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“Nel Castello di Babbo Natale…”, mercatini di Natale nel Castello di Frontone

November 23, 2012 Leave a comment

E’ ormai da diversi anni uno degli eventi natalizi di maggior successo della provincia di Pesaro-Urbino, capace di attirare a Frontone sempre migliaia di visitatori. E l’undicesima edizione dei mercatini di Natale “Nel Castello di Babbo Natale…”, sarà ancor più ricca, grazie al grande impegno e alla passione degli organizzatori, Pro Loco e Comune.
Saranno ben cinque, anziché quattro come lo scorso anno, le giornate. Si partirà il 25 novembre per proseguire il 2, 8, 9 e 16 dicembre.
Tante idee regalo, animazione, sorprese ed un’atmosfera assolutamente suggestiva accenderanno l’affascinante castello di Frontone per un evento davvero magico. Magico come il percorso che inizierà da piazza del Municipio, dove i visitatori aspetteranno l’arrivo della navetta sotto il maestoso albero di Natale. La salita è subito emozionante, dopo pochi minuti, infatti, si ammira già il castello nella sua atmosfera ovattata.
Scesi, sarà il borgo medievale, a catturare i turisti che, all’ingresso del castello, saranno accolti dal cavallo dell’artista Dall’Osso, una scultura in ferro e fili di rame che con la sua criniera al vento saluta il Massiccio del Catria.
All’interno del castello, musica soffusa, babbi Natale per la gioia dei bambini, espositori altamente selezionati da una commissione interna alla Pro Loco per offrire agli ospiti, prodotti qualitativamente ineccepibili che si potranno ricercare percorrendo le molteplici stanze, riscaldate. Per i bambini anche uno spazio dove poter giocare e divertirsi con degli educatori che li aiuteranno nei vari laboratori. Tanti i prodotti in vetrina di altissima qualità: dagli alberi di Natale di cotone, addobbati con prodotti riciclati, alla rilegatoria, all’oggettistica in legno, rigorosamente artigianale. Tantissime ed interessanti anche le novità per questa edizione 2012.
E nelle cinque giornate non mancheranno spettacoli ed animazione per tutti i gusti: le mascotte di “Tiro e Molla” di Fabriano, truccabimbi, la casina di Babbo Natale nelle prime due giornate, mostre, stand con gustosissime prelibatezze. L’8 dicembre alle 17.30 nella chiesa del castello si esibirà il coro delle Terre Malatestiane Gaudium Vocis.
Il tutto nella splendida cornice del borgo da dove si può godere di un panorama suggestivo. Uscendo dal castello, le due chiese, della Madonna del Soccorso, all’interno della quale si svolgeranno gli spettacoli con i bambini, e la chiesa di Santa Maria Assunta.
Da non perdere la gustosa gastronomia locale. Piatto forte di Frontone sono le tagliatelle, sia con ragù bianco di porcini, che all’anatra, e la “crescia”, da non confondere con la piadina, da accompagnare a salumi, formaggi, prosciutto e verdura cotta.
Ambiente, cultura ed enogastronomia di qualità, ai piedi del monte Catria, imponente massiccio che si svela attraverso escursioni naturalistiche, a cavallo, a piedi, con possibilità di noleggio mountain bike, e uscite con accompagnatori e nelle piste di downhill e free ride.
E con la neve, snow park, piste da sci, ciaspolate e per i più piccoli il Kinder land, la prima area del centro Italia riservata esclusivamente ai bambini per giocare con bob e slittini.
Per i camperisti, da luglio, è in funzione la nuovissima area di sosta attrezzata nel centro di Frontone. Per info: www.ilcinisco.it
Informazioni: 339.8429426 – turismofrontone@gmail.com –www.comune.frontone.pu.it

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Buon Natale – Merry Christmas – Joyeux Noël – Feliz Navidad

December 24, 2011 Leave a comment

Buon Natale – Merry Christmas – Joyeux Noël – Feliz Navidad

Illustrazione di Oscar Sabini
www.oscarsabini.com

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Natale, tic e piccole manie in vacanza per dimenticare la crisi

December 21, 2011 Leave a comment

Circa 8 milioni gli italiani che prevedono di trascorrere i prossimi giorni fuori città. Ma per 7 italiani su 10 (67,5%) l’aspettativa della vacanza invernale è guastata da un senso di trascuratezza e poca ospitalità.
Con l’arrivo delle festività natalizie sono circa 8 milioni gli italiani che prevedono di trascorrere le prossime vacanze fuori città, dove rilassarsi e festeggiare l’arrivo del 2012, e tentare, almeno per qualche giorno di dimenticare la crisi. Ai mari esotici o in montagna, il popolo italico è pronto per mettersi in moto e tirare un sospiro di sollievo prima di affrontare un nuovo anno che premette essere non facile.
Ma come sono gli italiani in viaggio? Cosa non sopportano del soggiorno in hotel? Secondo quanto emerge da una ricerca promossa dall’Osservatorio Nestlè Professional, che ha realizzato 500 interviste a uomini e donne di età compresa tra i 25 e i 55 anni, per 7 italiani su 10 (67,5%) l’aspettativa della vacanza invernale è guastata da un senso di trascuratezza e poca ospitalità: tra i problemi più frequenti c’è la sensazione di sentirsi ignorati ed essere infastiditi da un servizio non all’altezza del prezzo pagato (51,4%) o troppo veloce (47,5%). Insomma, a non andare giù è che non ci si senta coccolati (9%). Il 45,7% degli intervistati, infatti, si lamenta di un generale aspetto trasandato e non curato dei camerieri, altri di una fretta non richiesta (25,4%), o di un atteggiamento troppo invadente (21,4%), scostante (17,4%). Il 78% degli intervistati afferma di tornare spesso dove si è trovato bene, sia in termini di servizio che di cibo. In primo piano, dunque, a far ”innamorare” gli italiani un hotel, sono il servizio (41,1%) e il feeling che deve scattare tra cliente e personale (16,8%).
E quali sono i tic e le manie che caratterizzano il popolo italico anche nel momento che per eccellenza dovrebbe essere deputato al riposo e divertimento? A fare da prima scrematura pare sia la provenienza geografica: da nord a sud cambiano gli usi e i costumi del viaggiatore che soggiorna in hotel. Se al nord 6 vacanzieri su 10 sono ossessionati dalla posizione dell’hotel (60,2%) e dal design (13%), al centro 4 su 10 non transigono sul menù, mentre al sud si dimostrano molto scrupolosi nel scegliere l’offerta più conveniente (51,3%).
Sul fronte delle lamentele al nord est si punta il dito contro i problemi di scarso isolamento acustico (32,8%), mentre al centro a far storcere il naso con più facilità è la scarsa accoglienza della stanza, tra cui spicca il letto, considerato spesso troppo scomodo (61,8%) e a contare è la qualità del menù (41,9%). Al sud, invece, a contare è anche l’occhio, poiché si vorrebbe trovare una stanza più fornita di dotazioni e accessori, come bagnoschiuma o asciugamani (23,7%), oltre ad un ambiente più accogliente e curato nell’arredamento (18,6%).
E non è vacanza senza dei piccoli souvenir da portare con sè a casa: in classifica i ‘classici’ pezzi, come saponette, bagnoschiuma e kit bagno (14,6%), piccoli accessori per essere sempre pulito e in ordine, a nord ovest vanno anche per la maggiore; mentre a nord est si prediligono piatti e ciotole (2,5%) per la casa. Al centro dello Stivale piace l’accessorio ingombrante, ma utile, come l’accappatoio (21,7%) e i teli bagno (29,2%). Al sud infine, quello che conta è il valore affettivo o l’impatto scenico: ecco perché è diffusa l’abitudine di accaparrarsi dei ‘pezzi unici’ da mostrare agli amici al ritorno, come i menu’ e la carta dei vini (6,4%).

Fonte: IGN Adnkronos

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Albero cosmico, simboli natalizi

December 16, 2011 Leave a comment

Da una conferenza tenuta da Rudolf Steiner a Berlino il 17 dicembre 1906)
[…]Così, nel significato della festa del Natale, noi sentiamo un’eco delle feste più antiche dell’umanità. E questa eco ci è tramandata particolarmente nella sfumatura del rito cristiano. Nei suoi simboli noi ritroviamo le immagini simboliche dell’umanità più antica. Anche l’albero, coi suoi lumini, è uno di questi simboli. E’ il simbolo dell’albero del paradiso. Il paradiso rappresenta l’insieme della natura materiale. In essa, la rappresentazione della natura spirituale è data dall’albero della conoscenza e dall’albero della vita. C’è una leggenda che rende mirabilmente il significato dell’albero della conoscenza e dell’albero della vita. Set sta davanti alla porta del paradiso e chiede di entrare. Il cherubino che sta a guardia dell’ingresso lo fa entrare. Questo è il simbolo dell’iniziazione. Quando dunque Set fu nel paradiso, trovò che l’albero della conoscenza e l’albero della vita erano strettamente intrecciati tra loro. L’arcangelo Michele, che stava davanti a Dio, gli concedette di prendere tre semi di questo albero intrecciato. Questo albero accenna profeticamente all’avvenire dell’umanità: quando tutta quanta l’umanità sarà iniziata, quando avrà conseguito la conoscenza, allora ci sarà ormai solo l’albero della vita, e la morte non esisterà più. Per il momento, però, solo all’iniziato è lecito prendere da quest’albero tre semi, i tre granelli che significano i tre elementi superiori dell’uomo. Alla morte di Adamo, Set gli mise nella bocca quei tre granelli, e da essi germogliò un roveto ardente che aveva una virtù speciale: dal legno che se ne tagliava, germogliavano sempre gemme nuove e verdi foglie. Ma nel roveto ardente stava scritto: Io sono colui che fu, colui che è, colui che sarà. Ossia ciò che attraversa tutte le incarnazioni, la forza dell’uomo che sempre si rinnova e diviene, dell’uomo che dalla luce discende nelle tenebre, e dalle tenebre ascende alla luce.
La verga con cui Mosè compì i suoi miracoli è intagliata nel legno del roveto. La porta del tempio di Salomone è fatta con quello stesso legno, che fu trasportato nelle acque dello stagno di Bethsda, che ne ricevette la virtù di cui la leggenda ci narra. E del medesimo legno è fatta la croce del Cristo Gesù, quella croce che ci mostra che la vita convertita in morte ha in sé la forza di generare nuova vita. Nella croce ci sta davanti il simbolo stesso del mondo: la vita che vince la morte. Il legno di questa croce è germogliato dai tre semi dell’albero del paradiso. Anche nella rosacroce è espresso questo simbolo, è espressa la morte di ciò che nell’uomo è inferiore, e il risveglio, che ne deriva, dell’uomo superiore; è espresso quello che Goethe coniò poeticamente nelle parole:

  • E fino a tanto che non sei padrone
  • di questa verità: muori e diventa!
  • non sei che un offuscato ospite sopra
  • l’oscura terra.

Qual mirabile rapporto fra l’albero del paradiso e il legno della croce! Anche se la croce è un simbolo pasquale, essa ci svela il segreto per immergerci nell’atmosfera natalizia. Sentiamo così l’idea del Cristo fluire in noi, nella notte della natività, come una nuova sorgente di vita. Le vivide rose che adornano l’albero di Natale ci dicono che se anche esso non è ancora diventato legno della croce, la forza necessaria per diventarlo comincia e ricevere a Natale il primo impulso all’ascesa. Le rose, che germogliano dal verde, sono un simbolo dell’imperituro che si genera dall’effimero.
Oltre alle rose, sette altri simboli sono atti ad ornare l’albero natalizio:
il quadrato, simbolo della tetrade umana: il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’io.
Il triangolo, simbolo del sè spirituale, per lo spirito vitale e per l’uomo spirituale.
Più sopra, il simbolo del tarocco. Quelli che erano iniziati nei misteri egizi sapevano interpretarlo. E sapevano anche leggere il Libro dei morti, che constava di settantotto fogli, nei quali erano scritti tutti i segreti del cosmo, dal principio alla fine, dall’alpha all’omega; i quali si potevano leggere, se si riusciva a connetterli e a combinarli fra loro nel modo giusto. Il libro dei morti conteneva i simboli della vita, che nella morte si estingue, per risorgere poi a nuova vita. Chi era in grado di connettere fra loro nel modo giusto i suoi numeri e i suoi simboli, riusciva a leggerlo. E questa saggezza riposta nei numeri e nei simboli, è stata tramandata fin da tempi primordiali. Ancora nel medio evo essa era tenuta in gran conto; oggi però non ce ne rimane che ben poco.
Troviamo poi il segno del tao, quel segno che ci ricorda la pia religiosità dei nostri lontani antenati, il segno che deriva dalla parola tao. Prima ancora che esistesse la civiltà europea, asiatica, africana, quei nostri lontani antenati dimoravano nell’Atlantide, che poi fu sommersa dalle acque del diluvio. Nelle leggende germaniche è ancora vivo il ricordo di questo continente ora sommerso; ne parla il mito dei Nibelunghi (dal tedesco Nibelheim ossia paese della nebbia). L’Atlantide non era circondata da un’atmosfera di aria pura. Grandi e possenti masse di nebbia avviluppavano il continente, in modo simile a come oggi, in alta montagna si è avvolti da nuvole e banchi di nebbia. Il Sole e la Luna non apparivano chiari in cielo; erano circondati dall’arcobaleno, dall’iride sacra. L’uomo di allora comprendeva ancora il linguaggio della natura. Ciò che oggi parla all’uomo nello scrosciare delle onde, nel mormorio del vento, nel fruscio delle fronde, nello strepitio del tuono, senza esserne ormai più compreso, tutto ciò allora gli era comprensibile. Gli uomini sentivano in ogni luogo che qualcosa parlava loro. Nel linguaggio delle nuvole, dell’acqua, delle fronde e del vento, risuonava loro una parola: tao (questo sono io). L’Atlantide la udiva e la comprendeva. Il tao pervadeva il mondo intero.
In fine, dalla cima dell’albero di Natale, ci saluta, per cosi’ dire, il pentagramma ossia tutto ciò che, in quanto uomo, pervade l’universo. Qui non è il caso di soffermarci sul senso recondito di questo pentagramma. Possiamo però dire che esso ci appare come la stella dell’umanità, dell’umanità in continua evoluzione. E’ la stella che tutti i savi seguono, come la seguirono in un remoto passato i savi sacerdoti. E’ il senso stesso della Terra, che nasce nella notte sacra del Natale, quando la somma luce irraggia dalle più profonde tenebre. L’uomo si trova ora in una condizione, per cui la luce deve generarsi in lui; per cui una parola significativa deve lasciare il posto ad un’altra parola. Non si dovrà più ora dire che le tenebre non comprendono la luce; bensì, nello spazio universale, dovranno risuonare, come una verità, queste parole: al cospetto della luce che si irraggia dalla stella dell’umanità, le tenebre si ritraggono e comprendono la luce. Queste parole ci devono risuonare nella festa del Natale. Da esse deve risplenderci la luce spirituale. Celebriamo dunque il Natale come la festa del sommo ideale dell’umanità, e suscitiamo nell’anima nostra questa fiducia gioiosa: sì, anch’io sperimenterò in me stesso quella che dobbiamo chiamare la nascita dell’uomo superiore; anche in me avrà luogo la nascita del Salvatore, la nascita del Cristo.

(Rudolf Steiner)

Fonte: Postimago

Albero di Natale, simbolo cosmico

December 16, 2011 Leave a comment

Questa volta la facciamo facile, facile… Non è un mistero per nessuno che l’albero rappresenti un simbolo e non è un’idea di un qualche assessore all’urbanistica. Gli alberi, infatti, fortunatamente sono comparsi su questo pianeta molto prima degli assessori. E, anche se ci stiamo impegnando a distruggerli, finiranno molto dopo…
L’Albero è da considerarsi una sorta di “cattedrale” delle culture animiste più antiche e il suo culto è tuttora piuttosto diffuso. Presente in tutte le religioni arcaiche, è l‘albero cosmico della mitologia germanica (e la tradizione del nostro abete natalizio prende piede proprio dai germani), ma anche l’albero indiano dei Veda, l’albero della Vita persiano e biblico, e così via…
D’altronde, si tratta di un elemento che si presta: rappresenta la vita, dà alimento e rifugio, purifica l’aria che respiriamo, collega terra e cielo, ha a che fare con tutti e quattro gli elementi, affonda solide radici nella Terra Madre e si eleva, con una struttura piramidale, verso le gerarchie celesti (e le conifere si prestano perfettamente a tale lettura).
Chi ha viaggiato nell’India del Nord, in Asia Centrale, in Cina, in Tibet, in Siberia e in diversi Paesi africani, avrà sicuramente notato che alcuni alberi – in genere i più antichi o maestosi – sono oggetto di culto: vengono legati sottili fili intorno al tronco per accendervi incensi e infilarvi ghirlande di fiori; alla base dell’albero vengono deposti fiori, cibo, lumi accesi. Una tradizione ancor viva un po’ in tutto il mondo.
Su una tavoletta babilonese molto antica (1850 a.C.) è raffigurato un albero stilizzato, ai cui rami sono appese delle losanghe che raffigurano gli astri mentre, alla sommità, è raffigurato il Sole, che domina. Si tratta certamente del più antico albero di Natale finora rinvenuto (ricordiamo che a Babilonia il Dio Sole Samash era festeggiato il 25 dicembre). Si sa comunque che i babilonesi usavano anche decorare l’albero appendendovi diverse varietà di frutti.
Celti, Sassoni, Normanni portavano alberi in casa per tener lontani gli spiriti cattivi, gli Egiziani vi portavano le palme e i Romani gli abeti. Come segno di venerazione verso gli alberi consacrati, gli antichi erano soliti appendere mele e altri frutti come offerte alle divinità. La tradizione era estesa in tutto il nord Europa: per ringraziare la terra della sua generosità, e in segno di buon auspicio per i successivi raccolti, i contadini appendevano sugli alberi i frutti dei loro raccolti. Gli antichi Germani appendevano anche pietre ai rami delle querce, per far tornare gli spiriti fuggiti con la caduta delle foglie. Successivamente, gli alberi si arricchirono di frutti colorati, ghirlande, e candeline.
La prima ripresa di questa antica usanza viene documentata a Strasburgo, in Germania, nel 1539, ma pare che fino all’Ottocento sia rimasto un semplice fenomeno locale. In questo secolo, fabbricanti germanici e svizzeri cominciarono a produrre ninnoli di vetro soffiato, gli americani successivamente aggiunsero l’idea delle lampadine. Poi, nel 1840, la duchessa di Orléans, imitando l’ambasciatore asburgico, fece addobbare un enorme albero nel giardino delle Tuilleries a Parigi, e la moda dilagò così tra tutte le corti europee.

Fonte: Adea Edizioni