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Il cavallo berbero, dal Maghreb nell’Occidente

June 13, 2012 Leave a comment

L’avvenire del cavallo berbero è assicurato, ha sottolineato il giornalista Jean-Louis Gouraud, enciclopedista del cavallo e dell’equitazione. Gouraud ha animato una conferenza dal titolo:” Le sette vite del cavallo arabo“, nel quadro delle conferenze scientifiche al Salone del Cavallo di El Jadida, ribadendo che dopo anni di declino il cavallo berbero è oggi in buona salute nel Marocco e ovunque nel mondo. In Marocco l’allevamento del cavallo berbero costituisce un obiettivo prioritario nel programma di sviluppo dell’allevamento equino nazionale, ha indicato l’esperto francese, sottolineando che questa volontà del Reame per preservare questa razza oltrepassa le frontiere perchè il Marocco, ha ribadito, ha offerto in questi ultimi anni alle Haras nazionali francesi uno stallone  di razza berbera, per sostituire un altro cavallo della stessa razza, offerto dall’Algeria e deceduto ultimamente.  La storia del cavallo berbero è antica ed è originaria dell‘Africa del nord, su di un territorio che si estende dalla Libia al Marocco. E tradizionalmente associato al popolo berbero del Maghreb. Questo cavallo, è stato stabilito da alcuni ricercatori in Algeria, ha avuto origine circa 4.000 anni fa. In tutti i casi, in Africa del nord, il cavallo è parte integrante della vita degli uomini, in tutta la sua storia. Il cavallo berbero è una razza pura e autoctona del Maghreb (Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia e Libia). Queste conferme sono basate su degli studi paleontologici e su analisi di DNA e questa origine è rafforzata dalle incisioni, pitture rupestri e da alcuni monumenti che esistono sul suolo africano del nord, dalla Libia al Marocco. Queste iscrizioni rappresentano l’addomesticamento di cavalli aventi le caratteristiche morfologiche del cavallo berbero attuale. Il cavallo berbero è allevato dall’antichità per la caccia, la guerra, le parate e il lavoro ed è compagno da sempre dei nomadi e degli allevatori dell’Atlas e degli alti plateaux montagnosi del Marocco.

Questo cavallo venne menzionato già ai tempi dei romani come cavallo della Barbaria. Un gran numero di loro vennero importati  in Europa a partire dal VII° secolo dove diventarono cavalli da guerra, specialmente in Gran Bretagna. Il cavallo berbero ha influenzato numerose razze nel mondo come la razza spagnola e i suoi vicini, i lusitani, cosi come i Criollo argentini e i Mustang, discendenti dei cavalli berberi e iberici ritornati allo stato selvaggio. Uno stallone, si presume berbero, Godolphin Arabian, fece parte dei tre stalloni fondatori della razza purosangue inglese. Ci sono diversi tipi di cavalli berberi secondo la zona di origine,  ma in comune tutti hanno la testa allungata, profilo robusto, orecchie medie. Le membra sono secche ma solide, le spalle piatte e i piedi sono forti. La coda è piazzata bassa su di una groppa avvallata e le crine sono abbondanti. L’altezza  di questo cavallo antico è all’incira di 1,55 al garrese. La particolarità di questo cavallo e che possiede 5 vertebre lombari anzichè sei. Questa è una qualità che si sta cercando di mantenere nella razza e i veterinari osteopatologisti precisano che i lombi sono il punto fragile della colonna vertebrale degli equini perchè sono i soli che fluttuano come un ponte sospeso tenuti solo dai muscoli. Avere cinque vertebre lombari defatiga i muscoli sospensori. Questa particolarità spiegherebbe la resistenza che si riconosce al cavallo berbero senza peraltro limitare la dolcezza della sua cavalcata. Il berbero è un cavallo docile e rustico con grandi polivalenze. Nella resistenza ottiene dei risultati eccezionali. La sua velocità è attestata dalla scelta di questa razza per creare cavalli da corsa più veloci, come il purosangue inglese ed è quindi un cavallo che unisce resistenza e velocità, ideale per tutti gli sports equestri. Se attualmente, in Africa del nord, il cavallo berbero resta associato  a delle attività culturali come la Fantasia, queste qualità fanno di lui il cavallo ideale per numerose attività sportive moderne come il dressage, l’apprendistato dell’equitazione, l’endurance, il polo, i circuiti equestri turistici ecc.. Essendo di una dolcezza incontestabile necessità di un facile dressage e possiede tutte le attitudini che non chiedono altro di essere sviluppate come la sobrietà, la rusticità, la resistenza, la dolcezza, la pazienza, l’agilità e il fatto di essere infaticabile. Possiede inoltre, memore di antichi passati, una resistenza alle intemperie, alla fame e alle privazioni, a dir poco rara in un cavallo. Una celebre   frase su questo nobile cavallo antico dice: “Sente la fame, sente la sete, sente il freddo e  soffre per il caldo, ma non è mai stanco !“. Questo è il cavallo berbero.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Digiuno nel Maghreb, tempi duri per i non-digiunanti

August 16, 2011 Leave a comment

Tra rivendicazioni democratiche e rinnovamento islamico, il rispetto della libertà di coscienza è passato in secondo piano in questo Ramadan 2011. Da quando la primavera araba ha segnato i suoi  colpi, i non-digiunanti  rischiano comunque grosso in Maghreb. Inchiesta su di un paradosso. Il Corano considera il digiuno del mese sacro del Ramadan come uno dei cinque pilastri dell’Islam e non sussistono delle penalità a chi non lo rispetta. “Era talmente inimmaginabile non osservare le regole del Ramadan che il Profeta non aveva previsto pene”, dichiara Malek Chebel, antropologo dell’Islam. Di colpo, gli uomini hanno dovuto  creare ex novo le omissioni del testo sacro. Da Casablanca a Tunisi, astenersi dal digiuno durante il Ramadan è mal visto e può avere delle conseguenze pesanti per i refrattari. Pene di prigione esplicite e accuse nebulose per “punire” gli eretici del Ramadan, oltre alla pressione sociale e l’animosità popolare. Ogni paese del Maghreb possiede la sua ricetta particolare per reprimere i non-digiunanti. In Marocco, l’articolo 222 del codice penale parla chiaro, sottolineando che “tutti gli individui conosciuti per la loro appartenenza all’Islam che rompono ostentatamente il digiuno in luogo pubblico durante il Ramadan sono passibili da uno a sei mesi di prigione ferma e una ammenda”. Una disposizione denunciata più volte da molti cittadini, in particolare gli aderenti al Movimento alternativo per le Libertà Individuali (MALI). Questo gruppo tentò di organizzare un pic-nic, nel Ramadan 2010, ma venne immediatamente circondato dalle forze dell’ordine e alcuni di loro arrestati. Cosa succederà quest’anno, in piena primavera araba? Il Movimento 20 Febbraio, fautore delle proteste in Marocco, non ha fatto sue le rivendicazioni del MALI, che sembra aver dimenticato. “Esiste un consenso talmente forte riguardo al mese del Ramadan che i manifestanti non sono riusciti a raggruppare intorno a se molti sostenitori (vedi rispetto delle libertà individuali e la libertà di coscienza). È un soggetto molto conflittuale, e sembra non sia più una priorità per i membri del Movimento, alcuni dei quali aderiscono al Mali”, dichiara Jean-Noël Ferrié, ricercatore al CNRS, specialista del Marocco e dell’Egitto. “Anche in privato, il digiuno è quasi un obbligo, a causa della pressione sociale fortissima. Nel resto dell’anno il paese è piuttosto liberale, ma la morale sembra concentrarsi durante il mese sacro”, analizza ancora Ferriè. Non è solamente il digiuno, anche il comportamento deve essere decente. Le donne per esempio, non si truccano durante il Ramadan. Ma secondo il ricercatore, il fervore popolare non è lo stesso che in Egitto dove le donne continuano a truccarsi in maniera molto evidente e pesante. E non digiunare in Egitto non è un atto penalmente rilevante anche se nel 2010  un abitante di Assouan venne arrestato dalle forze dell’ordine per non aver osservato il digiuno. Infatti, durante il regime di Moubarak, la polizia aveva il diritto di definire chi costituiva o no, attentato all’ordine pubblico. Perchè in Egitto è la pressione sociale che comanda. La maggioranza dei ristoranti e dei caffè aprono in ore serali, alcuni per lo F’tour (rottura del digiuno) e chi è aperto mostra una grande prova di discrezione lasciando le tende abbassate. Tutti sono sul  chi vive! “Per mangiare un sanwich devo  chiudere le finestre perchè non voglio, per esempio, che il portiere sappia che io non digiuno, solo i miei più cari amici sono al corrente di questa mia scelta“, spiega Salma, una studentessa del Cairo. Ma la pressione è ancora più forte presso i vicini algerini. Se il digiuno non è regolamentato come un obbligo per la legge, gli affari giudiziari contro i non-digiunanti si sono moltiplicati in questi ultimi anni, anche  verso i cristiani che rappresentatno lo 0,2% della popolazione. Il 5 ottobre 2010, due operai cristiani vennero arrestati perchè sorpresi a mangiare sul luogo di lavoro e giudicati. Considerando che nessun articolo prevede una condanna per un caso del genere, il tribunale di Aïn el-Hammam rilascio’ i poveri “miscredenti”.

Dopo aver rilasciato i due operai però, lo stesso tribunale condannò il 22 ottobre dello stesso anno,  Bouchouta Fares, a due anni di prigione ferma e a 100.000 dinars (1.000 euro) di ammenda per lo stesso fatto. “I giudici si appellano sovente ad una disposizione speciale del codice penale algerino: l’articolo 144 bis 2, che prevede delle sanzioni in caso di offese verso il Profeta  o ai precetti dell’Islam”, spiega la giudice  Miloud Brahim. Anche in uno stato laico come la Tunisia, in piena rivoluzione democratica, l’ambiente non è veramente dei migliori. Durante molti decenni il paese contava un numero consistente di non-digiunanti, in seguito all’appello dell’allora presidente Bourghuiba nel 1960, per combattere il sotto-sviluppo, mentre oggi la situazione si è capovolta. Da qualche anni, il rinnovamento islamista è riuscito, poco a poco, a marginalizzare i non-digiunanti, obbligandoli alla discrezione più totale. I caffè e i ristoranti che continuano a servire bevande e cibi durante la giornata lasciano le loro porte di ingresso completamente chiuse. Quest’anno, dopo i tumulti “democratici”, è ancora più difficile trovare un locale aperto nella capitale. La maggioranza di questi  stabilimenti sono chiusi dall’inizio del Ramadan. Le ragioni di questo cambiamento?  “La paura di eventuali rivolte popolari e la situazione attuale del paese”, analizza Mohammed Kerrou, professore di Scienze Politiche alla Facoltà di Diritto di Tunisi. L’obbligo della chiusura è stata presa comunque in esame dal nuovo Governo transitorio, prima di essere  rigettata. In seguito alle ondate di violenza che ha toccato diverse città del paese in luglio, all’attacco di un cinema a Tunisi dopo la proiezione del film “Ni Allah, ni maïtre” (Ne Dio, ne padroni) da parte di un gruppo islamico, i proprietari dei locali hanno preferito astenersi dall’aprire le loro porte. Soltanto gli Hôtels sono aperti e permettono ai tunisini non-digiunanti  di sostenersi nella giornata. Per prevenire eventuali  risse, una campagna preventiva dal titolo “Ramadan senza violenza”, che raggruppa diverse ONG e partiti politici, è stata lanciata mercoledi’ scorso.  “Le cose riprenderanno il loro corso normale, fatto salvo che gli islamisti non vincano le prossime elezioni”, conclude Mohammed Kerrou.

Cosa dice il Corano ?

Il Corano evoca il Ramadan nelle sue Sure. E’ un obbligazione divina, pilastro della fede islamica:
“O voi credenti, il digiuno è stato prescritto, comme fu prescritto a quelli che vi hanno preceduto. Possiate voi credere in Dio” (Sura II, Versetto 183)
“Un numero di giorni, fatto salvo chi di voi è malato o in viaggio, che potrà recuperare lo stesso numero di giorni ulteriormente. Chi deve digiunare ma non ci riesce, dovrà riscattarsi nutrendo un povero. Colui che concederà un tale bene sarà esente, ma digiunare resta ancora il meglio per voi” (Sura II, Versetto 184)
Secondo la traduzione di Malek Chebel, Il Corano, Le Livre de Poche, Fayard, 2009.
Credits: Jeuneafrique.com

Fonte: My Amazighen

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Ramadan, inizia il countdown…

August 1, 2011 Leave a comment

Il countdown sta per iniziare… fatto salvo stravolgimenti del ciclo lunare il Ramadan quest’anno in Marocco inizierà il  2 agosto 2011. Il Ramadan è uno dei 5 pilastri dell’Islam, il quarto nei sunniti e il terzo per gli sciiti duodecimani (maggioritari rispetto agli sciiti). La sua durata è di un mese lunare (29/30 giorni). In Turchia è chiamato Ramazan. Il Ramadan è un mese di digiuno e di preghiera per avvicinarsi a Dio, per tornare a Dio. E’ anche il mese che, nel 610 D.C., Maometto vide l’arcangelo Gabriele che gli annunciò la sua investitura come messaggero di Dio. Questo momento preciso è  la Notte del Destino, Lailat al Qadar, verso la fine del Ramadan (27° giorno), notte che celebra la rivelazione del Corano al Profeta con preghiere e pentimenti. Il Ramadan termina con la festa dell‘Aid al Seghir (piccola festa in arabo) che è  anche chiamata Aid el Fitr (festa della rottura del digiuno) e segna la fine del mese sacro. Ovviamente è una festa che racchiude una gioia profonda dopo un mese di patimenti,ma ve ne parlerò durante questo mese. La storia ci dice che il primo digiuno imposto da Maometto ai suoi discepoli durò una sola giornata prima dellla festività ebrea del Yom Kippour. Questo digiuno riproponeva quello degli ebrei e il Profeta, ovviamente in disaccordo, decise che sarebbe durato più a lungo, anche di quello cristiano della Quaresima, e stabilì’ un mese intero. L’obbligo essenziale del Ramadan è il digiuno (Siam): durante tutta la giornata, dall’alba al tramonto è assolutamente proibito nutrirsi, bere ed avere rapporti sessuali. Con la stagione estiva tutto diventa più difficile tenendo presente che qui siamo nell’ordine dei 38/45 gradi e bere è necessario. Il Ramadan è il tempo della parola di Dio (lettura del Corano) e di incontrarsi a Lui con la preghiera. Sovente durante questo mese un profondo fervore religioso si impadronisce dei credenti che negli oratori e nelle moschee pregano tutta la notte in veglia. In questo mese i musulmani devono anche compiere lo zakat, un altro pilastro dell’Islam, l’elemosina. E’ una tassa obbligatoria che si dona alla fine del digiuno, al termine del Ramadan. Questa “tassa” è calcolata intorno al 25% degli introiti annuali del credente e, il mondo va avanti, alcuni siti islamici accettano i versamenti con carte di credito. I costumi di questo mese sono differenti secondo i Paesi. L’Egitto e il Maghreb vivono il Ramadan come un mese di convivialità e di festa (dopo la rottura del digiuno quotidiano). Le famiglie si riuniscono per mangiare insieme e nelle strade una certa animazione è visibile sino a notte fonda. La tradizione vuole che si acquisti degli abiti nuovi ai bambini e durante la festa della fine del Ramadan verranno indossati per andare alla moschea. Il digiuno del Ramadan in Marocco, contrariamente ad altri Paesi musulmani, è scrupolosamente rispettato. L’Islam è religione di Stato e i marocchini si “sorvegliano” mutualmente (se un marocchino viene sorpreso a mangiare è immediatamente arrestato). Al contrario in Turchia, per esempio, i membri della setta Alèvis digiunano solamente qualche giorno durante tutto il mese sacro. In Marocco, essendo strettamente praticato, molti occidentali che qui vivono e lavorano, abbassano le serrande e se ne vanno in vacanza per evitare disagi e problemi legati naturalmente a questo avvenimento. Vero è che molti locali, bar, caffé e ristoranti, gestiti da marocchini, durante tutta la giornata sono chiusi e, i pochi aperti, aumentano i prezzi a dismisura approfittando della mancanza di servizi. È un mese che, per esperienza personale, è meglio uscire il meno possibile durante il giorno, quando sovente si è spettatori di risse e quant’altro dovute al nervosismo che un digiuno puo’ provocare. Purtroppo ho avuto anche modo di verificare con alcuni ospiti del Riad un po’ ingenui, una certa aggressività verbale verso i turisti che passeggiano con la bottiglia dell’acqua in primo piano o peggio ancora fumano disinvoltamente per la strada. Attenzione dunque ai comportamenti!. Il mese del Ramadan posso consigliarlo a viaggiatori che cercano di capire e carpire usi e costumi del Paese che gli ospita, ma lo sconsiglio ai turisti da Club Vacanze; il Ramadan è un momento sacro (anche se sono evidenti molte incrongruenze in questo periodo) e come tale va rispettato, con una buona dose di pazienza e di buona creanza. Poi è festa! Alla sera è fantastico lasciarsi coinvolgere, nelle strade e nelle piazze, dall’esplosione di felicità che attraversa tutti quanti. Una scarica di adrenalina pura che rimette in moto i pensieri e le azioni, sopite e stordite durante tutta la giornata. E tra le pieghe di questi momenti si incontrano personaggi incredibili, storie di vita vissuta senza protagonismi, come il misterioso e leggendario Sidi (signore) che durante tutto il Ramadan offre un pasto a centinaia di poveri diseredati, nascosto nella penombra della Place Jemaa el Fna per non essere riconosciuto e non dover essere ringraziato. Questo è anche il Ramadan!.

Fonte: My Amazighen

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