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“Diecidita” di Jacopo Ninni, Edizioni Smasher

September 1, 2011 Leave a comment

Titolo: Diecidita
Autore: Jacopo Ninni
Pagine: 66
Edizioni Smasher
Prezzo: 10,00 euro
1a edizione maggio 2011
ISBN 978-88-6300-027-6

Jacopo Ninni nasce a Milano nel 1964.

Cresce dove i libri sono sacri tanto quanto le pipe del nonno. Trascorre una faticosa adolescenza in campagna: in un tema descrive tristi giardini milanesi dove razzolano i cani, viene deriso perché razzolare è tipico delle galline; se ne frega e scopre che gli è più facile scrivere poesie piuttosto che impararle a memoria. Dopo diversi fallimenti abbandona il liceo classico e incontra chi riesce a risanargli la frattura tra scrittura e lettura. Trascorre l’anno di servizio civile con il poeta A. Inglese che tra sbronze e una fuga a Parigi gli consiglia la lettura di Andare a piedi in Cina di G. Giudici. La distanza lo scoraggia; si laurea in architettura e si ferma per dedicarsi ad altre arti come musica e architettura dei giardini. Anni dopo segue il fratello nell’Anonima scrittori e riprende il cammino grazie ai consigli di Antonio Pennacchi, con cui collaborerà in seguito nella stesura di un romanzo collettivo. Dopo l’eclissi del ‘99 arriva a Firenze. Oggi vive a Vicchio dove è padre, scrive per il settimanale locale, suona, e collabora con la biblioteca. Ha pubblicato diversi racconti in antologie della casa editrice Perrone e in riviste come Toilet e Prospektiva. Alcune sue poesie sono state selezionate per alcune antologie e segnalate o premiate in concorsi. Da qualche anno viene invitato a reading collettivi, contemporaneamente porta avanti il progetto CSP. Collabora con l’attrice Agnese Leo, fa parte della redazione del Blog Poetarum Silva.

Prefazione di Natàlia Castaldi

Di tutte le impronte possibili su diecidita.

Intraprendere la lettura di una raccolta poetica necessita sempre un passo doppio, che nello scarto letterale rintracci tutte le possibili connessioni che fanno di quest’arte la voce più intima ed immediata dell’universalmente meravigliosa e colorata, dolorosa e cruda parabola spazio-temporale, che convenzionalmente chiamiamo vita e di cui, invano e consapevolmente, tentiamo di decifrare le aporie.

La raccontano in molti la verità
Il dovere di non trasecolare.
Il bisogno di non trascendere
I colori delle tue abitudini


Correre alla festa di tua figlia
Contarne gli anni sulla punta dei capelli
Aspettando che ti dica il nome giusto
Prima di riprendere il respiro

Provare poi a filtrare l’orologio
Privare le lancette di ogni punta
Scolorire il tempo di ogni goccia
O stringere i riflessi al suo rintocco

[…]

Ma, in modo direi quasi prepotente, prescindere l’esperienza vita da quella poetica, nel caso di Diecidita, apparrebbe un’operazione forzata, innaturale, quasi priva di fondamento, giacché pensiero e parola appaiono cesellati e “musicati” per essere espressione l’uno dell’altra, senza mai perdere di tono, senza cadute né abbandoni, ma con un alta e spontanea delicatezza, che si fa ricerca nella scelta di ogni nota, di ogni singolo suono.

Ho

parole

Divise da colpe

scavate nel fango,

Parole uniformi

Alle voci

Che sento aldilà

Parole di fame

E silenzi

Spezzati a metà

[…]

La scelta del verso libero affida al ritmo intrinseco al verbo, alla sua naturale espressione fonetica, il compito di “cantare” e “tra-durre” ogni sfumatura emotiva che pensiero e immagine esprimono, lasciando al lettore il compito di sussurrarne la verità senza dover ricorrere ad artifici declamatori, ma abbandonandosi ad una semplice lettura piana, che in sé rivela tutti i colori e le possibili intersezioni di luci ed ombre, consoni ad una vera sinfonia.

Confesso che ho cambiato casa stamattina

Bruciato il letto e ogni spora estranea al tuo respiro

Gli occhi rimasti ad indicare sulla porta

Le stelle che mi hai chiesto di lasciare.

Ecco è così che il cuore si separa

Dal silenzio tuo addormito in quella cassa

E io appeso al singhiozzo di ogni passo

Conto il battere dei giorni, ritmo al tuo saluto

Oggi è di qua che si va e ci si conserva

Deviato è Il passo e poco oltre il cancello

sei tu leggera sulla testa del corteo

che guidi ogni lacrima ad attecchire ai muri

[…]

In questi versi a pulsare è la vita, intesa come percorso gravido di colori, speranze, sogni, umori, aspirazioni; dunque imprescindibile dagli schianti, dai dolori, dalle inevitabili mancanze.

[…]

Pietra d’angolo la saliva

Luce schiva, tu di paura

Nel silenzio diluito e vaginale

Ov’io m’addormo, tiepido

Indole segreta il tuo sudarmi

indomita tu e la tua ferita acerba

Cantami la ruggine del sangue

Ricamo e fonte del tuo respiro

[…]

La morte stessa acquista movenze sinuose e nitide, ed il dolore trova dignità nuova, lucida e sensibile che non può lasciare indifferenti dinanzi alla sua tensione mai melensa, mai languida ed abbandonata, ma – paradossalmente – vivida, vera, intensa, che sembra gridare la necessità del ricordo, la volontà di memoria, nonostante tutto, nonostante la speranza, che rigenerata dei sogni e delle movenze di dieci piccole dita, sussurra che c’è ancora percorso, che c’è ancora vita.

[…]

Ho Briciole per terra per perderci nei sogni

Dita fragili per conservarci appesi ad ogni attesa

Una ferita gelida per ricordarci ad ogni fine

Un bicchiere rotto, per annegarci ad ogni nuovo inizio.

[…]

Dunque perché Diecidita?

Dieci sono le dita bambine che tattilmente scoprono come giocare col mondo, dieci sono le dita che ancorano Jacopo alle stelle di una creatura da crescere, e dieci sono le dita di due mani che si intrecciano insieme, tenendosi per mano.

Ti sembreranno poche 10 dita

A contare nelle sere quelle stelle e

al meriggio, ogni fiore del tuo bosco.

Scoprirai così, nella quiete di un sorriso

la sorgente più profonda dei tuoi occhi

per contenere il cielo e ogni suo orizzonte

[…]

Diecidita perché attraverso dieci dita attuiamo la nostra prima ed infinita missione alla scoperta dello spazio che ci ospita e ci “dà luogo”, tastando e definendo le distanze tra tutto ciò che oggettivamente ci circonda e ciò che soggettivamente sentiamo di essere: materia di sogno,materia di sentimentomateria d’istinto e bisognomateria di curioso esploraremateria di conoscenza.

[…]

Ho spazi e mani

per contendere emozioni,

contrasti alla tua bocca

carezze ai tuoi silenzi.

[…]

Una nota a parte credo meriti la poesia – o sarebbe meglio dire le poesie (?) – “È bene che tu sappia”, in cui la fine di un amore è narrata con disincanto e crudezza “scenica”, cinematografica, in cui colorigraffiodori, esperienze, ricordi, angoli di casa ed azioni, confluiscono in un narrato denso, tagliente, duro, che non giudica, non infierisce, eppure si mostra determinato a voler cacciare per ricostruire, consapevole della sua esperienza, dell’importanza che comunque ogni passo ha inciso, sia pure dolorosamente.

[…]

Che ho cancellato l’unica poesia

non perché incompiuta o scritta male

Ma sterile, bugiarda, inutile, blasfema.

Parlava di una donna che non c’era

Di sensazioni provate con chiunque

fragili e scontate, come le tue scuse

davanti a un mondo offerto in poche righe

[…]

La caparbia volontà di sopravvivenza in Ninni supera ogni acredine attraverso la delicatezza d’animo sua propria, che traspare nella ponderatezza di ogni termine, che si rivela soppesato, calibrato ad esprimere i colori di ogni singola esperienza.

[…]

Che questa casa ha già cambiato odori

(La luce stessa vi traspira più leggera).

E come i suoi colori, cambia il giardino.

Non più il tuo arancio di calendule e tageti

Ma un semplice, bianco profumato gelsomino

E dell’orto che vantavi come impresa

Resta un solco che non si lascia fecondare.

[…]

Ed il colore, difatti, è protagonista indiscusso di tutta la raccolta, dacché in essa si può perfettamente distinguere un piccola sillogeChromethica, attraverso la quale Ninni sembra rispondere alla fatidica domanda “qual è il tuo colore preferito?”, con una paradossale risposta:“il suo calore”.

Ma cosa significa, “il suo calore”?

È semplice: il colore, lo studio pittorico del colore che Ninni effettua attraverso la parola, tende ad affermare l’imprescindibile tra percezione visiva e affezione emotiva, che lega ogni esperienza sensibile alla sua interiorizzazione. Dunque il rosso, sarà calore nella dimensione del fuoco, della passione, del desiderio, della rabbia;

[…]

Ovunque tu

Passi

Calore, rosso

di fuoco

Di Terra su capelli

Rossi

Come tracce su lenzuola

Raccolte

Su rossi morbidi corpi

In Calore

di Silenziosi morbidi Colpi

Come mattutini flebili

Passi

E ovunque tu vada

[…]

ed il bianco espressione percettiva della neve e dei silenzi, ma anche assenza di inchiostro, di suono, ed ancora luce, trascendenza ed inspiegabile memoria; poi ancora i blu e le svariate gradazioni dal cupo al trasparente azzurro che legano indissolubilmente elementi vitali quali acqua ed aria, alla materia di terra e cielo, reale ed ideale, tangibile ed “in-spirabile” nel calore dell’irrimediabilmente infinito, etereo, inafferrabile.

A quest’ora che si orienta

al gelido risveglio

Ho una luna riflessa nel vetro

Di un treno che infecondo

sprofonda

Nella liquida sonnambula aria

Per plasmarsi in case

E poi città.

[…]

Un lavoro complesso Diecidita, su cui scrivere è intraprendere lo stesso naturale percorso dell’autore, col rischio di perdersi, senza saper mettere un punto finché ci sia inchiostro per poter dire. Un lavoro del quale mi preme sottolineare il messaggio ultimo e complessivo di una speranza tutta terrena e vitale, ancorata al senso semplice di tutte le piccole impronte di un cammino, che ci sia concesso trattenere sudiecidita.

Fonte: Edizioni Smasher

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