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Homo naledi, scoperta nuova specie umana preistorica che seppelliva i morti

September 23, 2015 Leave a comment

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Scienziati scoprono una nuova specie umana che potrebbe cambiare completamente la concezione che si aveva fino ad oggi dei nostri antenati.

L’università di Witwatersrand, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e la Fondazione Nazionale di Investigazione di Tecnologia, ha annunciato la scoperta di una specie umana sconosciuta fino ad oggi. Il ritrovamento e le analisi sui fossili sono stati pubblicati sulla rivista ‘elife’. La nuova specie, è stata trovata in quella che viene definita la Culla dell’Umanità, a 50 chilometri da Johannesburg, in Sudafrica, e potrebbe rivelare grandissime novità sulla nostra evoluzione.

La scoperta

L’ Homo naledi, così definito dai ricercatori, sarebbe l’ultimo membro della famiglia umana, stando a quanto dicono gli esperti. I fossili di almeno 15 esemplari di Homo naledi sono stati recuperati in una zona nei pressi delle grotte Sterkfontein, dove i paleontologi scoprirono i resti di due antenati umani chiamati  ‘Signora Ples’ e ‘Piede piccolo’, rispettivamente nel 1947 e nel 1994. Lee Berger, ricercatore all’Istituto di Studi Evolutivi dell’Università di Witwatersrand, afferma che le ossa trovate, fanno presumere che l’Homo naledi appartiene alla nostra specie. Gli scavi, effettuati nel 2013, portarono alla luce 1550 frammenti di scheletri, che appartenevano a 15 individui, otto bambini e cinque adulti.

La sepoltura dei morti

I resti della specie sconosciuta si trovavano in una grotta chiamata Rising Star, a circa 50 chilometri da Johannesburg: ‘Erano davanti ai nostri occhi, nella valle più esplorata del continente africano’ , racconta Berger. Le caratteristiche anatomiche, la posizionano nel genere ‘Homo’. Nello specifico, l’Homo naledi si troverebbe tra l’australopiteco e l’Homo erectus, quindi, si crede che vissero almeno due milioni di anni fa. La cosa straordinaria è che questi corpi, sono stati spostati nella grotta successivamente la loro morte, cosa che indica che questa antichissima specie, aveva il culto della sepoltura, cosa che fino a poco fa si credeva esclusiva dell’uomo moderno. ‘L’Homo naledi seppelliva i cadaveri costantemente, questo indica che si vedeva diverso dagli altri animali’, afferma Berger. Il nome di Homo naledi, deriva dalla zona del ritrovamento: infatti ‘naledi’ significa stella, nel linguaggio sudafricano.

Fonte: Blastingnews

Nelson Mandela, dimesso dall’ospedale dopo celioscopia

February 27, 2012 Leave a comment

L’ex leader sudafricano Nelson Mandela è stato dimesso dall’ospedale dove era stato ricoverato ieri per forti dolori all’addome. Lo riferiscono fonti del governo. Gli esami medici effettuati su Mandela “hanno rivelato che non c’é niente che non vada”, dice un comunicato ufficiale della presidenza sudafricana. Dopo il ricovero l’ex leader anti-apartheid, 93 anni, aveva subito una celioscopia – un esame endoscopico degli organi addominali che solitamente viene praticato sotto anestesia totale.
L’ex leader sudafricano Nelson Mandela, 93 anni, ricoverato ieri per dolori addominali, ha subito una celioscopia – un esame endoscopico degli organi addominali che solitamente viene praticato sotto anestesia totale – e “sta bene”: è quanto ha assicurato il ministro della difesa sudafricano, Lindiwe Sisulu.
Apprensione in Sudafrica per Nelson Mandela. Il simbolo della lotta contro il regime segregazionista bianco è stato ricoverato per “forti dolori addominali”, facendo aumentare le preoccupazioni per lo stato di salute del novantatreenne ex presidente e premio Nobel per la Pace. Secondo fonti del governo, Mandela si sta sottoponendo ad una serie di controlli specialistici ma un portavoce dell’African national congress (Anc), il partito dell’anziano leader, al potere in Sudafrica, ha precisato che il ricovero era stato programmato da giorni ed ha smentito che Mandela sia stato sottoposto ad intervento chirurgico. “Niente panico, non è stato un ricovero d’urgenza: sta bene”, ha detto Keith Khoza al canale all news sudafricano eNews. La nipote di Mandela, Ndileka, ha detto di non essere preoccupata: “Non credo sia grave. Quando l’ho visto mercoledì, era di buon umore, in buona salute”. “Madiba si lamentava da tempo per dei dolori addominali ed i medici hanno deciso di sottoporlo ad alcuni esami specialistici, ma sarà dimesso già domani o al massimo lunedì”, ha annunciato il presidente Jacob Zuma, che nel comunicato ufficiale ha utilizzato il nomignolo del clan con cui affettuosamente viene chiamato Mandela dalla maggioranza dei sudafricani. “A lui vanno l’affetto e gli auguri di tutti i sudafricani”, ha aggiunto Zuma. L’anziano leader è apparso in pubblico per l’ultima volta nel luglio 2010, quando intervenne al Soccer city stadium di Johannesburg alla finale dei mondiali di calcio.
Lo scorso anno ‘Madiba’ era stato ricoverato per un’infezione acuta alle vie respiratorie. Premio Nobel per la Pace 1993, Mandela viveva fino al mese scorso nel suo villaggio nella provincia orientale di Città del Capo, quando si è trasferito a Johannesburg. Simbolo della lotta contro l’apartheid, da primo presidente nero Mandela è riuscito nell’impresa all’epoca giudicata impossibile di traghettare il paese dalla segregazione razziale verso una democrazia stabile e multirazziale, attraverso il perdono e la riconciliazione. ‘L’icona mondiale della riconciliazioné, secondo una definizione dell’arcivescovo anglicano Desmond Tutu, venne scarcerato l’11 febbraio del 1990 dopo 27 anni di prigionia, la maggior parte dei quali passati nel famigerato carcere di Robben Island. Ventisette lunghi anni trascorsi in una cella di massima sicurezza in compagnia di pochi libri e di un numero di matricola, il 46664, che oggi dà il nome alla campagna mondiale lanciata dall’ex presidente contro l’aids. Quattro anni dopo la scarcerazione, Mandela viene eletto primo presidente nero nelle prime elezioni multirazziali in Sudafrica. Una volta al potere, ‘Madiba’ crea la Commissione nazionale per la verità e la riconciliazione, a cui mette a capo proprio Tutu, un modello utilizzato in seguito da altri Paesi lacerati da violenze etniche e politiche. Mandela lascia il potere nel 1999, uno dei pochi leader africani a farsi da parte volontariamente. Nel 2009, l’assemblea generale dell’Onu ha istituito il ‘Mandela day’, che si celebra ogni 18 luglio, giorno del compleanno del leader sudafricano.

Fonte: Ansa

Materasso, primo della storia umana rinvenuto a Sibudu

February 2, 2012 Leave a comment

Il primo materasso della storia nacque 77mila anni fa. Un’invenzione antichissima, ma ancora oggi molto amata. Il comodo giaciglio dove la sera ci rifugiamo, morbido, caldo e tanto agognato durante la giornata, è una realtà datata, anche se le caratteristiche iniziali erano un tantino diverse rispetto a quelle odierne.
Il ritrovamento del più antico materasso di sempre si deve ad un team di archeologi coordinati da Lyn Wadley della Wits University di Johannesburg, in collaborazione con Christopher Miller (Università di Tubinga, Germania), Christine Sievers e Marion Bamford (University of the Witwatersrand), e Paul Goldberg e Francesco Berna (Boston University) che ha rinvenuto il materasso, chiamiamolo così, all’interno di una caverna a Sibudu, nella provincia sudafricana di KwaZulu-Natal.
Il materasso supera dunque il precedente esemplare, che aveva “appena” 27 mila anni. La scoperta offre un affascinante spaccato delle pratiche comportamentali dei primi uomini moderni nel Sudafrica.
Formato da almeno 15 diversi strati che contenevano lenzuola fatte da piante e datate tra i 77mila e i 38mila anni fa, il vecchio materasso è costituito da spessi strati di steli compattati e foglie di carici e giunchi, e si estendeva per circa tre metri quadrati. Sievers Christine, dell’Università del Witwatersrand, è stato inoltre in grado di identificare i diversi tipi di carici e giunchi utilizzati nella costruzione della biancheria da letto.
Da quasi 15 anni Lyn Wadley era impegnato negli scavi della zona. Fin dal 1998, il professore ha cercato antichi reperti, giungendo alla scoperta del materasso. Tra le piante con cui erano fatte le lenzuola troviamo le foglie di mele cotogne. Non a caso, visto che queste ultime foglie conterrebbero un forte insetticida naturale, in grado di respingere le zanzare. “La scelta di queste foglie per la costruzione di biancheria da letto suggerisce che i primi abitanti di Sibudu avessero una profonda conoscenza delle piante che circondavano il rifugio, ed erano consapevoli dei loro usi medicinali. Farmaci a base di erbe avrebbero fornito vantaggi per la salute umana, e l’uso di questi per respingere gli insetti aggiunge una nuova dimensione alla nostra comprensione del comportamento di 77 mila anni fa” ha spiegato Wadley.
“La biancheria non è stata usata solo per dormire, ma avrebbe fornito una superficie confortevole per vivere e lavorare” ha aggiunto Wadley.
Anche la pulizia aveva la sua parte. L’analisi al microscopio del letto, diretta da Christopher Miller, suggerisce che gli abitanti rinnovavano la biancheria ciclicamente, bruciando quella vecchia per eliminare eventuali parassiti. “Questo avrebbe preparato il sito per la futura occupazione e rappresentava un nuovo uso del fuoco per il mantenimento di un sito”, ha detto Miller.
58 mila anni fa, il numero di discariche di focolai, di “biancheria da letto” e cenere aumentanotevolmente. A dimostrazione del fatto che l’uso di questo materasso “naturale” divenne una pratica moldo diffusa.
La ricerca è stata pubblicata su Science.

Francesca Mancuso

Fonte: NextMe

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