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“31 Ottobre” di Maurizio Clicech, Rupe Mutevole Edizioni

October 12, 2011 Leave a comment

31 OTTOBRE
Maurizio Clicech
Collana – La quiete e l’inquietudine – nr. 10
Euro 10,00

ISBN 978-88-96418-26-0

31 ottobre nacque dall’idea del 1992 di raccogliere alcune novelle che avevo scritto a corollario del mio primo romanzo, intitolato “Rio Ospo”.  Rio Ospo non venne mai pubblicato, in quanto legato alla contemporaneità del momento storico, era il 1980, e soprattutto al gruppo di amici che ne erano involontari protagonisti. Passato qualche anno alla ricerca infruttuosa di un editore disposto almeno a leggerlo, decisi di lasciarlo nell’oblio dei ricordi.

Rimasero le novelle.

Una, intitolata proprio 31 ottobre 1849, nella sua parte centrale divenne il “Prologo” del romanzo successivo.

Era il 1994, il 31 ottobre 1994. Ed era una pura casualità.

Trieste è un luogo strano, contradittorio. Nei risvolti di un feroce e radicato passatismo malinconico ed autonostalgico, possono nascere degli slanci di modernità pionieristica quasi fantascientifica, tanto che il tizio che dondola davanti a te in autobus, alle sette del mattino, potrebbe essere un ricercatore ritornato a casa dopo sei mesi di antartide, o peggio, un aspirante premio Nobel per la fisica.

Ma Trieste è anche un posto zeppo di gente ferita, dai ricordi ancora vividi di tragedie e sofferenze. Meglio non essere empatici se i luoghi della memoria sono gli stessi della propria contemporaneità.

Ciò nonostante, tutto va avanti.

Era la location ideale per la storia che avevo in mente, Trieste e soprattutto i suoi dintorni, e la sua gente, così diversa e mischiata da essere imparentata col mondo intero.

Iniziai a scrivere. Le sensazioni autunnali, i campi impensabili, la gente che incontravo, si fusero nella storia. Impiegai quasi un anno a completarlo. Poi, nulla. Anni di diversa difficoltà esistenziale mi spinsero a prediligere la composizione, e soprattutto la sintesi poetica.

31 ottobre rimase uno dei tanti file nel pc. Finchè non lo proposi a Rupe Mutevole, e finalmente venne pubblicato, a 15 anni dalla stesura.

Un avvenimento narrato è successo realmente, mentre i personaggi ed i loro nomi, le loro vicende, sono di pura fantasia. Gli spettri della storia purtroppo sono autentici.

Maurizio Clicech

Maurizio Clicech ha tra le dita una tastiera di luce, d’inquietudine meravigliosa e forte, come la luna che fa capolino mensilmente e si lascia scoprire. E’ questo ciò che mi viene da dire leggendo queste piccole perle di saggezza d’un libro che a mio avviso non sarà per tutti, ma per pochi attenti, capaci di comprendere, dotati di acutezza e di cultura, una raccolta con solo ventidue poesie che aprono però gusci durissimi e difficili da scovare, come scrigni contenenti rarità. Eccolo qui uno dei miei primi autori inquieti, capostipite di una corrente letteraria che sta accogliendo sempre più seguaci, ma il Nostro rimane un padre, un esempio, un folle sano. Sano nella forza e nei concetti, nelle corde speciali che qui si percepiscono in una maturità piena, sia estetica che umana. Non manca l’ironia dura, la tragica comprensione dei fallimenti umani, delle facciate da esibire di cui l’uomo si nutre per nascondere la propria miserabile essenza. E Clicech lo grida, non si fa scalfire da timori né da titubanze, lui corre dritto verso la conoscenza poiché sa, ha capito che la vita vola, è il soffio lungo al massimo cent’anni a cui tutti soccomberemo. Da lì la frenesia lucida che sovverte in maniera magica colori, espressioni, tematiche. Cosa importa se esistono le alienazioni da stress di guadagno, di potere e politica (  … Per soldi e potere ogni sistema tradisce, e per se stesso, di vanagloria perisce!), cosa se questa corsa è solo fatta di anse di tempo e noi lo rincorriamo come mediocri e ne facciamo santuari di futilità? La spugna impregnata di tasti dolenti schiaccia la penna e sbrodola verità che qui, alla luce di un cammino sempre in ascesa per l’Autore, vengono snocciolate con finezza, classe, vortici immateriali, spesso satirici, altre volte dolcissimi, profondi sempre e comunque.  Quindi l’esistenza non è una gara, non uno sfarzo di oggetti da possedere, bensì “Arcobaleni di sensazioni dal tavolino di un caffè,intorno bianca pietra d’Istria del mare il riverbero diffondere,sotto lo sguardo complice di Micheze e Jackeze, statue da sempre,l’orizzonte guardare”! Tale comprensione rimane il quid fondamentale di  SINTESI DI SEGNI, mi sovviene a questo proposito un poco il pensiero ginsberghiano, tipico della beat generation tradotto in inquietantismo, sì, nel senso più pacato del termine, laddove il senso putrescente del male sociale viene sterminato dall’ideale. Così eccola qui la vera poesia, lirica e musicale, dalle tonalità a tratti acute, che mai però stridono. Come non emozionarsi con il testo dal sapore leopardiano di Luna moderna nell’attesa?, o ancora, nella lirica Peripli : “… attorno al nostro sentire, di mare, di pace, nel volo immerso di un cormorano, turbini di argentei minuti guizzi sfidare, attorno al nostro volere, abitudinari bagnanti in circoli di mezz’acqua antico, desueto ciarlare, attorno al nostro domani, cerchi di bimbi felici il futuro sognare”. Grande Maurizio Clicech, che con questo suo ultimo lavoro sta conquistandosi sempre più il meritato podio.

SILVIA DENTI

Fonte: Rupe Mutevole Edizioni

“Sintesi di segni” di Maurizio Clicech, Rupe Mutevole Edizioni

October 11, 2011 Leave a comment

MAURIZIO CLICECH

SINTESI DI SEGNI

Isbn 978 88 6591 073 3

Euro 8,00

Maurizio Clicech ha tra le dita una tastiera di luce, d’inquietudine meravigliosa e forte, come la luna che fa capolino mensilmente e si lascia scoprire. è questo ciò che mi viene da dire leggendo queste piccole perle di saggezza d’un libro che a mio avviso non sarà per tutti, ma per pochi attenti, capaci di comprendere, dotati di acutezza e di cultura, una raccolta con solo ventidue poesie che aprono però gusci durissimi e difficili da scovare, come scrigni contenenti rarità. Eccolo qui uno dei miei primi autori inquieti, capostipite di una corrente letteraria che sta accogliendo sempre più seguaci, ma il Nostro rimane un padre, un esempio, un folle sano. Sano nella forza e nei concetti, nelle corde speciali che qui si percepiscono in una maturità piena, sia estetica che umana. Non manca l’ironia dura, la tragica comprensione dei fallimenti umani, delle facciate da esibire di cui l’uomo si nutre per nascondere la propria miserabile essenza. E Clicech lo grida, non si fa scalfire da timori né da titubanze, lui corre dritto verso la conoscenza poiché sa, ha capito che la vita vola, è il soffio lungo al massimo cent’anni a cui tutti soccomberemo.

Dalla prefazione di Silvia Denti

Fonte: Rupe Mutevole Edizioni

“Anomalie d’autore” di Alessandro Erato, Sabina Nuzzo, Sonny Raciti e Francesca Zaccaro, Rupe Mutevole Edizioni

October 10, 2011 Leave a comment

ANOMALIE D’AUTORE

Collana Trasfigurazioni

ALESSANDRO ERATO – SABINA NUZZO – SONNY RACITI – FRANCESCA ZACCARO

Euro 10,00

Isbn 978 88 6591 109 9

Pagg. 124

In copertina “Abbandoned” ©Fabio Costantino Macis
fabiocostantinomacis.carbonmade.com

L’essere presenti in absentia, modificare la conoscenza dell’attimo per renderlo anomalo e nello stesso momento costante, un turbinio di lessemi incastrati dal getto liquido ed autoritario dell’inchiostro.
Quattro autori, Alessandro Erato, Sabina Nuzzo, Sonny Raciti e Francesca Zàccaro, che evadono il silenzio giornaliero per imbandire la tavolata di Apollo di versi pregevoli e di idee rivelate che si rispecchiano nell’universale stupore della ricercatezza incline alla linearità dell’espressione.
Le quattro sillogi presenti all’interno della raccolta “Anomalie d’autore”, “In principio: emozioni”, “Il leggero soffio”, “Racconti di Caronte” e “D’acqua e d’amore”, rientrano in un progetto di espansione della prospettiva di semantica poetica che vuole instaurare un rapporto bilaterale tra autore e lettore, così da rendere atipico il concetto stesso di intimismo per accogliere l’interno come esterno attraverso le sensazioni dell’altro e la percezione dell’Io.

Alessia Mocci

Fonte: Rupe Mutevole Edizioni


“Eventi di bellezza” di Haria, Rupe Mutevole Edizioni

September 14, 2011 Leave a comment

HARIA  – EVENTI DI BELLEZZA   Euro 10,00

“Drusca si lanciò nella sfida delle sfide: proteggermi dalla tentazione dell’ignoto eppure lasciarmi libera di decidere il mio destino…”

Un evento di bellezza è un’emanazione dell’essenza energetica della bellezza.

Percepirlo, accedervi e comprenderne lemmi e significati è la degna conclusione del primo apprendistato di conoscenza di un’allieva sulla via della libertà.

Fonte: Rupe Mutevole Edizioni

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“La luce negli occhi” di Haria, Rupe Mutevole Edizioni

September 13, 2011 Leave a comment

HARIA  – LA LUCE NEGLI OCCHI   Euro 10,00

“Ad Haria di un’epoca futura lascio il compito di tramandare la mia conoscenza e continuare una storia che arricchisca di amore la bellezza e di bellezza l’amore per la vita”.

Nove giovani donne – in secoli diversi – in fuga per la consapevolezza e la libertà. Nove vite, una vita, e una luce negli occhi che le guida e le accomuna. Nove donne oltre il varco sull’ignoto, per un magico, solidale destino.

Un libro che tocca vette letterarie altissime, un’opera di straordinaria intensità, magia, bellezza e trasfigurazione.


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“Il palcoscenico della realtà” di Eleonora Cubeddu, Rupe Mutevole Edizioni

September 2, 2011 Leave a comment

ELEONORA CUBEDDU

IL PALCOSCENICO DELLA REALTA’

Collana La quiete e l’inquietudine

Immagine di copertina @ Maurizio Clicech

Euro 18,00

Pagg. 272

Ecco, nelle trasparenze nivee di questo racconto- romanzo, una penna giovane e pulita, scabra,incisiva, non esageratamente sintetica, ma mai scontata. La storia che Eleonora Cubeddu ha voluto raccontarci si snoda in luoghi non casuali, persino la scelta dei colori è ben indicativa. Marianna è una ragazza italiana trasferitasi da poco a Vancouver, in cerca di fortuna. Una figura femminile frizzantina, dal carattere spensierato proprio di una giovanissima ventenne. Da sempre la sua vita veste i panni di una medaglia. Da una parte trova e troverà sempre la realtà di tutti i giorni composta dai suoi migliori amici (Caitlyn Cooper, Cassie Parker, Matt Parker, e l’unico uomo in grado di proteggerla come fosse la sua donna: Karl Davis); e dall’altra incontrerà i sogni, ma da qualche anno a questa parte, un unico desiderio la fa da padrone: conoscere, toccare, abbracciare il suo attore preferito. La vita vorrà farle un regalo, le presenterà l’occasione per realizzare questo sogno famoso. è ovvio che nasce la curiosità di scoprire cosa accadrà a questa donna ancora acerba e piena di energia, di voglia di riscatto. Non a caso, credo, il nome della protagonista è stato scelto doppio, proprio come la medaglia e i suoi due rovesci. Marianna non potrà opporsi al destino e dovrà seguirlo con la sua casualità, dovrà attenersi ad ogni gioco che la vita le metterà di fronte e accettare, suo malgrado, le amare conseguenze. C’è un tessuto anche surreale in questo libro, l’inquietudine che segue due binari differenti e conduce a un bellissimo equilibrio di maturazione, di dialoghi sempre più intensi e sensati, assieme al percorso esistenziale che ogni giovane vive sulla propria pelle. Il messaggio del libro vuole essere indirizzato agli adulti di domani: è sempre molto complicato crescere, soprattutto se dentro si hanno duplici tendenze e conflitti, ma occorre una buona dose di saggezza e di forza per sconfiggerli e fonderli in un unico modo di pensare.
Un sogno tanto grande, che lei vede addirittura magico, che la porterà a vivere una vita fantastica e nel contempo piena di sotterfugi e scappatelle che non piaceranno ai suoi migliori amici, i quali daranno giudizi e saranno a volte implacabili. Marianna accetterà fiera tutto ciò che le capiterà, ma capirà anche che, in fondo, ogni sogno tiene nascosta appunto l’altra faccia della medaglia. Quanto c’è di autobiografico in questo Palcoscenico della realtà? Secondo il mio intuito molto.
Eleonora Cubeddu ha voluto interpretare parte di se stessa mettendosi nei panni delle sue coetanee, creando una Marianna che deve sostenere uno scenario teatrale, ma la recita non può farla da sola, e allora si sdoppia, diventa due donne, che hanno in comune il cuore.

Dalla Prefazione di Silvia Denti

Fonte: Rupe Mutevole Edizioni

“Generazione meno x” di Enrico Nascimbeni, Rupe Mutevole Edizioni

September 1, 2011 Leave a comment

ENRICO NASCIMBENI

GENERAZIONE MENO X

Collana La quiete e l’inquietudine

Euro 10,00

Isbn 978-88-6591-082-5

Scrivere a proposito di un amico come Enrico Nascimbeni mi viene abbastanza naturale per vari motivi. Da quando lo conosco è sempre stato corretto, disponibile, gentile e umile. Eppure era già “lui” anche quando scriveva di musica su un social network famoso, mi colpì perché dava ascolto a tutti, non mostrava alcun segno di atteggiamenti di superiorità pur essendo “qualcuno” e anche figlio di un grande come Giulio Nascimbeni. La sua semplicità mi ha sempre affascinato e ha catturato il mio interesse per la sua musica speciale, profonda, mai banale, anzi. Così, dal mio account per la scrittura, amavo di tanto in tanto ascoltare questo o quel suo nuovo pezzo. Oggi le nostre strade si incrociano in questo bel libro, che mi ha conquistato per lo stile diretto e schietto, tuonante e tipico della forte inquietudine degli artisti di questi anni. Il romanzo di Enrico scandisce la razionale lucidità di uno stile nel contempo molto spontaneo, sottoposto al solo ed esclusivo consenso degli occhi e dell’istinto dello stesso autore. Però con quella linearità spiazzante che credo gli sia venuta naturale, come gli è naturale il narrare chiaro, senza preliminari aprioristici. Si ha l’impressione che lo stretto legame tra il reale e l’irreale si intersechi come connubio magico, quasi fosse il nocciolo fondamentale di questo stile così singolare: i personaggi appaiono nell’esistenza come dentro a uno scenario da pellicola, in quel bianco e nero che sfuma sui colori decisi rendendoli godibili e dalle zigrinature infinite.

Dalla prefazione di Silvia Denti

Immagine di copertina © Antimo Mascaretti
“Attesa dell’alba”, 2002
tecnica mista su tela, 160×120

Fonte: Rupe Mutevole Edizioni

Intervista di Alessia Mocci a Federica Ferretti ed alla sua collana Echi da Internet, Rupe Mutevole Edizioni

“Echi da Internet” è la nuova collana editoriale della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni, la curatrice è Federica Ferretti. La collana intende raccontare il Nuovo Mondo ed il Nuovo Popolo. Un’idea abbastanza originale ed alternativa che ha come oggetto Internet ed il popolo che popola questo mondo virtuale. Racconti di chat visti come antichi pettegolezzi di lavandaie che si recano al mercato in piazza; la rete ormai è più reale della realtà ed “Echi da Internet” ha scelto di dare spazio alla seconda vita che ognuno di noi ha. Suddivisa in 4 sottocollane troviamo: “Arte in cucina”, “Gocce di memoria”, “Al bivio (La luce in fondo al Tunnel), “Contemporanea”. Federica Ferretti è stata molto disponibile nell’illustrarci la sua collana editoriale e nell’invitare tutti a partecipare alle nuove selezioni. Buona lettura!

A.M.: Perché nasce la collana editoriale  “Echi da Internet”?

Federica Ferretti: La collana “Echi da Internet” nasce per   rappresentare umori e sensazioni della  odierna realtà multimediale, fornire cioè  una panoramica  linguistica d’insieme di una società in continuo mutamento,  dove cogliere il colore delle voci che ogni giorno occupano la piazza, si incontrano, si conoscono, si “amano”, ci riempiono la vita, può essere fonte di notevole arricchimento…la rete viene rappresentata a tutto tondo, in ogni modo, secondo il linguaggio che è proprio di ognuno di noi, secondo le sue inclinazioni, le contaminazioni che più gli si addicono.

A.M.: Quando nasce la collana?

Federtica Ferretti: La nostra storia: abbiamo promosso un’iniziativa sul n. 15, 13 aprile 2011, di Donna Moderna, ospitati nella rubrica Amiche di Salvataggio, perché abbiamo creduto nella possibilità di una letteratura alternativa, multisfaccettata. Quest’idea, nelle sua profonda bellezza, non poteva non premiarci,  così, dai vari  spunti e suggerimenti  di quelle voci, sono nate le sottocollane:

  •  Arte in cucina:   non  racconterà solo delle vostre doti culinarie, ma rappresenterà il vostro modo di esprimervi nella cucina pensata ed assaporata nel tempo, secondo le   varie tradizioni di cui non possiamo  nè vorremmo, dimenticarci.
  • Gocce di memoria:  è il file rouge tra passato e presente, nel segno  della nostra cultura…un emozionante viaggio  a ritroso, nella storia della nostra terra.
  •  Al bivio( La Luce in fondo al Tunnel ): raccoglie il vissuto quotidiano, le  vicende di vita vera che in qualche modo ci solleticano gli occhi ed il cuore nella gravità dei loro aspetti e nell’aspirazione dellla loro risoluzione.
  • Contemporanea: accoglie a braccia aperte i nuovi scrittori di Non Conventional Literature

A.M.: Quanto è importante il linguaggio internettiano nella scrittura? E nell’oralità?

Federica Ferretti: Così, Echi da Internet, si  dovrebbe caratterizzare per uno stile di certo più asciutto, concreto,  …dico dovrebbe perché, come ho avuto modo di constatare leggendo e valutando i vari dattiloscritti inviati,    nel linguaggio internettiano, di certo più immediato, in realtà molti  riescono ad esprimere comunque perle di pura poesia…che mi piace definire letteratura  non convenzionale…Secondo me,  ciò lascia degli strascichi… o perlomeno si riflette irrimediabilmente nel parlato, specie  quando  il tempo sembra ormai  sfuggirci.

A.M.:  “Tu non sei bionda” è la vostra prima pubblicazione. Come sta reagendo il pubblico di lettori?

Federica Ferretti: La prima pubblicazione, “Tu non sei bionda”, è quella che, sin dalla scrittura, si impone come  una rappresentazione schietta di un dialogo virtuale a due, perciò, possiamo dire che  risente maggiormente della cultura multimediale, specie quando si  decide di vivere in maniera virtuale anche e forse soprattutto un sentimento d’amore e d’amicizia… con tutti i rischi, ma pure   emozioni… che ne possono scaturire…

A.M.: Rupe Mutevole è stata al Salone Internazionale del Libro di Torino suscitando notevoli consensi. Che ne pensi dell’esperienza? È stata positiva?

Federica Ferretti: L’esperienza del Salone Internazionale del Libro di Torino  ha coinvolto positivamente noi tutti, è stata  senz’altro il trampolino di lancio per molte ed importanti iniziative,  ridando parallelamente  smalto e tempra ad ognuno dei progetti già avviati e non può che avere lasciato un ricordo indelebile nei nostri cuori.  Quando ripartiamo?

A.M.: Quali sono i criteri di scelta per la pubblicazione di un manoscritto in “Echi da Internet”?

Federica Ferretti: Pubblicare con “Echi da Internet” è molto semplice in verità…cerchiamo l’anima vera della gente, che, (è questo  forse il grande merito di INTERNET), molto spesso emerge nella rete, dove, complice l’anonimato in cui è possibile rifugiarsi, si esprime nella sua più intima essenza….cari scrittori virtuali,  vi accogliamo nel mondo delle parole soffocate nel cuore e nell’anima;  urlate forte al cielo ma non ancora pronunciate di fronte all’oggetto del nostro sentire;  vi accogliamo tra le innumerevoli possibilità che le parole offrono, tra i sogni sopiti e le speranze che hanno appena preso corpo. Dai racconti di vita vissuta, ai saggi storici, o leggendari, musicali, pittorici, e perché no, di arte culinaria… daremo particolare risalto alle voci femminili che vogliono raccontare il loro rapporto con il virtuale, il loro navigare controcorrente, l’esito di ogni approdo, felice o doloroso che sia stato. 

A.M.: Qualche consiglio per gli esordienti che desiderano pubblicare?

Federica Ferretti: Ciò che mi sento di poter consigliare a chi si avvicina alla meravigliosa esperienza della scrittura, è di lasciarsi guidare dalla penna sul proprio foglio, con enorme spontaneità. Ciò non vuol dire  perdersi in inutili giri di parole, od allucinanti elucubrazioni…credo invece che uno degli ingredienti per la riuscita di un’opera letteraria, sia la semplicità espressiva…seguite il vostro istinto.

A.M.: Ci sono altre novità per il 2011? Puoi anticiparci qualcosa?

Federica Ferretti: Per quanto riguarda le novità, siamo interessati ad aprirci su vari altri fronti…da una parte, lanciare l’idea di una sottocollana più squisitamente dedicata all’arredamento od al savoir fare femminile: SWEET HOME…e dall’altra, avviare un approccio più scientifico…magari una sottocollana dedicata alla psico-musico-terapia…insomma, ragazzi, scriveteci…ce n’è davvero per tutti i gusti!!! 

Entusiasmo e piedi per terra: ecco ciò che si percepisce dopo aver letto le risposte di Federica Ferretti, una bella apertura mentale e tanta voglia di crescere.

Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

Fonte: Oubliettemagazine

 

“In_comprensione” di Francesca Candida, Rupe Mutevole Edizioni

FRANCESCA CANDIDA

IN_COMPRENSIONE

Collana La quiete e l’inquietudine

Pagg. 72

Euro 10,00

Isbn 978-88-6591-043-6

Francesca Candida offre svariate sfaccettature nel suo fare poesia. La denuncia, l’accadimento, è situato sempre in una dimensione extratemporale, che va oltre il nostro pensare quotidiano. Mi viene da pensare che la forma della frase è, per certi versi, costruita come se tendesse a dilatarsi, a protendersi all’infinito, poi però l’anima che scrive ridiventa persona e come tale, riprende possesso di tutto quanto aveva proiettato al di fuori, nell’oltre. è un concetto molto profondo questo e arrivare a comprenderlo non è stato semplice. Però è una grande soddisfazione poiché ne ho incamerato la grandezza, la novità, quel poetare differente da molti altri, direi personalissimo, che non si avvicina ad alcuno. Forse mi ricorda un poco i crepuscolari, ma soltanto in qualche sfumatura, ovvero nel passaggio più affascinante, come quello delle Odi Barbare carducciane, con il temperamento forte in cui la lirica raggiunge livelli davvero pieni. Ma la Nostra è un’inquieta, non potrebbe non esserlo con quelle ombre tese che calano sui significati, che lasciano intuire, fanno pensare, donano immagini rare: “Ho visto vincere al gioco degli inganni e piccoli scogli impedire il mare” – un meraviglioso ed espressivo verso che la dice lunga sulla personalità della Candida – e ancora: “Ho visto morire la rivoluzione e schiavi liberi dalle catene” (dalla lirica Deliri Reali), laddove la contraddizione rende intensa e grande tutta la stesura perché il delirio è astratto e il reale no, ovvero l’incongruenza che dà modo di soffermarsi e commuoversi.

Dalla prefazione di Silvia Denti

Fonte: Rupe Mutevole Edizioni


“Senza Rete” di Stefania Giovando e Anna Luciani, Rupe Mutevole Edizioni

 

STEFANIA GIOVANDO  ANNA LUCIANI
SENZA RETE

Euro 12,00
Collana – TRASFIGURAZIONI – nr. 36

Immagine di copertina © Franca Ferrari

ISBN 978-88-96418-25-3

Il topic di quella sera era allettante, per una che, come lei, amava essere al centro dell’attenzione: era stata tentata di gettarvisi a capofitto, accalorandosi nella discussione che, come sempre, si svolgeva fitta fitta, a metà tra il serio e il faceto.

– Che cos’è l’istinto di conservazione?
L’idea era stata lanciata da Irene e tutti, come al solito, avevano cominciato ad infervorarsi nella discussione. Tutti tranne lei. C’era qualcosa che la tratteneva, una strana reticenza, una curiosa inquietudine, una specie di disagio sottile, che le impediva di partecipare come avrebbe voluto, sebbene quelle discussioni serali fossero il momento più rilassante, per lei, e quello in cui il suo egocentrismo aveva modo di ottenere le gratificazioni di cui sentiva di avere bisogno. Tutti sapevano dei suoi occhi verde-mare e dei suoi capelli biondo oro: non aveva tralasciato di descriversi abbondantemente, calcando con mano generosa sui suoi pregi più evidenti e tralasciando sapientemente i piccoli grandi difetti, e nelle discussioni aveva avuto modo di dispiegare la sua cultura, il sapiente senso della misura, il perfetto equilibrio, la naturale attitudine a circondarsi di una corte di ammiratori adoranti, uomini o donne che fossero, tutti ugualmente attratti dal suo carisma, come api dal miele. Era benvoluta, insomma, ammirata, ricercata, stimata e tutta una serie di participi passati che stimolavano quell’ego che sentiva fremere imperioso dentro di sé, ma che sapeva tenere a freno con abile simulazione, cavandosela con hu-mour e classe ogni qual volta rischiava di tracimare.
Quella sera Eliana, semplicemente, non aveva voglia di discutere, senza, però, riuscire a definire con chiarezza il motivo della sua irrequietudine, di quella sottile malinconia che pian piano si faceva largo dai precordi dell’anima…
Sempre che io abbia un’anima – pensò, cercando di scherzare con se stessa.
Questo fatto di prendersi in giro, di giocare con se stessa, di burlarsi del suo essere più interiore, era un vecchio trucco che adottava per non pensare.
I pensieri… uffff, che barba, erano un inutile accessorio, per Eliana, un modo per crearsi dei problemi, quando la vita era così bella da godere, così dolce da giocare, così fantastica se la sai prendere. E lei la sapeva prendere, eccome, con l’abilità del predatore che chiude il cuore ad ogni sentimento e si concentra solo sulla preda da ghermire. E quanto ad istinto di conservazione, ne aveva da vendere, ne aveva una montagna, un mare, una galassia. Avrebbe potuto raccontare mille episodi, mille storie in cui si era salvata grazie all’istinto di conservazione…
“Homo homini lupus” aveva letto da bambina sul libro di latino di sua cugina e ne era rimasta così colpita che aveva giurato a se stessa di non far mai la parte dell’agnello.
< Milady > Gente, vi mando una bella canzone.
Eliana lesse le parole sul monitor, rendendosi conto che la discussione si era già conclusa. Del resto, ultimamente accadeva così, si iniziava a parlare, poi ci si stancava, allora Milady accendeva la radio e tutti ascoltavano la musica che fluiva nelle loro cuffie attraverso l’etere. Eliana rabbrividì, un brivido lungo, serpeggiante, crudele.
Com’è triste Venezia, soltanto un anno dopo, com’è triste Venezia, se non si ama più…
<Milady> Vi piace Venezia? Che ne dite se il nostro incontro lo facessimo lì?
Com’è triste Venezia se nella barca c’è soltanto un gondoliere che guarda verso te…
< Alba > Un po’ lontano per me…
< Gaia > Dai, Alba, organizzati…
< Venus > Ci sono così tante cose da vedere a Venezia: io posso fare da guida, la conosco molto bene!
< Milady > Sono certa che ci divertiremmo molto.
< Irene > Venezia è così romantica…
< Sirio > Romantica? Azz, vuoi vedere che finirò per sposarmi? Ops…dimenticavo! Sono già sposato…
< Irene > Scherza, scherza, tu, ma hai idea di quella laguna, di quelle calli, di quelle gondole…
< Mister > Dev’essere una città così gioiosa… i locali, le feste, il carnevale….
Si trovò a digitare prima di rendersene conto.
< Eliana > Venezia può essere molto triste, qualche volta…
La voce struggente di Aznavour le fece eco nella cuffia.
Troppo triste Venezia soltanto un anno dopo, troppo triste Venezia se non si ama più.
< Eliana > No, non sono d’accordo, il nostro incontro non si farà a Venezia.
Aveva digitato la frase d’impulso, senza un perché razionale, non era mai stata a Venezia, eccezion fatta per una gita in compagnia di una zia, attorniata da un nugolo di signore attempate, durante la quale aveva sentito un’atmosfera strana nella laguna, quasi un presagio di sventura, di dolore…
In quella gita frettolosa aveva provato un solo desiderio: allontanarsi al più presto da quella città che non era riuscita ad entrarle nel cuore.
Non c’era mai più tornata, pur soggiornando spesso in Veneto, a pochi minuti dalla città. Non ci aveva mai pensato seriamente a questa specie di ostilità per la città lagunare, visitata ogni anno da milioni e milioni di persone di ogni parte del mondo.
Solo adesso aveva avuto la possibilità di riflettere, spinta dalla canzone e dalla decisione delle sue amiche di organizzare un meeting a Venezia, alla fine dell’anno scolastico, per vedersi finalmente in faccia, dopo quasi due anni di frequentazioni del chan “dotti”.
Cos’ha di straordinario questo chan? – si era chiesta più volte, negli ultimi tempi – perché gli siamo così affezionati?
Non aveva ancora saputo darsi una risposta. Avevano dibattuto spesso la questione, tutti insieme, senza venirne a capo. Gli insegnanti sono dei “diversi” per la maggior parte della gente, una specie di razza a parte – pensò – non mangiano, non lavano i piatti, non vanno in bagno e… .non fanno sesso.
Creature asessuate… eh sì, l’immaginario collettivo è così che ci vede…
Ritornò a fissare l’attenzione sull’incontro veneziano che gli altri stavano entusiasticamente progettando.

Fonte: Rupe Mutevole Edizioni