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“Ode al giorno felice” di Pablo Neruda

January 3, 2012 Leave a comment

Ode al giorno felice

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.

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“Il giorno di Capodanno” di Pablo Neruda

December 31, 2011 Leave a comment

Il giorno di Capodanno

Il primo giorno dell’anno
lo distinguiamo dagli altri
come
se fosse
un cavallino
diverso da tutti
i cavalli.
Gli adorniamo
la fronte
con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse
un esploratore
che scende da una stella.
La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo bagnerà con frecce
di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà
nell’ombra.
Eppure
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo.

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“Posso scrivere i versi più tristi stanotte” di Pablo Neruda

Posso scrivere i versi più tristi stanotte

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Scrivere, per esempio: «La notte è stellata,
e tremano, azzurri, gli astri, in lontananza.

Il vento della notte gira nel cielo e canta.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l’amai e a volte anche lei mi amò.

Nelle notti come questa l’ho tenuta tra le braccia.
La  baciai tante volte sotto il cielo infinito.

Lei mi  amò e a volte anch’io l’amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

Posso scrivere i versi più tristi questa notte.

Pensare che non l’ho più. Sentire che l’ho perduta.

Udire la notte immensa, ancor più immensa senza lei.

E il verso cade sull’anima come sull’erba la rugiada

Che  importa che il mio amore non potesse conservarla.

La notte è stellata e lei non è con me.

E’ tutto. In lontananza, qualcuno canta. In lontananza.

La mia anima non si accontenta d’averla perduta.

Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.

Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.

La stessa notte che fa biancheggiare gli stessi alberi.

Noi, quelli di allora, già non siamo gli stessi.

Io non l’amo, è certo, ma quanto l’amai.

La mia voce cercava il vento per toccare il suo udito.

D’altro. Sarà d’altro. Come prima dei miei baci.

La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.

Più non l’amo, è certo, ma forse l’amo.

È così breve l’amore, ed è sì lungo l’oblio.

Perchè in notti come questa la tenni tra le mie braccia,

la mia anima non si rassegna d’averla perduta.

Benché questo sia l’ultimo dolore che lei mi causa,
e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.

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