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“Quarantena” di Marius Creati

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– Quarantena! –

 

Quarantena!

 

Sovente i tuoi vaghi silenzi prolungati

in siffatta quiete imperturbabile

hanno sapore di lieve condanna a morte

laddove lo stesso silenzio

inarrendevole 

domina la quiescenza… 

e la riluttanza di essere ancora vivi dentro

mentre difatti là fuori si muore

nel medesimo oblio quiescente del giorno e della notte

laggiù, nelle languide strade dell’imprudenza

scrutate dall’alto di lucernari spenti

per vanagloria o mera necessità

quando il buonsenso reclina vite umane

sotto forma di icastico sacrificio

in cambio di veti e consensi 

in riserbo estremo 

di una sorte contaminata da eventi inconsueti

memoria o ricordo immemore 

di avvenimenti trascorsi da un’eternità,

quasi quasi sconosciuta.

 

Il silenzio uccide

a piccoli passi, a lunga distanza

furente come il vento che appare 

e rapido scompare all’improvviso

entro ciascun alcova ove

ogni singolo cristiano tremolante 

traccia il suo covo sparuto per sopravvivere…

 

Quarantena!

 

Sovente il tuo silenzio attardato 

da un dì all’altro procrastinato 

ad oltranza, 

senza apparente via d’uscita

diventa rèquie avvilente  

che soffoca gli animi più adiposi

mentre silenziosamente uccidi

poco alla volta 

la piena speranza di un ritorno alla norma,

celebrante in obito funzioni angustiate

traccianti un solco indelebile nell’obituario di patria

lascito estremo di un trapasso funesto

profondamente esecrato nel capestro dell’esistenza

e nel frattempo reclama a stento

un diritto di vita il tuo requirente

seppur avvilente

dietro implorazioni e suppliche di commiato

prece in permuta di miracolo esaudito

affinché la speme di un ritorno alla luce

 diventi promessa memore di vita nuova. 

 

Il silenzio uccide

indelebile

alle prime luci dell’aurora,

ineluttabile

negli ultimi rintocchi del vespro,

nidio divino avvilente e patibolo d’umanità

in un anniversario di morte esecrabile.

 

                                             15 Aprile 2020

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Merry Christmas & Happy New Year 2020

December 24, 2019 Leave a comment

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Merry Christmas & Happy New Year 2020

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Marius Creati

November 15, 2017 Leave a comment

Marius Creati Braveheart look-book9+-w900-h900

Sin da giovane il designer italiano rivela attinenze verso il mondo dell’arte, della poesia, della cultura, in prevalenza manifestando un particolare interesse per la moda e la haute couture. Entra subito in contatto con la boutique più avanguardista della sua città natale, Roppongi, iniziando a metà degli anni ’90 una lunga collaborazione con i designers Keila Jedrik e Alberto Magli, tra Bologna e Milano. Dopo alcuni anni di formazione attitudinale, in seguito agli anni dell’Università di Architettura, decide di approfondire il suo percorso nel mondo dello stile frequentando l’Istituto Nazionale di moda e costume Burgo di Milano, continuando le sue collaborazioni nel settore fino ad approdare a Roma dove, entrato in contatto con il famoso artista e fashion buyer Massimo Degli Effetti, intraprende una longeva collaborazione di oltre dieci anni occupandosi di moda, stile, merchandising, fashion business, frequentando le più grandi case di moda internazionali, intensificando le sue collaborazioni di stile, entrando in contatto con gli addetti ai lavori delle varie maisons e showrooms tra Milano e Parigi, incontrando lungo il suo cammino svariati personaggi famosi nazionali ed internazionali, ma prevalentemente occupandosi di approfondire continuamente le sue conoscenze nel settore.

MARIUS CREATI è un nuovo brand fondato dallo stilista alla fine del 2013 mediante la valida collaborazione delle aziende Montaliani e Verna Oro.

MARIUS CREATI lancia la sua prima capsule collection uomo all’inizio del 2014 vigoroso di una visione prospettica lungimirante indirizzata verso il successo commerciale internazionale, spinto dal percorso iniziatico verso il suo personale incontro con il lusso e l’avanguardia dello stile. Le sue creazione ispirano una figura sospinta verso l’avanguardismo poetico, intriso di un dolce nichilismo eclettico contemporaneo, avverso alle consuetudini e avvezzo all’ordine mondano.

Egli ritrae i tratti atipici del simbolismo sforzando di plasmare valori di stile che, incontrovertibilmente, sposano il fascino dell’arcano, del metafisico e del lusso atemporale. Ciò che intende realizzare è frutto di una ricerca profonda che basa umilmente le radici sull’immenso bagaglio conoscitivo della storia e della sapienza.

“Consacrarsi alle persone che sanno attribuire il giusto valore ai dettagli, ai particolari che a molti sfuggono. Considerare l’unicità di un oggetto autentico, carico di significati legati alla storia, al design e alla colta manualità di chi trasforma la materia in arte e l’arte in piacere”.

Giochi di luci e ombre nel lavoro del designer italiano, in simbiosi tra la vita e la morte, la cultura dell’arte e la penombra del mistero, contrastante gli elementi di stile in bilico tra la realtà e il sogno, offrendo un’espressione d’identità distinta, dettando icone codice come dettagli impeccabili attraverso un design incapsulato tra proporzione, artigianalità, androginia e qualità pregiata. Cardine il suo amore profondo e smisurato per la creatività.

L’attenta e accurata lavorazione artigianale dal sapore sartoriale si valorizza nella costante ricerca mediante l’accostamento diligente di accessori, tessuti e modelli studiati per creare un prodotto unico ed eccellente, destinato a soddisfare le esigenze di individui distinti in grado di percepire l’essenza indelebile delle creazioni. Esumazione di antichi dettagli, taglio esperto, materiali pregiati, tecniche innovative e tradizione per dare vita ad un manufatto di qualità superiore. Serietà, rispetto, integrità e valore rimarchevole per suggellare un patto di continuità irreprensibile. Queste le sue prerogative…

“Una tigre in casa” di Carl Van Vechten, recensione di Marius Creati

September 25, 2017 Leave a comment

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Quanti individui adottano un gatto sognando di condividere l’esperienza di una piccola tigre in casa e quanti riscontrano nelle goffe movenze del proprio Felis Catus le leggiadre movenze di un impavido felide della savana.

“Una tigre in casa”, un libro da comprendere, un saggio compendioso, un lodevole spunto d’osservazione per gli amanti di questo piccolo animale domestico, un petit passe-partout ideato dalla mente di un grand amateur per elogiarne le caratteristiche, da cui trova la sua massima espressione mediante una chiave di lettura disimpegnata attraverso cui i simpatici amici a quattro zampe animano la vita e gli attimi fugaci dei loro condiscepoli umani, spesso attanagliate nelle vicende quotidiane di personaggi di spicco.

Gatti, gatti e semplicemente gatti… di tutte le razze e diversa natura, appassionati, affettuosi, melodrammatici, un peu flanêur e bighelloni…

Carl Van Vechten strumentalizza aneddoti e racconti in maniera esemplare ,immedesimando il lettore in un tripudio irrefrenabile di storie narranti le peripezie rocambolesche di tutta una serie di micioni e micetti, per animare un libretto straordinario di notevole gusto narrativo la cui bellezza espositiva indossa una calzamaglia di pelo gattice lungo le riga della narrazione sottolineanti gli aspetti variegati del folclore, dell’occulto, della musica, dell’arte e della vita sociale di fine secolo scorso.

Marius Creati

Niccolò Ciatti, morte incredula nel mezzo di una catena vitale…

August 15, 2017 Leave a comment
Niccolò Ciatti, morte incredula nel mezzo di una catena vitale
“Nella vita sorridi sempre perché nessuno é così importante da toglierti il sorriso!”… Niccolò Ciatti…  morte incredula nel mezzo di una catena vitale il cui fulcro diventa nodo scorsoio tra la vita e la morte

Il degrado morale e sociale sfocia in massacro di gruppo nel quale pochi efferati uccidono liberamente sotto gli occhi di una piccola moltitudine incredula, come se il surrealismo blasfemo della violenza tridimenzionale subentri nel “fottuto” mondo reale colmo di noia consuetidaria, materializzandosi in un episodio truculento che si concretizza nell’osservare come sia possibile sopprimere un uomo a pochi passi dalla vita.

Quale pena sia la più plausibile per la perdita di una giovane vita stroncata dalla mera dabbenaggine deflagrante di una mediocre generazione contaminata se non quella più giustificata della morte stessa per castigare non il gesto irreparabile, bensì l’idillio della brutalità animosa che alberga sempre più frequentemente nelle giovani e meno giovani menti deviate di una colonia di massacratori urbani che credono di dover esprimere la propria personalità a suon di pugni e calci, quali sinonimi paradigmatici di rappresentativi epitaffi mortuari. In una civiltà globale cosmopolita dove l’ergastolo a vita ormai per molti non trasuda neppure un barlume d’ansia, la pena corporale diviene gioco mortale che si concretizzata in un’arena consociata piuttosto che penitenza espiabile per un reato commesso e la tracotanza arma il pugno protervo del sussiegoso bullismo di massa a discapito della benevolenza della brava gente.

Ed intanto si assiste increduli all’ennesimo atto di viltà attraverso cui l’ennesima vittima perisce sotto gli sguardi indiscreti e le recriminazioni generali dell’opinione pubblica, ma in realtà cosa cambia realmente dinanzi al millesimo scempio del degrado sociale. PENA DI MORTE esemplare per i tre assassini che, empi di virulenza virale, hanno plasmato la solidarietà in cinismo, lo svago in spregio e pietrificata l’esistenza in materia cinerea? Pura nefandezza d’animo… la possibilità di vederli fuori dal carcere tra dieci o quindici anni per buona condotta!!!

Ed intanto si assiste, incapaci di ribellione culturale, alla dipartita di un giovane “gigante buono”, poco più di un fanciullo erto alle prime luci della giovinezza, il cui reato é stato semplicemente quello di amare una vita semplice e spensierata. Perché i buoni di cuore devono soccombere dinnanzi alla torbida viltà della spavalderia degenerata?

In memoria del milionesimo martire del ludibrio del nostro tempo

(mi stringo dolcemente ai cuori dei familiari e quanti coinvolti)

Marius Creati

Happy Valentine’s Day 2017 by Marius Creati

February 14, 2017 Leave a comment

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Happy Valentine’s Day 2017

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Merry Christmas & Happy New Year 2017

December 23, 2016 Leave a comment

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Merry Christmas & Happy New Year 2017

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“Oltre le colline” di Cristian Mungiu, recensione di Marius Creati

August 30, 2016 Leave a comment

Oltre le colline di Cristian Mungiu, recensione di Marius Creati

Un film davvero commovente che sottolinea quanto l’essenza dell’amore, anche quello più recluso agli occhi degli uomini, tragga la sua forza  dalle situazioni più inverosimili… e per amore dell’altra si riesca a sopportare un livello di sopravvivenza psicologica al di fuori della normalità. Non è un film che va contro taluna forma di religione, anche se la venerazione, intesa come forma di salvezza dell’anima, nella narrazione diventa uno strumento di sofferenza interiore, non che di privazione corporale… ma diventa un confronto tra umanità e spiritualità mente l’amore stesso sottende la propria bestialità nutrita dalla vessazione della libertà, colpita nella sua fugacità mediante una spoliazione crescente che denuda le due donne nel profondo e le induce all’aberrazione del raziocinio… Ciò che si scopone nell’animo è avvertire quanto la purezza dei sentimenti possa posporre la fuga a favore del servo arbitrio, quale sottomissione appagante attraverso cui la morte diventa icona empirica della certezza… quella di voler amare fino all’estremo dell’ultimo respiro. Nella mia trasposizione virtuale della narrazione vedo le due giovani donne, Alina e Voichita, libere di potersi amare al di là degli schemi dell’indigenza, libere di potersi confrontare in un mondo più solidale.

Marius Creati

“Il Flauto magico”, rappresentazione al Teatro Marruccino di Chieti – recensione di Marius Creati

December 2, 2013 Leave a comment

Il Flauto magico, rappresentazione al Teatro Marruccino di Chieti - recensione di Marius Creati

Serata di grande impatto culturale, lo sorso 22 novembre 2013, al maestoso Teatro Marruccino di Chieti, con sala gremita di appassionati e cultori della lirica, per la prima della rappresentazione dell’opera Il Flauto Magico di Wolfgang Amadeus Mozart, diretto dal Maestro Maurizio Colasanti con la regia di Enrico De Feo.
L’ouverture d’inizio serata precede l’apertura del sipario introducendo con sottigliezza parsimoniosa le prime battute di scena quando, atto primo scena prima, il principe Tamino, inseguito da un serpente che sembra non dargli tregua, scivola e cade privo di sensi. Ciò segna l’inizio di un viaggio emblematico nel cuore della favola mozartiana che, a luci smorzate, ben accarezzati dalle note sonore dell’orchestra sinfonica, inibisce la realtà plateale trasbordando lo spettatore verso i luoghi enfatici del sogno.
La soirée diventa magica sotto il fervore musicale che riecheggia nella sala; le battute del libretto scorrono con disinvoltura nel perdurare della lunga serata, devozione e bravura degli attori in scena, i quali sembrano ben immedesimati nei ruoli interpretati, per alcuni di essi con flebile stento ben ponderato in alcuni tratti, considerata probabilmente la stesura del libretto in lingua originale. Ma l’ebbrezza dell’opera freme e risalta delle emozioni dei personaggi che sorgono sul palcoscenico dal nulla scenico per godere e soffrire, gioire ed ansimare sulle paure, sulle certezze e nonché sulle ansie degli attori stessi che, senza peccare d’orgoglio, caratterizzano la scena illibati, intatti… e assolutamente incontaminati.
Secondo una personale visione dell’opera in sé, la presente rappresentazione risulta evirata nella sua caratteristica favolistica originale, nessun dettaglio scenico che possa far presentire al mondo meraviglioso nel quale s’imbatte il principe svenuto, la scena soffre incontrovertibilmente della perdita del mistero profetico esaltante, l’ambientazione sembra confusa nei tratti di una scenografia sin troppo contemporanea e scarna per far presagire a un’opera dal gusto esotico di fine settecento; inoltre l’eclettismo adottato nei costumi di scena non fanno intuire all’idea, al sogno e al barlume della favola stessa, bensì sembra esumare un grottesco componimento teatrale del nostro secolo, magari legato all’operetta dialettale. Il Flauto magico risulta essere un simbolo del fenomeno esoterico ove magia e mistero iniziatico tracciano un solco indelebile nella narrazione, che qui risulta vacillante.
Acribia… Chiedo venia per la critica summenzionata, ma sono convinto che il teatro abbia l’onere di affascinare, di entusiasmare, e allo stesso tempo di corrompere l’abitudine immedesimando completamente lo spettatore nella finzione scenica, quale confine estremo, nonché sutura estrema, tra gli anfratti della vita e lo sciabordio dell’illusione, ovviamente laddove il canovaccio ne consenta  la fattispecie, anche se posso intuire una fievole erosione della teatralità spesso sin troppo legata all’abominevole scempio dei tempi moderni.
Soave l’interpretazione della Regina della Notte, alias Giulia Della Peruta, la quale ha edulcorato la platea con l’eccelsa esibizione del secondo atto, voce incantevole sovrana della serata, mentre sublime fuoriesce l’esibizione spettacolare di Pamino, alias Felipe Oliveira, grande artefice della rappresentazione, attore di grande carisma scenico, dotato di abile dialettica e spirito teatrale, quasi un’amalgama con il suo alter ego di scena, tale da indurlo a diventare inverosimilmente reale. Vorrei bissarne la bravura caratterizzante sottolineando più volte le scene in duetto con Pamina, la cui Giulia De Blasis ha interpretato con grande fermezza empatica, e la scena finale con Papagena, nella quale Tania Buccini ha sublimato se stessa. Bravi gli attori; celeberrimo il coro di accompagnamento forte, vigoroso e altamente presente come su stesura da libretto; solenne l’interpretazione musicale de l’Orchestra dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese.
Il Teatro Marruccino di Chieti si presenta nella sua maestosa solennità, quale gioiello architettonico della città di Chieti, il quale nonostante l’esiguità delle dimensioni, seppur piccolo, sprigiona un’effervescente teatralità tale da poter essere annoverata tra i più rinomati della regione abruzzese, non che del resto d’Italia.

Marius Creati

Il maestro Giorgio Mattioli a colloquio con Marius Creati

Il maestro Giorgio Mattioli a colloquio con Marius Creati

Il celebre maestro Giorgio Mattioli, simbolo contemporaneo dell’arte italiana e mecenate eccelso della cultura che, dagli anni della sua giovinezza, espande attraverso le sue opere un pensiero artistico profondo e sapiente, militante da molti anni nell’arte figurativa mediante la quale traduce colori e forme in un linguaggio pittorico in sintonia con l’ambiente mentre, silente, si accosta alla corrente metafisica con tratti visibili intrisi di sublimazioni surreali.

Il maestro Mattioli opera nel palcoscenico mnemonico dell’evoluzione biologica nel quale corpi prestanti, forme sinuose, luoghi della memoria e strutture figurative rivelano il panorama illustrativo della fantasia tramite colori, segni, materia e accostamenti cognitivi della coscienza. Artista di frontiera, Giorgio Mattioli rivela una tranche del suo ammirevole sembiante dottrinale rivelando aspetti estetici e coscienziosi del suo ammirevole credo esistenziale dell’Arte.

Intervista a cura di Marius Creati

M.C.: Cosa rappresenta l’arte secondo la sua opinione?

G.M.: A mio avviso l’arte è un mezzo narcisistico ed una sorta di auto proiezione antropologica e psicologica che fa parte dei più nobili e profondi  istinti dell’uomo, sin dalla sua prima infanzia e sin dall’infanzia dell’umanità.

M.C.: Quale significato assume nello studio e nell’esperienza dell’espressione estetica delle sue opere?

G.M.: Il significato che mi appare chiaro è quello di un detective sempre impegnato in investigazioni che contengono proposizioni su/riguardo l’arte. Ogni elemento di una proposizione artistica è soltanto un elemento funzionante in un contesto più ampio: l’investigazione appunto. Comunque credo che il concetto di Arte sia totalmente astratto e che esista a mo’ di informazione.

M.C.: Secondo il suo parere, l’arte è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni?

G.M.: Ho sempre creduto in Benedetto Croce e dell’arte come espressione del sentimento.

M.C.: In che rapporto si pone con la visione del colore? Come vive la sintesi rappresentata in ciascuna opera pittorica?

G.M.: La vivo in diverse fasi…prima  cancello, massacro la natura ed ogni tipo di modello precostituito o sedimentato nei miei ricordi, poi una volta sbarazzatomi da ogni costrizione segua la tempesta del mio Es fatta di violente spatolate di colore, segni, agitazioni profonde quasi inconsulte. Le mie opere sono ancora al limite della pittura, un limite ormai difficile da segnare come dire: NULLA DIES SINE LINEA!

M.C.: In che modo deve porsi dinnanzi all’espressione del suo operato? E come arriva a completarne la sua essenza?

G.M.: Con grande umiltà, animo puro e mente sgombra. Ciò è possibile solamente con una vita spartana contro le fantastiche dicerie che cantano di artisti dediti ad ogni forma di droghe e dissolutezze. Per completare l’essenza del mio operato  spesso ci vuole fortuna  che a sua volta può nascere unicamente dal fertile terreno del MINISTERIUM.

M.C.: Esistono qualità intrinseche generali per far si che un lavoro artistico assuma il connotato di opera d’arte? Esistono qualità profonde nella sua visione personale?

G.M.: E’ sempre rischioso definire un’opera d’arte. Si ha troppa fede nelle affermazioni teoriche, alle interpretazioni pseudo scientifiche di teorie fisiche, fisiologiche o psicologiche da parte degli addetti ai lavori, pubblico compreso! La storia dell’Arte ha dimostrato largamente che teorizzare troppo sull’opera d’arte puo’ portare a grossi strafalcioni. Io stesso a volte dubito sul valore delle mie quindici correnti create dal 1980 al 2010. Le qualità intrinseche oggi consistono maggiormente nell’interessare al proprio operato i critici ed i mercanti: sono loro gli DEI EX MACHINA che indirizzano l’incredibile FENICE del bello. Certo che esistono qualità intrinseche generali come esiste l’opera che si eleva sulle altre ma pochi sanno guardare perché di giorno in giorno aumenta la cecità!

M.C.: Quale significato assume la penetrazione dell’opera nel suo lato più intimo?

G.M.: Il  significato  spesso è di profondo piacere, liberazione, intima soddisfazione e, senza peccare di presunzione, anche di una gioia infinita per una creatura che non esisteva alla quale l’artista vero e puro, che della propria attività ne ha fatto un sacerdozio, ha donato la vita. Così si è forse vicini ad un complesso coacervo di sentimenti materni. 

M.C.: Esiste un binomio che unisce arte e scienza? In un eventuale processo evolutivo parallelo in che modo si correda con la realtà?

G.M.: Il binomio fra arte e scienza è una storica indissolubile unione e l’una non può e non deve esistere senza l’altra. Questo binomio ha portato all’evoluzione dell’uomo. Sebbene gli artisti sono stati considerati i reietti della società umana, essi e solo essi hanno elevato la razza umana dal livello primitivo a quello odierno. Quale processo evolutivo può esistere se la realtà rifiuta il governo degli artisti che non hanno alcuna possibilità di sostenersi? Come si può servire contemporaneamente il Massimo Fattor e Mammona?

M.C.: Intuizione, esistenza, esperienza… La creatività può giocare con la conoscenza pratica della vita?

G.M.: La creatività, figlia della fantasia e dell’immaginifico, vive in zone della mente che solo i grandi artisti hanno sviluppato. Questa nostra umanità tecnologica, robotizzata oltre misura, come può comprendere le immense forze degli uragani creativi con i quali risolverebbe tutti i problemi? Attorno a Noi Artisti esistono per la maggior parte piccoli omuncoli con grandi portafogli, ville, automobili, aerei perfettamente inseriti nella corruzione. Questa è la mia conoscenza pratica della vita e la mia creatività, purtroppo, non potrà mai giocarci.

M.C.: L’arte è sempre originale? In che modo si amalgama con la limitazione dell’opera?

G.M.: L’arte non è sempre originale. L’Arte è ben altro… in una sola parola l’Arte è l’evoluzione continua, costante e intelligente dei suoi sacerdoti che a volte giungono ad immolarsi per Essa; v.v. Van Gogh, Modigliani, Soutine, Merisi, Rossi e mille altri ancora.

M.C.: Secondo il suo parere, il processo creativo assume sempre la stessa fisionomia d’insieme per ciascun artista?

G.M.: Per quanto mi riguarda il processo creativo è legato ad un ormai perduto orientamento biofilo della moderna società umana. Aver perso l’orientamento biofilo significa aver perso l’amore per la vita, con le sue emozioni, i pensieri, i gesti! Questo porta alla fusione fra cellule ed organismi, alla creazione di un nuovo essere e nel nostro caso di una nuova opera d’Arte. Ed anche se biologi e filosofi sostengono che questa è una proprietà “innata” mi è naturale controbattere: ”innata si, ma non in questo nostro mondo che ha trasformato la necrofilia o desiderio per la morte e quindi del male in vanità, ricchezza e possesso egoistico. In questo contesto il processo creativo dipende dalla forza che ciascun artista possiede per isolarsi da tanto putridume. Platone nello ”Ione” risolve questo problema affidando la creatività dell’artista all’intervento di un Dio!  Ma i tempi passano e mutano ed ora il Dio si chiama fantasia, immaginazione, volontà, tecnica, professionalità, umiltà, coscienza, intelligenza, attitudine e soprattutto esperienza, tutte qualità queste diverse.

M.C.: Come vede il rapporto aulico tra l’uomo e l’arte? Esiste un concertato alchemico biunivoco imprescindibile sinonimo di culto estetico?

G.M.: Bisogna preparare l’uomo. Occorrerebbero scuole specifiche per preparare l’umanità a vedere ”OLTRE LO SGUARDO CHE NON SI ARRESTA”. E quando l’uomo riuscirà a creare anche un solo seme di grano allora io stesso presenterò al mondo l’ELISIR del culto estetico!

N.B. Per una maggior conoscenza di ciò che penso a proposito dell’Arte, consiglio di consultare la mia ultima pubblicazione titolata: “ 666 il Tempo della Bestia” – Di Felice Edizioni – Il libro, dedicato a tutti gli artisti, consta di una raccolta di 666 aforismi sull’Arte.

Roseto degli Abruzzi, 07-07-13

Giorgio Mattioli