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Posts Tagged ‘Pechino’

Cina, nuove strategie energetiche

December 15, 2011 Leave a comment

Più attenzione alle esigenze delle popolazioni locali, stop al trapianto di lavoratori cinesi nei Paesi ricchi di risorse, meno materie prime che pendono la via di Pechino. Sta cambiando la strategia della Cina per procacciarsi il prezioso carburante da pompare nel motore del proprio sviluppo industriale.
Il cambio di rotta è stato comunicato dai vertici delle principali imprese petrolifere cinesi, CNPC and CNOOC, durante il World Petroleum Congress che si è tenuto la scorsa settimana a Doha, in Qatar.
Zhou Jiping, vice presidente della CNPC, ha per esempio detto: “Impiegheremo più manodopera locale, presteremo maggiore attenzione ai bisogni delle comunità per quanto riguarda educazione, salute, protezione ambientale, e promuoveremo la costruzione di infrastrutture in loco.”
Finora, il modello era piuttosto semplice ed efficiente: il Dragone esportava investimenti, infrastrutture e lavoro nei Paesi ricchi di materie prime senza porsi alcun problema politico o morale.
Trattava direttamente con il governo del luogo, qualunque fosse. Questo garantiva a Pechino un vantaggio competitivo rispetto all’Occidente che, almeno a parole, si fa pregio di non investire laddove i governi non corrispondano a un certo standard democratico (secondo il presunto principio universale di “democrazia liberale”). Così, il Celeste Impero è penetrato con decisione nella competizione per i giacimenti, soprattutto in Africa.
La Cina fa affari con tutti secondo il principio politico di non intromissione negli affari interni altrui e, soprattutto, con un occhio alle proprie esigenze interne: quelle di un’economia energivora, da “fabbrica del mondo”, che deve però recuperare terreno rispetto alla plurisecolare espansione geopolitica ed economica dell’Occidente.
Trattare con tutti significa spesso fare affari con élite locali corrotte o autoritarie, che intercettano gli investimenti cinesi senza ridistribuirne i benefici alle popolazioni.
Aggrava la situazione il fatto che il Dragone esporta anche forza lavoro e i cantieri africani, per esempio, sono pieni di maestranze cinesi più che di manodopera locale.
Da un’iniziale fiducia nell’arrivo della Cina, vista come alternativa all’Occidente, le popolazioni interessate sono così passate gradualmente a criticare il “neocolonialismo” cinese: l’astronave di Pechino atterra da un mondo lontano, fa razzia e poi riparte.
Ovviamente, i media statunitensi e in parte europei hanno gettato benzina sul fuoco, denunciando tutto il modello cinese come un tentativo di espropriare i legittimi possessori di ricchezze naturali (da che pulpito), offrendo in cambio un ulteriore rafforzamento e arricchimento degli oppressori di turno (da che pulpito bis).
Dato che ora la Cina ha deciso di passare alla fase due del proprio divenire superpotenza, vuole cioè esercitare un proprio soft power fatto di export culturale, una correzione di rotta si imponeva. Come conquistare cuori & menti oltre che i portafogli?
Ecco la nuova strategia di Pechino: esportare soprattutto investimenti e know how, diminuire la quota di materie prime importate in Cina, ridurre drasticamente il flusso di forza lavoro cinese verso gli altri Paesi.
È un cambio di rotta che di fatto sancisce una trasformazione della stessa economia cinese.
Pechino punta all’efficienza energetica e ha diversificato le proprie fonti di materie prime. Le grandi imprese a partecipazione statale possono quindi permettersi di diventare un po’ meno “politiche” e di seguire una strategia più commerciale: creazione di industrie locali, con cui condividere i profitti, e di centri di innovazione, non solo nei Paesi di sviluppo.
Zhou Jiping ha per esempio annunciato a Reuters l’apertura di un istituto di ricerca a Houston, Texas, per migliorare le competenze del personale CNPC nella ricerca e nello sfruttamento dei giacimenti.
Inoltre, “i lavoratori cinesi non sono più a buon mercato – dice Chen Weidong della CNOOC – quando li trasferisci da casa loro a una località remota, devi fornirgli tutte le sistemazioni. E i costi si sommano.”
L’aspetto politico si aggiunge al cambiamento economico. Se è vero che Pechino ha una propria agenda per conquistare cuori & menti, non è detto però che questo corrisponda alle politiche dell’Occidente.
La Cina non sembra per esempio intenzionata a ridurre la propria presenza in Myanmar, Siria e Sudan, Paesi in cui multinazionali come Shell e Total non possono investire per ragioni del tutto politiche. Il principio di non intromissione negli affari interni degli altri Paesi per ora non si tocca.

Fonte: Ec Planet

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Birmania, stop alle sanzioni per la Cina

December 1, 2011 1 comment

La Cina chiede che vengano annullate le sanzioni imposta alla Birmania, dove e’ in corso la visita del segretario di Stato americano Hillary Clinton. Lo ha detto il portavoce del ministero degli esteri Hong Lei in una conferenza stampa a Pechino. La Cina ha manifestato nei giorni scorsi la sua preoccupazione per la visita di Hillary Clinton, che potrebbe preludere ad un avvicinamento della Birmania all’Occidente e una sua uscita dalla sfera d’influenza di Pechino.

Fonte: Ansa

Cina, misteriosa bolla nei cieli

October 15, 2011 Leave a comment

Lo scorso 26 agosto è apparsa nei cieli della Cina, una misteriosa bolla lasciando a bocca aperta tutti i cittadini testimoni del fenomeno. Alcune persone infatti che si trovavano con degli studiosi presso il Planetario di Pechino, hanno notato un semicerchio luminoso che ricordava fenomeni tipici dell’Aurora Boreale, ma anche le cosiddette bolle spazio-temporali dei film di fantascienza. Facile dunque a quel punto rimanere suggestionati da teorie sugli extraterrestri. Il fenomeno si è protratto per circa 15 minuti ed è stato interamente registrato e messo a disposizione degli esperti. Uno degli studiosi del Planetario, ha asserito che a suo avviso può trattarsi di una sorta di meteorite o di un fenomeno dello spazio terrestre. La spiegazione però pare non abbia convinto nessuno ma sta di fatto che seppure si fosse trattato dell’arrivo di una astronave sulla Terra, difficilmente la censura cinese ne darebbe notizia al mondo.

Carla Liberatore

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Cina, enorme voragine ingoia autocarro

In gergo si chiamano sinkhole e si tratta di veri e propri buchi circolari che si verificano sulla terra ingoiando qualunque cosa si trovi sopra di loro. La natura delle ragioni di questo fenomeno non è ancora chiara, ma uno degli ultimi episodi si è verificato in una strada trafficata di Pechino in Cina, allorquando questa enorme voragine dalle caratteristiche perfettamente circolari ha risucchiato un camion che stava percorrendo il tragitto proprio in quel momento. Dalle prime ricostruzioni pare che la voragine si sia aperta sopra ad un tunnel precedentemente scavato per il passaggio della metropolitana ma lo studioso Wei Jinglian dell’istituto geologico di Pechino ha affermato: “Le cause possono essere molteplici. Una perdita nelle condutture dell’acqua potrebbe aver ammorbidito il suolo, o il tratto di strada può aver subito eccessive pressioni. Inoltre le attività estrattive o edili possono indebolire la subsuperficie e causare il crollo dei sinkhole, ma questi possono anche formarsi quando il suolo saturo d’acqua diventa troppo pesante. Inoltre, le piogge acide o le falde acquifere possono allargare delle fratture naturali in un letto di roccia calcarea, formando la voragine. L’acqua infatti dissolve il carbonato di calcio nel calcare, creando delle fratture che, ingrandendosi, possono far crollare il terreno superficiale”. Altri episodi simili si sono verificati in precedenza anche a Guatemala city dove una voragine ha inghiottito la camera da letto di una donna nel suo appartamento, in Florida dove è sprofondato un cortile, in Turchia dove il Sinkhole ha tirato dietro a sé un’auto ed in Canada.

Carla Liberatore

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Xu Beihong, figura eccelsa dell’arte cinese

November 27, 2010 Leave a comment

Xu Beihong (cinese semplificato: 徐悲鸿; cinese tradizionale: 徐悲鸿; pinyin: XU Bēihóng) nacque a Yixing in Cina. Conosciuto soprattutto per i suoi shuimohua di cavalli e ucceli, dipinti a inchiostro cinese, e menzionato come uno dei primi artisti cinesi ad articolare il bisogno delle espressioni artistiche in modo da riflettere una nuova Cina moderna all’inizio del 20° secolo, é  considerato come uno dei primi a creare dipinti a olio monumentale con temi epici cinesi – un esibizione della sua alta competenza in una tecnica essenziale dell’arte occidentale.

Biografia

Xu iniziò a studiare le opere classiche cinesi e la calligrafia tradizionale con il padre Xu Dazhang quando aveva sei anni, mentre la pittura cinese all’età di nove anni. Nel 1915 si trasferì a Shanghai dove visse a spese del lavoro commerciale e privato. Si trasferì in seguito a Tokyo, nel 1917, per studiare arte. Quando tornò nuovamente in Cina, iniziò ad insegnare alla scuola d’arte Peking University Arts su invito del Cai Yuanpei. A partire dal 1919 egli studiò all’estero a Parigi presso l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts, dove apprese la pittura a olio e il disegno. I suoi viaggi in giro per l’Europa occidentale permisero di osservare e imitare le tecniche dell’arte occidentale. Tornato in Cina nel 1927, per due anni (dal 1927 al 1929) ottenne un numero di posti istituzionali, tra cui l’insegnamento al National Central University (oggi Nanjing University ) presso l’ex capitale Nanjing.

Nel 1933 Xu organizzò una mostra di pittura moderna cinese viaggiando in Francia, Germania, Belgio, Italia e Unione Sovietica. Durante la seconda guerra mondiale si diresse nel sud-est asiatico tenendo mostre a Singapore e in India. Tutti i proventi di queste mostre erano destinate ai cinesi, i quali stavano soffrendo la povertà a causa della guerra.

In seguito alla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, nel 1949, Xu divenne presidente della Accademia Centrale di Belle Arti (Central Academy of Fine Arts) e presidente del Chinese Artists’ Association.

Xu Beihong era un maestro di oli e di inchiostro cinese. La maggior parte delle sue opere, tuttavia, erano in stile cinese tradizionale. Nei suoi sforzi per creare una nuova forma d’arte nazionale, unì la tradizione del pennello cinese con le sue tecniche ad inchiostro con la prospettiva e i metodi di composizione occidentali. Egli operò una valida integrazione tra la pennellata solida e sfrontata con la precisa definizione della forma. Come insegnante d’arte sostenne la subordinazione della tecnica alla concezione artistica sottolineando l’importanza delle esperienze dell’artista durante la vita. Di tutti i pittori dell’epoca moderna, si può tranquillamente dire che Xu Beihong é l’unico pittore maggiormente responsabile per la direzione intrapresa nel mondo dell’arte moderna cinese. Le politiche innescate da Xu, all’inizio dell’era comunista continuano a controllare non solo la politica ufficiale del governo verso le arti, ma a dirigere la direzione generale adottata nei vari collegi artistici e nelle università di tutta la Cina.

Xu ha ricevuto il massimo sostegno da parte di collezionisti d’arte in tutta l’Asia. Tra il 1939 e il 1941, tenne mostre personali a Singapore, in India e in Malesia (Penang, Kuala Lumpur e Ipoh) per contribuire a raccogliere fondi per sostenere lo sforzo bellico a soccorso della Cina. In una mostra a beneficio della guerra nel marzo 1939, ottenne una mostra collettiva con la pittura ad inchiostro cinese con i maestri della pittura Ren Bonian (cinese semplificato: 任年伯; pinyin: Ren Bónián) e Qi Baishi (cinese semplificato: 齐白石; pinyin: Qi Baishi), ed espose in mostra 171 opere d’arte presso il Victoria Memorial Hall.

Inoltre incontrò luminari come Rabindranath Tagore e il Mahatma Gandhi durante la sua permanenza in India, ottenendo in tal modo le sue fonti di ispirazione che lo condussero alla creazione di opere iconiche come l’esteso 4.21m “Il vecchio uomo stolto che rimosse le montagne”, il dipinto in mostra presso il SAM. Opere come “Poema delle Sei Dinastie”, “Ritratto della signora Jenny” e “Posa il tuo scudiscio” sono state create anche durante il suo soggiorno nel sud-est asiatico. Il direttore del SAM Kwok Kian Chow sostenne che il nome di Xu era in cima alla lista nell’arte asiatica del realismo moderno e le sue connessioni con le varie parti dell’Asia e dell’Europa iniziarono un nuovo capitolo delle narrazioni storiche, di scambi e di influenze di estetica e di idee nell’arte.

Xu spinse costantemente i confini delle arti visive con le nuove tecniche e l’estetica prettamente internazionali nel tentativo di reinventare l’arte cinese. In realtà, la sua influenza si estese oltre la Cina nei primi anni del ventesimo secolo. Molti artisti pionieri di Singapore come Hsi Chen Wen, Lee Man Fong e Chen Chong Swee videro in lui un mentore e un meritevole alla pari, condividendo il suo sostegno per osservare da vicino la natura e iniettare il realismo nella pittura cinese.

Xu morì d’infarto nel 1953. Dopo la sua morte fu fondato il Xu Beihong Museum nella sua casa a Pechino.

Controversia

Nel 2008, due vasi in ceramica dipinta dal pittore cinese Xu Beihong furono al centro di un braccio di ferro legale, tra il promotore della mostra blockbuster dal titolo Xu Beihong In Nanyang, presso il Singapore Art Museum, e gli amici di famiglia di Xu. Nella loro dichiarazione, i discendenti dei recenti collezionisti d’arte Huang Man Shi e Huang Meng Gui, fratelli e buoni amici di Xu, diedero i vasi e alcuni dei dipinti dell’artista al signor Jack Bonn, un mercante d’arte di Hong Kong nel dicembre 2006, per essere venduti all’asta presso la casa d’aste Christie’s di Hong Kong nel maggio 2007. I vasi alti 18 centimetri furono realizzati nel 1940 e intitolati “Ballerini malese” e “Orchidee”. Questi oggetti dovevano essere restituiti ai discendenti se le aste non si fossero concluse con l’incanto. Invece, i vasi andarono in mostra presso il museo senza la previa autorizzazione dai proprietari originali. L’amministrazione del museo non era a conoscenza di eventuali implicazioni legali che circondavano i manufatti durante la preparazione della mostra Xu Beihong. Fu solo dopo la fine della mostra nel luglio 2008, che esso ricevette l’avviso del procedimento giudiziario per recuperare i vasi da Jack Bonn. Nel frattempo, il prestigioso museo ottenne la custodia  dei vasi fino alla fine del procedimento. Il 12 marzo 2009 i vasi sono stati debitamente trasferiti a Singapore presso lo studio discendente dei fratelli Huang.

Testo redatto a cura di Marius Creati

Fonte: Wikipedia.org

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