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Posts Tagged ‘David Lachapelle’

“David LaChapelle. Dopo il diluvio / After the Deluge” di David LaChapelle e Gianni Mercurio, Giunti Editore

June 6, 2015 Leave a comment

Catalogo_LaChapelle1

DAVID LACHAPELLE

DOPO IL DILUVIO  / AFTER THE DELUGE

a cura di Gianni Mercurio, in collaborazione con Ida Parlavecchio

(catalogo della mostra di Roma, Palazzo delle Esposizioni, 30 aprile-13 settembre 2015)

Surreale, barocco e al tempo stesso pop, lo statunitense David LaChapelle è uno dei più noti fotografi contemporanei. Dagli anni Novanta la sua creatività teatrale, fantastica, irridente incrocia i linguaggi della pubblicità e della moda, con i suoi eccessi, con l’esibizione plateale del corpo ma anche con i suoi risvolti amari nascosti dietro le luci colorate dell’apparenza. Una grande mostra romana (curata da Gianni Mercurio) propone ora la sua produzione più recente, sul tema del “Diluvio” e del “Dopo-Diluvio”:  una riflessione matura e filosofica in cui tutto sembra perdere senso in un mondo in disfacimento. Questo volume presenta una spettacolare rassegna delle opere in mostra, corredata da un saggio critico del curatore.

catalogo della mostra a Palazzo delle Esposizioni dedicata all’artista e fotografo americano David LaChapelle e curata da Gianni Mercurio. Sono riprodotte circa 100 fotografie di cui alcune inedite, altre presentate per la prima volta in un museo e molte di grande formato. Il libro si concentra sui lavori realizzati dall’artista dal 2006, anno di produzione della monumentale serie ”The Deluge”, ispirata al grande affresco di Michelangelo alla Cappella Sistina. La produzione del fotografo americano si volge poi verso altre direzioni estetiche e concettuali: basta pensare al set di Car CrashNegative CurrenciesHearth Laughs in FlowersGas StationsLand Scape, fino alla più recente Aristocracy. Per conoscere le ”origini” del lavoro di LaChapelle degli anni precedenti a ”The Deluge”, è riprodotta anche una selezione di scatti che comprende ritratti di celebrità del mondo della musica, della moda e del cinema, scene con tocchi surrealisti basati su temi religiosi, citazioni di grandi opere della storia dell’arte e del cinema; una produzione segnata dalla saturazione cromatica e dal movimento, con cui il fotografo americano ha raggiunto la propria riconoscibile cifra estetica e ha influenzato molti artisti delle generazioni successive.

Edizione bilingue italiano e inglese.

TITOLO David LaChapelle. Dopo il diluvio / After the Deluge
TESTI DI Gianni Mercurio
EDITORE Giunti Arte mostre musei
FORMATO 26 x 28,5
PAGINE 240
ILLUSTRAZIONI A COLORI più di 200
CONFEZIONE brossura con bandelle
ISBN 9788809816077
PREZZO DI COPERTINA € 42

“David LaChapelle. Dopo il Diluvio”, personale del grade artista fotografo al Palazzo delle Esposizioni di Roma

June 6, 2015 Leave a comment

David LaChapelle. Dopo il Diluvio

Al Palazzo delle Esposizioni torna dopo oltre quindici anni il grande artista fotografo americano David LaChapelle con una delle più importanti e vaste retrospettive a lui dedicate. Sono infatti esposte circa 100 opere di cui alcune totalmente inedite, altre presentate per la prima volta in un museo e  molte di grande formato.
Roma è stata una città fondamentale nella carriera artistica di LaChapelle. Nel 2006 infatti, durante un soggiorno nella Capitale, David LaChapelle ha occasione di visitare privatamente la Cappella Sistina; la sua sensibilità artistica è scossa dalla bellezza e dalla potenza dell’arte romana che danno il definitivo impulso alla necessità di imprimere una svolta alla sua produzione. Fino ad allora LaChapelle ha preferito che le sue foto viaggiassero sulle pagine di riviste di moda e di cataloghi senza testi.

L’obiettivo non è mai stato fermarsi alla mera illustrazione, ma raggiungere un pubblico quanto più vasto possibile – è questo il suo modo di essere un artista pop – e portare la lettura dell’opera sul piano dello shock emotivo.
LaChapelle ha spinto la sua estetica fino al limite, ma nel 2006 se n’è andato di scena. Ha voltato le spalle alla mondanità per ritirarsi a vivere in un’isola selvaggia, nel mezzo del Pacifico: “Avevo detto quello che volevo dire”.
La mostra è concentrata perciò sui lavori realizzati dall’artista a partire dal 2006, anno di produzione della monumentale serie intitolata “The Deluge”, che segna un punto di svolta profonda nel lavoro di David LaChapelle. Con la realizzazione di “The Deluge”, ispirato al grande affresco michelangiolesco della Cappella Sistina, LaChapelle torna a concepire un lavoro con l’unico scopo di esporlo in una galleria d’arte o in un museo, opere non commissionate e non destinate alle pagine di una rivista di moda o a una campagna pubblicitaria.
Dopo The Deluge, la produzione del fotografo americano si volge verso altre direzioni estetiche e concettuali. Il segnale più evidente del cambiamento è la scomparsa dai lavori seriali della presenza umana: i modelli viventi che in tutti i lavori precedenti (unica eccezione è The Electric Chair del 2001, personale interpretazione del celebre lavoro di Andy Warhol) hanno avuto una parte centrale nella composizione del set e nel messaggio incarnato dall’immagine, spariscono. Le serie Car CrashNegative CurrenciesHearth Laughs in FlowersGas StationsLand Scape, fino alla più recente Aristocracy, seguono questa nuova scelta formale: LaChapelle cancella clamorosamente la carne, elemento caratterizzante della sua arte.
Per permettere al pubblico di conoscere le “origini” del lavoro di LaChapelle degli anni precedenti a The Deluge, è esposta anche una selezione di opere che comprende ritratti di celebrità del mondo della musica, della moda e del cinema, scene con tocchi surrealisti basati su temi religiosi, citazioni di grandi opere della storia dell’arte e del cinema; una produzione segnata dalla saturazione cromatica e dal movimento, con cui il fotografo americano ha raggiunto la propria riconoscibile cifra estetica e ha influenzato molti artisti delle generazioni successive.
Le opere di David LaChapelle sono presenti in numerose importanti collezioni pubbliche e private internazionali, e esposte in vari musei, tra i quali il Musée D’Orsay, Paris; the Brooklyn Museum, New York; the Museum of Contemporary Art, Taipei; the Tel Aviv Museum of Art; the Los Angeles County Museum of Art (LACMA); The National Portrait Gallery, London; and the Fotographfiska Museet, Stockholm, Sweden. The National Portrait Gallery in Washington, DC.
L’esposizione ospita anche una rassegna di filmati che attraverso i back stage dei suoi set fotografici, ci illustrano il complesso processo di realizzazione e produzione dei suoi lavori.

”A meno di non ricorrere ad una fotografia”, collettiva di maestri e artisti alla galleria M&D arte di Milano

December 7, 2011 Leave a comment

Milano – La Galleria M&D arte presenta dall’8 dicembre al 19 febbraio una corposa collettiva di maestri e artisti di spicco del panorama internazionale. Tema la meravigliosa fotografia, intesa come strumento d’indagine e riflessione, ma anche come punto di partenza per una commistione dei nuovi linguaggi tecnologici. L’esposizione – che prende il via da una celebre citazione di Ugo Mulas – riflette «senza alcuna pretesa d’essere esauriente, né classificatoria», sullo spettro amplissimo delle pratiche fotografiche, esplorate a partire dall’orizzonte pop fino a quello postavanguardistico attuale. Un’ampia e variegata carrellata di opere compie un esaustivo viaggio attraverso le diverse chiavi interpretative di questo mezzo di espressione artistica per dar voce alle variabilità e contraddittorietà di immagini tutt’altro che oggettive. Sguardi, spesso ambigui e visionari, che sfidano (e amplificano) la ri-costruzione della realtà portando a risultati e angolazioni del tutto differenti. Apparizioni, simulacri e fantasmi che raccontano storie, morali e immaginari collettivi.
Autori: Nobuyoshi Araki, Stefano Arienti, Mattew Barney, Matteo Basilé, Bernd e Hilla Becher, Vanessa Beecroft, Monica Bonvicini, Gregory Crewdson, Sante D’Orazio, Maurizio Galimberti, Robert Gligorov, Nan Goldin, Andreas Gursky, Candida Höfer, Kim Joon, Huang Kehua, Seydou Keïta, David Lachapelle, Loretta Lux, Sally Mann, Robert Mapplethorpe, Tracey Moffatt, Yasumasa Morimura, Vik Muniz, Shirin Neshat, Helmut Newton, Luigi Ontani, Steven Parrino, Andreas Perlick, Paola Pivi, Arnulf Rainer, Gerhard Richter, Thomas Ruff, Sebastião Salgado, Jan Saudek, Andres Serrano, Cindy Sherman, Sandy Skoglund, Jemima Stehli, Thomas Struth, Hiroshi Sugimoto, Wolfgang Tillmans, Grazia Toderi, Giovanna Torresin, Paolo Vegas, Massimo Vitali,Autori: Nobuyoshi Araki, Stefano Arienti, Mattew Barney, Matteo Basilé, Bernd e Hilla Becher, Vanessa Beecroft, Monica Bonvicini, Gregory Crewdson, Sante D’Orazio, Maurizio Galimberti, Robert Gligorov, Nan Goldin, Andreas Gursky, Candida Höfer, Kim Joon, Huang Kehua, Seydou Keïta, David Lachapelle, Loretta Lux, Sally Mann, Robert Mapplethorpe, Tracey Moffatt, Yasumasa Morimura, Vik Muniz, Shirin Neshat, Helmut Newton, Luigi Ontani, Steven Parrino, Andreas Perlick, Paola Pivi, Arnulf Rainer, Gerhard Richter, Thomas Ruff, Sebastião Salgado, Jan Saudek, Andres Serrano, Cindy Sherman, Sandy Skoglund, Jemima Stehli, Thomas Struth, Hiroshi Sugimoto, Wolfgang Tillmans, Grazia Toderi, Giovanna Torresin, Paolo Vegas, Massimo Vitali, Andy Warhol.
M&D arte Via Monsignor Cazzaniga 43, 20064 Gorgonzola (MI); Tel. (0039) 02 95305926; Orari: martedì – sabato 10.30/19.00; domenica 10.30-12.30, chiuso lunedì e festivi.

“Rape of Africa”, lʼindice di David Lachapelle punta ancora contro lʼoccidente

“Violenza dell’Africa” è un titolo emblematico per l’opera che il fotografo statunitense David Lachapelle ha voluto creare per sottolineare la violenza che viene inflitta in continuazione al continente.

Il titolo della fotografia, nonché dell’intero progetto presentato nel 2008, è dedicato alla sua lotta contro i saccheggi, la mercificazione dei corpi femminili africani, lo sfarzo, i bambini soldato e tutte le cause e gli effetti annessi alla guerra.Nello sfondo una cava soffocata da un cielo cianotico e saturo di smog ed un enorme ruspa, i quali s’intravedono da un’importante voragine in un muro, causata probabilmente da un esplosione per via dei contorni bruciati. Sulle pareti attorno alla voragine vi è una serie di etichette di una nota marca di smacchiatori americana, attaccate in modo ossessivo.

Uno smacchiatore su una parete dalla quale si intravedono alcune delle “tragedie” africane, quasi come un tentativo di eliminare le “macchie” commesse dall’occidente. Un’esplicita reinterpretazione del famoso dipinto di Botticelli “Venere e Marte”. I soggetti sono in una posa plastica che rimanda ad un’atmosfera glamour, quindi prettamente inerente alla moda, con delle linee forza nel loro posizionamento perfettamente equilibrate le quali si compensano fra loro, con luci diffuse in tutti i corpi.

L’utilizzo dell’HDR, una tecnica che permette di illuminare tutte le zone in ombra, fa sembrare l’opera un vero e proprio dipinto. Una Venere impersonificata da una Naomi Campbell dallo sguardo imperturbabile ed un Marte disarmato, scultoreo ed assopito, il cui elmo e le cui armi gli son state rubate da dei bambini soldato, che in Botticelli erano dei fauni, delle figure mitologiche molto dispettose. Venere, dea dell’amore, Marte, dio della guerra, due opposti che Botticelli aveva affiancato quasi in apparente antitesi, ma che in realtà stavano a rappresentare “l’armonia dei contrari”, concetto facente parte del pensiero filosofico del neoplatonismo che si sviluppò tra il 400 e il 500. Una differenza fondamentale tra l’opera di Lachapelle e l’opera del Botticelli riguarda la funzione di Venere nella scena.

In “Venere e Marte” la Venere è tranquilla, sicura di sé, totalmente vestita. La sua posizione è di superiorità rispetto a quella di Marte. Questo è interpretabile come la vincita dell’Amore contro la Guerra. In “Rape of Africa” la Venere ha le vesti strappate, come se qualcuno avesse abusato di lei.

Questo fa perdere il significato originario ed attribuisce una valenza diametralmente opposta alla posizione della Venere. Questa tesi potrebbe esser avvalorata dalla presenza del gallo che sovrasta, in quanto ad altezza, la bella Venere. Esso è, infatti, simbolo anche della virilità maschile e dell’aggressività. Non a caso il termine gallo, in inglese, risulta esser ambiguo e traducibile anche come membro maschile.

Un’altra differenza è da attribuire al horror vacui in Lachapelle. Infatti la presenza eccessiva, apparentemente caotica, di oggetti significativi e caratterizzanti nell’immagine, tende a riempirla senza lasciar alcun spazio vuoto. Un impostazione totalmente assente in Botticelli.Alcuni di questi elementi sono la croce, l’osso, la bomba a mano ed i lingotti, tutti oggetti totalmente in oro massiccio, simbolo quindi di uno sfarzoso benestare da parte del bianco ed occidentale Marte, probabile autore dello squarcio nel vestito di Naomi, e quindi della violenza contro lei.
Si potrebbe criticar al fotografo il suo approccio volutamente superficiale e kitsch nelle sue critiche sociali. Ma. lo scialacquare, lo sfarzo, il tender sempre più verso l’esterno e non verso l’interno, com’è ormai diventata usanza di noi occidentali, non è forse un comportamento superficiale e kitsch?

Qual modo migliore per rappresentare tal atteggiamento se non nelle modalità proprie dell’atteggiamento stesso?

Written by Fabio Costantino Macis

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Fonte: Oubliettemagazine

 

Categories: Fotografia Tags:

Courtney Love, La Pietà Michelangiolesca del XXI secolo secondo David Lachapelle

La fotografia “Courtney Love” del libro “Heaven to Hell” pubblicato nel 2006, creata da David Lachapelle, rappresenta un tema biblico molto forte che la storia dellʼarte ripercorre da centinaia dʼanni, sino ad arrivare alla sua massima espressione con Michelangelo. David Lachapelle, riprende e attualizza la pietà proponendo in modo totalmente surrealistico il soggetto in questione.

La Madonna di Lachapelle è Courtney Love, la compagna del defunto Kurt Cobain. Fra le sue braccia il figlio, Gesù, diventa il suo defunto compagno dotato di stigmate non solo ai polsi ma anche alle braccia, segni dellʼeroina assunta durante la vita dal Re del Grunge.

Questa fotografia sembra esser un dipinto per via dellʼutilizzo di una tecnica chiamata HDR (High Dynamic Range) che consiste nellʼeliminare le ombre presenti, diminuendo conseguentemente la tridimensionalità dello scatto. Le pelli illuminate da una luce diffusa e dai colori caldi con molti arancioni e molti rossi che si contrappongono al blu della veste della Madonna del 2000, due colori che vengono continuamente ripresi sia nel background, come se ci fossero dei raggi divini sopra la testa di Courtney, sia in primo piano.

Il blu e il rosso, due colori che da Giotto a Caravaggio, da David Lynch a Kubrick vengono utilizzati tramite giochi di luce oppure applicati ad oggetti in posizioni inconsciamente allettanti. Allettanti quanto le direzioni oblique dei raggi che armonizzano i pesi compositivi di questʼopera. Armoniche sono anche le direzioni degli arti e dei corpi dei soggetti perfettamente bilanciati.

Tutto va verso lʼequilibrio. Lo stile ricalca sia la fotografia artistica, per via dellʼimmensa creatività e della ricerca simbolica e concettuale, sia la fotografia di moda per via dellʼutilizzo delle luci ma sopratutto delle pose plastiche e stereotipate. Sia i soggetti e sia il background sono messi a fuoco, nonostante ciò il soggetto viene distaccato dallo sfondo attraendo lʼattenzione a sé tramite la poca nitidezza attorno alla testa della Donna, creata dalla sorta di aurea pseudo divina.

Accanto alla mano del Cristo, una bibbia chiusa buttata per terra, emblema dellʼaccezione negativa del fotografo verso il cattolicesimo. Sulle pareti, degli alberi, simili a dipinti dellʼottocento. I cubi disposti innocentemente dal bambino-cherubino, come fosse giudice super partes della scena, componendo la frase: “HEAVEN TO HELL”. La posizione della mano destra è sopra il “TO” come se il bambino stesse attuando lʼazione del “mandare” Kurt verso lʼinferno, dispettosamente, o come se, stando tra “HEAVEN” e “HELL”, lui stesse nel mezzo, puro, neutrale.

Written by Fabio Costantino Macis
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Fonte: Oubliettemagazine

 

David Lachapelle, malvagio fotografo del ventunesimo secolo

David Lachapelle, nato lʼ11 Marzo del 1963, fotografo delle star, da Michael Jackson a Naomi Campbell, e videomaker pop, David Lachapelle si è aggiudicato lʼetichetta de “il più geniale fotografo di tutti i tempi”.
Il suo libro Hotel LaChapelle è stato il libro fotografico più venduto al mondo. Le sue opere sono ormai valutate centinaia di migliaia di dollari. Fece successo grazie ad Andy Warhol, il quale gli commissionò i primi lavori.
Gesti stereotipati, mimiche facciali apatiche, ma contestualizzazioni forti, come vere e proprie critiche di una parte della società che tende sempre più verso lʼesteriorità.
Contesti, quelli che crea, saturi di elementi che circondando lʼanimale-uomo, che sempre compra, che sempre si circonda di oggetti dalla dubbia importanza, che poco si rende conto dellʼambiente surreale che lo circonda, rendendolo schiavo dellʼhorror vacui.
Rappresentazioni dellʼessere umano tendenti alla plastica, come dei perfetti manichini inseriti in contesti importanti, passati, storici, biblici ma attualizzati e volutamente superficiali e kitsch, poiché superficiale è lʼambiente che lʼindividuo di quel ceto va a creare intorno a sé. Eʼ questo ciò che LaChapelle, surrealisticamente, mostra nelle sue opere fotografiche. Il perfetto connubio tra fotografia glamour e fotografia artistica, tra critica sociale e psicologica, tra satira e humor.
David Lachapelle, un abile maestro nella “malvagia” critica dei giorni nostri.

Libri fotografici1996 – LaChapelle Land1999 – Hotel LaChapelle2006 – Artists and Prostitutes2006 – Heaven to Hell
Written by Fabio Costantino Macis
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Fonte: Oubliettemagazine

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