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WWF Russia, petizione per la protezione delle foreste

March 11, 2013 Leave a comment

WWF Russia, petizione per la protezione delle foreste-w600-h600

Il WWF Russia ha lanciato nel 2013 una petizione per la protezione delle foreste, puntando a ottenere la firma di oltre 100.000 cittadini russi. L’obiettivo è una legge che torni a proteggere le foreste, che le recenti modifiche del codice forestale hanno aperto allo sfruttamento industriale indiscriminato, anche in molte aree protette. Se la petizione avrà successo, sarà in grado di proteggere un’area grande il doppio della Francia, mettendo sotto protezione il 18 per cento delle foreste del paese.
“Le risorse forestali della Russia sono già esaurita, a causa di un eccessivo sfruttamento nel periodo sovietico, e del taglio illegale degli ultimi decenni. Negli ultimi 150 non è cambiata la metodologia nel decidere la quantità di legname da prelevare delle foreste. Questo ha portato le compagnie del legno a cercare sempre nuove foreste per lo sfruttamento commerciale “, spiega Konstantin Kobyakov, del WWF Russia.
“Le recenti modifiche alla legge fanno di queste aree un obiettivo primario per le compagnie del legno”, ha aggiunto.
Le foreste da proteggere coprono 17 diverse categorie, tra cui zone umide, boschi che assicurano prodotti non legnosi (funghi, bacche, noci), le foreste montane, le foreste boreali di tundra, le zone verdi, i parchi, le foreste urbane e zone di riproduzione delle fauna e di deposizione delle uova.
Aree forestali situate sulla riva di fiumi, torrenti, laghi o mari, così come le zone verdi attorno alle grandi città, dovrebbero rientrare nella definizione di “boschi soggetti a protezione ‘ .
Queste foreste servono a proteggere i bacini idrogeologici, a fornire acqua potabile, ad assicurare la fertilità del suolo, a stabilizzare il clima, a pulire l’aria, così come a fornire cibo alla fauna selvatica (frutti di bosco, funghi e noci). Queste aree avranno anche un a funzione ricreativa per gli abitanti delle grandi città, e di reddito sussidiario per le famiglie delle aree rurali.
Il WWF ritiene che le foreste in grado di assicurare preziosi servizi non possono essere sacrificate allo sfruttamento industriale: “Per 70 anni di queste foreste ci hanno protetto. Ora è giunto il momento di proteggerle. Per questo la legge forestale deve tornare a vietarne lo sfruttamento industriale”, ha aggiunto Kobyakov.

Fonte: Salva le Foreste

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S. Pietroburgo, dalla Russia con furore… gay

March 13, 2012 Leave a comment

Nel mondo globalizzato, quando succede qualcosa in una parte del mondo si produce automaticamente una reazione da un’altra parte.
E’ la versione pratica della teoria del caso descritta dal personaggio di Michael Crichton, il matematico Ian Malcolm (ma la frase non è sua): quando una farfalla sbatte le ali a Pechino e a New York arriva la pioggia anziché il sole.
Così, quando a San Pietroburgo le autorità decidono di vietare la “propaganda dell’omosessualità”, imponendo una multa fino a 12.000 euro per i colpevoli, anche la comunità LGBT (lesbian, gay, bisexual, transgender) italiana fa sentire la propria voce.
Si sono moltiplicati infatti gli appelli e le manifestazioni di solidarietà alla comunità LGBT russa e, parallelamente, di condanna per il provvedimento, il quale definisce la propaganda come la “diffusione mirata e senza freni di informazioni in grado di mettere a repentaglio la salute e lo sviluppo morale e spirituale dei minori, incluse quelle che potrebbero creare un’immagine distorta dell’equivalenza sociale fra relazioni coniugali tradizionali e non”, vietando tutte le “azioni pubbliche, volte alla promozione della sodomia, del lesbismo, della bisessualità e del ‘transgenderismo’ tra i minori”.
Una legge siffatta censura direttamente, e senza possibilità di appello, chiunque voglia parlare in pubblico dell’omosessualità o del transessualismo, trasformando le persone LGBT in una comunità invisibile.
Si tratta di una misura illegittima. Essa disintegra il pluralismo e si pone in diretto contrasto con l’art. 10 della Convenzione europea dei diritti umani, che garantisce il diritto alla libera espressione del pensiero, una norma che già in passato era stata invocata contro la Russia proprio con riguardo al Gay Pride di Mosca. La Russia aveva sostenuto che vietare il Gay Pride era legittimo, perché se non l’avesse fatto gli ortodossi avrebbero caricato i manifestanti: era quindi a protezione dei gay che il governo aveva deciso di rinchiuderli in casa.
Per la Corte europea dei diritti umani, invece, censurare il Gay Pride significa mettere il bavaglio alla libertà di esprimere il proprio pensiero. Non esiste giustificazione a questa misura.
Probabilmente con il provvedimento di S. Pietroburgo avverrà la stessa cosa. Esso finirà alla Corte europea, che lo dichiarerà illegittimo alla luce della Convenzione. E intanto passerà del tempo, vi saranno delle multe, delle proteste, delle reazioni dell’autorità. Probabilmente avverrà, come in passato, che qualche prete ortodosso o qualche anziana signora benediranno i luoghi di raduno degli attivisti LGBT della città a colpi di acqua santa.
Al di là degli aspetti giuridici o formali della questione, ciò che inquieta è l’effetto che tale provvedimento avrà: i ragazzi e le ragazze di S. Pietroburgo non oseranno parlarsi, non oseranno svelarsi, rinunceranno a dichiararsi e se ne staranno nascosti, invisibili. Percepiranno se stessi come una disfatta, vedranno il proprio futuro buio e senza scampo. Non c’è cosa peggione che nascere e crescere in una società che ti odia per quello che sei.
Ironia della sorte, il provvedimento viene giustificato come misura di protezione della società dal “morbo dell’omosessualità”. Fino a quando continueremo a disintegrare le minoranze in nome della protezione della maggioranza?

Matteo Winkler

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

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San Pietroburgo, troll omofobi contro gay

March 13, 2012 Leave a comment

In Russia sono tempi duri per gli omosessuali.
L’associazione internazionale AllOut.org, che raccoglie gay e lesbiche, ha messo online un video per denunciare la promulgazione di una legge platealmente omofoba a San Pietroburgo.

Fonte: Giornalettismo

Russia, ritrovato fossile in grado di cambiare la storia del mondo

La strana quanto misteriosa roccia è stata rinvenuta nella cittadina di Tigil, nella zona della penisola di Kamchatka in Russia. La roccia apparentemente normale, presenta però delle particolarità che hanno notevolmente sorpreso gli archeologi e potrebbe modificare sostanzialmente la storia del mondo. Infatti nella pietra ritrovata sono presenti parti meccaniche probabilmente di ferro, del tutto simili a degli ingranaggi di un orologio o di un computer. La pietra, una volta eseguite tutte le verifiche del caso, risale a circa 400 milioni di anni fa, periodo in cui presumibilmente, non sarebbero dovuti essere stati già inventati né i computer e né gli orologi ed in cui la scienza moderna non ritiene che potesse esistere nemmeno l’umanità così come la conosciamo. Yuri Golubev, lo studioso che si sta occupando del caso, ha commentato: “Abbiamo ricevuto la chiamata da parte del sindaco che ci ha detto che gli escursionisti che si trovavano nei pressi della cittadina di Tigil, hanno trovato i resti di questa roccia misteriosa e subito ci siamo trasferiti sul luogo. Inizialmente non abbiamo dato credito a quello che abbiamo visto. C’erano centinaia di rulli che sembravano formare una macchina. Si presentavano perfettamente conservati, come se fossero congelati in un breve periodo di tempo. Abbiamo dovuto sorvegliare la zona a causa di visitatori curiosi che poi si sono centuplicati. L’altro giorno ho avuto diversi gruppi di geologi americani che hanno definito il pezzo ritrovato, come un manufatto incredibile e misterioso. Quindi, nessuno poteva credere che 400 milioni di anni fa poteva essere esistito un uomo sulla Terra. In realtà le forme di vita a quel tempo erano molto semplici. Questo suggerisce molto chiaramente che gli uomini che hanno portato questo tipo di tecnologia, sicuramente provenivano da altri pianeti. Forse la loro astronave si era danneggiata ed è dovuta rimanere bloccata sul nostro pianeta. Col passare del tempo probabilmente ha iniziato a sviluppare, con la loro conoscenza, una tecnologia grazie ai materiali trovati sparsi sul territorio. Si tratta forse di un computer utilizzato per calcolare un percorso, come il famoso meccanismo di Antikythera”. Il ‘Calcolatore di Antikyhera’ è un particolare meccanismo risalente al primo secolo AC ritrovato nell’omonima isola greca da cui prende il nome, situata nel tratto di mare fra il Mar Egeo, il Peloponneso e Creta. Il ritrovamento del calcolatore è avvenuto nel 1902 nelle acque circostanti. Il prof. Golubev ha inoltre aggiunto: “Sulle prove finora, abbiamo trovato che i pezzi si erano fossilizzati in un breve periodo di tempo. Questo frammento cadde in un pantano e quindi si é fossilizzato a causa di un cataclisma forte.
Negare l’esistenza della tecnologia nel passato è un grave errore, perché l’evoluzione non è lineare”.

Carla Liberatore

Fonte: MondoRaro

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Silene Stenophylla, pianta preistorica scoperta fra i ghiacci della Siberia

February 22, 2012 Leave a comment

Pianta resuscitata in Russia. – Riportare alla vita un antico essere vivente. Oltre ai miracoli, c’è la mano della scienza. Un team di ricercatori dell’Accademia delle Scienze Russa ha letteralmente resuscitato dal permafrost siberiano una pianta vissuta circa 30mila anni fa, la cosiddetta Silene stenophylla.
La specie, molto diffusa all’epoca del Pleistocene, è di nuovo viva e vegeta. Dopo aver ritrovato i semi della Silene, a 38 metri di profondità in mezzo ai ghiacci suberiani, nella zonda nord orientale, gli studiosi russi hanno tentato di procedere alla loro rigenerazione, riuscendo nell’impresa.
Ma il merito non è solo degli studiosi russi. Prima ancora, dobbiamo ringraziare un operoso scoiattolodell’era glaciale visto che ha scavato una sorta di camera del tesoro dove ha nascosto i semi, che molto probabilmente servivano al suo sostentamento.
Tali sementi sono rimaste nascoste nel permafrost siberiano fino ad oggi. I sedimenti sono stati saldamente cementati insieme nel ghiaccio, rendendo impossibile qualsiasi infiltrazione d’acqua, come se si fosse creata naturalmente una camera di congelamento completamente isolata dalla superficie. Dai loro tessuti, gli scienziati russi sono riusciti a resuscitare la pianta in un esperimento pionieristico che apre la strada alla rinascita di altre specie.
Si tratta della più antica pianta mai rigenerata” hanno spiegato i ricercatori al Guardian “ed è fertile e produce fiori bianchi e semi vitali”. L’esperimento dimostra che il permafrost è servito come deposito naturale per le forme di vita antiche.
Svetlana Yashina dell’Istituto di Biofisica dell’Accademia Russa delle Scienze, che ha guidato i lavori ha spiegato inoltre che la pianta sembra molto simile alla sua versione moderna, che cresce ancora nella stessa zona nel nord-est della Siberia. “È una pianta molto vitale, e si adatta molto bene“. La sua speranza adesso è che insieme al suo team possa continuare il lavoro e rigenerare altre specie vegetali.
Riteniamo indispensabile proseguire gli studi del permafrost alla ricerca di un pool genetico antico, quello della vita pre-esistente, che ipoteticamente è da tempo scomparsa dalla superficie della terra” hanno spiegato gli scienziati russi coinvolti nell’esperimento.
Il prossimo passo sarà la resurrezione dei mammut?
La ricerca è stata pubblicata su Proceedings of National Academy of Sciences.

Fonte: GreenMe

Vladimir Putin, annuncio riarmamento epocale in Russia

February 20, 2012 Leave a comment

I rapporti internazionali non potrebbero essere piu’ tesi tra Cina, Russia, Iran e Siria da una parte e Usa, Europa e Lega Araba dall’altra.
Vladimir Putin, il primo ministro russo, candidato a ridiventare presidente alle prossime elezioni nazionali, ha promesso un riarmamento senza precedenti di Mosca.
L’annuncio giunge in vista del dispiegamento di una base anti missile in Europa da parte di Stati Uniti e Nato. In un articolo scritto nel giornale ufficiale della Gazzetta Russa (Rossiïskaïa Gazeta) e interamente dedicato alla questione militare, Putin mette in primo piano la necessita’ di rispondere con i fatti prima ancora che percorrendo la via diplomatica.
“L’epoca in cui ci troviamo esige una politica determinata al rafforzamento del sistema di difesa aereo e spaziale del paese. E’ la politica di Stati Uniti e Nato in materia di difesa antimissile che ci spinge a farlo”, scrive Putin.
“Ventitre mila miliardi di rubli (590 miliardi di euro) saranno consacrati totalmente a questi obiettivi (di riarmamento) nei prossimi dieci anni”, precisa Putin, sottolineando che “non il patriottismo non e’ mai troppo in questa materia”.
“Dobbiamo imbastire una nuova armata. Moderna, in grado di essere mobilitata in qualsiasi momento”. La storia insegna che in tempi di crisi, la probabilita’ di uno scoppio di una guerra e’ piu’ alta. E in quel caso Mosca non ha alcuna intenzione di farsi trovare impreparata.
Nel frattempo e’ salita la tensione tra le due Coree, dopo che Seul ha cominciato manovre militari con l’impiego di armi da fuoco nelle vicinanze della frontiera con Pyongyang nel Mar Giallo.

Fonte: Wall Street Italia

Italia, paese alla canna del gas

February 10, 2012 Leave a comment

Tra l’emergenza energetica e la tutela del territorio

Febbraio 2012, forse è l’inverno più freddo degli ultimi 50 anni. La capitale è paralizzata dalla neve dove ficcano le polemiche. In Italia i morti per il freddo sono già quaranta. Piccoli comuni nel Centro e Sud Italia sono rimasti isolati ed al freddo. La Russia, anch’essa investita dal freddo glaciale ha aumentato le proprie forniture di gas metano, riducendo quelle nei metanodotti destinati all’Europa. L’Italia ha avuto un calo del metano ricevuto dalla Russia (principale fornitore) del 30%, e in questo clima gelido, come è capitato in altre occasioni nel nostro Paese (come il 22-23 settembre 2006 per il black out causato da alberi caduti sotto la neve sulle linee elettriche Svizzera-Italia) si è lanciato l’allarme energetico. Si è gridato l’allarme perché, come è noto, il bel paese [da anni] non è autosufficiente in campo energetico. Anziché pensare per tempo a politiche di risparmio energetico, riconversione alle energie alternative, riqualificazione del patrimonio edilizio secondo le indicazioni di “Casa Clima-Bolzano” e le esperienze in atto in Trentino Alto Adige, Germania, Austria, Francia, in Italia tra le misure annunciate per fronteggiare questa emergenza, si profila l’ombra del razionamento. Si preferisce dare precedenza alle abitazioni rispetto alle industrie che hanno sottoscritto contratti vantaggiosi per le tariffe, ma suscettibili di interruzioni delle forniture –previste dai contratti- come in questi casi. Per quanto riguarda i rigassificatori che possono accogliere il LNG (Gas Naturale Liquido) proveniente via mare dai paesi dell’Africa, è in funzione quello di Panigaglia, nel Golfo di La Spezia. Il nuovo rigassificatore di Porto Viro, posizionato in Adriatico, al largo delle coste di fronte a Rovigo, in questi giorni non è in funzione per colpa del mare grosso per le difficoltà di attracco delle navi-gasiere. Proprio oggi è stato approvata la costruzione del rigassificatore di Gioia Tauro. Verrà costruito in un’area già intaccata dalle industrie, perlomeno l’impatto sarà minore. Al momento sono dieci progetti approvati o in corso di valutazione per la costruzione di nuovi rigassificatori nel nostro Paese: si tratta comunque di impianti a rischio di incidente rilevante dovendo contenere circa 8 miliardi di metri cubi di LGN, oltre che essere obiettivi sensibili soggetti a rischio attentati di varie matrici. Molti sono favorevoli ma all’idea di avere “in casa” queste nuove industrie gli animi si raffreddano e ci si domanda se tutto questo è conveniente e per chi, visto che sono in corso di costruzioni nuove linee di gasdotti dalla Russia verso l’Europa in grado di aumentare considerevolmente la portata delle forniture di metano e bypassare paesi definiti “a rischio geopolitico” come l’Ucraina. Tra le proposte che sono circolate nel nostro Governo per tamponare l’emergenza vi è quella di riattivare le centrali ad olio combustibile, ma si tratta di impianti fortemente inquinanti tutte gestite dall’ENI. Per i prossimi giorni è previsto l’arrivo di una seconda ondata di gelo dal nord Europa. Il bisogno di energia dell’Italia si scontra con la bellezza del territorio. I rigassificatori hanno per forza un impatto sulle coste, gli stoccaggi di metano lo hanno sul territorio per una serie di pesanti criticità spesso sottovalutate: dal rischio di incidente rilevante, al rischio sismico per attività antropiche, oltre alla subsidenza, fenomeno che coinvolge tutte le costruzioni presenti sui territori perché non esiste alcun fabbricato in grado di tollerare a lungo il di sassamento provocato. Il precedente governo con gli accordi Berlusconi–Putin ha obbligato all’importazione del metano dalla Russia a costo fisso l’ENI, nonostante la domanda interna sia sensibilmente calata per colpa della crisi: dunque metano invenduto e penali pagate a caro prezzo dall’ ENI (e dai cittadini?). Ma si scopre anche che chi in Italia estrae gas e petrolio ha esenzioni ha esenzioni tributarie. Per ogni concessione dalla terraferma “entro 20 mila tonnellate di olio greggio e 25 milioni di metri cubi di gas ” niente è dovuto sotto forma di royalty. Capita così che sulle 59 società attive in Italia pagano le royalties solo ENI, Shell, Gas plus Italiana, ENI Mediterranea ed Idrocarburi. Uno scandalo visto la crisi del debito in cui si ritrova il Paese. Ci dobbiamo però chiedere se il bilancio dello Stato si deve risanare con queste “pratiche industriali”, nonostante i rischi che corre, spesso a sua insaputa, la popolazione. Il caso di Bordolano, paesino di 600 anime all’interno del parco dell’Oglio è un tipico esempio di “Italianità”. Scoperto il metano nel suo sottosuolo negli anni 50 si è provveduto all’estrazione fino all’esaurimento nel 1990 del giacimento (che copre un’area di 15 comuni tra Brescia e Cremona). Ora è in atto il progetto della costruzione della centrale di stoccaggio. Si utilizza lo stesso giacimento pompando il metano arrivato dalla Russia tramite metanodotto. Ma se prima l’estrazione naturale era poco invasiva ed è durata 40 anni, ora il pompaggio a 240 bar per la costituzione del “giacimento strategico” nel periodo aprile-settembre e la sua estrazione per l’immissione sul “mercato” nel periodo ottobre-marzo, con due sollecitazioni ravvicinate del sottosuolo per i 40 anni di durata della concessione, avrà l’impatto di una superficie grande come quella del paese stesso con una centrale da 52 MW capace di generare corrente per 75-80.000 abitanti e con un forte impatto ambientale dovuto alla combustione del metano con fumi a 550°, è posta [al confine di un area naturale protetta come il Parco Oglio Nord ed il cui fiume Oglio e coinvolto con i Comuni della sponda cremonese e bresciana nel territorio dello stoccaggio, come il progetto di Stogit- ENI dimostra chiaramente.Il Comune di Bordolano non si è confrontato con gli abitanti dando il via ai lavori ed ha accettato e concordato con Stogit ENI e la Provincia di Cremona, compensazioni economiche per 2,8 milioni di Euro da destinare a piste ciclabili e divisi equamente fra Comune e Provincia: il tutto è stato sancito con l’accordo depositato all’Ufficio delle Entrate di Soresina il 5 maggio 2009.[L’ENI]Anche in altre località della Lombardia si stanno proponendo gli stessi impianti di stoccaggio attraverso la riattivazione di vecchi pozzi esausti in altri comuni del nord Italia. Il comune di Capriano del Colle (Bs) si è opposto compattando gli amministratori con gli abitanti. A Romanengo i cittadini si sono mobilitati ed hanno raccolto firme contro il progetto di stoccaggio previsto, tra l’altro, in una zona naturalistica di pregio (Pianalto Parco della Melotta e del Naviletto), oltre ad essere nella zona sismica accertata (ITIS 104) della Provincia di Cremona con i Comuni di Casaletto di Sopra, Ticengo e Soncino. A Bordolano l’assessore alla cultura, (colei che dovrebbe far vivere il paese rendendolo culturalmente vivace favorendo il dialogo e soprattutto la crescita tra e per gli abitanti) lavora presso l’Eni a Milano: forse per la costruzione della centrale stessa? Se fosse vero questo ci parrebbe un tipico esempio di conflitto di interessi. Il comune riceverà una “compensazione” di tre milioni. Nel progetto dei fondi destinati alla compensazione verrà costruita pista ciclabile costruita lungo il perimetro della centrale oltre all’idea di una pista di motocross (all’interno del parco dell’Oglio). A conclusione, possiamo certamente affermare che differenziare le fonti di approvvigionamento è necessario oltre che meno rischioso per il nostro futuro!Questo significa emanciparsi dalla schiavitù delle risorse fossili destinate ad esaurirsi nei prossimi decenni, dai gasdotti, che oggi trasportano in Italia dalla Russia, dall’Algeria, dalla Libia e dall’Olanda quasi tutto il gas che consuma. Le forniture di risorse energetiche fossili importate [via tubo] vincolano molto, anchesotto il rischio del ricatto, il mercato italiano: è sufficiente che un fornitore entri in crisi, oppure crei una “opportuna crisi diplomatica”,per rischiare l’emergenza e far salire il costo dell’energia e mandare in crisi l’intera economia nazionale, come si è visto anche quando si è interrotto il flusso dalla Libia. La recente crisi della Libia, sfociata nella guerra civile con la deposizione e l’uccisione del dittatore Gheddafi, è durata sei mesi: i progetti di stoccaggio che si vogliono realizzare (a Bordolano si dovrebbero stoccare 1miliardo200milioni di metricubi di metano a ciclo), coinvolgendo i nostri territori hanno una possibilità di sopravvivenza alle crisi per una sola settimana: vale davvero la candela mettere a rischio l’ambente ed il territorio?Viene da chiedersi, riuscirà l’Italia a risollevarsi anche con progetti energetici più attenti all’ambiente, alla qualità della vita, al più oculato e ragionevole consumo delle risorse fossili? Il voler bene alla propria terra ed il bisogno di energia non sono cose in contrasto. Soluzioni alternative, eco-sostenibili costringono le persone al dialogo e che dovrebbero portare alla ri-scoperta del proprio territorio. Questo di certo non è un male se l’obiettivo è la crescita della società civile. Progresso e ambiente non sono ossimori come non lo sono energia e natura.

Andrea Zucchini

Fonte: AGS Cosmo

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Russia, emergenza violenza familiare sulle donne

Oltre 10mila donne uccise dai propri partner ogni anno in Russia. Questi sono i numeri dell’emergenza riguardante le violenze familiari. Lo ha reso noto il quotidiano governativo Rossiskaia Gazeta attraverso i dati forniti dalla associazione ONG ‘Anna’ che opera in Russia già da qualche anno per tentare di arginare il fenomeno e dare sostegno alle donne vittime di queste violenze. Stando ai dati della associazione, il numero delle violenze familiari in Russia è di tre volte superiore a quello registrato negli USA e il ritmo delle uccisioni sarebbe così riconducibile ad una cadenza agghiacciante di una all’ora. Dall’esperienza della ONG, le donne vittime di violenza in Russia sarebbero il 25% e metà di loro hanno un buon lavoro ed una altrettanto buona istruzione.

Fonte: AGS Cosmo

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Quasi-cristallo di Koryak, di origine extraterrestre l’unico quasi cristallo mai scoperto in natura

January 7, 2012 Leave a comment

Scoperto in un meteorite caduto in Russia e conservato a Firenze…
E’ di origine extraterrestre l’unico quasi cristallo mai scoperto in natura, ossia un cristallo la cui struttura è solo apparentemente regolare. Lo ha scoperto il gruppo coordinato dall’italiano Luca Bindi, dell’università di Firenze e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr). A differenza dei cristalli, i quasi-cristalli hanno la caratteristica di avere una struttura ordinata ma che segue schemi che non si ripeton mai, per la cui scoperta David Shechtman ha vinto il premio Nobel per la chimica 2011.
L’inclusione trovata nel frammento di meteorite è costituita da un minerale chiamato icosaedrite, composto di alluminio, rame e ferro. La sua struttura tipica di un quasi cristallo era già stata scopertanel 2009 e descritta in un articolo pubblicato su Science sempre a firma di Bindi. IL minerale trovato in questo campione è stato il primo quasi cristallo scoperto in natura ed ora, dopo le analisi condotte presso il California Institute of Technology (Caltech) con tecniche sofisticate, ”abbiamo scoperto che il campione esaminato è di origine extraterrestre, cioè la roccia che contiene l’inclusione è un meteorite”, spiega Bindi.
Scoprire l’origine del quasi cristallo è stato possibile, prosegue il ricercatore, ”esaminando gli isotopi di ossigeno del campione, le cui firme, cioè i rapporti fra gli isotopi 16, 17 e 18, ci dicono che si tratta di un meteorite”. Caduto in Russia, nelle montagne Koryak il meteorite è conservato presso il Museo di Storia Naturale di Firenze. ”E’ la prima volta – aggiunge Bindi – che in un meteorite si scopre una lega con alluminio metallico è ciò vuol dire che siamo di fronte a un nuovo tipo di meteorite il cui studio potrebbe rivelarsi importante per ricostruire la storia del Sistema Solare”.
Nel meteorite i quasi cristalli sono intervallati da cristalli di metalli e silicati; il frammento contiene anche grani di stishovite, un minerale che ha una composizione chimica analoga a quella dei silicati e che si forma in condizioni estreme, come l’alta pressione tipica del mantello terrestre e nei materiali che si formano dopo gli impatti di meteoriti.
Secondo gli autori il frammento è simile ad una famiglia di meteoriti ricchi di composti organici, i meteoriti carboniosi, e potrebbe essersi formato circa 4,5 miliardi di anni fa, quando il Sistema Solare era giovanissimo. Gli eventi che hanno portato allo straordinario assemblaggio di minerali trovati nel frammento di roccia restano un mistero, sottolineano gli autori. ”La scoperta – rilevano – suggerisce che i quasi cristalli, che fino alla scoperta di questo meteorite erano rappresentati solo da materiali fatti dall’uomo, possono formarsi anche in natura e restano stabili per miliardi di anni”.

Fonte: Ansa

Brasile, confermata posizione come sesta maggiore economia mondiale

December 27, 2011 Leave a comment

Nel 2011 il Brasile ha superato la Gran Bretagna e l’Italia collocandosi come sesta maggiore economia mondiale dopo Usa, Cina, Giappone, Germania e Francia. Nel 2020 una ‘new entry’ sara’ l’India che si collochera’ al quinto posto dopo Usa, Cina, Giappone e Russia, seguita da Brasile, Germania, Gran Bretagna. Fuori dalla classifica a seguire ci saranno Francia e Italia rispettivamente al nono e al decimo posto.
Nel 2011 il Brasile ha superato la Gran Bretagna e l’Italia collocandosi come sesta maggiore economia mondiale dopo Usa, Cina, Giappone, Germania e Francia.
A rifare i conteggi sui paesi piu’ ricchi del Paese e’ il Center for Economics and Business Research, Cebr, secondo cui nel 2020 i paesi emergenti domineranno la classifica del G8 lasciando addirittura fuori Francia e Italia.
In un’intervista alla Bbc radio l’amministratore delegato del centro di ricerche Douglas McWilliams ha spiegato che in particolare le economie europee sono destinate a arretrare nella classifica del G8.
Nel 2020 una ‘new entry’ sara’ l’India che si collochera’ al quinto posto dopo Usa, Cina, Giappone e Russia, seguita da Brasile, Germania, Gran Bretagna. Fuori dalla classifica a seguire ci saranno Francia e Italia rispettivamente al nono e al decimo posto.

Fonte: RaiNews24