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“Suonatore di corno” di Maurizio Evangelista, Casa editrice “La Vallisa” (Bari)

“Una bocca impossibilitata a suonare un corno o a parlare attraverso un corno?” perché “trattenuta da un lucchetto” è questa l’immagine che fa da sipario al palcoscenico poetico di Maurizio Evangelista. Palcoscenico su cui le poesie , come dice lo stesso autore, SONO MANI che intessano relazioni a creare I VERSI che fanno scaturire REAZIONI” nel lettore (spettatore).

IL POETA, infatti,  NON SCRIVE MAI PER SE STESSO. Questi ultimi versi esprimono un concetto base di ogni poeta: la generosità. Il poeta è generoso. Non potrebbe essere diversamente. Dona se stesso agli altri. Regala la sua visione della vita, del mondo, delle esperienze e della realtà.

Protagonista, quindi, diversamente da ciò che si potrebbe pensare diventa non la poesia e neanche il poeta ma il lettore come denunciato dal nostro autore nella sua prima composizione. (poesia pag. 9).

“Le poesie
sono mani.
I versi
sono relazioni,
intese,
reazioni.
Il poeta
non scrive mai
per se stesso.”

La composizione dedicata “ai lettori” potrebbe far peccare l’ autore di presunzione.
“Il mediocre uomo moderno
Vive ascoltando la vita degli altri
Senza avere il coraggio
Di vivere la propria vita da protagonista”

La generosità che si evince lascia spazio ad un invettiva contro L’UOMO MODERNO che VIVE ASCOLTANDO LA VITA DEGLI ALTRI, SENZA AVERE IL CORAGGIO DI VIVERE LA PROPRIA VITA DA PROTAGONISTA. (poesia pag 11) ma con
“GLI UOMINI MEDIOCRI” (pag.46) il poeta cancella il “distacco” e diventa anche lui parte di quegli “UOMINI MEDIOCRI/ COSI’ ALTI/ CHE CI SEMBRA DI CADERE.

“Mediocri uomini cui l’attesa non sembra finire.
Testa china sulla spalla, l’uno sull’altro,
ci diamo la mano.
sputiamo acqua nell’acqua
e ci lasciamo bagnare.
Impazienti di vivere
siamo facce senza labbra
che si muovono nell’aria
come sabbia.
Eppure viviamo.
Con gli occhi giunti in ogni luogo,
stiamo immobili,
guardando attraverso
l’azzurro spento
bagnato dalla pioggia.
Terra senza valore.
Noi siamo uomini mediocri
così alti
che ci sembra di cadere.”

Tre “concetti poetici” quindi, sono i capisaldi della visione della vita e della poesia di questo giovane autore: la generosità- un pizzico di presunzione- e il colmare la distanza facendo parte lui stesso del tutto.
La poesia a pag.37 “L’OSPITE”.. esorta il lettore : “VIENI, MIO OSPITE/ QUANTO AVRAI D’ASCOLATRE” … ogni lettore, quindi, è un ospite nella casa del poeta…” ed il poeta lo sa! …
La poesia di Maurizio non’è di semplice comprensione. L’immagine che ci mostra apre un varco nell’anima e ci fa respirare l’infinito. Ma non perché si è stupidi bisogna tornare a leggere ma perché si rimane stupiti.
Ed’è questa un’ altra caratteristica del poeta… il poeta deve stupire. E’ attraverso lo stupore che poi si approda alla conoscenza e nel caso della poesia e di chi legge si approda alla conoscenza di sé. Ma perché l’altro (il lettore) si stupisca è fondamentale che per primo il poeta si stupisca. Maurizio lo fa e trasforma questo sentimento in poesia e lo dice lui stesso nella sua “confessione” a pag. 4 : “”QUANDO RIESCO, PER UN ATTIMO/ A CONCEDERMI UNO STUPORE/ HO L’AMBIZIONE DI CERCARGLI UN SENSO.”
Sensazione, quella dello stupore, che si prova leggendo “PERMANE”pag 23; “QUI E DOMANI” PAG.23; “FINESTRA” pag.41;  “ASPETTANDO” (poesia pag. 16) a cui sono affezionata ed i suoi versi a me cari : “E BASTARCI./ QUEL TANTO CHE BASTA/ A UN VOLO/ PER RESTARE IN GABBIA.”

Il poeta pone domande e riflessioni affinché si trovino risposte ma EGLI la risposta non la vuole conoscere perché vuole continuare la ricerca, come si può notare IN “SUONATORE DI CORNO” (poesia pag. 13) in cui leggiamo “ AMA E NON DIRMI/ COS’E’ L’AMORE.”

“Debole è il mio sentire:
sei tu che piangi e divori la mia pena.
Ed io
vorrei mostrarmi stupito,
ma nulla più mi colpisce.
Né mi appartiene.
vivi la vita al mio posto
suonatore di corno.
Ama e non dirmi
cos’è l’amore.”

Nella a poesia “IMMOBILE” a pag. 17 , i versi  “PERCHE’ NESSUN BACIO/ PUO’ SAZIARE L’AMORE.” svelano l’idea dell’immortalità a me molto cara quando si parla di poesia.
Se così non fosse anche l’amore sarebbe un sentimento “mortale” . Morirebbe perché avrebbe un inizio e soprattutto una fine e invece quando, come dovrebbe essere la poesia, non si ha né inizio e né una fine, si rimane sospesi e si diventa immortali.
La silloge ha inizio con una citazione di Ferraro, poeta biscegliese: MUTARSI E’ COME ESSERE NUOVI e il poeta diventa nuovo ogni volta che scrive perché ogni qual volta si scrive, anche inconsciamente, un po’si cambia.
Cambia, poeta e insegnaci.

Written by  Teodora Mastrototaro

Fonte: Oubliettemagazine

 

“Tattile” di Alessio Laterza, casa editrice La Vallisa (Bari)

“ Latte bianco” così Josè Saramago, scrittore, poeta e critico letterario portoghese, premio Nobel per la letteratura nel 1998, definiva la strana forma di Cecità che colpiva una capitale senza nome. Una capitale qualunque, quindi, o una città qualunque o un paese qualunque.

Un’ epidemia che colpisce progressivamente tutti gli abitanti di questo luogo indefinito rendendo indefiniti loro stessi.

Le vittime sono avvolte da un candore luminoso simile ad un mare di latte, da qui il nome “latte bianco”.

La copertina del primo libro di poesie del giovane Alessio Laterza mi ha riportato a questa CECITA’- BIANCA che è la particolarità, il perno intorno cui ruota come una trottola impazzita tutta la storia del romanzo; così la copertina è il perno intorno cui ruotano come una trottola impazzita, a suon di jazz, le esperienze e l’animo del nostro autore.

Il suo romanzo in versi, trasformato ad ogni giro, ad ogni cambio pagina di libro, in una bottiglia di birra, in sorso di vino, in una nota blues, in un sasso, in demoni stanchi, in una nenia e in tanto altro che si può semplicemente definire: la sua poesia.

La copertina bianco candido ,come bianco è il mare di latte, con una bozza di scritta braille, come cechi sono coloro che vengono colpiti dalla strana patologia e il suo titolo “TATTILE”, lo stesso tatto, senso fondamentale per la popolazione del nostro Saramago.

Il tatto è il senso principale per il nostro giovane poeta, perché la vita si vive, la si tasta, la si sfiora e la si prende anche a calci nel sedere , percependo noi la nostra volontà di fare tutto questo.

Il TATTO lo si percepisce alla lettura di questa silloge di poesie, come quando leggiamo:

“DISCHIUDENDO/ FRA LE DITA/ BRICIOLE DI PENSIERI/ COME MOLLICHE DI PANE”

(pag 39)

O ancora quando leggiamo: “ E SAREMO L’INCONSISTENZA, IL VAPORE/ L’ALONE DI UN RESPIRO DIETRO UN VETRO/ QUANDO FUORI E’ FREDDO./ E SCRIVI VELOCE CON LE DITA CHE/ PASSATO IL RESPITO,/ NON RESTERA’ CHE IL TRATTO/ A LASCIAR TESTIMONIANZA” (pag. 42)…. Il “tratto” fatto dal

–TATTO-…. Che lascia la sua testimonianza di ciò che siamo stati in quel momento.

E poi la poesia “Tattile” a pagina 13.!

Il tema fondamentale del romanzo di Saramago è quello dell’indifferenza che esplode con il dilagare della cecità. I ciechi, rinchiusi in un ex manicomio e costretti a vivere nel più totale abbruttimento, scoprono su se stessi ed in se stessi la repressione, l’ipocrisia del potere, la sopraffazione, il ricatto e,peggio di tutto, l’indifferenza che nasconde una profonda solitudine.

« Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono »

(La moglie del medico)

Alessio questa solitudine la canta… “LE NOSTRE SOLITUDINI SI MISURANO IN DECIBEL OGGI/….”(pag 24)

“C’ERA POI IL RICORDO/ DI QUANDO LE PAROLE E LE IMMAGINI SUSCITAVANO/ SCALPORE/ CHE’ UN BAMBINO LO PRENDI SEMPRE SUL SERIO/ INVECE FRA ADULTI SI E’ TROPPO PRESI/

DALL’APPARIRE.!” (pag 39)

“SIAMO NOI AD ESSERE MANGIATI NELL’ASSENZA/ DI PAROLE…” (pag. 56)

Saramago conduce un viaggio di anime nella anime altrui. Il viaggio di una cecità che permette di vedere il mondo più di quanto fa la vista e che permette di conoscere chi sta accanto all’uomo.

Anche Alessio viaggia, come lui stesso racconta e anche per Alessio “E’ NEL VIAGGIO CHE SI CONOSCE IL MONDO E, ATTRAVERSO IL KILOMETRI PERCORSI E LE ROTTURE DI PALLE CHE SPEZZANO LA MONOTONIA, CONOSCIAMO TUTTI I NOSTRI COMPAGNI DI STRADA.”

Alessio dice “LONTANO DAGLI DEI, VICINI A NOI” (titolo poesia pag. 83) e anche i protagonisti del romanzo, nel vivere il loro inferno sono riusciti comunque a costruire il loro angolo di paradiso, di sopravvivenza.

Mi chiedo cosa sia il paradiso, solo un luogo dove far sopravvivere la nostra anima?

Alla fine del romanzo tutti riacquistano la vista e chissà alla fine della lettura di questo bellissimo libro di poesie ognuno di noi possa riacquistare quel senso di tatto che gli occhi oggigiorno hanno perso.

“TATTILE” vive di suggestioni Beat! Beat come ribellione. Beat come battito. Beat come ritmo. Quello della musica jazz.

Charles Bukowski è indicato come uno dei maggiori esponenti della letteratura beat , anche se lui stesso rinnegava l’ affiancamento del suo stile e delle tematiche da lui affrontate al suddetto movimento , Alessio è influenzato, consapevolmente o inconsapevolmente da tali suggestioni e si riscontrano similitudini con quello che era il modus di raccontare la realtà di C. Bukowski. Tralasciando la sua schiettezza nell’uso di determinati termini che potrebbe, erroneamente, essere confusa per volgarità che comunque in Alessio non ritroviamo, aspetti della sua poesia riportano al grande autore.

Passaggi come quelli che leggiamo nella poesia “SCAMPO”,pag 35 , ricordano il verso di B. :”L’AMORE E’ UN CANE CHE VIENE DALL’INFERNO”

La poesia”DI RITORNO” pag.38

I versi della poesia “CHIUDENDO GLI OCCHI” pag. 62 : “CREDO CHE LE UNICHE COSE CHE MI ACCOMUNANO A/ CERTI SCRITTORI SIANO I BRUCIORI DI STOMACO DEL POST/ SBRONZA”.

“QUELLO CHE”pag. 76, in cui leggiamo: “BISOGNA AVERE COSCIENZA DEL BERE/E ANCHE DEL VIVERE A VOLTE”

O la poesia “ISTRUZIONI”.

Nella sua poesia ”SWEET MUSIC” C. Bukowski omaggia la musica dolce di Brhams, Ives, Stravinsky e Mozart, che dalla radio accompagnano l’inizio del suo giorno tra uova, sigarette, scotch e l’immancabile donna, una delle tante. L’inizio di un giorno qualunque, per lui, come diversi elementi ma che possono essere riportati ad un giorno qualunque è cantato da Alessio in “EVERYDAY BLUS” accompagnato però da un sottofondo Blues.

Chi anche solo un po’ conosce C. Bukowski non può non respirare in determinate poesie di Alessio l’animo di questo autore. Il suo quasi menefreghismo e allo stesso tempo la voglia forse inconsapevole di un riscatto attraverso le parole.

Alessio soprattutto in 3 delle poesie della raccolta e precisamente: “NOI E NESSUN ALTRO” (pag 45); “NENIA” (pag. 56) e “BOYS’ DON’T CRY” che forte risente dell’influenza Beat, racconta il quadro della società di oggi e la poesia “SCENEGGIATURE, SCENOGRAFIE” sembra l’epilogo personale dell’autore alle tre precedenti “situazioni”, infatti leggiamo

“I NOSTRI INSUCCESSI SARANNO I PUNTI FERMI CHE CI SOSTERRANNO IN CASO DI SOSTA DEL VIAGGIO…/…” a voler trovare un ancora di salvezza nel personale sostegno di se.

Ed il ricordo di Nazim Hikmet . “Lui quello che voleva dire di più bello non l’ha ancora detto”, in Alessio leggiamo in “CONCENTRICITA’” (pag. 69) “LE SUE PAROLE MIGLIORI/ NON LE HA ANCORA SCRITTE.”

Il poeta è anche colui che “presuntuosamente” cerca di raccogliere, racchiudere in unica frase, verso, parola, l’essenza di quel momento per spiegarlo a suo modo. Per lui l’attimo in quell’attimo è il mondo. Alessio non fa una poesia lampo, non immortala il momento in un momento poetico ma lo sviscera e lo srotola, abbiamo diversi momenti di prosa poetica in cui il lettore ha il tempo di respirare a pieni polmoni la poesia perché ha tutto il tempo di inspirarla, farla circolare ed espirarla come più gli piace ma tre sono le volte in cui Alessio cerca di carpire l’attimo, e mi riferisco a tre poesie e non per la poesia in sè ma per il titolo.

“MALINCONOCROMATICO”

“INTIMITANGO”

“FOTOLGENICO”

Parole inventate che possono essere loro solo Poesia. Lampo. Che racchiudono l’essenza e di questo forse Alessio neanche ne è consapevole.

Ligabue nel 1995 cantava “Hai un momento Dio?…”, nel 2010 Alessio scrive: “TI HO LASCIATO UN MESSAGGIO IN SEGRETERIA, DIO” (pag. 65) e mi chiedo se Dio abbia trovato un momento per AscoltarLI e se abbia risposto loro, in poesia.

Written by Teodora Mastrototaro

Fonte: Oubliettemagazine

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