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“Il Giardino Nobile. Italian Landscape Design” di Lucia Valerio, Electra

February 11, 2013 Leave a comment

Il Giardino Nobile. Italian Landscape Design

IL GIARDINO NOBILE. Italian Landscape Design
“… I gelsomini…sono stati per secoli la fonte del profumo più delizioso: gli arabi ne furono i diffusori …” Paolo Pejrone
Electa pubblica un volume dedicato al ‘giardino nobile’: tredici esempi selezionati secondo il criterio del giardino classico formale, sinonimo di giardino all’italiana. Queste architetture verdi si distinguono per rigore e armonia di forme secondo il modello dei giardini rinascimentali. Un risultato di equilibrio generale, ottenuto con l’inserimento degli elementi naturali con precisi schemi geometrici: piante ricorrenti, scelte con un’attenzione che consente di creare una perfetta interazione tra architettura e paesaggio, così come icolori, pochi ma studiati con precisione estrema. I giardini, come la pittura e le arti tutte, rivelano sogni e desideri degli uomini di un’epoca; sono luoghi della memoria e dello spirito sensibili alle istanze del tempo. Il flusso di semi, bulbi, piante e profumi testimonia una storia di migrazioni di popoli e di idee.
I giardini sono custodi di sensazioni e materie prime alla base della creazione dei profumi. Acqua di Parma, storico brand tra le eccellenze della profumeria italiana, ha dato vita alla collezione di Le Nobili di Acqua di Parma ispirandosi allo splendore e all’elegante esuberanza botanica del verde nobile.
Iris, Magnolia e dal prossimo settembre Gelsomino le tre raffinate essenze de Le Nobili ispirate ai rispettivi fiori, tra i più emblematici, di cui Pejrone nel suo saggio traccia la storia: dalle origini al loro arrivo in Italia. Il volume comprende anche un testo introduttivo dedicato al tema Il giardino dei profumi della giornalista e curatrice del volume Lucia Valerio e un’intervista a François Demachy, celebre ‘naso’ della maison. Immagini spettacolari, esaltate dal grande formato del volume, e una scheda storico-descrittiva per ogni giardino evidenziano la bellezza e l’armonia dei nove giardini storici e dei quattro giardini contemporanei d’ispirazione classica presenti nel volume, selezionati per la loro unicità. Dalla Villa Reale di Marlia alla Gamberaia, da Villa del Balbianello alla Cervara, fino agli esempi contemporanei come la Villa a Revello e la Villa ad Acquapendente.
Ogni giardino presente nel volume ci restituisce la storia di famiglie aristocratiche che hanno tramandato la tradizione delverde nobile e, come un’opera d’arte, schiude finestre inattese sull’esperienza dei sensi.
BIOGRAFIE
Paolo Pejrone è nato a Torino nel 1941. Laureato in architettura al Politecnico di Torino, diviene allievo di Russel Page e frequenta lo studio di Roberto Burle Marx a Rio de Janeiro. Dal 1970 lavora in Italia, Spagna, Francia, Svizzera, Arabia Saudita, Grecia, Inghilterra e Germania come architetto di giardini. Collabora con numerosi giornali e riviste d’opinione e specialistiche. Dal luglio 1999 tiene la rubrica Fiori e giardini su Tuttolibri de La Stampa. Sua anche la rubrica mensile di VilleGiardini e quella settimanale su Tuttoscienze de La Stampa. È Vice Presidente per l’Italia della International Dendrology Society (I.D.S.), socio fondatore dell’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio (A.I.A.P.P.), ideatore e fondatore della mostra-mercato “Tre giorni per il giardino” al Castello di Masino e fondatore e presidente dell’Accademia piemontese del giardino. Autore, tra l’altro, di: In giardino non si mai soli (2002), Il vero giardiniere non si arrende (2003), I miei giardini (2008), Gli orti felici (2009), La pazienza del giardiniere (2009), Cronache da un giardino (2010).
Lucia Valerio è una giornalista professionista. Da oltre 15 anni si occupa di architettura del paesaggio e dei giardini e delle contaminazioni in ambito artistico e sociale. È autrice di articoli e saggi sull’argomento.
Ha scritto e curato con Patrizia Pozzi, “Landscape design”, Electa, 2007, volume sull’architettura del paesaggio contemporanea. Ha scritto e curato il volume “Omaggio al giardino”, Mondadori, prossimamente in uscita per Mondadori. Attualmente lavora per il periodico mensile VilleGiardini come giornalista responsabile della sezione verde.

Il volume, commissionato da Acqua di Parma, è un omaggio al giardino all’italiana, patrimonio storico del nostro paese. Struttura formale e anima del luogo sono gli elementi principali del giardino di villa rinascimentale, fonte di ispirazione per i più autorevoli architetti e profumieri a livello internazionale. Un risultato ottenuto grazie al giusto equilibrio fra rigore razionale e fantasia creativa. Curato da Lucia Valerio, nota giornalista e responsabile della sezione verde di VilleGiardini. Ad iris, magnolia e gelsomino, che hanno ispirato la linea femminile de “Le Nobili” di Acqua di Parma, viene dedicato un testo a cura dell’architetto Paolo Pejrone, uno dei più autorevoli garden designer italiani. Mentre Francois Demachy tratta gli stessi fiori come note del linguaggio dei profumi. Fra i giardini selezionati, molti dei quali visitabili su appuntamento, alcune ville della Lucchesia come quella di Marlia, alcune Medicee e altre del FAI come Villa del Balbianello sul Lago di Como. L’apparato fotografico proviene in larga parte dall’archivio di Dario Fusaro, stimato fotografo del paesaggio. I giardini sono ritratti nella migliore stagionalità, con ampie fioriture e vivacità di colori. Un autorevole repertorio per conoscere meglio il giardino all’italiana e la sua relazione con l’alta profumeria.

IL GIARDINO NOBILE. Italian Landscape Design

Lucia Valerio con un testo di Paolo Pejrone
ISBN / 978883708575
ANNO PUBBLICAZIONE / 2011
PREZZO / 65   EURO
EDITORE / Electa
IN LIBRERIA / settembre 2011
PAGINE TOTALI / 192
ILLUSTRAZIONI / 120

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Pleiadi, tra mito e realtà

February 4, 2012 Leave a comment

Atlante, il titano che reggeva il mondo sulle sue spalle,  ebbe diverse relazioni amorose tra le quali quella con Pleione dalla quale nacquero le Pleiadi (perseguitate da Orione vennero mutate in stelle da Zeus) conosciute anche come le “Sette sorelle” perché sette sono le stelle più luminose che possono essere osservate dalla terra anche a occhio nudo: Alcyone (magnitudine 2,9), Atlas, Electra, Maia, Merope, Taygeta, Pleione, Celaeno e Asterope (che è doppia, con componenti di magnitudine 5,6 e 6,4). Se ci si spinge fino alla quattordicesima magnitudine si contano 625 stelle, tutte nate nel grembo della stessa nebulosa 20-30 milioni di anni fa. La distanza è di circa 430 anni luce.  La parola Pleiadi, secondo la tradizione classica, significa “colombe” perché si narra che Zeus trasformò sette sorelle in colombe e le posizionò in cielo, ma secondo un’altra versione deriverebbe dal greco “plein”, navigare, perché considerate le stelle dei naviganti, grazie alle quali stabilivano l’inizio della stagione propizia per solcare i mari. Si tratta di un piccolo raggruppamento di stelle che rappresenta un buon test per la vista: normalmente se ne distinguono sei o sette, ma c’è chi ne ha contate 14.
Se ne vedete solo sei non spaventatevi, la settima è visibile solo in condizioni di buio totale o da un osservatore dalla vista acutissima.
La storia delle “sette sorelle” ha affascinato da sempre tutte le culture, dai greci ai maya, passando per gli aborigeni australiani, ma il destino delle Pleiadi è sempre stato quello di diventare stelle.
I Troiani avevano una versione della storia di Atlantide molto particolare e interessante. Raccontano che la loro civiltà era stata fondata da Dardano che si diceva provenisse da Atlantide. Dardano era nato in un isola lontana, situata ad Ovest da Elettra e Atlas, che diede nome a quella terra. Atlas aveva una sorella che partorì Clione, dea del mare, dalla quale ebbero origine lePleiadi.
Secondo un’antica regola babilonese, solo un tredicesimo mese doveva essere aggiunto al calendario lunare e sola quando si vedeva la costellazione delle Pleiadi e la luna esattamente per come appaiono sul “disco solare di Nebra”. Un disco di bronzo e di 32 cm di diametro, con applicazioni di lamina d’oro a rappresentare il sole, la luna, e le stelle ed è la rappresentazione più antica del cosmo conosciuta ad oggi. Un gruppo di sette punti era stato già in precedenza interpretato come la costellazione delle Pleiadi come appariva 3,600 anni or sono. La spiegazione del proposito del disco getta ora nuova luce sulle conoscenze e capacità astronomiche dei popoli dell’Età del Bronzo che non avrebbero tenuto l’orologio di Nebra contro il cielo per osservare la posizione degli astri. Il mese intercalare era inserito quando vedevano che il cielo corrispondeva alla mappa sul disco che tenevano tra le mani. Ciò accadeva ogni due o tre anni.
La prominenza delle Pleiadi nel cielo notturno (nel cielo invernale nell’emisfero boreale e nel cielo estivo nell’emisfero australe) le ha rese importanti in molte culture:
Tra i Maori della Nuova Zelanda, le Pleiadi sono chiamate Mataariki e il loro sorgere ad oriente significa l’inizio del nuovo anno (in giugno).
Si dice che gli Indiani d’America misurassero la vista col numero di stelle che riuscivano a distinguere nelle Pleiadi. Anche nell’antichità europea, specialmente tra i Greci, le Pleiadi erano considerate un test della vista.
Gli Aborigeni australiani credevano che le Pleiadi fossero una donna che era stata quasi violentata da Kidili, l’uomo della Luna. Alternativamente, erano sette sorelle chiamate le Makara.
Dicono di loro:
Quando sorgono le Pleiadi, figlie di Atlante, incomincia la mietitura; l’aratura, invece, al loro tramonto. Queste sono nascoste per quaranta giorni e per altrettante notti; poi, inoltrandosi l’anno, esse appaiono appena che si affili la falce.
Esiodo, le Opere e i Giorni (III, 383-386), VII sec. a.C 
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Lieto l’eroe dell’innocente vento,
La vela dispiegò. Quindi al timone
Sedendo, il corso dirigea con arte,
Né gli cadea su le palpèbre il sonno
Mentre attento le Pleiadi mirava,
E il tardo a tramontar Boòte e l’Orsa
Che detta è pure il Carro, e là si gira,
Guardando sempre in Orïone, e sola
Nel liquido Oceàn sdegna lavarsi
L’Orsa, che Ulisse, navigando, a manca
Lasciar dovea, come la diva ingiunse.
Omero, Odissea (Libro V)
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Quando il Toro a capo basso è spinto nel suo sorgere a rovescio
al sesto suo grado guida le sorelle Pleiadi
in gara di splendore. Sotto il loro influsso vengono
alla luce vitale i seguaci di Bacco e di Venere,
spiriti folleggianti tra banchetti e festini
Manilio, Astronomica (V140-144), I sec. a.C.
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Mentre io parlo, precipita nelle verdi acque
Lo Scorpione temibile per la punta della sua coda eretta.
Quando sarà trascorsa la notte, e il cielo comincerà appena a coprirsi
di rosso, e s’udrà il lamento degli uccelli aspersi di rugiada,
e il viandante che ha vegliato la notte deporrà la torcia
semibruciata, e il contadino tornerà al consueto lavoro,
le Pleiadi, che si dicono sette ma in realtà sono sei,
cominceranno ad alleggerire il peso sulle spalle paterne.
O perché sei di esse vennero all’amplesso con gli dei
(si dice infatti che Sterope abbia giaciuto con Marte,
Alcione e te, bella Celeno, con Nettuno,
Maia ed Elettra e Taigete con Giove), e invece la settima,
Merope, si sia congiunta con te, o Sisifo, un mortale,
e ne provò pentimento, e sola per pudore di ciò si nasconde;
oppure perché Elettra non sopportò la vista
della rovina di Troia e si coprì gli occhi con le mani
Ovidio, i Fasti (IV, 163-178), I sec. a.C.

Fonte: Tanogabo