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Posts Tagged ‘Musée d’Orsay’

“Collezione Spencer e Marlene Hays”, mostra esclusiva al Musée d’Orsay di Parigi

September 14, 2012 Leave a comment

Una coppia americana di collezionisti d’arte, appassionati di cultura francese, ha messo in piedi nel corso dei decenni una straordinaria collezione di opere del XIX secolo e dei primi del Novecento.
Il legame di amicizia instauratosi tra i proprietari di questi capolavori e il presidente dei musei d’Orsay e dell’Orangerie ha reso possibile la presentazione di questa collezione tra i cui pezzi figura il settimo dei nove pannelli, cinque dei quali sono custoditi proprio a Orsay, del ciclo I giardini pubblici di Edouard Vuillard. La collezione Spencer e Marlene Hays comprende anche opere di Bonnard, Ranson, Roussel e molti straordinari dipinti di Vuillard, pannelli decorativi di Maurice Denis e due capolavori simbolisti di Redon. Gli anni sessanta del XIX secolo e il periodo impressionista sono degnamente rappresentati da opere di Fantin-Latour, Tissot, Caillebotte, Berthe Morisot, Eva Gonzalès. Da un punto di vista cronologico questa collezione, che copre un ampio spettro creativo, termina con Derain, Matisse e Modigliani. È la prima volta che gran parte di queste opere fanno ritorno in Francia, paese in cui sono state create. La presentazione di questa collezione al museo d’Orsay permetterà di scoprire non solo alcune delle opere maggiori di artisti universalmente conosciuti ma anche quei capolavori meno noti , testimoni del gusto indubbio e senza pregiudizi dei loro proprietari. 26 marzo – 30 giugno 2013

“L’impressionismo e la moda”, esposizione al Musée d’Orsay di Parigi

September 14, 2012 Leave a comment

L’impressionismo, con la sua ansia di illustrare la vita contemporanea, ha privilegiato la rappresentazione della figura umana nel suo ambiente quotidiano e ha raffigurato l’uomo “moderno” nelle sue attività consuete, in città come in campagna.
Va detto che, gli impressionisti, pur non curandosi di fornire una rappresentazione dettagliata della fisionomia, delle usanze e degli abiti, diano comunque un’idea delle mode e delle abitudini del loro tempo.
Raggiungono questo risultato perché considerano il ritratto come l’istantanea di un uomo nel suo ambito familiare, perché sono capaci di rinnovare, dal duplice punto di vista della tipologia e della topografia, la scena di genere e soprattutto per la loro attenzione alla “metamorfosi giornaliera delle cose esterne”, per riprendere l’espressione di Baudelaire.
Dalle loro posizioni estetiche, la realtà dell’uomo degli anni 1860-1880 e del suo abbigliamento subisce un’ incontestabile trasfigurazione.
25 septembre 2012 – 20 janvier 2013

“L’angelo del bizzarro. Il romanticismo nero da Goya a Max Ernst”, mostra al Musée d’Orsay di Parigi

September 14, 2012 Leave a comment

Negli anni trenta del XX secolo, Mario Praz (1896-1982), scrittore e storico d’arte italiano è il primo critico a dare risalto al lato nero del romanticismo, definendo in questo modo un’ampia fetta della produzione artistica che, a partire dagli anni 1760-1770, mette a frutto la zona d’ombra, di eccesso e d’irrazionale che si cela dietro l’apparente trionfo delle luci della Ragione.
Quest’universo si forma alla fine del XVIII secolo in Inghilterra nei romanzi gotici , un tipo di letteratura che seduce il pubblico per il gusto del mistero e del macabro che la caratterizza e subito imitata dalle arti plastiche: gli universi fantastici i o grotteschi di molti pittori, incisori e scultori di tutta Europa entrano in competizione con quelli degli scrittori : Goya e Géricault ci pongono di fronte alle atrocità assurde delle guerre e dei naufragi dei loro tempi, Füssli e Delacroix danno corpo agli spettri, alle streghe e ai demoni di Milton, Shakespeare e Goethe, mentre C.D. Friedrich e Carl Blechen proiettano il pubblico in paesaggi enigmatici e funebri, espressione del proprio destino.
Dagli ottanta del XIX secolo, una volta presa coscienza della vanità e dell’ambiguità del concetto di progresso, molti artisti si riappropriano dell’insegnamento del romanticismo nero volgendosi verso l’occulto, ravvivando i miti e mettendo a frutto le scoperte sul sogno, per porre l’uomo di fronte alle sue paure e alle sue contraddizioni: la crudeltà e la cattiveria insite in ogni essere umano, il rischio di degenerazione collettiva, l’estraneità angosciosa del quotidiano rivelata dai racconti fantastici di Poe o di Barbey d’Aurévilly. Nel pieno della seconda rivoluzione industriale si assiste così alla ricomparsa di orde di streghe, di scheletri che sogghignano, di demoni informi, diavoli libidinosi maghe malefiche… che traducono un disincanto gioioso ed euforico verso il presente.
Subito dopo la fine della Prima guerra mondiale, i surrealisti ponendo l’incosciente, il sogno e l’ebbrezza a fondamento della creazione artistica, porta a compimento il trionfo dell’immaginazione sul principio di realtà, e così, lo spirito stesso del romanticismo nero. Contemporaneamente, il cinema s’impossessa di Frankenstein, di Faust e di altri capolavori del romanticismo nero che si fissa in modo definitivo nell’immaginario collettivo.
Sulla scia di una prima tappa della mostra presso lo Städel Museum di Francoforte, il museo d’Orsay propone la scoperta delle molteplici declinazioni del romanticismo nero, da Goya e Füssli fino a Max Ernst e ai film espressionisti degli anni venti del XX secolo, attraverso una selezione di 200 opere comprendenti pitture, arti grafiche, sculture e rappresentazioni cinematografiche. 5 marzo – 9 giugno 2013

“Félicie de Fauveau. L’amazzone scultrice”, retrospettiva al Musée d’Orsay di Parigi

September 14, 2012 Leave a comment

Félicie de Fauveau (1801- 1886) è un personaggio tanto rappresentativo quanto singolare. Nostalgica di un’epoca che non ha vissuto, monarchica, cattolica , nubile e femminista, questa scultrice ha dedicato la sua vita e la sua arte alla difesa di un’utopia politica che si esprime in primo luogo con un’immagine messa a servizio della Storia.
Fedele alleata della duchessa di Berry, La Fauveau, che assieme alla contessa de La Rochejaquelein era stata l’artefice delle insurrezioni vandeane, accettò l’esilio stabilendosi a Firenze. La de Faveau che fu l’artefice di un’iconografia cattolica militante ed esaltata, nutrita dalla simbologia araldica, attribuì a tale iconografia le forme di un neogotico e di un neorinascimentale ispirati. La maggior parte delle sculture realizzate da quest’artista sono sparpagliate per il mondo e poche sono quelle esposte e custodite in Francia. Questa mostra, organizzata da due musei, l’Historial de Vendée e il museo d’Orsay, è la prima retrospettiva dedicata a quest’artista. 11 giugno – 15 settembre 2013

“Félix Thiollier (1842-1914), fotografo”, prima monografia al Musée d’Orsay di Parigi

September 14, 2012 Leave a comment

La suddetta mostra, prima monografia che Parigi dedica a Félix Thiollier, porta agli onori questo industriale originario di Saint Étienne che, all’età di 37 anni, avendo mezzi sufficienti per vivere di rendita, si dedicò alle sue due principali passioni: la storia locale e l’arte. Questi interessi, coltivati con grande soddisfazione attraverso la pubblicazione di opere illustrate volte a promuovere sia la salvaguardia del patrimonio di Forez, antica regione della Francia , sia l’opera di alcuni artisti suoi amici – tra i quali spiccano i nomi di Auguste Ravier, Paul Borel e Jean-Paul Laurens –, portano alla nascita di un fotografo amatoriale di talento. Tenutosi strenuamente ai margini degli ambienti fotografici del suo tempo, Thiollier è autore di un ‘opera originale che oscilla tra il pittoresco post romantico dei paesaggi campestri e il lirismo crudo dello sguardo rivolto su un mondo industriale ampiamente ignorato dalla fotografia artistica francese a cavallo tra il XIX e il XX secolo. 13 novembre 2012 – 10 marzo 2013

“Victor Baltard (1805-1874). Il ferro e il pennello”, retrospettiva al Musée d’Orsay di Parigi

September 14, 2012 Leave a comment

Per gli abitanti di Parigi, il nome di Baltard è legato ad un luogo simbolico, le Halles, il grande mercato coperto della capitale oggi completamente demolito. Fu proprio grazie a questo grande edificio di vetro e metallo, oggetto di innumerevoli imitazioni, che Baltard raggiunse una grande notorietà ma lo stabile attirò sull’architetto l’incomprensione di alcuni storici che non gli attribuirono la paternità del progetto.
Personaggio complesso, se non ambivalente, Baltard fu, in effetti, sempre proteso tra l’affermazione dell’aspetto artistico del suo mestiere e la sete di novità tecniche.
La mostra si prefigge di dimostrare che, lungi dall’essere in contrasto, questi interessi hanno concorso entrambi ad alimentare la sua creatività. A tal fine, la mostra riunisce opere di natura molto diversa (disegni di architettura, bozzetti, fotografie antiche, incisioni, pitture, mobilia, vetrate e altro ancora.) che illustrano contemporaneamente i due aspetti di Baltard: da un lato l’artista contemporaneo di Ingres e di Flandrin che guidò i lavori di decorazione delle chiese parigine prima e del municipio dopo, dall’altro il costruttore che fece un uso sapiente a magistrale del metallo e che, assieme ad Haussmann, progettò il nuovo volto della capitale. 16 ottobre 2012 – 13 gennaio 2013

“L’impressionnisme et la mode”, expotition au Musée d’Orsay de Paris

September 14, 2012 Leave a comment

Soucieux de rendre compte de la vie contemporaine, l’impressionnisme a privilégié la représentation de la figure humaine dans son milieu quotidien et saisi l’homme “moderne” dans ses activités habituelles, à la ville comme à la campagne.
Bien qu’ils ne s’attachent pas à la représentation scrupuleuse de la physionomie, du costume et de l’habit, les impressionnistes n’en rendent pas moins compte des modes et des attitudes de leur temps. Ils y parviennent par leur volonté de considérer le portrait comme l’instantané d’un homme dans son cadre familier, par leur capacité à renouveler, du double point de vue de la typologie et de la topographie, la scène de genre et surtout par leur attention à “la métamorphose journalière des choses extérieures”, pour reprendre l’expression de Baudelaire.
De leurs positions esthétiques, la réalité de l’homme des années 1860-1880 et de son habit subit une incontestable transfiguration. 25 septembre 2012 – 20 janvier 2013