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Anaïs Nin, languori esotici in Marocco

October 8, 2012 Leave a comment

La scrittrice Anaïs Nin nacque nel 1903 a Neuilly sur Seine. Il padre Joaquin, un famoso compositore spagnolo abbandonò la moglie Rosa, una franco-canadese che decise poi di installarsi a New York con i figli. Molto giovane Anais iniziò a scrivere i sui Diari, redatti in inglese, nel 1920. Nel 1923 divenne moglie del banchiere Hugh Parker Guiler. Per lei il Marocco “era un sogno“. Nell’aprile del 1936 questo sogno diventò realtà e i coniugi Guiler si recarono in Marocco per un breve ma intenso soggiorno. Si imbarcorono a Marsiglia il 15 aprile 1936 e sul treno che li condusse a Fez, la Nin scrisse a Henry Miller, suo amante e affermato scrittore: “Ad Algeri siamo passati dalla nave al treno. Breve impressione. Ho visto per la prima volta una donna velata. Tutto è blu scuro, non si vedono che gli occhi. Molto emozionante, questo mistero. Cappelli. A Fez rossi. Turbanti. Caschi coloniali. Quando ci fermiamo nelle piccole stazioni sono dei veri rapaci. Le mance non sono mai sufficienti…”. Si entusiasma poi al passaggio di alcuni gruppi di arabi e osservando alcune donne sugli asini intente al loro lavoro annoterà: “Siamo arrivati a Fez alle 6 del mattino. Il vento del deserto soffia. Piove. Ma non è un paradiso illusorio. Tutto è più bello di come lo avevo immaginato. Impossibile scrivere qualcosa, sono spiazzata. Gli arabi hanno un aria nobile. La nostra cameriera non è velata; assomiglia a certe immagini che ti ho inviato ma il suo viso è completamente tatuato. Tutto il mondo parla il francese, adesso esco per vedere Fez (…). Anaïs Nin, che è ospite al Palais Jamai, si perde con delizia nel labirinto di questa magica e misteriosa città. Scrive :”L’odore che predomina è lo stesso che in Spagna, odore di olio di oliva che usano per cucinare. E anche l’odore dei tappeti bagnati come le culle dei bebè (..) in alcune cantine ho visto pressare le olive per fare l’olio con una grossa ruota in legno spinta da un arabo magro e affaticato“. La scrittrice descrive così  il Palazzo del figlio del Pacha:” Siamo entrati nel Palazzo dei mosaici e dei ricami in pietra, arredato unicamente con divani, tavoli bassi e cuscini. Niente altro. Dove posano i loro abiti? I loro libri? Mistero. Il figlio del Pacha che li ospita è: “bello come lo sono tutti quando non hanno la lebbra, la sifilide, una malattia degli occhi o un naso in meno (…) ci siamo seduti sul divano, alla loro maniera contemplando dalla porta aperta il giardino e le fontane (…) abbiamo bevuto del thé alla menta e mangiato dei pasticcini preparati dalle donne“. “Siamo a venerdì..l’aria ha un profumo di legno di sandalo. Sento un impressione di pace immensa e profonda. Di pace e di semplicità. Pace. Arrivo dalla moschea dove ho ascoltato la Grande Preghiera. Non avevo il diritto di entrare ma tutte le porte erano aperte e gli ho visti pregare. Gli ho visti uscire, ricchi e poveri, insieme. I ciechi e i lebbrosi attendevano l’elemosina, cantando (…) “. Di ritorno alla sua camera del Palais Jami dai muri arancioni,  prima di addormentarsi scrive:”L’atmosfera è così  chiara che ho l’impressione che non potrò vedere il mondo intero così nettamente (…) Sono sul mio letto, dopo cinque ore di marcia attraverso le colline (…) la città si estende laggiù, in basso, sotto il sole. Gli uccelli non si accontentano di cinguettare come a Parigi, cantano e gorgheggiano con un fervore tropicale“. Prosegue il suo diario descrivendo un funerale: ” Abbiamo visto un arabo morto, tutto fasciato dentro a dei tessuti come le mummie egiziane. Trasportato al cimitero su una semplice plancia di legno, per essere interrato così’“. Ad Arthur Miller confida:”Ho l’impressione che Fez è una città inespugnabile, potrei viverci tutta la vita senza mai conoscerla interamente. Quello che tu ameresti qui sono gli odori, terribilmente reali e crudi“. La passionalità della scrittrice si infiamma descrivendo il turbinio di emozioni forti che sta vivendo:” È una droga tutto questo. Tutti questi palazzi, una vita di piaceri, una via del corpo. Quando mi sveglio mi siedo sui cuscini, con il sole, gli uccelli, la bellezza dei mosaici, il bollitore che canta per il thé, il vassoio che brilla, le dodici bottiglie di profumi al centro, il legno di sandalo che si consuma. E’ un vero stordimento (…) tutto è meraviglioso“. Analizza poi questo stordimento: ” Io so quali sono le affinità essenziali che mi hanno portato qui e quali sono le radici profonde che mi legano all’Oriente (…) possiedo in me il senso della forma e dei rituali del costume, il senso dei simboli, della permanenza dei sensi e sono stata in grado di cadere in trance, di uscire da me stessa con l’esaltazione, lontano da tutte le violenze. Un mondo sublime, di grandezza e ieratico, di fede e di adorazione. La religione come poesia“. L’anno seguente, il 1937, Anaïs ritroverà questi accenti infiammati per descrivere una passione pienamente sensuale: “Come sento colare nella pagine su Fez l’alchimia diabolica, l’esaltazione della attesa dell’amante, della sua venuta, del suo essere. Questa febbre nel ricordo delle notti, la temperatura della gioia, in un inno meraviglioso alla strada, un braciere di parole. Sono sola qui questa sera, in trance, come la trance dei santi, esclusa dal mondo, io abito a Fez e mi intrattengo nello stesso tempo con i miei misteriosi pensieri. Nè lacrime nè sdegno. Mi elevo nella spirale dell’estasi metafisica. Mi accuccio sulla sommità dei minareti (…) lascio il paese per abbracciare Fez e soffio parole senza aprire le labbra…Fez”. Nei suoi bagagli Anaïs Nin porterà dei tappeti di lana “bianchi e dolci” che abbelliranno il suo ufficio, dei tessuti rossi con i quali confezionerà dei gilet. E come farà più tardi Marguerite Yourcenar, delle candele di Fez multicolori e lavorate a torcia, simbolo della luce mistica. Alla vigila della II Guerra Mondiale la scrittrice tornerà a vivere negli USA. Conoscerà il successo letterario con i suoi Diari, nei quali evocherà la sua libertà di donna e le sue trasgressioni. Venne nominata nel 1973 Dottore Honoris Causa al Philadelphia College of Art e morì a Los Angeles il 14 gennaio 1977. Vennero pubblicate dopo la sua morte le sue opere erotiche conosciute a livello mondiale; “Venus erotica” e “I piccoli uccelli“.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Marocco, crisi del pane

October 4, 2012 Leave a comment

Il governo Benkirane ha deciso di sovvenzionare il prezzo del pane con unmiliardo di Dh, per evitare il rischio di manifestazioni sociali contro la fame in Marocco, in ragione del brutale aumento dei prezzi di diversi prodotti alimentari di base. Il grano a Parigi ha registrato un aumento del 28,6% contro il 26,8% del mais tra il 13 giugno e il 21 settembre 2012. Questo aumento è da imputare alla siccità che ha toccato i principali paesi esportatori dei cereali. Questa fiammata delle materie prime alimentari, che attira i più importanti speculatori borsistici, sta provocando una importanteinflazione dei prezzi dei prodotti di base, in particolare quello dei prodotti agricoli giudicati più remunerativi dagli speculatori. Lo Stato marocchino, le cui finanze sono impattate dal surplus dei costi delle importazioni, non ha altra alternativa che quella di riformare la cassa di compensazione, che assorbe ad oggi 150 miliardi di Dh in 5 anni e potrà superare gli 80 miliardi di Dh nel 2012. Questa riforma della cassa di compensazione, di cui 3 miliardi di Dh dovrebbero arrivare dalle ricchezze e 1,5 miliardi dalle imprese, promessa da diversi anni, si fa attendere.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Cous Cous Fest 2012, tradizione gastronomica marocchina presente alla 15a edizione del festival

September 24, 2012 Leave a comment

LA TRADIZIONE GASTRONOMICA MAROCCHINA IN SCENA AL COUS COUS FEST DI SAN VITO LO CAPO
25-30 settembre 2012
Il Marocco, terra ricca di tradizioni e di paesaggi meravigliosi, sarà presente alla 15a edizione del Cous Cous Fest, il Festival internazionale dell’integrazione culturale che si terrà a San Vito Lo Capo (Trapani) dal  25 al 30 settembre 2012.
Simbolo della rassegna il cous cous, le cui origini risalgono al Marocco del XIII secolo e che si è diffuso rapidamente in tutto il mondo, per essere un piatto semplice, gustoso e versatile da abbinare alla carne, al pesce o alle verdure. Grazie al legame indissolubile con il cous cous, il Marocco sarà tra i protagonisti di una sfida gastronomica che vedrà gli chef dei paesi coinvolti impegnati nell’ideazione e preparazione di ricette creative e originali, proprio a base di cous cous.
I piatti proposti dagli chef dei paesi in gara, tra cui anche l’Italia, Francia e Senegal, saranno valutati da una giuria tecnica internazionale, guidata dal giornalista enogastronomico Paolo Marchi, e da una giuria popolare composta da circa 80 visitatori della manifestazione, che voteranno il cous cous preferito. Quattro saranno le varianti di cous cous che gli chef dovranno preparare per le seguenti quattro categorie di Premio:
“Miglior Cous Cous Giuria Tecnica”
“Miglior Cous Cous Giuria Popolare”
“Migliore Presentazione”
“Cous Cous cheap&tasty”, come migliore esempio di creatività nell’utilizzo di ingredienti genuini, tradizionali, ma economicamente più convenienti.
“Il Cous Cous Fest rappresenta per noi un’importante opportunità di incontro, di scambio e di integrazione culturale”, commenta Jazia Santissi, Direttore dell’Ente Nazionale per il Turismo del Marocco in Italia. “Il Festival è anche un modo per far conoscere le nostre tradizioni gastronomiche e per promuovere il Marocco come destinazione turistica attraverso la nostra cultura”, conclude Santissi.
Il cous cous marocchino
Il cous cous è il piatto nazionale per eccellenza del Marocco, il suo paese d’origine. Composto da granelli di semolino abbinati a uno stufato di carne, pesce e verdure, a seconda della regione e della stagione in cui viene cucinato e delle preferenze, il cous cous deriva dalle popolazioni rurali berbere, stanziate in Marocco e in nord Africa sin dal XIII secolo. Tradizionalmente in Marocco il cous cous si mangia in famiglia, il venerdì a pranzo. Diversamente da quello cucinato in altri paesi, il cous cous marocchino è un piatto poco speziato e poco salato ma molto gustoso. La semola, di grano o di miglio, è lavorata da mani esperte e poi cotta a vapore più volte fino a diventare molto morbida e chiara. Per la cottura viene tradizionalmente usato un apposito recipiente (taseksut  in berbero), la cui base è una pentola di metallo allungata a forma bombata in cui si collocano le verdure e la carne in umido. Sopra alla base viene posto il recipiente dal fondo forato per la cottura a vapore del cous cous, che assorbe i sapori del brodo sottostante. Una volta cotto il cous cous può accompagnare piatti a base di verdure – come fave, zucchine e rape – arricchiti con chicchi d’uva passa e ceci. Può essere abbinato anche a carne di manzo o di montone, più raramente, invece, viene preparato con carne di pollo. Trattandosi di un piatto molto versatile ma dal gusto raffinato e delicato, non viene mai abbinato alla salsiccia piccante. Talvolta viene servito anche alla fine del pasto o da solo, come prelibatezza chiamata seffa, decorato con mandorle, cannella e zucchero. È tradizione servire questo dessert insieme a latte aromatizzato con acqua di fiori d’arancio, oppure lo si può servire in una ciotola da solo con siero di latte come minestra leggera per cena. Ogni famiglia marocchina ha la sua ricetta di cous cous salato o dolce, pertanto il turista che ha la fortuna di poter effettuare un tour in Marocco ha l’opportunità di assaggiare le ricette più diverse e di individuare quella che è in grado di soddisfare al meglio il suo palato.
La specialità di Essaouira, sulla costa occidentale, è il cous cous di pesce. A Marrakech viene invece abbinato ai datteri.

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Marocco, nuovo gruppo radicale islamista

September 13, 2012 Leave a comment

Una piattaforma diffusa nel mese di agosto su  diversi media nazionali spiega le intenzioni della creazione di un gruppo islamista in Marocco: Ansaar Achariâ (Partigiani della Charia). Secondo il testo diffuso da questo “futuro” gruppo, l’instaurazione della charia e dello Stato Islamicosaranno gli obiettivi della loro futura lotta. I partigiani di Ansaar Achariaâ sono indipendenti e dichiarano di optare per una lotta pacifica contro la laicità (ho dei dubbi su questa ultima affermazione), contrariamente ad altri gruppo islamici come Ansar Dine del Mali. Secondo diverse fonti ed in primis il quotidiano Achark AlAwsat, il nuovo gruppo islamista radicale marocchino è nato. Ma chi tesse le fila della organizzazione e chi ha pubblicato la piattaforma annunciando il progetto destinato all’instaurazione di uno Stato Islamico e della charia? Nessuno lo sa, secondo Abdellah Errami, specialista di gruppi islamici, che vede nella dichiarazione contenuta nella piattaforma una similitudine con le idee dei salafisti. “Si tratta di un iniziativa piuttosto che di un organismo o una organizzazione reale perchè le idee espresse nella loro dichiarazione premilinare sono vicinissime al salafismo, ma non disponiamo ancora di nomi”, ha dichiarato Errami.  Secondo l’esperto, si tratterebbe di discipline di gruppi salafisti indipendenti, che annunciano la loro autonomia nel rispettare la Salafia, ma anche nel rapporto con le altre organizzazioni islamiste che portano lo stesso nome. In un comunicato pubblico presente in diversi siti web, Anssar Achariaâ ha dichiarato di aver l’intenzione di diffondere una religione musulmane giusta, opponendosi ai concetti deviazionisti dell’Islam propagato dalle altre organizzazioni salafiste di altri paesi. Questa nuova organizzazione ha l’ambizione di convincere i cittadini musulmani attraverso discorsi, di difendere le cause della nazione e della religione, per contribuire allo sviluppo sociale ed economico del paese (altro mio dubbio!). Nemico numero uno del gruppo: la laicità. Per combatterla, hanno annunciato guerra contro tutte le leggi che si oppongono all’applicazione della legge islamica e intende creare un “opinione pubblica” favorevole alla charia. Sempre secondo il comunicato, il gruppo radicale assicura che adotterà dei mezzi “pacifici”, attraverso le moschee, le assemblee e le pubblicazioni, per diffondere i loro messaggi, grazie al fatto che il Marocco disponde di un ampio margine di libertà insinuatosi dopo le rivoluzioni arabe. Ansarr Achariaâ ricorda ancora alla fine del suo comunicato che la charia è non solo una dottrina ma il punto di partenza, l’obiettivo, il mezzo per arrivare al risultato.  Vi ricordo che in Marocco, l’utilizzazione della religione nei movimenti politici è proibita. Ad oggi, non si sa esattamente chi c’è dietro questa organizzazione e il debutto fisico è avvenuto durante una manifestazione che prevedeva un sit-in di sostegno alla vedova del jihadista casablanchese El Mejati, davanti alla prigione di Tiflet. La vedova di Mejati protestava contro l’amministrazione penitenziaria che, secondo lei, non ha dato l’autorizzazione di sposare uno dei detenuti. Il gruppo islamista radicale afferma che la vedova di Mejati non fa parte della direzione. Quale sarà la reazione esatta delle autorità davanti a Ansar Achariaâ?  E’ impossibile avere un autorizzazione di associazione presentandosi come detentori della verità religiosa. Staremo a vedere, senza lasciarsi prendere dal panico.

Fonte: My Amazighen

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Sufismo, dottrina in Marocco

September 1, 2012 Leave a comment

Molti marocchini, giovani e meno giovani, praticano il sufismo sotto diversi aspetti e forme. Elemento forte dell’identità marocchina, il sufismo assorbe tutti i membri della società, non importa quale sia l’età, sesso, status sociale o orientamento politico. Il sufismo attira sempre di più i giovani a causa della sua tolleranza, della sua interpretazione facilitata del Corano, del rifuto al fanatismo e per la sua modernità. I giovani trovano nei principi di “bellezza” e “umanità” del sufismo, uno stile di vita equilibrato che permette loro di amare le arti, la musica e l’amore senza essere obbligati ad abbandonare i loro obblighi spirituali e religiosi. Le confraternite sufiste esistono in tutto il Marocco. Organizzano regolarmente incontri di preghiera, per salmodiare e discutere di  sociale o di politica, del rispetto per l’ambiente o della solidarietà,  sino ad arrivare alla lotta contro le droghe o alla minaccia del terrorismo. Inoltre, i seminari sufi, pongono l’accento sui valori universali che l’Islam condivide con il cristianesimo e il giudaismo (come la ricerca della felicità, l’amore dei sensi, la tolleranza delle differenze razziali e religiose, la promozione della pace) e incitano i giovani a confrontarsi nel dialogo interreligioso. Nell’insieme, i seminari sufi, con i loro salmi e i loro raccoglimenti spirituali, offrono un veicolo sociale a milioni di marocchini, dove la fusione del sacro e del profano, dell’anima e del corpo, del singolo e dell’universo è a volte possibile e gratificante. I sufisti prendono le distanze dai fondamentalisti (che vedono l’Islam l’emulazione serrata e utopistica del profeta Maometto e dei suoi compagni) e insistono in particolare sull’adattamento della comunità alle problematiche e alle priorità dei tempi moderni. I sufi non condannano le donne senza velo cosi’ come non censurano le distrazioni della nostra epoca. Per gli adepti, la differenza tra vizio e virtù e strettamente correlata all’intenzione e non alla apparenza. Il sufismo è dilagato nella cultura marocchina al punto che il suo ruolo non può essere appreso se si riduce a capire una setta o un luogo sacro: la sua dottrina ha impregnato dei generi musicali detti “moderni” o “occidentali” come il raî, versione hip hop e rap marocchino, che ovviamente possono apparire troppo terresti o troppo sensuali per essere associati al sufismo. Questa musica si ispira alla poesia sufi per cantare l’essenza prima dell’essere umano, le virtù della semplicità e i doni curativi dei santi sufi come Sidi Abderrahman Majud, Sidi Ahmed Tijani e Sidi Boumediene, capi spirituali venerati dai loro discepoli per aver cercato, e trovato, l’unione spirituale con Dio nel corso della loro esistenza terrena. L’impatto del sufismo sulla cultura giovanile è esplicità nelle parole del gruppo urbano Nass Al Ghiwan e dei Sahara Gnawa. Questi due gruppi sono stati profondamente influenzati dalla musica pop marocchina dagli anni ’70 e le canzoni dei Ghiwan sono impregnate della filosofia hippie di gruppi come i Rolling Stones e i Pink Floid, spingendo un gran numero di loro ascoltatori verso una risposta psichica chiamata Shata, un termine arabo marocchino usato per parlare di danza moderna. I musicisti Gnawa, discendenti degli schiavi africani deportati in Marocco tra il XII° e XVII° secolo, produssero un effetto molto simile. Le loro musiche, mixate con parole religiose,  profondamente radicate nella tradizione dell’Africa subsahariana, e melodie melanconiche, ricordano il jazz e il blues americano. L’esecuzione Gnawa si concentra sul corpo che danza girando su se stesso, su di una voce spasmodica, ritmi poetici che rimandano ai salmi sufi in arabo come “Non esiste altro Dio che Dio e Maometto è il suo messaggero“. Queste parole, terribili se pronunciate da un terrorista, elevano l’anima quando sono cantate dai musulmani pii, dagli Gnawa e da altri musicisti ispirati dal sufismo.Anche il gruppo Fnaire, nuovo complesso  hip hop di Marrakech, si definisce come un mélange di tradizioni sufi e di rap americano. È opportuno segnalare che migliaia di giovani europei, americani e africani, affluiscono ogni anno ai Festivals di musiche sacre organizzati dai movimenti sufisti attraverso tutto il Marocco, per cantare e celebrare i loro entusiasmo per la vita e il loro attaccamento ai valori universali della Pace. La scena di questi Festivals rifiuta totalmente il tipo di immagine che i fondamentalisti cercano di trasmettere ai giovani marocchini. Questa fusione di sufismo e modernità produce un esperienza estetica unica, che attira i giovani che rifiutano la violenza, sostenendo i valori di una umanità condivisa.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Marocco, conversioni all’Islam in crescita nel reame

September 1, 2012 Leave a comment

Ragioni spirituali, mistiche sufi o più pratiche come i matrimoni, motivano nella maggior parte dei casi le conversioni all’Islam in Marocco. Antonio, nazionalità italiana, tenuto per mano dall’imam della moschea Koutoubia a Marrakech, si dirige al suo interno, qualche minuto prima dell’inizio della preghiera dell’AlÎchaa e dei Tarawih, recitando l’Achhadataine, la riconoscenza dell’unicità di Allah e delle  profezie del suo messaggero Maometto, mentre la moschea colma di preghiere, vibrerà sotto il “Dio è grande” dei fedeli.  Scene come queste sono abituali in molte moschee del reame, da Marrakech a Salé, da Agadir a Casablanca. In un recente studio del ministero degli Habous e degli affari religiosi riguardante le conversioni all’Islam in Marocco, si deduce che il fenomeno ha avuto un picco in questi ultimi anni, registrando una crescita costante. Dalle 300 conversioni registrate nel 2012, da non musulmani nel reame marocchino, le cifre sono passate a 1.947 nell 2011 con l’83% di uomini pari a 1.619 soggetti contro 328 conversioni femminili. In questi studi il ministero degli Habous ha lasciato intendere che il risultato della statistica è falsato dalle non iscrizioni ai tribunali famigliari e dai consolati stranieri, in quanto molti convertiti non denunciano il fatto alle autorità. In testa ai paesi di provenienza dei nuovi musulmani in Marocco troneggia la Francia con il 49,7% con oltre 986 francesi, seguito dall’Italia con 252 conversioni, la Spagna 150, il Belgio 101 e gli Stati Uniti con 71 convertiti.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Laylatoul-Al Qadr, la notte del destino

August 15, 2012 Leave a comment

Letteralmente è  la notte della “Potenza” o del “Destino“; in arabo è chiamata Laylatoul – Qadr. In Marocco si è celebrata ieri notte, 14 agosto 2012. È  la notte che il Corano scese sulla Terra nella sua totalità. Il Libro Sacro dei musulmani venne rivelato durante il mese del Ramadan, per la prima volta, in una notte dell’anno 610 D.C.. Questo momento è considerato particolarmente sacro perché fù in quel preciso momento che l’Arcangelo Gabriele (Gibril) si mostrò al Profeta Maometto. Venticinquesima nell’ordine cronologico, la Soura 97 è composta da cinque versetti che descrivono questa notte come “un valore di più di mille mesi (di preghiera)..la pace accompagna questa notte sino all’aurora“. Questo significa che in questa notte la preghiera, la recita del Corano e il Dhkir (ricordo di Allah) sono migliori di quelle eseguite in mille mesi dopo la notte del Al-Qadr. È preferibile cercare la Notte del Destino negli ultimi dieci giorni impari del Ramadan perché il Profeta si applicò ad adorare Dio in questi giorni per determinare la notte esatta. Pregò tutte le notti svegliando la sua famiglia, per pregare con lui, e si astenne da tutti i rapporti sessuali. La data esatta di questa notte sacra è ancora oggetto di divergenze tra gli Oulema ma la maggiorparte di loro giudica questa notte quella del 27° giorno di Ramadan (la notte tra il 26° giorno e il 27°). Nel corso della 27a notte Dio decreterà tutto quello che accadrà nell’anno seguente e durante tutta la notte, sino all’alba, Dio esaudirà tutte le implorazioni dei suoi servitori. La Notte del Destino oltre ad un valore di sacralità totale è soggetta anche ad alcune forme di rituali pagani. Essendo considerata la notte più negativa dell’anno dove gli spiriti (Djin) ridiscendono sulla Terra a infastidire e molestare gli esseri umani, alcuni riti vengono compiuti invocando la Baraka (benedizione). In tutte le case vengono messi ad ardere incensi con varie potenzialità tra cui l’Oud, un legno pregiatissimo, che in Marocco viene usato per particolari ricorrenze come la nascita di un bambino, la morte e appunto il 27° giorno di Ramadan. E’ una notte che porta con se atmosfere magiche e tutti, ma proprio tutti, si preparano a celebrarla, per vedere il loro futuro pregno di positività e di richieste esaudite. La saggezza che si deduce da tutte le tradizioni e che la Notte del Destino è stata dissimulata da Dio durante le ultime dieci notti del mese di Ramadan affinché i suoi sinceri servitori siano testimonianza di un grande fervore e si apprestino, con foga e determinazione, alla ricerca del “divino“. Dimostrazione questa della costanza nella ricerca del suo amore, regolato dalla fedeltà e ben radicato nella spiritualità dell’essere, in vista della preparazione a ricevere le grazie che Allah vorrà loro offrire.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Festival degli asini, nona edizione dedicata al quadrupede in Marocco

August 8, 2012 Leave a comment

In Marocco, ci sono talmente tanti Festival che anche gli asini hanno il loro. Il Festival degli asini, organizzato dai comuni di Moulay Driss Zerhoun e Béni Ammar, si svolge a luglio ed ha raggiunto la sua 9° edizione. Una sflilata di moda costituisce una delle sue attrazioni principali (nella foto la Miss che ha vinto). Dopo tutto, se il cavallo ha la sua settimana di onori perchè no un Festival dedicato agli asini?

Fonte: My Amazighen

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Mohamed Abdelaziz, capo del Polisario minaccia guerra al Marocco

August 7, 2012 Leave a comment

Il capo del Polisario, Mohamed Abdelaziz, minaccia di riprendere le armi contro il Marocco, dichiarando che questa guerra sarà un “opzione legittima”. “Il Polisario potrà optare per una lotta armata per mettere fine al conflitto del Sahara che lo oppone al Marocco”, ha affermato il capo dei separatisti al quotidiano basco Gara. “L’Onu riconosce il nostro diritto nel ricorrere alle armi per respingere le invasioni straniere (…) questo rende legittima la nostra guerra moralmente e giuridicamente”, sostiene il capo del Polisario, che accusa il Marocco di voler bloccare i negoziati ritirando la sua fiducia all’inviato speciale dell’ONU nel Sahara, Christopher Ross. “L’intransigenza del Marocco ha fatto perdere alle risoluzioni dell’ONU la loro credibilità” spiega Abdelaziz al quotidiano spagnolo affermando che l’opzione di un azione militare contro il Marocco non è mai stata abbandonata.

Fonte: My Amazighen

Marocco, tramdena o mramden violenza sintomatica del Ramadan

July 24, 2012 Leave a comment

Durante le ore del digiuno nel Ramadan, le risse fanno furore nelle strade del Marocco. Quest’anno, complice anche il grande caldo anomalo di questi ultimi giorni,  già alcuni omicidi sono avvenuti in diverse zone del paese. Questo fenomeno è conosciuto in Marocco sotto il nome di “tramdena”. Una persona “mramden” è qualcuno di rabbioso e di incontrollabile. “Io sono mramden” (in crisi d’astinenza di sigarette, droga, caffè e alcol), togliti dalla mia strada o “tremden 3lik” (ti macello), e molte altre frasi violente si ascoltano frequentemente sulla strada, nei centri commerciali o ancora nei souks attraverso il Marocco. Anche le amministrazioni sono toccate da questo fenomeno; risse sanguinolente hanno luogo specialmente nei primi giorni del Ramadan, i cui protagonisti sono dei “mramdines”, cioè che sopportano male il digiuno. Attenzione, i “mramdines” si possono incrociare ovunque, negli ospedali, negli uffici pubblici, nelle banche o sull’autobus. Controbattere può essere pericoloso. I sintomi da “tramdena” sono le turbe visive, la voglia folle di fumare, di bere, di drogarsi e di picchiare!. Anche le vittime di questo fenomeno rimpiangono dopo la bagarre  il loro comportamento ed è frequente vedere gli attori di questi risse che dopo essersi massacrati di botte si abbracciano, piangono e si chiedono scusa vicendevolmente, implorando il perdono di Allah per le loro derive ramadanasche.  I “mramdines”, in maggioranza gente ordinaria, si ritrovano dopo la rottura del digiuno nei caffè e nelle mosche, a discutere del mese sacro che è considerato un mese di raccoglimento, di pietà e di sentimento. Quindi, se qualcuno di voi si riconosce in queste descrizioni..di corsa da un medico specialista!

Fonte: My Amazighen

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