Archive

Posts Tagged ‘Rudolf Nureyev’

“Lettera alla danza”, di Rudolf Nureyev

July 3, 2017 Leave a comment

Lettera alla danza di Rudolf Nureyev

“Era l’odore della mia pelle che cambiava, era prepararsi prima della lezione, era fuggire da scuola e dopo aver lavorato nei campi con mio padre perché eravamo dieci fratelli, fare quei due chilometri a piedi per raggiungere la scuola di danza.

Non avrei mai fatto il ballerino, non potevo permettermi questo sogno, ma ero lì, con le mie scarpe consumate ai piedi, con il mio corpo che si apriva alla musica, con il respiro che mi rendeva sopra le nuvole. Era il senso che davo al mio essere, era stare lì e rendere i miei muscoli parole e poesia, era il vento tra le mie braccia, erano gli altri ragazzi come me che erano lì e forse non avrebbero fatto i ballerini, ma ci scambiavamo il sudore, i silenzi, a fatica. Per tredici anni ho studiato e lavorato, niente audizioni, niente, perché servivano le mie braccia per lavorare nei campi. Ma a me non interessava: io imparavo a danzare e danzavo perché mi era impossibile non farlo, mi era impossibile pensare di essere altrove, di non sentire la terra che si trasformava sotto le mie piante dei piedi, impossibile non perdermi nella musica, impossibile non usare i miei occhi per guardare allo specchio, per provare passi nuovi. Ogni giorno mi alzavo con il pensiero del momento in cui avrei messo i piedi dentro le scarpette e facevo tutto pregustando quel momento. E quando ero lì, con l’odore di canfora, legno, calzamaglie, ero un’aquila sul tetto del mondo, ero il poeta tra i poeti, ero ovunque ed ero ogni cosa. Ricordo una ballerina Elèna Vadislowa, famiglia ricca, ben curata, bellissima. Desiderava ballare quanto me, ma più tardi capii che non era così. Lei ballava per tutte le audizioni, per lo spettacolo di fine coso, per gli insegnanti che la guardavano, per rendere omaggio alla sua bellezza. Si preparò due anni per il concorso Djenko. Le aspettative erano tutte su di lei. Due anni in cui sacrificò parte della sua vita. Non vinse il concorso. Smise di ballare, per sempre. Non resse la sconfitta. Era questa la differenza tra me e lei. Io danzavo perché era il mio credo, il mio bisogno, le mie parole che non dicevo, la mia fatica, la mia povertà, il mio pianto. Io ballavo perché solo lì il mio essere abbatteva i limiti della mia condizione sociale, della mia timidezza, della mia vergogna. Io ballavo ed ero con l’universo tra le mani, e mentre ero a scuola, studiavo, aravo i campi alle sei del mattino, la mia mente sopportava perché era ubriaca del mio corpo che catturava l’aria.

Ero povero, e sfilavano davanti a me ragazzi che si esibivano per concorsi, avevano abiti nuovi, facevano viaggi. Non ne soffrivo, la mia sofferenza sarebbe stata impedirmi di entrare nella sala e sentire il mio sudore uscire dai pori del viso. La mia sofferenza sarebbe stata non esserci, non essere lì, circondato da quella poesia che solo la sublimazione dell’arte può dare. Ero pittore, poeta, scultore. Il primo ballerino dello spettacolo di fine anno si fece male. Ero l’unico a sapere ogni mossa perché succhiavo, in silenzio ogni passo. Mi fecero indossare i suoi vestiti, nuovi, brillanti e mi dettero dopo tredici anni, la responsabilità di dimostrare. Nulla fu diverso in quegli attimi che danzai sul palco, ero come nella sala con i miei vestiti smessi. Ero e mi esibivo, ma era danzare che a me importava. Gli applausi mi raggiunsero lontani. Dietro le quinte, l’unica cosa che volevo era togliermi quella calzamaglia scomodissima, ma mi raggiunsero i complimenti di tutti e dovetti aspettare. Il mio sonno non fu diverso da quello delle altre notti. Avevo danzato e chi mi stava guardando era solo una nube lontana all’orizzonte. Da quel momento la mia vita cambiò, ma non la mia passione ed il mio bisogno di danzare. Continuavo ad aiutare mio padre nei campi anche se il mio nome era sulla bocca di tutti. Divenni uno degli astri più luminosi della danza.

Ora so che dovrò morire, perché questa malattia non perdona, ed il mio corpo è intrappolato su una carrozzina, il sangue non circola, perdo di peso. Ma l’unica cosa che mi accompagna è la mia danza la mia libertà di essere. Sono qui, ma io danzo con la mente, volo oltre le mie parole ed il mio dolore. Io danzo il mio essere con la ricchezza che so di avere e che mi seguirà ovunque: quella di aver dato a me stesso la possibilità di esistere al di sopra della fatica e di aver imparato che se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire. Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita. Non essere ballerino, ma danzare.

Chi non conoscerà mai il piacere di entrare in una sala con delle sbarre di legno e degli specchi, chi smette perché non ottiene risultati, chi ha sempre bisogno di stimoli per amare o vivere, non è entrato nella profondità della vita, ed abbandonerà ogni qualvolta la vita non gli regalerà ciò che lui desidera. È la legge dell’amore: si ama perché si sente il bisogno di farlo, non per ottenere qualcosa od essere ricambiati, altrimenti si è destinati all’infelicità. Io sto morendo, e ringrazio Dio per avermi dato un corpo per danzare cosicché io non sprecassi neanche un attimo del meraviglioso dono della vita… “

RUDOLF NUREYEV

Rudolf Nureyev

December 2, 2012 Leave a comment

Rudolf Nureyev

Rudolf Nureyev, alias di Rudolf Chametovič Nuriev, strepitoso ballerino, nonché coreografo e direttore d’orchestra, russo naturalizzato austriaco è stato uno dei più grandi esponenti della coreutica internazionale del ventesimo secolo. Nasce il 17 Marzo 1938 a Irkutsk, nella regione del lago di Baikal, durante una traversata in treno mentre la madre si dirige nella località di Vladivostok, luogo nel quale il padre è di stanza presso un commissariato politico di origine tartara dell’Armata Rossa. Cresce in un villaggio in Baschiria, nei press di Ufa, all’età di undici anni inizia a prendere lezioni di danza, ma soltanto nel 1955 riesce ad entrare all’Accademia di Ballo Vaganova aggregata al teatro Kirov della città di Leningrado, causa lo scompartimento della vita culturale in Russia susseguita alla Seconda Guerra Mondiale. Sin da subito il suo talento straordinario emerge tra i molteplici ballerini, nonostante l’età avanzata, e già dopo due anni il suo nome è risonante in tutto il paese, menzionato come tra i danzatori più famosi del periodo, a dispetto di un temperamento forte e di un carattere abbastanza irrequieto e difficile, probabilmente esternato dal profondo conflitto interiore legato alla sua omosessualità. Il suo immenso talento consente al giovane artista di viaggiare oltre i confini della madrepatria per esibirsi in importanti teatri europei, un privilegio importante durante gli anni del dopoguerra, ma presto ottiene una scomoda revoca a causa di incresciosi motivi disciplinari. Durante questa fase si esibisce soltanto nelle province russe fino a quando, nel 1961, la sorte segna l’inizio della sua strabiliante carriera, a seguito di un infortunio improvviso del primo ballerino del Kirov, Konstantin Sergeyev, costretto al riposo, quando Nureyev viene interpellato, quale valevole sostituto, per esibirsi in uno spettacolo teatrale a Parigi. Qui entra fortemente in contatto con persone straniere infrangendo regole ferree negli anni della guerra fredda, così ricevendo l’ammenda di essere nuovamente rimpatriato senza eventuale possibilità di nuovo espatrio. L’idea di perdere quel senso di libertà tanto sentita lo induce a defezionare la compagnia russa, tale da rinunciare alla possibilità di poter tornare nel suo paese – permesso concesso soltanto nel 1987, per rivedere la madre un’ultima volta, e nel 1989, per visitare l’amato teatro del suo debutto, per merito del Presidente Mihail Sergeevič Gorbačëv – e in una settimana viene scritturato al Grand Ballet du Marquis de Cuevas. La celebrità arriva in brevissimo tempo grazie alle caratteristiche straordinarie del talentoso personaggio, ammirato sia per la bellezza, sia per la defezione drammatica interpretata nella scena. Divenuta una vera star internazionale da sfogo a quella libertà personale spesso interdetta in Unione Sovietica. Durante gli anni della notorietà conosce gran parte dei personaggi famosi che hanno riempito la sua vita affettiva, artistica e sessuale: in Danimarca, durante una tournée, conosce il ballerino Erik Bruhn, il quale diventa suo protettore, amico e amante per diversi anni; in seguito conosce la star hollywoodiana Anthony Perkins, con il quale vive un intenso rapporto affettivo, e la celebre ballerina inglese Margot Fonteyn, con la quale inizia una proficua collaborazione professionale, fautrice del suo ingresso al Royal Ballet di Londra.
Anche il cinema si interessa alle sue doti interpretative, ma nonostante il successo la carriera cinematografica non rappresenta la sua principale interpretazione artistica.
Nel 1982 Rudolf Nureyev scopre di essere affetto da AIDS, ma dinnanzi all’evidenza assume un comportamento noncurante, tipico atteggiamento degli omosessuali francesi e non del periodo. Inizialmente non presta attenzione ai lievi sbalzi di salute, soltanto nel 1990 la patologia assume un aspetto più devastante, tale da costringerlo ad inventare una serie di malattie alternative onde evitare la necessità di confermare l’esistenza del morbo. Bellezza esteriore e prestanza fisica svaniscono in breve, l’HIV lo conduce tristemente verso una morte annunciata, afflitto dalla realtà, nonostante il rifiuto delle possibili terapie contrastanti dell’epoca, lotta irrinunciabilmente per la sua vita continuando a mostrarsi in pubblico, ultima uscita nel 1992 in occasione della produzione Bayadère al Palais Garnier, accolto da un’emozionante standing ovation di fan, ammiratori e appassionati di teatro. Il titolo onorifico di Chevalier de l’Ordire des Arts et des Lettres conferito dal Ministro della Cultura Francese del momento segnano l’apice della sua carriera. Muore a Parigi il 6 Gennaio 1993 segnato irreparabilmente da un atroce destino.
Rudolf Nureyev retoricamente impulsivo, intollerante verso le regole e le limitazioni forzate, maleducato e scontroso con i suoi colleghi, intollerante nei confronti delle persone comuni, avvezzo a frequentazioni molto al di sopra delle righe, segna un confine bizzarro tra l’andamento classicista dell’arte coreutica e la transitorietà di un carisma estremizzato dal senso di evasione tipico del suo ego. Inequivocabilmente egli diviene fautore di un rinnovamento dello stile, del movimento e della bellezza teatrale annientando le recinzioni ideologiche tra il balletto classico e la danza moderna.

Marius Creati

“A fronte di quanto scritto, un caloroso invito a voler perseguire senza inibizioni le proprie velleità sessuali, ma con una sentita oculatezza scegliendo doverosamente di indossare il condom durante i rapporti, specie quelli propriamente a rischio poiché derivati da incontri fortuiti”.

Categories: Biografie Tags: