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Posts Tagged ‘Germania’

Allarme Terra, escalation di eventi naturali estremi mentre la scienza non si pronuncia

Specialmente nell’ultimo decennio a livello globale stiamo assistendo ad una vera e propria escalation di eventi naturali estremi, fra tornado, uragani, terremoti, maremoti ed altro ancora. Qualcuno ha azzardato l’ipotesi che possa trattarsi semplicemente del fatto che l’informazione in questo periodo ha incrementato la sua visibilità, ma tale analisi è vera solo in parte, infatti è vero che l’informazione mediatica ha raggiunto livelli impensabili ma è pur vero che gli eventi estremi ed alquanto insoliti ci sono e si stanno realmente verificando. Al di là di ogni possibile e becero quanto insano allarmismo, c’è da considerare che uragani e tornado ad esempio, non si sono mai verificati a memoria d’uomo in zone come la Polonia, la Francia e la Germania, infatti tali eventi sono tipici di zone situate in ben altre latitudini come l’America centrale e meridionale. Dunque, cosa sta succedendo? Semplicemente con molta probabilità accade che la Terra sia coinvolta in un processo di mutazione del Cosmo e del proprio sistema solare. Tutti sanno, anche i bambini che il movimento dei pianeti è indiscutibilmente causa di diverse manifestazioni naturali sul globo terrestre, come ad esempio le fasi lunari capaci di determinare le maree così come il movimento del magma dei vulcani. Di questi movimenti planetari ne parlava anche Raffaele Bendandi, lo studioso e ricercatore osannato prima e discreditato poi fino ai nostri giorni. Certo, soltanto uomini di scienza possono enunciare una teoria che sia credibile e sostanzialmente valida ma il problema sta proprio in questo, cioè che la scienza ufficiale tace, discrimina gli altrui studi e soprattutto tende a minimizzare. Rimane il fatto che questi eventi estremi si stanno realmente manifestando, uccidono le persone, radono al suolo colture e le città e sterminano il bestiame con il risultato che i danni all’agricoltura, all’economia globale e alle popolazioni sono ingenti. Basterebbero e, come al solito quasi sempre non si fanno, delle accurate operazioni di prevenzione e basterebbe che la scienza ufficiale la smettesse di occultare cause a lei già in parte conosciute. Un altro aspetto odioso della questione è determinato dal fatto che in occasione di devastanti terremoti, alcuni Stati, fra cui in primis l’Italia, mentono sulla reale magnitudo probabilmente per non risarcire completamente i danni arrecati alle popolazioni e del dopo-catastrofe, spesso non se ne parla, come ad esempio accade per le zone alluvionate lo scorso anno, della Sicilia, della Liguria e della Toscana. Si tace, si tende a sottacere e a zittire, quando però a gran voce, i governi si appellano al senso di responsabilità dei propri cittadini allorquando c’è da pagare le tasse e a sottostare alle voglie maniacali ed altrettanto devastanti del sistema monetario mondialer e delle banche. Rimane da chiedersi in tutto questo dov’è che sta il senso di responsabilità dei governi in questione? Polemiche a parte anche se dovute e necessarie, l’ultimo degli eventi naturali straordinari che ha colpito l’Europa riguarda la Polonia. Un tornado molto forte d’intensità e alquanto distruttivo ha colpito lo scorso 14 luglio la zona della Pomeriana nel nord-ovest del Paese, nelle vicinanze del Mar Baltico. Il tornado ha provocato la morte di un uomo ed il ferimento di altre 10 persone e decine di famiglie hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni. Il forte mulino di vento ha sradicato centinaia di grossi e pesantissimi alberi e mandato in tilt il traffico per qualche ora. Nel video pubblicato su YouTube è possibile notare la violenza del Tornado: http://youtu.be/bOdnltliCeA. La gente deve sapere, non è la solita populista frase fatta, ma è così che dovrebbe andare. Le persone hanno il diritto di avere delle risposte esaustive e responsabili dalla scienza ufficiale che in tutto questo, col suo mutismo, sta facendo soltanto la parte dell’idiota di turno. Questo è l’appello alla responsabilità necessario e dovuto alle popolazioni di tutto il mondo, prima ancora dei processi economico-mediatici contro quei paesi che stanno alla canna del gas come la Grecia. Il senso di responsabilità è ben altro che strozzare economicamente i popoli, è determinato invece da una delle più belle e mai apprezzate virtù: la coscienza umana.

Carla Liberatore

Fonte: AGS Cosmo

Zeolite, energia pulita per il riscaldamento domestico

La Zeolite, chiamata anche la ‘pietra che bolle’, presto sarà applicata nelle nuove caldaie Zeo-Therm di Vaillant per il riscaldamento residenziale. Arriverà dunque a breve sul mercato italiano questa nuova forma di energia pulita per riscaldare gli ambienti domestici. È stata presentata in anteprima alla stampa dal produttore tedesco Vaillant e si tratterebbe di un innovativo sistema ibrido dove ci sono integrati un set di collettori solari, un bollitore bivalente, una pompa di calore gas ad assorbimento che scambia con un blocco ermetico contenente 50 kg di Zeolite. Il sistema è stato già testato con successo in varie abitazioni in Germania ed è dunque pronto per il lancio sul mercato del nostro Paese. Le nuove caldaie sfruttano dunque la proprietà della Zeolite, la quale è conformata da una serie di alluminosilicati cristallini in grado di assorbire acqua o altre sostanze simili purché abbiano un bassissimo peso molecolare, rilasciandole poi, completamente riscaldate. La pietra fra l’altro, in questo processo, non perde mai le sue proprietà, infatto la Zeolite è una pietra capace di assorbire vapore acqueo, quindi attrarre verso di essa le molecole d’acqua, la quale non potendo eseguire il suo moto perpetuo, si trova a rallentare il movimento naturale e le molecole sviluppano dunque una energia convertita in calore. Il minerale della Zeolite fu scoperta nel 1700 dallo svedese Crondstedt e attualmente è già utilizzata nei sistemi di asciugatura di alcune lavastoviglie e in quelli di deumidificazione di alcune marche di climatizzatori. Inoltre le proprietà di questa roccia vengono usate spesso per attenuare gli effetti disastrosi degli incidenti nelle centrali nucleari, non ultimo, utilizzata anche nella centrale di Fukushima in Giappone.

Fonte: AGS Cosmo

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Iran, minacce taglio esportazione oro nero in altri paesi Unione europea

February 20, 2012 Leave a comment

Stavolta e’ ufficiale: l’Iran ha interrotto la vendita del suo oro nero alle compagnie petrolifere francesi e britanniche e minaccia di fare lo stesso anche per Italia, Portogallo, Spagna, Germania e Olanda: lo ha annunciato oggi il portavoce del ministero iraniano del Petrolio, Alizera Nikzad.
“La vendita di petrolio alle compagnie britanniche e francesi è stata arrestata”, ha detto il funzionario iraniano, aggiungendo che valutera’ di intraprendere la stessa misura drastica anche contro l’Italia e altri quattro paesi dell’Unione Europea.
La decisone e’ stata presa in rappresaglia alle sanzioni imposte all’Iran dall’Occidente. Le sanzioni Ue imposte a gennaio hanno l’obiettivo di obbligare Teheran a fornire piu’ informazioni sul suo programma nucleare.
I paesi occidentali ritengono che l’Iran abbia l’intenzione di produrre armi nucleari, assunzione che Teheran nega a tutti i costi, sostenendo di produrre energia a scopi civili.
La Repubblica islamica esporta 2,2 milioni di barili di greggio al giorno, il 18% dei quali si distribuisce nei mercati europei, secondo i dati dell’Amministrazione dell’Informazione di Energia degli Stati Uniti.
Il mondo consuma circa 89 milioni di barili di greggio al giorno. Gli analisti sostengono che la settimana scorsa se l’Iran avesse sospeso l’invio di petrolliere ad alcuni paesi europei, come sembrava dai primi report, l’impatto sarebbe stato immediato, facendo schizzare al rialzo i prezzi del petrolio.
Dopo la diffusione della notizia, il Brent di Londra e’ salito ai massimi di seduta a quota $121 al barile, mentre il contratto WTI si e’ attestato in area $105, a solo l’8% di distanza dai massimi post-recessione toccati il 2 maggio 2011 (poco sotto $115).
Intanto una squadra di ispettori dell’Onu e’ arrivata oggi a Teheran per colloqui sul contoverso programma nucleare. L’Unione europea ha irritato Teheran lo scorso mese quando ha deciso di imporre un embargo sul petrolio iraniano dal primo luglio.
Da parte sua l’Iran, il quinto esportatore di greggio al mondo, ha risposto minacciando di chiudere lo Stretto di Hormuz, la maggiore via di trasporto del greggio.

Fonte: Wall Street Italia

Aja, Corte Internazionale di Giustizia mancato ricorso dell’Italia per crimini nazisti a favore della Germania

La Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, ha dato ragione alla Germania che aveva presentato ricorso contro l’Italia per l’ottenimento del blocco immediato delle indennità a beneficio delle vittime dei criminali nazisti. L’Italia dal canto suo, rivendicava invece tali indennità per le barbarie commesse dai nazisti. Secondo il tribunale dell’Aja, dunque, l’Italia, avrebbe mancato di riconoscere l’immunità, contemplata dal diritto internazionale, per i reati contro l’umanità commessi dal Terzo Reich. Accogliendo tutti i punti del ricorso presentato dalla Germania che accusa il sistema giudiziario italiano di essere venuto meno agli obblighi di rispetto nei confronti della sovranità dello Stato germanico. Lo Stato italiano ora è dunque obbligato ora a rivedere tutte le sentenze giudiziarie, annullandole, che contravvengono alla immunità della Germania. Tale contenzioso era scaturito nel 2008 allorquando la Germania presentò ricorso al Tribunale dell’Aja a causa di una sentenza emessa dalla Corte di Cassazione italiana, la quale a sua volta aveva riconosciuto lo Stato tedesco, come responsabile ‘mandante’, di militari nazisti che il 29 giugno del 1944 furono artefici di una carneficina, uccidendo più di 200 civili italiani, tramite fucilazione, nelle zone di Civitella, Cornia e San Pancrazio in provincia di Arezzo, sparando senza pietà anche su anziani, donne e bambini e dove trovò la morte anche il parroco di uno di questi paesi.

La sentenza della Cassazione, venne considerata un precedente storico che sancì di fatto il diritto al risarcimento, a favore dei parenti delle vittime delle stragi naziste e che le poneva nel beneficio di poter usufruire di un risarcimento. Il precedente storico fu caratterizzato dal fatto che nessun altro Stato al mondo aveva mai intentato causa nei confronti della Germania proprio perché veniva applicata la clausola di immunità giurisdizionale. L’attuale sentenza del tribunale dell’Aja, ha però invalidato tutto quanto era stato fatto dall’Italia. Certo è sacrosanto che però prima o poi, qualcuno anche in termini monetari, dovrà pur risarcire in qualche modo i parenti delle vittime delle stragi naziste e la Germania non potrà, se non altro per un minimo di coscienza civile e storica, fare sempre appello alla immunità giurisdizionale, perché quelle vittime sono state uccise dall’esercito tedesco e mai nessuno le riporterà in vita, ma pur se è passato quasi un secolo, quelle vittime, chiedono ancora giustizia.

Carla Liberatore
Fonte: AGS Cosmo
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Campania, rifiuti trasferiti presto in Germania

L’Unione Europea si è dichiarata soddisfatta del piano di intervento per la rimozione definitiva dei rifiuti a Napoli. L’immondizia sarà trasportata in Germania ed in altri Paesi stranieri, come l’Olanda, la Danimarca, la Svezia e il Belgio. Le migliaia di tonnellate di rifiuti napoletani saranno dunque spalmante in tutto il nord Europa, da lì triturate, riciclate e distrutte. Il piano d’intervento è contenuto in una lettera a risposta della soluzione di messa in mora per la situazione rifiuti ed ha ottenuto l’apprezzamento della Commissione Europea.

Fonte: AGS Cosmo

Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling

January 9, 2012 Leave a comment

Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling (Leonberg, 27 gennaio 1775 – Bad Ragaz, 20 agosto 1854) è stato un filosofo tedesco, il secondo dei tre grandi esponenti dell’idealismo tedesco, successore di Fichte e predecessore di Hegel, del quale tuttavia era anagraficamente più giovane.
La vita
Schelling nacque a Leonberg, in Germania, da un colto sacerdote protestante. Ragazzo precoce, gli fu concesso di entrare a soli quindici anni nel Tübinger Stift, il seminario di Tubinga, dove studiò teologia assieme a Friedrich Hölderlin e Georg W. F. Hegel, coi quali si legò in amicizia. L’entusiasmo suscitato in lui dal rinnovamento culturale che sembrava innescato dal pensierokantiano e dalla rivoluzione francese, lo spinse ad accogliere e assimilare rapidamente la filosofia di Fichte. Nel 1796 si trasferì come precettore a Lipsia, dove si occupò di scienze naturali. Il successo delle sue prime opere gli fece ottenere nel 1798 una cattedra a Jena, dove frequentò il circolo romantico legandosi ai maggiori esponenti del Romanticismo: Goethe, Novalis, Schiller,Hölderlin, i fratelli Wilhelm e Friedrich Schlegel, e Fichte, della cui cattedra diventò ben presto il successore, dopo che quegli era stato costretto alle dimissioni. Sempre a Jena Schelling ritrovò anche Hegel; insieme, i due collaborarono alla pubblicazione del Giornale critico della filosofia. All’interno del circolo romantico Schelling conobbe Caroline Michaelis, sposata con Wilhelm August von Schlegel, ma da cui ella si separerà per diventare sua moglie. Cominciarono intanto a manifestarsi gravi dissapori e polemiche con Fichte, dovute più che altro all’incapacità di ciascuno dei due di comprendere il punto di vista dell’altro.
Dopo aver ottenuto un’altra cattedra a Würzburg, nel 1806 Schelling si trasferì a Monaco, dove maturò una svolta profonda nella sua filosofia, a cui contribuirono vari eventi: l’incontro con Baader, che gli fece conoscere il pensiero di Böhme, la morte di Carolina, gli attacchi alla sua filosofia da parte di Hegel, Jacobi ed altri, ma anche esigenze interne al suo percorso filosofico. Dopo il1809 si isolò in un lungo silenzio, impegnandosi nella stesura di un’opera mai conclusa, Le età del mondo.[1] Nel 1812 sposò Paulina Gotter, che gli resterà sempre accanto e gli darà sei figli. Nel 1821 Schelling insegnò a Erlangen e dal 1826 a Monaco, dove l’anno seguente terrà le Lezioni monachesi sulla storia della filosofia moderna. Nel 1841 venne chiamato alla cattedra di Berlinoche era stata di Hegel. Qui, dove ebbe tra i suoi uditori anche Kierkegaard, sviluppò l’ultima fase del suo pensiero, in aperta polemica contro l’idealismo hegeliano, riaffermando il primato dell’essere attraverso l’auto-negazione della ragione dialettica. Suscitò grande attrazione, ma i suoi richiami caddero nel vuoto. Ritiratosi definitivamente dall’insegnamento, morirà quasi dimenticato a Bad Ragaz, in Svizzera, il 20 agosto 1854.
L’idealismo estetico
Schelling si occupò inizialmente soprattutto di Immanuel Kant e Johann Gottlieb Fichte. La sua prima dissertazione L’io come principio della Filosofia (1795) era molto vicina alle idee di Fichte. Schelling mantiene infatti il motivo fichtiano del primato della filosofia pratica, come attività articolata in tre momenti: espansione creativa e infinita dell’Io, produzione inconscia di un limite che vi si contrappone, presa di coscienza e superamento di una tale auto-limitazione tramite l’agire etico; Schelling le dà però una diversa connotazione, nella quale anche il momento del non-Io viene valorizzato. Non più solo l’idealismo, ma anche il realismo viene dunque giustificato, nel tentativo di dare organicità e coerenza al kantismo su un piano ontologico. Influenzato da Spinoza, finisce così per conciliare il criticismo con il dogmatismo: questi due sistemi filosofici, che a prima vista sembrano inconciliabili, sono in realtà convergenti, perché l’uno parte dal soggetto, l’altro dall’oggetto, mirando entrambi al loro punto di unione. Ma partendo ciascuno da un punto di vista unilaterale, rischiano di smarrire il principio ad esso complementare: soggetto e oggetto infatti sono una realtà sola, visibile ora in un verso, ora nell’altro, ma comunque non scomponibile. Dialetticamente infatti un soggetto è tale solo in rapporto a un oggetto, e viceversa.
Compito della filosofia è allora raggiungere l’Assoluto, inteso alla maniera di Plotino e Cusano come l’Uno nel quale gli opposti coincidono, e situato al di là del processo conoscitivo, cioè di quella conoscenza puramente teoretica che in quanto tale comporta opposizione con l’oggetto reale della propria indagine ed è perciò limitata e finita. L’Assoluto è inconoscibile perché conoscere significa collegare, relazionare qualcosa con altro da sé; ma poiché l’Assoluto ha già tutto dentro, non ha un termine di riferimento esterno con cui possa relazionarsi; tuttavia va ammesso, con un’autocoscienza immediata che è la fichtiana intuizione intellettuale, perché altrimenti si rimane nella contrapposizione di soggetto e oggetto, che è una contraddizione logica. La reciproca complementarietà di questi due termini opposti, però, si realizza come piena identità solo nell’azione pratica, mentre sul piano teorico si resta nel dualismo tra criticismo e dogmatismo, e il finito può accedere all’infinito solo negando se stesso. Il motivo di questa antitesi tra identità e dualismo, teoria e pratica, finito e infinito, costituisce secondo Schelling il problema centrale di ogni filosofia. Per superarlo, come spiega nel Panorama della più recente letteratura filosofica, occorre postulare che l’assoluto non sia né infinito, né finito, bensì l’originaria unione dell’infinità e della finitezza: il soggetto infatti, cioè lo Spirito infinito, è pura attività soggettiva, ma un’attività è tale solo in quanto produce un’azione, cioè si fa oggetto. E a sua volta l’oggetto, che èspinozianamente la natura, ha bisogno di un soggetto o una ragione che lo ponga. Così da un lato lo Spirito, conoscendo se stesso, risulta condizionato da se stesso, e perciò si auto-limita, diventando finito; d’altra parte, nella sua attività è al tempo stesso incondizionato, non avendo nulla fuori di sé. Lo Spirito si riflette nella Natura che è dunque spirito pietrificato. La loro unione immediata è il vero Assoluto, in quanto ha in sé la soggettività e l’oggettività, l’essere e il pensiero, il finito e l’infinito, spirito e materia, attività e passività; esso è l’Indifferenza di Natura e Ragione.
Per l’importanza attribuita all’arte come punto di fusione di questi due estremi, l’Idealismo di Schelling sarà detto estetico.
La filosofia della Natura
Schelling muove quindi alla ricerca della struttura ontologica dell’assoluto, che in Fichte restava invece irraggiungibile. L’attenzione viene rivolta allo spirito oggettivato, che è «lo specchio finito dell’infinito»: la natura. Tale oggettivazione è pur sempre spirito, e quindi un assoluto che ha le stesse qualità dell’Io, però è inconscio e in quanto oggettivato si rende indipendente. La scienza della natura deve dunque possedere in sé il suo proprio principio (da osservare con le sue discipline quali chimica e fisica), si costituisce cioè in scienza autonoma rescindendo la dipendenza dall’Io fichtiano. Ciò comporta che la natura non può essere un semplice meccanismo eterònomo (soggetto a leggi esterne), ma va concepita come una vita retta interiormente da una profonda unità: come un organismo vivente. Riprendendo un’antica immagine plotiniana, Schelling chiama anima del mondo (Weltseele) la forza unitaria che muove la natura.
Poiché l’unità è tale sempre solo in rapporto a un’opposizione, in quanto cioè unifica un dualismo (quale era la dinamica io/non-io), ciò deve valere anche per lo spirito inconscio o natura, nel quale è presente così una polarità, principio attestato anzitutto dal magnetismo. Nella sua visione di totalità della natura, che era propria della filosofia rinascimentale e Schelling recupera in particolare da Giordano Bruno (al quale dedicherà uno scritto, Bruno del 1802), vi è compreso anche l’uomo, che rappresenta il vertice, il punto di passaggio in cui lo spirito inconscio oggettivato prende coscienza di sè. Si tratta di una concezione della natura antitetica al meccanicismo determinista, perché in essa non sono le singole parti a formare e spiegare il tutto, ma, al contrario, è a partire dall’autocoscienza intelligente che è possibile comprendere i gradi inferiori, i quali sono solo aspetti o limitazioni dell’unico organismo universale: nella natura vi è un’intenzionalità, un evoluzionismo finalistico che la fa passare dagli organismi più semplici a quelli più complessi. La natura, dice Schelling, è un’«intelligenza sopita», uno «spirito in potenza». Scrive ad esempio:
« La tendenza necessaria di tutte le scienze naturali è di andare dalla natura al principio intelligente. Questo e non altro vi è in fondo ad ogni tentativo diretto ad introdurre una teoria nei fenomeni naturali. La scienza della natura toccherebbe il massimo della perfezione se giungesse a spiritualizzare perfettamente tutte le leggi naturali in leggi dell’intuizione e del pensiero. I fenomeni (il materiale) debbono scomparire interamente, e rimanere soltanto le leggi (il formale). Accade perciò che quanto più nel campo della natura stessa balza fuori la legge, tanto più si dissipa il velo che l’avvolge, gli stessi fenomeni si rendono più spirituali ed infine spariscono del tutto. I fenomeni ottici non sono altro che una geometria, le cui linee sono tracciate per mezzo della luce, e questa luce stessa è già di dubbia materialità. Nei fenomeni del magnetismo scompare ogni traccia materiale, e dei fenomeni di gravitazione non rimane altro che la loro legge, la cui estrinsecazione in grande è il meccanismo dei movimenti celesti. Una teoria perfetta della natura sarebbe quella per cui la natura tutta si risolvesse in un’intelligenza. »
I principi fondamentali che reggono la Natura possono essere così sintetizzati:Questa finalità della natura è risaltata dall’introduzione del concetto di potenza, col quale Schelling designa i tre diversi momenti del rapporto di identità tra realtà e idea: dal regno dell’inorganico, stadio della realtà, al quale appartengono le tre forze del magnetismo, dell’elettricità e del chimismo (che è l’insieme dei legami e dei rapporti derivanti dalla chimica), la natura passa al secondo livello, quello della luce, considerato il momento dell’idealità, in quanto nella luce essa in un certo senso prende coscienza di sé; la terza potenza, unificatrice delle prime due, è il mondo organico, retto dalle tre forze della sensibilità, eccitabilità e riproduzione, al vertice del quale, come si è detto, c’è l’uomo.

  • Polarità: ogni grado della natura è costituito da una coppia antitetica ma complementare;
  • Coesione: l’interazione delle forze che mirano a riequilibrarsi;
  • Metamorfosi: la trasformabilità degli elementi gli uni negli altri;
  • Potenza: ogni grado della scala evolutiva è il risultato della trasformazione dal suo precedente;
  • Analogia: l’affinità dei fenomeni, con la quale Schelling abilmente utilizza e generalizza alcune importanti scoperte scientifiche.

In questa prima fase del suo pensiero però Schelling rifiuta il principio della forza vitale intesa come origine sconosciuta e oscura delle forze organiche, poiché vi vedeva un’affinità con l’inconoscibilità kantiana della cosa in sè.
L’idealismo trascendentale
Come la natura si evolve verso il principio intelligente, così lo Spirito percorre il processo inverso, che si attua nella Storia: nel Sistema dell’idealismo trascendentale Schelling affronta così la “filosofia della coscienza”, parallela alla filosofia della natura, ricostruendo le attività dell’Io, al quale si accede soltanto con un’intuizione immediata e interna, poiché esso non è un semplice sapere oggettivabile dall’esterno, ma è un sapere del sapere.
La prima epoca di sviluppo della Coscienza è il momento dell’oggettività nel quale l’oggetto viene appreso come estraneo al soggetto, perché in realtà esso è frutto di una produzione inconscia, che la coscienza non riconosce ancora come tale. La seconda epoca è invece caratterizzata dal sentimento di sé: l’Io scopre come le sue categorie di pensiero siano i prodotti della sua stessa attività, prendendo consapevolezza della propria produzione inconscia. Nella terza epoca l’Io si innalza al di sopra della conoscenza, costituita dalla corrispondenza tra forme inconsce della natura e forme consce del pensiero, per manifestare la sua spontaneità pura. In quest’ultima fase l’Io pone se stesso ed è essenzialmente volontà, non oggettivabile perché implica un superamento della stessa fase conoscitiva.
Nella Storia agisce e si attua questa volontà. Schelling vede la storia, come già la natura, in un’ottica finalistica, come una progressiva realizzazione del Soggetto trascendentale nell’assoluto; (trascendentale è un termine kantiano per indicare appunto l’attività del soggetto nel suo rapportarsi all’oggetto, attività che si produce nella coscienza critica del filosofare stesso). Ma la libertàdell’Io qui può apparire come arbitrio, perché la legge del dovere non è come la necessità naturale: l’Io può seguirla o non seguirla. E tuttavia la libertà non è qualcosa di irrazionale, ma piuttosto di sovra-razionale, poiché essa si attua nella volontà di scegliere la razionalità stessa dell’etica, divenendo condizione della sua realizzazione. Per cui la storia non è un seguito sconnesso di azioni puramente arbitrarie: essa è paragonata da Schelling a un dramma in cui Dio è autore e l’uomo l’attore che collabora all’invenzione del proprio ruolo. Nell’agire etico così la filosofia pratica da un lato si avvicina progressivamente e indefinitamente all’assoluto, ma come già in Kant e Fichte, ha il limite di non poterlo realizzare compiutamente. Essa è una “dimostrazione” mai conclusa dell’assoluto, che come tale resta quindi ancora (seppure in forme via via minori) oggetto di fede.
A differenza di Fichte però, Schelling, recuperando l’idea kantiana del bello di natura, riconosce nel momento estetico dell’arte il punto in cui lo scarto tra idea e realtà, spirito e natura, attività conscia e inconscia, si annulla in maniera definitiva. Nell’arte agisce infatti quell’intuizione produttiva che la filosofia teoretica può solo riconoscere, ma non realizzare. L’azione estetica è paragonabile a una natura creatrice che obbedisce alle leggi che essa si dà. Il genio cioè non opera in vista di un fine esterno, ma l’unico scopo del suo operare è l’operare stesso; guidato da un’ispirazione profonda, che egli domina lasciandosene dominare, egli è consapevole e inconsapevole nello stesso tempo. L’artista nella sua attività creatrice realizza così l’unità di ideale e realedopo che questi due, nella coscienza dell’uomo, sono stati separati. Per questo l’intelletto non può mai esaurire la comprensione dell’opera d’arte: essa infatti è un infinito, e non essendo finito non è oggettivabile. Solo con l’intuizione artistica la filosofia raggiunge il suo scopo, perciò l’arte è per Schelling l’organo principe della filosofia.
Con Schelling la teoria romantica dell’arte ha ricevuto così la sua più profonda teorizzazione. Presentando l’arte come manifestazione dell’assoluto in cui cogliere l’indifferenza degli opposti, Schelling è considerato il maggior esponente della corrente dell’Idealismo Estetico.
La filosofia dell’identità assoluta
A fronte delle obiezioni di Fichte, secondo cui dal punto di vista del soggetto e del filosofare critico non può sussistere il supposto parallelismo tra il procedere della filosofia della natura e il procedere dell’idealismo trascendentale (poiché, se dall’autocoscienza è possibile andare alla natura, il percorso che va dalla natura all’autocoscienza si comprende solo in quanto quest’ultima è già presupposta dalla stessa filosofia trascendentale), Schelling nell’Esposizione del mio sistema di filosofia del 1801 chiarisce di volersi porre non dal punto di vista del soggetto trascendentale, ma dal punto di vista dell’assoluto, nel quale la soggettività e l’oggettività sono coessenziali e hanno pari dignità ontologica. Ora egli vuole partire così dal loro punto di unità e identità, nel quale la ragione non ha bisogno di uscire da se stessa e dalla propria visione unilaterale per attingere l’assoluto (com’era nella prospettiva limitata della coscienza critica trascendentale che doveva superarsi nella creazione artistica), ma si identifica immediatamente con l’assoluto stesso. Questa sua filosofia dell’identità vuole essere una “filosofia assoluta” perché identità non significa sintesi e nemmeno indifferenziazione, ma necessaria relazione e unità degli opposti: l’idealità cioè implica il reale e viceversa. Sono due poli dei quali l’uno è la potenza dell’altro. Come spiega nel Bruno, dove emergono chiare ascendenze neoplatoniche, all’assoluto sono essenziali due momenti: l’identità e la differenza, o in altre parole, unità e opposizione. L’assoluto va cioè definito come l’identità di “identità e differenza”. L’introduzione della differenza rende possibile la molteplicità. L’esplicazione dell’assoluto nell’infinita molteplicità dell’universo è necessaria proprio perché il momento della differenza è essenziale come quello dell’identità. Tale attività si dualizza così in una polarità di forze opposte, una positiva e una negativa ( + / – ), ma quella positiva (attrazione) la configura come Una, quella negativa (repulsione) la configura come molteplice e polarizzata, tale per cui ogni polo è a sua volta l’unione di un ‘ + ‘ e un ‘ – ‘. L’Uno si ritrova nei molti, e i molti sono infinite sfaccettature dell’Uno.
Nulla dunque si trova al di fuori dell’assoluto: esso è l’Uno e il Tutto. La natura è in Dio, e poiché ogni realtà è rispecchiamento dell’assoluto, il mondo è perfetto da sempre. Come mai però esso non ci appare affatto così, ma sottoposto alla temporalità e alla contingenza? Questo fatto viene spiegato da Schelling come la conseguenza di una conoscenza inadeguata e ancora allo stadio inconsapevole. Si tratta cioè di una semplice apparenza. Per spiegare come questo punto di vista inadeguato, tipico dell’uomo, sia potuto sorgere, in Filosofia e religione del 1804 egli risale all’assoluto: l’assoluto oggettivandosi pone l’assoluto oggettivato. Quest’ultimo, essendo a sua volta un assoluto (non potendo l’infinito essere logicamente diviso), può porsi in autonomia, ma così facendo perde il vincolo dell’unità fornito dall’assoluto originario e si disperde nella temporalità e nella contingenza. Schelling parla a questo proposito di caduta, introducendo nel sistema un momento di irrazionalità: questa caduta secondo Schelling è legata ad un atto di libertà umana, non spiegabile razionalmente perché essendo libero non è riconducibile a una necessità logica. Una simile lacerazione e dualità in potenza fornisce però una preziosa indicazione: l’universo schellinghiano non è mai esaurito dalla sola razionalità, il che lo colloca in prospettiva in un superamento dell’idealismo assoluto che troverà invece in Hegel il maggiore e definitivo interprete.
La “filosofia dell’identità assoluta” intendeva tuttavia proporsi in quegli anni come un’interpretazione estremamente statica dell’universo, cosa che venne alquanto contestata dall’amico Hegel: questi rimproverava a Schelling di aver in sostanza annullato la storicità e la molteplicità del divenire, annacquandone le diversità e le particolarità nell’unità indifferenziata dell’Assoluto, riducendo tutto a spirito; è rimasta celebre la definizione dell’idealismo estetico da parte di Hegel, che lo paragonò a «una notte in cui tutte le vacche sono nere».
Il secondo Schelling
Assistendo al trionfo di Hegel, che aveva creduto di risolvere l’intera realtà e le sue contraddizioni nella Ragione assoluta, Schelling svilupperà in una fase più matura della sua vita una nuova filosofia, nello sforzo di confutare e superare il pensiero di Hegel e rispondere alle critiche mossegli dal suo ormai ex-amico. Egli reinterpreterà così l’idealismo tedesco non più nell’ottica hegeliana dell’immanentismo logico, ma riaffermando i valori della libertà e della trascendenza. Come già era successo al suo predecessore Fichte, egli si attesterà inoltre su posizioni sempre più vicine al Cristianesimo, quello cattolico in particolare.
L’inizio della seconda fase del pensiero di Schelling è generalmente situato nel 1809, quando vengono pubblicate le sue Ricerche filosofiche sull’essenza della libertà umana. Riprendendo alcuni temi già elaborati dai mistici tedeschi, e in particolare da Jakob Böhme, Schelling ripercorre il problema già affrontato in precedenza di come far derivare lamolteplicità dall’Uno indifferenziato. Per giustificare la presenza della diversità e della storicità, senza ridurle a semplici inganni e apparenze (che era l’accusa mossagli da Hegel), e per evitare al contempo la caduta in un dualismo insanabile in cui l’unità indistinta di Dio risulti contrapposta alla dispersione e mutevolezza del mondo, secondo Schelling occorrerà ammettere che la storia e il divenire abbiano in Dio stesso il loro fondamento.
Ciò è possibile solo se Dio viene inteso non come un essere statico, ma come un Dio vivo ed esistente, che accolga in sé la storia e la vita, tale per cui Egli non soltanto è, ma diviene. Rifacendosi al precedente bipolarismo spirito/natura, Schelling afferma che la Natura rappresenta l’aspetto oscuro e inconscio di Dio, un abisso profondo a partire dal quale però Dio emerge, rivelando se stesso come Persona e facendo trionfare la luce sull’oscurità. Le tenebre di per sé non sono un principio del male, ma piuttosto il fondamento attraverso il quale Dio si attua come causa sui, cioè causa di sè. È tuttavia in questo fondo oscuro che risiede la possibilità del male, che dunque non è un semplice non-essere, ma una potenzialità, che richiede di essere sconfitta.
Dio, scegliendo il bene, ha testimoniato la vittoria sulla morte, riconciliando e riunificando in sé la natura e lo Spirito, il fondamento e l’esistenza, in maniera definitiva; l’uomo invece, che è un Dio in divenire, dove tutto è ancora provvisorio, può decidere di separare i due princìpi opposti, lacerandone l’unità. Il male è dunque il risultato della liberavolontà dell’uomo che ha scelto la strada della ribellione, mettendo in atto quella scissione che in Dio era presente in forma latente, seppure come possibilità già vinta. A causa dell’intrinseca irrazionalità del male, la sola ragione non è sufficiente per sconfiggerlo, ma è necessaria anche la fede. L’uomo, che è fatto a immagine di Dio, è un essere spirituale nel quale si mostra il Creatore, ma è un Dio caduto che ha all’unione ha preferito la via della discordia e della molteplicità. Il tentativo dell’uomo di ricucire la separazione tra il fondo oscuro della Natura e la luce della Ragione, è indice però non solo della sua natura peccaminosa, ma anche di quella divina. Nella caduta Schelling vede già implicita la redenzione.
In questo modo Schelling ha ottenuto tre risultati:
ha dato vita, in maniera più decisa rispetto alla prima fase del suo pensiero, a una concezione di Dio come Persona e come Dio vivente, molto simile al cristianesimo;
ha riconosciuto che il male non è soltanto negatività o privazione di essere come sosteneva l’agostinismo filosofico, ma possiede una sua positività, che però non è da intendersi neppure in forma manichea come assoluta contrapposizione al Bene;
ha risposto alle accuse di Hegel escludendo ogni possibilità di intesa con il suo sistema e il suo panlogismo; la pretesa hegeliana di razionalizzare tutto non teneva conto infatti della presenza del male, che consiste proprio nell’impossibilità di trovare spiegazione ad ogni problema.
Questo non vuol dire che la filosofia non debba cercare in tutti i modi di penetrare il significato dell’irrazionale, compito che Schelling perseguirà fino alla fine.
La filosofia positiva come filosofia dell’esistenza
L’ultimo periodo della filosofia schellinghiana, che giunse dopo un lungo periodo di silenzio, è denominato “filosofia positiva”; questa venne elaborata in due momenti successivi: dapprima con la Filosofia della mitologia, e quindi con la Filosofia della Rivelazione.
Secondo Schelling, se la mitologia viene colta nel suo lato essenziale e non giudicata a prima vista come un insieme di credenze antiche e superate, essa riesce a svelare i segni e le forme in cui si articola la storia umana. Mentre il pensiero logico rimane incapace di afferrare la particolarità e la concretezza della realtà in divenire, quello mitologico ne consente una conoscenza più appropriata. Il mito infatti è tautegorico, non allegorico, nel senso che non va spiegato sulla base di presunte verità ad esso pregresse, ma esprime solo se stesso come nodo particolare di sviluppo del lungo e travagliato cammino della coscienza umana.
Mentre però la mitologia non va oltre una concezione puramente naturalistica di Dio, la filosofia della Rivelazione, resa possibile dall’annuncio cristiano, riesce ad innalzarsi a una conoscenza di tipo soprannaturale. Per Schelling l’essenza del cristianesimo è data dalla sua natura intimamente storica, che si esprime in particolare nell’Incarnazione delCristo. In ciò sta l’immenso valore della religione cristiana, il cui contenuto fondamentale non dev’essere ridotto, come voleva Hegel,[3] a un insieme di precetti morali dettati dalla ragione, delle quali la vicenda umana di Gesù rappresenterebbe solo l’involucro esteriore: «Il contenuto fondamentale del Cristianesimo è appunto Cristo stesso, non ciò che Egli ha detto, ma ciò che Egli è, ciò che Egli ha fatto. Il Cristianesimo non è immediatamente una dottrina, esso è una realtà».[4]
Una filosofia razionalistica come quella hegeliana avrebbe dovuto limitarsi a studiare l’essenza della realtà da un punto di vista logico-formale, senza pretendere di stabilirne l’esistenza, ossia il contenuto storico e sostanziale. Hegel invece ha avuto la presunzione di costruire un sistema sia razionale che storico. Ma questa è per Schelling una mistificazione: Hegel non ha operato nessuna conciliazione tra Ragione e Realtà, ha soltanto messo la ragione al posto del reale, non avendo voluto distinguere tra filosofia positiva e filosofia negativa, confondendole.
La filosofia negativa può stabilire soltanto le condizioni negative o necessarie (ma non sufficienti) perché qualcosa esista. Essa coglie il dato empirico su un piano concettuale, racchiudendolo in un sistema, senza poterlo in nessun modo farlo venire all’essere, dal momento che l’esistenza nasce da una volontà libera e irriducibile alla mera necessità razionale. Alla filosofia negativa è quindi affidato un compito importante, in vista però di qualcos’altro: essa cioè deve essere integrata da una filosofia positiva, dove anche gli eventi e la storia trovino una loro ragion d’essere.
La filosofia positiva rappresenta così l’aspetto complementare a quello puramente logico-negativo della filosofia. Essa si rende conto che il suo pensare è reso possibile da un Essere sovra-razionale da cui procede, ma poiché la ragione non lo può dedurre da sé in termini logici, ha per questo bisogno di una rivelazione da parte di Dio stesso. Per accoglierla la ragione deve sapersi aprire, con l’estasi, a un sapere trascendente posto fuori di sè, che diventa condizione del dato empirico e dell’esistenza. Si tratta di un sapere “positivo” perché rivelato direttamente da Dio e non per via negativa o indiretta. Gli autori a cui Schelling intende chiaramente rifarsi in quest’ultima fase del suo pensiero sono ancora una volta Plotino e i mistici neoplatonici.
L’eredità
Per quasi tutto l’Ottocento Schelling venne interpretato alla luce di Hegel, come un momento determinante dello sviluppo dell’Idealismo che trovi il suo compimento nel pensiero hegeliano. Tale linea interpretativa tendeva a offuscarne le enormi differenze, e in particolare la sua seconda filosofia, che ebbe influenze profonde, anche se spesso sotterranee, nelle correnti anti-positiviste e anti-marxiste della seconda metà dell’Ottocento (parallelamente a Schopenhauer). L’interesse che Schelling aveva suscitato con l’enunciazione della filosofia positiva era stato peraltro vivissimo; ad ascoltarla convenirono tra gli altri Engels, Bakunin, e Kierkegaard, il quale ne recepì il richiamo all’esistenza, che per lui tuttavia sembrava non tradursi mai concretamente nella scoperta della singolarità dell’uomo. Influssi più o meno sotterranei sono rintracciabili anche nell’antroposofia di Steiner, nonché nelle correnti estetiche decadentiste e nell’irrazionalismo di Nietzsche, sebbene Schelling non volesse fare dell’assoluto e dell’esistenza un fatto soltanto irrazionale e del tutto incomprensibile. Non si può trascurare neppure il rilievo dato da Schelling alla nozione diinconscio, contribuendo alla formazione del contesto culturale in cui sarebbe sorta la psicanalisi, e in particolare quella di Carl Gustav Jung.[5] Dell’idealismo schellinghiano si nutrì inoltre il pensiero francese fino a permeare soprattutto la filosofia di Bergson.[6] La sua filosofia della natura e il concetto di persona sviluppato nell’ultimo periodo ebbe poi un influsso decisivo sull’antropologia filosofica di Max Scheler.[7] A Schelling si ispirò anche la filosofia esistenzialistica di Heidegger, Jaspers e Marcel. Sul piano teologico l’importanza di Schelling sta nell’aver recuperato la Rivelazione nella sua positività e storicità. La recente riscoperta dell’ultimo Schelling, infine, è stata conseguenza dello sforzo di superamento del pensiero di Hegel e di un’interpretazione dell’idealismo tedesco non più nell’ottica hegeliana.

Fonte: Wikipedia

Germania, pericolo lago vulcanico Laacher See

Sta attirando l’attenzione degli esperti il lago vulcanico Laacher See in Germania a causa di una serie di anomalie che presenta dall’inizio di questo nuovo anno. Il Laacher See infatti è il più grande vulcano d’Europa e se dovesse effettivamente eruttare creerebbe una serie di disastrose problematiche in moltissimi stati confinanti fra i quali l’Italia. A darne notizia per primo è stato il tabloid britannico Daily Mail risaputo per l’attendibilità delle informazioni. Secondo il giornale inglese, il vulcano Laacher See avrebbe eruttato l’ultima volta circa 12.900 anni fa ed infatti si calcola che esploda ogni 12000 anni circa. Le dimensioni del vulcano sono impressionanti, simili a quelle del vulcano Monte Pinatubo in Indonesia che eruttò nel 1991 dando vita alla più disastrosa eruzione del XX secolo causando una diminuzione delle temperature a livello mondiale di 0,5 gradi centigradi fino al 1992. Secondo gli scienziati se anche questo vulcano dovesse
esplodere, darebbe vita ad una eruzione le cui conseguenze non sono minimamente immaginabili, ma in via ipotetica potrebbe far ricadere nell’intera Europa, immense quantità di polvere vulcanica. La polvere vulcanica per l’appunto genera conseguenze devastanti poiché è talmente densa tanto da poter far crollare interi edifici e bagnandosi diviene conduttrice di elettricità e potrebbe causare nell’atmosfera delle gigantesche tempeste elettriche. Inoltre, se la si respira, si solidifica nei polmoni come fosse cemento e causando quindi la morte di centinaia di migliaia di persone. Gli studiosi hanno per ora rilevato che nel lago vulcanico Laach See si stanno formando, sulla superficie, delle piccole bolle di gas, segnale inequivocabile del fatto che il vulcano sta rilasciando del magma, ma la comunità scientifica per ora non si è ancora pronunciata sulla possibilità di un imminente reale pericolo a livello europeo. Nel frattempo i vulcani europei e mondiali, compreso il Laach See, vengono costantemente monitorati con il progetto finanziato dalla comunità europea, denominato ‘MIA-VITA’, che comprende 15 partner-ship scientifiche ed ha una durata di 48, partito nel 2008, avrà termine quest’anno. Il progetto MIA-VITA si propone di costruire un metodo integrato per valutare e gestire nel miglior modo possibile, tutte quelle situazioni che presentano una reale pericolosità vulcanica attraverso i dati che pervengono dall’EO (Earth Observation) il quale trasmette informazioni a tutti i sistemi d’allerta basandosi su dati scientifici ben precisi. Tale progetto dovrebbe dunque garantire una concreta possibilità di pre-allarme che consentirebbe di salvare milioni di vite. Fra i rischi a cui sono esposte le popolazioni delle zone vulcaniche, vi sono tutti i prodotti eruttivi come le colate di lava, lahars, flussi piroclastici, ricaduta di tephra, emissioni di CO2 SO2, ceneri vulcaniche ed altre problematiche come le frane, le colate di fango, cadute di massi, terremoti vulcanici e tsunami. L’auspicio è che i sistemi d’allerta fin’ora messi a punto siano davvero utili alla salvaguardia, per quanto possibile, dell’ambiente e soprattutto per salvare delle vite umane dalle probabili catastrofi e dalle conseguenze che queste generano.

Carla Liberatore

Fonte: AGS Cosmo

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Germania, raccomandazioni e clientelismo non sono solo un male italiano

December 31, 2011 Leave a comment

Uno studio condotto in Germania su 15mila imprese, ha rivelato che un tedesco su 4 è stato raccomandato per ottenere il posto di lavoro. I tedeschi la chiamano ‘Vitamina B’, ‘B’ sta per ‘Beziehung’ ovvero sia: Raccomandazione. Lo studio effettuato rivela come anche i germanici lavoratori e datori di lavoro, siano affetti da quello che in Italia chiamiamo clientelismo, ossia il sistema di raccomandazione per poter occupare i migliori posti di lavoro. La proporzione tedesca è di uno su quattro, differente di sicuro è il paradigma che ne scaturirebbe se uno studio simile venisse eseguito in Italia. Le conoscenze inoltre pare contribuiscano anche alle possibilità di successo di amici e parenti nelle candidature al lavoro, infatti una su due di queste candidature va a buon fine.

Fonte: AGS Cosmo

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Brasile, confermata posizione come sesta maggiore economia mondiale

December 27, 2011 Leave a comment

Nel 2011 il Brasile ha superato la Gran Bretagna e l’Italia collocandosi come sesta maggiore economia mondiale dopo Usa, Cina, Giappone, Germania e Francia. Nel 2020 una ‘new entry’ sara’ l’India che si collochera’ al quinto posto dopo Usa, Cina, Giappone e Russia, seguita da Brasile, Germania, Gran Bretagna. Fuori dalla classifica a seguire ci saranno Francia e Italia rispettivamente al nono e al decimo posto.
Nel 2011 il Brasile ha superato la Gran Bretagna e l’Italia collocandosi come sesta maggiore economia mondiale dopo Usa, Cina, Giappone, Germania e Francia.
A rifare i conteggi sui paesi piu’ ricchi del Paese e’ il Center for Economics and Business Research, Cebr, secondo cui nel 2020 i paesi emergenti domineranno la classifica del G8 lasciando addirittura fuori Francia e Italia.
In un’intervista alla Bbc radio l’amministratore delegato del centro di ricerche Douglas McWilliams ha spiegato che in particolare le economie europee sono destinate a arretrare nella classifica del G8.
Nel 2020 una ‘new entry’ sara’ l’India che si collochera’ al quinto posto dopo Usa, Cina, Giappone e Russia, seguita da Brasile, Germania, Gran Bretagna. Fuori dalla classifica a seguire ci saranno Francia e Italia rispettivamente al nono e al decimo posto.

Fonte: RaiNews24

Albero di Natale, simbolo cosmico

December 16, 2011 Leave a comment

Questa volta la facciamo facile, facile… Non è un mistero per nessuno che l’albero rappresenti un simbolo e non è un’idea di un qualche assessore all’urbanistica. Gli alberi, infatti, fortunatamente sono comparsi su questo pianeta molto prima degli assessori. E, anche se ci stiamo impegnando a distruggerli, finiranno molto dopo…
L’Albero è da considerarsi una sorta di “cattedrale” delle culture animiste più antiche e il suo culto è tuttora piuttosto diffuso. Presente in tutte le religioni arcaiche, è l‘albero cosmico della mitologia germanica (e la tradizione del nostro abete natalizio prende piede proprio dai germani), ma anche l’albero indiano dei Veda, l’albero della Vita persiano e biblico, e così via…
D’altronde, si tratta di un elemento che si presta: rappresenta la vita, dà alimento e rifugio, purifica l’aria che respiriamo, collega terra e cielo, ha a che fare con tutti e quattro gli elementi, affonda solide radici nella Terra Madre e si eleva, con una struttura piramidale, verso le gerarchie celesti (e le conifere si prestano perfettamente a tale lettura).
Chi ha viaggiato nell’India del Nord, in Asia Centrale, in Cina, in Tibet, in Siberia e in diversi Paesi africani, avrà sicuramente notato che alcuni alberi – in genere i più antichi o maestosi – sono oggetto di culto: vengono legati sottili fili intorno al tronco per accendervi incensi e infilarvi ghirlande di fiori; alla base dell’albero vengono deposti fiori, cibo, lumi accesi. Una tradizione ancor viva un po’ in tutto il mondo.
Su una tavoletta babilonese molto antica (1850 a.C.) è raffigurato un albero stilizzato, ai cui rami sono appese delle losanghe che raffigurano gli astri mentre, alla sommità, è raffigurato il Sole, che domina. Si tratta certamente del più antico albero di Natale finora rinvenuto (ricordiamo che a Babilonia il Dio Sole Samash era festeggiato il 25 dicembre). Si sa comunque che i babilonesi usavano anche decorare l’albero appendendovi diverse varietà di frutti.
Celti, Sassoni, Normanni portavano alberi in casa per tener lontani gli spiriti cattivi, gli Egiziani vi portavano le palme e i Romani gli abeti. Come segno di venerazione verso gli alberi consacrati, gli antichi erano soliti appendere mele e altri frutti come offerte alle divinità. La tradizione era estesa in tutto il nord Europa: per ringraziare la terra della sua generosità, e in segno di buon auspicio per i successivi raccolti, i contadini appendevano sugli alberi i frutti dei loro raccolti. Gli antichi Germani appendevano anche pietre ai rami delle querce, per far tornare gli spiriti fuggiti con la caduta delle foglie. Successivamente, gli alberi si arricchirono di frutti colorati, ghirlande, e candeline.
La prima ripresa di questa antica usanza viene documentata a Strasburgo, in Germania, nel 1539, ma pare che fino all’Ottocento sia rimasto un semplice fenomeno locale. In questo secolo, fabbricanti germanici e svizzeri cominciarono a produrre ninnoli di vetro soffiato, gli americani successivamente aggiunsero l’idea delle lampadine. Poi, nel 1840, la duchessa di Orléans, imitando l’ambasciatore asburgico, fece addobbare un enorme albero nel giardino delle Tuilleries a Parigi, e la moda dilagò così tra tutte le corti europee.

Fonte: Adea Edizioni