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Pinter’s Anatomy al Teatro Elfo Puccini di Milano

ricci/forte, in collaborazione con css udine_benvenuti

presentano

PINTER’S ANATOMY

di

ricci/forte

con

Anna Terio_Giuseppe Sartori_Marco Angelilli_Pierre Lucat

regia

Stefano Ricci

18/20 aprile 2011 MILANO, Teatro Elfo Puccini

Una frontiera da oltrepassare. Un check-point ineludibile. Un albero di Natale. Lost in translation. Il ricordo della prima volta. Un obitorio. Punti di riferimento evanescenti, che sfuggono al conto sulle dita di una mano: è una casa piena di spettri lo scenario delle relazioni che costituiscono l’evanescente bagaglio di una vita intera. Vivisezionare la mappa delle connessioni tra noi e gli altri, sfidando il tempo sul suo territorio più franoso, ovvero la memoria, è quanto si ripropone di fare Pinter’s Anatomy di ricci/forte, spettacolo che arriva a Milano dal 18 al 20 aprile 2011, al Teatro Elfo Puccini (preceduto dal 5 al 10 da Troia’s Discount e seguito dal 12 al 17 da Macadamia Nut Brittle di ricci/forte).

Commissionato dal CSS Teatro Stabile di Innovazione di Udine e presentato, successivamente, a febbraio 2010 al Festival Primavera dei Diritti di Bari e a settembre dello stesso anno al festival Short Theatre di Roma, lo spettacolo è scritto da Stefano Ricci, che ne firma anche la regia, e Gianni Forte, definiti dalla stampa i due enfants terrible della nuova scena drammaturgica italiana, già noti al grande pubblico come sceneggiatori per la televisione e il cinema e invitati a presentare le loro performance e i loro allestimenti in vari paesi europei (Francia, Inghilterra, Germania, Grecia, Romania). In scena Marco Angelilli, Pierre Lucat, Giuseppe Sartori e Anna Terio.

Peculiare l’allestimento, che porta il pubblico dentro il cuore del dramma, totalmente immerso nell’azione, senza barriere: Pinter’s Anatomy è infatti una vertiginosa e claustrofobica performance della durata di ventotto minuti, che viene ripetuta a ciclo continuo e può essere fruita solo da un ristretto numero di spettatori alla volta, interrogati direttamente e toccati nel profondo dal meccanismo a orologeria di una drammaturgia inquisitoria, senza vie di fuga.

Asciutta e, allo stesso tempo, disarmante e poetica la scrittura di ricci/forte; con il bisturi di un approccio audace, innovativo e iconoclasta vengono dissezionati e impietosamente analizzati i temi cari al teatro di Harold Pinter, come l’ambiguità, la violenza, il dominio e la discontinuità nel tempo.

Il discorso sulla fantasia, da sempre chiave portante del percorso di ricerca che caratterizza l’universo drammaturgico dell’ensamble ricci/forte, ha in Pinter’s Anatomy il suo amaro controcanto, la sua ombra, il suo riverbero negativo. Come un buco nero in un firmamento di stelle fittizie, lo spettacolo irradia un’assurda, inospitale luce di neon per osservare, senza pietà, topografie umane fatte di confini in dissolvenza, seguendo le rotte di collisione che costellano le traiettorie dei rapporti interpersonali e rilevando punti salienti negli schemi che descrivono forza e debolezza del mondo contemporaneo.

Passare la frontiera, essere parte del gruppo, approdare al livello successivo del videogame esistenziale, permette di avere accesso a una vita nuova di zecca, da indossare tra le ombre di una terra di nessuno in cui il raggiungimento di una chimera di benessere si misura rispetto alla distanza di quanto della nostra identità siamo disposti a perdere. Per rimettersi in gioco fino allo sfinimento. Senza certezze sul punto di arrivo.

“Spazio claustrofobico_violenze_ambiguità_dominio_discontinuità del tempo: passato insondabile/presente menzognero. Strumenti pinteriani per scannerizzare il gioco sottile che cancella i confini impalpabili dei rapporti interpersonali. La memoria è tana, arca dell’Alleanza, tavolo operatorio dove ricucire la propria verità soggettiva, dove mentire è d’obbligo. Topografie umane parcheggiate presso un checkpoint, analizzate sotto la luce inospitale di neon interfaccianti le debolezze contemporanee. La natura subdola di noialtri abitanti della Terra diventa crosta ghiacciata su cui – in loop – pattiniamo un doppio axel, incuranti del tempo che scioglie sotto i piedi qualunque compattezza. Qualunque differenza. Il processo di manipolazione semiotica delle passioni resta incompiuto. I cadaveri dissezionati di quello che eravamo tornano alla luce: A. A. A. cercasi manto di prato all’inglese in nylon, anche usato, per sepoltura omologante definitiva.”

Macadamia Nut Brittle al Teatro Elfo Puccini di Milano

ricci/forte, in collaborazione con garofano verde_benvenuti

presentano

MACADAMIA NUT BRITTLE

di

ricci/forte

con

Anna Gualdo_Andrea Pizzalis_Fabio Gomiero_Giuseppe Sartori

regia

Stefano Ricci

12/17 aprile 2011 MILANO, Teatro Elfo Puccini

Una lunga ed estenuante veglia notturna nel ventre molle di una quotidianità fatta di perdite, fallimenti e rinunce, nella quale accendere imprevedibili lampi di sazietà. È il gioco dell’identità perennemente in divenire, che fa caparbiamente aggrappare tre adolescenti senza età al paracadute di un’infanzia che precipita verso la necessità della crescita, verso gli schemi imposti dall’ordine sociale, il cuore pulsante di Macadamia Nut Brittle di ricci/forte, in scena dal 12 al 17 aprile al Teatro Elfo Puccini di Milano (preceduto dal 5 al 10 da Troia’s Discount e seguito dal 18 al 20 da Pinter’s Anatomy di ricci/forte).

Dall’incontro tra l’immaginario di Dennis Cooper, uno degli scrittori più affascinanti e controversi del panorama letterario statunitense contemporaneo, e ricci/forte, al secolo Stefano Ricci e Gianni Forte, definiti i due enfant prodige della nuova scena drammaturgica italiana e invitati a presentare le loro performance e i loro allestimenti in vari paesi europei (Francia, Inghilterra, Germania, Grecia, Romania), nasce uno spettacolo che è giù diventato un cult, dopo il successo di critica e di pubblico della presentazione nel 2009 del primo studio al Festival Garofano Verde di Roma, al Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria, a Omissis Contemporary Performing Arts Festival di Gradisca d’Isonzo e all’Eruzioni Festival di Ercolano e le tappe, nel 2010, al Teatro Studio di Scandicci, al PiM Spazio Scenico di Milano, al Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma, al Teatro Civile Festival di Legambiente di Monte Sant’Angelo, a ES.TERNI5 Festival Internazionale della Creazione Contemporanea di Terni, al Festival Le Voci dell’Anima di Rimini al Prospettiva Festival d’Autunno di Torino, al Teatro Carlo Goldoni di Venezia, al Teatro Spazio 14 di Trento, a Teatri di Vita di Bologna e al Teatro Lauro Rossi di Macerata.

Spettacolo che rappresenta un unicum nel panorama della produzione teatrale italiana di ricerca, in forza di una scrittura pirotecnica e di una regia originale e innovativa, che porta allo stremo la resistenza e le possibilità fisiche dei performer, Macadamia Nut Brittle è una fiaba crudele sull’adolescenza. Ha per protagonisti tre ragazzi (Fabio Gomiero, Andrea Pizzalis, Giuseppe Sartori), esploratori di sconosciute regioni esistenziali, sospesi in un limbo di cattiveria e stupore, che prendono il nome da un popolare gusto di gelato della Haagen Dasz; a essi fa da

contrappeso una donna (Anna Gualdo), supereroina del quotidiano, consumatrice seriale di telefilm, in cerca di punti di riferimento in un deserto d’amore.

Il ritmo incalzante di un talent show, lacerato da monologhi di feroce intensità, porta il pubblico di spettatori-voyeur a riflettere, senza sconti e senza eufemismi, sul plastico mondo dei foreveryoung, sulla rimozione della soglia dell’età adulta, sugli incantamenti di una popolarità da Grande Fratello, sulla logica dei meccanismi televisivi che si fanno ordine e misura del mondo. E sull’ineluttabilità di quella data di scadenza improrogabile che è la morte. A fare da fondale a una parata di magnifiche ossessioni, forse strenui tentativi di salvezza, è uno scarno quanto desolato paesaggio di macerie colorate e pop, agitato da una bulimia di consumi. Una tensione vigorosa e sanguinante, fra esplosioni di violenza, esercizi di ginnastica sessuale estrema ed esplorazione del corpo e dei suoi limiti, senza tabù.

Macadamia Nut Brittle non è intrattenimento, ma elettroshock. Porta in scena le nude emozioni dello spettatore e vuole riattivare i meccanismi di un pensiero critico, vincendo il torpore televisivo. Si ride, si soffre, ci si eleva e ci si schianta senza un attimo di respiro. Senza catarsi.

“Non sappiamo quale sia la verità… l’importante è che l’ambiguità sia chiara. Per questo, nell’epoca delle passioni precotte, dei sentimenti in doppiopetto di grisaglia ci siamo saziati alla tavola di Dennis Cooper, alla scabra poesia di cui è imbandito il suo universo letterario. Abbiamo tentato di raccontare, con mozartiana impudenza, una fiaba crudele sull’adolescenza. Scardinare le porte della cosiddetta normalità sessuale, suonare la grancassa del mondo dei foreveryoung, spargendo sale sulle ferite di una realtà brutalmente viva è stato quasi automatico mentre sfilavano sotto gli occhi i temi ossessivi di Cooper.

Le mutilazioni, le punizioni corporali, il sesso reiterato fino all’estinzione nascondono una pericolosa in quanto “pura” tendenza al gioco: un gioco infantile, uno svago che abbiamo dimenticato uscendo dalle mura domestiche. Il tempo che passa, il richiamo forzato ad una maturità catalogante lasciano intravedere la sagoma sfocata di un bambino che chiede aiuto. Ed è quello che abbiamo fatto. Siamo scattati alla richiesta di soccorso gettando un salvagente in un oceano: putrido come un reality show, duro e ghiaccio come i giorni da ex illusi cresciuti. Lo sguardo lisergico di Cooper si è intrecciato così con il nostro, nutrito dello stesso disagio, delle stesse mancanze, di identiche perdite. L’attesa notturna di quattro divoratori di gelato Haagen Dasz (il Macadamia Nut Brittle del titolo), in un reparto ospedaliero, su un aereo o in una casa dei giochi sull’albero, si materializza in un tamagotchi onirico, in cui si fanno i conti con un processo identitario che, se da una parte lascia liberi, dall’altra sviluppa un senso di estraniamento da un pianeta che ci scivola via sotto i piedi. Nella fluttuazione emotiva, privi di cintura di sicurezza, scendiamo in picchiata verso un libertinaggio imprevedibile che possa riappropriarci di un gusto, di un peso. La rumba degli strappi è iniziata; le lacerazioni segnano le figure trasformando in un incubo ad occhi aperti il sogno romantico della famiglia felice da Mulino Bianco.

Vittime, carnefici, protagonisti di questo snuff movie che la vita offre siamo noi, alla disperata ricerca di amore in un mondo impossibile: perché alla fine anche la Natura, come gli uomini, è troia e infedele. Sempre.”

ricci/forte

 

Milano – Teatro Elfo Puccini (Sala Fassbinder), Corso Buenos Aires 33

Dal 12 al 17 aprile ore 21 (domenica ore 16)

Informazioni e prenotazioni: tel. 02.00660606

Biglietti: intero €30, martedì €19, ridotto €15, gruppi scuola €11

Troia’s Discount di Ricci/Forte, 5/10 aprile 2011 al Teatro Elfo Puccini di Milano

ricci/forte, in collaborazione con festival internazionale castel dei mondi_asti teatro_benvenuti

presentano

TROIA’S DISCOUNT

di

ricci/forte

con

Anna Gualdo_Alberto Onofrietti_Fausto Cabra_Chiara Cicognani_Giuseppe Sartori

regia

Stefano Ricci

19 marzo 2011 UDINE, Teatro Contatto Stagione 29

5/10 aprile 2011 MILANO, Teatro Elfo Puccini

Innescare il rogo di Troia per fare lampeggiare la possibilità di un eroico riscatto che svegli il torpore di un’esistenza ordinaria, precostituita, asfittica. La vampa di troia’s discount di ricci/forte si accende il 19 marzo 2011 per illuminare Teatro Contatto Stagione 29 del Css Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia, andando in scena sul palco del Teatro Palamostre di Udine (seguito il 20 marzo da Wunderkammer Soap #1_Didone al Teatro S. Giorgio di Udine) e dal 5 al 10 aprile al Teatro Elfo Puccini di Milano (seguito dal 12 al 17 da Macadamia Nut Brittle e seguito dal 18 al 20 da Pinter’s Anatomy di ricci/forte).

L’Eneide di Virgilio è il pretesto usato da ricci/forte per dipanare i fili spinati entro cui lasciare brancolare un manipolo di sopravvissuti, perduti nel labirinto di un desolante paesaggio contemporaneo. Una qualunque periferia urbana è lo scenario in cui divampa la lancinante, fiabesca e impudica parabola di Eurialo (Alberto Onofrietti) e Niso (Fausto Cabra). Tutt’altro che eroi: sono bulli senza storia, sbruffoni implumi alla ricerca della prossima grande occasione, due “ragazzi di vita” di sapore pasoliniano che hanno mancato l’appuntamento con il destino.

Come due casseurs, Eurialo e Niso assaltano un centro commerciale, dando corpo a un’ingenua e inconsapevole rivolta generazionale contro lo scacco dell’immaginazione e lacerando con i bagliori di un incendio la notte metropolitana e il cuore degli spettatori. Una fine tragica al culmine di una battaglia eroica li riconcilierà con un’ipotesi di esistenza meno sterile di quella data, in cui fare attecchire un’intuizione di sentimento, scintilla salvifica e liberatoria, oltre qualunque definizione di normalità.

Su palazzoni assiepati e parcheggi in cui asfalto e automobili partecipano della stessa inadeguatezza, troneggia il pervasivo totem del consumo globale e coatto come unica possibilità e direzione per l’esperienza. Vorticano come

falene intorno alla pira del discount in fiamme non solo i due teppisti, ma anche tre figure femminili ustionate d’amore: Creusa (Anna Gualdo), spodestata regina di una corte domestica che si conta le ferite identitarie in punta di codici a barre, Lavinia (Chiara Cicognani), vittima della necessità che chiede solo la quiete di uno oblio in offerta speciale, e una Didone en travesti (Giuseppe Sartori), che prostituisce le ragioni della sua solitudine in forza di un’insaziabile certezza di amare.

Presentato con grande consenso di critica e successo di pubblico al Festival Asti Teatro, al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, al Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi di Roma, al Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria e all’Underground Theatre Festival di Arad in Romania, troia’s discount è lo spettacolo-emblema del “cortocircuito tra mito e presente” che si è contraddistinto come cifra peculiare dell’approccio di Stefano Ricci e Gianni Forte, in arte ricci/forte, alla drammaturgia contemporanea.

Una ballata sui fantasmi dell’oggi, intrisa di violenza, sesso, sudore. Un atto d’accusa e un urlo blasfemo. Mescolando elementi pop, azzardi lessicali e reinvenzioni di un sapido romanesco, lo spettacolo è una sfida linguistica che prova a rinnovare la scrittura teatrale con un magma ribollente di suggestioni letterarie e inflessioni gergali, tanto mobile e imprendibile quanto è fluida l’esperienza stessa del contemporaneo.

“Oggi. Il sacrificio d’Amore di due casseurs, Eurialo e Niso. Tre donne, Didone, Creusa e Lavinia, legate dall’incontro fortuito con lo stesso uomo. In una consumistica ballata di fantasmi evocatrice di sesso. Santificazione. Contagio. Sudore. Ferite. Campionario di vite cloroformizzate, abitate da un senso di attesa che mai si realizza. Ragazzi di vita che hanno mancato l’appuntamento col destino; che hanno fallito. Protagonisti della notte. Perché resta solo quella manciata di ore senza luce, quell’attimo in cui tutto può accadere, per abbracciare con in-coscienza le tappe di un calvario. Allora, giù. Verso gli inferi. Senza fermate intermedie. Aggrappati a una zattera della Medusa che ha i contorni d’un centro commerciale. Giù, sempre più giù. Fino al grado zero della voglia di vivere. Fino a vivere, forse, per la prima volta.

Sempre più difficile raccontare il presente: vorrebbe dire sfidare i media sul loro stesso terreno. Cercare di capire il qui e ora resta l’intento; testimoniarlo attraverso forme oblique, trasversali, per restituire l’alone tragico che un testo contemporaneo dovrebbe sprigionare. L’Oggi, quindi, lo si può riferire ad una sola condizione: trattandolo come se fosse defunto. E facendogli l’autopsia. Personaggi principali di troia’s discount sono i ricordi, le immagini di fatti e cose, di esseri corporei e spirituali che già furono e che noi vediamo ripetersi, riapparire, per ricondurre in noi quel tanto di bene e male che già dispensarono in passato. Quante volte avremmo voluto dimenticare magicamente un odore, una persona, un’emozione, un’esistenza intera per cancellarli dalla nostra vita? Ma la memoria è il cane più stupido che esista… le lanci un bastoncino e ti riporta indietro tutto.”

ricci/forte

 

Udine – Teatro Contatto Stagione 29, Teatro Palamostre, Piazzale Paolo Diacono 21 19 marzo ore 21

Informazioni e prenotazioni: tel. 0432.506925

Biglietti: intero €15, ridotto €12, studenti €9

 

 

Gianni Forte a dialogo con Marius Creati

Gianni Forte, brillante sceneggiatore della televisione generalista e autore di interessanti spaccati teatrali spesso destabilizzanti, é divenuto un valente portavoce della nuova vetrina drammaturgica italiana attraverso la quale concilia storiografia del quotidiano, interpretazioni del vissuto catartico e fabule mediatiche narranti storie itineranti permeate di ferocia e di crudezza di stile votate a valorizzare i confini di una ricerca performativa quasi spettacolare per l’ebrezza dei contenuti rappresentati, ciascuno di essi orientati nel colpire non solo la curiosità intrinseca dello spettatore, quanto piuttosto a coinvolgerne emotivamente l’eticità vacillante in prossimità di nuovi aspetti raccapriccianti di natura dolente e fragorosa.

Gianni Forte, insieme a Stefano Ricci, collabora attivamente alla realizzazione di un profilato teatrale suggestivo e vitale al tempo stesso attraverso cui immergere lo spettatore in un clima poeticamente violento, permeato di ambizione, frustrazione e illusione, identificato nel fenomeno del marginale consumismo di fondo.

Intervista a cura di Marius Creati

M.C.: Macadamia Nut Brittle… esiste un nesso tra il titolo della rappresentazione e il suo significato letterale?

Gianni Forte: Nocciole, caramello, croccante sono schianti, sentimenti percossi, gusci frantumabili che siamo noi nei confronti dello sconosciuto che ci bussa alle palpebre. Gli anni passano ma ci sentiamo sempre perfettibili, in via di sviluppo, mai compiuti.  Perché si continua a restare figli, perché si procrastina l’idea di abbandonare il tetto paterno per tramutarsi in adulti? Perché alla fine delle nostre vicende personali lui e lei non si baciano sotto il vischio come accade nei film di Natale? Svezzati da un palinsesto-governante abbiamo corrotto qualunque possibilità altra di maturità nell’attesa inconscia di un cliff, un picco emotivo prima del familiare “consigli per gli acquisti”.

M.C.: In che rapporto amore, sesso e morte si avvicendano nella vita dei quattro giovani protagonisti? Tra metafora e minaccia, lo stesso miscuglio potrebbe irrompere accidentalmente anche nel quotidiano?

Gianni Forte: Identica miscela già scorre. “Io sogno e nel mio sogno vedo che non parlerò d’amore, non ne parlerò mai più quando siamo alla fine di un amore piangerà soltanto un cuore perché l’altro se ne andrà” cantava Don Backy nel ’68. Ci si apprestava già in quel lontano passato bianco e nero a inseguire il tempo e svestirci di emozioni regalateci dagli altri e poi riprese, come se fossimo tutti in balia di un baratto perenne. Le nostre scarpe rosso-Dorothy piroettano su una frana Oz catastrofica della quale non vediamo il fondo, intenti come siamo a riannodarci le trecce.

M.C.: Macadamia Nut Brittle é il simposio nel quale l’alienazione trova i presupposti del disagio di una società mediatica  odierna?

Gianni Forte: La propaganda di regime, l’imperativo del consumo compulsivo, gli status di appartenenza hanno determinato uno scollamento: lo stream of consciousness si è reso impercettibile. Barbie girls in cerca ancora di un finale “e vissero tutti felici e contenti… “, sorridiamo quando sentiamo in circolo lo streptococco fiabesco, iniettatoci sottopelle alla nascita, che continua ad emettere deboli segnali a distanza: un sonar dalle profondità di oggetti accumulati per darci requie.  Qual è il sonno, quale il risveglio? Segregati dentro un villaggio planetario viviamo una favola non nostra. Per questa, e altri milioni di ragioni, abbiamo deciso che il mondo dei fratelli Grimm sarà il cuore del nostro prossimo impegno. “Grimmless (senza Grimm)” debutterà, in anteprima nazionale, il 4 settembre 2010 al Festival Internazionale di Castel dei Mondi. Un progetto politico sulla fantasia ribaltando le classificazioni manichee, buoni da una parte e cattivi dall’altra: un new realism dove forse, come Pollicino,  appellare le briciole che ci riconducano fuori dall’intrico forestale dell’Assenza. Dalla neve candida, che cade e ricopre tutto raffreddando.

M.C.: Secondo te il confronto con l’avvento della maturità sfocia in atti di percettibile violenza infantile quando si rimane nascosti a lungo nella fanciullezza? Lo scoiamento dell’uomo-coniglio come l’avvento dell’eroina tragica bisogna avvertirli come segnali di una trasmutazione crescente? Esiste uno specchio nella nostra realtà oppure é semplice frutto della fantasia?

Gianni Forte: Non si tratta di infanzie mal germinate ma di messa a punto per radere al suolo ogni certezza precedente. Strapparsi via la pelle equivale alla distruzione dello scudo spaziale ma anche alla volontà di tornare a sentire dolore autentico, a recuperare la percezione esatta dei propri confini. La metamorfosi auspicabile punta verso una riappropriazione che appare più apocalittica e senza redenzione in quanto sprecata, come gesto etico, in un Reale che digerisce senza rumore. Aprire il corpo significa scoprire nuove connessioni, anche in relazione col terrore cieco della morte. Mutarsi in animale, per l’uomo, diventa un movimento; strapparsi la pelle conigliea, un gesto sublime per avvicinarsi ad una portata spirituale che tenta di frantumare l’addio che abbiamo dato al nostro organismo, delegittimandolo dei suoi poteri meno elementari. Per questa ragione la ricerca spasmodica nel sesso dei quattro performers assurge a manifesto di trasmutazione del vivente verso una fruizione oggettuale, un divenire cosa – secondo accezioni deleuziane – che identifica la nuova razza in un prototipo di cyborg, pronto all’aggiornamento e all’auspicabile downloadaggio di nuovi valori.

M.C.: Pensi che il nudo, anche se rappresentato sulla scena agghindato da elementi subordinati come cuffie o maschere, possa rappresentare la quintessenza della vita? E in che modo si collauda con la percezione di un’infanzia tramortita dalla sofferenza?

Gianni Forte: Non ci sono corpi nudi in Macadamia Nut Brittle. Ci sono lembi, riquadri, aree epidermiche che vengono scoperte e pronunciano la loro voce laddove le corde vocali si fanno insufficienti.  Abbiamo una macchina a disposizione e sussultare ogni qualvolta viene usata ci indica il livello di accartocciamento cerebrale in cui ci siamo tumulati. Lo scheletro, gli organi che contiene, la carrozzeria diventano ponti, ganci di comunicazione per abbeverarsi ad un’oasi prima del viaggio desolante sotto il sole delle delusioni ad ovest dell’esistenza.

M.C.: C’é un aforisma o un pensiero che desideri condividere con i nostri lettori?

Gianni Forte: “God doesn’t exist: he’s just a Lady Gaga’s avatar”. (ricci/forte).

Fonte: A Tutta Cultura MondoRaro