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Posts Tagged ‘Mario Draghi’

Gianluigi Paragone, “Mario Draghi premiato per aver svenduto l’economia italiana”

September 24, 2022 Leave a comment

Mario Draghi che va negli Stati Uniti nel tripudio dei nostri media di regime è una didascalia perfetta. Gli americani lo hanno voluto a capo del nostro governo e ora lo hanno ricompensato per l’ottimo lavoro svolto: l’Uomo di Goldman Sachs in poco tempo ha svenduto l’economia italiana ai suoi amici delle multinazionali e ha distrutto il nostro tessuto imprenditoriale“, afferma Gianluigi Paragone, leader di ItalExit che proseguendo dice: “Draghi non riesce a risolvere il problema delle bollette, non ha dato un soldo all’economia reale piegata dall’emergenza Covid, in nome della concorrenza vuole portare via le concessioni balneari ai piccoli imprenditori e ha costretto le categorie a scendere in piazza per difendersi dalle privatizzazioni. E mentre il Premier si rifiuta di effettuare uno scostamento di bilancio indispensabile a evitare il tracollo del Paese, in Francia e in Germania ri-nazionalizzano l’energia, con una soluzione che ItalExit ha già proposto anche per l’Italia nell’indifferenza generale. Mentre Draghi scodinzola al padrone americano, di fronte all’inesistenza dell’Ue i principali governi continentali hanno deciso di agire ognuno per sé per salvare i cittadini. Tutti, tranne il nostro, perché Draghi è stato mandato per distruggerci”. 

Lorenzo Valloreja

Fonte: L’Ortis

Mario Draghi, passaggi di testimone agli accoliti di palazzo

August 26, 2022 Leave a comment

😂 … La mia risata satirica non è predisposta per l’editoriale di Cancellato, direi redatto in maniera impeccabile, piuttosto vale quale screzio al discorso di Mario Draghi che, pur continuando a stendere il bucato simbolico di un euro atlantismo di stampo americano, mette in rassegna stampa la nuova politica distruttiva fagocitante della quale Letta e Meloni sembrano coprire il ruolo di turiferari. La mia non vuole solo essere una politica del dissenso, piuttosto un’avvisaglia coriacea e risolutiva verso coloro i quali sembrano aver barcamenato il lume della ragione verso lidi arenili in cui è impossibile trovare un raffronto razionale. Non vorrei che, turiferanti a destra e a manca, lo Stato d’Italia alla fine debba imbattersi in quella che definirei “accolitato di poltrone”, i cui accoliti di palazzo tenderanno una mano verso l’alto in attesa di ricevere il boccone raffermo da conservare nei propri sacchetti, mentre con l’altra saranno accondiscese le peggiori vicissitudini politiche della storia italiana…

Marius Creati, candidato al Senato della Repubblica Politiche 2022

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Mario Draghi, standing ovation specchio per le allodole

August 24, 2022 Leave a comment

STANDING OVATION AL MEETING DI RIMINI… SPECCHIO PER LE ALLODOLE… IL DISSENSO ITALIANO È PIÙ FORTE DELL’OMERTÀ 

Mario Draghi presenzia a Rimini al Meeting di Comunione e Liberazione… In realtà dobbiamo considerare che il gran numero di persone presenti nella sala – bisogna vedere se codesti erano tutti italiani oppure se sussistevano presenze straniere, sicuramente esponenti di alta finanza, alta industria e politicanti vari – corrisponde effettivamente ad un numero esiguo di partecipanti, i quali hanno gremito la sala del convegno piuttosto compressa rispetto ad un’ampia platea arenale, in comparazione al volume immenso delle masse che rappresentano il popolo italiano. La standing ovation é uno specchio per le allodole, per dare adito a qualcosa che effettivamente non esiste poiché la stragrande maggioranza della popolazione italiana non corrisponde gli ideali e presupposti di Mario Draghi. Tutt’altro! Il pericolo si insidia laddove una categoria prettamente abbiente scelga la politica dello sterminio per salvaguardare i propri interessi economici piuttosto che salvaguardare lo spirito del nazionalismo italiano e, ragion per cui, dei suoi abitanti.

Marius Creati

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L’arte abuso della politica mentre la Russia recede dall’EXPO-2030 

L’operazione militare in Ucraina avanza oltre misura e non sembra voler trovare un riscontro immediato che ne decreti la conclusione, gettata a capofitto in una continua escalation di morte a discapito delle migliaia di persone coinvolte, tra militari delle fazioni avverse che combattono in procinto di una guerra inarrendevole e civili inermi che soccombono di conseguenza sotto i continui scontri. 

Tra i costanti colpi di scena e le pesanti sanzioni economiche, che perlopiù colpiscono i paesi europei sempre più sfiancati dal carovita incalzante nonostante le misure eccezionali che il parlamento europeo sembra voler edificare continuamente a nostro vantaggio o meno, dipende dal punto di vista, traspare una linea sottile di demarcazione chiamata “cultura” che fa del conflitto una propaganda mediatica e nella propaganda sociale trova una riscontro belligerante, ma tra i continui riverberi dei media contro i filo-russi e le accuse incessanti di categoria, tra giornalisti inarrestabili, opinionisti apolidi, blogger imperterriti, virostar e politici polifunzionali che si avvicendano senza sosta nelle assordanti trasmissioni televisive, si innalza l’eco del ritornello virale che echeggia alle “armi all’Ucraina”, divenuto fastidievole leitmotiv indiscusso che barcamena nella melodia del nucleare mentre nella contropartita dura e irreversibile dei dissidenti partigiani della pace, maldestramente dichiarati pro putiniani, al di là della presunta malaccortezza, ne difendono la quiete.  

L’arte diventa abuso della politica, coalizzata nel suo insieme, e nella cultura trova una nuova arma propagandistica strumentalizzata contro l’immagine russa a difesa di una continuità delle azioni ostili nelle frontiera ucraina. La Russia bandita dalle manifestazioni artistiche occidentali, l’EBU-UER ne ha decretato la sospensione rappresentativa, ovviamente si prende in considerazione soltanto l’assolutismo del superfluo, l’arte sovietica diventa improvvisamente pericolosa, per alcuni esponenti politici addirittura deleteria mentre per altri un’arma a doppio taglio da usare contro la stessa civiltà russa ignara di subire il boicottaggio esistenziale della propria libertà d’espressione. 

Recentemente una dichiarazione del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha reso noto che Mosca ha deciso di ritirare volontariamente la propria candidatura per il diritto di ospitare l’EXPO-2030. La rispettiva notifica è stata presentata all’Ufficio Internazionale delle Esposizioni. “Siamo costretti a constatare che il movimento fieristico internazionale si è rivelato un’altra vittima della grande campagna anti-russa lanciata dall’Occidente collettivo per estromettere il nostro Paese da tutte le aree di cooperazione. In tali condizioni, purtroppo, non è possibile parlare di concorrenza leale per il diritto di ospitare esposizioni universali mondiali. È ovvio che la candidatura di Mosca per ospitare l’EXPO-2030 in competizione con gli altri quattro candidati non può contare su una valutazione equa e imparziale, per quanto possa avere innegabili vantaggi. Non c’è dubbio che la pressione sulla Russia e sui nostri partner sia un altro tentativo senza scrupoli da parte di diversi Paesi di denigrare il nostro Paese. Il mondo intero ha visto il padiglione russo all’EXPO 2020 di Dubai, unico nel suo genere, che includeva una presentazione high-tech di Mosca come città candidata per l’EXPO 2030. A qualcuno è sembrato che, invece di competere ad armi pari, fosse meglio agire spudoratamente, ricorrendo a metodi senza scrupoli.”

La cultura non dovrebbe manifestare un abuso di stato. L’idea che la Russia possa essere stata esclusa dai contesti social e culturali dell’Occidente soltanto perché poco affine al pensiero politico atlantista, per così dire, se non addirittura perché incline al conflitto contro l’Ucraina è un’azione ignobile che collide l’ideologia della civiltà, quale simbolo di pace e condivisione tra i popoli, anche e soprattutto per quelli in contrasto tra di loro. I dissidi di gabinetto tra gli Stati non hanno nulla da condividere con le emozioni dell’animo, ragion per cui penalizzare l’arte e il patrimonio dottrinale che racchiude in se, solo per un’affinità nazionale è un grave insulto alle leggi dell’uomo, nella consapevolezza che un tale misfatto venga amministrato come atto persecutorio, contro un paese che motiva argomentazioni sensate per muoversi contro un pari avversario, che con l’arte, in sé per sé, non ha nulla da spartire! 

Il compromesso della partecipazione affettiva degli artisti russi alle rappresentazioni culturali occidentali sarebbe sentito come un primo passo europeo verso una strategia di pace, cui vocifera continuamente il presidente Mario Draghi dal ritorno dal suo viaggio in America, non che spunto di riflessione che spinga verso quei termini di resa dalle armi che, malgrado tutto, continuano ad uccidere uomini donne e bambini senza compromessi di razza, odore e colore di popolo. L’arte e la cultura rappresentano simboli inviolabili della nostra coesione con il mondo. 

In sintesi l’Italia, o meglio la politica italiana al potere, dovrebbe arguire la differenza!

di Marius Creati