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Posts Tagged ‘Marzia Carocci’

“Dolore” di Marzia Carocci

Dolore

“Pianti che slabbrano il silenzio,
che graffiano la carne,
orbite vuote,affossate
su volti scarniti
di bimbi già vecchi
di corpi secchi e nudi,
e mosche sulla pelle.

Brucia furtivo l’odio della guerra,
sanguinano lacrime di madri
nel silenzio che lento si dissolve
tra spari e preghiere.

L’alito della vita
si consuma fetido
nello spettrale soffio di polvere
che copre
i corpi senz’anima riversi….”

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“Il mio volo” di Marzia Carocci

Il mio volo

Il mio tempo,

fra i bisbigli del vento

mutevole e eterno,

nella sincronia d’un battito

tra me e l’immenso,

aprì le ali e planò,

sorvolò

nel buio inerme

dalle tacite note,

sui mari d’ametista,

sulla gente

dai muti pensieri;

sorpassò,

le nubi in cammino,

sulle notti e sui giorni

sull’amore e il dolore,

poi capì

l’essenza vitale

e

volli fermare il tempo,

il mio tempo ormai in volo,

che lesto fuggì

come i colori su un prato di pansé

quando vien  sera.

Marzia Carocci

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“Le mie poesie” di Marzia Carocci

 – Le mie poesie

 Le mie poesie nel vento,

leste, come cani sciolti,

come stormi stanchi

dal volo lento.

Frammenti miei,

sparsi d’ovunque,

negli occhi assenti,

nei cuori esangui.

Sono tempeste

le mie emozioni,

oltre i confini,

nel grande mare,

sui monti bianchi,

dietro la luna.

Parole,

di getto vomitate,

scritte, confessate,

afone, stonate.

Poesie d’amore,

di rabbia e dolore,

parole vere su fogli bianchi,

su muri sporchi

,su marmi freddi;

libere,

oltre le tenebre dei giorni morti,

oltre la luce di chi non vede

su ali d’Angelo….

Vive

dentro al cuore d’un uomo,

urla scritte,

cullate nell’eterno silenzio del tempo.

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“A mio padre” di Marzia Carocci

A mio padre

 A mio padre

Vorrei essere nel vortice del vento

nell’effluvio di gelso,

e planare sopra smerli di nubi

a  intarsiare rabbiosamente il cielo

con i graffi dell’anima mia,

e inseguirò il tempo che fu tuo padre…

e poi non più.

Vorrei essere in bilico

sul filo dell’orizzonte

per poi smottare giù,

sopra un mare gonfio,

gonfio di tempesta,

dove il sale secchi le mie orbite stanche

di lacrime rosa perenni al tuo ricordo.

Vorrei il rombo dei tuoni,

l’ululare del vento

l’esplosione di suoni

che squarci il silenzio

per gridare il DOLORE,

il mio urlo d’AMORE

quel mio pianto sofferto

che tu, lontano dal tempo,

non udrai padre!

– Scritta da Marzia Carocci

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“Lucerna di versi” di Giuseppe Colapietro

Recensione a “Lucerna di versi” di Giuseppe Colapietro

a cura di Marzia Carocci

La poesia di Giuseppe Colapietro è una luce nel buio, la stessa luce che lui stesso ha menzionato nel titolo “lucerna di versi”, così, come per illuminare quell’interiorità che cerca chiarore e risposte, quell’introspezione umana che nella conca dell’anima vive e genera interrogativi e dubbi.

L’autore ci propone musica di parole e ritmo verbale grazie alla conoscenza della tecnica poetica ch’egli possiede, ogni suo verso ,ogni sua riflessione, diventa riverbero dell’uomo che cerca e che concentra la propria attenzione al mondo circostante, quel mondo fatto di gioie, di angosce, di timori e quesiti continui sul senso del tempo che con il suo fluire ci lascia spesso senza risposte.

L’amore e l’intensità che Colapietro esprime nel descrivere l’emozione ch’egli prova per la natura intorno a lui, ci fa quasi sentire l’olezzo dei fiori, il rumore del vento e il fruscio delle foglie sui rami.

Con le parole ne fa ritratto d’autore, rendendo le immagini particolarmente visive e mai statiche.

Poesie senza retorica ne uso di idiomi obsoleti, un viaggio emozionale che passo dopo passo ci fa vedere quel chiarore che la sua “lucerna” proietta, quella luce che è fatta di canto, di constatazioni di voli e sogni.

Da “visione onirica”

C’è un chiarore oltre il fiume,

la stella del Dio obliato

che soltanto quel vecchio sa vedere

come faro finale del suo viaggio…

Di nuovo quel chiarore, in questo caso simbiosi di speranza, di seguito, di certo; quella luce di eterno in fondo al viaggio terreno, quell’ albore, diventa aspettativa dell’uomo, che fragile e umano attende.

Fra ricordi, radici mai dimenticate, affetti accarezzati e onirici sogni, il poeta ci porterà nel suo mondo dove ogni uomo potrà riflettersi, e riconoscersi, perché Giuseppe Colapietro ci parla di vita, dei desideri e riflessi di luce , quella luce dove ogni essere umano si prona ogni giorno, quella luce che si chiama incanto di vita.

Marzia Carroci: apollinaire.mc@libero.it

Fonte: Oubliettemagazine

“Ed è subito sussulto” di Giovanni Tavcar

Giovanni Tavcar

Emozionanti versi malinconici di sussurri lirici che lasciano spazio ad immediate sensazioni.

La poesia di Giovanni Tavcar è dirompente e diretta, si apre al lettore e fa intuire l’immediato, senza orpelli o inutili fraseggi.

Lo stile è serrante e ci porta chiaramente ad un’evoluzione emotiva dove l’invisibile prende forma e movimento nell’immaginario.

Giovanni Tavcar, sa usare la parola senza mai cadere nella retorica e riesce attraverso una semantica ricca di particolari , di sfaccettature e con un buon ritmo a regalarci l’emozione di una poesia che “parla” e che “respira”.

Il poeta ci accompagnerà per mano nel suo esistenzialismo dove è costruito un muro fatto di paure, di dubbi, di certezze e costatazioni.

Attraverso le liriche contenute in questo volume, ci troveremo spesso di fronte ad uno specchio dove saranno riflesse anche le nostre introspezioni, e questo perché Tavcar ci parla di quelle emozioni che sono presenti da secoli nella memoria dell’uomo, perché debole, impotente, perché semplicemente “umano”.

Da “Basta così poco”

La quiete dei cieli in rovina

accende speranze inesistenti,

nei graffi delle solitudini stellate

perisce l’invenzione dei sogni…

Versi che sono un walzer di parole, dove non serve la musica quando questa è nel verbo stesso; la poesia è fiaba della vita, qualunque essa sia!

Written by Marzia Carocci

Fonte: Oubliettemagazine

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“L’umiltà del poco” di Giulio Maffii

“L’umiltà del poco” di Giulio Maffii

analisi sulla poetica dell’autore a cura di Marzia Carocci

La poesia di Giulio Maffii, è un caleidoscopio d’immagini, di suoni e di colori.

La parola dirige diligentemente il pensiero del lettore che si lascia trasportare in balia alle emozioni e scenari immaginati.

Sfondi che parlano di vita, di tempo, di nostalgie.

I versi musicano un ritmo serrante, incessante, come incessante è il tempo,il movimento della vita stessa.

L’uso delle figure retoriche è una costante, segno di sapienza nello scrivere e nell’illustrare, una maestria che il poeta dimostra nella costruzione tecnico-letteraria.

Non vi è segno di retorica nella sua lirica, né banalità o linguaggio obsoleto; tracce di vita si elevano fra le righe, portando in superficie, l’introspezione dell’autore,un uomo attento che sa soffermarsi nell’essenzialità scarna e priva di orpelli; in essa sa nutrirsi.

Giulio Maffii, fa della parola un pennello e dei versi, i colori riuscendo a fare dell’invisibile il visibile e rendere la nicchia della sua anima uno scenario di vissuto dove ogni essere umano può specchiarsi.

Una lettura dei sensi, dove i passaggi della vita terrena, diventano simbiosi di ognuno,perché stessi sono gli ostacoli, i desideri, le paure, il… sogno.

Maffii unisce il suo al nostro pensiero per farne un solo cammino, quello dell’uomo che vive nel tempo ch’è eterno.

Written by Marzia Carocci

Fonte: Oubliettemagazine

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“Canti di mestizia” di Sara Ciampi, recensito da Marzia Carocci

Canti di mestizia di Sara Ciampi
Carello editore euro 10,00

La lirica di Sara Ciampi è senza dubbio un canto emozionale.
Note malinconiche e ricami di parole, tessono una scrittura ricca di particolari che danno la possibilità al lettore di vedere fra le righe.
Vedremo così, una notte d’inverno, sentiremo sulla pelle la pioggia che la poetessa dolcemente descrive,e saremo testimoni di foglie che volteggiano sospinte dal vento.
Un bagaglio di sentimenti traspaiono nelle sue poesie ,a volte tristi, altre che calcano il proprio pensiero per riportare nella mente ricordi passati e sensazioni che l’autrice rivive nei suoi versi.
La particolarità dell’autrice, è il trovare quella luce che a volte rimane assopita e immersa fra le nebbie del nostro vivere terreno.
Sara Ciampi lascia spazio alla speranza anche là dove spesso tutto è difficile e a spesso nebuloso, riesce a trovare colore nel buio che accompagna alcuni momenti del nostro cammino terreno.
Una donna del nostro tempo che ci regala l’emozionalità di un’anima attenta , parole le sue ,che fanno riflettere sulla vita di ogni giorno dove il dualismo del buono e il bello sovrastano i nostri tempi non sempre sereni e privi di ostacoli.

“Nella malinconia del crepuscolo,

immersa nell’assoluta quiete della sera

ascolto il picchiettio della pioggia e penso.

Versi dalle parole scarne che ci fanno sentire l’intensità di una donna che assorta, cerca nella musicalità di una pioggia la voce dei suoi pensieri, quasi in simbiosi con l’elemento acqua purificatore per antonomasia.
Poetessa più volte premiata,presente in prestigiosi dizionari ,italiani e stranieri.
Nel 2004 le è stato assegnato un master in Letteratura e Filosofia.
Nel 2005, l’autrice, riceve due importanti onorificenze, una dalla Città del Vaticano, e l’altra dal Ministero dei beni culturali.
E’ stata più volte candidata al premio Nobel per la Letteratura ed inclusa nella “rosa” Nobel

Recensito da Marzia Carocci

Fonte: Oubliettemagazine

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“Alba e tramonto” di Lenio Vallati, recensione di Marzia Carocci

Bastogi Editrice collana di poesia IL LIOCORNO

Silloge poetica

Le immagini poetiche che Lenio Vallati ci propone nelle sue liriche, sono finestre a cielo aperto, ove, luce, colore, e suono, riempiono d’immaginario, ciò che il lettore legge.

Ogni sua poesia è testimonianza, di vissuto, il poeta, infatti, annota come su un diario, ogni sensazione che in lui, abbia suscitato una vibrazione emotiva, rendendola forte e decisiva in una poetica ricca di particolari quasi sensoriali.

Vedremo così i colori, udremo le voci, ci capaciteremo di quel mondo di cui il poeta con animo lieve, ci descrive.

In un viaggio così denso di emozioni, forte sentiremo quel sentimento coinvolgente che l’autore nutre per la propria famiglia e le proprie radici, non dimentica , e lo fa con note nostalgiche, quei ricordi e quei sogni ormai in volo ,gli stessi voli che spesso restano rasenti al terreno.

Da “Vorrei volare”

…ma sono solo un uomo

con le sue solitudini immense,

un uomo

con i suoi ridicoli voli radenti

un uomo

con la sua commoventeumanità.

Lenio Vallati, l’uomo, che è in lui, sente la consapevolezza dei propri limiti, e con umiltà,accetta quello stato che ogni essere umano ha: il margine di confine!

Una poesia che diventa canto, un’eloquenza che conquista e che racconta storie dal cuore dove non c’è retorica e finzione, dove l’ego prende forma e dice.

Lenio Vallati ha ricevuto decine e decine di primi premi, sia nella poesia che nella narrativa.

Con il libro “Un criceto al computer” edito dalla Ibiskos editrice, ha conseguito il primo posto al Premio Internazionale Mondolibro ed al Premio Andrea da Pontedera;

Un secondo posto al Premio “Prato un tessuto di cultura”

Inoltre Lenio Vallati è stato eletto nell’ambito del Premio “Belmoro” di Reggio Calabria, “Poeta e scrittore dell’anno”.

Written by Marzia Carocci

Fonte: Oubliettemagazine

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“Lampi” di Silvia Cammarata, prefazione di Marzia Carocci

BASTOGI EDITORE

Prefazione di Marzia Carocci

Silvia Cammarata, ci prospetta nove racconti scritti con una maestria degna di autori dai nomi altisonanti dove luoghi, personaggi, odori e colori diventano magicamente percettibili.

Le storie incantano e incatenano il lettore che presto si fa protagonista per vivere il sogno che l’autrice ci propone. Un sogno nella fantasia.

Passaggi e intrecci ben incatenati che mai perdono di senso e di mordente.

L’eterna lotta del bene e il male, la debolezza umana, la forza interiore, i difetti e i pregi dell’uomo in una magia e in un tempo senza tempo, in luoghi che ci riportano alle memorie di cavalieri, di dame e di Re di terre sconfinate e viaggiatori del tempo.

Un percorso nella fantasia che s’insinua visiva fra le righe dove la giovane scrittrice,

sapientemente, ci espone con un linguaggio fluido e accattivante, un idioma mai obsoleto e antiquato dove la parola si trasforma in immagine e rappresentazione.

In un periodo dove la fantasia, la voglia di viaggiare con la mente è spesso abbandonato, Silvia Cammarata ci regala qualcosa che rimarrà nel cuore, con i suoi personaggi, la sua morale e quella positività che lascia insinuare alla conclusione di ogni racconto dove tuttavia non viene mai perso di vista il buono e il cattivo di ogni uomo , che è recipiente dai mille sentimenti dove il dolore, la rabbia ,la felicità e la debolezza faranno da cornice, perché in fondo, ogni fiaba, ogni racconto, ha sempre uno sfondo di verità, bella o cattiva che sia.

Una scrittrice fuori dai canoni, una mente che sa come coinvolgere il lettore in una lettura che fa sentire la “voce” e il “respiro” dei protagonisti in uno scenario di colore e di eterna voglia di volare …

Written by Marzia Carocci

apollinaire.mc@libero.it

Fonte: Oubliettemagazine