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Karl Lagerfeld, muore la polvere magica delle maisons Chanel e Fendi

February 19, 2019 Leave a comment

Karl Lagerfeld

Si è spento a 85 anni il leggendario stilista, fotografo, illustratore, artista, designer, icona pop e fashion superstar, e si può affermare con totale sicurezza che il mondo della moda non sarà più lo stesso. Ad assicurare la successione, per ora, Virginie Viard, suo braccio destro da 30 anni. Claudia Schiffer: “Karl era la mia polvere magica, mi ha trasformato da una timida ragazza tedesca in una supermodella”

“Se volete essere politically correct siatelo pure, ma per favore non provate a coinvolgere gli altri nella vostra discussione, perché sarebbe la fine di tutto. Volete essere noiosi? Basta essere politically correct”. Questo, in estrema sintesi, il Lagerfeld-pensiero: ironico, assolutamente non allineato, controtendenza e soprattutto personale. Se c’è una cosa che Karl Lagerfeld non ha mai cercato di fare è stato cercare di accattivarsi le simpatie del pubblico: lui è sempre andato avanti per la sua strada, a prescindere da successi (molti) e polemiche (altrettante). Karl Lagerfeld, leggendario stilista, fotografo, illustratore, artista, designer, icona pop e superstar della moda si è spento all’età (forse) di 85 anni, visto come ha sempre giocato sul suo anno di nascita, e si può affermare con totale sicurezza che il mondo della moda non sarà davvero più lo stesso.

“Karl era la mia polvere magica, mi ha trasformato da una timida ragazza tedesca in una supermodella. Mi ha insegnato la moda, lo stile e come sopravvivere nel mondo della moda». Così con un post su Instagram Claudia Schiffer ricorda lo stilista suo connazionale. «Quello che Andy Warhol era per l’arte lui lo era per la moda. È insostituibile. È l’unica persona che poteva rendere il bianco e nero pieno di colore. Gli sarò eternamente grata», aggiunge Schiffer.

Definito un uomo rinascimentale, capace di avere mille interessi e mille capacità diverse, un genio, un punk (la definizione è di Riccardo Tisci, che in un’intervista a D La Repubblica del 2013 lo portò a esempio della moda meno “allineata”), soprannominato Kaiser Karl per l’imponenza della sua figura nel panorama stilistico, rappresenta una figura unica, di quelle che gli americani definiscono “larger than life”, che valica i limiti del suo lavoro.

Una cosa va detta subito di Lagerfeld: le cose andavano fatte a modo suo, a prescindere dal resto. È accaduto così persino per la sua data di nascita e la sua famiglia: Karl Otto Lagerfed nasce ad Amburgo il 10 settembre 1933 da Christian, imprenditore nel campo dei prodotti caseari, ed Elizabeth Bahlmann, che all’epoca dell’incontro con il futuro marito lavorava come commessa in un negozio di Berlino. E qui, le cose si complicano: lui sostiene le origini nobiliari della famiglia, spiegando che la madre era conosciuta come “Elizabeth di Germania” e che il padre era Otto Ludwig Lagerfeldt, di una nobile casata svizzera, e di essere nato nel ’38, per poi parlare del ’35. Un programma televisivo tedesco, intervistando un suo compagno di scuola, conferma il ’33 come anno corretto, lui nicchia fino alla fine ma poco importa, lui può.

Quel che è certo è che a 14 anni va a Parigi a studiare arte e disegno, perché il talento è evidente. Parla diverse lingue, si fa subito notare, nel 1954 vince il neonato Woolmark Prize, antesignano dei premi di moda tanto in voga oggi: a dargli la vittoria il bozzetto di un cappotto, mentre l’altro talento emergente con cui si deve spartire il titolo, Yves Saint Laurent, ha creato un abito da sera.

Dopo il trofeo va a fare l’assistente da Pierre Balmain, all’epoca l’epitome dello chic parigino, poi per 5 anni disegna la haute couture di Jean Patou. Al suo debutto alcune giornaliste abbandonano la sala indignate per gli spacchi e gli scolli degli abiti: le critiche non sono particolarmente positive, ma per Lagerfeld la cosa conta poco, e continua a scorciare gli orli sino e a strutturare le forme in maniera nuova, inusitata. La verità è che la couture da sola gli sta stretta, perché è al contemporaneo, alla realtà e al progresso che tende naturalmente. L’arrivo da Chloé nel 1963 (fino al ’78, per poi tornare alla guida del brand tra il ’92 e il ’97) è dunque l’ideale per lui, perché può dar vita alla sua visione. Le sue donne sono eteree, bohémienne, sexy e a tratti persino camp, ma di sicuro sono vere e vestite per la realtà che le corconda. Nel ’65 inizia il suo sodalizio da Fendi, dove firma un contratto a vita (lo stesso accordo che sottoscriverà anni dopo da Chanel). Con le sorelle Fendi diventa uno di famiglia, le sarte degli atelier romani lo conoscono e lo adorano. E infatti oggi Silvia Venturini Fendi, Direttore Creativo di Fendi lo ricorda così: “Sono profondamente addolorata perché oggi abbiamo perso un uomo unico e un designer senza uguali, che ha dato così tanto a Fendi e a me stessa. Ero solo una bambina quando ho visto Karl per la prima volta. Il nostro rapporto era molto speciale, fondato su un profondo e genuino affetto. Tra noi c’era un grande apprezzamento reciproco ed un rispetto infinito. Karl Lagerfeld è stato il mio mentore e punto di riferimento. Bastava uno sguardo per comprendersi l’un l’altro. Per me e per Fendi, il genio creativo di Karl Lagerfeld è stato e sarà sempre la luce guida che ha plasmato il DNA della Maison. Mi mancherà moltissimo e porterò sempre con me i ricordi dei giorni passati insieme”.

Dopo l’arrivo a Fendi, Lagerfeld lavora instancabilmente su sempre più progetti: nel 1974 fonda anche il brand che porta il suo nome, e che a fortune alterne prosegue ancora oggi (nel 2005 lo ha rilevato Hilfiger, lasciandogli però il controllo artistico).

Nel 1983 le cose cambiano, ancora una volta. A dieci anni dalla morte di Coco gli viene chiesto di prendere in mano la maison Chanel e renderla di nuovo “di moda”. I suoi amici lo scongiurano di non farlo, di non rovinarsi la vita in quel mausoleo polveroso e superato, ma per lui è una sfida da vincere: e la vince, eccome. Con un notevole senso degli affari punta sui simboli della maison, manipolandoli e svecchiandoli sino a renderli pop. Spiega di sapere bene che Coco odierebbe quello che sta facendo, ma che il suo compito è proprio evitare di ripetere ciò che è stato già fatto, ma di proiettarsi nel futuro. Con lui Chanel torna a essere uno dei punto di riferimento dello stile, uno status symbol, qualcosa da esibire tanto per le gran dame quanto per le star e le it-girl della nuova generazione. Intanto, nel 1989, scompare il suo compagno storico, Jacques de Bascher, dandy di ultima generazione e carismatica figura del panorama notturno parigino. È l’unico legame che Lagerfeld, sempre molto discreto, abbia mai ammesso.

Assieme alla grandezza del marchio anche la fama di Lagerfeld cresce di pari passo: da fotografo realizza le campagne stampa di Fendi e Chanel, segue una serie di progetti “collaterali”, dall’editoria di moda (ultimo in ordine di tempo il numero di dicembre di Vogue Paris) al design di arredi, passando per la Steidl, casa editrice in cui detiene una partecipazione, al Calendario Pirelli, fino (persino) ai gadget e ai gelati. La sua casa di Parigi, con la spettacolare biblioteca, zeppa di volumi, è spesso adibita a suo studio fotografico: quello che conta per Lagerfeld è non fermarsi mai, continuare a fare e a scoprire cose nuove. È un onnivoro culturale, a chi gli chiede se sia mai pienamente soddisfatto dopo una sfilata risponde di essere come “una ninfomane che non raggiunge mai l’orgasmo”. Nel 2001 lui, appassionato di junk food e di Coca Cola, perde 42 chili in meno di un anno: la sua dieta diventerà anche un libro, e a chi gli chiede perché lo ha fatto, spiega che voleva potersi vestire con i completi di Hedi Slimane, da molti indicato come suo naturale successore, non solo spirituale.

Quando si tratta di dare il suo parere, non si tira mai indietro, e i risultati spesso sono piuttosto controversi: per spiegare le ragioni della magrezza delle sue modelle afferma che a nessuno piace osservare delle donne giunoniche, descrive Adele un po’ troppo grassa (salvo poi scusarsi precipitosamente con lei), indica nei pantaloni delle tute il segno del cedimento finale, ammette di vestirsi come se fosse un personaggio in maschera per proteggersi dagli estranei, di odiare le conversazioni “intellettuali” perché l’unico parere che gli interessa è il suo, stigmatizza chi protesta contro le pellicce definendo l’argomento infantile per  una società in cui si mangia carne e ci si veste di pelle.

Non ha nemmeno paura di essere “popolare”: è a lui che H&M affida la prima collezione creata da un grande designer nel 2004. Le code fuori dagli store per accaparrarsi un pezzo sono lunghissime, ma lo stilista ha da ridire: troppo bassi i quantitativi prodotti, secondo lui, per una linea il cui scopo è quello di portare la grande moda di lusso alla massa (si irrita anche per il fatto che i suoi modelli, pensati per persone magre, siano stati prodotti anche in taglia 48 da donna, ma pazienza). Nello stesso periodo però, un documentario del 2005, “Signé Chanel”, racconta il rapporto di stima profonda e affetto che c’è tra lui e le sarte dell’atelier parigino, mentre la sua passione negli ultimi anni è Choupette, una bellissima gatta birmana donatagli dal suo protetto, Baptiste Giabiconi, alla quale lui riserva due cameriere 24 ore su 24 e che ritrae spessissimo nei suoi editoriali. E che oggi eredita di che fare la vita di una regina. A questo punto resta da capire chi prenderà il suo posto. Se ne è andata un’icona, amata e discussa: e quello è un vuoto che non si colmerà facilmente. Nel frattempo Virginie Viard, braccio destro di Karl Lagerfeld da oltre 30 anni garantirà la continuità del marchio, fino all’annuncio di un nuovo designer.

Fonte: D. Repubblica

Carla Fendi, lutto nel mondo della moda

June 20, 2017 Leave a comment
Carla Fendi
La stilista aveva 80 anni ed era malata da tempo. Presidente onorario del Gruppo Fendi, ha legato la sua vita al marchio al cui successo ha contribuito con le 4 sorelle

È morta la regina delle pellicce. Carla Fendi si è spenta lunedì sera alle nove. La moda (e la cultura) perde una stella. Era appena rientrata a casa, nella sua residenza romana, a Palazzo Ruspoli, dopo essere stata dimessa dalla clinica Quisisana. Era malata da tempo, non aveva una malattia specifica, ma una serie di complicanze polmonari. In realtà era molto provata da tre anni, quando era morto suo marito Candido Speroni. Eppure la sua tenacia, la sua perseveranza, il suo attaccamento al lavoro non erano mai venuti meno. Ora stava lavorando a uno spettacolo sulla Genesi e Apocalisse, un’installazione di Peter Greenaway e Sandro Chia con la regia di Quirino Conti che debutterà il 2 luglio al Festival di Spoleto, di cui lei era mecenate e presidente onorario. Dal 2007 si dedicava a tempo pieno alla Fondazione che porta il suo nome e alle arti. Le avevamo di recente portato una foto con dedica di Riccardo Muti, che aveva diretto a Spoleto un concerto in memoria di suo marito ed era rimasta contenta, come una bambina.

Le «effe» incrociate

Carla incarnava il simbolo delle due «Effe» incrociate. Era una specie di soldatessa sabauda: disciplina, gentilezza, cura dei dettagli. Era la quarta delle cinque sorelle che nel 1960, dopo la morte del padre, presero il comando della maison. «Mia madre era orfana di padre», raccontava alcuni mesi fa, «andò a Firenze da sua zia, ma chiese di poter lavorare, anche se all’epoca poche donne lo facevano. Non voleva essere mantenuta dai parenti. Avevano una pelletteria. È cominciato tutto così. Poi mamma si fidanzò con mio padre e tornò a Roma, dove aprirono la loro pelletteria, a cui aggiunsero una piccola guarnizione di pellicceria: il manicotto, il cappello, la sciarpetta. Si portavano molto».
Suo padre lo aveva predetto: il marchio Fendi diventerà famoso. Perché il cognome è breve, unico, ed è musicale in tutte le lingue del mondo.

La collaborazione con Karl Lagerfeld

Nessuna delle cinque sorelle sapeva disegnare. Quando, nel 1965, cominciarono l’attività delle pellicce, si affidarono a degli stilisti. Ma nessuno le soddisfaceva. La svolta fu quando un loro amico, il conte Franco Savorelli di Lauriano, introdusse Karl Lagerfeld, che dopo cinquant’anni è ancora in azienda. Uno dei modelli che portò alla sua prima collezione fu cincillà color albicocca. Uno shock. «Quando un disegno non gli piaceva lo gettava nel cestino, io andavo a raccoglierlo», raccontò con un pizzico di civetteria. Nel 1968 le contestazioni coinvolsero anche le pellicce. Ma Catherine Deneuve disse a Carla: «Se non ho il piacere dello zibellino, è come togliermi le lenzuola di lino». Tanto cinema, Fellini e Visconti, Bolognini e Zeffirelli, Evita con Madonna e Il diavolo veste Prada con Meryl Streep. Poi la collaborazione con la sartoria Tirelli e l’amicizia di un altro grande del costume, Piero Tosi. Negli Anni ’90 la rivoluzione della borsa baguette. La borsa fino allora era piccola, rigida, c’entrava poca roba. «Noi ci siamo dette: oggi le donne lavorano, qui bisogna cambiare tutto. Era il momento dei materiali poveri. Non ci aveva ancora pensato nessuno alla borsa a tracolla, pratica, comoda, morbida, leggera». Nel 2000 le Fendi vendono al colosso francese Lvmh. Poi l’avventura era continuata nel mondo della musica e dell’arte.

Fonte: Corriere Della Sera

 

“Parcours de Travail”, personale di Karl Lagerfeld presso la Maison Europeene de la Photographie a Parigi

February 6, 2012 Leave a comment

Karl Lagerfeld ha detto “La mia curiosità è insaziabile per me ogni giorno conta e dovrebbe essere fonte di nuove scoperte”. Questo spiega i numerosi campi di suo interesse oltre alla sua folgorante carriera di grande stilista di moda.
Grande appassionato dell’immagine, Karl Lagerfeld è un appassionato di fotografia dal 1987, anno in cui inizia a fare foto per una serie di pubblicità, e a produrre numerosi servizi fotografici per alcune delle più grandi riviste internazionali di moda.
Attraverso i suoi viaggi o le sue passeggiate parigine, scatta anche fotografie più personali (molte sono state pubblicate in numerosi volumi editi da Steidl). Un occhio curioso e una mente colta e creativa aggiungono originalità alle sue fotografie, che al contempo sembrano evocare il passato.
Non a caso Karl Lagerfeld ama soprattutto la fotografia dalla fine del diciannovesimo all’inizio del ventesimo secolo. “Ho una gran passione per Stieglitz, Steichen, Clarence White, Demachy e Alvin Langdon Coburn. M’interessa anche la fotografia tedesca degli anni venti e tutti gli autori che sono stati influenzati dai grandi di quest’epoca – come Helmut Newton, Peter Lindbergh, o Ellen von Unwerth, al cui lavoro sono particolarmente sensibile”.
“Oggi – continua – la fotografia fa parte integrante della mia vita. Racchiude il cerchio delle mie preoccupazioni artistiche e professionali. Oramai percepisco il mondo attraverso l’obbiettivo. Questo contribuisce a un distacco critico del mio lavoro, e mi aiuta più di quanto potessi immaginare”.
Lagerfeld pensa che il suo successo nella moda si sia intensificato da quando fa anche il fotografo. “Vedo un rapporto veramente positivo e creativo fra i due mestieri. Sono sempre stato assistito da delle equipe fantastiche. Un buon atelier di moda é indispensabile per creare abiti tecnicamente perfetti. Una stampa perfetta su della carta di ottima qualità é anche il risultato di un lavoro collettivo.
La carta é fra i materiali che preferisco; é il punto di partenza per un disegno, ed é il risultato finale di une fotografia”.
Dal 15 settembre al 31 ottobre una mostra alla Maison Europeenne de la Photo ci fa conoscere meglio il percorso fotografico del grande ed eclettico stilista. Divisa in due parti, il primo si consacra a suoi temi prediletti e forti come i ritratti, le sequenze di moda, il paesaggio o l’architettura. La seconda é dedicata al lato più sperimentale della sua opera, e si basa intorno alla tecnica della stampa fotografica. Un catalogo edito da Steidl raccoglie le interessanti immagini di questa mostra.
KARL LAGERFELD “Parcours de Travail”
Maison Europeene de la Photographie
5/7 rue de Fourcy 75004 Parigi
Metro Pont-Marie o Saint -Paul
http://www.mep-fr.org

Fonte: Vogue.it 

Moda, arte e architettura nel padiglione concept di Zaha Hadid per Chanel Pavillon

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Moda, arte e architettura in viaggio per il mondo. Il futuristico padiglione Chanel Pavillon per esposizioni progettato da Zaha Hadid esclusivamente per Chanel é appena giunto a Parigi. Ubicato di fronte all’Institut du Monde Arabe di Jean Nouvel, il Mobile Art Pavillion ha inaugurato la sua apertura ufficialmente  lo scorso 28 aprile presentando al suo interno “Zaha Hadid, une architecture”, una mostra di disegni e progetti non ancora realizzati dall’archistar anglo-irachena summenzionata. Il padiglione dalla struttura alquanto originale é ispirata alla nota borsa trapuntata della maison francese, dietro un intervento desiderato dallo stesso Karl Lagerfeld. Esso rimarrà nella capitale francese fino al prossimo 30 ottobre 2011, per poi riprendere il suo percorso verso altre capitali importanti.

by Marius Creati