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Omicidio Pier Paolo Pasolini, caso riaperto e dimenticato?

In aprile del 2009 fu riaperto il caso sulla morte dello scrittore e regista bolognese Pier Paolo Pasolini, ma è stato un caso riaperto e subito ri-dimenticato. Tutto ha avuto inizio grazie ad un libro – ‘Petrolio’ – di cui era scomparso da anni un capitolo e dopo varie interpellanze, lettere al Ministro di Giustizia, nuove testimonianze ed audizioni, finalmente furono fatte ulteriori analisi su dei reperti che erano rimasti abbandonati nel Museo Criminologico di Roma. In marzo dello scorso anno il Senatore Marcello Dell’Utri dichiarò di aver letto casualmente il capitolo scomparso di ‘Petrolio’ scritto di Pier Paolo Pasolini, asserendo che tale capitolo gli passò di mano solo per una pura coincidenza. Il libro in questione è lo scritto che Pasolini non riuscì a portare a termine ed è l’ultima indagine che stava conducendo sui misteri dell’ENI e sulla scomparsa di Enrico Mattei che morì in un incidente aereo nell’ottobre del 1962 e di cui le cause non sono mai state chiarite. Secondo molte persone, ‘Petrolio’ pare che sia la vera ragione dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini ed il capitolo mancante s’intitolava ‘Lampi sull’ENI’. Marcello Dell’Utri dichiarò inoltre che alla mostra del libro del 2010 gli sarebbe stata promessa la copia della parte da lui stesso precedentemente letta, ma il Senatore asserì che la persona che gli aveva fatto tale promessa è letteralmente scomparsa e con lei anche il fatidico capitolo mancante. Così il mistero si è ulteriormente infittito. Nel marzo del 2010, Walter Veltroni fece un’interpellanza parlamentare indirizzata al Ministro Angelino Alfano chiedendo di fare luce sulla morte di Pasolini visto che le nuove teconologie al giorno d’oggi pare riescano a fare miracoli anche su casi irrisolti da decenni. Il Ministro rispose alla richiesta di Veltroni e dopo circa un mese ripartirono le indagini sulla tragica morte dello scrittore, avvenuta all’Idroscalo di Ostia nel 1975. Veltroni nella sua interpellanza fece presente ad Alfano che con le sofisticate teconologie odierne si potrebbe effettivamente risalire al vero autore del delitto e che si dovrebbero approfondire quelle indagini che secondo lui non furono appropriate nemmeno all’epoca. Così su delega della Procura di Roma, il nucleo RIS del Carabinieri ha iniziato una sequenza di accertamenti tecnici irripetibili su alcuni reperti che erano per l’appunto conservati in un vecchio ed impolverato scatolone che fu posto negli archivi del museo Criminologico. Fra questi reperti sono stati analizzati una camicia ‘Missoni’ impregnata di sangue, un paio di jeans strappati, un pullover verde, un anello e un paio di stivaletti misura 41. A distanza di più di un anno però di queste analisi non se n’è saputo più nulla e ciò indicherebbe sia che nemmeno questa ulteriore analisi ha portato a niente e sia che potrebbe continuare a sussistere una precisa volontà da parte di ignoti a non voler far sì che la verità sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini venga mai a galla.

Carla Liberatore