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Gli Egizi (parte IV)

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Il monile più largamente diffuso utilizzato per celebrare la solennità del costume era l’hosckh, un collare concentrico ampiamente vistoso corredato da una serie di file di pietre preziose o di palline colorate di ceramica ornanti la parte sporgente al di sopra del petto, seguendo la linea circolare del collo, e allacciato alla base della nuca. Essi erano lavorati in lamine di metallo, sovente in oro, composte con paste vitree colorate, pietre dure, coralli e smalti. L’hosckh era il tipico accessorio esornativo, usato da entrambi i sessi, indossato al di sopra dei vari indumenti, o altresì sul busto ignudo per gli uomini, e poteva assumente dimensioni diverse, dalle più minute che non superavano l’estremità della spalla alle più ampie che contrariamente ne sormontavano i lembi imitando lo stile di una moderna mantellina. Un’alternativa assai rilevante era costituita da un pettorale di metallo, il più delle volte in oro, di forma rettangolare e lavorato a traforo tempestato di migliaia di pietre preziose o di motivi in ceramica incastonati singolarmente tra loro. Questo accessorio era legato al collo mediante l’uso di una catena decorata e adornava il petto coprendone le fattezze. Su di essi venivano collocati i vari amuleti che servivano a protezione dalle avversità, a ribadire il forte legame con la tradizione e la religione. La fattura era altamente pregiata.

L’ornamento simbolico delle divinità, indossato per privilegio dai faraoni, era l’uraeus, un simbolo che rappresentava gli emblemi del Basso e dell’Alto Egitto, identificato nella testa di un cobra alato affiancato da un avvoltoio, il quale si poteva scorgere su gran parte dei copricapi e diademi reali. Analogo significato simbolico era per la tiara, un copricapo di estrema rinomanza e prestigio suddiviso in due modelli bizzarri a forma di cono o di cuneo, l’una presentava una falda che spuntava dal retro per erigersi verso l’alto mentre l’altra era acuminata sulla cima, la quale a seconda del colore, rosso per il Basso Egitto e bianco per l’Alto Egitto, esprimeva il dominio del monarca sui due regni. In alcuni casi era possibile scorgere una sovrapposizione delle tiare in un solo copricapo simboleggiante il dominio su entrambi i paesi, Nord e Sud. Da ricordare che sulla tiara del Basso Egitto era ben visibile l’insegna del faraone del Nord, il litus, una sorta di ciuffo a spirale che si intraveda sulla sommità del copricapo.

Da menzionare anche il kheperesh, un copricapo cerimonioso di colore blu diffuso, una sorta di casco costituito da minuscoli dischi circolari che si infilava sul capo, anch’esso adornato degli stessi stemmi emblematici delle tiare regali, ugualmente simbolo della regalità.

Un copricapo solenne era il nemes, una sorta di cuffia in lino che avvolgeva il capo aprendosi lateralmente ad esso in due ampie ali per poi ricadere sul petto con due falde, ciascuna per lato, e provvista di una coda serrata sul retro. Realizzato in tessuto decorato a strisce oro e blu, aveva al centro della fronte il tipico uraeus con i simboli dell’avvoltoio e del cobra.  Un esempio di grande rilevanza é la maschera funeraria del faraone Tutankhamon, realizzata sulla base dei connotati del volto del giovane monarca defunto con numerosi strati d’oro massiccio, intarsiato con pietre semi-preziose, tasselli di ceramica e presenze di lapislazzuli sul contorno degli occhi e sulle tempie.

Ma il copricapo per antonomasia era il klaft, indossato da entrambi i sessi, il quale composto da due lembi di stoffa rigata in lino in forma rettangolare che, aderenti sulla fronte e sulle tempie, scendevano sulle spalle, nascondendo o meno le orecchie sui lati, serrato sul capo da un cerchio metallico o un diadema, il cui tessuto pregiato era fornito di sottili lamine d’oro disposte orizzontalmente su linee parallele  che ne arricchivano smisuratamente la foggia.

Esistevano una serie smisurata di tiare, copricapi e diademi, specie femminili, dalle linee e fogge molto particolari che per la  straordinaria bellezza e voluminosità dovevano essere indossate soltanto durante le cerimonie solenni.

Un accessorio prettamente religioso molto particolare di notevole importanza era l’ankh, conosciuto con il sinonimo di croce ansata o croce della vita, considerato un antico simbolo sacro del popolo egizio simboleggiante la stessa vita, indossato come pendente sul petto oppure legato sul gomito o tenuto semplicemente in mano, spesso decorato con effigi di dei, rappresentava un simbolo mistico e sacrale, sovente utilizzato come amuleto poiché capace di infondere salute, benessere e fortuna.

Il popolo egizio, contrariamente, usava berretti dalla linea più semplice realizzati in cuoio o in stoffa più compatta meno pregiata.

Una caratteristica molto importante era l’acconciatura. Il popolo egizio il più delle volte aveva la consuetudine di radere completamente i capelli, a rispetto delle norme di igiene e pulizia verso le quali erano particolarmente legati, indossando al di sopra delle sontuose parrucche sovente adorne di fili d’oro intrecciati a scacchiera. Esse potevano essere addirittura tinte nei colori più disparati. Gli uomini, nonostante usufruissero della capigliatura posticcia corta, preferivano lasciare intravedere il capo rasato, magari indossando l’apposito copricapo. Un taglio particolare era rappresentato da un lungo lembo di capelli lasciato penzolare su un lato dalla testa, il quale veniva legato e adornato con appositi gioielli, paste vitree o smalti.

Nonostante gli uomini prediligevano un viso completamente imberbe e ben terso, la barba posticcia era considerata una caratteristica di elevato privilegio, a punta, ondulata e piuttosto lunga veniva esibita soltanto durante le cerimonie pubbliche solenni e le occasioni festive, collocata al di sotto del mento e trattenuta da un legaccio sottile che veniva legato dietro le orecchie. Anche la regina Hatshepsut ne usufruì, in veste di regnante, esibendo l’accessorio vistoso come emblema di potere poiché insignita del titolo faraonico. Per i dignitari e i monarchi, specie nel Medio Regno, le barbe erano più corte rispetto a quelle mostrate in pubblico dal faraone.

Un aspetto ulteriormente importante era il trucco, sobrio ed evidente per gli uomini, molto elaborato ed accentuato per le donne. Gli occhi erano cerchiati mediante una linea grossolana di color nero che delineava le palpebre sui lato superiore e inferiore, tinteggiate di ombretto verde o blu, allungandosi fino alle tempie; questo procedimento conferiva all’occhio un aspetto più grande. Le labbra venivano colorate di rosso carminio, le gote guarnite di rosso e di bianco. Le unghia delle mani e dei piedi venivano puntualmente colorate in rosso con l’henné.

a cura di Marius Creati