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Tombe musulmane, legittima aspirazione delle fedi religiose alla sepoltura nei cimiteri italiani

October 22, 2012 1 comment

Tutti, indistintamente tutti hanno diritto ad una sepoltura. Si tratta di un diritto da difendere ma che è garantito dalla stessa Nostra Costituzione che all’articolo 3 nello stabilire l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge tutela la dignità umana e quindi il rispetto di tutti anche al termine della propria esistenza, credenti e non credenti e appartenenti ad ogni confessione, mentre in Italia permane un vuoto normativo che urge essere colmato alla luce del livello di multiculturalità che ha raggiunto il Paese.
Quello delle sepolture è, infatti, un problema che per gli stranieri ed in particolare per i parenti che si trovano ad affrontare la perdita di un caro è all’ordine del giorno, specie se si pensa che la crescita tumultuosa del numero degli immigrati e delle seconde o terze generazioni nate e cresciute in Italia ha contribuito ad aumentare il numero dei cittadini di diverse confessioni a partire da quelli di fede islamica con la conseguente richiesta di forme di sepoltura rispettose delle tradizioni musulmane, anche se analogo discorso, vale, per esempio, per quelli di fede buddista.
Se sino a qualche tempo or sono le stime delle associazioni musulmane accreditavano una percentuale pari ad oltre il 90% dei feretri dei musulmani deceduti in Italia e rimpatriati nel paese d’origine, il radicamento in Italia di cittadini provenienti da paesi islamici ha subito un rafforzamento con la conseguenza che già tra una generazione ossia tra meno di 25 anni, questo trend invertirà la rotta ed il numero di cittadini di fede musulmana che verrà inumato in Italia sarà destinato senza dubbio ad essere maggioritario.
La conseguenza diretta, sarà quella di prendere atto che i cimiteri nostrani, palesemente inadeguati ai giorni nostri, dovranno avere una zona dedicata che permetta ai fedeli di religione musulmana di poter celebrare i propri morti secondo il rituale stabilito dal proprio credo che, come è noto, obbliga, fra l’altro, la sepoltura della salma in modo che la testa del defunto sia rivolta in direzione della Mecca ed avvolta in un lenzuolo, senza bara.
Purtroppo, però ad oggi l’Italia si è rivelata un paese “in – civile” perché ad oggi, nonostante in alcune aree la presenza di islamisti sia elevata, non si è ancora preso atto di tale tendenza e soprattutto di tale necessità. Sono pochissimi, infatti, i cimiteri musulmani che si concentrano soprattutto a nord, in particolare nelle grandi città: Torino, Milano, Bologna, Reggio Emilia e Genova.
Risultano pressoché inesistenti al Sud: il campo del Verano a Roma, e in Molise, vicino a Isernia. Mentre una bella esperienza è costituita da Favara, in Sicilia una paese di 32 mila anime che guarda caso deriva dalla parola araba Fawarah ossia «sorgente d’acqua», dove è stato aperto il primo cimitero musulmano. L’esigenza, è scaturita a seguito di uno dei tragici viaggi della speranza finiti male.
A questo punto, per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti” non si può più soprassedere e bisogna obbligare i comuni che hanno in gestione i servizi cimiteriali, per legge, a procedere ad individuare delle apposite aree per consentire una degna sepoltura a tutte le persone indipendentemente dall’appartenenza o meno ad un credo religioso, perché si tratta di una scelta di civiltà improrogabile.
Giovanni D’AGATA

Fonte: MondoMistery

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Islam, cultura islamica e Occidente nei secoli

September 17, 2012 Leave a comment

Tra il VII° e il X° secolo  l’Occidente cristiano venne profondamente scosso dagli ultimi epigoni della conquista araba, anche se quel mondo, come abbiamo visto in seguito, venne solo marginalmente toccato dall’ondata saracena, in particolare la Spagna, l’Italia del sud (solo in parte quella del nord) e la Gallia meridionale. All’inizio l’Occidente confuse queste incursioni incessanti con le molte altre invasioni barbariche di cui era stato oggetto. Questa confusione resta ancora oggi ed è proprio da questa originaria esperienza di aggressione che la coscienza medioevale formò la sua immagine dell’Islam. Le cose cambiarono quando l’Europa cristiana, attraverso le Crociate, superò  i limiti del proprio territorio e si proiettò all’esterno. Bisogna a questo punto distinguere tra la visione dell’Islam nel mondo popolare e quella della filosofia scolastica. La prima era nutrita dalle Crociate e si svillupava a livello dell’immaginario, la seconda si nutriva del confronto islamico-cristiano in Spagna e si sviluppava a livello razionale. Nella letteratura popolare i musulmani erano visti come pagani e il Profeta Maometto era considerato un “mago corrotto“, a capo di un popolo di “infedeli“; gli eruditi invece conoscevano l’apparato dottrinale dell’Islam in quanto esisteva una traduzione del Corano a cui attingere e capire. Se l’Islam venne riconosciuto per le sue conquiste scientifiche e per le sue filosofie, venne contemporaneamente negato in quanto religione e morale. L’Occidente si dissociò  dall’apporto del pensiero arabo congiunto al  giudizio sul valore morale dell’Islam. Si formò dunque una visione intellettuale che dal XII° secolo si prolungò sino al XVIII° secolo e si potrebbe dire, per certi elementi in causa, sino all’epoca coloniale in modo praticamente identico. Questa visione si basa in primo luogo su una profonda collera contro il Profeta che spense l’evoluzione dei popoli verso il cristianesimo; il Profeta non solo abusò della credulità della folla, ma la sua vita divenne esempio di sensualità e violenza, secondo i canoni occidentali. Il suo messaggio venne considerato un messaggio umano e il Corano non sarebbe stato che un insieme deformato di leggende prese a prestito dalla Bibbia. L’Islam era considerato come un elemento perturbatore, un ultimo arrivato, senza elaborazione dottrinale e in ultima analisi semplicistico, che pretendeva di collocarsi sullo stesso piano del cristianesimo. Da qui ne deriva una visione dell’anima musulmana, che scaturisce dal comportamento del suo pseudo-profeta,  che è l’antitesi del comportamento di santità fondata sulla repressione degli istinti. L’Islam aveva, e a tutt’ora, una concenzione del Paradiso “carnale” e materiale, ammette la poligamia e veniva visto quindi come religione del sesso, della licenza, dell’istinto che prevale sulla ragione. Ci si può domandare se all’origine di questa visione (eccessivamente negativa) non ci fosse stata l’ossessione del sesso che abitava quel piccolo mondo intellettuale. Accanto alla sessualità, il secondo tema sviluppato dalla visione medievale occidentale era quello della violenza e dell’aggressione. Violenza musulmana percepita all’unanimità e proiezione sull’Islam della propria violenza. Gli autori che esprimono il loro pensiero in modo razionale fanno un confronto tra il Cristianesimo che si diffuse attraverso la conversione e il sacrificio degli Apostoli e l’Islam, che all’inizo si diffuse con la conquista armata. L’esistenza di un Islam autonomo e nello stesso tempo che si richiamasse ad una tradizione comune, apparve come una sfida al totalitarismo cristiano che non conobbe l’esperienza del pluralismo religioso della società, come invece successe con l’Islam. Questa visione così polemica non serve comunque a conoscere l’Islam, forse serve a capire la mentalità di certi ambienti intellettuali del Medio Evo, pregiudizi che si sono talmente insinuati nell’inconscio collettivo dell’Occidente che ci si chiede se mai potranno essere estirpati. Molti sono stati poi i  volti dell’Europa moderna: l’Europa del Rinascimento e della Riforma, l’Europa illuminista, l’Europa colonialista dalla seconda metà del XIX° secolo. All’interno di ogni Europa si trovavano diversi punti di vista: quello religioso, commerciale, intellettuale liberista e via dicendo. Nel XVI° e nel XVII° secolo il mondo religioso non polemizzava più con l’Islam, a volte lo ignorava, ma in ogni caso non riconobbe mai nella religione musulmana una religione “rivelata“. Rimase diffuso un sentimento di superiorità che coincise con una coscienza  di supremazia politica e di civiltà. E l’Islam ritornò alla barbarie, non venne nemmeno più considerato, come nel Medio Evo un avversario teologico. Nel mondo laico le cose andavano ‘ diversamente. Sul piano politico l’Islam venne identificato con l’Impero Ottomano e i rapporti tra queste due realtà politiche obbedirono in primis alla razionalità diplomatica. Gli intellettuali guardarono all’Oriente con uno sguardo più sereno e obiettivo; la visione popolare oscillava tra l’immagine di un Oriente splendido e meraviglioso e quella di un Oriente lascivo e crudele, caratterizzato da una religione fanatica, aggressiva, elementare. Nel XVIII° secolo, l’entusiasmo, l’ottimismo e l’universalismo dell’Europa gettarono le basi per una maggiore comprensione dell’Islam. Secondo il pensiero illuminista le diverse culture avevano e hanno uguale potenzialità. Nella seconda metà del XIV° secolo apparve però il fenomeno del colonialismo, prodotto dallo sviluppo industriale e dall’emergente classe borghese. Il mondo non europeo si trovava ad essere svalorizzato, privato di dignità e l’arsenale polemico medievale nei riguardi dell’Islam risorse. L’eurocentrismo affiorò chiaramente nei gruppi impegnati ideologicamente, sia cristiani o marxisti. Il cristiano era attirato dalla spiritualità dell’Islam, ma preferiva come interlocutore  il non credente; il marxista era sensibile solo alle dimensioni moderne dell’Islam e volle ignorare la sua cultura più profonda legata al passato. L’umanesimo cristiano coltivò la differenza, il marxista, per contro, la sola universalità riconosciuta valida, cioè il marxismo stesso. Si potrebbe dire che l’uomo più libero è quello che non condivide nessuna ideologia e meno cose si conoscono dell’Islam più si avrà la possibilità di percepirlo con obbiettività e simpatia. Il concetto dell’Islam come totalità lo ha infatti inventato l’Europa che ancora oggi fa riferimento a quel concetto, quando oramai il mondo musulmano si è politicamente differenziato e l’Islam stesso può’ essere ricondotto alla sua sola funzione religiosa.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Marocco, conversioni all’Islam in crescita nel reame

September 1, 2012 Leave a comment

Ragioni spirituali, mistiche sufi o più pratiche come i matrimoni, motivano nella maggior parte dei casi le conversioni all’Islam in Marocco. Antonio, nazionalità italiana, tenuto per mano dall’imam della moschea Koutoubia a Marrakech, si dirige al suo interno, qualche minuto prima dell’inizio della preghiera dell’AlÎchaa e dei Tarawih, recitando l’Achhadataine, la riconoscenza dell’unicità di Allah e delle  profezie del suo messaggero Maometto, mentre la moschea colma di preghiere, vibrerà sotto il “Dio è grande” dei fedeli.  Scene come queste sono abituali in molte moschee del reame, da Marrakech a Salé, da Agadir a Casablanca. In un recente studio del ministero degli Habous e degli affari religiosi riguardante le conversioni all’Islam in Marocco, si deduce che il fenomeno ha avuto un picco in questi ultimi anni, registrando una crescita costante. Dalle 300 conversioni registrate nel 2012, da non musulmani nel reame marocchino, le cifre sono passate a 1.947 nell 2011 con l’83% di uomini pari a 1.619 soggetti contro 328 conversioni femminili. In questi studi il ministero degli Habous ha lasciato intendere che il risultato della statistica è falsato dalle non iscrizioni ai tribunali famigliari e dai consolati stranieri, in quanto molti convertiti non denunciano il fatto alle autorità. In testa ai paesi di provenienza dei nuovi musulmani in Marocco troneggia la Francia con il 49,7% con oltre 986 francesi, seguito dall’Italia con 252 conversioni, la Spagna 150, il Belgio 101 e gli Stati Uniti con 71 convertiti.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Ramadan, conto alla rovescia…

July 16, 2012 Leave a comment

Il countdown sta per iniziare..fatto salvo stravolgimenti del ciclo lunare il Ramadan quest’anno in Marocco inizierà tra il 20 e il 21 luglio 2012. Il Ramadan è uno dei 5 pilastri dell’Islam, il quarto nei sunniti e il terzo per gli sciiti duodecimani (maggioritari rispetto agli sciiti). La sua durata è di un mese lunare (29/30 giorni). In Turchia è chiamato Ramazan. Il Ramadan è un mese di digiuno e di preghiera per avvicinarsi a Dio, per tornare a Dio. E’ anche il mese che, nel 610 D.C., Maometto vide l’arcangelo Gabriele che gli annunciò la sua investitura come messaggero di Dio. Questo momento preciso è  la Notte del Destino, Lailat al Qadar, verso la fine del Ramadan (27° giorno), notte che celebra la rivelazione del Corano al Profeta con preghiere e pentimenti. Il Ramadan termina con la festa dell‘Aid al Seghir (piccola festa in arabo) che è  anche chiamata Aid el Fitr (festa della rottura del digiuno) e segna la fine del mese sacro. Ovviamente è una festa che racchiude una gioia profonda dopo un mese di patimenti,ma ve ne parlerò durante questo mese. La storia ci dice che il primo digiuno imposto da Maometto ai suoi discepoli durò una sola giornata prima dellla festività ebrea del Yom Kippour. Questo digiuno riproponeva quello degli ebrei e il Profeta, ovviamente in disaccordo, decise che sarebbe durato più a lungo, anche di quello cristiano della Quaresima, e stabilì’ un mese intero. L’obbligo essenziale del Ramadan è il digiuno (Siam): durante tutta la giornata, dall’alba al tramonto è assolutamente proibito nutrirsi, bere ed avere rapporti sessuali. Con la stagione estiva tutto diventa più difficile tenendo presente che qui siamo nell’ordine dei 38/45 gradi e bere è necessario. Il Ramadan è il tempo della parola di Dio (lettura del Corano) e di incontrarsi a Lui con la preghiera. Sovente durante questo mese un profondo fervore religioso si impadronisce dei credenti che negli oratori e nelle moschee pregano tutta la notte in veglia. In questo mese i musulmani devono anche compiere lo zakat, un altro pilastro dell’Islam, l’elemosina. E’ una tassa obbligatoria che si dona alla fine del digiuno, al termine del Ramadan. Questa “tassa” è calcolata intorno al 25% degli introiti annuali del credente e, il mondo va avanti, alcuni siti islamici accettano i versamenti con carte di credito. I costumi di questo mese sono differenti secondo i Paesi. L’Egitto e il Maghreb vivono il Ramadan come un mese di convivialità e di festa (dopo la rottura del digiuno quotidiano). Le famiglie si riuniscono per mangiare insieme e nelle strade una certa animazione è visibile sino a notte fonda. La tradizione vuole che si acquisti degli abiti nuovi ai bambini e durante la festa della fine del Ramadan verranno indossati per andare alla moschea. Il digiuno del Ramadan in Marocco, contrariamente ad altri Paesi musulmani, è scrupolosamente rispettato. L’Islam è religione di Stato e i marocchini si “sorvegliano” mutualmente (se un marocchino viene sorpreso a mangiare è immediatamente arrestato). Al contrario in Turchia, per esempio, i membri della setta Alèvis digiunano solamente qualche giorno durante tutto il mese sacro. In Marocco, essendo strettamente praticato, molti occidentali che qui vivono e lavorano, abbassano le serrande e se ne vanno in vacanza per evitare disagi e problemi legati naturalmente a questo avvenimento. Vero è che molti locali, bar, caffé e ristoranti, gestiti da marocchini, durante tutta la giornata sono chiusi e, i pochi aperti, aumentano i prezzi a dismisura approfittando della mancanza di servizi. È un mese che, per esperienza personale, è meglio uscire il meno possibile durante il giorno, quando sovente si è spettatori di risse e quant’altro dovute al nervosismo che un digiuno puo’ provocare. Purtroppo ho avuto anche modo di verificare con alcuni ospiti del Riad un po’ ingenui, una certa aggressività verbale verso i turisti che passeggiano con la bottiglia dell’acqua in primo piano o peggio ancora fumano disinvoltamente per la strada. Attenzione dunque ai comportamenti!. Il mese del Ramadan posso consigliarlo a viaggiatori che cercano di capire e carpire usi e costumi del Paese che gli ospita, ma lo sconsiglio ai turisti da Club Vacanze; il Ramadan è un momento sacro (anche se sono evidenti molte incrongruenze in questo periodo) e come tale va rispettato, con una buona dose di pazienza e di buona creanza. Poi è festa! Alla sera è fantastico lasciarsi coinvolgere, nelle strade e nelle piazze, dall’esplosione di felicità che attraversa tutti quanti. Una scarica di adrenalina pura che rimette in moto i pensieri e le azioni, sopite e stordite durante tutta la giornata. E tra le pieghe di questi momenti si incontrano personaggi incredibili, storie di vita vissuta senza protagonismi, come il misterioso e leggendario Sidi (signore) che durante tutto il Ramadan offre un pasto a centinaia di poveri diseredati, nascosto nella penombra della Place Jemaa el Fna per non essere riconosciuto e non dover essere ringraziato. Questo è anche il Ramadan!.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Marocco, cannabis e Islam liason dangereuse

April 28, 2012 Leave a comment

Qualcosa come 550 ettari di terreni appartenenti al Ministero degli Habous e degli Affari islamici (massima autorità nell’ambito religioso), nella regione di Ouezzane, saranno dati in affitto a degli agricoltori che coltivano cannabis. Questo è quello che ha rivelato lunedì il consigliere del Partito Autenticità e Modernità (PAM) Larbi Mharci, durante una seduta della seconda camera del Parlamento. Una parte del budget del Ministero degli Habous e degli Affari Islamici proverebbe dunque dalla coltura della cannabis, e servirebbe a pagare i salari di certi oulemas, imam e impiegati delle moschee.   Diverse personalità della regione di Ouezzane, interpellate dalla redazione di Bladi.net, hanno affermato che non si tratta di una novità per tutta la regione di Mokrisset, a circa 30 km a nord di Ouezzane, dove le terre degli Habous sono affittate regolarmente ai produttori di cannabis da circa una decina di anni. In Marocco, uno dei primi produttori mondiali di cannabis, 47.500 ettari di terreno  sono consacrati alla cultura del cannabis nel 2010, contro i 134.000 ettari del 2003, secondo una stima dell’Organo Internazionale di controllo degli stupefacenti (OICS). Della serie si predica bene (molto bene) e si razzola male!

Fonte: My Amazighen

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Islam, simbologia dell’acqua

April 11, 2012 Leave a comment

Nell‘Islam, pìù di ogni altro elemento, l’acqua è benedetta perchè con il suo zampillo inonda l’uomo della sua provvidenza divina e dei suoi favori: “Noi faremo scendere dal cielo un acqua benedetta grazie alla quale cresceranno giardini, grano e palme slanciate che nutriranno i nostri servitori” (Qaf, L, 9-11). L’acqua ha differenti origini e funzioni: l’acqua per le abluzioni, l’acqua del pozzo di Zemzem, l’acqua delle otri dei carovanieri, l’acqua dei pozzi nelle oasi e l’acqua delle fontane e dei rubinetti. Si può leggere nella Soura dei Profeti: “Gli increduli non hanno visto che i cieli e la terra formano una massa compatta? Noi le abbiamo in seguito separate e abbiamo creato, a partire dall’acqua, tutte le cose viventi. Non credono loro?“ (I Profeti, XXI, 30). A riguardo dei dogmi musulmani, e tenuto conto delle forti prescrizioni sull’igiene dell’Islam, l’acqua è presente all’inizio dei riti di sacralizzazione e purificazione. In questi insiemi simbologici il più importante è forse l’acqua sacra del pozzo di Zemzem, la cui sorgente è situata nella corte di Hijr, ai piedi della Kaaba, sempre impressionante per i pellegrini che vi giungono per l’annuale momento di preghiera collettiva. Ibn Battuta (1304-1377), geografo e viaggiatore tangerino, descrive una credenza dei suoi tempi secondo la quale l’acqua di Zemzem aumenta e gonfia miracolosamente tutte le notti dal giovedì al venerdì. L’istoriografia musulmana avanza l’ipotesi che l’acqua di Zemzem zampilla sotto i piedi di Ismaël, figlio di Abramo, dopo che la madre Hagar, senza acqua per il figlio e per se stessa, la trovò tra due colline vicine alla Kaaba, chiamate Safa e Marwa. Secondo il grande storico arabo Tabari (838-923), è Ismaël che provocò il miracolo: “Ismaël si mise a piangere dopo aver visto l’uso che si faceva dei bambini che si trovavano senza la loro madre, e iniziò a pestare i piedi contro la terra, come ancora oggi fanno i bambini, e una sorgente scaturì sotto i suoi talloni“. Se Zemzem ha una tale importanza nel dispositivo rituale del pellegrino, è perchè questo rappresenta e simbolizza al meglio la mitologia degli antichi arabi, che accordavano all’acqua un importanza smisurata. Ricordiamo anche la potenza maestosa che occupano i quattro fiumi Kawtar, Salsabil, Eufrate e Nilo. I primi due, chiamati fiumi interiori, sono dei Paradisi. Gli altri due, chiamati fiumi esteriori, sono appunto l’Eufrate e il Nilo. L’Eufrate scorre in Irak dove, con il Tigri, forma un immenso delta sul golfo arabico-persiano. Il Nilo è un fiume immenso con i suoi 6.671 km e attraversa il Kenia, Rwanda, Burundi, Congo, Etipia, Sudan e l’Egitto per gettarsi nel Mediterraneo. Dall’antichità (Plutarco già ne parlava) sino alla costruzione della diga di Assouan da parte dei sovietici nel 1958, le sue acque sono state vitali (e devastanti)  per l’agricoltura egiziana e per gli abitanti. Nel paradiso musulmano, immenso giardino verdeggiante, scorrono Kawtar e Salsabil, due fiumi citati nel Corano, ma scorrono anche ruscelli di latte, di vino, di miele e d’acqua: ” Ecco la descrizione del Giardino Promesso a quelli che credono nel Signore: ci saranno dei fiumi dove l’acqua è incorruttibile, dei fiumi di latte dal gusto inalterabile, dei fiumi di vino, delizia per chi lo berrà, e ancora dei fiumi di miele puro. E si troveranno ogni tipo di frutto e il perdono del Signore…” (Mohammed, XLVII, 15). Infine, per quanto idilliaco sia già dalla descrizione, bisogna aggiungere evocazioni di una natura lussureggiante, di oasi, di otri piene di acqua e caraffe d’argento dove cola un vino raro e misterioso. La benedizione dispensata dall’acqua è alle volte immediata (l’acqua mantiene in vita il carovaniere nel deserto) e alle volte purificatrice, benefattrice e rigeneratrice. L’acqua opposta al fuoco, a volte alla Terra, rappresenta la parte fredda della natura umana ma sembra che l’islam non sia sensibile a questa dimensione, privilegiando al contrario, il suo zampillio, il suo movimento e il suo dinamismo. Non simbolizza di fatto la natura rigenerata, la potenza divina, la misericordia di Allah?. Nella Sura n-Nour, il Corano attesta chiaramente che: ” Dio ha creato tutti gli esseri viventi a partire dall’acqua” (La Luce, XXIV, 45).

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Pavone nell’Islam, bellezza della natura

January 4, 2012 Leave a comment

I miei primi pavoni sono arrivati al Bled Taous (trad. Fattoria dei Pavoni) e resto incantato ad ammirarli in tutta la loro magnificienza e regalità. Scrivo di loro oggi perchè sono affascinato dalla loro storia e dal loro legame, a volte profondo, con l’Islam. Il pavone è originario dell’India ma si trova in natura anche nelle foreste dello Sri Lanka, nelle vicinanze di sorgenti d’acqua. Venne, nell’antichità, importato in Grecia e in seguito in tutta l’Europa. Tutti riconoscono il pavone per la sua bellezza senza pari, la sua spettacolare ruota coloratissima composta da oltre 150 piume e il suo aristocratico portamento. In arabo è chiamato Taous. Si racconta che vada alla ricerca di cibi avvelenati ed è per questo che anticamente i ricchi lo allevassero nei loro palazzi per scongiurare complotti omicidi. Nel reame marocchino si racconta che la Terra è un pavone e il Marocco è la sua coda perchè nel pavone non vi è nulla di più bello della coda che brilla di 1000 colori. Alcuni oulemas (teologi islamici) dicono che Iblis faceva parte degli angeli e che era il pavone degli angeli, il più bello, devoto e pio, prima di diventare diavolo. Importante ricordare che in Marocco tutti cercano le ceramiche dette “Tawss coda di pavone”. Si tramanda la storia che fu Alessandro il Grande ad importare dall’India, dove venne ferito, altri dicono dall’Iran, queste preziose ceramiche colorate. Le portò con se quando compì il suo periplo di guerra, dopo la Macedonia sino alla sua sepoltura a Baghdad, in Irak. Vinse tutte le potenze dell’epoca, sempre accompagnato da questi preziosi manufatti che ricordavano il pavone. In generale, il pavone simbolizza il potere e l’eternità  perchè le sue piume vengono rinnovate ogni anno. Nella simbologia alchimistica  musulmana quando il pavone fa la ruota, simbolizza l’universo, la luna o lo zenith. Esiste una relazione tra la danza rotatoria dei dervisci di Jalal Dine Arroumi (Mewlana) e questa ruota.  I sufi dicono che i suoi colori rappresentano la vanità e l’orgoglio di questo mondo e la sua coda a ventaglio rappresenta lo spirito. Una leggenda racconta che Dio fece uscire il gruppo che partecipò al Peccato originale di Adamo inviandoli sulla Terra: Adamo atterrò in India e pianse per 100 anni i suoi peccati mentre Eva si trovò a Jedah, in Arabia Saudita, il serpente poi a Ispahan in Iran con  l’angelo-pavone che aiutò Satana ad entrare in Paradiso (secondo Al Azzawi nel 1935 e Lescot nel 1938). Dio tolse la voce al pavone, inibì il suo movimento e distrusse la luminosità del suo piumaggio. Dopo, l’angelo-pavone si pentii dei suoi peccati piangendo per 7.000 anni bruciando sul fuoco dell’Inferno. Pavone è anche il termine usato per identificare gli inventori delle false religioni, Tawawiss, mentre gli angeli sono chiamati Nawamiss (sing. Napouss). Il pavone venne dipinto e scolpito su molti supporti tra le due rive del bacino meditteraneo ed è sempre stato identificato come l’uccello del Buddha Amithaba in Tibet, simbolo di immortalità in India così come tra i musulmani Moghol che regnarono in India e che fondarono la capitale attuale Delhi. È  simbolo di pace e di prosperità in Cina e in Vietnam. Tra i buddisti del Nepal è legato alla dea Mahama Yuri che protegge i viaggiatori contro gli otto pericoli del viaggio, tra cui il serpente. Il legame con il numero 12 deriva dai 12 disegni che rappresentano il pavone e tutti i 12 anni era prevista una danza con un sacrificio umano, un serpente, una rondine e un piccione, gettati nel fuoco.  Raffigurazioni del pavone si trovano nell’arte bizantina legato all’idea del potere ( a Palermo), ma il pavone si erge a simbolo dell’eternità, a lato della croce oltre ad essere citato nella Bibbia con il re Salomone. Tra i libici è considerato come un animale sacro mentre è considerto tra i greci come l’animale sacro di Giunone. In Siria si trova rappresentato su alcuni manufatti del XII° secolo e tra la setta degli Yazid, di etnia curda, il pavone venne adottato come simbolo nel XII° secolo, ma i sunniti li tacciarono di essere adoratori del Dio Pan che è un diavolo.  Questa setta è presente in Irak, in Turchia, in Siria, in Armenia e in Iran e furono proprio gli adepti di questa setta  che misero sulla tomba di Addi ben Mossafir un pavone come segno di rispetto e di riconoscenza. L’angelo-pavone è chiamato dagli yazdani Pak o l’Essere Supremo. Dall’epoca in cui l’Iran diventò Sasanide questo uccello rappresenta il potere con il Drago-Pavone mentre in letteratura è Vizir. L’iraniano Faid Addine Al Attar nel suo libro “Dialogo degli uccelli” considera il pavone come l’uccello del Paradiso. Gli iraniani lo citano nei loro poemi con Elias Mahdi. Nell’interpretazione dei sogni secondo Ibn Sirin, il pavone rappresenta un Re nobile ma non arabo. Tante storie, leggende, racconti, che accompagnano da secoli la vita di questo splendido e prezioso animale, simbolo di vanità  e affascinante esempio di come la natura abbia forgiato in un uccello la sintesi della Bellezza.

Fonte: My Amazighen

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Ramadan, inizia il countdown…

August 1, 2011 Leave a comment

Il countdown sta per iniziare… fatto salvo stravolgimenti del ciclo lunare il Ramadan quest’anno in Marocco inizierà il  2 agosto 2011. Il Ramadan è uno dei 5 pilastri dell’Islam, il quarto nei sunniti e il terzo per gli sciiti duodecimani (maggioritari rispetto agli sciiti). La sua durata è di un mese lunare (29/30 giorni). In Turchia è chiamato Ramazan. Il Ramadan è un mese di digiuno e di preghiera per avvicinarsi a Dio, per tornare a Dio. E’ anche il mese che, nel 610 D.C., Maometto vide l’arcangelo Gabriele che gli annunciò la sua investitura come messaggero di Dio. Questo momento preciso è  la Notte del Destino, Lailat al Qadar, verso la fine del Ramadan (27° giorno), notte che celebra la rivelazione del Corano al Profeta con preghiere e pentimenti. Il Ramadan termina con la festa dell‘Aid al Seghir (piccola festa in arabo) che è  anche chiamata Aid el Fitr (festa della rottura del digiuno) e segna la fine del mese sacro. Ovviamente è una festa che racchiude una gioia profonda dopo un mese di patimenti,ma ve ne parlerò durante questo mese. La storia ci dice che il primo digiuno imposto da Maometto ai suoi discepoli durò una sola giornata prima dellla festività ebrea del Yom Kippour. Questo digiuno riproponeva quello degli ebrei e il Profeta, ovviamente in disaccordo, decise che sarebbe durato più a lungo, anche di quello cristiano della Quaresima, e stabilì’ un mese intero. L’obbligo essenziale del Ramadan è il digiuno (Siam): durante tutta la giornata, dall’alba al tramonto è assolutamente proibito nutrirsi, bere ed avere rapporti sessuali. Con la stagione estiva tutto diventa più difficile tenendo presente che qui siamo nell’ordine dei 38/45 gradi e bere è necessario. Il Ramadan è il tempo della parola di Dio (lettura del Corano) e di incontrarsi a Lui con la preghiera. Sovente durante questo mese un profondo fervore religioso si impadronisce dei credenti che negli oratori e nelle moschee pregano tutta la notte in veglia. In questo mese i musulmani devono anche compiere lo zakat, un altro pilastro dell’Islam, l’elemosina. E’ una tassa obbligatoria che si dona alla fine del digiuno, al termine del Ramadan. Questa “tassa” è calcolata intorno al 25% degli introiti annuali del credente e, il mondo va avanti, alcuni siti islamici accettano i versamenti con carte di credito. I costumi di questo mese sono differenti secondo i Paesi. L’Egitto e il Maghreb vivono il Ramadan come un mese di convivialità e di festa (dopo la rottura del digiuno quotidiano). Le famiglie si riuniscono per mangiare insieme e nelle strade una certa animazione è visibile sino a notte fonda. La tradizione vuole che si acquisti degli abiti nuovi ai bambini e durante la festa della fine del Ramadan verranno indossati per andare alla moschea. Il digiuno del Ramadan in Marocco, contrariamente ad altri Paesi musulmani, è scrupolosamente rispettato. L’Islam è religione di Stato e i marocchini si “sorvegliano” mutualmente (se un marocchino viene sorpreso a mangiare è immediatamente arrestato). Al contrario in Turchia, per esempio, i membri della setta Alèvis digiunano solamente qualche giorno durante tutto il mese sacro. In Marocco, essendo strettamente praticato, molti occidentali che qui vivono e lavorano, abbassano le serrande e se ne vanno in vacanza per evitare disagi e problemi legati naturalmente a questo avvenimento. Vero è che molti locali, bar, caffé e ristoranti, gestiti da marocchini, durante tutta la giornata sono chiusi e, i pochi aperti, aumentano i prezzi a dismisura approfittando della mancanza di servizi. È un mese che, per esperienza personale, è meglio uscire il meno possibile durante il giorno, quando sovente si è spettatori di risse e quant’altro dovute al nervosismo che un digiuno puo’ provocare. Purtroppo ho avuto anche modo di verificare con alcuni ospiti del Riad un po’ ingenui, una certa aggressività verbale verso i turisti che passeggiano con la bottiglia dell’acqua in primo piano o peggio ancora fumano disinvoltamente per la strada. Attenzione dunque ai comportamenti!. Il mese del Ramadan posso consigliarlo a viaggiatori che cercano di capire e carpire usi e costumi del Paese che gli ospita, ma lo sconsiglio ai turisti da Club Vacanze; il Ramadan è un momento sacro (anche se sono evidenti molte incrongruenze in questo periodo) e come tale va rispettato, con una buona dose di pazienza e di buona creanza. Poi è festa! Alla sera è fantastico lasciarsi coinvolgere, nelle strade e nelle piazze, dall’esplosione di felicità che attraversa tutti quanti. Una scarica di adrenalina pura che rimette in moto i pensieri e le azioni, sopite e stordite durante tutta la giornata. E tra le pieghe di questi momenti si incontrano personaggi incredibili, storie di vita vissuta senza protagonismi, come il misterioso e leggendario Sidi (signore) che durante tutto il Ramadan offre un pasto a centinaia di poveri diseredati, nascosto nella penombra della Place Jemaa el Fna per non essere riconosciuto e non dover essere ringraziato. Questo è anche il Ramadan!.

Fonte: My Amazighen

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