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Posts Tagged ‘Ennio Morricone’

Zucchero, sogno di incidere un disco con Ennio Morricone

December 11, 2012 Leave a comment

zucchero

Il famoso cantante Zucchero dichiara in un’intervista al quotidiano Il Giornale: “Vorrei fare un disco con Ennio Morricone. Lui scrive la musica e io i testi. E poi facciamo concerti insieme”. Dopo aver realizzato diversi sogni legati ala sua fama e carriera professionale, sogna quest’ultimo traguardo da raggiungere.
Lo scorso sabato sera egli ha tenuto un live storico all’Havana, nel parco dell’Instituto Superior de Arte, al pari dello spettacolo che il musicista italiano tenne a Mosca del 1990, davanti al Cremlino, il primo di un’artista occidentale dopo la caduta del muro di Berlino. Il cantautore si è esibito davanti ad un pubblico di 70mila persone. L’evento sarà trasmesso su  su Raidue il prossimo 8 gennaio.
Per quel che concerne la sua ultima trasferta a Cuba dichiara: “Non sono andato a Cuba per sostenere Fidel Castro. Ho anche rifiutato la proposta di Mariella Castro di dire qualcosa a favore dei cinque cubani incarcerati a Miami per spionaggio. Lei mi ha chiesto di fare un appello a Obama. Ma io ho chiarito che sono fuori da queste logiche, anche se credo che l’embargo a Cuba non abbia più senso”.

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Ennio Morricone, calo di zuccheri causa del malessere del grande maestro

November 5, 2012 Leave a comment

Il celebre compositore Ennio Morricone sta bene dopo il lieve malore accusato durante il concerto tenuto al Nelson Mandela Forum di Firenze. Paura, ma nessuna seria conseguenza e già si prepara per il prossimo appuntamento al Palaolimpico di Torino. un calo di zuccheri la causa del malessere improvviso, questo è quanto dichiara Enrico Porreca, manager del grande compositore in un’intervista a Rtl 102.5: “Ha solo avuto un calo di zuccheri. Ieri era una giornata piuttosto fredda e all’interno del palazzetto faceva molto caldo, era leggermente disidratato. Per una sua regola che non trasgredisce mai, lui non pranza il giorno del concerto, quindi è stata una piccola serie di fattori che gli ha fatto avere un calo di zuccheri. Il tempo di scendere dal palco, andare con le sue gambe in infermeria, e la pressione era tornata regolare, perché aveva bevuto tre sorsi d’acqua, era già finito tutto, non è successo nulla. Ennio sta benissimo. Tanto è vero che stamattina si è alzato alla solita ora, ha fatto colazione ed è già a casa, ha già preso il treno e tornato a Roma. Domattina parte per Torino come previsto per fare le prove del concerto di giovedì”.

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“Rango”, un meraviglioso tributo al western

March 20, 2011 Leave a comment

La prima volta che ho visto il trailer sono rimasto positivamente colpito e la curiosità di vedere questo Rango era alta, anche se ammetto che non mi aspettavo un capolavoro. Ieri sera sono finalmente riuscito ad andare al cinema e, che dire, mi è piaciuto talmente tanto che non ho potuto fare a meno di scriverne.
Senza fare spoiler (anche se è in programmazione in Italia già da una settimana ormai) Rango è la storia di un camaleonte domestico che, causa un piccolo incidente stradale, si ritrova abbandonato nel mezzo del deserto del Mojave (USA), luogo dove prende inizio la sua avventura che lo porta ad improvvisarsi cowboy (inventandosi il nome di Rango, appunto) e deve combattere per liberare una piccola comunità di animali dai cattivi di turno che li opprime. Classico eroe imbranato che passa da una disavventura all’altra e nonostante gli innumerevoli comici imprevisti riesce a compiere la sua missione.
Ora, quello che voglio sottolineare di questo film, come dico nel titolo del post, è che rappresenta un meraviglioso tributo al cinema western. La storia è certamente una rivisitazione comica del genere e l’ambientazione lascia ben pochi dubbi sul riferimento al western: un piccolo villaggio sperduto nel mezzo del deserto abitato da buffi (qualcuno un po’ meno) e bizzarri (questo invece tutti) animaletti. Dal punto di vista dell’animazione 3D (vi ha lavorato la Industrial Light&Magic, non da poco!) la qualità è altissima, sia nella realizzazione dei personaggi e degli ambienti, sia nell’espressività facciale: i primi piani di Rango a mio avviso, dove si ride senza che lui dica una parola o faccia un movimento, ne sono la prova. La colonna sonora, composta nientemeno che da Hans Zimmer (onnipresente ormai), è un esplicito e plateale omaggio a Ennio Morricone e in certi momenti l’effetto che suscita va oltre l’ironia della scena e riesce a evocare emozioni davvero epiche. La regia è di Gore Verbinski (che ha diretto la -prima- trilogia de I Pirati dei Caraibi) e anche qui il tributo è chiaro: Sergio Leone e i suoi capolavori che hanno segnato la storia del genere western sono dietro quasi ogni singola inquadratura del film, tanto che le scene di pura azione frenetica (le più hollywoodiane, se vogliamo) sono quelle che risaltano di meno nonostante siano divertenti e spettacolari. In particolare nei duelli, il montaggio delle inquadrature (alternanza di primi piani, piani americani, totali, lenti carrelli…) ci riporta di fronte a film come “Il buono, il brutto, il cattivo”, “Per un pugno di dollari” o “C’era una volta il west”. Ma ci sono anche molte altre citazioni e riferimenti che arricchiscono il tutto (la scena iniziale del film, ad esempio, a me ha ricordato moltissimo l’inizio classico dei film della saga di Toy Story).
Inutile dire, infine, che il personaggio di Rango è la parodia di colui che incarna e rappresenta il western stesso, ovvero Clint Eastwood: lo spietato e gelido cowboy (il texano dagli occhi di ghiaccio) trova in Rango il suo goffo e un po’ imbranato, ma alla fine altrettanto eroico, alter-ego.
Trovo che questo film sia, se non un grande, certamente un piccolo capolavoro riuscito in tutti i suoi aspetti e il mio suggerimento, per chi ancora non lo avesse fatto, è di andare a vederlo al cinema perché merita davvero tanto. Un Clint Eastwood camaleonte non è cosa da tutti i giorni!

Fonte: Noisymag

 

Ennio Morricone tra concertismo e cinematografia, rock moderno e melodie sinfoniche

Ennio Morricone, grande compositore musicale del nostro tempo continuamente impegnato nello scrivere testi e sinfonie per il cinema internazionale, è stato particolarmente onorato di essere considerato oggetto di rilevante ammirazione da parte di Bruce Springsteen e di sua grande ispirazione per i suoi nuovi lavori ricordando le musiche scritte per i films di Sergio Leone. “Sono profondamente orgoglioso che Springsteen usi le mie musiche scritte per Sergio”, sostiene il maestro.

Un connubio apparentemente irraggiungibile tra due generi musicali da sempre considerati troppo diversi. Due mondi agli antipodi dell’arte della musica, due realtà inconfondibili ed evidentemente scisse per esternazione di gusto e stili…

Due figure contemporanee a confronto che sono riuscite a leggersi dentro attraverso le note irrefrenabili della conoscenza musicale. Il rock del Boss volge di fronte al genio della composizione per eccellenza per esprimerne tutta la sua devozione più profonda.

Un acuto senso di lode si amalgama tra le due figure eccelse attraverso un sentimento di autentica stima reciproca, dedita per entrambi all’amore per la loro passione accecante: il dono di saper interpretare il valore emblematico del suono.

Un uomo perennemente legato al suo mondo cosparso di suoni ben definiti, spifferi e rumori di fondo, esclusivamente interessato all’ascolto dell’onda della musica, tralasciando dettagli, stili e generi poiché non rilevanti. e disponibile ad ogni forma di linguaggio privo di forzature estetiche. “Il rock non è un genere disprezzabile”, ma nel corso degli ultimi decenni è diventato un elemento dominante nella nostra società e uno specchio riflettente i postumi e le aspettative di natura politico-sociale della totale comunità mondiale. “L”importante è che la musica circoli”, ribadisce. La musica moderna, i nuovi generi musicali raccontano, spiegano ed esprimono la storia, le motivazioni e le inquietudini del nostro tempo.

“Il mio rapporto con il cinema è meraviglioso, ma immutabile…”.

Scrivere per la cinematografia comporta un sacrificio enorme per brevità e scadenze di quei tempi che sono necessari alla realizzazione di un opera cinematografica, che ne caratterizzano la storia e ne identificano l’immagine nella sua completezza visiva. E’ un semplice mettersi a completo servizio estetico e creativo del film, in senso letterale, e quindi, indirettamente, del regista. Il rapporto che viene ad alimentarsi di volta in volta è di completa armonia tra le parti, in quanto c’è bisogno di simultanea combinazione affinché un prodotto cinematografico risulti funzionale. La mancanza di fiducia e di iterazione tra regista e autore, o una implicita condizione di feudalità psicologica, implica un rigetto compositivo penalizzante la realizzazione specifica della pellicola. Diversamente lo scrivere in modo autonomo assume per la composizione una caratteristica divincolante e liberatoria sulla scelta di temi, ritmi, tempi e colori in quanto diventa tutto autogestibile e auto-interpretabile. Il concerto è la rappresentazione del <se medesimo> in quanto tale, dove è possibile rielaborare gli stessi temi musicali composti per la cinematografia in maniera diversa e del tutto innovativa.

“Comporre è l’unica cosa che so fare… Quando scrivo cerco di rispettare il valore espressivo della musica e il significato delle scene girate”. Un metodo ormai consolidato da anni e da lui definito ‘regola dell’est’ si strumenta essere artefice della sua continua creatività irrefrenabile.

EST come monogramma di energia, spazio e tempo. Energia per infondere forza alle immagini, spazio per distribuire una corposità sonora e tempo per risaltarne i suoni emblematici.

Un uomo che ha saputamente colpito l’immaginario collettivo attraverso celeberrime composizioni considerate da sempre elementi fondamentali  della storia del cinema; un personaggio diviso tra due mondi distinti, che ne avviluppano il carisma artistico, condiviso tra concertismo e cinematografia, ma che in realtà conserva ancora scrupolosamente un atteggiamento poeticamente infantile, semplice e viscerale percepibile attraverso la spontanea evasione per un innocuo trastullo virtuale. “Gli scacchi sono il mio relax, non li abbandono mai. Ho inserito un programma sul cellulare e posso giocarci in qualunque momento desideri”.

Come dire “La genialità è spesso un elemento connaturale all’infanzia e i grandi geni sono solitamente piccoli fruitori degli svaghi” (2009).

 

a cura di Marius Creati

 

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