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Mali, conflitto e possibili rischi per il Marocco

January 21, 2013 Leave a comment

alqaida

Il conflitto che è attualmente in corso nel nord del Mali tra gli islamisti armati e una colazione internazionale sembra molto lontano dal Marocco. Ma dal momento che Al Qaida serra le sue linee con i raggruppamenti estremisti allineati al suo credo, il recrutamento attivo dei djihadisti marocchini si rivela pericolosamente alto alle frontiere del reame. Nel dicembre scorso, la  polizia giudiziaria marocchina ha smantellato una cellula di Al Qaida a Fez. Lo scopo del gruppo era di arruolare e recrutare dei giovani marocchini che abbracciavano le idee djihadiste per inviarli nei campi di Al Qaida nel Maghreb islamico (AQMI). Il Marocco non condivide certamente nessuna frontiera comune con il Mali, ma questo non ha impedito al MUJAO, gruppo affiliato ad Al Qaida, ad interessarsi di eventuali combattenti potenziali in Marocco. Al Qaida nel Maghreb islamico (AQMI) e altre organizzazioni terroristiche regionali, hanno intensificato le loro attività destinate adattentare la stabilità del Marocco, ha confermato qualche giorno fa il ministero degli Interni marocchino. “AQMI e i suoi alleati, il Movimento per l’Unicità e le jihad in Africa dell’Ovest (MUJAO), costiutiscono oramai una attrattiva per i giovani marocchini impregnati della filosofia di Al Qaida”, ha dichiarato il ministero in un comunicato pubblicato la settimana scorsa. Le inchieste svolte dalla polizia giudiziaria e dalla Direzione generale della sorveglianza del territorio (DGST) hanno “provato” che i gruppi terroristici sono alla ricerca costante di nuove leve sul territorio. Questi commenti del governo marocchino arrivano in risposta ad una ondata di operazione di sicurezza che hanno permesso di smantellare diverse cellule terroriste in un mese soltanto di controlli. Il 26 dicembre scorso, 27 sospetti terroristi di Casablanca, Layoune, Nador, Guercif e Kelaat Sraghana, sono stati accusati di aver inviato oltre trenta ragazzi nei campi di addestramento di Al Qaida e del MUJAO nel nord del Mali. Un cittadino del Mali era uno dei sospetti di questa cellula di AQMI in Marocco. Un mese dopo, il Marocco ha smantellato un altra cellula terorrista; otto membri di un nuovo gruppo affiliato ad Ansar al-Sharia sono stati arrestati a Rabat e in altre città per avere pianificato degli attentati contro edifici pubblici e siti turistici.  Battezzata Ansar al-Sharia nel Maghreb islamico, questa cellula cerca di ottenere un sostegno logistico in Marocco  ai suoi alleati di Al Qaida nel nord del Mali, precisò a suo tempo il Ministero degli Interni marocchino. In questo gruppo si trova un ex  prigioniero salafista jihadista e militante legato ad Al Qaida, conosciuto per la sua abilità con gli esplosivi. Quattro giorni dopo, la polizia arresta un altra cellula terrorista; i nove membri che la componevano avevano lo scopo di attuare degli atti terroristici contro le autorità pubbliche. Questa cellula aveva creato a suo tempo un campo di addestramento sulle montagne del Rif e i sospettati prevedevano di finanziare i loro attacchi rubando e vendendo droga. Non è la prima volta che il Marocco smantella delle cellule o dei reseaux attivi incaricati di reclutare dei djihadisti locali; durante la guerra in Irak, molti giovani vennero recrutati per combattere al fianco di Al Qaida e nel caso della regione del Sahel, sotto controllo di Al Qaida, si assiste allo stesso scenario. Il Marocco sta rischiando di vedere innalzata l’attività terroristica sul suo territorio grazie a diverse cellule; centri di reclutamento, convertite alsalafismo djihadista. La situazione geostrategica del Marocco costituisce per Al Qaida una base di retrovia ideale e alternativa all’Afganistan per consolidare i suoi progetti terroristici nel Maghreb e in Europa. Inoltre, considerata la situazione della regione sahelo-sahariana, toccata dal sottosviluppo, dalla povertà e dalla desertificazione, il Marocco risulta un terreno adatto agli scopi di questi terroristi.  Da ricordare che molti di questi volontari frequentarono nel 2011 i campi di addestramento in Libia prima di essere inviati nel nord del Mali, portando con loro tutto un arsenale di arme rubate nei depositi del regime di Keddafi. I giovani marocchini recrutati vennero poi chiamati a lottare contro il Movimento nazionale per la liberazione dell’Azaouad (MNLA), una sorta di “riscaldamento” prima di dover affrontare le forze armate africane e europee. La situazione di Al Qaida e delle sue cellule terroristiche deve essere presa in seria considerazione dal Marocco in quanto l’AQMI è riuscita nel tempo a creare nel Sahel un centro per tutti questi giovani salafisti djihadisti, grazie anchealla fluidità della circolazione e alla mancanza di coordinamento frontaliero tra i paesi della regione. Nessuno può ignorare che le orde di salafisti djihadisti di diverse nazionalità circolano liberamente nel gran Sahara, prendendo in ostaggio stranieri e commerciando in attività illecite; questi centri di estremisti costituiscono un problema per il Marocco perchè i leaders di Al Qaida sono molto vicini al suo territorio. La minaccia terrorista è oramai permanente, ma in primis più pericolosa grazie al fatto che l’aiuto e il sapee dei comandanti di Al Qaida è perfettamente impiantato e ripartito nella regione del Sahel africano. È lampante immaginare che Al Qaida nel Maghreb islamico e i suoi alleati cerchino di destabilizzare il Marocco, come ha dichiarato il ministro dell’Interno il mese scorso, ma secondo ilpolitologo Sami Khairi, le forze di sicurezza del reame sono in gradi di rispondere a questa seria minaccia. Vero è che la politica di sicurezza nel Marocco ha dato i suoi frutti e la cooperazione tra i diversi servizi interni ha permesso in pochi mesi di smantellare numerose cellule terroristiche.

Credits: Magharebia – AuFait Maroc

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Mali, un po’ di chiarezza nel conflitto

January 18, 2013 Leave a comment

malicartina

Con l’invio della Missione Internazionale di Sostegno al Mali (MISMA), composta da 500 “djabars” (soldati) del Senegal, un battaglione di 500 soldati tongolesi,300 soldati del Benin, 500 per conto del Niger e 600 militari della Nigeria, i paesi dell’Africa dell’ovest  hanno dato l’esempio di una solidarietà regionale che non ha sempre funzionato sul piano puramente politico. Ma questa guerra per preservare la sovranità del paese di Soundiata Keïta (un imperatore dell’antico Mali) non è senza conseguenze sulla stabilità interna dei paesi limitrofi. Contrariamente alla Costa d’Avorio che resta da parte, ilBurkina Faso è implicato in maniera attiva; in primis con la risoluzione pacifica della crisi con numerosi mediatori attraverso il suo presidente Blaise Compaoré e ad oggi con l’impiego di 500 uomini nel MISMA. L’ingaggio di questo paese, che condivide quasi 1.200 km di frontiere con il Mali, persegue due grandi obiettivi; il primo è rispondere al protocollo firmato dai paesi relativo alla prevenzione, gestione, regolamento dei conflitti, per il mantenimento della pace e della sicurezza;  il secondo, molto importante per il Burkina Faso, è di respingere il pericolo islamista e terrorista lontano dalle sue porte. Davanti alla rottura unilaterale del negoziato sviluppatosi con l’attacco alla città di Konna, il Burkina ha creduto ragionevole assicurare il suo territorio appoggiando la coalizione internazionale. Soltanto 77 km separano Konna da Mopti, importante città del Mali vicina a Ougadougou(490 km), e quindi le ragioni per agire dovevano essere prese velocemente. In questo caso la frontiera è stata subito sicurizzata con l’impiego di 1.000 soldati. In Niger, il presidente Mahamadou Issoufou ha dichiarato che “il problema maliense” è sempre considerato come una “questione di sicurezza interna” per il suo paese aggiungendo che “se non si arriva a regolare il conflitto in Mali, lo stesso problema si presenterà in Niger, presto o tardi”. In tutti i paesi dell’Africa dell’ovest questa aggressione contro il popolo maliense è vista come una minaccia serianon solo per la regione ma anche fuori dai confini ovest. Per questi paesi quindi, non è sufficiente liberare e sicurizzare il nord del Mali, ma anche ripulire il Sahel dai terroristi e dai narcotrafficanti. Affermazione condivisa dal presidente francese Hollande che, durante una conferenza stampa a Dubai il 16 gennaio scorso, ha affermato di voler “arrestare l’aggressione terrorista”, sicurizzando Bamako e permettendo al Mali di ricoprire in toto la sua integrità territoriale. Dopo l’impiego di 750 uomini, il capo di Stato francese ha annunciato l’arrivo di nuovi rinforzi nel paese sino ad arrivare a 2.500 uomini. Secondo il suo entourage, una parte dei 700 soldati francesi presenti stabilmente ad Abu Dabi potranno essere impiegati sul fronte maliense. In attesa, i paesi limitrofi, e più in particolare la Mauritania, credono in un allargamento del conflitto. Fonti militari di Nouakchott hanno annunciato di aver fermato le frontiere comuni con il Mali inviando soldati nelle regioni limitrofe dei combattimenti alfine di assicurare il controllo del territorio, in primis nelle zone dove sorvolano gli aerei della missione.  L’Algeria ha confermato anch’essa la chiusura dei 2.000 km di frontiere che condivide con il Mali ed ha autorizzato il sorvolo sul suo territorio dell’aviazione francese (così come il Marocco).  La situazione algerina è precipitata quando decine di islamisti venuti dal Mali hanno attaccato e preso in ostaggio decine di stranieri lavoratori del gruppo britannico British Petrolium. Questo attacco, finito nel sangue, è stato autorizzato quando il Marocco ha deciso di aprire i suoi spazi aerei alle forze francesi. Implicati in questa guerra, i paesi dell’Africa dell’Ovest non devono ignorare i rischi a cui stanno sottoponendo le popolazioni; il peggio deve ancora arrivare e i terroristi dispongono dinumerosi centri che potrebbero organizzare rappresaglie contro i civili. Il Marocco ha reagito all’appello di sostegno al governo del Mali; presente all’ONU, nel quadro di una riunione di alto livello del Consiglio di Sicurezza sotto il tema “Un approccio globale della lotta contro il terrorismo”, Youssef Amrani, il ministro delegato agli Affari Stranieri e alla Cooperazione è ritornato sulla questione del Sahel. “Il Marocco ha dato pieno sostegno all’appello legittimo del governo del Mali che chiedeva un aiuto esterno per lottare contro questi elementi terroristici e una risposta pernitente è stata data attualmente dai patner bilaterali“, ha dichiarato il ministro. A livello regionale, Amrani ha confermato l’appello del Marocco per la messa in atto di un tavolo per il dialogo, la cooperazione e la solidarietà, che ingloba tutti gli stati del Maghreb per affrontare in maniera globale e efficace la situazione critica nella regione del Sahel.
Credits: L’Economiste  – inviato dal Burkina Faso, Sandrine SAWADOGO
Jeune Afrique – Liberation

Fonte: My Amazighen

 

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Tindouf, primi combattenti di Al Qaeda dal Mali

January 17, 2013 Leave a comment

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L’avvio dell’offensiva voluta dall’armata del Mali con l’appoggio dell’armata francese per la liberazione del nord del Mali, ha seminato un clima di discordia e di grande tensione tra i combattenti dei gruppi armati di Al Qaeda nel Maghreb islamico (AQMI). I combattenti hanno iniziato a fuggire verso i campi di Tindouf, il quartier generale del Polisario in Algeria. Per sbarrare loro la strada, le autorità algerine hanno ordinato la chiusura delle frontiere sud con il Mali. Questa decisione è stata presa con un po’ di ritardo, come dichiara un dissidente del Polisario che è presente aTindouf, precisando che i rumors circolano con insistenza nei campi  di Tindouf sull’arrivo tra sabato e domenica di una decina di pick-up che trasportavano decine di combattenti usciti dal fronte nord del Mali. La maggioranza di questi elementi sono degli abitanti saharaoui originari dei campi di Tindouf, aggiunge l’anziano responsabile citando dei testimoni oculari che hanno verificato la presenza di elementi stranieri tra i saharaoui; informazioni che devono essere prese con le dovute cautele e verifiche. Nei campi, l’anziano dirigente saharaoui afferma, “si verifica la massiccia presenza di movimenti inabituali di milizie armate del Polisario e di unità mobili dell’armata algerina, dopo l’offensiva dell’armata franco-maliense nella zona nord del paese” .  Un sito di informazione web con sede a Parigi, ha rivelato ieri che una quindicina di combattenti di Al Qaeda nel Maghreb Islamico sono riusciti a raggiungere via terra i campi di Tindouf provenienti dalla zona nord del Mali. Tra questi fuggitivi, precisa la fonte, ci sarebbeHamada Ould Khaïrou, alias “El Sicario”, un alto dirigente del MUJAO che avrebbe raggiunto il gruppo di Omar Belmokhtar, uno dei capi di AQMI. Hamada Ould Khaïrou che è sposato con una donna di origini sahraoui si sarebbe dileguato dalle zone di guerra in compagnia di decine di combattenti saharaoui.

Fonte: My Amazighen

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Mali, guerra… massima allerta in Marocco

January 15, 2013 Leave a comment

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Le fonti mediatiche nazionali riportano che in previsione di eventuali attacchi da parte dei terroristi algerini dell’ AQMI e dei loro seguaci inMarocco, il governo ha dato ordine di massima allerta a tutti i servizi di sicurezza sia d’azione che di intelligence in Marocco. Principale causa, l’attacco francese in corso sulle postazioni dei gruppi islamisti algerini e sahélieni nel nord del Mali e le  rivendicazioni sugli stranieri presenti nel Maghreb. In questi ultimi giorni sia la capitale del Reame, Rabat, che la capitale amministrativa del paese, Casablanca, oltre a tutte le altre città imperiali, sono controllate al metro quadrato per evitare che si possano verificare degli atti terroristici. Tutte le strade nazionali e statali sono constantemente monitorate da centinaia di posti di blocco della Gendarmerie Royal e dalla Polizia di Stato e tutte le auto sospette sono bloccate e perquisite.   Ambasciate, consolati, missioni culturali straniere, centri religiosi e rappresentazioni di organismi internazionali nel paese sono stati messi in sicurezza, circondati dalla vigilanza più assoluta. In Mali, l’ambasciatore del Marocco a Bamako, Hassan Nacir, ha annunciato l’attivazione di una cellula di crisi per vigilare sulla sicurezza degli espatriati marocchini Il diplomatico, a questo proposito, ha riunito nell’ambasciata marocchina diversi rappresentanti della comunità marocchina stabilitasi in Mali, per informarli sugli ultimi sviluppi della situazione nel paese e sulle misure prese dall’ambasciata per vigilare sulla loro sicurezza. I marocchini residenti in Mali sono stati pregati di osservare scrupolosamente tutte le misure avviate dalle autorità maliensi, in primis lo stato di emergenza. I marocchini in Mali sono 380 iscritte al servizio consolare dell’ambasciata e lavorano principalmente nelle banche, nel settore tecnico telefonico e nella gestione di Hôtels.

Fonte: My Amazighen

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Marocco, nuovo gruppo radicale islamista

September 13, 2012 Leave a comment

Una piattaforma diffusa nel mese di agosto su  diversi media nazionali spiega le intenzioni della creazione di un gruppo islamista in Marocco: Ansaar Achariâ (Partigiani della Charia). Secondo il testo diffuso da questo “futuro” gruppo, l’instaurazione della charia e dello Stato Islamicosaranno gli obiettivi della loro futura lotta. I partigiani di Ansaar Achariaâ sono indipendenti e dichiarano di optare per una lotta pacifica contro la laicità (ho dei dubbi su questa ultima affermazione), contrariamente ad altri gruppo islamici come Ansar Dine del Mali. Secondo diverse fonti ed in primis il quotidiano Achark AlAwsat, il nuovo gruppo islamista radicale marocchino è nato. Ma chi tesse le fila della organizzazione e chi ha pubblicato la piattaforma annunciando il progetto destinato all’instaurazione di uno Stato Islamico e della charia? Nessuno lo sa, secondo Abdellah Errami, specialista di gruppi islamici, che vede nella dichiarazione contenuta nella piattaforma una similitudine con le idee dei salafisti. “Si tratta di un iniziativa piuttosto che di un organismo o una organizzazione reale perchè le idee espresse nella loro dichiarazione premilinare sono vicinissime al salafismo, ma non disponiamo ancora di nomi”, ha dichiarato Errami.  Secondo l’esperto, si tratterebbe di discipline di gruppi salafisti indipendenti, che annunciano la loro autonomia nel rispettare la Salafia, ma anche nel rapporto con le altre organizzazioni islamiste che portano lo stesso nome. In un comunicato pubblico presente in diversi siti web, Anssar Achariaâ ha dichiarato di aver l’intenzione di diffondere una religione musulmane giusta, opponendosi ai concetti deviazionisti dell’Islam propagato dalle altre organizzazioni salafiste di altri paesi. Questa nuova organizzazione ha l’ambizione di convincere i cittadini musulmani attraverso discorsi, di difendere le cause della nazione e della religione, per contribuire allo sviluppo sociale ed economico del paese (altro mio dubbio!). Nemico numero uno del gruppo: la laicità. Per combatterla, hanno annunciato guerra contro tutte le leggi che si oppongono all’applicazione della legge islamica e intende creare un “opinione pubblica” favorevole alla charia. Sempre secondo il comunicato, il gruppo radicale assicura che adotterà dei mezzi “pacifici”, attraverso le moschee, le assemblee e le pubblicazioni, per diffondere i loro messaggi, grazie al fatto che il Marocco disponde di un ampio margine di libertà insinuatosi dopo le rivoluzioni arabe. Ansarr Achariaâ ricorda ancora alla fine del suo comunicato che la charia è non solo una dottrina ma il punto di partenza, l’obiettivo, il mezzo per arrivare al risultato.  Vi ricordo che in Marocco, l’utilizzazione della religione nei movimenti politici è proibita. Ad oggi, non si sa esattamente chi c’è dietro questa organizzazione e il debutto fisico è avvenuto durante una manifestazione che prevedeva un sit-in di sostegno alla vedova del jihadista casablanchese El Mejati, davanti alla prigione di Tiflet. La vedova di Mejati protestava contro l’amministrazione penitenziaria che, secondo lei, non ha dato l’autorizzazione di sposare uno dei detenuti. Il gruppo islamista radicale afferma che la vedova di Mejati non fa parte della direzione. Quale sarà la reazione esatta delle autorità davanti a Ansar Achariaâ?  E’ impossibile avere un autorizzazione di associazione presentandosi come detentori della verità religiosa. Staremo a vedere, senza lasciarsi prendere dal panico.

Fonte: My Amazighen

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Mali, cacciatori dell’Impero Keïta

June 5, 2012 Leave a comment

A volte le immagini riescono a metterci in comunicazione con un mondo completamente inaccessibile e che, pertanto, è reale. L’armata resuscitata dei cacciatori del Mali arriva da lontano: questi uomini coperti di amuleti, di talismani e armati, sembrano arrivare a noi da mondi lontani e vivono da sette secoli, memoria intatta del medioevo africano. Sono l’eredità dei corpi d’élite dell’impero Keïta del Mali. Si vestono  allo stesso modo e obbediscono alle stesse leggi dei cavalieri e dei soldati del re Soundjakata Keïta (1190-1255), quando l’impero si estendeva dal Sahara sino alla foresta equatoriale, dall’Atlantico alle bocche del fiume Niger. Ignoravano i regimi di coercizione e seguivano un codice democratico orale dell’impero. Questo regno fu un epoca di pace e prosperità durante il quale coesistettero l’Islam e l’Animismo, e le pratiche schiaviste furono abolite. Questi cacciatori sono usciti dall’ombra dopo sette secoli, costituendo una sorta di fiume sotterraneo e transnazionale che ha irrigato con i suoi valori una grande parte dell’Africa attuale. Uomini atavici, primitivi, sanguigni, che con le loro iene ci trasmettono una forza palpabile, violenta, che ci viene lanciata a forza  con delle immagini. Si rimane assolutamente affascinati da questi visi, da questi corpi, che ci osservano dalla penombra delle loro capanne e ci parlano silenziosamente.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Mali, catastrofe annunciata

December 1, 2011 Leave a comment

A causa di una forte siccità, 1,7 milioni di persone sono esposte al rischio di una crisi alimentare in Mali, paese straordinario che amo profondamente. Le autorità di Bamako stanno cercando di acquistare 46.000 tonnellate di cereali per nutrire gratuitamente le popolazioni del Sahel che stanno vivendo questa ennesima tragedia della fame. Pochissime pioggie, un debolissimo afflusso delle acque del Niger e i prezzi del riso aumentati a dismisura sul mercato internazionale stanno creando questa disastrosa situazione. Le autorità maliensi non hanno comunque esitato a lanciare il grido d’allarme  davanti a questa impellente minaccia.  Per Yahya Nouhoum Tamboura, commissario alla Sicurezza Alimentare, un investimento di 82 milioni di euro è necessario per  garantire uno stock alimentare alfine di sopperire ai bisogni delle popolazioni colpite e quelle che abitano attualmente in zone a forte rischio, all’incirca 140  comuni rurali del paese.  Le autorità maliensi hanno paura del periodo che intercorre tra i due raccolti annuali che si annuncia molto più lungo del previsto. Secondo l’ONG Wetlands International alcune immagini satellittari hanno dimostrato una diminuzione del 40% delle zone irrigate in rapporto al 2010. Una catastrofe annunciata.

Fonte: My Amazighen

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I sogni hanno le gambe e possono camminare – “14 Kilometros”, un film di Gerardo Oliveras

March 27, 2011 Leave a comment

“Continueranno a vivere e a morire, perchè la storia ha dimostrato che non c’è muro capace di contenere i sogni“; il regista di 14 kilometros, Gerardo Olivares, prende in prestito una riflessione della scrittrice spagnola Rosa Montero, e  la pone a chiusura del suo lavoro affidando ai sogni il ruolo di unica certezza possibile. Dal Mali al Marocco, passando per Niger e Algeria, un odissea dei giorni nostri, speranza frustrata e disperata, viaggio impossibile di morte e improbabile resurrezione. 14 kilometros è il film dei migranti, girato nella terra dei migranti, con la sabbia tra le narici e l’acqua sempre mancante. Quattordici chilometri corrispondono alla distanza che separa l’Africa dall’ Europa, ma rappresentano anche la barriera che separa i sogni di milioni d’ africani che vengono in Occidente; la loro unica via di fuga per scappare dalla fame e dalla miseria. Attraverso la guida di tre giovani, Violeta, Buba e Mukela, si percorre un lungo e pericoloso viaggio attraverso il Sahara per conoscere tutto ciò che i mezzi di comunicazione non hanno mai svelato. Buba, ragazzotto del Niger che palleggia e dribbla bene il pallone bianco del calcio; Violeta, giovane in fuga perchè promessa sposa di un vecchio pastore maliano. Sono loro ad attraversare mezza Africa, da sud a nord, a patire il freddo, la fame, il disorientamento (mortale per il fratello di Buba).  Le incessanti immagini televisive delle imbarcazioni che cercano di raggiungere le coste delle isole Canarie ci hanno reso insensibili davanti a questo dramma e le immagini di visi esausti che vediamo testimoniano la durezza del viaggio; un viaggio che ha origine a mille chilometri di distanza e che può durare anche anni.  Questo è quello che vuole rendere noto 14 kilometros. Questo film è un omaggio per tutti coloro che hanno trionfato e per coloro che hanno fallito; per tutti coloro che ancora vivono e per coloro che sono morti nella loro impresa. A tutti loro la nostra ammirazione e il nostro  rispetto. Olivares percorre  la tragica illusione dei disperati  che credono siano i 14 chilometri dello Stretto a separarli dall’ agognata felicità. La macchina da presa stringe su Buba e Violeta, è a loro che rivolge il suo sguardo discreto ma presente, li segue passo passo nella loro estenuante odissea. Dell’onirico continente europeo vedremo solo la punta più meridionale, Tarifa, la città andalusa dove sbarcheranno i due ragazzi; oltre a questi pochi flash, l’Europa è data solo come riflesso nei sogni dei migranti, al regista non interessa metterla a fuoco. È l’Africa che interessa ad Olivares, con le sue contraddizioni e la sua disperazione, è sull’Africa che investe e sembra voler disperatamente gridare che anche i suoi abitanti dovrebbero farlo. La pellicola trasuda amarezza da ogni inquadratura, l’amarezza della fuga dalla propria origine, del voler recidere le radici in nome di un’utopistica vita migliore. La vivida fotografia fatta di tramonti in controluce e spazi naturali incontaminati (che custodiscono tragiche realtà di vita) contribuisce alla preziosa poesia di una film che non perde mai la delicatezza di una storia di giovani anime che credono in un sogno che forse, resta ancora possibile. La storia di Buba e Violeta mi ha lasciato addosso la spietata  durezza del deserto, quel deserto che al contempo allontana e imprigiona a sé. Colonna sonora da brividi. Ve lo consiglio davvero, lo trovate in videonoleggio o in PPVsul web.

Fonte: My Amazighen