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Ramadan, inciviltà durante le giornate del sacro digiuno

July 22, 2013 Leave a comment

ramadan

Sono le 16.30 di un giorno qualunque di questo mese sacro, quando una violenta rissa si accende nel quartiere dell’Oasisi a Casablanca. Dopo qualche minuto di insulti verbali  i due uomini, sulla trentina, passano rapidamente alle mani. Troppo rapidamente  forse. Scene come queste sono visibili a decine in queste giornate di Ramadan in tutto il paese. È quasi normale assistere a diverbi tra automobilisti sulla strada, ovunque nel mondo, nelle principali ore di punta, ma questa aggressività raggiunge l’apice durante il mese sacro. Se il Ramadan è incensato come un mese di condivisione con gli altri, le aggressioni  con armi bianche, le ingiurie e altri comportamenti non civili, sono parte del quotidiano per un importante numero di persone.  “Amo l’atmosfera del Ramadan”, spiega Adnan, uno studente di ingegneria; durante tutto l’anno, il giovane uomo di 23 anni studia in Spagna ed è durante il mese sacro che ritorna a casa. Per me, niente è più importante di partecipare allo F’tour in famiglia e le uscita ramadanesche con gli amici alla sera.  Alla sera mi diverto veramente e questo mi permette di ricaricare le batterie per poter andare avanti per tutto l’anno”, aggiunge Adnan  precisando che “non ama uscire di giorno durante il Ramadan perchè afferma che molte persone hanno due volti distinti e quindi è impossibile uscire.  “Resto chiuso in casa, perchè troppo spesso assisto a discussioni e risse nelle strade. Alcuni diventano molto volgari e non capisco come sia possibile un simile comportamento durante il Ramadan, per me non è un “tramdina”, semplicemente si tratta di stupidità”, termina laconico il giovane ingegnere. Secondo gli psicologi, una persona che è “mramdan” soffre di astinenza che lo rende irritabile e violento, creando seri problemi di gestione al suo entourage. Questo stato è dovuto alla mancanza di cibo e d’acqua, al tabacco, quindi astinenza forzata. Il ritorno alla normalità avviene semplicemente e progressivamente dopo la rottura del digiuno, lo F’tour. Esistono diverse categorie  in questi soggetti ma la più riscontrate è quella dei  fumatori, in particolare chi fuma più di dieci sigarette al giorno. Come attestano i pneumologi, la nicotina può giocare negativamente sul sistema nervoso di questi soggetti. La nicotina inoltre ha un un effetto nocivo o eccitante secondo lo stato in cui si trova il soggetto digiunante e secondo la quantità di nicotina che viene assorbita quotidianamente. Da questa astinenza esistono molteplicicasi di violenza “occasionale” che si manifestano durante il mese sacro del Ramadan. Questi soggetti utilizzano il periodo di digiuno come pretesto per scaricare i loro rancori, giocando sulla tolleranza dei loro interlocutori. Numerose sono le persone che credono che la collera sia la pura conseguenza del digiuno, quando i reali segnali della fame hanno inizio nello stomaco, accanto alla fatica o alla cattiva concentrazione. Sfortunatamente gli ospedali sono i primi testimoni di questi fenomeni. In effetti, “durante il Ramadan, i feriti affluiscono in maniera enorme, nei pronto soccorso delle città”, confida Douina, un’infermiera di 32 anni. “Ho riscontrato che molte persone cambiano durante il Ramadan, ma tutto si è decuplicato da quando lavoro in ospedale; ogni giorno devo farmi forza davanti ad un corollario di insulti e si registra un netto aumento delle vittime di aggressione con armi bianche”, dichiara la donna ad un noto quotidiano marocchino. Conclude l’intervista affermando che:  “a  volte avrei voglia di gridare o di mollare tutto ed andarmene e ad ogni Ramadan mi chiedo perchè non vado in vacanza.” Credit: Le Matin – Lamiaâ Khalloufi

Fonte: My Amazighen

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Ramadan, osservanza dei non digiunanti

July 15, 2013 Leave a comment

ramadan

Una parte di marocchini, circa il 2% secondo una recente statistica (da prendere con le molle) non segue il quarto pilastro dell’Islam, il digiuno del Ramadan. Ovviamente vivono molto male questo fatto in quanto la paura di essere giudicati (e arrestati) è molta. “Chiunque notoriamente conosciuto per la sua appartenenza alla religione musulmana rompa ostentamente il digiuno in un luogo pubblico durante il Ramadan, senza motivi ammessi da questa religione, è punito con il carcere da uno a sei mesi”, recita l’artciolo 222 del Codice penale marocchino.  Lungi da me entrare nell’interpretazione di questa legge che torna alla ribalta nei giorni sacri del Ramadan, ma è importante capire chi non digiuna e perchè? Come può non urtare la famiglia, i colleghi o semplicemente la società? “Non digiuno da quando frequentavo l’università”, sostiene in in noto quotidiano un giornalista arabofono di 46 anni. La ragione: è credente ma non rispetta  il secondo pilastro dell’Islam, la preghiera,  quindi si chiede a che serva rispettare il digiuno del Ramadan, quarto pilastro.  “Il Ramadan è il tipico periodo dove la relazione con la religione, che io considero strettamente personale e intima, è totalmente pubblica. Non digiunare davanti agli altri, è in primis una forma di ipocrisia che, nella nostra società, circonda un mese dedicato invece alla pietà, alla solidarietà con chi soffre di malnutrizione e durante il quale si svolge una vita sottotono. Lo spettacolo che si presenta è esattamente agli antipodi di queste raccomandazioni e non desidero fare parte di questo circo”, conclude questo casablanchese decisamente contro il Ramadan. Per un giovane funzionario di Fès, il suo rifiuto di digiunare durante il Ramadan ha a che fare con la sua educazione “senza contratti religiosi”. “Mio padre non è mai stato ligio alle obbligazioni religiose. Ci ha insegnato a pregare, ad aiutare i poveri, ma gli obblighi non erano per noi fondamentali. Infine, ho conservato questa filosofia e tutto procede al meglio essendo in osmosi con Dio e con me stesso. Lui sa che non sono cattivo”, spiega il ragazzo. Se questo ragazzo è stato educato alla religione ma senza obblighi, altri invece con gli stessi pensieri, non scappano al controllo vigile ed attento dei familiari e della società e sono obbligati a nascondere il loro non-digiuno. “Ho fatto uno sforzo quando sono ritornato a El Jadida, il week-end, perchè il Ramadan è sinonimo di raggrupamento famigliare. Ma il resto della settimana, non ho nessun interesse a questo. Dove lavoro, pochi fanno il Ramadan, ma come me, moltissimi marocchini che non rispettano il digiuno, si nascondono dalle loro famiglie e dai loro vicini. Si tratta di ipocrisia del Ramadan.”  Una giovane ragazza che vive a Casablanca dichiara: “Per mangiare, molti sono obbligati a nascondersi o di rinchiudersi in casa. Durante il Ramadan io mangio a casa o nel mio luogo di lavoro se le condizioni me lo permettono”. Quest’ultima dichiara anche che non è contro l’articolo penale 222 che proibisce ai muslmani di mangiare in pubblico durante il Ramadan in quanto si tratterebbe di “ordine pubblico” e la società marocchina non è pronta a vedere gente che mangia seduta ad un bar o a un ristorante.  Stesso discorso  per un giovane impreditore malato il cui medico ha consigliato di non osservare il digiuno. “Durante il Ramadan, torno dalla nonna tre volte al giorno, per parlare, prendere un caffè e fumarmi una sigaretta. Non mangio un pasto completo per non urtare le persone che sono nella casa e che digiunano” precisa il ragazzo. Per lui non è un problema il non mangiare in pubblico e neppure sul  luogo di lavoro, ha trovato una nonna compiacente.  Al di là dell’articolo 222 del Codice penale, altre sono le cose che danno fastidio e provocano collera tra i fondamentalisti. Secondo Abbdelbari Zemzami, membro del Consiglio degli Oulemas, la più alta carica teologica dello Stato, parlando ai musulmani dal sito goud.ma, consiglia di rompere il digiuno se non si può resistere al forte calore presente nel paese. Interrogato su questa affermazioni, a dir poco pagana, Zemzami ha risposto: “la società non ha niente a che fare con questa  questione. Il digiuno è un fatto tra l’individuo e Dio quindi nessuna persona può interferire”. Parole che potranno in futuro aprire un largo spiraglio di dibattito nella società marocchina.
Negli altri paesi come è vissuto il Ramadan:
In Turchia, la laicità è provata da un governo islamista molto rigido sul rispetto dei pilastri dell’Islam. A Istambul, a differenza del Marocco, ristoranti e bar sono aperti duranti la giornata e servono i clienti che lo desiderano, turisti e non. Il mese sacro corrisponde anche ad un periodo ancora più animato del normale, durante il quale la città turistica vive a ritmi incandescenti.
In Niger, paese che dichiara una popolazione con oltre il 97% di musulmani, il Ramadan è, come in Marocco, l’occasione per tornare nel percorso dettato dalla spiritualità. Le moschee si riempiono, il digiuno è strettamente rispettato, anche se  bar e ristoranti rimangono aperti al pubblico. La sera, l’alcol cola a fiotti e alcuni si permettono qualche sigaretta durante la giornata, per togliere la fame. Stessa cosa per il Senegal.
Crédits: AuFait Maroc  

Fonte: My Amazighen

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Ramadan, countdown del mese di digiuno e di preghiera per avvicinarsi a Dio

July 9, 2013 Leave a comment

preghiera

Il countdown sta per iniziare… fatto salvo stravolgimenti del ciclo lunare il Ramadan quest’anno in Marocco prenderà il via domani 10 luglio. Il Ramadan è uno dei 5 pilastri dell’Islam, il quarto nei sunniti e il terzo per gli sciiti duodecimani (maggioritari rispetto agli sciiti). La sua durata è di un mese lunare (29/30 giorni). In Turchia è chiamato Ramazan. Il Ramadan è un mese di digiuno e di preghiera per avvicinarsi a Dioper tornare a Dio. E’ anche il mese che, nel 610 D.C.Maometto vide l’arcangelo Gabriele che gli annunciò la sua investitura come messaggero di Dio. Questo momento preciso è  la Notte del DestinoLailat al Qadar, verso la fine del Ramadan (27° giorno), notte che celebra la rivelazione del Corano al Profeta con preghiere e pentimenti. Il Ramadan termina con la festa dell‘Aïd al Seghir (piccola festa in arabo) che è  anche chiamata Aid el Fitr (festa della rottura del digiuno) e segna la fine del mese sacro. Ovviamente è una festa che racchiude una gioia profonda dopo un mese di patimenti,ma ve ne parlerò durante questo mese. La storia ci dice che il primo digiuno imposto da Maometto ai suoi discepoli durò una sola giornata prima dellla festività ebrea del Yom Kippour. Questo digiuno riproponeva quello degli ebrei e il Profeta, ovviamente in disaccordo, decise che sarebbe durato più a lungo, anche di quellocristiano della Quaresima, e stabilì’ un mese intero. L’obbligo essenziale del Ramadan è il digiuno (Siam): durante tutta la giornata, dall’alba al tramontoè assolutamente proibito nutrirsibere ed avere rapporti sessuali. Con la stagione estiva tutto diventa più difficile tenendo presente che qui siamo nell’ordine dei 45/50 gradi e bere è necessario. Il Ramadan è il tempo della parola di Dio (lettura del Corano) e di incontrarsi a Lui con la preghiera. Sovente durante questo mese un profondo fervore religioso si impadronisce dei credenti che negli oratori e nelle moschee pregano tutta la notte in veglia. In questo mese i musulmani devono anche compiere lo zakat, un altro pilastro dell’Islam, l’elemosina. E’ una tassa obbligatoria che si dona alla fine del digiuno, al termine del Ramadan. Questa “tassa” è calcolata intorno al 25% degli introiti annuali del credente e, il mondo va avanti, alcuni siti islamici accettano i versamenti con carte di credito. I costumi di questo mese sono differenti secondo i Paesi. L’Egitto e il Maghreb vivono il Ramadancome un mese di convivialità e di festa (dopo la rottura del digiuno quotidiano). Le famiglie si riuniscono per mangiare insieme e nelle strade una certa animazione è visibile sino a notte fonda. La tradizione vuole che si acquisti degli abiti nuovi ai bambini e durante la festa della fine del Ramadan verranno indossati per andare alla moschea. Il digiuno del Ramadan in Marocco, contrariamente ad altri Paesi musulmani, è scrupolosamente rispettato. L’Islam è religione di Stato e i marocchini si “sorvegliano” mutualmente (se un marocchino viene sorpreso a mangiare è immediatamente arrestato). Al contrario in Turchia, per esempio, i membri della setta Alèvis digiunano solamente qualche giorno durante tutto il mese sacro.  Il Ramadan è un momento sacro(anche se sono evidenti molte incrongruenze in questo periodo) e come tale va rispettato. Poi è festa! Alla sera è fantastico lasciarsi coinvolgere, nelle strade e nelle piazze, dall’esplosione di felicità che attraversa tutti quanti. Una scarica di adrenalina pura che rimette in moto i pensieri e le azioni, sopite e stordite durante tutta la giornata. E tra le pieghe di questi momenti si incontrano personaggi incredibili, storie di vita vissuta senza protagonismi, come il misterioso e leggendario Sidi (signore) che durante tutto il Ramadan offre un pasto a centinaia di poveri diseredati, nascosto nella penombra della Place Jemaa el Fna per non essere riconosciuto e non dover essere ringraziato. Questo è anche il Ramadan!

Fonte: My Amazighen

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Ramadan, mercati di strada illegali e assolati

July 25, 2012 Leave a comment

In queste giornate di luglio e di Ramadan,  dove il termometro oltrepassa i 40°, molti commercianti ambulanti vendono burro, carne, o ancora pesce, sistemato sui carretti o sulla plastica appoggiata al suolo, inondandono la medina. Altri ancora espongono diversi prodotti di consumo, mortadella(nome inappropriato in quanto è un prodotto a base di impasti di carni varie halal), cioccolato, succhi, yougurt, formaggio e biscotti, tutti provenienti dal contrabbando, che stazionano ore e ore sotto il sole cocente. Oltre all’agroalimentare, molti prodotti cosmetici che sono vurnerabili alle alte temperature africane. Pannolini e fazzoletti igienici sono proposti al dettaglio a 1 o 2 Dh (10 cent) alla confezione! E ancora moltitudine di negozi che vengono datteri, frutta secca e altro esposte ovunque sulla strada.  Personalmete ho visto qualche giorno fa, in piena canicola (50° all’ombra), sulla Place Jemaa el Fna, centinaia di bottiglie di acque minerali in plastica scaricate sull’asfalto rovente  in attesa di essere prelevate, non prima del tramonto, dai vari banchi alimentari che affollano la piazza;  tutti sappiano che le bottiglie di plastica, superata una certa temperatura, diventano nocive per la salute. E ancora decine di pseudo-macellai espongono la carne “all’antica“, in pieno sole e in balia degli insetti, e non esitano a trattarla con gelatine e coloranti per fare in modo che risulti fresca.  Lo scenario è praticamente identico in tutte le città del reame marocchino, senza choccare alcuno. I clienti affluiscono su questi mercati dove i prezzi sbaragliano ogni tipo di concorrenza arrivando anche a 30-40% in meno del prezzo presente sui circuiti formali. I prodotti di contrabbando e quelli scaduti inondano il mercato, dal nord al sud del paese. Anche i droghieri ne fanno largo uso e sono esposti in prima fila davanti alle merci legali. Si salvano i medi e grandi centri commerciali in quanto sono tenuti alla tracciabilità. Ci sono comunque anche in questi centri grossi problemi di déffaillances come verdure e carni nello stesso frigo, cattiva conservazione, scadenza dei prodotti. A Tangeri anche i farmacisti inviano i prodotti di parafarmacia all’ingrosso di Sebta, ovviamente scaduti, che vengono venduti a metà prezzo. Ma da dove arrivano questi prodotti che sfuggono ad ogni controllo, minacciando la salute dei consumatori e che decapitano l’economia formale? L’olio da tavola algerino importato clandestinamente dall’Algeria, per esempio, nuoce all’operatore locale sino al 5% della sua cifra d’affari. Queste mercanzie sono introdotte in Marocco dalle enclavi di Sebta e Melilla, dall’Algeria e dalle frontiere della Mauritania, come ha dichiarato Bouzza Kherrati, presidente della Federazione marocchina dei diritti del consumatore, un collettivo che raggruppa 19 associazioni. Questa macchina illegale è ben oliata grazie a dei reseaux organizzati con professionalità, oltre a privati in cerca di buoni affari. La Federazione distingue 3 tipi di contrabbando: il nero che viene introdotto senza che nessuno se ne accorga, il grigio, quando i trafficanti usano il loro potere per far passare le loro mercanzie illegamente, e infine il chiaro: prodotti importati legalmente ma con le date di scadenza modificate o cancellate. Davanti a questo flusso di merci, i servizi della dogana sono scavalcati da queste introduzioni massive. Nelle zone frontaliere, come ovunque nel mondo, esistono fabbriche specializzate nel traffico di prodotti di contrabbando. È ovvio che molti incidenti avvengono a causa di questi prodotti; è di qualche settimana fà la notizia di una intossicazione collettiva causata da maionese e salsa ketchup avariata, nei pressi di Tetouan. Bisogna aggiungere che la responsabilità maggiore è a carico dei consumatori che non esitano ad acquistare prodotti a prezzi irrisori senza tenere in conto la composizione, la data di scadenza o le condizioni in cui il prodotto si trova. Quindi, in finale, i consumatori pagano il prezzo della loro incuranza. E il governo, insieme agli istituti preposti ai controlli stanno a guardare!

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Marocco, tramdena o mramden violenza sintomatica del Ramadan

July 24, 2012 Leave a comment

Durante le ore del digiuno nel Ramadan, le risse fanno furore nelle strade del Marocco. Quest’anno, complice anche il grande caldo anomalo di questi ultimi giorni,  già alcuni omicidi sono avvenuti in diverse zone del paese. Questo fenomeno è conosciuto in Marocco sotto il nome di “tramdena”. Una persona “mramden” è qualcuno di rabbioso e di incontrollabile. “Io sono mramden” (in crisi d’astinenza di sigarette, droga, caffè e alcol), togliti dalla mia strada o “tremden 3lik” (ti macello), e molte altre frasi violente si ascoltano frequentemente sulla strada, nei centri commerciali o ancora nei souks attraverso il Marocco. Anche le amministrazioni sono toccate da questo fenomeno; risse sanguinolente hanno luogo specialmente nei primi giorni del Ramadan, i cui protagonisti sono dei “mramdines”, cioè che sopportano male il digiuno. Attenzione, i “mramdines” si possono incrociare ovunque, negli ospedali, negli uffici pubblici, nelle banche o sull’autobus. Controbattere può essere pericoloso. I sintomi da “tramdena” sono le turbe visive, la voglia folle di fumare, di bere, di drogarsi e di picchiare!. Anche le vittime di questo fenomeno rimpiangono dopo la bagarre  il loro comportamento ed è frequente vedere gli attori di questi risse che dopo essersi massacrati di botte si abbracciano, piangono e si chiedono scusa vicendevolmente, implorando il perdono di Allah per le loro derive ramadanasche.  I “mramdines”, in maggioranza gente ordinaria, si ritrovano dopo la rottura del digiuno nei caffè e nelle mosche, a discutere del mese sacro che è considerato un mese di raccoglimento, di pietà e di sentimento. Quindi, se qualcuno di voi si riconosce in queste descrizioni..di corsa da un medico specialista!

Fonte: My Amazighen

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Olimpiadi 2012, giochi olimpici e Ramadan

July 18, 2012 1 comment

I Giochi Olimpici di Londra arriveranno a giorni. Contrariamente ad altre nazioni, i rappresentanti dei paesi musulmani avranno problemi che non saranno quelli di arrivare sul podio, o stabilire un record. Se per tanti atleti le Olimpiadi coincidono con il periodo luglio-agosto, per altri concidono con il Ramadan con tutto quello che comporta in termini di privazioni ed è riconosciuto il fatto che digiuno non si sposa con buone prestazioni;   non bisogna certamente essere medico o dietologo per decretarlo. Scientificamente, un corpo non idratato o poco alimentato, che sostiene sforzi importanti, si stressa nel giro di 40 mn; in più il rendimento sportivo è debole e la performance impossibile oltre al rischio di ipoglicemia o di perdita dei sensi. A qualche giorno dall’inizio delle Olimpiadi di Londra, è tempo che il Consiglio degli Oulema dia un avviso per non parlare difatwa, termine divenuto ridicolo grazie ad una pletora di mufti improvvisati. Il Consiglio degli Oulema deve giocare d’anticipo per tranciare ogni sorta di interpretazione prima che questi pseudo-mufti richiamino l’attenzione nella loro triste maniera di proporsi. Ricordo che il Raja di Casablanca disputò nel 1999 la finale della Coppa dei Clubs contro l’Espérance di Tunisi in pieno Ramadan e i dirigenti dell’epoca ebbero l’idea di sollecitare un certo Zemzmi che non esitò a dispensare i giocatori dal digiuno. In Egitto, pare siano ispirati in questo senso e il mufti ufficiale della repubblica ha già autorizzato gli sportivi egiziani che saranno presenti a Londra a non osservare il digiuno, perchè “saranno in viaggio”. “Chiunque sarà malato o in viaggio dovrà digiunare per lo stesso numero di altri giorni. Allah desidera facilitarvi (…)”  dichiara espressamente la Sourate Al Baqara.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Ramadan, conto alla rovescia…

July 16, 2012 Leave a comment

Il countdown sta per iniziare..fatto salvo stravolgimenti del ciclo lunare il Ramadan quest’anno in Marocco inizierà tra il 20 e il 21 luglio 2012. Il Ramadan è uno dei 5 pilastri dell’Islam, il quarto nei sunniti e il terzo per gli sciiti duodecimani (maggioritari rispetto agli sciiti). La sua durata è di un mese lunare (29/30 giorni). In Turchia è chiamato Ramazan. Il Ramadan è un mese di digiuno e di preghiera per avvicinarsi a Dio, per tornare a Dio. E’ anche il mese che, nel 610 D.C., Maometto vide l’arcangelo Gabriele che gli annunciò la sua investitura come messaggero di Dio. Questo momento preciso è  la Notte del Destino, Lailat al Qadar, verso la fine del Ramadan (27° giorno), notte che celebra la rivelazione del Corano al Profeta con preghiere e pentimenti. Il Ramadan termina con la festa dell‘Aid al Seghir (piccola festa in arabo) che è  anche chiamata Aid el Fitr (festa della rottura del digiuno) e segna la fine del mese sacro. Ovviamente è una festa che racchiude una gioia profonda dopo un mese di patimenti,ma ve ne parlerò durante questo mese. La storia ci dice che il primo digiuno imposto da Maometto ai suoi discepoli durò una sola giornata prima dellla festività ebrea del Yom Kippour. Questo digiuno riproponeva quello degli ebrei e il Profeta, ovviamente in disaccordo, decise che sarebbe durato più a lungo, anche di quello cristiano della Quaresima, e stabilì’ un mese intero. L’obbligo essenziale del Ramadan è il digiuno (Siam): durante tutta la giornata, dall’alba al tramonto è assolutamente proibito nutrirsi, bere ed avere rapporti sessuali. Con la stagione estiva tutto diventa più difficile tenendo presente che qui siamo nell’ordine dei 38/45 gradi e bere è necessario. Il Ramadan è il tempo della parola di Dio (lettura del Corano) e di incontrarsi a Lui con la preghiera. Sovente durante questo mese un profondo fervore religioso si impadronisce dei credenti che negli oratori e nelle moschee pregano tutta la notte in veglia. In questo mese i musulmani devono anche compiere lo zakat, un altro pilastro dell’Islam, l’elemosina. E’ una tassa obbligatoria che si dona alla fine del digiuno, al termine del Ramadan. Questa “tassa” è calcolata intorno al 25% degli introiti annuali del credente e, il mondo va avanti, alcuni siti islamici accettano i versamenti con carte di credito. I costumi di questo mese sono differenti secondo i Paesi. L’Egitto e il Maghreb vivono il Ramadan come un mese di convivialità e di festa (dopo la rottura del digiuno quotidiano). Le famiglie si riuniscono per mangiare insieme e nelle strade una certa animazione è visibile sino a notte fonda. La tradizione vuole che si acquisti degli abiti nuovi ai bambini e durante la festa della fine del Ramadan verranno indossati per andare alla moschea. Il digiuno del Ramadan in Marocco, contrariamente ad altri Paesi musulmani, è scrupolosamente rispettato. L’Islam è religione di Stato e i marocchini si “sorvegliano” mutualmente (se un marocchino viene sorpreso a mangiare è immediatamente arrestato). Al contrario in Turchia, per esempio, i membri della setta Alèvis digiunano solamente qualche giorno durante tutto il mese sacro. In Marocco, essendo strettamente praticato, molti occidentali che qui vivono e lavorano, abbassano le serrande e se ne vanno in vacanza per evitare disagi e problemi legati naturalmente a questo avvenimento. Vero è che molti locali, bar, caffé e ristoranti, gestiti da marocchini, durante tutta la giornata sono chiusi e, i pochi aperti, aumentano i prezzi a dismisura approfittando della mancanza di servizi. È un mese che, per esperienza personale, è meglio uscire il meno possibile durante il giorno, quando sovente si è spettatori di risse e quant’altro dovute al nervosismo che un digiuno puo’ provocare. Purtroppo ho avuto anche modo di verificare con alcuni ospiti del Riad un po’ ingenui, una certa aggressività verbale verso i turisti che passeggiano con la bottiglia dell’acqua in primo piano o peggio ancora fumano disinvoltamente per la strada. Attenzione dunque ai comportamenti!. Il mese del Ramadan posso consigliarlo a viaggiatori che cercano di capire e carpire usi e costumi del Paese che gli ospita, ma lo sconsiglio ai turisti da Club Vacanze; il Ramadan è un momento sacro (anche se sono evidenti molte incrongruenze in questo periodo) e come tale va rispettato, con una buona dose di pazienza e di buona creanza. Poi è festa! Alla sera è fantastico lasciarsi coinvolgere, nelle strade e nelle piazze, dall’esplosione di felicità che attraversa tutti quanti. Una scarica di adrenalina pura che rimette in moto i pensieri e le azioni, sopite e stordite durante tutta la giornata. E tra le pieghe di questi momenti si incontrano personaggi incredibili, storie di vita vissuta senza protagonismi, come il misterioso e leggendario Sidi (signore) che durante tutto il Ramadan offre un pasto a centinaia di poveri diseredati, nascosto nella penombra della Place Jemaa el Fna per non essere riconosciuto e non dover essere ringraziato. Questo è anche il Ramadan!.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Ramadan, sacro digiuno nella storia

July 16, 2012 Leave a comment

Da quando i musulmani del mondo intero sono entrati nella avventura del mese sacro del Ramadan, non è inutile ricordare che il digiuno, cuore pulsante di questa trenta giorni, si iscrive in una lunga storia. Molto tempo fa l’osservanza del digiuno era nel nono mese dell’anno lunare, e i primi musulmani rispettavano il digiuno della Ashoura, vera eredità del giudaismo, che corrisponde alle celebrazioni del Yom Kippour, il “Giorno della Espiazione” o “Giorno del Grande Perdono“. La seconda sura del Corano che stabilisce il digiuno nel mese del Ramadan, non dimentica di chiamare in causa gli antecedenti: “E’ stato prescritto a as-Syam come è stato prescritto a quelli davanti a voi” (versetto183). Secondo i sapienti religiosi questa prescrizione del digiuno è strettamente collegata ad Abramo, vedi Noè. Ma è stato stabilito da parecchi hadiths e dalla Sura che la prima comunità riunita intorno al Profeta Maometto digiunava il giorno della Ashoura (il decimo giorno del settimo mese del calendario ebreo: decimo si dice “asor” in ebreo e”asara” in arabo). Secondo l’hadith, guardando gli ebrei darsi al giorno di digiuno, il Profeta chiese spiegazioni. Gli ebrei risposero che ricordavano la fuga dall’Egitto ordinata da Mosè. A quel punto, reclamando tutti i profeti biblici che lo avevano preceduto, Maometto disse che aveva più diritto lui e i musulmani di compiere il digiuno in quel giorno. Per evitare di confondere il digiuno musulmano con quello ebreo decise che si sarebbe svolto il nono giorno del settimo mese. Presso i musulmani il digiuno dell’Ashoura venne fissato poi in due giorni. Questa appropriazione del digiuno ebraico trova riscontro nel senso dato a questa pratica presso i musulmani; in effetti, come per gli ebrei che celebrano lo Yom Kippour, il digiuno ha per virtù la totale purificazione dai peccati e questo accade anche per il digiuno dell’Ashoura musulmano. Nel Levitico si legge: “Perchè è in questo giorno che avverrà l’espiazione per voi, al fine di purificarvi: voi sarete purificati di tutti i vostri peccati davanti all’Eterno” (Levitico 16-30). Nell’hadith di Mouslim si legge queste parole del Profeta: “ Io conto su Allah perchè il digiuno osservato nel giorno di Arafat possa farvi espiare i peccati commessi l’anno precedente e quello successivo, e che il digiuno del giorno dell’Ashoura possa farvi espiare i peccati dell’anno precedente“. Certo, prendendo in esame diversi hadiths il digiuno dell’Ashoura commemora diversi avvenimenti; Adamo che lascia il Paradiso terrestre, lo sbarco dell’arca di Noè, Abramo nel fuoco o e ancora la fuga dall’Egitto di Mosè….Ma è la continuità con il digiuno ebreo la più certa e chiara. Oggi, per meglio conoscere la storia del digiuno nel mese sacro del Ramadan, si può rilevare che, quando venne inserito il nuovo ordine per cui il digiuno doveva essere di un mese pieno, i musulmani potevano dispensarsi da questo obbligo, offrendo un mese di pasti ad un povero, per ogni giorno di digiuno non espletato, questo è quello che indica il versetto 183-184 della surate 2a, ma i giuristi hanno preferito privilegiare l’obbligo del digiuno.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Aïd el Fitr, la rottura del digiuno

August 29, 2011 Leave a comment

Mancano una manciata di giorni e il Ramadan terminerà. Aïd significa “festa” e Fitr “la rottura”. E’ una delle più importanti feste musulmane insieme all’ Aïd el Kebir. Questa giornata importante segna la fine del Ramadan, mese sacro di digiuno e di preghiere per i fedeli. E’ celebrata il primo giorno del mese Shawwal ed è chiamata anche Aid es – Seghir (la piccola festa) per opposizione all’Aïd el Kebir (la grande festa o festa del sacrificio). Tutti gli anni le date del Aid el – Fitr sono in decrescita di circa 10/12 giorni in rapporto al calendario gregoriano perché il calendario musulmano è lunare. La data del Aid el – Fitr è il giorno seguente l’ultimo giorno del mese sacro del Ramadan: arriva quindi il 30° o il 31° giorno dal debutto del Ramadan, che è composto da 28/29/30 giorni secondo gli anni. I fedeli mettono fine al digiuno e la preghiera (salat ul aid), ha luogo all’alba ed è effettuata generalmente nelle moschee, dove possono raccogliersi. La tradizione musulmana o “sunna” vuole che i fedeli consumino la colazione prima della preghiera (è illecito non consumarla). Uomini e donne dovranno assistere alle preghiere comportandosi con pietà eccetto le donne mestruate, che devono ricordare l’annuncio di Allah nell’evitare i luoghi sacri come le moschee, per le altre è necessario indossare il Hijab. Dopo le preghiere, a seconda dei Paesi, i fedeli visitano i loro parenti e amici per presentare i loro auguri per l’Aïd. Quest’anno l’Aïd el – Fitr è previsto, in Marocco, per il 31  agosto 2011. Inshalla! Aïd Moubarak!

Fonte: My Amazighen

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Digiuno nel Maghreb, tempi duri per i non-digiunanti

August 16, 2011 Leave a comment

Tra rivendicazioni democratiche e rinnovamento islamico, il rispetto della libertà di coscienza è passato in secondo piano in questo Ramadan 2011. Da quando la primavera araba ha segnato i suoi  colpi, i non-digiunanti  rischiano comunque grosso in Maghreb. Inchiesta su di un paradosso. Il Corano considera il digiuno del mese sacro del Ramadan come uno dei cinque pilastri dell’Islam e non sussistono delle penalità a chi non lo rispetta. “Era talmente inimmaginabile non osservare le regole del Ramadan che il Profeta non aveva previsto pene”, dichiara Malek Chebel, antropologo dell’Islam. Di colpo, gli uomini hanno dovuto  creare ex novo le omissioni del testo sacro. Da Casablanca a Tunisi, astenersi dal digiuno durante il Ramadan è mal visto e può avere delle conseguenze pesanti per i refrattari. Pene di prigione esplicite e accuse nebulose per “punire” gli eretici del Ramadan, oltre alla pressione sociale e l’animosità popolare. Ogni paese del Maghreb possiede la sua ricetta particolare per reprimere i non-digiunanti. In Marocco, l’articolo 222 del codice penale parla chiaro, sottolineando che “tutti gli individui conosciuti per la loro appartenenza all’Islam che rompono ostentatamente il digiuno in luogo pubblico durante il Ramadan sono passibili da uno a sei mesi di prigione ferma e una ammenda”. Una disposizione denunciata più volte da molti cittadini, in particolare gli aderenti al Movimento alternativo per le Libertà Individuali (MALI). Questo gruppo tentò di organizzare un pic-nic, nel Ramadan 2010, ma venne immediatamente circondato dalle forze dell’ordine e alcuni di loro arrestati. Cosa succederà quest’anno, in piena primavera araba? Il Movimento 20 Febbraio, fautore delle proteste in Marocco, non ha fatto sue le rivendicazioni del MALI, che sembra aver dimenticato. “Esiste un consenso talmente forte riguardo al mese del Ramadan che i manifestanti non sono riusciti a raggruppare intorno a se molti sostenitori (vedi rispetto delle libertà individuali e la libertà di coscienza). È un soggetto molto conflittuale, e sembra non sia più una priorità per i membri del Movimento, alcuni dei quali aderiscono al Mali”, dichiara Jean-Noël Ferrié, ricercatore al CNRS, specialista del Marocco e dell’Egitto. “Anche in privato, il digiuno è quasi un obbligo, a causa della pressione sociale fortissima. Nel resto dell’anno il paese è piuttosto liberale, ma la morale sembra concentrarsi durante il mese sacro”, analizza ancora Ferriè. Non è solamente il digiuno, anche il comportamento deve essere decente. Le donne per esempio, non si truccano durante il Ramadan. Ma secondo il ricercatore, il fervore popolare non è lo stesso che in Egitto dove le donne continuano a truccarsi in maniera molto evidente e pesante. E non digiunare in Egitto non è un atto penalmente rilevante anche se nel 2010  un abitante di Assouan venne arrestato dalle forze dell’ordine per non aver osservato il digiuno. Infatti, durante il regime di Moubarak, la polizia aveva il diritto di definire chi costituiva o no, attentato all’ordine pubblico. Perchè in Egitto è la pressione sociale che comanda. La maggioranza dei ristoranti e dei caffè aprono in ore serali, alcuni per lo F’tour (rottura del digiuno) e chi è aperto mostra una grande prova di discrezione lasciando le tende abbassate. Tutti sono sul  chi vive! “Per mangiare un sanwich devo  chiudere le finestre perchè non voglio, per esempio, che il portiere sappia che io non digiuno, solo i miei più cari amici sono al corrente di questa mia scelta“, spiega Salma, una studentessa del Cairo. Ma la pressione è ancora più forte presso i vicini algerini. Se il digiuno non è regolamentato come un obbligo per la legge, gli affari giudiziari contro i non-digiunanti si sono moltiplicati in questi ultimi anni, anche  verso i cristiani che rappresentatno lo 0,2% della popolazione. Il 5 ottobre 2010, due operai cristiani vennero arrestati perchè sorpresi a mangiare sul luogo di lavoro e giudicati. Considerando che nessun articolo prevede una condanna per un caso del genere, il tribunale di Aïn el-Hammam rilascio’ i poveri “miscredenti”.

Dopo aver rilasciato i due operai però, lo stesso tribunale condannò il 22 ottobre dello stesso anno,  Bouchouta Fares, a due anni di prigione ferma e a 100.000 dinars (1.000 euro) di ammenda per lo stesso fatto. “I giudici si appellano sovente ad una disposizione speciale del codice penale algerino: l’articolo 144 bis 2, che prevede delle sanzioni in caso di offese verso il Profeta  o ai precetti dell’Islam”, spiega la giudice  Miloud Brahim. Anche in uno stato laico come la Tunisia, in piena rivoluzione democratica, l’ambiente non è veramente dei migliori. Durante molti decenni il paese contava un numero consistente di non-digiunanti, in seguito all’appello dell’allora presidente Bourghuiba nel 1960, per combattere il sotto-sviluppo, mentre oggi la situazione si è capovolta. Da qualche anni, il rinnovamento islamista è riuscito, poco a poco, a marginalizzare i non-digiunanti, obbligandoli alla discrezione più totale. I caffè e i ristoranti che continuano a servire bevande e cibi durante la giornata lasciano le loro porte di ingresso completamente chiuse. Quest’anno, dopo i tumulti “democratici”, è ancora più difficile trovare un locale aperto nella capitale. La maggioranza di questi  stabilimenti sono chiusi dall’inizio del Ramadan. Le ragioni di questo cambiamento?  “La paura di eventuali rivolte popolari e la situazione attuale del paese”, analizza Mohammed Kerrou, professore di Scienze Politiche alla Facoltà di Diritto di Tunisi. L’obbligo della chiusura è stata presa comunque in esame dal nuovo Governo transitorio, prima di essere  rigettata. In seguito alle ondate di violenza che ha toccato diverse città del paese in luglio, all’attacco di un cinema a Tunisi dopo la proiezione del film “Ni Allah, ni maïtre” (Ne Dio, ne padroni) da parte di un gruppo islamico, i proprietari dei locali hanno preferito astenersi dall’aprire le loro porte. Soltanto gli Hôtels sono aperti e permettono ai tunisini non-digiunanti  di sostenersi nella giornata. Per prevenire eventuali  risse, una campagna preventiva dal titolo “Ramadan senza violenza”, che raggruppa diverse ONG e partiti politici, è stata lanciata mercoledi’ scorso.  “Le cose riprenderanno il loro corso normale, fatto salvo che gli islamisti non vincano le prossime elezioni”, conclude Mohammed Kerrou.

Cosa dice il Corano ?

Il Corano evoca il Ramadan nelle sue Sure. E’ un obbligazione divina, pilastro della fede islamica:
“O voi credenti, il digiuno è stato prescritto, comme fu prescritto a quelli che vi hanno preceduto. Possiate voi credere in Dio” (Sura II, Versetto 183)
“Un numero di giorni, fatto salvo chi di voi è malato o in viaggio, che potrà recuperare lo stesso numero di giorni ulteriormente. Chi deve digiunare ma non ci riesce, dovrà riscattarsi nutrendo un povero. Colui che concederà un tale bene sarà esente, ma digiunare resta ancora il meglio per voi” (Sura II, Versetto 184)
Secondo la traduzione di Malek Chebel, Il Corano, Le Livre de Poche, Fayard, 2009.
Credits: Jeuneafrique.com

Fonte: My Amazighen

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