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Paolo Villaggio, muore un grande personaggio cinematografico italiano

July 4, 2017 Leave a comment

paolo villaggio

L’attore genovese aveva 84 anni. Con lui scompare uno dei pochi veri attori comici italiani. Entrato nella cultura popolare con il personaggio del ragioniere Ugo, aveva recitato con Fellini, Olmi e Monicelli, ottenendo premi prestigiosi. Camera ardente in Campidoglio  e cerimonia laica alla Casa del cinema mercoledì

È morto a Roma Paolo Villaggio. L’attore aveva 84 anni. Ad annunciarlo la figlia Elisabetta su Facebook dove, su una foto del padre giovanissimo, scrive: “Ciao papà ora sei di nuovo libero di volare”. Elisabetta, insieme al fratello Pierfrancesco, erano con lui nella clinica Paideia dove era ricoverato e hanno spiegato che il padre è morto per le complicanze del diabete che lui “aveva curato poco e male”. La camera ardente sarà allestita mercoledì 5 luglio nella sala della Protomoteca, dalle ore 9.30 fino alle ore 16.30. Alle 18.30 sarà il Teatro all’aperto – Ettore Scola di Casa del Cinema ad ospitare un saluto al grande attore ed autore con la partecipazioni dei familiari, degli amici e di tutti quelli che a Paolo Villaggio devono un sorriso, un pensiero, un ricordo. In serata la Casa del Cinema modificherà il suo programma estivo per proiettare, alle ore 21.30, Fantozzi di Luciano Salce (1976), preceduto da una testimonianza filmata di Paolo Villaggio alla Casa del Cinema. D’altronde per Villaggio un funerale religioso sarebbe stato possibile solo a San Pietro, come hanno ricordato con il sorriso sulle labbra i figli.  “Come vorrebbe essere ricordato? Con un funerale a San Pietro. Diceva spesso scherzando – ha ricordato la figlia Elisabetta -: se devo avere un funerale in chiesa, lo voglio a San Pietro”.

Con Paolo Villaggio se ne va uno dei pochi attori comici italiani. Se tanti sono gli attori “da commedia”, i comici si contano sulle dita di una mano: Totò, Franco Franchi, Villaggio appunto… Molte sono le analogie e le differenze col sommo De Curtis, in arte Totò. È vero che Villaggio non diede, al contrario di Totò, il proprio nome ai film, ma in compenso li intitolò al suo “doppio” Ugo Fantozzi, l’avatar da lui creato e interpretato in ben dieci pellicole. S’è fatto spesso riferimento a una condivisione dello stesso destino tra i due comici, che sarebbero stati ignorati a lungo da una critica sdegnosa, per essere poi “riscoperti” tardivamente.

Un’opinione suffragata da alcune iperboli su Fantozzi, da quando si cominciò a parlarne come l’erede della grande letteratura russa dei Gogol e dei Cechov. Ma non andò veramente così. Dopo una fortunata carriera nel cabaret e alla televisione (dove aveva indossato i personaggi del sadico professor Kranz e del sottomesso impiegato Fracchia, ottenendo subito una grande popolarità), Villaggio entrò nel cinema dalla porta principale. Nel 1970 fu l’alemanno infanticida in Brancaleone alle Crociate di Mario Monicelli; poi lo si vide a fianco di Vittorio Gassman in due film (Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto e Che c’entriamo noi con la rivoluzione?) e, nel 1974, in Non toccare la donna bianca di Marco Ferreri. Fu semmai dopo il primo Fantozzi, diretto da Luciano Salce quando l’omonimo libro di Villaggio diventò un best-seller, che l’attore si convertì decisamente al cinema nazional-popolare, capitalizzando un successo destinato a crescere nei decenni seguenti.

Un’altra diversità rispetto a Totò consisteva nel fatto che questi (pur con “spalle” di qualità come Peppino o Fabrizi) fu sempre protagonista dei film, mentre Villaggio poteva alternare il ruolo principale adattandosi al gioco di squadra: soprattutto negli anni Settanta, allorché nel nostro cinema imperversavano la commedia corale e quella a episodi: vedi (continuamente riproposti in tv) I pompieri, Missione eroica i pompieri 2, Scuola di ladri, Scuola di ladri parte seconda, Rimini Rimini ecc.

E tuttavia, per continuare nel parallelo con Totò, la carriera comica di Villaggio fu punteggiata di film d’autore. Dal più grande di tutti, Federico Fellini, che nel 1989 lo diresse comprimario di Roberto Benigni nella Voce della luna, all’Ermanno Olmi del Segreto del Bosco Vecchio (1993), fino a Cari fottutissimi amici (1994), di nuovo con Monicelli.

Se i registi maggiori seppero valorizzare i tratti più amari e malinconici della sua grande “maschera” di perdente, non per questo Villaggio tradì il personaggio che gli aveva dato la fama (e che quei tratti, in fondo, conteneva già), continuando a portare sullo schermo le epiche sventure di Fantozzi. Ebbero meno fortuna, invece, altre varianti del suo repertorio comico, quali Professor Kranz tedesco di Germania (con Salce) e un paio di Fracchia diretti da Neri Parenti.

A Paolo Villaggio non sono mancate le soddisfazioni in vita, dal David di Donatello come miglior attore protagonista per il film di  Fellini al Leone d’Oro alla carriera (1992), dal Nastro d’argento per Il segreto del bosco vecchio al Pardo d’onore a Locarno (2000). Difficile dar conto in poche righe della sua attività di scrittore satirico o delle incursioni sulle scene teatrali, tra cui un memorabile Avaro (1996) e l’autobiografico Delirio di un povero vecchio (2000-2001). Ma sarebbe colpevole non ricordare la sua amicizia con Fabrizio De André, risalente agli anni in cui erano ragazzini e che produsse due canzoni memorabili come Il fannullone e Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers (testi di Paolo, musica di Fabrizio).

Alle esequie dell’amico Villaggio disse: “era una persona molto sensibile e ovviamente quando si è molto amici si parla della morte come di un fatto lontano, del tutto improbabile. Adesso che invece la cosa è accaduta e quando stava per succedere, non abbiamo mai avuto più il coraggio né di incontrarci, né di parlare della cosa, perché questa volta non era un gioco, non era letteratura, era la realtà”. Parole ineccepibili; anche per chi, come noi, preferirà ricordarlo con un sorriso.

Roberto Nepoti

Fonte: La Repubblica

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Paolo Villaggio, scatenato commenta monologo Celentano a “L’Arena” di Massimo Giletti

February 27, 2012 Leave a comment

Paolo Villaggio scatenato. Ospite a “L’Arena” di Massimo Giletti, programma della domenica pomeriggio di RaiUno, il comico genovese ha dato vita ad un vero e proprio show, affrontando con disinvoltura e cinismo una serie di argomenti. Alla prevedibile domanda su Adriano Celentano, ad esempio, Villaggio ha risposto senza mezzi termini: “Mi aspettavo esattamente tutto quello che ha fatto. È un personaggio di una vanità ripugnante”.
L’attore 79enne ha poi raccontato alcuni aneddoti su Silvio Berlusconi e Fabrizio De Andrè, personaggi con cui da giovane condivise il lavoro sulle navi: “Facevo l’animatore sulle crociere, ero il più antipatico. Con me c’erano Berlusconi, che faceva il pianista, relegato in fondo, vicino alle eliche e Fabrizio De Andrè. Sono sempre stato invidioso di Fabrizio, era troppo vanitoso – ha scherzato Villaggio -. Sono stato invidioso di lui anche da morto, al suo funerale, era diventato troppo famoso”.
L’ironia di Villaggio si è trasformata rapidamente in cinismo, o forse realismo. “Il mio Fantozzi? Lui un posto fisso almeno ce l’aveva – ha sottolineato l’attore ligure -. Oggi gli impiegati si vestono da giovani e sono infelici”. Una visione disincantata del mondo e del futuro: “Se credo in Dio? Sono dell’avviso che oggi credere in Dio sia molto difficile”.

Fonte: TMNews

“Giudizio universale” di Paolo Villaggio, Giangiacomo Feltrinelli Editore

Giudizio universale – Paolo Villaggio

Collana: Varia
Pagine: 160
Prezzo: Euro 15,00

“Dottor Padre Eterno! Quell’evento incredibile! Ci siamo! È tutto finito!”

Il Padre Eterno si sforza di trovare una voce autorevole, ma tradisce una nota umana: “Io che ho la facoltà di prevedere tutto non… sono disorientato…”.

“Padre Eterno, scusa se ti do del tu…ma è successo quello che avevi previsto ancora prima della Creazione.”

“E cioè?”

“Meteoritegigantescospaccatoterra!”

L’antefatto di questa storia l’hanno scritto e raccontato in tanti – un meteorite si schianta sulla Terra, il genere umano si estingue – ma in pochi hanno descritto ciò che avviene dopo. Il dopo, secondo Paolo Villaggio, assomiglia molto a un tribunale. Ci sono i giudici – Dio, Gesù, Buddha, Maometto, le divinità indiane e diversi intrusi –, c’è un segretario – la Colomba – e ci sono i “chiamati in giudizio” – l’umanità intera. All’inizio, certo, c’è confusione, parecchia confusione. Ogni divinità vuole prevalere, avere la prima – o l’ultima – parola, stabilire la supremazia in base alla conta dei fedeli. Ben presto, però, il Giudizio comincia, non c’è tempo da perdere. In rigoroso ordine alfabetico, uomini e donne vengono invitati a esporre la bontà o meno del loro operato terreno. Paolo Villaggio compone alla sua maniera un rocambolesco ritratto di famiglia dell’Umanità. Con dissacrante ironia, con spassosa scorrettezza, con vibrante saggezza. E sullo sfondo, tra i Grandi, un piccolo ragioniere spintona per farsi largo, perché anche lui ha qualcosa da dire.

Come un cronista appassionato e curioso, Paolo Villaggio assiste alla “chiamata” e alle “testimonianze”, concentrandosi sui personaggi più noti della Storia. Da Maria Antonietta a Hitler, da Leonardo da Vinci a Cristoforo Colombo, da papa Wojtyla a Zinédine Zidane.

Fonte: Giangiacomo Feltrinelli Editore