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Sloughi in the Arts

November 9, 2016 Leave a comment

E’ verso il 1830 che l’Italia si aprì  all’influenza e alle suggestioni di culture lontane e misteriose. La tensione e la propulsione verso l’ignoto, i soggetti storici o fantastici, le atmosfere e le narrazioni ispirate all’Oriente introdussero al singolare genere di esotismo che si impose con forza anche nella pittura, e che fu vissuto sin dall’inizio con una forte prenominanza romantico/erotica. “Orientalisti“ è il termine, di origine francese, con cui furono denominati i pittori o gli artisti, che a partire dal secolo XVIII° si dedicarono a dipingere atmosfere e ambienti di Paesi arabi, dall’Africa del nord (Maghreb) alla Persia, ritraendo costumi e luoghi ricchi di fascino e, il più delle volte erotici. La tendenza prese piede in Francia con Eugene Delacroix che nel 1882 partecipò  ad una visita di Stato in Marocco riempiendo quaderni di schizzi con disegni di vita quotidiana locale. Da questi schizzi nacquerono opere come “La Morte di Sardanapalo” del 1827, al Louvre. Altro grande pittore orientalista francese, Jean-Léon Gérome, produsse una serie di quadri che ebbero un successo internazionale ed esposti nelle più importanti gallerie europee, con sovente dipinti degli Sloughi. Forse sono state le opere di questi artisti ad offfrire il modello per i numerosi pittori italiani che si cimentarono nel genere, che si sviluppo in Italia nel periodo del Romanticismo Storico con Francesco Hayez (“I profughi di Parga abbandonano la patria” del 1826, “Ruth” del 1835). Il gusto dell’Oriente si diffuse dal nord al Sud della Penisola; nel 1839 il napoletano Raffaele Carelli, della Scuola di Posillipo, iniziò  il suo percorso orientalista partendo verso i lidi di levante, così  come il veneto Ippolito Caffi, negli anni ’40 del ’900, si imbarcò per la Grecia (allora molto esotica), la Turchia e l’Egitto, dipingendo suggestivi paesaggi come il “Cairo, strada principale”  e i costumi volutamente riproposti in chiave romantica e fiabesca. Molti furono gli artisti veneziani attratti dall‘Oriente, e in particolare verso Costantinopoli, che per secoli era stata una minaccia e una calamita culturale. Alcuni si trasferirono, come Pietro Bellò, architetto e scenografo, e Fausto Zonaro, artista che si colloca tra gli esponenti più coerenti dell’Orientalismo. Ciò che suscitava curiosità erano ovviamente le colonizzazionie le scoperte, gli scavi archeologici di G.B. Belzoni in Egitto e quelli di Ludwing Burckhardt, uniti alle suggestioni della letteratura. Mariano Fortuny y Madrazo, pittore catalano residente in Roma tra il 1858 e il 1874, lascio’ decine di quadri di soggetto arabo-andaluso, mostrando un Marocco nuovo e anti-retorico. L’orientalista del periodo più importante (non episodico) fu l’emiliano Alberto Pasinio, che lavorava per il celebre mercante Goupil, che viaggio’ per anni nei Paesi islamici ottendendo commisioni dai sovrani. Paesaggi desertici, carovane di Touareg, flora lussureggiante, costumi pittoreschi e altopiani infiniti rivivono negli spettacolari dipinti di Pasini come “Fontana Turca“, “Carovana dello Scià di Persia” o “Superando il valico nelle grandi steppe del Korassan” del 1890-95. Da ricordare poi il fiorentino Stefano Ussi, orientalista en passant, il cui dipinto “Trasporto del Mahamal alla Mecca“, commisionatogli durante una sua permanenza a Suez nel 1869 e acquistato in seguito dal Sultano Abdul Aziz per il suo Palazzo di Costantinopoli, venne esibito con grande successo all’EsposizioneUniversale di Vienna del 1873. Al pittore il Ministero degli Esteri italiano affidò composizioni importanti, come “Ricevimento dell’ambasceria italiana in Marocco“, oggi alla Galleria nazionale d’Arte Moderna di Roma. Le tendenze tra Ottocento e Novecento portarono gli artisti ad una interpretazione ambiguadell’Oriente, visto quasi sempre come luogo di evasione e di sensuali ed eroticheperformances. Il rapporto dell’arte con il colonialismo, nell’Africa oramai conquistata, proseguì  poi con temi folk o applicò i modelli europei di stile novecentista ai Paesi vinti, assorbendone tipologie e tecniche. Questa linea pittorica non si esaurì  però  con la fine del secolo XVIII° e durante il novecento molto artisti proseguirono questo cammino. Artisti come Anselmo Bucci, Felice Casorati, Alberto Savinio, Melchiorre Melis, Giuseppe Biasi, Enrico Prampolini, Achille Funi e altri ancora.

Fonte: Sloughi Marocco

Jean-Léon Gérôme, l’orientalista

March 26, 2012 Leave a comment

Jean-Léon Gérôme  nacque l’11 maggio 1824 a Vesoul, suo padre Pierre era un orafo e la madre, Mélanie Vuillemont era figlia di un negoziante. Gérôme condusse i suoi studi al collegio di Vesoul è sarà naturalmente predisposto al disegno, dono che le venne rimarcato dal suo professore Mr.Cariage, anziano allievo del barone Gros, che diventerà il mentore del giovane uomo. A 16 anni, diplomato, Gérôme parte per Parigi, munito di una lettera di raccomandazione per entrare nell’atelier privato di Paul Delaroche dove farà il suo apprendistato con Gustave Boulanger, lo scultore Emmanuel Frémiet, Eugene Damey, Jean Jalabert, il caricaturista Cham, Ernést Hébert, Gustave le Gray e Jean-Louis Hamon. Gérôme seguirà al contempo i corsi delle Belle Arti su raccomandazione del  padre iniziando a copiare i dipinti più importanti del Louvre. Nel 1842, espone a Vesoul i suoi primi dipinti: Chiens savants, Esquisse de bataille, Moines au lutrin. Nel 1843 Gérôme accompagna Delaroche in Italia con diversi altri allievi. Visiterà Roma, Firenze e Napoli, ed eseguirà degli studi di architettura, paesaggi, figure e animali. Una febbre tifoide l’obbliga a rientrare e al suo ritorno entra nell’atelier di Charles Glevre, che durante il periodo di assenza dell’artista Delaroche prese in mano l’atelier. Gérôme vi resterà tre mesi, poi diventerà l’assistente del suo maestro rientrato dall’Italia. Gérôme si trasferisce in rue de Fleures, condividendo con i suoi colleghi l’appartamento, poi nel 1845 collabora con Delaroche, per il Museo di Storia di Versailles e realizza alcune decorazioni per la biblioteca del conservatorio delle Arti e dei Mestieri; sarà anche l’anno del suo primo viaggio, partendo con l’amico François Jules Got, un attore della Comédie Française, per la Russia, ma la guerra in Crimea devierà il loro percorso verso Costantinopoli. Seguiranno anni di gratificazioni come il 1855, anno che lo vede decorato a cavaliere delle Legione d’Onore all’esposizione Universale, grazie ai dipinti “Il Secolo d’Augusto” , ”La nascita di Cristo”, ”Il pifferaio”, “ Ricreazione al campo”, “ Il guardiano delle truppe”, che sarà acquistato dall’Imperatore. A quel punto Gérôme aprirà un atelier in rue de Notre-Dame des Champs.
Nel 1856 soggiornerà per otto mesi in Egitto insieme a quattro amici : l’attore Emile Augier, lo scultore Auguste Bartholdi che sarà il fotografo della spedizione e i pittori orientalisti Léon Belly e Narcisse Berchère. Nel 1857 Gérôme esporrà ”Recrues égyptiennes traversant le desert”. Il 1862  sarà l’anno del suo secondo viaggio che lo vedrà in Egitto, in Giudea, in Siria e visiterà Gerusalemme. Nello stesso anno si sposerà con Marie e la coppia avrà ben cinque figli. Nel 1868 ritorna in Egitto per quattro mesi ; l’artista è accompagnato da due dei suoi allievi, Paul-Marie Lenoir e Jean-Richard Goubie, dal cognato Albert Goupil che sarà il fotografo, e dai pittori Léon Bonnat, Ernest Journault e dal pittore olandese Willem de Famas-Testas. Di questo periplo Lenoir pubblicherà in seguito il diario ”Note di viaggio : Fayoum, SInai e Petra”. In Egitto, Gérôme dipingerà una serie di tele su Bonaparte al Cairo. Nel 1869 Gérôme venne eletto membro onorario alla Royal Academy e tornerà in Egitto assistendo all’inaugurazione del Canale di Suez con i suoi amici. Il 1870 vede la dichiarazione di guerra e Gérôme con la famiglia si stabilisce a Londra rientrando pero’ subito dopo a Parigi per partecipare alla difesa della città, ma con la sconfitta di Sedan e la caduta dell’Impero fugge nuovamente a Londra e resterà sino al giugno del 1871. Il pittore inizerà la serie consacrata agli hammam e la prima tela sugli interni di moschee venne esposta alla Royal Academy. Di ritorno a Parigi constaterà che l’ Hôtel preferito era stato bombardato e quindi inagibile. Gérôme continuerà a viaggiare, Spagna, Tangeri in Marocco, Algeri, ritornando in Egitto nel 1874, anno in cui venne premiato con la medaglia d’Oro per le tele : ”L’eminenza grigia” e “Rex Tibicen”. Partirà per la Turchia nel 1880, poi nuovamente in Egitto. Nel 1883 in Spagna, a Granada. Di seguito Londra, poi la Sicilia dove espose la sua scultura Tanagra che venne acquisita dallo Stato. La tragedia lo colpisce violentemente con la morte del figlio Jean, morto a 27 anni, lutto che lo prostro’ profondamente. Eseguirà per la tomba la scultura ”Il Dolore”. Nel 1893 venne eletto Presidente d’Onore della Società dei Pittori Orientalisti. I suoi ultimi dipinti orientalisti vennero  presentati nel1903, si trattava del dipinto “Predica in una moschea” e ”Vista della Medinét  el Fayoum”. Morirà il 10 gennaio 1904 all’età di 80 anni. Gli harem, i souks, gli hammam ed i mercati di schiavi dipinti nelle sue opere sono opera allo stato puro.
L’orientalismo di Gérôme è effettivamente caratterizzato da dei gruppi di persone, danzatori, bagnanti, mercanti, soldati e particolarmente situati a Costantinopoli. Sovente aiutato dalle fotografie, il pittore sembra leggere una visione esatta dell’Oriente che ha conosciuto, senza mai rinunciare a degli aggiustamenti compiacenti e fittizzi come testimoniano le sue donne all’hammam o i mercati di schiavi. Si riconosce a Gérôme una densità rara, una tecnica impeccabile e un occhio fotografico difficile da eguagliare. La sua tecnica è ”leccata”, quasi porcellanata. Lae sue tele sono lisce, fanno pensare ad un vetro placcato su una realtà a noi sconosciuta quindi attraente. Dipingeva le sue tele con dei piccoli tocchi di colore discreto che producevano, malgrado certe imperfezioni, degli effetti spaziali convincenti, con un empirismo apparentemente senza passione, che non avevano niente a che vedere con l’approccio tumultuoso e personale di Delacroix. Con la sua grande esperienza tecnica e la sua esattezza scientifica, Gérôme tenta di far dimenticare l’arte, facendo sparire le tracce del pennello. Nasconde e annulla l’impronta del suo intervento e insiste parallelamente su mille dettagli autentici  o o si suppone tali, punti essenziali che creano un atmosfera reale e il senso della scena o del tema dipinto, anche se totalmente immaginario o fantasma. Tutti questi dettagli sono chiari significati del reale, rendono credibile la rappresentazione, tentando delle ricostruzioni archeologiche. Gérôme è un vero campione della scena degli hammam (principalmente negli anni 1870 sino al 1890), giocando molto sui ”deguisement orientalisti” . Situa queste scene al Cairo, in Turchia, in Marocco, ecc.. Sovente titola questi dipinti come “bains maures”ma in verità i bagni mori (d’Africa) non furono che raramente rappresentati prima del 1920.  Nei ”Bain Maure” del 1880-1895, si ritrovano piuttosto degli elementi egiziani,come la fontana, il marmo a due colori e i catini  in argento, tipici esempi del periodo dei mammelucchi (Mameluk). Cosi’ come gli schiavi neri presenti nelle tele che, secondo i tratti e gli accessori studiati, sembrano essere posizionati nel Sudan. I più rappresentativi dipinti dell’artista orientalista sono : ”Il Prigioniero e il Macellaio turco” (1861), “La Preghiera”, “La Porta della moschea  El-Hasanein  al Cairo” (1866), ” L’Incantatore di serpenti” (1880), “Il Mercato degli schiavi”, ”Il Mercato ambulante al Cairo” e ”Passeggiata all’Harem”. foto: Wikipedia

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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