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Touareg, nomadi del Sahara

June 4, 2012 Leave a comment

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Touareg è un termine probabilmente arabo che venne ripreso dai francesi e significa “Abbandonati da Dio“, ma questa terminologia non piace al popolo Touareg. Secondo altre fonti più verosimili deriverebbe dal nome di una città libica chiamata Targa, anticamente chiamata  la Fezzan libica.  Sono lontani cugini degli egiziani e dei marocchini, da cui hanno ereditato la loro cultura e la loro religione: l’Islam. La religione cristiana ha avuto comunque una forte influenza, basti pensare, a livello artistico, alle splendide croci Touareg incise nel metallo. Di certo si sa che non sono arabi: i Touareg sono di origine Amazigh e parlano uno dei dialetti berberi antichi e usano la scrittura Tifinagh nelle sue numerose varianti regionali, scrittura che ha influenzato l’alfabeto berbero attuale. Oggi i Touareg si sono incrociati con le popolazioni arabe e nere sub-sahariane  presentando numerose componenti che non sono assimilabili alle loro origini antiche. Come la religione, l’Islam, che  è importante ma non fondamentale.  Stretto è il legame con i berberi del Maghreb, al punto che molti di loro preferiscono essere chiamati Imajeghen o Kel Tamasheq. Al tempo della crisi che sfociò nella colonizzazione, molti di loro, poveri e senza lavoro, vennero chiamati Shumar o Ishomar, a causa della loro condizione precaria che ha dato origine alla fonetica della parola dal francese  “chômeur“, disoccupato.  All’inizio del ’900, i francesi partirono alla conquista dell’Africa; la disfatta in Prussia nel 1870 aveva fiaccato l’orgoglio dell’Armata Nazionale e il continente nero era ancora inesplorato per i coloni, quindi si donava nuova speranza alla Francia. Un problema geografico si pose tra il nord (Maghreb) e il sud (Sudan francese, attuale Mali): l’ostilità del Sahara isolava l’avvenire delle due Afriche. Ma gli ufficiali Dupontel e Freycinet decisero, al di là di un semplice conto economico, di unire i battaglioni militari francesi dal nord al sud. Le divisioni del nord erano riunite sotto il nome di “Armata d’Africa“, mentre le divisioni del sud erano chiamate “La Coloniale“”. Nel deserto i militari si scontrarono con una opposizione forte, tenace, da parte di piccole armate di guerrieri a cavallo di dromedari, i Touareg, che regnavano nel deserto e che non vollero essere conquistati. Tutti i tentativi di attraversare il Sahara risultarono perdenti e i soldati vennero decimati dai guerrieri Touareg. L’abbigliamento, il mistero, la violenza dei combattimenti lasciò per lungo tempo delle tracce profonde negli spiriti francesi. Poco tempo dopo si archiviò  la Conferenza di Berlino che tagliava e attribuiva dei “pezzi” d’Africa alle potenze europee. Ai francesi l’AOF (Africa Occidentale Francese) che divenne una sola regione. Si volle creare un territorio sahariano relativamente indipendente che coprisse la regione frontaliera tra il Mali e il Niger, chiamandolo Azawagh o Azawak, che inglobava il Sahara centrale, quindi il sud dell’Algeria. Quel progetto però non vide mai la luce . Il rapporto tra i francesi e i Touareg era molto teso. I francesi vollero dirigere con un pugno di ferro la regione privando gli Imashaghen della libertà. Ebbero molte difficoltà ad imporre la loro organizzazione economica e sociale ai locali e utilizzarono i Touareg come trasportatori e in seguito come combattenti, giocando sulle rivalità preesistenti tra le varie tribù e le popolazioni locali.  Fu Lapperine, grande amico di Père de Focault che ebbe l’idea di arruolare questi “corsari del deserto” come mano armata, polizia del deserto: in Algeria furono i Chambaas e i Touareg, nel Mali i Kountas e i Touareg, che regnavano sull’ordine. Molti Touareg accettarono e assecondarono questa scelta perchè Laperrine offrì  loro due dromedari, uno per la pastura e uno per la monta, oltre all’ equipaggiamento. I francesi imposero il pagamento di una tassa alle differenti autorità Touareg: la “Twise“, imposta di sovranità e riconoscimento della dominazione francese. Il colonialismo condusse una politica che contribuì  da una parte al deterioramento delle relazioni inter-etniche e, dall’altro lato, alla disgregazione delle confederazioni Touareg, creando dei multipli califfati artificiali più facili da controllare. Nel momento della indipendenza, i Touareg non realizzarono la grande portata dei cambiamenti che stavano avvenendo e i loro territori si trovarono stretti da delle frontiere assurde che corrispondevano unicamente, all’epoca, ai limiti di competenza dei diversi uffici dell’amministrazione coloniale. Dopo l’indipendenza, i Touareg si ritrovarono minoritari in tutti i paesi che si dividevano i loro territori e fu difficile alzare la voce per farsi comprendere e accettare. Questo creò delle situazioni drammatiche ed esplosive, in particolare nel Mali e nel Niger, dove i diversi governi che si succedettero li  marginalizzarono, quando non cercarono, scientificamente, di ridurli. I Touareg vissero questa politica come una discriminazione etnica, come un tentativo di genocidio, vedendosi rifiutare ogni speranza di sviluppo economico e culturale.
Un clima di contestazione/repressione si instaurò senza alcuna volontà politica, contro le autorità nigeriane e del Mali, e  trattare questa situazione con il dialogo divenne impossibile. Ai gravi problemi di ordine politico si sovrappose una drammatica carestia  (1973-1984) , che decimò  la quasi totalità dei capi di bestiame. Questa grande carestia del ‘73 venne utilizzata poi come arma per chiudere le diatribe con i Touareg da parte dei governi centrali: pozzi e viveri centellinati, aiuti internazionali rispediti ai mittenti, popolazione allo sbando. Questo condusse molti Touareg a sedentarizzarsi, non senza problemi, intorno ai centri urbani, in esilio. Centinaia di migliaia di Touareg nigeriani e maliani si riversarono in Libia e in Algeria. In Niger la situazione si incancrenì  verso la fine degli anni ‘80. Nel 1990 davanti alla totale assenza governativa gli Uomini Blu si ribellarono e per 5 anni la regione sahariana visse in uno stato di insurrezione e divenne un governo militare. I ribelli affrontarono le forze armate nigeriane in una guerra segnata da una repressione feroce, e l’idea di un territorio libero Touareg del Sahara germogliò  negli spiriti nomadi, ma davanti alle difficoltà di federarsi tra le diverse fazioni ribelli, e l’assenza di ostegni dalla comunità internazionale,  questa idea venne presto abbandonata. La tradizione orale fa discendere i Touareg da Tin Hinan, mitica regina e i comandamenti politici appartengono tradizionalmente, in seno alla confederazione, ai discendenti, in linea diretta, di questa Regina Madre, fondatrice della comunità di lingua e di cultura Touareg. La società dei Touareg è organizzata in “ettebel”, tamburo simbolo del comando e del diritto; questo termine designa uguamente la confederazione politica. Ogni ettebel comprende diversi gruppi (tawshet) sempre discendenti da un ancestre femminile e fa di questa tradizione un fatto eccezionale. E’ una società matriarcale, l’affiliazione è stabilità dalle donne; i bambini appartengono alla tribù e alla classe sociale della madre.I Touareg sono monogami e il primo caso di poligamia riscontrato in Ahaggar apparve nel 1995  presso Kel-Rela è subì la riprovazione generale, in particolare dalla comunità femminile. L’uomo che ripudia la sua donna, qualsiasi possano essere le motivazioni e socialmente condannato. Il matrimonio è costruito su un regime di separazione dei beni e il coniuge è libero di gestire le sue fortune come preferisce. Ad Ahggar, presso gli Imrad, le tende e gli utensili da lavoro appartengono alle donne  e restano di loro proprietà sia in caso di divorzio o di vedovanza. Presso i nobili invece le tende sono proprietà degli uomini. L’economia touareg è varia e riflette da una parte la diversità geografia (Sahara/Sahel) e dall’altra le mutazioni recenti dovute alla modernizzazione dei mezzi di trasporto,  che di fatto ha cancellato il commercio carovaniero.  L’attività economica principale si sviluppa nell’allevamento (bovini,ovini,caprini e dromedari). La gestione delle pasture, rare, implica degli spostamenti frequenti che crea un nomadismo pastorale praticato dai Touareg da secoli. Attualmente, sotto l’effetto della desertificazione che ha decimato una gran parte del bestiame , i Touareg tendono a sviluppare delle attività economiche meno soggette ai climi aleatori, come l’artigianato, il turismo, ecc.. I Touareg che vivono nelle regioni del Sahel, sedentarizzati da lunga data, praticano l’agricoltura e coltivano prevalentemente il sorgo e l’orzo. Questa attività è prodotta nelle oasi, grazie all’acquisizione di tecniche performanti per il raccolto. L’artigianato, molto ricco e diversificato, ha conosciuto un notevole riscontro in questi ultimi anni grazie allo sviluppo turistico.  In certi regioni del Sahara il turismo è diventato la prima attività economica impiegando migliaia di persone (guide, autista, cammellieri, ecc..) Oggi molti Touareg  cercano di tornare al passato evolvendosi verso una vita semi-nomade. Oltre ad allevare animali per il sostentamento, molti di loro stanno riproponendo il trasporto dei beni attraverso il deserto.
Questi beni provengono loro stessi dal deserto, come i blocchi di sale prelevati nelle saline naturali di alcuni laghi salati secchi, il più delle volte situati nell’interno del deserto. I dromedari sono i soli animali che possono sopportare le condizioni del deserto e da secoli, le carovane formate da centinaia di questi quadrupedi, hanno giocato un ruolo primario nel commercio mondiale. Le ultime carovane non hanno nulla di folk e restano un fatto straordinario, considerando la loro utilità economica, che non deve essere dimostrata. Il commercio carovaniero sahariano del sale, praticato dagli Uomini Blu è ancora importante e l’Africa, in particolare le zone sahariane e saheliane, manca di sale. Il bisogno di sale di tutti gli esseri viventi in zone particolarmente calde sono considerevoli ed è  per questo che in Niger, in autunno, le grandi carovane degli Azalaï lasciano la regione dell’Aïr per le saline di Bilma; per tre settimane, le carovane  composte da centinaia di cammelli attraversano l’immenso Ténéré, sino alle saline e ritornano percorrendo oltre 1.000 km con una media di 18 ore di marcia al giorno. Le rotte carovaniere seguono generalmente le distanze più corte tra oasi e i punti d’acqua e molte di queste oasi sono diventate dei centri commerciali importanti e laddove la distanza tra le due sorgenti d’acqua (oasi) è troppo distante e quindi diventa pericolosa per le carovane,  sono stati scavati dei pozzi per rimediare al fabbisogno di acqua. Molti di questi sono in attività già da alcuni secoli, quando notevoli carovane attraversavano il deserto quotidianamente e in ogni periodo dell’anno.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Struttura di Richat, l’occhio d’Africa visibile solo dal satellite

Altrimenti chiamato anche col nome di Struttura di Richat, l’occhio d’Africa è una enorme formazione a modi spirale, che per quan’è grande è visibile solo dai satelliti. In buona sostanza ci si potrebbe anche ritrovare in mezzo senza accorgersene. La struttura ha un diametro di 50 km ed è situata in mezzo al deserto del Sahara nei pressi di Ouadane in Mauritania. L’immagine rilasciata dai satelliti, farebbe pensare ad un immenso occhio blu e verde o ad un gigantesco fossile, proprio per la sua conformazione è stata denominata anche ‘occhio d’Africa’. Fu scoperta nel 1965 durante un volo spaziale e divenne subito un punto di riferimento per tutti gli astronauti. Quando venne scoperta, alcuni ricercatori ipotizzarono che la struttura di Richat fosse stata generata dall’impatto con un meteorite, ma tale teoria non riusciva a spiegare il perché, l’occhio d’Africa, presentasse nella sua conformazione, dei dislivelli che possono raggiungere anche i 40 metri d’altezza, l’assenza di una zona pianeggiante al suo centro e il fatto che sia totalmente priva di rocce tipiche di un impatto. Pertanto tale ipotesi venne scartata dopo poco. La teoria attualmente più accreditata suggerisce che possa trattarsi di una cupola vulcanica crollata su sé stessa nel corso dell’erosione che probabilmente sarà durata milioni di anni. Ma anche questa è soltanto un ipotesi, pertanto la struttura di Richat o Occhio d’Africa, rimane a tutt’oggi un mistero da risolvere per i ricercatori.

Fonte: AGS Cosmo

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Re Mohammed VI, il senso della storia

March 26, 2011 Leave a comment

La classe politica marocchina, tutta, senza distinzioni, ha salutato le riforme annunciate da Mohammed VI nel suo discorso del 6 marzo. Come la più parte dei patners internazionali del reame. In politica, come in amore,l’anticipazione è sinonimo di longevità. Sorprendendo il suo popolo annunciando una riforma della Costituzione, il re Mohammed VI ha consolidato  il suo trono con lucidità. Questo discorso è stata la muraglia del suo reame, per scansare  l’onda rivoluzionaria che ha investito  l’anziano mondo arabo. “Storico”, “coraggioso”, “visionario”,, queste sono le parole usate per qualificare il discorso reale del 9 marzo scorso. La classe politica, la stampa ufficiale e indipendente, ma anche i cittadini, barbuti o baffuti, giovani e anziani, hanno salutato il Senso della Storia manifestato dal sovrano marocchino. Dopo aver visto passare il TGV tunisino e egiziano, Nicolas Sarkozy, personaggio politico che crea dubbi su alcuni, si è espresso con temini come “la chiaroveggenza” e la “saggezza” di “SAR Maestà”. Washington non ha tardato a felicitarsi, mentre Madridsottolineava “la capacità di leadership” del figlio di Hassan II. Da fondale a tutto questo, con riserva  di mantenere le sue promesse,  il reale indirizzo non puo’ che far gioire i democratici sinceri.  La nuova Costituzione, che sarà sottomessa a referendum, “consacrerà”  la dimensione amazigh del popolo marocchino, “elargirà” le libertà pubbliche, “erigerà” la giustizia  marocchina, oggi sofferente, “a rango di potere indipendente” e validerà i principi di separazione dei poteri. Il Primo Ministro, dirigente del partito in testa alle elezioni legislative, sarà il vero “capo dell’esecutivo”, la vita pubblica sarà moralizzata e i “principi di regionalizzazione avanzata” dovranno permettere di risolvere l’equazione del Sahara occidentale. Tutto questo sarà inciso nel marmo. Queste promesse daranno termine allo  strano concetto della “monarchia esecutiva”, che  giustificava la concentrazione e la realtà dei poteri politici ed economici dietro le pesanti porte del Palazzo. Con riserva, ancora una volta, nelle sue declinazioni, questo programma dovrà soddisfare i democratici, chi ha da lungo tempo alzato la voce con il motto ”Un re che regna e un Governo che governi”.  Tutto questo comporterà una iscrizione pacifica e naturale nel corso della Storia e nei processi di rinascita politica del mondo arabo. Gli slogans delle manifestazioni del 20 febbraio e 20 marzo, uguaglianza, democrazia, dignità, libertà, sono stati recepiti e la sindrome dell’autismo benalista ha risparmiato Rabat.  Il re ha voluto lanciare un messaggio forte e chiaro: “Vi  ho  capiti”.  Ma è anche nella forma che Mohammed VI  è riuscito nell’operazione di chirurgia democratica. Circondato da suo fratello, Moulay Rachid, e da suo figlio Hassan, con lo sfondo della bandiera nazionale, il sovrano si è indirizzato alla nazione con solennità, mentre tutta la Rabat politica era stordita dalle informazioni vaghe della reale iniziativa. Dimissioni del governo oramai scaduto di Abbas El Fassi? Fuoriuscita dei walis in serie? Nuove promesse di “sviluppo umano”? L’oligarchiaeconomica del reame  e i dinosauri della classe politica  hanno fremuto prima di ascoltare il re, con la quasi-totalità dei quotidiani marocchini, vittime anche esse di blocchi sovietici. Hassan II aveva chiuso il cerchio di Franco con la Marcia Verde. Mohammed VI ha aperto quello della governanza araba del XX° secolo. Un figlio,  a volte, è  fedele “al talento” del padre, tralasciando il resto.

Credits: Jeune Afrique – Nicolas Marmiè – Rabat

Fonte: My Amazighen

 

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