Archive

Posts Tagged ‘Marrakech’

Marrakech, leggenda dei sette santi

November 9, 2016 Leave a comment

marrakech-sette-santi

La cifra sette ha una simbologia cosmica molto forte in diverse culture e religioni. Rappresenta la perfezione del Creato, i sette giorni della settimana, i sette anni dell’Età della Ragione. Nei libri sacri delle tre religioni monoteiste, Dio ha creato il mondo in sette giorni. A Marrakech la leggenda dei sette santi  sembra riscoprire una moltitudine di credenze profondamente radicate nelle popolazioni berbere (i Berberi erano animisti, in seguito vennero islamizzati). A Rissani, nel Tafilalet, il santuario di Sbaâ Rsan, i sette sposi, è dedicato a sette fratelli che si uccisero perché la famiglia proibì loro di sposare le ragazze che avevano scelto, di cui erano innamorati. Più vicino a Marrakech il pellegrinaggio dei Regraga che perpetua il Daour, la visita alle tombe dei sette santi fondatori della Confraternita dei Chiadma, situata nell’entroterra di Essaouira. Secondo la tradizione musulmana, i sette dormienti di Efeso sono chiamati Ahl al Kahf o Ashâb al Kahf: le persone della caverna o della grotta che si parla nella 18a sura del Corano (sura della caverna) è a loro consacrata. Secondo la leggenda intorno al 127 D.C., piuttosto di sacrificarsi agli idoli pagani, i sette giovani cristiani di Efeso(Turchia)  furono chiamati davanti ad un tribunale a causa della loro fede e vennero condannati ma momentaneamente rilasciati.

Per evitare nuovamente l’arresto voluto dall’imperatore Decio, si nascosero in una caverna sul monte Celion, dalla quale uno di essi, Malco, vestito da mendicante, andava e veniva per procurare il cibo. Scoperti, vennero murati vivi nella grotta, che venne sigillata da un masso. I sette giovani si addormentarono nell’attesa della morte. Verso la metà del V° secolo vennero miracolosamente svegliati dai rumori di alcuni pastori che stavano costruendo un recinto per il loro gregge. Malco, tornato ad Efeso, scoprì con stupore che il cristianesimo eran diventata la religione dell’Impero. Vissero un giorno soltanto, per dimostrare il miracolo voluto da Dio per onorare il loro credo, e l’imperatore Teodosio II fece costruire una tomba ricoperta di pietre d’oro. Il culto dei sette dormienti si sviluppò velocemente in Oriente e nell’Occidente cristiano. Se sono il simbolo, nell’Islam, della fiducia in Dio, lo sono anche come testimoni della resurrezione per la quale sono venerati. Ad Efeso, si continua ad onorare i loro santuario e ogni anno migliaia di pellegrini, musulmani e cristiani, si raccolgono a pregare alla casa di Maria e alla caverna. Il culto è celebrato in altri paesi musulmani come a Damasco e in  in Algeria (presso Sétif). Il culto si spande dall’Inghilterra all‘Afghanistan, dalla Finlandia allo Yemen. Un cane accompagnava questi giovani cristiani, Qitmir, che si accuccio ai piedi del grande masso per vegliare i suoi compagni, ed è l’unico cane presente nel Corano ad avere l’accesso al Paradiso: “E li avresti creduti svegli, mentre invece dormivano, e li voltavamo sul lato destro e sul sinistro, mentre il loro cane era accucciato con le zampe distese, sulla soglia (…) rimasero dunque nella loro caverna trecento anni, ai quali ne aggiunsero nove“. Nell’Islam il sette è ugualmente un numero che simboleggia la perfezione: sette sono i cieli e i mari, sette le divisioni dell‘Inferno, sette sono le porte di ingresso al Paradiso. Sono sette i versetti dellaFatiha (la sura che apre il Corano), sette sono le lettere non utilizzatedall’alfabeto arabo “che sono cadute sotto la tavola“, sette sono le parole che compongono la professione di fede musulmana, la Sahâda. Durante il pellegrinaggio alla Mecca, i musulmani devono effettuare sette giri intorno alla Ka’ba e sette percorsi tra i monti CafâMarnia. Le sette porte del Paradiso si aprono davanti alla madre dei sette figli. Si legge, sul letto di una donna incinta minacciata di aborto, sette versi della sourate. In Iran al momento del parto, si accende una lampada e si orna con sette tipi di frutta e sette spezie aromatiche. I bambini, nell’Islam ricevono il nome il 7° giorno dalla nascita. Alla vigilia de matrimonio, la ragazza si reca al fiume e riempie e vuota per sette volte la sua brocca, poi getta nell’acqua sette manciate di grano, simbolo magico di fecondità. In Marocco, le donne sterili avvolgono la loro cintura sette volte intorno ad un tronco di un particolare albero, dove sono state fissate sette corde. Sette sono gli elementi essenziali nella parure delle donne. Per assicurare ad un defunto il perdono dei suoi peccati si tracciano sette linee sulla sua tomba; una volta interrato ci si allontana di sette passi e si ritorna davanti alla tomba, sempre di sette passi. Si pensa che l’anima dei morti resti nella tomba per sette giorni. Quando si chiede la grazia ad un santo la regola fondamentale è recarsi al santuario (Zaouia) per sette giorni consecutivi o quattro volte ogni sette giorni. Gli esempi sono innumerevoli e il  numero sette, generalmente benevolo, a volte diventa malefico. Uno scritto sacro dichiara che “il sette è difficile“. La celebre opera di Nizami, ” Le sette principesse”, unisce il simbolismo dei colori all’astrologia: “sette palazzi ognuno di un colore dei sette pianeti; in ognuno di loro si trova una principessa di uno dei sette pianeti“. I mistici musulmani dichiarano che il Corano comporta sette sensi (a volte si parla di 70 sensi); una tradizione del Profeta (hadith) afferma che il Corano ha un senso extra-esoterico e un senso esoterico; questo senso esoterico è composto, a sua volta, da sette sensi esoterici che a loro volta, posseggono cadauno sette sensi esoterici. La fisiologia mistica si caratterizza nel sufismo iraniano che si fonda sul numero sette. Autori comeSemnâni distingue sette organi (o involucri) sottili, “dove cadauno è la matrice di un profeta nel microcosmo umano“.  Il primo dei sette “involucri” è designato come “organo corporale sottile“; risponde al nome di Adamo del tuo essere”, il sesto è il “Gesù del tuo essere”. Questi involucri sottili sono associati a dei colori: nero per Adamo, blu per Noérosso per Abramo, bianco per Mosè, il giallo corrisponde a Davide, il nero luminoso a Gesù, verde per Maometto. I sette differenti stadi sulla via mistica sono simboleggiati da Attar, nel suo celebre poema intitolato “Il linguaggio degli uccelli“, da sette valli: la prima è quella della ricerca (talab), la seconda quella dell’amore (eshq), la terza della conoscenza (ma’rifat), la quarta valle è quella dell’indipendenza (istignâ), la quinta è quella dell’unità (tawhîd), la sesta quella della meraviglia (hayrat) e la settima valle corrisponde al denudamento e della morte mistica (fenâ).

Fonte: My Amazighen

Categories: Araba, Eventi Tags:

”Parce que c’est blanc, parce que c’est noir”, esposizione collettiva presso la Galerie 127 di Marrakech

July 22, 2013 Leave a comment

galerie-127

La Galerie 127  di Marrakech presenta l’esposizione collettiva ”Parce que c’est blanc, parce que c’est noir”, sino al 7 settembre prossimo. L’occasione di scoprire i clichés di una ventina d’artisti eclettici, marocchini e stranieri, come Daoud Aoulad Syad, Malik Nejmi, Michel Beine o ancora Michel Nachef. Il loro punto in comune? Presentare delle opere esclusivamente in bianco e nero. Un tema che la galleria ha desiderato rivisitare, per “disfarsi di certe strutture sulla recezione dell’immagine fotografica in bianco e nero, come la nostalgia o i ricordi, che delimitano la grandezza di questa tecnica”. Una esposizione minimalista, sgombra di orpelli, che arriva dritta al cuore delle cose.

Fonte: My Amazighen

L’uomo che sapeva troppo… capolavoro di Hitchcock e Marrakech

June 3, 2013 Leave a comment

film

Vi chiederete cosa c’entra Hitchcock, il bellissimo film del 1956 e Marrakech. Una parte di questo capolavoro  è stato girato nella Ville Rouge, nei souks della medina, sulla Place Jemaa el Fna, presso alcune porte (Bab) delle antiche mura, al leggendario Hotel Mamounia e, la scena con lo zoom sul tajine di pollo, in un famoso ristorante di Riad Zitun, “Dar Essalam“, aperto ancora oggi. Come in tutti i suoi films, Alfred Hitchcock amava molto i figuranti e nel film si distinguono chiaramente molti di questi, come gli acrobati della Place sempre presenti. Bisogna sapere che gli abitanti di Marrakech, in primis quelli della medina, ignoravano a quell’epoca, di cosa si trattasse; vedevano un grande trambusto, gente che si spostava freneticamente, telecamere e macchine bizzarre che scoprivano per la prima volta. I protagonisti della Place Jemaa el Fna osservavano quell’uomo semplice ma nel contempo forte e determinato,  che si avvicinava a loro con un sorriso caloroso, senza minimamente sapere che si trattava di un regista conosciuto a livello mondiale, con un talento unico.   La storia del film è imperniata sulla figura del Dott. Benjamin McKenna (James Steward) e di sua moglie Jo (Doris Day), che si ritrovano invischiati in una storia di spionaggio internazionale. La coppia di turisti, insieme al figlioletto Hank, sull’autobus che li sta conducendo a Marrakech, fanno conoscenza con un misterioso personaggio, Louis Berbard (Daniel Gélin), che desta subito qualche perplessità nella diffidente Jo.  La sera i McKenna, recatisi a cena in un locale tipico, fanno la conoscenza dei coniugi Drayton, una coppia inglese che alloggia nel medesimo albergo, e con la quale si intrattengono per la serata. Nello stesso locale i McKenna intravedono l’onnipresente Bernard che, dopo averli visitati  nel pomeriggio presso la loro camera di albergo per invitarli a cena, li ha poi lasciati con una scusa. Il giorno successivo, mentre i McKenna e i Drayton visitano i souks di Marrakech, un uomo viene pugnalato a morte sotto i loro occhi. Il Dott. McKenna accorre in suo aiuto e scopre che l’uomo assassinato altri non è che Louis Berbard, camuffato in un abito tipico, un jellaba. L’uomo prima di morire rivela di un prossimo attentato ad un uomo di Stato a Londra.  La polizia francese (il Marocco in quel periodo era sotto protettorato)  invita i McKenna in commissariato, mentre il figlio Hank torna in albergo con i coniugi Drayton. Una telefonata misteriosa gli annuncia che suo figlio è stato rapito. Mi fermo qui perchè chi non ha ancora visto questo capolavoro deve assolutamente reperirlo e lasciarsi trasportare da questo intrigo internazionale. Mitica la figura del killer marocchino , interpretato dall’attore austriaco Reggie Nalder, celebre per il suo volto sfigurato da una bruciatura (appositamente ingaggiato a Marrakech, il cui volto è più simile ad un teschio che a un essere vivente), che appare nel bianco e nero dei souks  di Marrakech; impressionante. Come in tutti i suoi films, Hitchcock fa la sua apparizione davanti alla macchina da presa; lo si vede di spalle, mentre assiste allo spettacolo di alcuni saltibanchi nei souks di Marrakech. Infine il leitmotif di tutto il film: la celebre canzone “Que sera sera” (Whatever will be, Oscar come  Miglior canzone) cantata dalla splendida Doris Day, canzone  che salverà la vita al figlio dei McKenna nel film.

Paolo Pautasso

Fonte: VM-Mag

Marrakech, i sette santi della Dekka Marrakchia

March 26, 2013 Leave a comment

sidibelabbes

La “Dekka Marrakchia“ è apprezzata da tutti i marocchini, che non dimenticano mai di invocare i santi di Marrakech. Sapete che pronunciare “vado al sebaätou rijal” significa che quella persona si recherà a Marrakech? Questo perchè la leggenda dei sette santi è talmente radicata in Marocco che è sinonimo della Ville Rouge. Infatti, da secoli, lo status di Marrakech come capitale, attirò  migliaia di persone che provenivano da diversi orizzonti ed era necessario un simbolo di unità che, i sette santi, hanno contribuito ad assicurare. Ma perchè solamente sette fanno parte di questo cerchio stretto di santi patroni della città? La tradizione dei sette santi di Marrakech nacque in seguito ad una decisione politica presa dal sultano Moulay Ismâil (1672-1727) per controbilanciare l’influenza, sempre più importante, dei sette santi di Regraga, nei dintorni di Essaouira. L’istituzione venne creata da Hassan El Youssi, grande sapiente e fine conoscitore del Marocco di quell’epoca. Costui scelse i sette santi, dove il solo punto in comune era quello di essere sepolti nei diversi quartieri della città. Due di loro erano nativi di Marrakech: Sidi Youssef Ben Ali e Sidi Abdelaziz Tebbaä. Cady Ayyad e Sidi Bel Abbès erano originari di Sebta, Sidi Ben Slimane di Souss, Sidi Abdellah El Ghazouani di Jbala, nel nord, e l’imam Souheili era andaluso. Un pellegrinaggio sulle tombe dei sette protettori della città venne istituito per indorare il blasone di Marrakech che soffriva, sul piano religioso, della concorrenza del pellegrinaggio ai sette santi di Regraga. Questa manifestazione annuale ebbe molto successo. A partire dal XVIII° secolo venne vivamente contestata dai musulmani ortodossi. Questi ultimi misero in causa il fatto che i credenti NON potevano indirizzare le loro preghiere che ad Allah solo (come scrive il Corano). Tutti questi santi furono dei grandi sapienti in teologia islamica o dei grandi mistici sufi. Da ricordare che il termine santo non è riferito esclusivamente ad una persona di fede che ha compiuto dei miracoli, ma anche a persone molto pie che durante la loro vita hanno fatto del bene agli altri, insegnando la morale e la religione. Il più importante di queste santi è sicuramente Sidi Bel Abbès, considerato dagli abitanti di Marrakech come il vero e unico patrono della città. Sidi Souheil, l’imam, nacque a Malaga ed era conosciuto per la sua poesia sufista e la sua grande apertura di spirito in un momento storico di forte censura religiosa. Questo vecchio erudito venne invitato da Yacoub El Mansour. Scrisse due capolavori: uno sui nomi propri del Profeta citati nel Corano, l’altro sulla biografia di Sidna Mohammed. Questo sant’uomo ebbe una vita semplice e mesta morendo a Marrakech nel 1186. È sepolto nelle vicinanze di Bab Robb e gli studenti con problemi di memoria si affidano a lui pregando sulla sua tomba. Sidi Ben Abdalah El Ghazouani, detto Moul El Ksour, era originario della tribù berbera dei Ghomara. Consolidò il rinnovamento sufista iniziato da Sidi Ben Slimane. Dopo aver studiato a Fès ed in seguito a Granada, si installò a Marrakech per completare la sua formazione con Sidi Abdelaziz Teabaâ. La sua reputazione riuscì a gettare un ombra sul sultano Sidi Mohammed Cheikh (dinastia merinide), che lo fece incarcerare nelle prigioni di Marrakech. Il successivo sultano (dinastia watasside) lo fece liberare (grazie al malcontento della popolazione), e creò a suo nome una Zaouia a Fés, alfine di isolarlo da Marrakech. Molto velocemente però, il santo torno’ a Marrakech e fondò una Zaouia nel quartiere di El Ksour. Morì nel 1528 e venne sepolto non lontano dalla moschea di Mouassine. Si pensa che i suoi dissapori con il sultano merinide erano dovuti al fatto che avesse predetto la fine della dinastia, che avvenne puntualmente. Sidi Abdelaziz Tebbaâ, mercante di seta a Fés, si interessò tardivamente alla vita spirituale. Principale discepolo di Sidi Ben Slimane ed erede spirituale di Sidi Ben Soulayman Al Jazouli, propagò l’etica sufista nelle migliaia di corporazioni di artigiani presenti in quell’epoca. A Marrakech visse presso la moschea di Sidi Ben Youssef, dove morì nel 1508. Sidi Mohammed Ben Souayman Al Jazouli si iscrisse alla Medersa  di Fés dove eccelse negli hadith e nell’esegesi. Nel XV° secolo fondò il sufismo in Marocco, in vista di una mobilitazione contro l’invasione iberica. Fervido promotore della guerra santa contro i portoghesi e uomo politico influente, attirò a se migliaia di fedeli. Morì nel 1466 (870 dell’hegira) a Jazoula (Essaouira). Il suo corpo venne trasferito poi a Marrakech. Scrisse la celebre raccolta di preghiere Dala’il al-Khayrat (il cammino dei benefattori). Questo libro storico è la referenza incontestabile di tutti gli invocatori di grazie al Profeta, delle confraternite sufiste nel mondo. Il mausoleo è datato nell’epoca saadita e venne restaurato verso la fine del XVIII° secolo. La zaouia Jazaouila si trova a nord della medina, in prossimità della strada Dar el Glaoui. Sidi BelAbbès è incontestabilmente il più venerato della città. Nacque a Sebta nel 1145 ed arrivò  a Marrakech all’età di 20 anni. Si installò sulla collina di Gueliz (ora centro europeo della città), in una grotta, nelle vicinanze di una sorgente d’acqua. Visse da eremita per 40 anni senza mai entrare nella medina. La celebrità di questo predicatore libero era talmente forte che Yacoub El Mansour lo invito’ ad insegnare, un dovere che accettò rinunciando al suo eremitismo. Discepolo di Cadi Ayyad, spese la sua vita ad aiutare gli ultimi e i non vedenti. Il califfo Abdelmoumen andò in visita al santo e si udì dire: “Tutto quello che vuoi che io faccia per te sarà fatto“. Morì nel 1205 ma è soltanto nel 1606 che il sultano saadita Abou Faris fece costruire il suo mausoleo, nella speranza di guarire da una epilessia. Dopo  questo, non cessò mai di essere venerato da tutti i sovrani, sino ad Hassan II che fece ristrutturare il santuario nel 1998. Sidi Bel Abbès fu uno degli interlocutori di Ibn Arabi ed ebbe una grande amicizia con Averroès. Patrono della città lo è anche dei commercianti, degli oculisti, dei passamantieri, degli artigiani del sapone e degli operai delle presse.
È  sepolto nel cimitero di Sidi Marouk, nel santuario di Bab Tarzoud, unico aperto ai non musulmani (è possibile entrare nella grande corte centrale e, con un po’ di fortuna avvicinarsi alle grate del mausoleo da cui si intravede il catafalco) . Il santuario fa parte del pellegrinaggio dei Regraga di Essaouira, istituito da Moulay Ismaîl. Questo santo dei santi è il più invocato negli atti essenziali della vita e la sua invocazione precede il rito dell’halqa. Tutti i cantori della Place Jemaa el Fna lo ricordano con queste parole: “Nel nome del Santo patrono di Marrakech, colui che veglia sulla città immutabile, un piede sull’altro, che trova la sua quietudine solo se il mondo è in pace, bambini di paese o visitatori stranieri“. Cadi Ayya Ben Moussa, grande imam di Sebta, anche chiamato Cadi di Granada è  il più celebre dei dottori della corrente religiosa malekite nel Occidente musulmano. Nell’ascesa al regno degli almoravidi, conobbe l’esilio a Tadla e poi a Marrakech dove vivrà sino alla sua morte nel 1149. Il suo amore verso il profeta lo portò a scrivere la sua opera più importante, Al – Chiifaa, ed il suo rigore ortodosso gli valse il titolo di santo. E’ sepolto nell’antico Marabout di Bab Aîlen. Sidi Youssef ben Ali, di origini yemenite, fu un brillante allievo dello sceicco Ben Asfour, a Marrakech. Lebbroso, passò  tutta la sua vita nel lebbrosario situato a Bab Aghmat. Pur essendo molto malato portò  avanti la sua fede incrollabile sino alla morte nel 1196. Si volle edificare un edificio solo per lui: la moschea Ben Youssef. Di origine almoravide questa moschea restò per quattro secoli il santuario centrale della medina, sino alla costruzione della moschea Mouassine. Venne restaurata e modificata nel XVI° secolo, poi ancora agli inizi del XIX° secolo e, ad oggi, poco rimane dell’edificio iniziale. Sidi Youssef ben Ali morì nel 1196 (593 dell’hagira). Il mausoleo venne eretto dal sultano saadita Moulay Abdallah e la zaouia è situata a Bab Aghmat; è  comunemente chiamato dagli abitanti di Marrakech “Sidi Youssef il lebbroso“, in ragione delle enormi sofferenze subite durante la malattia. I sette santi di Marrakech occupano uno spazio essenziale nella storia, nella vita, nella cultura e nell’immaginario collettivo della città. Le sette torri furono costruite nel 2005, a Bab Doukkala, e sono un monumento che illustra l’amore e la fedeltà della Ville Rouge per i suoi santi. Il pellegrinaggio annuale raccoglie migliaia di fedeli e riproduce il percorso circolare attorno alla Kaaba, durante il pellegrinaggio alla Mecca. Il circuito devozionale ha un percorso immutabile attraverso la Medina, da sud-est a sud-ovest, passando per il nord. Inizia sempre di martedì per teminare il lunedì  successivo, ed ogni giorno si fa visita ad un santo. La “ziara” si effettua in questo ordine: Sidi Youssef Ben Ali il martedì, Cadi Ayyad Benmoussa, entrando per la porta di Bab Aghmat il mercoledì, Sidi Bel Abbès il giovedì, entrando per Bab Khemis, il venerdì passando da Bab Tarzoud si accede al mausoleo di Sidi Ben Slimane, il sabato Sidi Abdelziz Tebbaâ, la domenica tocca a Sidi Abdellah El Ghazouani e il lunedì, passando da Bab Robb, il pellegrinaggio termina sulla tomba di Sidi Souheili.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Marocco, arresto responsabile della pagina FB “Scoop Marrakech”

January 29, 2013 Leave a comment

scoopmarra

Ha preso il via la scorsa settimana – il 26 gennaio – e chiuderà domani 29 gennario, Altaroma, la  fashion week romana nella sua XX edizione nel complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia. L’artista chiamato a rappresentare la fashion week è  Eric Baingbridge, con un’edizione all’insegna delle start up nel mondo della moda e l’artigianato del made in Italy. Saranno presenti le grandi maisons come: Sarli, Curiel, Gattinoni, Balestra, Jack Guisso, Glamour di  Nino Lettieri, Gianni Molaro, Camillo Bona  e Giada Curti . Nell’ottica di celebrare il legame tra tradizione e innovazione, creatività e rispetto per il patrimonio culturale,  Louis Vuitton apre a Roma, in piazza San Lorenzo in Lucina, la Maison Etoile: il primo negozio  Vuitton in Italia presente in uno spazio culturale, sede originaria di una delle più antiche sale cinematografiche romane. Dal 29 gennaio lo spazio sarà aperto al pubblico, che potrà visitare anche  un’esclusiva esposizione di bauli da viaggio special order appartenuti a star del cinema. Tra gli altri progetti in presentazione, spiccano quelli di Tony Ward e Abed Mahfouz; inoltre, “ROOM SERVICE”,  creato per presentare una selezione di collezioni Made in Italy, personalizzabili con  servizi di made – to – measure e made – to – order; LIMITED/UNLIMITED”  un progetto  ideato da Silvia Venturini Fendi, che rappresenta la nuova anima di Altaroma per promuovere la luxury niche che a Roma ha il suo heritage nell’alto artigianato. Il progetto speciale “RE/EDITION”: un viaggio lungo 50 anni di moda: otto capi per otto diverse ispirazioni. “MADE IN  W.I.O.N”, l’acronimo che rappresenta il progetto Who is on Next?  ideato e realizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia e considerato dalla fashion community come uno tra i più autorevoli concorsi per la scoperta di nuovi talenti che producono in Italia da proporre sul mercato mondiale. (dall’inviata Melania Perri)

Fonte: VM-Mag

Categories: Amazighen Tags: ,

Marrakech, scontri in piazza almeno 60 feriti

December 30, 2012 Leave a comment

scontri

Trenta persone sono state arrestate venerdì scorso durante alcuni scontri tra la polizia e manifestanti che protestavano contro l’aumento dell’acqua e dell’elettricità, riporta oggi un bollettino del ministero degli Interni. “Trenta persone sono state arrestate venerdi’ a Marrakech per aver organizzato una manifestazione non autorizzata”, indica il comunicato, affermando che queste persone si sono viste colpevoli di atti di violenza e di vandalismo, scagliando pietre sulle forze dell’ordine e sui passanti. Secondo alcuni testimoni oculari della manifestazione, che cade in una settimana dove i turisti sono numerosi, almeno 60 persone sono state ferite e quattro di loro sono stati ricoverati con codice rosso. I manifestanti sono stati dispersi con un lancio prolungato di gas lacrimogeni e con i cannoni a getto d’acqua.  Il governo islamista di Benkirane, insediatosi al potere in Marocco da un anno nel contesto della Primavera Araba, si sta confrontando con delle serie problematiche sociali e gli indicatori economici del paese sono in caduta libera.

Fonte: My Amazighen

Categories: Amazighen Tags:

Marocco, conversioni all’Islam in crescita nel reame

September 1, 2012 Leave a comment

Ragioni spirituali, mistiche sufi o più pratiche come i matrimoni, motivano nella maggior parte dei casi le conversioni all’Islam in Marocco. Antonio, nazionalità italiana, tenuto per mano dall’imam della moschea Koutoubia a Marrakech, si dirige al suo interno, qualche minuto prima dell’inizio della preghiera dell’AlÎchaa e dei Tarawih, recitando l’Achhadataine, la riconoscenza dell’unicità di Allah e delle  profezie del suo messaggero Maometto, mentre la moschea colma di preghiere, vibrerà sotto il “Dio è grande” dei fedeli.  Scene come queste sono abituali in molte moschee del reame, da Marrakech a Salé, da Agadir a Casablanca. In un recente studio del ministero degli Habous e degli affari religiosi riguardante le conversioni all’Islam in Marocco, si deduce che il fenomeno ha avuto un picco in questi ultimi anni, registrando una crescita costante. Dalle 300 conversioni registrate nel 2012, da non musulmani nel reame marocchino, le cifre sono passate a 1.947 nell 2011 con l’83% di uomini pari a 1.619 soggetti contro 328 conversioni femminili. In questi studi il ministero degli Habous ha lasciato intendere che il risultato della statistica è falsato dalle non iscrizioni ai tribunali famigliari e dai consolati stranieri, in quanto molti convertiti non denunciano il fatto alle autorità. In testa ai paesi di provenienza dei nuovi musulmani in Marocco troneggia la Francia con il 49,7% con oltre 986 francesi, seguito dall’Italia con 252 conversioni, la Spagna 150, il Belgio 101 e gli Stati Uniti con 71 convertiti.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Categories: Amazighen Tags: , , ,

Festival Nazionale delle Arti Popolari, inizio della 47esima edizione a Marrakech

June 19, 2012 Leave a comment

Al via la 47esima edizione del Festival Nazionale delle Arti Popolari
La più antica tra le feste del Marocco si terrà dal 20 al 24 giugno a Marrakech 
Milano, 21 giugno 2012 – Ha preso il via ieri, 20 giugno, la 47esima edizione del Festival Nazionale delle Arti Popolari che animerà Marrakech fino a domenica 24 giugno. La manifestazione, che si svolge presso il Palais Badii di Marrakech, fin dalla sua prima edizione nel 1960 ha assunto il ruolo di vero e proprio ambasciatore della cultura tradizionale del Marocco. Promotrice incontestabile della cultura e del turismo nazionale, durante i 4 giorni del festival la Città Rossa si trasforma in una superba vetrina del patrimonio marocchino.
Oltre al prestigioso Palais Badii, cuore pulsante della manifestazione, faranno da scenario ai balli e alle musiche popolari anche i sontuosi Giardini di Ghabat Chabab, all’interno dei quali è stato allestito il “Villaggio del Festival”. Numerosi workshop musicali, animazioni culturali, mostre, educational a tema (cinema, teatro, arti plastiche e serigrafia) animeranno il villaggio FNAP.
Per la sua 47esima edizione, il festival ha cercato di coniugare tradizione popolare e arte contemporanea, fungendo così da trait d’union tra le differenti correnti artistiche marocchine, aprendosi a un pubblico sempre più giovane. Concerti, spettacoli, esposizioni, atelier ed esibizioni faranno vibrare la città al ritmo della creazione e della tradizione marocchina.
Per maggiori informazioni: http://www.marrakechfestival.com

Marocco, industria del porno magredino

June 18, 2012 Leave a comment

L’industria del porno in Marocco: pruderie orientali con stars internazionali e attrici amatoriali locali, un bussiness che avanza. Il Marocco è un paese islamico, lo sappiamo. Il Marocco è un regime che non ammette, al momento, intransigenze. Lo sappiamo. Perchè allora molte stars del XXX si recano in questo paese per i loro tournages ? Rischiando grosso, aggiungo io. Molte label come Private, Marc Dorel o Andrew Blake hanno girato qui con porno–attrici come Aria Giovanni, Catalina Cruz, Zara White o Veronica Zemanova, in case o ville private del Reame, in particolare a Marrakech. Per i fans del XXX l’esotico offre dei prodotti molto folk e arrapanti. I canali satellitari specializzati propongono delle programmazioni ad hoc con menzione del luogo di riprese e il Marocco figura in molti curriculum di diverse stars che hanno lavorato in terra araba. Come fanno i produttori e i registi a non incappare nelle maglie dei controlli e della vigilanza delle autorità locali? Le astuzie delle case di produzione sono tante. Prima fra tutte quella di girare degli spot pubblicitari falsi e parallelamente una equipe si dedica alle foto/film porno come è successo con il magazine Private che ha realizzato diversi reportages fotografici in Marocco. Oltre alle bibbie dell’erotico come Play Boy, Hustler e altri. Per gli intenditori le riviste con immagini di interni marocchini sono veramente tante. E’ evidente che il CCM, il centro cinematografico marocchino, svolge il suo lavoro di controllo su questo genere di riprese e le autorizzazioni sono scrupolosamente studiate: non ci sono margini di errore ma i professionisti del XXX sanno come raggirali. Richieste di pubblicità, reportages di moda, fotografie turistiche, servizi sulle regioni del Marocco e altri escamotages sono la copertura dei veri soggetti delle riprese. Secondo un produttore affermato nel campo, questo traffico esiste ed è molto prolifico. Il CCM lavora sodo, legge gli scenari, fa le sue inchieste sulle case di produzione, i registi, i budget e la reputazione delle persone che arrivano nel reame per girare i films, ma si trovano sempre delle facciate pulite inventate di sana pianta dalle società hardcore. Un giovane attore marocchino che conosco personalmente mi ha confidato  che è stato contattato per un ruolo in un film che  credeva una fiction e che in realtà è diventato un porno durante la fase di montaggio. La  storia da copione lo vedeva come chaffeur di un 4×4 per una coppia straniera in vacanza a Marrakech; tour della città e ritorno davanti alla villa, ruolo terminato. Le immagini girate erano più che normali e mai l’attore avrebbe pensato quello che scopri’ durante il montaggio, cioe’ che la sua parte era stata aggiunta a delle riprese fatte all’interno della villa, riprese assolutamente porno. Esempi cosi’ ve ne sono a bizzeffe e succede anche con ragazze reclutate come comparse. Si affittano Riad o ville e dentro a questi luoghi esotici puo’ succedere di tutto e la cosa appettitosa e che i costi, girando in Marocco, si dimezzano drasticamente rispetto all’Europa, alla Turchia e all’Egitto. Con un clima stabile, decori naturali splendidi e una luce fantastica per le riprese, il gioco è fatto. In alcuni casi si rasenta la truffa chiedendo prezzi ridotti ai proprietari delle abitazioni promettendo una bella pubblicità per la villa o il riad! Quando si abborda il capitolo dei films porno in Marocco bisogna pero’ fare un distinguo tra due categorie di films ; quelli amatoriali destinati ad un pubblico più di nicchia e via web, e le grandi produzioni internazionali. E’ nel primo caso che i giovani marocchini si fanno coinvolgere. Ovviamente questo tipo di prestazioni vengono pagate a basso costo e nel complesso sono films che non necessitano di investimenti. I giovani marocchini accettano il “minimo sindacale” e il salario non supera i 2000 dh (180 euro) per una lunga sequenza hard. Le ragazze che accettano questo lavoro vengono generalmente pagate 5000 dh, qualcosa in più dei maschi arabi. La tecnica di lavorazione è semplice, per non incappare nella legge, molto dura nei paesi arabi : le immagini e le foto vengono trasmette via email all’estero e gli addetti ai lavori possono uscire dal paese senza materiali compromettente. Marrakech, Agadir, Essaouira sono le locations predilette per questo genere di films e qui le ragazze, che si fanno chiamare Jihane, Warda, Hiba, Faïrouz, vengono procacciate generalmente nei nigh-club bollenti. A volte sono minori, altre sono divorziate con un paio di bambini a carico, altre con storie di vita molto drammatiche. In tutto questo mercato molto lucroso, scoppiano gli scandali, come quello di Agadir di alcuni anni fà che ha visto come protagonista il giornalista pornografo belga Philippe Servaty, ritrovato con filmini e foto sado-maso, con la compiacenza di 14 ragazze reclutate in loco. Il giornalista è stato condannato a diversi anni di carcere (anche le ragazze perchè qui lavorare nel porno è reato) e sta scontando la sua pena in Marocco. Marocco bollente dunque e chiudo con un  nostrano “tutto il mondo è paese”, quando si tratta di sesso.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Festival Nazionale delle Arti Popolari di Marrakech, 47esima edizione della festa più antica del Marocco

May 29, 2012 Leave a comment

Al via la 47esima edizione del Festival Nazionale delle Arti Popolari di Marrakech
Ideata nel 1960 da Sua Maestà Re Mohammed V e testimone di un patrimonio sempre in movimento, il Festival Nazionale delle Arti Popolari – inizialmente Festival du folklore de Marrakech – è la più antica tra le feste del Marocco, il trait d’union tra tradizione e modernità rivolto ad un pubblico eterogeneo e di tutte le età: agli adulti, ai giovani, agli intellettuali, agli appassionati di arte, musica e cultura di vario genere. Alla sua 47esima edizione si svolge dal 20 al 24 giugno a Marrakech, a cura della Fondazione del Festival di Marrakech, la cui missione è quella di favorire e promuovere lo sviluppo e la diffusione delle diverse forme di espressione artistica e culturale che contraddistinguono Marrakech e il suo territorio.
Lo staff della Fondazione ha saputo infondere nuova energia al Festival Nazionale delle Arti Popolari e conferire una nuova visione alla manifestazione che, pur conservando le sue radici e tradizioni, presenta caratteristiche di rinnovamento e di creatività. L’obiettivo è quello di sostenere e migliorare continuamente il più antico festival del Paese e far conoscere le molteplici culture che lo rappresentano, mantenendo una visione strategica e pragmatica per raggiungere l’eccellenza in occasione del 50° anniversario.
La 47a edizione offrirà un programma articolato di appuntamenti che consolida la linea editoriale e artistica, introducendo al contempo elementi di rinnovamento per poter trovare consenso anche tra un pubblico più giovane.
La grande parata di apertura, che quest’anno si ispira al tema della “Carovana”, vedrà la partecipazione di oltre 600 persone tra artisti e studenti che sfileranno per 3 chilometri tra le vie di Marrakech fino alla spettacolare piazza Jemaa El Fna. Un momento essenziale di incontro tra le arti, la gente di Marrakech e i suoi visitatori: un corteo che con più di 500 bambini contribuirà a trasmettere il patrimonio della cultura marocchina.
Tutte le sere il Palais Badii, residenza imperiale del regno della dinastia Saadita ed esempio della ricchezza artistica del Paese, farà da cornice ad una serie di spettacoli in grado di trasmettere sia la magia dei fasti del passato sia una ventata di freschezza, grazie ai numerosi protagonisti del panorama artistico e musicale marocchino, tra i quali gruppifolkloristici molto noti, come Ahidous Ain Orma, Ahouach Ouarzazate, Gnaoua, Guedra e Taskioune.
Come ogni anno, i musicisti tradizionali Maâlems si incontreranno con artisti marocchini emergenti per offrire un momento di confronto e aggregazione tra le generazioni. L’edizione 2012 vedrà, infatti, la partecipazione di giovani artisti come DJ Van e H-Kayne.
Per 5 giorni consecutivi la Città Rossa sarà quindi lo scenario di un ricco e incalzante calendario di appuntamenti in grado di promuovere la trasmissione delle arti popolari e delle tradizioni marocchine, di instaurare un clima familiare e coinvolgere gli spettatori in un rapporto più diretto con gli artisti.
Grande protagonista dell’evento anche il “Villaggio del Festival”, un vero e proprio villaggio allestito all’interno dei Giardini Ghabat Chabab e ideato dagli organizzatori nell’edizione 2011 con l’obiettivo di offrire una testimonianza concreta delle arti, dei mestieri e delle nuove tendenze artistiche, culturali e musicali del Marocco. Moltissimi gli atelier, le botteghe artigianali e le aree espositive che ospiteranno prodotti di artigianato locale e saranno teatro di eventi musicali ed artistici. Un Villaggio che, all’interno di un viaggio dei cinque sensi, arricchirà ulteriormente questo importante Festival e offrirà l’opportunità di vivere un’esperienza autentica, divertente e coinvolgente dell’arte di vivere e del patrimonio materiale e immateriale del Paese.
Per maggiori informazioni su FNAP 2012: http://www.marrakechfestival.com/
Credits:
Ente Nazionale per il Turismo del Marocco
Via Durini, 5 – 20122 Milano
Tel: 02.58303633
http://www.visitmorocco.comhttp://www.marrakech.travel
info@turismomarocco.it
Informazioni sull’Ente Nazionale per il Turismo del Marocco (ONMT)
L’Ente Nazionale per il Turismo del Marocco è un istituto pubblico che cura l’attività di marketing per conto del Marocco quale destinazione turistica e si occupa di sviluppare attività strategiche volte alla promozione del Paese. L’Ente si propone di identificare mercati ad alto potenziale ed analizzarne le specificità al fine di cogliere il profilo, le preferenze e le abitudini d’acquisto dei potenziali turisti. Con questa attenzione ai mercati internazionali, l’Ente attua campagne pubblicitarie, iniziative stampa, public relations ed eventi per accrescere la conoscenza del Marocco quale brand e far sì che l’immagine del Paese raggiunga i vari target della popolazione. La sua azione, condotta in parallelo ed in stretta collaborazione con la distribuzione, è finalizzata a migliorare la quota di mercato mondiale detenuta dal Marocco nel segmento turistico. La sede centrale dell’Ente si trova a Rabat; i suoi 15 uffici rappresentativi sono distribuiti fra Europa, Nord America, Asia e Medio Oriente.