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Hubert de Givenchy, muore un’icona eccelsa della moda parigina

March 12, 2018 Leave a comment

Hubert de Givenchy Paris 1998

Hubert de Givenchy, uno dei più importanti stilisti d’oltralpe e creatore dell’omonimo marchio, è morto nel sonno nel suo castello alle porte di Parigi. Aveva 91 anni.

«Siamo tristi nell’annunciare la scomparsa del nostro fondatore – si legge in una nota della griffe -. Una personalità di spicco nel mondo dell’haute couture francese e gentiluomo, simbolo dello chic parigino e dell’eleganza per oltre mezzo secolo».

A dare la notizia della scomparsa, avvenuta sabato 10 marzo, è stato il compagno Philippe Venet, anche lui stilista.

Hubert James Marcel Taffin de Givenchy nasce nel 1927 a Beauvais, nel Nord della Francia. Dopo essersi trasferito giovanissimo a Parigi e aver studiato all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts, lavora per Jacques Fath, Robert Piguet, Lucien Lelong ed Elsa Schiaparelli.

Nel 1952 fonda nell’ottavo arrondissement la sua maison, che guiderà per 40 anni. A soli 25 anni, si fa subito notare per Les Séparables, look da indossare secondo differenti combinazioni, in un modo totalmente inedito.

Nel 1953, anno in cui inizia l’amicizia di lungo corso con Cristobal Balenciaga, de Givenchy sale alla ribalta internazionale dopo aver disegnato diversi modelli per Audrey Hepburn, sua musa e amica, nel film Sabrina.

Porta la firma di Hubert de Givenchy il famoso tubino nero indossato dall’attrice, sua musa e amica, nel film Colazione da Tiffany (1961), andato in vendita a un’asta nel 2006 per 467.200 sterline. Hepburn prestò tra l’altro il volto, nel 1957, al primo profumo di Hubert de Givenchy, L’interdit. È stata solo una delle bellissime e famose conquistate dallo stile della griffe, da Jackie Kennedy alla principessa Grace di Monaco.

Il lancio del menswear è datato 1969. Nel 1995 il designer lascia la maison, ma già nel 1988 il Givenchy Couture Group era passato al Gruppo Lvmh per 45 milioni di dollari.

Il patron di Lvmh, Bernard Arnault, ha rilasciato un commento sulla sua morte, definendo de Givenchy uno dei couturier che hanno consacrato Parigi al vertice della moda mondiale, «coniugando nei suoi modelli due doti: atemporalità e innovazione».

Alla direzione creativa di Givenchy si sono alternati tra gli altri John Galliano e Alexander McQueen, fino a Riccardo Tisci, che ha tenuto il timone dal 2005 al 2017, anno in cui ha lasciato il testimone a Clare Waight-Keller.

Fonte: Fashion Magazine

Madonna, concerto faraonico al Super Bowl

February 6, 2012 Leave a comment

Ieri sera a Indianapolis è andato in scena il concerto di Madonna durante l‘half-time del Super Bowl. 12 minuti e mezzo in cui l’icona del pop ha ripercorso in pillole la sua carriera, indossando una splendida haute Couture firmata Riccardo Tisci per Givenchy e regalandoci una scaletta che, partita daVogue, è arrivata fino all’ultimo singolo Give me all Your Luvin (passando da Like a Prayer e Music). Tante le featuring, da Cee Lo Green a Nicki Minaj e M.I.A. (le due cantanti erano entrambe vestite in Fausto Puglisi), altrettante le considerazioni.
1) Come prima, più di prima.
Confermiamo fortissimamente quanto detto qui. Madonna ha colto l’ennesima occasione di dimostrare che “dopo di lei il diluvio”. Le metafore stanno a zero: arrivare sul palco vestita da Cleopatra (con corona firmata Philip Treacy for Givency) circondata di centurioni e performare a freddo una hit del passato ci fa capire che non solo è l’imperatrice ma che per lei il tempo davvero non passa. Ragazze prendete il bigliettino che per diventare la regina del pop c’è da stare ancora un po’ in coda.
2) Il buongusto di M.I.A.
Leggerete online dello scandalosissimo gesto fatto dalla cantante inglese durante la performance di Give me All Your Luvin. A parte che in Italia ormai tale gesto è stato derubricato a dialettica politica, di M.I.A. possiamo solo dire che, dato il contesto, si tratta di mera coreografia insita nel personaggio. Lungi da noi pontificare sul bon ton on stage, ma se davvero vuoi fare la ribelle durante una featuring nell’half-time del Super Bowl, con l’America che ti guarda con gli occhi di un bambino, e tutto quello che ti esce è il movimento improprio di una delle dita della mano -subito tagliato con l’accetta dalla NBC- allora non ci siamo. Delle due l’una: o (come ci sembra) è una delle sue solite sapide boutade, o la rapper deve seguire, a brevissimo, un corso accelerato di disobbedienza civile(basterebbe anche un’infarinatura di scienze della comunicazione).
3) L’improvvida scivolata.
Altra notizia che rimbalza in rete: Madonna è (quasi) caduta. Tenendo conto che semplicemente un tacco della scarpa deve aver fatto uno strano movimento su uno dei gradini dello stadio (a occhio si direbbe così), ci domandiamo tutti quanti se ormai il livello di tolleranza sul “bello della diretta” sia sceso così in basso. Il livello di cinismo è davvero giunto a minimi tali per cui vedere un evento come il concerto di Madonna al Super Bowl, si è trasformato in una grande punta collettiva, con il fucile carico e pronto a sparare tweet all’acido muriatico se solo l’orologione della corazzata Madonna perde un colpo? Mah. Sappiate comunque che l’esibizione, nei rimanenti 748 secondi (su 750) è andata bene.
4) Il playback.
Vale la  regola di cui sopra. Senza farla troppo lunga : super Bowl + Madonna = evento che una volta nella vita. È uno spettacolo, è il circo, è un baraccone fatto di fuochi d’artificio e macchine fantastiche, è illusionismo e fascinazione. Che nei 12 minuti dell’half-time Madonna si sia fatta aiutare in alcuni passaggi dal playback interessa poco. Ne riparliamo quando dovesse succedere durante un concerto. Ma vi sconsiglio di trattenere il fiato nell’attesa.
Tirando le conclusioni: tutti bravi tutti belli? In dodici minuti è difficile fare errori, il rischio “capezzolo di Janet Jackson” è stato scongiurato in partenza (e scaramanticamente evocato in conferenza stampa) e la performance contenuta è stata esplosiva e dirompente come lo stacco di un centometrista. Promuoviamo a pieni voti in attesa però che, calmata che fu la tempesta mediatica, Madge torni a regalarci qualche nuovo brano davvero indimenticabile.

Simone Tempia

Fonte: Vogue.it