorazione diventa per l’artista la ragione prima di una radicale indagine sulla pittura. E’ dai motivi intrecciati delle civiltà antiche che Matisse coglie i principi di rappresentazione di uno spazio diverso che gli consente di “uscire dalla pittura intimistica” di tradizione ottocentesca.

Il Marocco, l’Oriente, l’Africa e la Russia, nella loro essenza più spirituale e più lontana dalla dimensione semplicemente decorativa, indicheranno a Matisse nuovi schemi compositivi. Arabeschi, disegni geometrici e orditi, presenti nel mondo Ottomano, nell’arte bizantina, nel mondo ortodosso e nei Primitivi studiati al Louvre; tutti elementi interpretati da Matisse con straordinaria modernità in un linguaggio che, incurante dell’esattezza delle forme naturali, sfiora il sublime.

“Tiziano”, mostra presso le Scuderie del Quirinale a Roma

May 29, 2013 Leave a comment

Tiziano_locandina

Il Concerto e la Bella di Palazzo Pitti, la Flora degli Uffizi, la Pala Gozzi di Ancona, la Danaedi Capodimonte, il Carlo V con il cane e l’Autoritratto del Prado o lo Scorticamento di Marsiadi Kromeriz sono solo alcune delle opere più conosciute di Tiziano (Pieve di Cadore 1485 circa – Venezia 1576) che saranno esposte alle Scuderie del Quirinale. Una mostra concepita per concludere idealmente l’ampio progetto di rilettura della pittura veneziana e di riflessione sul ruolo cardine che essa avuto nel rinnovamento della cultura italiana ed europea. Un percorso che le Scuderie del Quirinale hanno sviluppato analizzando l’opera dei protagonisti della rivoluzione pittorica moderna – da Antonello da Messina a Giovanni Bellini, da Lorenzo Lotto a Tintoretto –  di cui Tiziano è testimonianza finale e altissima quale artista europeo per eccellenza.
Visitando la mostra sarà possibile ripercorrere i tratti salienti dell’inarrestabile ascesa del grande artista italiano: dagli esordi veneziani in seno alle botteghe di Giovanni Bellini e Giorgione all’autonomia acquisita con le grandi tele per i dogi, gli Este e i Della Rovere fino ad arrivare alle committenze imperiali di Carlo V e poi del figlio Filippo II. Decennio per decennio, l’intera carriera di Tiziano sarà rappresentata al massimo livello sottolineando il magistrale senso del colore e l’evoluzione di una pennellata capace di travalicare i limiti dell’immaginario pittorico. Attraverso confronti iconografici – tra i molti, emblematico, quello tra la Crocifissione della chiesa dei domenicani di Ancona, il Crocifisso dell’Escorial di Madrid e il frammento di Crocifissione oggi alla Pinacoteca Nazionale di Bologna – il pubblico potrà percepire direttamente la novità d’impostazione e la grammatica compositiva del Maestro, in una mostra attenta a narrarne non solo la fondamentale dimensione di pittore religioso ma anche la complessa attività di ritrattista della nobiltà del tempo. Una mostra ideata – grazie al sostegno e ai prestiti delle massime istituzioni museali italiane e straniere – per far comprendere al grande pubblico l’eccezionalità di un Tiziano capace di accordare “la grandezza e terribilità di Michel Agnolo, la piacevolezza e venustà di Raffaello, et il colorito proprio della Natura”, secondo l’immagine del poligrafo contemporaneo Ludovico Dolce, suo grande estimatore.
Ad accompagnare il percorso espositivo, gli esiti dell’ampia campagna di analisi scientifiche che ha interessato gran parte della produzione dell’artista. Compiuta dal Centro di Ateneo di Arti Visive dell’Università degli Studi di Bergamo, la campagna ha offerto risultati di assoluto rilievo per riuscire a definire i rapporti tra opere autografe e opere di bottega e per documentare compiutamente l’evoluzione tecnica di Tiziano, a partire dai suoi anni di formazione.
Il catalogo scientifico è edito da Silvana Editoriale con i contributi di alcuni fra gli studiosi più riconosciuti del grande maestro veneto.
5 marzo – 16 giugno 2013