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Posts Tagged ‘Palazzo delle Esposizioni’

“Mangasia: Wonderlands of Asian Comics”, mostra sul fumetto asiatico al Palazzo delle Esposizioni di Roma

October 7, 2017 Leave a comment

MANGASIA- WONDERLANDS OF ASIAN COMICS

7 ottobre 2017 > 21 gennaio 2018

A cura di Paul Gravett
Mostra creata da The Barbican Centre

 

La mostra “Mangasia: Wonderlands of Asian Comics” presenterà la più ampia selezione di opere originali del fumetto asiatico, esposte accanto alle loro controparti commerciali, stampate per il mercato di massa.

Buona parte di esse non è mai stata mostrata fuori dal proprio paese d’origine. La mostra si concentrerà inoltre sul processo creativo che porta alla realizzazione delle storie, partendo dalle sceneggiature e passando per schizzi e layout, fino alle pagine complete.

Curata da Paul Gravett e un team di oltre venti esperti, “Mangasia: Wonderlands of Asian Comics” esplorerà l’intero reame di questo nuovo continente del fumetto asiatico, attraverso opere provenienti da Giappone, Corea del Nord, Corea del Sud, India, Cina, Taiwan, Hong Kong, Indonesia, Malesia, Filippine e Singapore, nonché dalle scene emergenti come quelle di Buthan, Cambogia, Timor Est, Mongolia e Vietnam. Percorsi tematici metteranno a confronto la varietà di folklore, Storia e sperimentazione di tutta la regione. La mostra darà spazio ai precursori dei fumetti riconducibili alla tradizione asiatica delle arti visive “narrative” e al loro impatto che supera i confini della carta stampata per vivere sotto forma di prodotti animati e live-action per cinema e televisione, musica, video game, moda e arte contemporanea.
Paul Gravett è uno scrittore, specialista, editore e curatore TV che lavora nell’industria del fumetto dal 1981. È autore di molti libri sul tema. Ha anche coordinato numerose mostre sull’arte del fumetto, è co-direttore di COMICA, the London International Comics Festival.
Immagine: Du Gu, Zao Dao, 2014, character design for “Le Vent traversant les pins”. Published by Editions Mosquito, 2015

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“Ai tempi di Degas”, mostra dedicata al grande maestro a Palazzo delle Esposizioni di Roma

April 13, 2017 Leave a comment

BANNER-DEGAS-ITALIANO

“Dal finestrino del tram in viaggio, i volti dei passanti apparivano sfocati.

Degas si rendeva conto che la vita moderna era vita in movimento”

Il Palazzo delle Esposizioni ospita, dal 18 marzo al 27 agosto 2017, nello Spazio Fontana la mostra su Ai tempi di Degas, il nuovo albo illustrato di Samantha Friedman e Cristina Pieropan sull’artista francese Edgar Degas realizzato in occasione della mostra Edgar Degas: A Strange New Beauty e pubblicato quest’anno da MoMA – FATATRAC dopo i successi di Il giardino di Matisse e La piccola Charlotte filmmaker.

Il Laboratorio d’arte del Palazzo delle Esposizioni, grazie alla collezione dello Scaffale d’arte, biblioteca specializzata in editoria internazionale d’arte per ragazzi, diviene luogo ideale di approdo per la mostra delle opere di Cristina Pieropan, illustratrice del libro. Oltre alle tavole originali che compongono il libro, sono esposte veline e schizzi, lastre di zinco e una serie di acqueforti con prove di stampa che ci accompagnano alla scoperta della tecnica dell’incisione e dell’acquaforte. L’allestimento immersivo ci riporta nell’atmosfera della Parigi di fine Ottocento mostrando come l’idea del libro abbia preso corpo poco a poco dalle sapienti mani dell’illustratrice.
Nel libro, l’opera di Degas viene interpretata con sensibilità dal testo di Samantha Friedman, curatrice del MoMA, e dalle eleganti incisioni di Pieropan, raccontando pagina dopo pagina il passaggio del maestro dalla fase iniziale, improntata di forte classicismo, a quella che ha lo reso poi indiscutibilmente famoso grazie allo sguardo attento con cui osservava le persone: dalle stiratrici al pubblico delle gare dei cavalli, fino alle ballerine dell’Opera.

Arricchisce la mostra un ricco calendario di laboratori che conducono scuole e famiglie nelle strade e negli interni della Parigi del tempo. Visite in mostra e laboratori per approfondire le tecniche dell’incisione, scoprire il funzionamento degli strumenti calcografici, dal torchio al bulino e alle sgorbie presenti in mostra.

info
Spazio Fontana – Palazzo delle Esposizioni

via Milano 13 – Roma

domenica, martedì, mercoledì e giovedì dalle 10.00 alle 20.00

venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30 – lunedì chiuso


Edgar Degas (1834-1917) pittore, disegnatore, stampatore e scultore. Considerato uno dei massimi esponenti dell’Impressionismo preferiva però autodefinirsi realista, perché basava la propria opera sull’osservazione diretta della quotidianità. Negli anni Settanta dell’Ottocento cominciò a dipingere scene di vita della città moderna. Questi nuovi soggetti richiesero nuove tecniche, come il monotipo e la fotografia.

Samantha Friedman lavora come assistente curatrice presso il MoMA di New York. Recentemente ha curato le mostre Henri Matisse: The Cut-Outs, Van Gogh, Dalí and Beyond: The World Reimagined e molte altre prestigiose esposizioni. Oltre a essere l’autrice degli albi Il giardino di Matisse e Ai tempi di Degas, ha scritto diversi saggi per i cataloghi del MoMA.

Cristina Pieropan lavora come illustratrice e creativa free-lance. Ha pubblicato oltre una ventina di album illustrati, la sua tecnica di lavoro privilegiata è la calcografia (acquaforte, acquatinta, ceramolle, linoleumgrafia) che infine colora ad acquerello.
Ha esposto in Italia e all’estero. Collabora con musei, gallerie d’arte, biblioteche, librerie proponendo corsi e work-shop creativi. Una sua incisione fa parte della Royal Collection di Buckingham Palace, Londra. Il libro Tu grimpes drôlement bien aux arbres! di Edition Notari è stato segnalato fra i migliori 200 al mondo da IYL, White Ravens, Francoforte 2016. Ad aprile 2017 ritirerà un premio negli Emirati Arabi per il libro La bambina che ascoltava gli alberi pubblicato da Edizioni Corsare. Ha pubblicato per MoMA-Museum of Modern Art, New York; Royal Collection Trust, Buckingham Palace, Londra; Editions Notari, Genève; Rizzoli; Salani e molte altre case editrici in Italia e all’estero.

“Georg Baselitz. Gli Eroi”, mostra del grande artista a Palazzo delle Esposizioni di Roma

April 13, 2017 Leave a comment

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4 marzo – 18 giugno 2017

a cura di Max Hollein con Daniela Lancioni

Il progetto è una co-produzione Azienda Speciale Palaexpo con Städel Museum di Francoforte, Moderna Museet di Stoccolma e Guggenheim Museum di Bilbao.

Soldati, Pastori, Ribelli, Partigiani, Pittori, Pittori moderni, Rossi, Bianchi sono gli Eroi e i Nuovi tipi dipinti da Georg Baselitz tra il 1965 e il 1966 in completa solitudine e immerso in un vero e proprio furore espressivo. Per la prima volta una grande mostra monografica riunisce un cospicuo numero di questi dipinti considerati una sorta di manifesto della pittura di Baselitz e una pietra miliare della storia dell’arte contemporanea.

Cresciuto nella Germania Democratica e trasferitosi nella Germania Federale prima della costruzione del Muro di Berlino, l’artista lavorò a questo ciclo appena ventisettenne di ritorno dal soggiorno a Firenze, dove aveva trascorso sei mesi grazie a una borsa di studio. Condotti con una pittura vigorosa, in cui il colore, il segno e la figura raggiungono una forte intensità, quasi sfidandosi a vicenda, i dipinti offrono una figura del tutto inedita di eroe. In contrasto con l’immagine positiva legata alla retorica e alla propaganda bellica e postbellica, gli Eroi di Baselitz mostrano fragilità, precarietà, contraddittorietà.

Colossi in uniformi lacere, si stagliano, frontali, su uno sfondo di macerie, feriti e vulnerabili. Questo sentimento di disperazione, tuttavia, è attenuato dall’immagine di un medicamento, dalla presenza di un utensile, la tavolozza del pittore ad esempio, o dal gesto di raccogliere nella mano un piccolo carro o un lembo di paesaggio come a proteggere i semi di futura coltura. Un tragico fallimento o un segno di speranza: un’ambiguità preziosa, espressa da un giovane nato in Germania prima della caduta del nazionalsocialismo, che ha visto il suo paese diviso in due metà, in contrasto tra loro, senza riuscire a riconoscere in alcuna delle due un valido modello sociale.

Oltre a buona parte dei dipinti del ciclo degli Eroi o Nuovi tipi, la mostra raccoglie una selezione di disegni e di xilografie dello stesso soggetto e i primi esemplari dei quadri cosiddetti “fratturati” del 1966 dove l’artista sperimenta una riorganizzazione dell’immagine che precede la stagione dei dipinti capovolti.

Infine, con l’idea di tracciare un’ideale continuità tra il passato e il presente, la mostra si conclude con una selezione dei dipinti del ciclo Remix, ai quali Georg Baselitz ha iniziato a lavorare nel 2005, riferibili alla serie degli Eroi e dei Nuovi tipi datati 2007 e 2008.

La mostra è stata ideata dallo Städel Museum di Francoforte e realizzata in collaborazione con il Palazzo delle Esposizioni di Roma, il Moderna Museet di Stoccolma, il Museo Guggenheim Bilbao. È accompagnata da un catalogo corredato da un ricco apparato iconografico e da nuove e aggiornate interpretazioni, disponibile nella versione italiana, inglese e tedesca.

 

“David LaChapelle. Dopo il Diluvio”, personale del grade artista fotografo al Palazzo delle Esposizioni di Roma

June 6, 2015 Leave a comment

David LaChapelle. Dopo il Diluvio

Al Palazzo delle Esposizioni torna dopo oltre quindici anni il grande artista fotografo americano David LaChapelle con una delle più importanti e vaste retrospettive a lui dedicate. Sono infatti esposte circa 100 opere di cui alcune totalmente inedite, altre presentate per la prima volta in un museo e  molte di grande formato.
Roma è stata una città fondamentale nella carriera artistica di LaChapelle. Nel 2006 infatti, durante un soggiorno nella Capitale, David LaChapelle ha occasione di visitare privatamente la Cappella Sistina; la sua sensibilità artistica è scossa dalla bellezza e dalla potenza dell’arte romana che danno il definitivo impulso alla necessità di imprimere una svolta alla sua produzione. Fino ad allora LaChapelle ha preferito che le sue foto viaggiassero sulle pagine di riviste di moda e di cataloghi senza testi.

L’obiettivo non è mai stato fermarsi alla mera illustrazione, ma raggiungere un pubblico quanto più vasto possibile – è questo il suo modo di essere un artista pop – e portare la lettura dell’opera sul piano dello shock emotivo.
LaChapelle ha spinto la sua estetica fino al limite, ma nel 2006 se n’è andato di scena. Ha voltato le spalle alla mondanità per ritirarsi a vivere in un’isola selvaggia, nel mezzo del Pacifico: “Avevo detto quello che volevo dire”.
La mostra è concentrata perciò sui lavori realizzati dall’artista a partire dal 2006, anno di produzione della monumentale serie intitolata “The Deluge”, che segna un punto di svolta profonda nel lavoro di David LaChapelle. Con la realizzazione di “The Deluge”, ispirato al grande affresco michelangiolesco della Cappella Sistina, LaChapelle torna a concepire un lavoro con l’unico scopo di esporlo in una galleria d’arte o in un museo, opere non commissionate e non destinate alle pagine di una rivista di moda o a una campagna pubblicitaria.
Dopo The Deluge, la produzione del fotografo americano si volge verso altre direzioni estetiche e concettuali. Il segnale più evidente del cambiamento è la scomparsa dai lavori seriali della presenza umana: i modelli viventi che in tutti i lavori precedenti (unica eccezione è The Electric Chair del 2001, personale interpretazione del celebre lavoro di Andy Warhol) hanno avuto una parte centrale nella composizione del set e nel messaggio incarnato dall’immagine, spariscono. Le serie Car CrashNegative CurrenciesHearth Laughs in FlowersGas StationsLand Scape, fino alla più recente Aristocracy, seguono questa nuova scelta formale: LaChapelle cancella clamorosamente la carne, elemento caratterizzante della sua arte.
Per permettere al pubblico di conoscere le “origini” del lavoro di LaChapelle degli anni precedenti a The Deluge, è esposta anche una selezione di opere che comprende ritratti di celebrità del mondo della musica, della moda e del cinema, scene con tocchi surrealisti basati su temi religiosi, citazioni di grandi opere della storia dell’arte e del cinema; una produzione segnata dalla saturazione cromatica e dal movimento, con cui il fotografo americano ha raggiunto la propria riconoscibile cifra estetica e ha influenzato molti artisti delle generazioni successive.
Le opere di David LaChapelle sono presenti in numerose importanti collezioni pubbliche e private internazionali, e esposte in vari musei, tra i quali il Musée D’Orsay, Paris; the Brooklyn Museum, New York; the Museum of Contemporary Art, Taipei; the Tel Aviv Museum of Art; the Los Angeles County Museum of Art (LACMA); The National Portrait Gallery, London; and the Fotographfiska Museet, Stockholm, Sweden. The National Portrait Gallery in Washington, DC.
L’esposizione ospita anche una rassegna di filmati che attraverso i back stage dei suoi set fotografici, ci illustrano il complesso processo di realizzazione e produzione dei suoi lavori.

“Empire State. Arte a New York oggi”, collettiva al Palazzo delle Esposizioni a Roma

May 29, 2013 Leave a comment

EmpireState

Michele Abeles, Uri Aran, Darren Bader, Antoine Catala, Moyra Davey, Keith Edmier, LaToya Ruby Frazier, Dan Graham, Renée Green, Wade Guyton, Shadi Habib Allah, Jeff Koons, Nate Lowman, Danny McDonald, Bjarne Melgaard, John Miller, Takeshi Murata, Virginia Overton, Joyce Pensato, Adrian Piper, Rob Pruitt, R. H. Quaytman, Tabor Robak, Julian Schnabel, Ryan Sullivan
Il tema su cui si misura questo ambizioso progetto espositivo è la capacità degli artisti di re-immaginare la vita urbana, interrogandosi più specificatamente sulla capacità di New York di rappresentare ancora e per eccellenza un luogo di elaborazione di idee.
La mostra riunisce un gruppo di venticinque artisti di diverse generazioni attivi nei cinque distretti metropolitani così come nelle aree periferiche ed extraperiferiche della città, presentando opere che riflettono sullo spazio urbano come mezzo di distribuzione del potere. Un argomento quanto mai attuale in un’epoca come la nostra, in cui il ruolo politico, economico e culturale degli Stati Uniti negli affari internazionali è oggetto di un ripensamento non privo di serie inquietudini. L’arte contemporanea, in questo caso, si fa strumento di riflessione sulla pervasività dei media nelle città moderne.
Insieme ad altri più ovvi rimandi, il titolo della mostra intende evocare Empire, titolo del fondamentale saggio di Antonio Negri e Michael Hardt  sul capitalismo globale guidato dagli Stati Uniti (2000), nonché la canzone Empire State of Mind  (2009), coinvolgente inno a New York reso celebre in tutto il mondo da Jay-Z e Alicia Keys.
Proprio come la città di New York, anche l’arte contemporanea negli ultimi cinquant’anni è cresciuta in maniera esponenziale. Un frenetico sviluppo che ha aperto la strada alla sperimentazione di possibilità sempre nuove nel campo delle arti visive, costringendo al tempo stesso a rivalutare impostazioni critiche di tipo tradizionale. Gli artisti rappresentati nella mostra Empire State sono certamente radicati nella critica istituzionale, ivi compresi gli studi sul rapporto tra media ed economia, ma allo stesso tempo ricorrono alla tecnologia e all’astrazione per offrire nuovi modelli di soggettività. I padiglioni a specchio di Dan Graham, ad esempio, combinano arte minimalista e architettura per riflettere e moltiplicare la forma umana; mentre le recenti opere della serie “Antiquity” di Jeff Koons rivelano gli interessi dell’artista per il mito così come la straordinaria capacità tecnica necessaria a realizzarle.
Mentre la comunità artistica si trova ad affrontare questa sua nuova dimensione quasi industriale, gli artisti newyorkesi devono mettere in discussione le convenzioni che definiscono le loro reti sociali. Oltre a documentare ‘per genealogie’ le familiarità storiche esistenti tra i vari artisti, Empire State suggerisce nuove connessioni possibili. Rebecca H. Quaytman esporrà per la prima volta in gruppo i suoi ritratti di artisti di New York; mentre il net artist Tabor Robak, la cui opera circola principalmente in rete suscitando domande fondamentali sul nostro modo di definire e riconoscere la comunità artistica, verrà presentato per la prima volta in un contesto internazionale. Gli artisti newyorkesi non sono nuovi a ‘manipolazioni’ della loro autorialità spesso ricondotta a marchi collettivi e un numero significativo dei nomi presenti in Empire State ha infatti fatto parte di gruppi di vario tipo tra cui Orchard, Reena Spaulings, 179 Canal e Art Club 2000.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo ampiamente illustrato (Skira) capace di incarnare lo spirito dell’iniziativa sotto il profilo tanto culturale quanto visivo. Oltre ad ampi contributi dei curatori, la pubblicazione comprenderà scritti di Tom McDonough, John Miller e Eileen Myles, un saggio per immagini di Matt Keegan nonché testi originali dedicati a ciascun artista e firmati da critici e curatori di spicco tra cui Bruce Hainley, Hans Ulrich Obrist, Tina Kukielski. 23 aprile – 21 luglio 2013