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“Félicie de Fauveau. L’amazzone scultrice”, mostra della scultrice al Museo d’Orsay di Parigi

July 6, 2013 Leave a comment

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Félicie de Fauveau (1801- 1886) è un personaggio tanto rappresentativo quanto singolare. Nostalgica di un’epoca che non ha vissuto, monarchica, cattolica, nubile e femminista, questa scultrice ha dedicato la sua vita e la sua arte alla difesa di un’utopia politica che si esprime in primo luogo con un’immagine messa a servizio della Storia.
Fedele alleata della duchessa di Berry, La Fauveau, che assieme alla contessa de La Rochejaquelein era stata l’artefice delle insurrezioni vandeane, accettò l’esilio stabilendosi a Firenze. La de Faveau che fu l’artefice di un’iconografia cattolica militante ed esaltata, nutrita dalla simbologia araldica, attribuì a tale iconografia le forme di un neogotico e di un neorinascimentale ispirati. La maggior parte delle sculture realizzate da quest’artista sono sparpagliate per il mondo e poche sono quelle esposte e custodite in Francia. Questa mostra, organizzata da due musei, l’Historial de Vendée e il museo d’Orsay, è la prima retrospettiva dedicata a quest’artista.
Gli esordi della Signorina de Fauveau
Proveniente da una famiglia che nel 1740 aveva ottenuto un titolo nobiliare, Félicie de Fauveau apprende i rudimenti della pittura prima di restare folgorata dalla scultura a Besançon, città in cui, dopo un semplice scambio d’idee con un fabbricante di statue religiose, la giovane esclamò: “Ebbene, anch’io sono una scultrice”. A parte questa, la de Fauveau non riceve nessun’altra formazione in materia.
Dopo la morte del padre nel 1826, la famiglia si stabilisce a Parigi: la madre tiene un influente salotto in rue de La Rochefoucauld nel cuore del foyer artistico della Nouvelle Athènes e la bottega della de Fauveau è vicina a quella del pittore Ary Scheffer. Come i suoi contemporanei, la giovane Félicie legge Walter Scott, Shakespeare e Dante. Da autodidatta, approfondisce lo studio della storia, dell’araldica e dell’arte medievale, rendendo il suo amico Paul Delaroche partecipe delle sue scoperte.
La carriera della de Fauveau decolla grazie all’aiuto di alcuni suoi parenti molto legati a re Carlo X (1824-1830) e alla protezione dell’autorevole duca di Duras la cui figlia, Félicie de La Rochejaquelein, diventa amica dell’artista: le due omonime intrattengono sin da allora un rapporto fusionale che, nonostante la distanza tra le due, continua fino al decesso della contessa avvenuto nel 1883.
Per mantenere la propria famiglia e spinta senza dubbio da una profonda aspirazione, la de Fauveau “acquisisce professionalità” tanto da diventare la prima scultrice a vivere della sua arte. All’età di 26 anni esordisce al Salon con un colpo da maestro: la suaCristina di Svezia ottiene il plauso generale del pubblico che le procura una fama incontestabile e molto lavoro. Carlo X le commissiona alcune porte destinate al Louvre. Alla de Faveau è altresì affidato il tabernacolo della cattedrale di Metz (queste opere, però, non sono realizzate). Su sollecitazione del conte di Pourtalès inizia a lavorare alla Lampada detta di San Michele e al Monumento a Dante.
Alla vigilia della rivoluzione di Luglio, Félicie de Fauveau è una giovane e promettente artista parigina già affermata.
L’epopea vandeana
Nel 1830, allorquando Carlo X è costretto ad abdicare, decretando così la fine della Restaurazione, il corso della vita di Félicie de Fauveau cambia intrecciandosi in modo inestricabile con la Storia di Francia. Carlo X aveva designato suo erede il nipote Enrico, duca di Bordeaux ma è il duca d’Orléans, disposto a scendere a patti con i parlamentari liberali, a essere chiamato dalle Camere al potere assumendo il nome di Luigi-Filippo I.
Il ramo primogenito, erede legittimo dei Borboni discendente da Luigi XIV è destituito a beneficio del ramo cadetto. Sotto la monarchia di Luglio (1830-1848) Enrico d’Artois, pretendente al trono di Francia sostenuto dai legittimisti, da duca di Bordeaux diventa conte di Chambord ma, per i suoi sostenitori tra le cui fila milita anche Félicie de Fauveau, costui sarà sempre chiamato re Enrico V.
Nel 1831 la giovane scultrice raggiunge, presso il castello di Landebaudière, la contessa de La Rochejaquelein, sua amica e cognata del celebre generale fedele alla monarchia: il castello vandeano diventa allora il quartier generale dei cospiratori. Nonostante la produzione di oggetti propagandistici d’arte decorativa per i suoi compagni d’armi, questo periodo segna una svolta nella carriera della de Fauveau: l’artista atipica lascia, infatti, il posto all’affascinante eroina vandeana.
Fatta prigioniera, la de Fauveau resta in carcere per tre mesi.
Dopo la sua assoluzione, riprende per un breve periodo le armi in difesa della duchessa di Berry. Ricercata dalla polizia, è costretta all’esilio dal 1833. La de Fauveau resta per sempre segnata dall’epopea vandeana al punto da definirsi un'”amazzone” al servizio del suo “signore”, nel suo caso la contessa de La Rochejaquelein.
Firenze, rifugio e patria
Nel 1833, Félicie de Fauveau va in esilio nel paese che le ha dato i natali, la cattolicissima Italia dove resta fino alla fine dei suoi giorni nonostante l’amnistia del 1837. La sua vocazione la conduce a Firenze, ritrovo artistico e culturale ma soprattutto la culla dell’età aurea dell’arte italiana. Le sue opere sono oramai profondamente impregnate dell’arte medievale e di elementi rinascimentali il cui studio la appassiona profondamente.
Al suo arrivo nel capoluogo toscano, La de Fauveau, sebbene estranea all’ambiente artistico fiorentino, è ospitata dallo scultore Lorenzo Bartolini, stringe amicizia con il pittore Antonio Marini, appassionato come lei di Dante, e incontra gli artisti di passaggio. Con il fratello Hippolyte porta avanti, contemporaneamente alla scultura, il commercio di opere d’arte.
La sua bottega, addobbata di tessuti e tappezzerie per la visita di personalità prestigiose come il conte di Chambord o lo zar, è frequentata sia da collezionisti d’arte che da semplici curiosi. Tuttavia, nel 1840, nel periodo di massima attività, la bottega Fauveau impiega soltanto quattro sbozzatori che lavorano in prevalenza blocchi di marmo di piccole dimensioni.
Un legittimista intransigente
Tra le opere che le sono state commissionate, i ritratti, sia che abbelliscano il modello o che serbino il ricordo di un affetto, sono quelle meglio pagate e che consentono all’artista di procurarsi da vivere. La de Fauveau si piega a questa pratica, sostenuta dal suo innato pragmatismo: “I ritratti sono quanto di meglio ci sia nell’attività artistica e ciò che è pagato di più”. L’artista resta tuttavia fedele ai suoi principi, accettando soltanto le commesse provenienti dai suoi familiari, dagli stranieri di provata fede monarchica e dagli aristocratici francesi legittimisti che affollano la sua bottega. Di questi personaggi, l’artista realizza ritratti che mettono in luce uno status più che una psicologia, preferendo che l’altorilievo “parli” al tuttotondo.
La nobile origine dei suoi modelli è rivelata dalla presenza di stemmi araldici e il loro orientamento politico da iscrizioni e da simboli reali, ravvivati da policromia. Il ritratto del marchese Forbin des Issarts in forma di acquasantiera testimonia la fedeltà del vecchio paladino di Francia ai Borboni, mentre le figlie del duca di Rohan sono raffigurate in modo decorativo in un rinascimentale cuoio avvolto con fondo dorato.
Eccezioni alla regola, il fiammeggiante barone François Dudon dagli accenti barocchi e il visconte Brétignières de Courteilles presentano una disposizione più convenzionale.
La rinascita delle arti decorative
Ammiratrice di Benvenuto Cellini scultore e orafo rinascimentale, anche la de Fauveau si dedica alla scultura e alle arti decorative, “scultrice di statue, architetto e colorista al tempo stesso, intendendo l’arte come monumento, decorazione e professione”. Oltrepassando le frontiere tra le discipline e senza mostrare disprezzo per i piccoli oggetti della vita quotidiana, la de Fauveau progetta altresì daghe da cerimonia, cornici di quadri per il principe Anatole Demidoff, gioielli e pomi di bastone.
L’artista, però, non si piega alla ben retribuita ma banale produzione in serie: le sue opere, infatti, sono pezzi unici. Molto esigente nella scelta dei suoi collaboratori, la de Fauveau affida all’abile ed esperto Honoré Gonon la fusione a cera persa della Lampada di San Michele. Il talento arcaicizzante della de Fauveau appare in tutta la sua evidenza nella delicata policromia, la finezza, la preziosità e l’abbondanza dei dettagli: “Che labirinto questi pigmei”, scrive a proposito della campanella per la granduchessa di Russia, nella quale ha inserito un suo ritratto mentre modella una finestra e suo fratello Hippolyte che lavora alla campanella.
Principi e mecenati
Attratti dall’ospitalità del granduca di Toscana e dal clima mite, gli aristocratici europei confluiscono in massa a Firenze e non mancano di visitare lo Studio Fauveau. Fedele al suo ideale di monarchia per diritto divino, la de Fauveau lavora prevalentemente per quei mecenati che, nonostante la loro diversa confessione religiosa, collezionano santini.
Tra la sua prestigiosa clientela, i russi occupano una posizione di tutto rispetto. Dopo i lavori che le sono stati commissionati dalla granduchessa di Russia Maria Nikolaevna (1819-1876), la de Fauveau riceve incarichi anche da parte del padre, lo zar Nicola I (1796-1855) del quale approva il governo autocratico. Lo zar le fa visita nella sua bottega nel 1846 e le commissiona per la terrazza della reggia di Peterhof una graziosa Fontana con ninfa e delfino, che rappresenta un raro esempio di nudo nell’opera dell’artista.
Per la villa San Donato del principe Anatole Demidoff (1827-1891), Félicie e Hippolyte progettano decorazioni e ornamenti che valorizzano la sua sfarzosa collezione, come la base della statua Enrico IV da bambinodi François-Joseph Bosio.
La religione dell’anima
La de Fauveau è affascinata dal gotico e più in generale dall’arte religiosa del Medioevo, la cui purezza arcaica che chiama con il termine “primitivismo” si addice all’espressione dei suoi sentimenti religiosi. La sua profonda religiosità domina tutta la sua produzione artistica che comprende numerosi oggetti legati alla devozione privata.
L’artista innalza l’acquasantiera di casa, presente in gran numero nelle varie stanze, al rango di oggetto prezioso destinato alla sua ricca clientela. “Spero che il diavolo monti su tutte le furie alla vista di questa singolare serie” scrive alla contessa de La Rochejaquelein.
Il modello dell’Acquasantiera con angeloè elaborato ancor prima del suo arrivo a Firenze. Di fronte ad un edificio romano con due torrette, un angelo distende un’ala per proteggere la vasca d’acqua benedetta, sotto la quale nidificano uccelli e crescono piante acquatiche, il tutto è accompagnato da un verso del salmo 16 “Sub umbra alarum tuarum protege me”, “Proteggimi all’ombra delle tue ali”.
Per la principessa Sofia d’Arenberg, la de Fauveau progetta un modello di acquasantiera destinato all’adorazione della croce, portata da un angelo con le ali spiegate. E infine, l’acquasantiera di San Luigi si rivolge alla pietà dei cattolici legittimisti. Per quanto singolare possa sembrare, la de Fauveau ha realizzato soltanto un numero esiguo di oggetti per le chiese come il Cristo in croce di Saint-Aubin-de-Baubigné, “su una bella croce alla Giotto”.
13 giugno – 15 settembre 2013
Museo d’Orsay – Sale 8 e 9

“Una passione finlandese”, personale di Akseli Gallen-Kallela al Museo d’Orsay di Parigi

April 21, 2012 Leave a comment

Per Akseli Gallen-Kallela, considerato uno degli artisti più emblematici del genio finlandese negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo, la Francia non ha mai dedicato una mostra monografica. Eppure, Gallen-Kallela strinse stretti rapporti con Parigi. Difatti, negli anni ottanta del XIX secolo, il pittore frequentò l’Accademia Julian, trionfò all’ Esposizione universale del 1900 in occasione della quale realizzò gli affreschi del padiglione finlandese raffiguranti soggetti tratti dall’epopea mitica delKalevala, per poi esporre di nuovo a Parigi, nel 1908, alla vigilia del suo viaggio in Africa da dove fece ritorno con una serie fiammeggiante di pitture e acquarelli.
Naturalismo, neoromanticismo, simbolismo e espressionismo si intrecciano nell’opera di Gallen-Kallella all’interno della quale trovano posto anche le arti decorative. La mostra illustra la brillante carriera dell’artista riunendo opere provenienti da prestigiose istituzioni finlandesi o da collezioni private e che costituiscono i manifesti di un’arte per troppo tempo ridotta all’espressione di un sentimento nazionale.
Agli esordi della sua carriera, Axel Gallén si specializza nella raffigurazione di soggetti tratti dalla vita degli abitanti delle campagne. L’artista conosce bene questa realtà avendo trascorso la sua infanzia in un villaggio rurale, a Tyrvää, nella Finlandia occidentale. Il bambino e il corvo, dipinto nel 1884 a Tyrvää, è un quadro in cui è evidente l’influsso del pittore naturalista francese Jules Bastien-Lepage. Donna anziana e gatto, del 1885, Gallén raffigura una contadina dai lineamenti consunti e dalla figura deformata dal lavoro.
Negli anni 1886-1889, in occasione di soggiorni a Keuruu, nella Finlandia centrale, Gallén modifica il suo stile e i suoi soggetti: dipinge interni in cui i chiaroscuri evocano Rembrandt. L’artista ritrae scene tipicamente finlandesi: il rituale della sauna, la famiglia riunita nella stanza dove forme di pane di segala sono lasciate essiccare appese al soffitto. I personaggi ritratti sono semplici e dignitosi al tempo stesso. Dal 1890, i paesaggi selvaggi della Carelia formano scenari grandiosi: ne consegue un sentimento di fusione dell’uomo con la natura.
Parigi
Dall’autunno 1884 alla fine della primavera del 1889, Axel Gallén alterna tre soggiorni a Parigi con ritorni in Finlandia, suo paese natale. Al suo arrivo nella capitale francese, va a vivere a Batignolles e intraprende studi artistici all’Accademia Julian, con William Bouguereau e Tony Robert Fleury. Nel 1887, comincia a frequentare l’atelier di Fernand Cormon del quale apprezza la pittura di storia. Nel corso di tutti questi soggiorni, Gallén prova nostalgia per il suo paese, nonostante sia circondato da una vasta cerchia di amici. Tra di loro, i più intimi, come August Strindberg, sono originari del Nord Europa.
A Parigi, Gallén si esercita nella raffigurazione del nudo dal vero. Dipinge scene di strada e di caffè, comeBoulevard parigino. Realizza scene d’interni: in Nuda, l’artista ritrae una prostituta nuda, seduta su un divano rivestito di ryijy, un tessuto tipico dell’arte popolare finlandese. Gallen ha altresì dipinto il suo autoritratto e alcuni ritratti di alcuni suoi amici tra cui figura quello dell’artista norvegese Carl Adam Dørnberger. Gallén ha inoltre preso parte a tre edizioni del Salon de la Société des artistes français (1886, 1888 e 1889).
Ritratti
I ritratti di Axel Gallén sono testimonianze pittoriche dell’alta società del gran ducato. Antti Ahlström, ritratto in famiglia nel salone di casa sua e Gustav Serlachius che, con aria fiera posa al centro della sua fabbrica, sono i capitani d’industria della Finlandia moderna. Ahlström è un armatore che ha investito il denaro guadagnato nell’acquisto di segherie. Egli è altresì un mecenate della cultura finlandese. Serlachius, invece, si è lanciato nella produzione della pasta da carta.
Professore di matematica, Edvard Neovius è anche senatore. Nel ritratto di famiglia che Gallén realizza nel 1886, lo studioso è seduto in penombra mentre la figlia Saima, che suona il pianoforte, è illuminata di luce.
Ida Aalberg è una celeberrima attrice del Teatro finlandese. Il suo sguardo e le lunghe mani conserte le conferiscono l’aspetto di una diva dalla personalità tormentata. È altresì possibile ammirare il ritratto naturalista che l’artista realizza della sua giovane sposa Mary Gallén, raffigurata con addosso gli ornamenti di una ricca borghese in perfetta sintonia con la natura primitiva.
Paesaggi
Nel giugno del 1889, Gallén e Louis Sparre, suo amico e collega, raggiungono Keuruu, città della Finlandia centrale e qui realizzano un cospicuo numero di paesaggi. In molti di questi, Gallen utilizza una tonalità di blu acceso per mettere in risalto il lago Jamajärvi e riproduce sulla tela i riflessi mordorè delle betulle.
Nell’estate del 1892, l’artista raffigura il territorio mitico della Carelia nell’opera intitolata Il grande picchio nero, un quadro in cui l’uccello ritratto sembra infondere un’anima alla natura circostante. Nella tela Rapide a Mäntykoski Gallén abbina alla rappresentazione realistica della cascata un elemento astratto: cinque corde d’oro dividono il quadro in senso verticale e accompagnano con un sottofondo musicale il precipitare dell’acqua. Il sito di Imatra, con le sue spettacolari rapide è di per sé un’attrazione turistica; Gallén ne fa un’icona del paesaggio finlandese.
L’artista realizza anche molti quadri nella regione di Ruovesi, nella Finlandia occidentale. Dal 1902, sotto l’influsso dei movimenti tedeschi Phalanx prima Die Brücke poi, i paesaggi di Gallén acquisiscono colori scintillanti e diventano molto stilizzati.
Simbolismo
Negli anni 1893-1894, Gallén realizza una serie di opere che si collocano nel movimento simbolista europeo. Tali opere traggono ispirazione dalle scene bibliche o dai grandi racconti sulla creazione del mondo. La teosofia e l’occultismo influenzano Gallén: nel 1892 l’artista ha visitato il primo Salon de la Rose-Croix.
I simboli che Gallén introduce hanno una dimensione mistica e iniziatica. In Ad Astra, Gallén esprime la sua visione del tema biblico della risurrezione che l’artista interpreta come un processo di liberazione che subentra alle sofferenze umane.
In Symposium, due uomini seduti ad un tavolo rivolgono lo sguardo verso una strana apparizione che ha luogo sopra la tavola, situata sulla parte esterna della pittura. Il personaggio che sta in piedi, vestito di nero, è l’artista stesso. I due uomini sono Robert Kajanus e Jean Sibelius, compositori di musica finlandesi. L’apparizione fugace che attira la loro attenzione è il simbolo del mistero dell’arte alla quale il personaggio assopito non ha accesso.
Il Kalevala
Il Kalevala è un poema epico composto da Elias Lönnrot negli anni trenta del XIX secolo sulla base di antichi poemi e canti popolari della Finlandia. La genesi dell’opera è costituita dalla tradizione orale che l’autore raccoglie nelle campagne dove alcuni famosi bardi conoscono a memoria i vecchi canti. La prima pubblicazione del Kalevala , nel 1835, suscita un enorme entusiasmo. L’opera di Lönnrot diventa il simbolo dell’identità nazionale.
Axel Gallén conferisce la massima dignità visiva alle tematiche magiche ed eroiche del Kalevala. In un primo tempo, nella Leggenda di Aino e nella Forgiatura del Sampo l’artista ricorre ad uno stile naturalistico. In seguito, invece, per rappresentare gli eroi Väinämöinen e Lemminkäinen, dotati di poteri sovrannaturali, utilizza uno stile nuovo in cui dominano l’esagerazione dei colori e le decorazioni stilizzate. InLa Difesa del Sampo assistiamo ad una lotta per la conquista di un oggetto magico che conferisce a colui che lo possiede potere e ricchezza: Il Sampo. In La Madre di Lemminkäinen, la protagonista si appresta a risuscitare il figlio che ha trovato dilaniato a pezzi disseminati lungo il Tuonela, il fiume della morte.
Il Mausoleo di Juselius
Nel 1898, una tragedia sconvolge l’esistenza di Arthur Juselius, un ricco industriale di Pori (Finlandia): Sigrid, la sua unica figlia muore all’età di 11 anni. In sua memoria, il padre commissiona a Josef Stenbäck un mausoleo che l’architetto realizza in stile neo-gotico. Juselius vuole che l’interno di quest’opera abbia decorazioni straordinarie. Gran parte del programma iconografico è affidato a Gallén il quale, nel 1902, esegue numerosi studi preparatori per diversi affreschi che, distrutti da un incendio, vengono restaurati nel 1930 da Jorma Gallen-Kallela.
Gallén dedica questi affreschi al ciclo della vita e della morte. Il pittore tratta questo soggetto ponendolo in stretto rapporto con il ritmo delle stagioni e in una prospettiva metafisica. Nell’affresco intitolato Primaverauna figura femminile in abito nero che simboleggia la morte, minaccia la gioia schietta dei bambini. Il tema della morte, del resto, è presente anche in un altro affrescoCostruzione: una donna nutre la sua creatura con il latte destinato ad un neonato scomparso. Nel Kalevala, il Tuonela, fiume della morte, trascina via senza pietà gli esseri umani in preda alla disperazione.
Arti Decorative
L’interesse di Gallén per le artidecorativi si manifesta nel 1894-1895 quando il pittore fa costruire la Kalela, la sua casa-atelier, occupandosi personalmente della sistemazione della stessae realizzando con le proprie manimobili in legno, dalle forme possenti e rettilinee che differiscono completamente da quelle che contraddistinguono il folklore finlandese. Queste creazioni emanano una sensazione campestre che pone le stesse sulla sfera d’influenza diuna parte delle realizzazioni dell’Art Nouveau europeo. La credenza realizzata nel 1897 è decorata da una scultura che simboleggia l’albero della conoscenza.
Nel 1897 Louis Sparre, che Gallen ha conosciuto nel 1887 all’Accademia Julian, ha fondato la manifattura di Iris un laboratorio di arti decorative sul modello dell’ Arts and Craft Movement fondato a Londra da William Morris. Su richiesta di Sparre Gallén progetta la camera Iris esposta presso il padiglione finlandese presente all’Esposizione universale di Parigi nel 1900. All’interno dello stesso padiglione sono altresì presenti le ceramiche di Alfred William Finch che, a sua volta, subisce l’influsso delle opere belgheri conducibili all’Art Nouveau meglio noto in Italia con il termine di stile Liberty.
Arte Totale
Alla fine del XIX secolo, molti artisti europei tra i quali lo svedese Carl Larsson, si trasferiscono in villaggi sperduti e distanti dalle città. In queste lontane contrade costruiscono casea loro immagine curando di personala disposizione e l’arredamento delle stesse. Tra questi artisti figura anche Gallén che, nel 1894-1895, non solo progetta la sua casa-atelier Kalela ma ne disegna perfino l’arredamento. Quest’edificio, per la costruzione del quale il pittore ricorre a meto di tradizionali, è realizzato con tondelli di pino.
Per l’esposizione universale di Parigi del 1900, Gallén progetta la camera Iris in mostra presso il padiglione finlandese. Per la sua eleganza sobria, l’arredamento si distingue dal primitivismo. Gallén è altresì l’autore di un’opera tessile, chiamata col termine finlandese ryijy. Il ryijy Flamme rappresenta un richiamo alla vegetazione – nel caso specifico le felci – e al fuoco. La camera Irissancisce l’atto di nascita dell’arte finlandese per il pubblico internazionale. Il ryijyFlamme è diventato un incunabolo del design finlandese.
Arti Decorative
L’interesse di Gallén per le artidecorativi si manifesta nel 1894-1895 quando il pittore fa costruire la Kalela, la sua casa-atelier, occupandosi personalmente della sistemazione della stessae realizzando con le proprie manimobili in legno, dalle forme possenti e rettilinee che differiscono completamente da quelle che contraddistinguono il folklore finlandese. Queste creazioni emanano una sensazione campestre che pone le stesse sulla sfera d’influenza diuna parte delle realizzazioni dell’Art Nouveau europeo. La credenza realizzata nel 1897 è decorata da una scultura che simboleggia l’albero della conoscenza.
Nel 1897 Louis Sparre, che Gallen ha conosciuto nel 1887 all’Accademia Julian, ha fondato la manifattura di Iris un laboratorio di arti decorative sul modello dell’ Arts and Craft Movement fondato a Londra da William Morris. Su richiesta di Sparre Gallén progetta la camera Iris esposta presso il padiglione finlandese presente all’Esposizione universale di Parigi nel 1900. All’interno dello stesso padiglione sono altresì presenti le ceramiche di Alfred William Finch che, a sua volta, subisce l’influsso delle opere belgheri conducibili all’Art Nouveau meglio noto in Italia con il termine di stile Liberty.
Arte Totale
Alla fine del XIX secolo, molti artisti europei tra i quali lo svedese Carl Larsson, si trasferiscono in villaggi sperduti e distanti dalle città. In queste lontane contrade costruiscono casea loro immagine curando di personala disposizione e l’arredamento delle stesse. Tra questi artisti figura anche Gallén che, nel 1894-1895, non solo progetta la sua casa-atelier Kalela ma ne disegna perfino l’arredamento. Quest’edificio, per la costruzione del quale il pittore ricorre a meto di tradizionali, è realizzato con tondelli di pino.
Per l’esposizione universale di Parigi del 1900, Gallén progetta la camera Iris in mostra presso il padiglione finlandese. Per la sua eleganza sobria, l’arredamento si distingue dal primitivismo. Gallén è altresì l’autore di un’opera tessile, chiamata col termine finlandese ryijy. Il ryijy Flamme rappresenta un richiamo alla vegetazione – nel caso specifico le felci – e al fuoco. La camera Irissancisce l’atto di nascita dell’arte finlandese per il pubblico internazionale. Il ryijyFlamme è diventato un incunabolo del design finlandese.
L’Africa
Dal 1902, Gallén è in stretto contatto con l’avanguardia tedesca che di lì a poco sfocerà nell’espressionismo. L’artista soffre a causa della situazione politica in cui versa la Finlandia: nel 1908, le autorità russe dissolvono il Parlamento finlandese che è stato eletto per la prima volta a suffragio universale nel 1907, proprio lo stesso anno in cui Gallén ha adottato il nome finlandese di Gallen-Kallela. Il dipinto che lo ritrae con gli sci assieme al figlio, nell’inverno del 1909, riproduce bene questa tensione. L’artista si stabilisce a Parigi ma, una forza irresistibile, lo spinge più lontano, in Africa dove Gallén vuole scoprire territori e popoli autentici.
Nel maggio del 1909, si imbarca da Marsiglia alla volta dell’Africa orientale britannica (l’attuale Kenya) con sua moglie e i suoi due figli. La famiglia resterà in Africa 16 mesi nel corso dei quali l’artista vive in alcuni accampamenti, prende parte ad una serie di safari, partecipa a battute di caccia e raccoglie materiale etnografico. Partecipa, inoltre, ad una spedizione sul monte Kenya ed entra in contatto con le popolazioni di quella regione. Da questo viaggio riporta una straordinaria opera espressionista.
7 febbraio – 6 maggio 2012
Museo d’Orsay
Exposition temporaire
Parigi