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Posts Tagged ‘Giappone’

Giappone, faglia attiva scoperta a largo di Honshu

January 30, 2012 Leave a comment

Giappone – Ricercatori dell’universita’ di Tokyohanno scoperto una faglia attiva, fonte di enormi terremoti nel passato, a largo di Honshu di 200 km di lunghezza che se si muovesse potrebbe scatenate un sisma di almeno 8 gradi della scala richter con conseguentetsunami.Gli scienziati inoltre riferiscono di aver trovato uno scoglio sottomarino alto centinaia di metri formatosi nel corso di movimenti della faglia negli anni passati.Secondo il professore Park Jin Oh c’e un alta probabilita’ che gli spostamenti della faglia abbiano causato grossi tsunami,quindi questo porta a riconsiderare una strategia di prevenzione lungo circa 200 km di costa giapponese.la scoperta e’ stata fatta grazie all’utilizzo di sonar sottomarini in una zona di confine fra due placche tettoniche a largo della penisola di Kii.Per il momento rimane incerto quando la faglia abbia avuto dei movimenti e come siano avvenuti si suppone che sia stata generatrice del terremoto di mag. 8,6 del 1707 e del 7,9 richter che colpi’ la regione nel 1944.

Fonte: Terra Real Time

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Brasile, confermata posizione come sesta maggiore economia mondiale

December 27, 2011 Leave a comment

Nel 2011 il Brasile ha superato la Gran Bretagna e l’Italia collocandosi come sesta maggiore economia mondiale dopo Usa, Cina, Giappone, Germania e Francia. Nel 2020 una ‘new entry’ sara’ l’India che si collochera’ al quinto posto dopo Usa, Cina, Giappone e Russia, seguita da Brasile, Germania, Gran Bretagna. Fuori dalla classifica a seguire ci saranno Francia e Italia rispettivamente al nono e al decimo posto.
Nel 2011 il Brasile ha superato la Gran Bretagna e l’Italia collocandosi come sesta maggiore economia mondiale dopo Usa, Cina, Giappone, Germania e Francia.
A rifare i conteggi sui paesi piu’ ricchi del Paese e’ il Center for Economics and Business Research, Cebr, secondo cui nel 2020 i paesi emergenti domineranno la classifica del G8 lasciando addirittura fuori Francia e Italia.
In un’intervista alla Bbc radio l’amministratore delegato del centro di ricerche Douglas McWilliams ha spiegato che in particolare le economie europee sono destinate a arretrare nella classifica del G8.
Nel 2020 una ‘new entry’ sara’ l’India che si collochera’ al quinto posto dopo Usa, Cina, Giappone e Russia, seguita da Brasile, Germania, Gran Bretagna. Fuori dalla classifica a seguire ci saranno Francia e Italia rispettivamente al nono e al decimo posto.

Fonte: RaiNews24

Pacific Trash Vortex, settimo continente territorio spazzatura…

December 20, 2011 Leave a comment

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Immaginate di star navigando nelle acque del Pacifico, quando, nel bel mezzo del nulla, notate un’isola, anzi, un continente: il Settimo Continente. Il Settimo Continente, conosciuto anche con il nome di Pacific Trash Vortex, è un enorme accumulo di spazzatura, situato nell’Oceano Pacifico, tra il Giappone e le isole di Hawaii.
Qualche informazione
Anche se le sue misure non sono note con precisione, si stima possa essera estesa tra i 700.000 km² e i 10 milioni di km² e che sia profonda circa 30 metri (per rendersi conto della grandezza di questa isola, basti pensare che l’Italia è grande solamente 300.000 km²). Nonostante le sue dimensioni, l’isola non è visibile tramite foto satellitari, in quanto è composta principalmente da particelle in sospensione nella parte superiore della colonna d’acqua.
Alcuni pezzi di plastica, inoltre, vengono spesso ingeriti da animali, tra cui uccelli marini e tartarughe marine, con conseguenze gravissime. Infatti, se ingerita, la plastica può provocare danni al sistema endocrino, le ghiandole necessarie per la formazione dell’ormone sessuale. E ricordiamoci che questi pesci vengono poi consumati da noi, con conseguente assunzione di sostanze tossiche.
A peggiorare ulteriormente la situazione ci sono i container, che, in seguito ad incidenti, cadono dalle navi cargo, rilasciando nell’acqua diversi articoli che vanno ad alimentare l’isola di rifiuti. Uno dei casi più eclatanti avvenne nel ’90, quando da una nave cargo caddero in mare ben 80.000 articoli, principalmente scarpe da ginnastica e stivali della Nike, nota azienda produttrice di capi d’abbigliamento e accessori sportivi. Ma questo non fu l’unico caso: nel 1992 caddero in mare decine di migliaia di giocattoli da vasca da bagno.
La scoperta del continente
L’esistenza di un’isola composta prevalentemente di rifiuti, era stata ipotizzata in un articolo del 1988 pubblicato dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), un’agenzia federale statunitense che si interessa di meteorologia.
La scoperta vera e propria è da attribuire a Charles Moore, che, nel 3 luglio del 1997, dopo aver partecipato ad una regata alle Hawai, decide, durante il ritorno a casa, di non usare la solita rotta, ma di virare verso Nord, una zona soggetta a strani correnti marine e poco “trafficata”. Dopo la scoperta, Charles M. fondò Algalita Marine Research Foundation, un associazione con l’obiettivo di trovare una soluzione per rimediare a questo scempio.
Come si é formata
L’accumulo di spazzatura si è formato a partire dagli anni cinquanta, a causa della presenza, in quella zona, del Vortice subtropicale del Nord Pacifico (in lingua inglese North Pacific Subtropical Gyre), ovvero un vortice dotato di un particolare movimento in senso orario che risucchia letteralmente i rifiuti e i detriti che gli stanno attorno, accumulandoli al centro del vortice. L’80% dei rifiuti proviene da fonti terrestri, mentre, il restante 20% dalle navi cargo, che, come detto poco più sopra, rilasciano in mare articoli di ogni genere.
Conclusioni
Quest’isola si può considerare l’emblema dell’inquinamento, eppure basterebbe poco per ridurre questo fenomeno. Per esempio le grandi aziende potrebbero ridurre al minimo gli imballaggi dei loro prodotti, proprio come fa Apple con i suoi prodotti. Invece noi, nel nostro piccolo, dovremmo iniziare veramente a pensare alla natura e a come preservarla. E ricordiamoci che questo schifo l’abbiamo creato noi.

Paolo Falcone

Fonte: Skimbu

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Sea Shepherd, lobby giapponese contro gruppo ambientalista in attività

December 15, 2011 1 comment

La lobby delle balene giapponese intenta causa negli Stati Uniti contro la Sea Shepherd Conservation Society e il suo fondatore, Paul Watson. L’Institute of Cetacean Research e la Kyodo Senpaku Kaisha Ltd. sono scesi in campo in America chiedendo che sia ordinato al gruppo ambientalista di interrompere la sua attività di boicottaggio.
La causa, presentata insieme ad una richiesta di ingiunzione provvisoria presso la corte di Seattle, chiede un ordine del tribunale per impedire alla Sea Shepherd e a Watson di”impegnarsi in attività in mare che potrebbero causare lesione agli equipaggi e danni alle navi”.
Inoltre, come riporta l’agenzia Kyodo, è anche richiesto che le navi dei manifestanti “siano tenute ad una certa distanza dalla flotta baleniera”.
I querelanti non puntano sul diritto del Giappone di cacciare le balene, ma sul fatto che le azioni degli ambientalisti mettono a repentaglio la sicurezza dei marinai.
Nell’inverno 2010 l’ammiraglia della Sea Sheperd giunse a scontrarsi volontariamente con una nave baleniera giapponese nell’Oceano Antartico. Nella dichiarazione congiunta dei querelanti è stato sottolineato come le attività di ostruzione degli ambientalisti americani “non solo mettano a rischio la sicurezza delle navi da ricerca in mare, ma stanno colpendo anche la realizzazione scientifica del Giappone”, all’interno del programma “legittimo” sulla ricerca delle balene in Antartide.

Fonte: Ansa

Giappone, caccia alle balene con fondi vittime tsunami

December 15, 2011 Leave a comment

La denuncia viene da Greenpeace ed è di quelle che fanno riflettere soprattutto se si è stati tanto caritatevoli da fare un offerta per i danni dello tsunami che ha colpito il Giappone nel marzo 2011. L’associazione ambientalista denuncia il fatto che il Giappone avrebbe utilizzato parte dei fondi destinati alle vittime del terremoto e del disastro nucleare di Fukushima per finanziare la caccia alle balene. Oltre venti milioni sarebbero gli euro investiti in una pratica illegale. Il Giappone si è giustificato adducendo come motivo (e dunque confermando quanto sopra detto) che i soldi erano stati investiti in misure di sicurezza aggiuntive e per coprire i debiti della flotta, che molti villaggi dipendevano proprio dalla caccia alle balene per la propria sopravvivenza e che molte barche avrebbero subito danni dallo tsunami. Dunque, ai sensi della legge, il denaro sarebbe stato effettivamente riutilizzato per la ricostruzione post-terremoto.
Una risposta molto ironica e fuori luogo così come lo è il modo in cui il Giappone continua a cacciare indisturbato; oltretutto nelle acque antartiche, considerate da Australia e Nuova Zelanda il «santuario internazionale delle balene», dove questi animali dovrebbero godere della protezione da parte delle autorità, grazie anche al loro indiscutibile valore di attrazione turistica.
C’è da scommettere, visto quanto detto,che quest’anno la tradizionale caccia alle balene del Giappone non attirerà le critiche della comunità internazionale soltanto perché si tratta di una pratica barbara e, oltretutto, illegale: sulle autorità nipponiche grava la pesante accusa mossa da Greenpeace che ha immediatamente fatto il giro del mondo, destando unanime indignazione; quella di aver finanziato il programma annuale di caccia nei mari con denaro proveniente da fondi destinati alle vittime del terremoto e del disastro nucleare di Fukushima.

Fonte: Net1News

Toilet Bike Neo, presentata prima moto alimentata agli escrementi

November 21, 2011 Leave a comment

Negli ultimi anni in particolar modo si è intensificata la corsa nella ricerca di carburanti alternativi ma la moto presentata in Giappone qualche settimana fa ha proprio lasciato a bocca aperta tutti i presenti. La motocicletta in questione è infatti alimentata ad escrementi umani, i quali vengono utilizzati da un sofisticato sistema e tramutati in biogas che alimenta direttamente il motore. Qualcuno ha definito le feci umane come una fonte energetica pregiata definendole il ‘nuovo carbone’. Il realtà tale scoperta non dovrebbe nemmeno generare così tanto scalpore in quanto, in tutto il mondo già diverse centrali utilizzano questa fonte energetica. La moto ad escrementi è stata denominata ‘Toilet Bike Neo’ e realizzata nell’ambito di una serie di iniziative mirate a sensibilizzare le popolazioni sulle questioni ambientali. Al posto del normale sedile, comune a tutte le motociclette, è però dotata di un water, per agevolare, per così dire, la produzione di carburante.

Carla Liberatore

Fonte: AGS Cosmo

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Giappone, possibile eventuale rischio sismico

Il Giappone si sa che è una terra in cui il rischio sismico è il più alto al mondo, ma una ricerca pubblicata sulla rivista ‘Science’, asserisce che è in agguato il rischio di un altro fortissimo terremoto. I dati provengono da alcune analisi che sono state condotte sulle caratteristiche del terremoto verificatosi l’11 marzo che ha avuto una magnitudo di 9.0 Richter e causato lo tsunami che ha raso al suolo un’intera città. Uno dei ricercatori che ha partecipato alle analisi, Mark Simons del California Institute of Technology, avrebbe ricostruito i movimenti della crosta terrestre che sono stati provocati dal terremoto di marzo, attraverso i dati forniti dal GPS e li ha confrontati con quelli derivati dai grandi terremoti che si sono verificati negli anni passati. Secondo Simons e gli altri ricercatori, il terremoto che ha colpito il Giappone è stato più forte di quanto ci si potesse mai aspettare poiché lo scivolamento delle placche sembrava aver accumulato una quantità di energia modesta rispetto a quella invece sprigionata. Nel sud dello stato nipponico, affermano i ricercatori, pare che vi sia una zona più attiva sismicamente, che sarebbe capace di sviluppare un terremoto di violenza inaudita, infatti i loro studi si stanno concentrando proprio in quell’area dove sussiste la faglia attiva di Tohoko sulla quale potrebbe essersi trasferito lo strss generato dalla rottura avvenuta nella parte nord, ossia a Sendai. Simons teme che in quel punto possa verificarsi un terremoto forse anche più forte e soprattutto il timore è quello che possa avere l’epicentro localizzato in mare, ciò comporterebbe il generarsi di uno tsunami talmente devastante da non essersi mai registrato prima. Tale preoccupazione è derivata anche dal fatto che i rilevamenti emersi dal terremoto dell’11 marzo, hanno fatto registrare uno spostamento della crosta terrestre di 4 volte superiore a quello pronosticato. La ricerca viene completata nel suo quadro generale anche dai rilevamenti fatti dalla Satoshi Ide dell’Università di Tokio che ha ricostruito un modello di rottura provocata da movimenti derivanti da posizioni opposte, come nord-sud, per l’appunto, la quale genererebbe un meccanismo collegato anche al generamento di tsunami che rende un esito poco confortante in quanto i terremoti precedenti potrebbero essere l’avvertimento di un sisma capace di generare un’onda eccezionale.

Carla Liberatore

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Sisma Giappone, fondale marino spostato di 24 metri

La Guardia Costiera giapponese ha rilevato nelle ultime misurazioni effettuate che il fondale marino delle coste nipponiche, dopo il terribile sisma dello scorso 11 marzo 2011, si è spostato di circa 24 metri. Lo spostamento del fondale in prossimità della faglia responsabile del terremoto e dello tsunami è stato laterale e tali rilevamenti sono stati pubblicati sulla rivista Science. Le stesse strumentazioni utilizzate hanno inoltre fatto registrare anche un movimento verso l’altro, del fondale, di circa 3 metri. L’epicentro del sisma è stato localizzato lungo la faglia del Giappone che si trova proprio sulla placca tettonica pacifica ed euroasiatica ad una profondità di 32 km sotto il livello del mare. Mariko Sato, della Guardia Costiera giapponese ha dichiarato: “C’é stato un enorme spostamento sulla placca vicino la fossa che potrebbe aver causato lo tsunami anche se il fondale marino può essersi spostato orizzontalmente, la distanza tra le lastre opposte di roccia nel sito della spaccatura può essere stata ancora maggiore sotto il fondale marino, forse di 50-60 metri”.

Carla Liberatore

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Kiss Transmission Device, baciarsi online é quasi realtà

Sta arrivando la soluzione per tutti i rapporti a distanza! Sembra infatti che in Giappone, al Kajimoto Laboratory presso la University of Electro-Communications, abbiamo inventato un dispositivo in grado di registrare e riprodurre il bacio. Si chiama Kiss Transmission Device.
Il funzionamento consiste nel simulare il movimento della lingua con una cannuccia, gesto che verrà poi fedelmente riprodotto ad una seconda cannuccia, quella del partner. Si tratta di un progetto in via di sviluppo, non ancora ultimato, ma i risultati sono promettenti. Ovviamente un bacio non è solo un movimento della lingua: c’è il respiro, la tattilità delle labbra e altre sensazioni che il dispositivo non può ancora riprodurre, ma è proprio questo l’obiettivo ultimo del progetto. Gli scienziati sono ottimisti nell’affermare che il device potrà avere un’applicazione a livello online.
Certo dopo questa novità possiamo solo immaginare le conseguenze che susciterà il semplice concetto di registrare un appassionato bacio con la lingua! Immaginate di poter “contrabbandare” baci in internet… magari quello di qualche VIP famoso.

Fonte: Noisymag

Energie Alternative, discoteca produce energia dal pavimento

Dopo la strage accaduta in Giappone le nazioni iniziano a dubitare sull’ efficienza del nucleare e si pensa ad altre fonti di energia alternative; alcune sono davvero buffe ma questa è proprio interessante.
Anche se non sono una appassionato della discoteca e non ci sono mai stato ho un’idea ben precisa di quanta energia si possa consumare: luci accese tutta la notte, mixer, casse e apparecchiature varie.
Ora però una discoteca Olandese ed una di  Londra possono auto-alimentarsi attraverso il ballo.

Il Funzionamento

Il funzionamento è molto semplice, sotto il pavimento sono stati sistemati dei piezo. I piezo sono degli “apparecchi” molto particolari perchè se vengono sollecitati con dell’ energia emettono un suono mentre se vengono fatti vibrare producono energia ed è proprio sulla seconda caratteristica che si basa questa discoteca. Per chi fosse interessato a provare questa “produzione di energia” in casa è sufficiente acquistare un piezo a pochi euro ed un Arduino e poi seguire qualche semplice tutorial per farli comunicare.

Diverse Applicazioni

Fino ad ora ho parlato solo della discoteca perchè è stata la prima applicazione pratica dei piezo ma in realtà con il passare del tempo  sono state sviluppate addirittura delle mattonelle per i marciapiedi che permettono di produrre energia.
Questi marciapiedi rivoluzionari sono già in uso a Tokyo e  in Francia, in particolare a Tolosa e fra qualche giorno saranno attivi  anche a Bruxelles. Vengono prodotti circa 30W a pedone che vengono immagazzinati in una batteria e riutilizzati per illuminare buona parte della città durante la notte. Che dire, questa può essere una buona soluzione per abbattere i costi dei lampioni soprattutto nelle grandi metropoli dove milioni di persone camminano sui marciapiedi ogni giorno.

Fonte: Skimbu

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