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Elon Musk, bombardare Marte con nucleare per renderlo vivibile

August 19, 2019 Leave a comment

Elon Musk, bombardare Marte

Bombardare il pianeta rosso con testate nucleari per renderlo abitabile

Elon Musk, di SpaceX e Tesla, ha ancora intenzione di lanciare bombe nucleari su Marte per trasformarlo in un pianeta vivibile per gli umani.

Bombardando i poli del pianeta rosso, sarebbe possibile far fondere l’anidride carbonica delle calotte, da cui si sprigionerebbero dei gas capaci di ispessire e riscaldare l’atmosfera e permettere così la presenza di acqua allo stato liquido. Si creerebbe quindi una sorta di effetto serra su Marte.

Una idea che in passato aveva ispirato l’associazione Explore Mars, che voleva bombardare Marte per esplorarne le Sue Profondità per dare conferma che su Marte ci possa essere stata la vita.

L’associazione No Profit, Explore Mars, aveva avviato una raccolta fondi per poter bombardare il pianeta rosso ed andare a visitare le sue profondità. La curiosità dell’uomo non conosce limiti e la voglia di sapere a volte prende il sopravvento facendo venire in mente queste ”pazzie”.

Il progetto nello specifico consiste nello sparare missili sulla crosta marziana, con all’interno strumenti progettati per esaminare le viscere e, naturalmente resistere all’impatto e trasmettere tutto sulla Terra via Radio. Non sappiamo se riusciranno a compiere questo folle gesto ma vi terremo informati a riguardo.

Fonte: Universo7P

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NASA, addestramento primo sbarco su Marte in Antartide

November 12, 2016 Leave a comment
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In vista di un futuro primo sbarco dell’uomo su Marte, la NASA addestra gli astronauti a una vita isolata in un ambiente estremo. E sceglie l’Antartide per studiare gli effetti psicologici sull’uomo

Il lungo viaggio che porterà i primi esseri umani a calpestare la superficie rossa di Marte passa dai ghiacci dell’Antartide. Il programma della NASA “Journey to Mars” comprende anche uno specifico addestramento degli astronauti, per prepararli ad affrontare diversi mesi di completo isolamento in condizioni ambientali estreme e ostili. Per questo, la scelta è caduta sul Continente bianco.

La NASA e la National Science Foundation (NSF), che gestisce l’United States Antarctic Program, hanno firmato un accordo di collaborazione per studiare gli effetti della vita prolungata in ambiente polare. Un ambiente estremo, sferzato da forti venti, dove le temperature precipitano a decine di gradi sotto lo zero e il Sole sparisce per mesi. È la notte polare, un periodo di completo isolamento, durante il quale anche per un aereo è rischioso volare. E si rimane, quindi, bloccati per un’intera stagione.

“Significa stare mesi senza vedere il Sole, con lo stesso equipaggio e senza rifornimenti di cibo – spiega Christina Hammock Koch, astronauta NASA che ha trascorso diversi mesi in stazioni scientifiche artiche e antartiche -. L’isolamento, l’assenza di familiari e amici, la mancanza di nuovi stimoli sono tutte condizioni con le quali devi imparare a fare i conti, cercando una strategia per affrontarle”.

Condizioni analoghe a quelle con le quali si dovrà confrontare l’equipaggio della prima spedizione umana sul Pianeta Rosso. “L’Antartide è perfetto per i nostri studi – aggiunge Lisa Spence, dello Human Research Program NASA -, perché non puoi andare da nessun’altra parte all’infuori dei ghiacci. E questa condizione è molto simile ai voli spaziali. Modifica, infatti, il tuo stato mentale”. Gli esperti della NASA sono, infatti, soliti definire l’Antartide “Marte bianco”.

Nell’ambito dell’accordo tra la NASA e la NSF, uno dei primi studi sarà quello coordinato da Candice Alfano, psicologa clinica presso l’University of Houston. Partirà nel febbraio del 2017, per concludersi nell’inverno dello stesso anno. E comprenderà 110 volontari dell’U.S. Antarctic Program, che saranno ospitati nelle stazioni McMurdo e South Pole.

Lo studio della vita quotidiana dei volontari nelle due stazioni, attraverso questionari on line, monitoraggio dei cicli sonno-veglia, campioni di saliva, permetterà ai ricercatori d’individuare e comprendere meglio le principali fonti di stress.

“Questa ricerca ci permetterà di monitorare in tempo reale ogni cambiamento nella salute psicologica dei volontari. Uno degli obiettivi – conclude Lauren Leveton, del NASA Behavioral Performance team – è mettere a punto una checklist, che sarà molto utile in vista di futuri viaggi spaziali”.

Fonte: Asi

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Antartide, fungo in grado di sopravvivere su Marte

February 9, 2016 Leave a comment
Fungo_che_potrà_vivere_su_Marte

Fungo_che_potrà_vivere_su_Marte

Lo dimostra un esperimento sulla Stazione Spaziale

Potrebbe sopravvivere su Marte il fungo antartico Cryomyces antarcticus, studiato in uno degli esperimenti condotti sulla Stazione Spaziale Internationale (Iss): gli astronauti sono riusciti a coltivarlo, per un anno e mezzo, in condizioni molto simili a quelle caratteristiche del pianeta rosso. I risultati dell’esperimento Life (Lichens and Fungi Experiment), coordinato dall’italiano Silvano Onofri, botanico dell’università della Tuscia, sono pubblicati sulla rivista Astrobiology.

L’esperimento è partito nel 2008, quando i ricercatori hanno raccolto in Antartide campioni di minuscoli funghi che vivono all’interno delle cavità della roccia (criptoendolitici) in una zona particolarmente interessante per la presenza di forme di vita estreme, le Dry Valleys, che si trovano nella Terra Vittoria e che sono uno degli ambienti più aridi e ostili del pianeta, molto simile all’ambiente marziano. In Europa, nella Sierra de Gredos in Spagna e nelle Alpi austriache, sono state raccolte anche due specie di licheni in grado di sopportare ambienti estremi, come quelli di alta montagna. Tutti i campioni sono stati poi spediti a bordo della Stazione Spaziale, per poi rientrare sulla Terra nel 2010.

”Microfunghi e licheni sono stati esposti a due tipi di condizioni – spiega Onofri – Metà a condizioni di tipo spaziale, cioè con radiazioni totali e condizioni di vuoto non riproducibili sulla Terra, e l’altra metà a condizioni simili a quelle di Marte”. Tutti sono stati posti all’esterno del modulo-laboratorio Columbus sulla piattaforma dell’Esa Expose-E (Exposing Specimens of Organic and Biological Materials to Open Space), in piccole celle di coltura.

”Il risultato più importante – prosegue l’esperto – è che nei microfunghi. Il 10% delle loro cellule è sopravvissuto e si è mostrato in grado di riprodursi, crescendo come se non avessero subito alcuna mutazione, mentre il 60% delle cellule è rimasto vivo ma non in grado di riprodursi. E’ un risultato molto importante perchè ci dice che le cellule possono sopravvivere su Marte”. Il dato, conclude Onofre, induce inoltre a stare attenti in vista di future esplorazioni su Marte ”perchè potrebbero esserci dei microrganismi portati sul pianeta dalla missione spaziale, che potrebbero dare dei falsi positivi sulla presenza di forme di vita”.

Fonte: Ansa

Marte, esuberanza d’acqua sotto il mantello del pianeta rosso

June 27, 2012 Leave a comment

Due meteoriti provenienti dalle profondita’ marziane svelano che il mantello del Pianeta Rosso conteneva piu’ acqua di quella che si stimava: una quantita’ paragonabile a quella della Terra. Finora, il nostro era l’unico pianeta che si credesse possedere delle riserve idriche sotterranee. I risultati dello studio della Carnegie Institution, pubblicati su “Geology”, non solo rivelano nuovi aspetti della vita geologica di Marte ma hanno anche implicazioni su come l’acqua possa aver raggiunto la superficie del pianeta e, infine, sulle possibilita’ che questo possa aver ospitato la vita. Gli scienziati hanno analizzato due shergottiti, minerali che raggiunsero la Terra circa 2 milioni e mezzo di anni fa, e che derivano dalla fusione parziale del mantello di Marte. I ricercatori stimano che la sorgente del mantello marziano da cui derivano le rocce contenesse fra 70 e 300 ppm di acqua, a fronte dei 50-300 ppm di acqua del mantello terrestre. “I nostri risultati suggeriscono che l’acqua fu incorporata dal pianeta durante la ua formazione e che Marte ha mantenuto la capacita’ di conservare acqua al suo interno durante la sua differenziazione” ha spiegato Erik Hauri, fra gli autori dello studio.

Fonte: MeteoWeb

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Marocco, meteoriti precipitati dal cielo provenienti da Marte

February 10, 2012 Leave a comment

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Dopo accurati studi ed approfondite analisi arriva la conferma dagli scienziati, quei sassi precipitati dal cielo sul suolo del Marocco nel luglio scorso vengono da Marte. Non è la prima volta che una roccia viene dal pianeta rosso a “visitare” la Terra.
Cadute inaspettatamente lo scorso luglio in terra nordafricana, il loro volo verso il basso era stato testimoniato dai numerosi turisti che, assistendo casualmente all’evento, avevano catturato il momento grazie ad un video amatoriale; le rocce sono state scoperte e raccolte sul suolo soltanto un mese fa. La International Society of Meteoritics and Planetary Science, il gruppo ufficiale di oltre 950 scienziati, ha poi confermato che si tratta di meteoriti ed ha assegnato loro il nome Tissint.
L’organizzazione, che comprende anche molti studiosi della NASA, ha appurato che i frammenti raccolti, per un peso complessivo di 6.8 chilogrammi, provengono effettivamente dal pianeta rosso; il più grande di essi supera i 900 grammi. Fino ad ora, è appena la quinta volta che i ricercatori confermano che sassi originari di Marte siano giunti «in visita» sulla Terra: con una frequenza di circa cinquant’anni, il primo evento del genere si verificò nel 1815 in Francia, nel 1865 in India, nel 1911 in Egitto e, infine, nel 1962 in Nigeria.
Le più note rocce marziane, tuttavia, sono state ritrovate in Antartide e tra queste maggiormente famosa fu sicuramente ALH 84001: oltre un chilo di peso, salita agli onori della cronaca poiché ritenuta depositaria al suo interno di forme di vita aliene, osservazione successivamente smentita da analisi più accurate. Una delle ipotesi degli astronomi è che milioni di anni fa qualcosa di grande andò a scontrarsi con il pianeta rosso, creando dei frammenti che sarebbero andati ad infrangersi in varie zone del sistema del solare e, dunque, occasionalmente anche sulla Terra. Le «nuove arrivate» sono maggiormente apprezzate dagli studiosi, a differenza di quelle cadute milioni di anni fa, poiché queste ultime risultano alterate dal prolungato contatto con gli elementi e la vita terrestre e, dunque, meno pure.
Le buone conoscenze che la scienza può vantare del pianeta rosso, grazie alle numerose sonde che da anni informano sulle caratteristiche del suolo e dell’atmosfera, hanno permesso di determinare che Tissint provenga proprio da Marte. Sul pregio di questi frammenti alcun dubbio: già in passato collezionisti privati, università, musei e scienziati della NASA si sono contesi le rarissime rocce marziane. Il valore commerciale dei sassi piovuti dal cielo in Marocco oscilla tra gli 11 000 e i 25 000 dollari ad oncia, circa dieci volte più alto di quello dell’oro; eppure sono già stati quasi tutti venduti. Ma si sa, per la ricerca scientifica si fa questo ed altro.

Fonte: Fanpage

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Marte, antico oceano scomparso emerso dai dati Mars Express

February 10, 2012 Leave a comment

L’antico oceano che copriva Marte ‘riemerge’ dai dati inviati dalla sonda europea Mars Express. Il radar Marsis a bordo della sonda dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha individuato il fondale dell’antico oceano marziano, sepolto nel sottosuolo ad una profondità compresa fra 60 e 80 metri. Si tratta della maggiore evidenza, sottolineano gli esperti, che sul pianeta rosso in passato vi era una vasta distesa di acqua liquida.
Nato dalla collaborazione fra Agenzia Spaziale Italiana (Asi), universita’ di Roma La Sapienza e Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa, e costruito da Thales Alenia Space, sono stati individuati nel sottosuolo i sedimenti lasciati dell’antico fondale oceanico nei confini gia’ precedentemente rilevati, ossia le antiche rive plasmate dalle onde. A scoprirli e’ stato un gruppo coordinato da Jeremie Mouginot, che lavora in Francia, nell’Istituto di Planetologia e Astrobiologia di Grenoble (Ipag) e negli Stati Uniti, nell’universita’ della California a Irvine.
”Il radar Marsis penetra nei primi 60-80 metri del sottosuolo del pianeta”, ha osservato uno degli autori Wlodek Kofman, dell’Ipag. ”In tutto questo spessore – ha aggiunto – noi vediamo evidenze di materiali sedimentari e ghiaccio”. Analizzando i dati inviati dal radar Marsis i ricercatori hanno scoperto che nel sottosuolo delle pianure del Nord marziano vi sono materiali a bassa densita’. ”Interpretiamo questi dati come depositi sedimentari, forse ricchi di ghiaccio, ed e’ una forte prova che in quell’area una volta vi era un oceano”, ha osservato Mouginot.
L’esistenza di un oceano nel passato di Marte si sospettava da quando nell’emisfero Nord del pianeta erano state individuate anche delle strutture che ricordano una linea costiera. L’antico oceano, secondo i ricercatori, sarebbe stato solo temporaneo, ”durato solo un milione di anni o meno”, ha stimato Mouginot. Secondo gli esperti l’acqua essersi anche ghiacciata e conservata nel sottosuolo, oppure potrebbe essere evaporata gradualmente nell’atmosfera.

Fonte: Ansa

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Nasa, tracce minerarie confermano vetusta presenza di acqua su Marte

December 10, 2011 Leave a comment

Sulla superficie di Marte sono presenti tracce di un minerale che prova in modo inequivocabile come nel passato sia stata presente acqua liquida nel sottosuolo, in condizioni potenzialmente favorevoli ad ospitare forme di vita. La scoperta, fatta dal rover della Nasa Opportunity, e’ stata presentata dall’American Geophysical Union a San Francisco. Le tracce sono state identificate in una porzione del bordo del cratere Endeavour. La venatura e’ lunga 40-50 centimetri e larga quanto un dito.

Fonte: Ansa

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Marte, acqua probabilmente sotto la superficie

November 19, 2011 Leave a comment

L’analisi dei depositi di argilla del Pianeta Rosso mette in discussione la sua storia evolutiva: l’acqua (e forse la vita) si trovava principalmente sotto la sua superficie.

Marte: caldo e bagnato nel sottosuolo, freddo e arido in superficie. Cosicché se la vita, per come la conosciamo, è mai esistita sul Pianeta Rosso, non si è sviluppata nello strato più esterno del pianetama in una sorta di incubatore sotto la superficie, bagnata da fiumi e laghi solo per un breve periodo della storia marziana.
A far luce sulle caratteristiche geologiche del pianeta rosso è stato un team di ricercatori internazionali che ha analizzato le immagini del suolo marziano ottenute dal Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars (Crism) del Mars Reconnaissance Orbiter della Nasa e dall’ Omega spectrometer di Mars Express dell’ European Space Agency nel corso degli ultimi anni. I risultati delle loro analisi, guidate da Bethany Ehlmann del California Institute of Technology e del Jet Propulsion Laboratory, sono stati pubblicati su Nature.
Per svelare i segreti del suolo marziano gli scienziati hanno studiato oltre 350 depositi di argilla – prodotta dall’interazione dell’ acqua con le rocce – in superficie e appena sotto di essa, oggi visibili (e quindi analizzabili) perché portati alla luce dagli eventi di erosione e di formazione di crateri che hanno interessato il pianeta rosso nel corso della sua lunga storia evolutiva.
A scoprire che il suolo marziano è ricco di argilla è stata la sonda Mars Express nel 2005, suggerendo così un ambiente caldo e ricco di acqua per il pianeta, tale cioè da favorire la formazione del sedimento. Ma per trattenere l ’acqua liquida, e quindi indurre la formazione di argilla, il pianeta avrebbe dovuto proteggersi dall’evaporazione o dal congelamento con uno spesso strato di atmosfera(diversamente da quanto invece mostra oggi) o almeno averlo posseduto in passato. In realtà giustificare la presenza di argilla su Marte è possibile chiamando in gioco un’altra teoria: ovvero ammettendo che l’acqua che ne abbia determinato la formazione sia stata trattenuta dal pianeta perché nascosta più in profondità.
Per capire se questa teoria rispecchiasse o meno la storia geologica di Marte, gli scienziati hanno studiato la composizione dell’argilla (analizzando i colori nelle immagini catturate dalle navicelle statunitense ed europea). In questo modo, infatti, è possibile risalire non solo alle caratteristiche delle rocce da cui l’argilla si è formata, ma anche alle condizioni ambientali (quindi di umidità etemperatura) in cui questo avvenne.
In questo modo i ricercatori hanno scoperto che il tipo di argilla più diffuso sulla superficie marziana contiene ferro e magnesio, una composizione tipica delle regioni più profonde, sotto la superficie del pianeta (come evidenziato dalla mappatura a colori dei crateri). Al contrario i depositi contenentialluminio, formatisi dall’acqua in superficie, sarebbero piuttosto rari. Questo, insieme all’identificazione della prehnite (una sostanza che si forma a partire dai 200°C, temperature tipiche del sottosuolo) suggerirebbe che le condizioni che hanno determinato la formazione dell’argilla (acqua e calore) fossero presenti soprattutto sotto la superficie. Fiumi e laghi superficiali invece sarebbero apparsi solo per brevi periodi.

Fonte: Wired

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Ricerche Spaziali, individuato Polo Nord su Marte

La scoperta è stata possibile grazie ad una foto ripresa dalla sonda Mars Express dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Pare infatti che durante il solstizio d’estate sul pianeta rosso si formi una calotta di ghiaccio. L’immagine è stata ritratta lo scorso 17 maggio 2010 da una videocamera ad alta risoluzione posta all’interno della sonda. Alla fine del solstizio estivo, tutto il ghiaccio di biossido di carbonio è sparito, lasciando una scia d’acqua sul suolo di Marte.

Carla Liberatore

Marte, tracce di acqua salata sulla superficie del pianeta

Si tratta di una ipotesi piuttosto suggestiva presentata dalla NASA, l’ente spaziale governativo statunitense. Secondo i ricercatori e gli osservatori infatti, su Marte potrebbe scorrere stagionalmente una piccola quantità di acqua salata e lo testimonierebbero alcune tracce lunghe e scure che si propagano per centinaia di metri sulla superficie del pianeta rossa durante il periodo delle estati marziane.

Carla Liberatore

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