Archive

Posts Tagged ‘Nasa’

Antartide, iceberg gigante fotografato dalla Nasa

October 31, 2018 Leave a comment

Antartide un iceberg rettangolare

E’ un fenomeno naturale, fotografato dalla Nasa

Con la sua forma perfettamente rettangolare, sembrerebbe tagliato dall’uomo, e invece è stata la natura a modellare l’iceberg gigante che in Antartide  si è staccato dalla piattaforma di ghiaccio Larsen C, fotografato dalla Nasa nell’ambito di Icebridge, la più vasta missione di ricognizione aerea dei poli mai fatta.

Gli angoli appuntiti e la superficie completamente livellata di questo iceberg indicano che probabilmente è stato ‘partorito’ dalla calotta stessa. Solo il 10% della sua grandezza esce dall’acqua, e la massa sott’acqua sembra avere una forma simile a quella che si vede in superficie. Con la missione IceBridge la Nasa vuole raccogliere immagini tridimensionali dall’Artico e Antartide come mai fatto prima.

I voli offriranno, ogni anno, uno sguardo sui rapidi cambiamenti dei ghiacci di Groenlandia e Antartide, aiutando a completare i dati raccolti con il satellite della Nasa IceSat nel 2003 e 2010, e ICESat-2, programmato per il 2018. I voli di IceBridge si faranno da marzo a maggio in Groenlandia e da ottobre a novembre in Antartide.

Fonte: Ansa

Categories: Antartide Tags: , , ,

NASA, addestramento primo sbarco su Marte in Antartide

November 12, 2016 Leave a comment
antartide_0
In vista di un futuro primo sbarco dell’uomo su Marte, la NASA addestra gli astronauti a una vita isolata in un ambiente estremo. E sceglie l’Antartide per studiare gli effetti psicologici sull’uomo

Il lungo viaggio che porterà i primi esseri umani a calpestare la superficie rossa di Marte passa dai ghiacci dell’Antartide. Il programma della NASA “Journey to Mars” comprende anche uno specifico addestramento degli astronauti, per prepararli ad affrontare diversi mesi di completo isolamento in condizioni ambientali estreme e ostili. Per questo, la scelta è caduta sul Continente bianco.

La NASA e la National Science Foundation (NSF), che gestisce l’United States Antarctic Program, hanno firmato un accordo di collaborazione per studiare gli effetti della vita prolungata in ambiente polare. Un ambiente estremo, sferzato da forti venti, dove le temperature precipitano a decine di gradi sotto lo zero e il Sole sparisce per mesi. È la notte polare, un periodo di completo isolamento, durante il quale anche per un aereo è rischioso volare. E si rimane, quindi, bloccati per un’intera stagione.

“Significa stare mesi senza vedere il Sole, con lo stesso equipaggio e senza rifornimenti di cibo – spiega Christina Hammock Koch, astronauta NASA che ha trascorso diversi mesi in stazioni scientifiche artiche e antartiche -. L’isolamento, l’assenza di familiari e amici, la mancanza di nuovi stimoli sono tutte condizioni con le quali devi imparare a fare i conti, cercando una strategia per affrontarle”.

Condizioni analoghe a quelle con le quali si dovrà confrontare l’equipaggio della prima spedizione umana sul Pianeta Rosso. “L’Antartide è perfetto per i nostri studi – aggiunge Lisa Spence, dello Human Research Program NASA -, perché non puoi andare da nessun’altra parte all’infuori dei ghiacci. E questa condizione è molto simile ai voli spaziali. Modifica, infatti, il tuo stato mentale”. Gli esperti della NASA sono, infatti, soliti definire l’Antartide “Marte bianco”.

Nell’ambito dell’accordo tra la NASA e la NSF, uno dei primi studi sarà quello coordinato da Candice Alfano, psicologa clinica presso l’University of Houston. Partirà nel febbraio del 2017, per concludersi nell’inverno dello stesso anno. E comprenderà 110 volontari dell’U.S. Antarctic Program, che saranno ospitati nelle stazioni McMurdo e South Pole.

Lo studio della vita quotidiana dei volontari nelle due stazioni, attraverso questionari on line, monitoraggio dei cicli sonno-veglia, campioni di saliva, permetterà ai ricercatori d’individuare e comprendere meglio le principali fonti di stress.

“Questa ricerca ci permetterà di monitorare in tempo reale ogni cambiamento nella salute psicologica dei volontari. Uno degli obiettivi – conclude Lauren Leveton, del NASA Behavioral Performance team – è mettere a punto una checklist, che sarà molto utile in vista di futuri viaggi spaziali”.

Fonte: Asi

Categories: Antartide, Scientia Tags: , ,

Nasa, medaglia al merito per l’adolescente William Gadoury

May 11, 2016 Leave a comment

William Gadoury

Adolescente canadese scopre una città Maya usando le costellazioni. La NASA lo premia!

William Gadoury ha solo 15 anni ed è già una “star” della Nasa. Lui è appassionato di civiltà precolombiane e astronomia ed è proprio questa passione che lo ha portato ad una scoperta straordinaria. In una zona impervia della penisola dello Yucatan sorge una delle città più grandi costruite dai Maya, rimasta finora nell’ombra e si chiama “K’AAK’CHI”, “Bouche de feu”, ovvero “bocca di fuoco”.

Il nome gliel’ha dato il suo giovanissimo scopritore, William, un semplice adolescente del Québec che, basandosi unicamente sullo studio delle stelle e sul suo intuito, senza recarsi in Messico, nel 2014 ha ipotizzato la presenza di antichi insediamenti nella penisola dello Yucatan.

Ora i rilievi satellitari dell’Agenzia Spaziale Canadese insieme alla NASA gli hanno dato ragione: una piramide e una trentina di costruzioni dell’epoca dei Maya si levano nel bel mezzo della giungla messicana. Per William è un sogno che si avvera, per l’Agenzia Spaziale una medaglia al merito al piccolo astronomo e la promessa di una pubblicazione della scoperta su una rivista scientifica.

Tutto ha inizio nel 2012: mentre gli altri fanno il conto alla rovescia in attesa che si compia la profezia della fine del mondo, William, che allora ha 11 anni, si appassiona alla cosmologia e alla cultura Maya. “Non riuscivo a capire perché questa civiltà avesse scelto di costruire i propri centri abitati lontano dai fiumi, su terreni poco fertili e tra le montagne – racconta oggi il ragazzo – Pensai che doveva esserci un’altra ragione. Del resto i Maya veneravano le stelle”. Da qui il giovane canadese comincia la sua ricerca. Prende in esame ventidue costellazioni con cui i Maya dividevano il cielo, le riporta su carta e nota una relazione tra la disposizione delle stelle nel firmamento e i luoghi in cui sorgono 117 città. Elabora allora una teoria: piramidi, palazzi e costruzioni si sviluppano seguendo lo schema delle costellazioni. Gli insediamenti riproducono in terra le forme disegnate dalle stelle, di modo che agli astri più luminosi corrispondono le città maggiori.

Ma c’è di più. Secondo il suo schema, alle tre stelle della 23esima costellazione avrebbero dovuto fare da controcanto altrettante città, ma fino a quel momento ne erano state rinvenute solo due. Allora si fa strada l’ipotesi che potrebbe essercene una terza città che ancora non ha visto la luce. È a quel punto che il ragazzo si rivolge all’Agenzia Spaziale Canadese per provare la fondatezza delle sue teorie.

Con l’aiuto di immagini satellitari fornite dalla Nasa e dall’Agenzia giapponese, viene passata al setaccio la zona che, secondo i suoi calcoli, avrebbe dovuto ospitare dei reperti archeologici. Fino a quando, lo scorso gennaio, arriva la bella notizia: la città ipotizzata esiste davvero, e si trova proprio nel punto che aveva indicato William.

La sorpresa, in realtà, è doppia: non solo il 15enne è il solo a essersi reso conto che una città Maya mancava all’appello, ma è stato anche il primo a stabilire e provare una connessione tra le costellazioni Maya e la scelta del luogo di nascita delle città. Il tutto, incrociando informazioni tratte da wikipedia e Google Earth. Una grande soddisfazione, che corona tre anni di lavoro “eccezionale”, lo hanno definito gli esperti. Le spedizioni sul campo non sono ancora in programma, ma per William resta il desiderio più grande: “Andare con gli archeologi nella città perduta, darebbe un senso alla mia ricerca”.

Fonte: Segnali dal cielo

 

Categories: Archeo, Scientia Tags: ,

NASA, grande buco coronale sul Sole

June 20, 2013 Leave a comment

buco-coronale

Un grande buco coronale si è reso visibile nella giornata di oggi sopra l’emisfero settentrionale del Sole, vomitando vento solare nello spazio. A riprenderlo il Solar Dynamics Observatory della NASA, che ha scattato questa immagine nell’ultravioletto. I buchi coronali sono luoghi in cui il campo magnetico si apre, permettendo al vento solare di fuggire. Un ampio flusso di plasma è diretto verso il campo magnetico della Terra, che raggiungerà tra il 23 ed il 24 Giugno. Alle alte latitudini potrebbero quindi verificarsi eventuali disturbi geomagnetici.

Fonte: MeteoWeb

Categories: Astro Tags: ,

Nasa, immagini colorare del pianeta Mercurio

February 17, 2013 Leave a comment

64165037_64165036

La NASA ha rivelato ieri le immagini di Mercurio, il più piccolo pianeta nel nostro sistema solare. Gli scienziati che lavorano sulla sonda Messenger della Nasa hanno mostrato una cartina di un nuovo splendido colore del pianeta. Essa comprende migliaia di immagini acquisite dalla sonda durante il suo primo anno in orbita.
Questo pianeta, che è anche il più vicino al Sole, non era mai stato fotografato con una elevata precisione. Le foto hanno permesso agli scienziati di vedere i colori di Mercurio e, quindi, dedurre i tipi di rocce e metalli della sua composizione.
Lo scienziato Blewett ei suoi colleghi sono in procinto di chiedere una proroga della missione. ” Le aree che si vedono e  che sono di colore arancione sono pianure vulcaniche. Ci sono alcune aree che sono di un blu profondo e  che sono più ricche di un minerale opaco, che è misterioso e in realtà non si sa bene cosa sia” – afferma il dr Blewett. ” E poi si vedono  belle striature azzurre sulla superficie di Mercurio. Questi sono i raggi dei crateri formati  e  sparsi su tutta la superficie del pianeta.

Fonte: Meteo Portale Italia

Categories: Astro Tags: ,

Neil Armstrong, ultimo viaggio del primo uomo sulla Luna

August 25, 2012 Leave a comment

Neil Armstrong è finito durante un intervento per un baypass coronarico, soffriva difatti di problemi cardiaci; ci lascia l’uomo della National Aeronautics and Space Administration (NASA) del primo sbarco sulla Luna nel 1969 tramite il modulo lunare Apollo 11 dopo il distaccamento dal modulo di comando Columbia, lo sbarco che le persone si ricorderanno con le frasi “un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’Umanità” e che gli ufologi ricorderanno anche con “bravo tango, tango, tango”, in risposta a luci e bagliori che Neil Armstrong aveva visto sulla superficie della Luna.
Neil Armstrong era nato nel 1930, cordoglio da parte di tutti.

Fonte: Gennaro-Gelmini

Sole, nuova luce sull’attività esplosiva solare

July 18, 2012 Leave a comment

Le prime immagini di un aumento di gas verso l’alto del sole in quiescenti loops coronali sono state individuate da un team internazionale di scienziati. La scoperta è un ulteriore passo verso la comprensione delle origini delle tempeste spaziali estreme, che possono causare danni alle comunicazioni satellitari e alle reti elettriche sulla Terra.
Lo studio pubblicato dall’ Università di Cambridge da scienziati che lavorano con  colleghi in India e negli Stati Uniti è il primo a visualizzare il movimento del gas a un milione di gradi nei cappi coronali, strutture solari che si estendono nelle regioni attive del sole .
L’osservazione aiuterà gli scienziati a capire una delle questioni più impegnative in astrofisica,come le strutture solari si riscaldano e si mantengono nell’alta atmosfera solare. L’attività solare è ciclica, con la previsione massima prossima a verificarsi intorno a maggio 2013.
Sulla base di osservazioni del satellite Hinode , i nuovi risultati forniscono la prima prova dei getti del plasma che viaggiano a circa 20 km al secondo a un milione  di gradi nella regione attive. Gli scienziati suggeriscono che la risalita dei gas è probabilmente il risultato di “riscaldamento impulsivo” vicino alle regioni degli anelli.
Precedenti immagini ultravioletti del Sole prese da SDO della NASA hanno mostrato grandi anse  di gas caldo guidate dal campo magnetico del Sole e radicate nei pressi delle macchie solari. Nonostante questi notevoli sviluppi nelle osservazioni e la teoria delle regioni attive negli ultimi decenni, la questione è rimasta aperta di come  il plasma solare viene riscaldato e sale nei getti  di plasma solari .
La nuova ricerca fornisce la prima visualizzazione del flusso di plasma che mostra il movimento del gas all’interno del ciclo nelle immagini diagnostiche con l’estremo ultravioletto  tramite EIS ( ultravioletto Imaging Spectrometer)  sul satellite Hinode. Le linee spettrali prodotte dallo spettrometro come ‘impronte digitali’ o ‘codice a barre’ in un supermercato , identificano la molteplicità di elementi e ioni all’interno del ciclo e forniscono informazioni sul movimento del plasma. Sebbene il sole è composto principalmente da idrogeno ed elio, vi sono anche altri oligoelementi, quali ferro, e ossigeno nel gas caldo ionizzato all’interno delle anse.
Gli scienziati suggeriscono che il movimento del gas è causata da un processo di “evaporazione cromosferica” in cui ” il riscaldamento impulsivo” su piccola scala può provocare il riscaldamento delle regioni attive solari, ma su scala più grande può portare a esplosioni enormi, quali brillamenti solari o espulsioni di massa coronale.
Si ritiene che l’energia magnetica si accumula in una regione attiva, appena  il campo magnetico diventa distorto, per esempio a causa dei movimenti sotto la superficie del Sole in cui vengono trascinati i campi magnetici vicini. ”A volte il flusso magnetico può emergere o immergere  influenzando il campo magnetico sovrastante. Crediamo che ci sono picchi di plasma solare verso l’alto quando c’è un riscaldamento impulsivo di riconnessione magnetica che si verifica sia nei cicli o vicino alla superficie del sole. Queste interruzioni sono a volte relativamente dolci, ma possono anche essere catastrofiche “.
I ricercatori sperano che una migliore comprensione delle regioni attive del sole  potrebbe un giorno aiutare  a identificare le strutture del campo magnetico che portano alle esplosive liberazioni di energia solare e utilizzarla come mezzo per prevedere quando tali eventi si verifichino.

Fonte: S.O.S. 2012

Categories: Astro Tags: , ,

Materasso, dormire come scelta consapevole

June 21, 2012 Leave a comment

Ci dormiamo sopra tutte le notti, ma li conosciamo veramente ? Abbiamo scelto quelli più adatto a noi ? Stiamo parlando dei materassi. Ne esistono di diversi tipi e realizzati con materiali sempre diversi. Il sonno è un argomento che ha riscosso successo (vedi il precedente articolo), per cui lo riaffrontiamo e proviamo a scoprire i materassi più diffusi per individuare quello più adatto alle nostre esigenze.
Il più conosciuto e venduto è il materasso a molle, che può essere di tre tipi: con molle Bonnel con forma conica o a clessidra; con molle Lfk leggere e flessibili di forma cilindrica o con molle indipendenti, ciascuna delle quali avvolta in un fodero di tessuto (e si parla materassi a molle insacchettate). Quest’ultimo tipo di materasso si adatta meglio alla forma del corpo, riducendo la trasmissione dei movimenti del partner nel caso di un letto matrimoniale.
In generale, il materasso a molle è indicato per le persone di corporatura robusta perché offre un sostegno notevole e mantiene la sua indeformabilità a lungo. Grazie alla sua struttura favorisce la ventilazione interna, fattore che lo rende igienico e particolarmente adatto a chi suda molto.
Il materasso in lattice può essere naturale o sintetico. L’uso della mescola delle due tipologie si è dimostrato in grado di esaltare le migliori caratteristiche di entrambe; se, infatti, il lattice di gomma naturale è ricavato dalla corteccia dell’hevea brasiliensis ed è l’ideale per la realizzazione di materassi dal comfort elevato, che assicurano un riposo sano e naturale dotato di una grande elasticità. La schiuma di lattice è anche assolutamente igienica e la sua composizione non consente la proliferazione di germi e funghi e in particolar modo degli acari.
Il materasso in lattice sintetico è più leggero, stabile e resiste maggiormente alla luce e all’ossidazione. In generale offre un buon livello di comfort, è molto elastico e resiliente (torna cioè alla forma originaria), oltre ad essere traspirante e antibatterico. I modelli più recenti, come i materassi Blu Company, sono a portata differenziata e sostengono più armoniosamente le diverse parti del corpo.
I materassi in schiuma di poliuretano di ultima generazione sono realizzati con materiali ecocompatibile e garantiscono comodità e praticità. Dosando accuratamente le varie densità, si riescono ad ottenere sullo stesso materasso diversi livelli di durezza e flessibilità, a seconda della parte del corpo accolta. Inoltre, grazie ad appositi canali di ventilazione, questi materassi sono poco soggetti agli accumuli di umidità e calore.
E’ noto il Memory Foam, un poliuretano sviluppato dalla Nasa che si automodella sotto il peso del corpo per poi tornare lentamente alla forma originaria; troviamo poi materassi in poliuretano a base di acqua e sostanze naturali come mais e soia, riciclabili ed ecologici, traspiranti e difficilmente attaccabili da batteri, acari e muffe. Ulteriore sottocategoria è quella dei materassi in poliuretano gel, atossico ed elastico, che accoglie il corpo in maniera ottimale, distribuendone il peso e favorendo la dispersione del calore.
Quindi, scegliete bene, scegliete in base alle vostre preferenze di sonno, ma fate una scelta consapevole!

Fonte: BlogModa

Categories: Salus Tags: ,

BTE Dan, ingegnere propone costruzione Enterprise di Star Trek

May 26, 2012 Leave a comment

Nella saga televisiva di Star Trek, la prima nave stellare Enterprise venne costruita nell’anno 2245. Ma oggi, un ingegnere ha proposto (e descritto nei minimi dettagli) la costruzione a dimensioni reali, e funzionante a ioni, della Enterprise, completa di 1G di gravità a bordo, con la tecnologia attuale, entro 20 anni. “Abbiamo le capacità tecnologiche per costruire la prima generazione della navicella spaziale conosciuta come la USS Enterprise e quindi facciamolo”. Questa Enterprise “Gen1″ potrebbe arrivare su Marte in novanta giorni, sulla la Luna in tre, e “potrebbe saltare da un pianeta all’altro lasciando sonde robotiche di tutti i tipi: rovers, speciali, aerei e satelliti.” Completo di disegni concettuali e specifiche della nave con un calendario di finanziamento e ogni altro dettaglio immaginabile, il sito web BTE è stato lanciato proprio questa settimana e copre quasi ogni aspetto di come il progetto potrebbe essere fatto. Questa impresa sarebbe stata costruita interamente nello spazio, con una sezione a gravità rotante all’interno del piatto di dimensioni simili alla USS Enterprise di Star Trek. “Questa configurazione è abbastanza funzionale”, scrive Dan su BTE, anche se il suo progetto si muove intorno a poche parti per migliorare le prestazioni con la tecnologia di oggi. Questa versione di Enterprise sarebbe tre cose in una: una nave spaziale, una stazione spaziale e uno spazioporto. Conterrebbe un migliaio di persone a bordo in una sola volta, sia come membri dell’equipaggio o come visitatori e turisti. La nave non viaggerebbe alla velocità della luce ma avrebbe in dotazione un motore a propulsione ionica alimentato da un reattore nucleare a 1.5GW, che potrebbe viaggiare con una accelerazione costante per raggiungere facilmente i punti chiave di interesse nel nostro Sistema Solare. Tre reattori nucleari supplementari creerebbero tutta l’energia elettrica necessaria per il suo funzionamento. La sezione a disco sarebbe di 0,3 miglia (536 metri) di diametro, rotante e magneticamente sospesa che creerebbe 1G di gravità. I primi incarichi per la nave sarebbero l’utilizzo stazione spaziale e porto spaziale, ma potrebbe spostarsi sulla Luna, Marte, Venere, asteroidi vari e anche su Europa, dove il laser non sarebbe utilizzato non per il combattimento ma per tagliare la crosta ghiacciata della luna e consentire ad una sonda di scendere verso l’oceano sottostante. Naturalmente, come tutte le navi spaziali di oggi, il grande “se” per un tale sforzo ambizioso sarebbe ottenere dal Congresso lo stanziamento delle risorse alla NASA per un enorme progetto della durata di 20 anni. Ma Dan ha detto che se tutto andasse bene, e tra gli aumenti fiscali e tagli di bilancio da suddividere in aree come i servizi di difesa, sanitari e umani, gli alloggi e sviluppo urbano, l’istruzione e l’energia, i tagli a settori di spesa discrezionale non sono grandi, e l’aumento delle tasse potrebbe essere piccole. “Questi cambiamenti alla spesa e alle tasse non affonderebbero la repubblica”, dice sul sito. “In effetti, queste sarebbero a malapena notate. E’ incredibile che un programma fantastico come la costruzione di una flotta di astronavi della USS Enterprise possa essere fatto con un impatto così piccolo”. “Gli ostacoli sono i limiti che mettiamo nel nostro immaginario collettivo”, aggiunge Dan su BTE. Egli propone non solo una nave di classe Enterprise, ma più navi, una delle quali possa essere costruita ogni 33 anni, una volta per generazione, dando tre navi nuove per secolo. “Ognuna sarà più avanzata rispetto alla precedente. Le navi più vecchie potrebbero essere continuamente aggiornate per diverse generazioni fino a che non vengano poi dismesse. Dan, che non ha risposto alle email, si elenca come ingegnere di sistemi e ingegnere elettronico che ha lavorato presso una società Fortune 500 negli ultimi 30 anni. Il sito comprende un blog, un forum e una sezione Q & A, dove BTE Dan risponde alla domanda “Che cosa succederebbe se qualcuno potesse dimostrare che la costruzione del Gen1 Enterprise è al di là della nostra portata tecnologica?” Risposta: “Se qualcuno fosse in grado di convincermi che non è tecnicamente possibile (ignorando le questioni politiche e i finanziamenti), allora sarà stato sul sito BuildTheEnterprise che mi hanno detto di sbagliarmi. In tal caso, la costruzione della prima Enterprise dovrà attendere, diciamo, un altro mezzo secolo. Ma io non credo che qualcuno sia in grado di convincermi che non si possa fare. La mia posizione è che bisogna iniziare immediatamente a lavorare su di esso.”

Fonte: Nemesis Project Research

Categories: Tecno-Logie Tags: , ,

Parigi, incredibile scatto della macchia solare AR 1476 al tramonto

Immagine sublime quella della torre Eiffel di Parigi, immortalata al tramonto in uno scatto inverosimile circondata dal disco del Sole immerso completamente nella grandissima macchia solare AR 1476, grazie all’ausilio di una macchina fotografica reflex munita di un filtro speciale adatto allo scopo. Definita dalla Nasa come “mostruosa” per le sue dimensioni immani, circa 160.000 chilometri di grandezza, é in viaggio verso la Terra con una carica di energia esorbitante, attraversamento nella serata del 14 maggio, ma sembra che i flares emanati siano ancora piuttosto contenuti nonostante l’enorme imponenza. Senza dubbio, al di là dell’immagine pseudo catastrofica, l’impatto visivo é di grande effetto dato che il fenomeno é visibile anche a occhio nudo.

Marius Creati

Categories: Astro, Warning Tags: , , , ,