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Posts Tagged ‘New York’

Muore Lou Reed, araba fenice del rock americano

October 28, 2013 Leave a comment

Lou Reed

New York, muore all’età di settantuno anni il celebre cantante Lou Reed,in seguito ad alcune complicazioni postume a un trapianto di fegato subito lo scorso maggio, deceduto a Southampton dove viveva con la sua compagna Laurie Anderson.  Grande artefice del rock anni cinquanta, non che grande artista del nostro secolo, ex cantante dei Velvet Underground e araba fenice musicale in grado di rinascere continuamente a distanza di tempo, lo si ricorda per il suo temperamento scandaloso, figlio della buona borghesia ebraica newyorkese, dedito a smascherare la vena conservatrice delle crème conformista di quegl’anni, ceto sociale da cui proveniva, introducendo nel rock stardom di successo, pur tuttavia convenzionale, un ideale dirompente legato al concetto di diversità, facendosi carico delle molteplici storie dei loser americani, nella specie tossicodipendenti e omosessuali, diventando così un eroe maledetto contemporaneo.

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Pier Paolo Pasolini, full retrospective at the MoMa – The Museum of Modern Art of New York

December 14, 2012 Leave a comment
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More than two decades after its 1990 retrospective of Pier Paolo Pasolini, MoMA once again joins with Luce Cinecittà and Fondo Pier Paolo Pasolini/Cineteca di Bologna to present a full retrospective of Pasolini’s cinematic output. Many of these celebrated films will be shown in recently restored versions, and all are presented in newly struck prints. Much of this painstaking restoration work was performed by Cineteca di Bologna, alongside several of Pasolini’s former collaborators. Pasolini’s cinematic legacy is distinguished by an unerring eye for cinematic composition and tone, and a stylistic ease within a variety of genres—many of which he reworked to his own purposes, and all of which he invested with his distinctive touch. Yet it is Pasolini’s unique genius for creating images that evoke the inner truths of his own brief life that truly sets his films apart—and entices new generations of cinephiles to explore his work.
Pasolini’s cinematic works roughly correspond to four periods in the socially and politically committed artist’s life. The National Popular Cinema commenced with his debut, Accattone (1961), which immediately made a name for him as a filmmaker of prodigious talent and fury. This was followed by Mamma Romaand a number of episodic comic films containing warm, honest portraits of people living on the fringes of society, culminating in the masterful The Gospel According to Matthew. Marking him as a provocative thinker and audacious artist with an uncompromising vision, Pasolini’s middle period, often termed The Unpopular Cinema, features excoriating depictions of the bourgeoisie that lend a passionate immediacy to films like Teorema, Porcile, and a modern interpretation of Medea.
The Trilogy of Life—The Decameron, The Canterbury Tales, andArabian Nights—produced between 1971 and 1974, is a triumphant reinterpretation of classic tales and fables that retain their universality despite being interpreted by thoroughly modern means. As Pasolini himself noted, he focused on the past precisely because it reflects the present most profoundly. Sometimes referred to as The Abjuration of the Trilogy of Life,the director’s utterly despairing final film, Salò or the 120 Days of Sodom, was held up for years due to censorship issues, and it remains a shockingly raw and profoundly disconcerting experience. Salò was completed in 1975, the year of Pasolini’s mysterious murder.
A series of supplemental events pay tribute to Pasolini’s multifaceted career. An evening of recitals by well-known Italian and American actors highlights Pasolini’s accomplishments as an acclaimed essayist and beloved poet; MoMA PS1 hosts two programs: a day of performances inspired by Pasolini and an installation comprising three of Pasolini’s films screening continuously throughout the run of the retrospective; a roundtable discussion about his artistic legacy takes place at New York University; a selection of Pasolini’s paintings and drawings is exhibited at Location One; and a seminar hosted by the Italian Cultural Institute launches a new publication featuring materials drawn from Pasolini’s archives.


Co-produced by The Museum of Modern Art, New York and Luce Cinecittà, Rome.
The exhibition is organized by Jytte Jensen, Curator, Department of Film, The Museum of Modern Art, and by Camilla Cormanni and Paola Ruggiero, Luce Cinecittà; with Roberto Chiesi, Cineteca di Bologna; Fondo Pier Paolo Pasolini, Bologna; and Graziella Chiarcossi. Presented in association with the Ministry of Culture of Italy. Special thanks to The Italian Cultural Institute, New York.
The exhibition is supported by Gucci and by The International Council of The Museum of Modern Art.

New York, restaurato il “Satyricon” di Federico Fellini

October 11, 2012 Leave a comment

Per il prestigioso New York Times è “uno degli eventi più attesi del festival”. Il festival è il 50esimo “New York Film Festival” e l’appuntamento è la presentazione della versione restaurata del “Satyricon” di Federico Fellini. Il capolavoro del regista riminese è in cartellone il prossimo 13 ottobre nel Walter Reade Theatre del Lincoln Center.
L’importante operazione di recupero, ad opera della Cineteca Nazionale con il contributo di Dolce & Gabbana e promossa dalla Ka Studio di Deborah Young, è stata realizzata in particolare grazie al minuzioso lavoro del direttore della fotografia Giuseppe Rotunno, già a fianco del regista nel 1969 nella realizzazione del film..
Il film, liberamente tratto dall’omonimo classico dello scrittore latino Petronio Arbitro, è un viaggio dark nel dissoluto impero romano di Nerone con Martin Potter e Hiram Keller nel ruolo dei due protagonisti del romanzo Encolpio e Ascilto. “Un testo misterioso prima di tutto per la sua frammentarietà emblematica del mondo antico quale appare a noi oggi”, così ne parlava lo stesso Fellini.
Domenico Dolce e Stefano Gabbana, dopo avere contribuito al restauro, hanno definito il film “un saggio di fantascienza del passato”, e su Fellini hanno aggiunto: “Ci ha permesso di sognare e ha ispirato la moda e le immagini che utilizziamo per raccontare la vita. Un regista che amiamo e che vorremmo che i più giovani di tutto il mondo conoscessero meglio”.

Fonte: TMNews

“Maschere e Spettri – Masks and Ghosts”, personale di Giovanni Gastel presso Bosi Contemporary di New York

April 16, 2012 Leave a comment

Bosi Contemporary  – Sede 48 Orchard Street, New York NY 10002 –  Mappa
Informazioni Tel +1 212 966 5686 | info@bosicontemporary.com |http://www.bosicontemporary.com/ 
GIOVANNI GASTEL. Maschere e Spettri – Masks and Ghosts
Dal Friday 25 May 2012 al Sunday 24 June 2012
Orari: 
mer/dom h. 11.00/19.00
Ufficio stampa CLP Relazioni Pubbliche srl
Gli artisti correlati Giovanni Gastel
Dal 25 maggio al 24 giugno 2012, Bosi Contemporary di New York (48 Orchard Street) ospita la mostra di Giovanni Gastel, dal titolo Maschere e Spettri (Masks and Ghosts).
L’esposizione presenta venti immagini del fotografo milanese, artista tra i più conosciuti a livello internazionale, che ritraggono figure femminili in cui lo specchio della fotografia invece di restituire la loro bellezza quasi sovrannaturale, come è compito della moda – settore nel quale Gastel vanta un’esperienza trentennale – ne documenta l’aspetto effimero e lugubre.
L’immagine della bellezza, trionfo della vita, è fugace: esalta la maschera del corpo e ne rappresenta l’aspetto sublime. Tuttavia sotto la sua effigie si aggira lo spettro del tempo che passa, per cui la figura che la rappresenta indica già il fantasma della decadenza. Per questa ragione Giovanni Gastel, che per decenni si è impegnato a esaltare il bello, femminile e maschile, artificiale e naturale, in questa serie tende a trasformare il sublime in orrido, il vitale in tombale.
Le immagini di Maschere e Spettri testimoniano uno degli orientamenti espressivi di Gastel che vede il corpo delle modelle subire tagli e metamorfosi impreviste, in equilibrio tra attrazione e repulsione, tra raffinata eleganza e sottile decadenza.
La ricerca di sfumature cromatiche e la manipolazione dei dettagli viene inoltre esasperata attraverso la tecnologia digitale che fornisce nuovi stimoli e soluzioni all’universale immaginario femminile.
Accompagna la mostra un volume fotografico, di grande formato, con testo critico di Germano Celant, pubblicato da Skira, in occasione dell’esposizione tenuta nel 2009, a Palazzo della Ragione di Milano.
Note biografiche
Nato a Milano nel 1955, Giovanni Gastel collabora da trent’anni con le principali riviste di moda ed é uno dei grandi protagonisti della comunicazione pubblicitaria. Vive e lavora nella sua città d’origine, quando gli impegni professionali non lo portano in giro per il mondo. Lavora prevalentemente in Polaroid di grande formato e con il banco ottico 20×25. Cultore della sperimentazione, ha introdotto nella fotografia di moda contemporanea le tecniche “old mix”, la tecnica “a incrocio”, le rielaborazioni pittoriche e lo still life ironico. Erede dello stile aristocratico e sofisticato che caratterizza l’antica noblesse milanese (è nipote di Luchino Visconti), riflette nel suo stile cultura, eleganza e charme. A volte rarefatte, oniriche e simboliche, a volte surreali e smitizzanti, le sue immagini raccontano un percorso inarrestabile di ricerca creativa che, letto a ritroso, rispecchia l’evoluzione del costume degli ultimi venticinque anni.
Tra i volumi sinora pubblicati: Gastel per Donna (Edimoda, Milano 1991), il catalogo Gastel in occasione della sua personale alla Triennale di Milano del 1997, curata da Germano Celant, Genesi nello spazio (Nava, Milano 2007), Maschere e Spettri edito da Skira, per l’omonima mostra al Palazzo della Ragione di Milano del 2009, anch’essa curata da Germano Celant e Piero Lissoni Recent Architecture (Hatje Canz, Milano 2010).
Tra importanti campagne pubblicitarie e centinaia di servizi redazionali, l’autore persegue una propria ricerca personale rivolta alla fotografia d’arte.
25 maggio – 24 giugno 2012
Ingresso libero
Catalogo: Skira
Informazioni: tel. 02.8322530 – e.oropallo@giovannigastel.it
tel. + 1 212 966 56 86; info@bosicontemporary.com
Sito internet: http://www.bosicontemporary.com
http://www.giovannigastel.it

Cindy Sherman, mille volti in mostra al MoMA di New York

February 29, 2012 Leave a comment

Il MoMA di New York celebra Cindy Sherman con una grande esposizione che copre il lavoro dell’artista-fotografa dagli anni Settanta a oggi. In mostra, nel tempio della contemporaneità, 180 fotografie, tra le quali spiccano i celebri “autoritratti in maschera”, che hanno usato gli stereotipi dell’iconografia maschilista proprio per ribaltare ogni stereotipo discriminatorio. La curatrice dell’esposizione, Eva Respini.”I personaggi che Cindy ha creato nell’arco della sua carriera – spiega la studiosa – vanno davvero da certi tipi femminili ispirati al cinema, come la casalinga annoiata o la vamp, arrivano a ironizzare sulle donne e gli uomini degli antichi dipinti fino ai personaggi più recenti, ispirati a una società ossessionata dalla giovinezza e dallo status sociale, e alle donne che la rappresentano”.Nata nel 1954, Cindy Sherman è diventata lo scorso anno la fotografa più quotata del mondo, con un suo scatto battuto all’asta per quasi quattro milioni di dollari. E nel suo lavoro c’è un’indagine intellettuale molto acuta, sebbene mediata dall’ironia, sulla società contemporanea. “Se pensate alla fama che si acquisisce con Facebook, YouTube o la tv – aggiunge Respini – vedete che questa ansia per il proprio status e il modo in cui noi assumiamo diverse personalità, talvolta nello stesso giorno, è un meccanismo profondo del comportamento umano. E io credo che la cosa più importante del lavoro di Cindy è che lei ha individuato esattamente come la fotografia oggia sia complice nella costruzione delle identità”.La mostra del MoMA, con il suo carico di suggestione e riflessione, resterà aperta al pubblico fino all’11 giugno.

Fonte: TMNews

Andrew Hyde, essere felice con trentanove oggetti

January 18, 2012 Leave a comment

Quante volte vi siete detti guardando il vostro armadio o la vostra cantina: “ma tutta questa roba da dove esce fuori?”. Bene, pensate che al mondo esiste un uomo che possiede solo 39 oggetti. Ne parla Villagevoice.
MINIMALISTA – Questa è la storia di Andrew Hyde, partito da New York nell’agosto 2010 alla ricerca di un qualcosa di nuovo. Vendette quindi tutto quello che aveva, e lasciò la sua città per la prima volta. Il suo viaggio lo portò in Colorado, dove lavorò in un ranch. Finita l’esperienza girò il Southwest Americano per poi tornare in Colorado, a Boulder. In tutto questo viaggio si è limitato a possedere lo stretto necessario, eliminando vecchio oggetti e indumenti per sostituirli con altri nuovi. Al momento, come segnalato sul suo sito, dove potrete anche leggere cosa possieda nello specifico, vive per la strada. Minimalista e felice.
FELICE – Andrew vive così, minimalista ed efficace. Al momento possiede 39 oggetti, compreso uno zaino e una Volkswagen Golf.   “Il mio -ha spiegato Hyde- non è il tentativo di creare un manifesto. Nella vita non basta avere tante cose se poi non si è in grado di sfruttarle. Al momento sto addirittura pensando di ridurre ancora di più le cose in mio possesso. Fortunatamente ho sempre vissuto in ambienti temperati e non ho mai avuto bisogno di possedere tanto”. “Non ho mai pensato -ha aggiunto- a un numero minimo di oggetti in mio possesso. Il fatto che i miei capi di abbigliamento siano proprio 15 è un puro caso”.

Fonte: Giornalettismo

Orchestra Filarmonica di New York, suoneria smartphone interrompe esecuzione del concerto

January 12, 2012 Leave a comment

Il ringtone “marimba” ha disturbato l’esecuzione. Il direttore, scocciato, ha stoppato la Nona sinfonia di Malher.

Malher interrotto dalla suoneria “marimba” di un iPhone in sala. E’ successo ieri sera a New York durante un concerto della celebre orchestra filarmonica di NY. I musicisti stavano eseguendo la Nona sinfonia di Gustav Malher quando si è intromesso, per più volte, un suono estraneo alla partitura, decisamente postmoderno, e cioè il “marimba” di un iPhone. Il direttore d’orchestra Alan Gilbert ha interrotto l’esecuzione e ha chiesto al possessore dello “strumento”: “Ha finito?”. L’uomo, che era seduto proprio sotto al palco, non ha risposto. E il direttore ha insistito: “Bene, aspetteremo”. La platea della Avery Fisher Hall, strappata in modo brutale all’incantato mondo sonoro di Malher, ha reagito con rabbia al suono di “vattene” e “cacciatelo fuori”. Quando finalmente il trillo dello smartphone ha smesso, Gilbert ha chiesto: “L’ha spento?”. Lui ha annuito. E il direttore: “Non suonerà di nuovo?”, e lui ha scosso la testa. “Di solito quando c’è un elemento di disturbo come questo è meglio fare finta di niente perché dargli peso è peggio del disturbo stesso. Ma questa volta è stato così madornale che non ho potuto esimermi. Ricominceremo l’esecuzione”, sono state le ultime parole del direttore d’orchestra prima di riprendere. Il pubblico ha applaudito, i musicisti hanno ricominciato a suonare e non sono più stati interrotti. La notizia è stata segnalata su Twitter dal famoso critico musicale statunitense Alex Ross.

Fonte: TMNews

Profezia Maya, nessuna fine del mondo per il 2012

January 3, 2012 Leave a comment

E’ estremamente impossibile che il mondo finirà nel dicembre 2012. Non dobbiamo dare credito all’antico calendario Maya per prevedere questo. Lo affermano degli esperti della cultura mesoamericana.
E’ vero che il cosiddetto computo lungo del calendario Maya, che parte dal 3114 a.C., prevede per il 21 dicembre 2012 la fine del ciclo Bak’tun della durata di 400 anni. La fine di questo ciclo non corrisponde all’inizio di uno nuovo, bensì ad una sorta di “reset” del sistema, come se ad un certo punto noi cancellassimo dalla memoria del nostro computer tutti i dati che l’hanno rimepita al 99,99 % e ricominciassimo a scriverne degli altri, o se azzerassimo il contachilometri della nostra automobile che arriva a contare 99 999 chilometri fatti facendo ripartire da zero il contachilometri.
I Maya, secondo William Saturno, studioso di Archeologia Maya alla Boston University, amavano assistere alla fine di un lungo periodo, un evento meraviglioso ma non prevedevano che coincidesse con la fine del mondo. La fine del computo lungo era l’inizio di un nuovo ciclo, ha confermato Emiliano Gallaga Murrieta, Direttore per lo Stato del Chiapas dell’Istituto Nazionale Messicano di Antropologia e Storia. Un po’ come accade per il calendario cinese. Questo anno è l’anno del Coniglio, il prossimo sarà quello del Dragone e così via, scegliendo di anno in anno un animale differente.
Sulla fine del 13° Bak’tun i Maya non hanno lasciato molti riferimenti scritti: ne è stato trovato uno solo. Si tratta di una tavoletta di pietra ritrovata sul Monumento 6 del sito archeologico di Tortuguero, nello Stato messicano di Tabasco. A causa delle sue pessimi condizioni in cui è stata ritrovata la tavoletta non è facile da decifrare anche se molti ricercatori hanno tentato di farlo.
La più importante fra queste traduzioni rimane quella di Stephen Houston della Brown University e di David Stuart dell’Università del Texas, ad Austin, che risale al 1996. Da questo studio e dalla loro traduzione emerge che alla fine del 13° Bak’tun una divinità sarebbe scesa sulla Terra. Non si sa cosa sarebbe successo dopo, forse era riportata una profezia. E questi risultati di Hauston e Stuart furono citati su molti siti New Age, su forum, su libri e riviste, come se questa fosse la prova che Maya avevano previsto la fine del mondo. Recentemente i due studiosi hanno esaminato nuovamente i segni incisi sulla tavoletta concludendo che potrebbe non contenere alcun tipo di profezia, ma trattarsi, in realtà, di un riferimento al futuro per celebrare proprio il Monumento 6 dove è inciso.
Se leggiamo il post scritto da Stuart nell’ottobre scorso, “Maya Decipherment-More on Tortuguero’s Monument 6 and the Prophecy that Wasn’t” su: http://decipherment.wordpress.com/2011/10/04/more-on-tortugueros-monument-6-and-the-prophecy-that-wasnt/ , troviamo un esempio chiarificatore su questa tavoletta e sul suo significato [1].
Immaginiamo che uno scriba che vive a New York negli anni Cinquanta abbia voluto immortalare qualche avvenimento di grande importanza di quell’anno su un monumento di pietra. Un evento importante dell’epoca è stato sicurmaente la partita vincente dei New York Yankees nelle World Series, le finali del campionato americano di baseball. Se il nostro scriba immaginario usasse lo stesso espediente retorico utilizzato dallo scriba maya, l’iscrizione dovrebbe essere di questo tipo: “Il 7 ottobre 1950 i New York Yankees vinsero le World Series sconfiggendo i Philadelphia Phillies. Ciò accadde 29 anni dopo la prima vittoria degli Yankees nelle World Series, nel 1921. E così, 50 anni prima dell’anno 2000, gli Yankees vinsero le World Series”. Questo significa, secondo Stuart, che i Maya abbiano citato semplicemente un evento futuro di grandissima importanza storica, l’anno 2000 nel caso dell’esempio la fine del ciclo nell’iscrizione maya, solo per riferirsi all’evento passato che vuole celebrare. “È la struttura di molti antichi testi maya, compreso il Monumento 6 di Tortuguero”.
Il modo in cui i Maya hanno scritto questa tavoletta ha confuso i lettori e mai profetizzato la fine del mondo, anche se si riferisce alla venuta di un dio al termine del 13° Bak’tun.
“Il testo ha un senso più poetico”, prosegue Houston. “Dice: ‘Ecco, il 21 dicembre 2012 il dio scenderà sulla Terra per cominciare un ciclo nuovo, morirà il vecchio mondo e nascerà un mondo nuovo’. Ma è solo un modo poetico di scrivere” [Fonte National Geographic].
Sul Monumento 6 vi è pure incisa una data specifica, ma questa afferma che “non è seguita da un testo che dice che ci sarà la fine del mondo, che il mondo finirà tra le fiamme…  Quello non si legge da nessuna parte” afferma Houston.
Secondo il ricercatore, l’imminente fine del mondo del 2012 nasce dall’ezigenza degli Occidentali che in cerca di una guida, tornano al passati sperando che gli antichi li possano ascoltare e aitare a superare un presente molto difficile.

[1] For those who are unfamiliar with the more technical aspects of Classic Maya literary structure and discourse, I’ll illustrate this concept using a modern parallel. Let’s imagine that a scribe living in New York back in the year 1950 wanted to immortalize some great happening of that year on a stone monument. One momentous event of the time was the New York Yankees’ four-game sweep of the Phillies in that year’s World Series (it pains me a bit to write this today, being a traumatized Red Sox fan). If our imaginary scribe were to use the particular ancient Maya rhetorical device under discussion, he or she might say something like this: “On October 7, 1950, the New York Yankees defeated the Philadelphia Phillies to win the World Series. It happened 29 years after the first Yankees victory in the World Series in 1921. And so 50 years before the year 2000 will occur, the Yankees won the World Series” (little would the scribe know, unless he was a prophet, that the Yankees would win it all again in 2000). The last sentence of this commemorative statement is a projection forward to a date of calendrical importance — the fifty-year anniversary as well as the near-start of the new millennium — but notice how the writer swings back to highlight the real event at hand — the 1950 sweep. This is precisely how many ancient Maya texts are structured, including Tortuguero’s Monument 6. [Fonte: Maya Decipherment-More on Tortuguero’s Monument 6 and the Prophecy that Wasn’t di David Stuart].

Fonte: Gruppo Locale

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Rita Morelli, assassino reo confesso dell’omicidio a New York

È originario del Gambia, l’uomo 41enne, Bakary Camara, l’assassino reo confesso dell’omicidio di Rita Morelli, la ragazza italiana di origini abruzzesi trovata morta nel suo appartamento di New York nei giorni scorsi, barbaramente uccisa. Gli investigatori statunitensi sarebbero risaliti all’assassino semplicemente digitando gli ultimi numeri memorizzati sul telefono cellulare della vittima e confrontando la voce di Camara con quella udita dal centralinista che prese la chiamata dell’uomo che segnalò il delitto da una cabina telefonica. I poliziotti hanno dunque preso la decisione di invitare Camara in Commissariato ma senza successo e a seguito di tale reticenza, hanno fatto irruzione nell’appartamento dell’uomo sorprendendolo nel momento in cui si stava per piantare un grosso coltello nello stomaco per suicidarsi. Tradotto presso la centrale di Polizia, Camara avrebbe in seguito confessato l’omicidio della 36enne abruzzese. Ad allertare le autorità nella notte in cui Rita Morelli è stata uccisa, ci ha pensato prima Camara e poi la chiamata al 911 del fidanzato della giovane che l’ha trovata riversa sul pavimento. Camara è stato arrestato e portato in carcere.

Carla Liberatore

Fonte: AGS Cosmo

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Premio New York 2011-2012 per i giovani artisti

Il Ministero degli Affari Esteri – Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese, l’Istituto Italiano di Cultura di New York e l’Italian Academy for Advanced Studies presso la Columbia University di New York bandiscono la IX edizione del “Premio New York”, un programma di borse di studio riservato ad artisti italiani emergenti.

Vincere il premio significa poter trascorrere 4 mesi nella Grande Mela, entrare in contatto con il mood artistico e culturale della città più melting pot del globo. I giovani artisti avranno la possibilità di partecipare alle iniziative e ai progetti culturali messi in campo dall’Istituto Italiano di Cultura e dall’Italian Accademy.

Con il consenso del docente potranno prendere parte presso la Columbia University a lezioni di Storia dell’arte, teoria cinematografica, arti visive e architettura.

Il Premio prevede, infine, la realizzazione da parte degli artisti di una loro mostra personale presso la Galleria ISCP – International Studio and Curatorial Program – di Brooklyn, oppure in altre istituzioni a Manhattan.

Per la IX edizione del Premio verranno assegnate 2 borse di studio, al pari dei seguenti benefits:

  • un assegno mensile di 4mila dollari per vitto e alloggio;
  • la possibilità di disporre di uno studio presso l’ISCP;
  • un biglietto aereo A/R per New York dall’Italia;
  • la copertura assicurativa per spese sanitarie, infortuni, incidenti;
  • il disbrigo delle pratiche relative alla concessione del visto per la durata della borsa.

Bando e info al link
http://www.esteri.it/mae/it

Fonte: Noisymag

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