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Posts Tagged ‘Montecitorio’

Camera, approvato taglio del trattamento economico dei deputati

January 31, 2012 Leave a comment

Ok a riduzione del 10% dell’indennità di carica per il presidente della Camera. Minori rimborsi forfetari per i portaborse.
L’ufficio di presidenza della Camera ha approvato un taglio del trattamento economico di tutti i deputati, pari a 1.300 euro lordi al mese. Lo ha annunciato il vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione (Udc), al termine della riunione durata due ore a Montecitorio.
Via libera al taglio del 10% dell’indennità di carica per i deputati che ricoprono ruoli apicali, come il presidente della Camera, i vicepresidenti, i Questori e i presidenti di Commissione. La riunione, durata oltre due ore, ha anche portato all’approvazione definitiva del passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo per tutti i deputati e per i dipendenti della Camera. Idv e Lega hanno votato contro.
Inoltre diventa operativo anche il taglio del rimborso forfetario di 3.690 euro spettanti al deputati per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori e in genere utilizzati per pagare i cosiddetti portaborse: sarà erogato a forfait solo il 50% della somma. La cifra rimanente sarà erogata solo dietro giustificazione di spesa. Si tratta, ha spiegato Buttiglione, di un regime transitorio, valido per l’ultimo anno di questa legislatura. Per la prossima, il Parlamento approverà una legge che stabilirà lo statuto del collaboratore parlamentare.

Fonte: TMNews

Roma, ristorante dei deputati segue il rincaro dei prezzi

January 10, 2012 Leave a comment

Dopo la buvette, anche il ristorante dei deputati (accessibile anche ai giornalisti parlamentari) diventa più caro: alla riapertura dopo le vacanze di Natale, gli aumenti sono scattati soprattutto per gli antipasti, i primi e i contorni. E tra i secondi la novità è che, almeno nel primo menu del giorno del 2012 a Montecitorio, è scomparso il pesce del giorno secondo la disponibilità del mercato che nell’anno appena passato costava dai 4,60 ai 17,20 euro.
I deputati pagheranno di più la zuppa del giorno e il riso all’inglese (dai 2 euro del 2011 a 4 euro) mentre gli altri due primi (oggi tonnarelli con cicoria e salsiccia e penne all’arrabbiata) costeranno 5 euro. L’anno scorso invece c’era un primo piatto meno caro, a poco più di 3 euro. Nessun aumento apparente tra i secondi (6 euro per una cotoletta alla milanese, 8 per una tagliata con rucola e aceto balsamico e 3 euro per un omelette) che però non vengono più serviti con il contorno. Il contorno, verdure o altro, viene servito a parte, al costo di 3 euro. Quanto alle bevande, la bottiglietta d’acqua sale da 60 centesimi a 1 euro.
Gli aumenti del ristorante dei deputati, tuttavia, sono sensibilmente inferiori a quelli che hanno interessato la buvette (frequentata non solo da deputati ma anche da dipendenti della Camera, assistenti parlamentari, giornalisti, precari e non) all’inizio di quest’anno dove in alcuni casi, come ad esempio per spremute e succhi di frutta, i prezzi sono raddoppiati.

Fonte: TMNews

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Manovra Governo, piena fiducia alla Camera…

December 17, 2011 Leave a comment

E’ passata con 402 sì, 75 no e 22 astenuti. Il premier: ”Senza questo intervento a rischio i risparmi degli italiani”. No a odg su Imu a Chiesa, ma questione da regolare. Governo battuto su odg della Lega. Dal governo sì a asta frequenze tv: accolti gli ordini del giorno Pd-Lega-Idv per l’annullamento del beauty contest. Da pensioni a tasse e lavoro, tutte le misure. Bossi: ”Governo non arriva al 2013”. Napolitano: impegno totale per salvare l’euro. Rehn: ”Bene, ma ancora molto da fare”. La rivolta del popolo Pdl che grida al ‘tradimento’. Senato approva l’obbligo del pareggio di bilancio nella Costituzione. Sì a riforma dei vitalizi dei parlamentari.
La Camera ha approvato la manovra con 402 sì. I voti contrari sono stati 75. Gli astenuti 22. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. Soddisfatto? ”Certo”. Con un sorriso, il premier Mario Monti ha commentato il via libera.
La fiducia posta dal governo sulla manovra era passata invece con 495 voti favorevoli, 88 no e 4 astenuti.
Il governo è stato battuto oggi su un ordine del giorno della Lega, sul quale l’esecutivo aveva dato parere contrario. L’odg è passato con voto quasi unanime dell’aula e prevede detrazioni sull’Imu per famiglie con disabili.
L’aula della Camera ha invece respinto gli ordini del giorno presentati da Lega e Idv per far pagare l’Imu sugli immobili della Chiesa. Nello stesso tempo l’assemblea ha approvato l’odg bipartisan Pd-Pdl in cui si chiede “di valutare l’opportunità di definire la questione relativa al pagamento dell’Imu sugli immobili parzialmente utilizzati a fini commerciali” da parte “di enti no profit e, tra questi, gli enti ecclesiastici”.
Silvio Berlusconi a chi gli chiedeva se questa manovra sarà sufficiente per tenere i conti a posto ha risposto che “è una situazione che non è italiana, è una situazione generale. Ci sono dei problemi a livello europeo: o si risolvono oppure non c’è intervento che tenga”.
Mentre il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, dice “no a rincorrere manovra su manovra perché si rischia di andare contro un muro. C’è il rischio di un avvitamento tra recessione e austerità”. “Il Pd – ha rimarcato – sarà coerente e fermo” nel sostegno al governo Monti. Si tratta di “una soluzione di emergenza e transitoria. Il nostro orizzonte è l’appuntamento elettorale”.
In Aula c’è stato uno scontro tra i deputati della Lega e il capogruppo del Pd Dario Franceschini. Nel suo intervento, Franceschini si è chiesto se i deputati della Lega, che hanno confermato il no alla fiducia, venissero “dalla luna”. ”Invece – ha scandito – siete stati saldamente al governo negli ultimi tre anni e saldamenti incollati alle poltrone romane, e non sembravate guerrieri padani ma solo soldatini ubbidienti”. E’ scattata la reazione dei deputati del Carroccio che hanno intonato, in rapida successione, uno ‘scemo, scemo’ e poi ‘venduto, venduto’ all’indirizzo di Franceschini, che invece era applaudito dai deputati del centrosinistra.
“Ognuno in questa aula con la propria storia, la propria diversità, le proprie idee, ha la stessa missione: salvare il Paese” ha detto Franceschini spiegando perché la manovra deve essere sostenuta e con convinzione. “Noi diamo la fiducia a questo governo, non un governo tecnico, ma un governo espressione della democrazia parlamentare, di questo Parlamento”, ha precisato il capogruppo del Pd, rivendicando “il lavoro di miglioramento fatto sulla manovra”, che è “indispensabile e urgente per fare uscire l’Italia dalla situazione in cui si trova dopo gli ultimi tre anni”, e anche “l’impegno del Pd per correggerla sin dall’inizio. Lei, presidente, aveva detto equità. Alla fine l’equità c’è stata”.
In Aula Antonio Di Pietro ha bocciato la manovra e il governo, seppure “composto da brave persone di alta professionalità”. “Certo – ha detto il presidente dell’Idv – è decisamente meglio confrontarsi con personalità e professionalità come le vostre, piuttosto che con un premier che in Europa ci faceva ridere dietro o con ex ministri del precedente governo inquisiti per fatti di mafia. Con la fiducia non ci è stata data la possibilità di confrontarci sul merito degli interventi e sul merito noi giudichiamo la manovra iniqua e ingiusta”.
Mettendo il voto di fiducia “ci sentiamo sotto ricatto, come lo siete voi. Un’altra manovra era ed è possibile. Ora – ha aggiunto – ci costringete a darvi la fiducia, ma noi non ve la possiamo dare, perché la manovra non fa gli interessi della collettività. Fa pagare il costo della crisi ai pensionati, alle famiglie e non alle lobby finanziarie” e ”avete colpito i precari”.
“La verità – ha concluso Di Pietro, rivolgendosi al presidente del Consiglio – è che il suo governo è nato tecnico ma si è trasformato subito in governo politico con i suoi compromessi. E, per cercarsi una maggioranza in Parlamento, ha rinunciato ai suoi principi e obiettivi. Noi oggi le neghiamo la fiducia non perché non vi rispettiamo ma perché non condividiamo quel che avete fatto e perché ci dispiace avervi visti così arrendevoli”.
Il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto ha annunciato il sì alla fiducia “per senso di responsabilità, ma occorre assolutamente una seconda fase funzionale alla crescita, perché altrimenti noi rischiamo di trovarci in una situazione in cui le contestazioni, anche forzate, che oggi vengono fatte, rischiano di mordere molto più profondamente nel vivo della società italiana”. Cicchitto ha anche affrontato il tema delle liberalizzazioni, che “non possono concentrarsi nell’eliminazione con metodi stalinisti dei farmacisti, dei tassisti, degli avvocati e degli Ordini professionali, per favorire altri interessi: quelli delle Coop, dei noleggiatori, dei grandi studi legali finanziati dalla Confindustria. Vogliamo liberalizzazioni e privatizzazioni di alto livello e non la mistificazione che è stata tentata in questi giorni”.
Diversamente il deputato del Pdl Alessandra Mussolini parlando in Transatlantico ha reso noto il suo no alla fiducia ”perché questo è un governo di burocrati che copre le banche” e la manovra è ”priva di sviluppo e iniqua”. Anche Giorgio Stracquadanio (Pdl), dopo Alessandra Mussolini, ha reso noto in Aula il suo no alla fiducia e alla manovra.
Giuseppe Moles ha spiegato all’Adnkronos i motivi della sua astensione: “Non riconosco legittimità al governo Monti. Gli ho votato la fiducia iniziale solo perché richiesto dal mio partito e perché il governo tecnico nasceva dal passo indietro di Silvio Berlusconi e per rasserenare il clima politico italiano”. E il deputato del Pdl, Antonio Martino, ha annunciato: ”Non ho votato le precedenti manovre volute da Tremonti, non voterò certo questa”.
In Aula a Montecitorio per la Lega è intervenuta, nelle dichiarazioni di voto, Emanuela Munerato, con indosso una tuta da operaia. ”Rappresenta milioni di lavoratori disgustati da questa manovra” ha detto spiegando di aver indossato la tuta arancione e la cuffietta bianca “fino a due giorni prima di entrare in Parlamento”.
Ha ribadito il sì alla manovra il Terzo polo pur rimarcando la necessità di un passo avanti in materia di liberalizzazioni. “Una questione – ha affermato Bruno Tabacci – che dovrà essere ripresa con forza in maniera organica. Non si possono chiedere sacrifici ai pensionati e strizzare l’occhio alle corporazioni”.

Fonte: IGN Adnkronos

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