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Costituzione Europea, il rispetto delle regole non conforma il razzismo

February 18, 2013 Leave a comment

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Quanto sta accadendo è un fatto negativo e molto pericoloso, economicamente parlando, e non c’entrano nulla bandiere, razze o provenienza. L’Italia, da sempre,  ha accolto tutti. Io poi, personalmente, amo tutti i paesi del Mondo e vorrei che interagissero ancor di più.
Allora ti spiego, ancora una volta, un principio banale quanto però fondamentale:
i Cinesi non sottostanno al regime fiscale e lavorativo degli Europei,
queste aziende pagano il 5% di tasse e 5 euro al mese gli operai. Se non vi sono “calmieri” di mercato tra il loro e il nostro Paese, quelli che un tempo si chiamavano dazi doganali,  il mercato non è più libero ma corrotto dalla concorrenza sleale. In termini legali e COSTITUZIONALI si parla di turbativa di mercato nei principi comunitari sulla concorrenza. La Costituzione Italiana prevede questa protezione, la Costituzione Europea e tutte le altre Costituzioni Occidentali prevedono questi concetti ovvi e banali già stabiliti 60 anni fa, ma i Governi degli ultimi 20 anni hanno provocato il caos, hanno lasciato che si sviluppasse un Mercato Globale senza promulgare leggi che lo regolamentassero. Il Cinese della situazione fa più danni di un evasore totale;  può permettersi prezzi e condizioni che i concorrenti non posso sostenere e per questo sono costretti a chiudere e a essere licenziati.  Zara produce sulle navi fuori dalle acque territoriali della Cina, se lo facesse in Spagna o in Italia, questo colosso verrebbe fermato, ma lo fa in Cina e in acque internazionali, creando per le imprese italiane una vera e propria guerra di prezzi che le conduce alla chiusura, con relativi licenziamenti e ricorso alla cassa integrazione, ergo, lo Stato incassa meno soldi e ha più costi e così aumenta le tasse. Sino a quando i Governi non ristabiliranno condizioni di concorrenza libera è necessario BOICOTTARE i beni prodotti a tali condizioni economiche o l’Italia fallirà.
Immagina, ad esempio, cosa accadrebbe se alle Olimpiadi gli atleti dovessero rispettare le leggi sul doping vigenti nel loro paese di origine: sarebbe una competizione sportiva? No, sarebbe una truffa e poco dopo gli atleti italiani scomparirebbero, ed alcuni di questi andrebbero a vivere in Cina per allenarsi li e drogarsi liberamente. Questo ti ricorda qualcosa in economia? (Fabrizio Politi)

Fonte: VM-Mag

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Cina, prodotti cosmetici testati su animali mentre l’occidente accondisce alla vendita

Molto è stato fatto in questi anni per eliminare la crudeltà del testare i prodotti cosmetici sugli animali. La sensibilità dei consumatori è cresciuta grazie anche al lavoro svolto da alcune associazioni animaliste che hanno comunicato al mondo intero il problema, a volte anche con azioni spettacolari da parte degli attivisti. Nel 2011, negli Stati Uniti è stato introdotto il Safe Cosmetics Act, una sorta di testo che bandisce la pratica delle sperimentazioni sugli animali, ma finora non è stato trasformato in legge. In Europa, poi, la situazione è ancora più confusa: secondo il Daily Mail un decreto dell’Unione Europea contro i test compiuti sugli animali dovrebbe entrare in vigore entro il prossimo anno, tuttavia non è dato sapere, fino ad allora, quali pratiche, invece, siano ancora accettate. Ma il vero problema per le aziende di questo settore è rappresentato dalla Cina in quanto per vendere prodotti cosmetici al colosso mondiale dell’economia è necessario non possedere il classico simbolo del coniglietto che indica che i prodotti contenuti nel pack sono stati realizzati senza test su animali. La Cina, infatti, è fortemente a favore dei test su animali prima che i prodotti vengano usati dall’uomo. Secondo The Independent, alcuni marchi noti, per vendere in Cina, hanno ceduto alla richiesta e per questa ragione i prodotti indirizzati a quel mercato hanno eliminato il simbolo del coniglietto. In altre parole, le aziende cederebbero sul versante etico, pur di vendere alla Cina. E anche se le aziende tirate in causa hanno negato l’accusa, di fatto, per accedere al mercato cinese della cosmetica è necessario per legge testare i prodotti sugli animali.
Insomma, fino a quando la materia non verrà regolamentata in maniera uniforme, il dilemma rimarrà: educare una nazione a essere più gentile nei riguardi degli animali o vendere ipocritamente prodotti non testati su animali in tutto il resto del mondo tranne proprio che in Cina?

Fonte: VM-Mag

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Cina, strano canide terrorizza il vicinato di Xinxiang

Gli abitanti di un paesino della provincia di Henan, in Cina, sono letteralmente terrorizzati da uno strano animale di piccole dimensioni dalla pelle rosa maculata con macchie scure provvisto di particolari ciuffi di pelo bianco sulla testa e sulla coda. I cittadini di Xinxiang sostengono che si tratta di un particolare esperimento genetico, considerando la presenza nella zona di alcuni  centri sperimentali in cui vengono effettuate ricerche su alcune specie di animali. A tali affermazioni, dai laboratori scientifici hanno smentito sostenendo di non aver mai effettuato esperimenti genetici, ma affermando che si tratta di una razza canina molto rara, molto costosa ed estrremamente ricercata.

Marius Creati

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Battistella, prosecco seduce anche la Cina

May 15, 2012 Leave a comment

BATTISTELLA: signori champagnisti, tremate!
La Cina vuole solo il nostro Prosecco 
DIRETTA SU RADIOVENETOUNO: Mirco e Andrea Battistella ospiti in studio
link alla trasmissione: http://youtu.be/RjfM83Oi5Bk
“Qualche anno fa, l’attore francese Pierre Segui disse: ‘quando un uomo dice di no allo Champagne, dice no alla vita’. Caro Pierre, ti sbagliavi di certo, o forse non ti riferivi all’uomo ‘cinese’:  quando un cinese dice di no al Prosecco, dice no alla vita!… dovremmo declinare in questo modo la massima del celebre attore francese. Questo, considerando il crescente successo nelle bollicine di casa nostra nel Paese del Dragone: previsione richieste più 100%  tra 2012 e 2013, come afferma una dei più noti giornali del Paese: http://www.chinadaily.com.cn/xinhua/2012-05-02/content_5808268.html ”.
Con queste parole Mirco e Andrea Battistella, produttori ventisettenne del celebre Prosecco veneto DOP, aprono le danze alla trasmissione radiofonica ‘Buongiorno Veneto’, andata in onda oggi in diretta dalla ore 9 alle 11 sulle frequenze di Radio Veneto Uno http://www.venetouno.it/.
Il prosecco seduce anche la Cina. Una conquista di comparto e anche personale per i cugini Mirco e Andrea Battistella, due giovani imprenditori di Pianzano, zona collinare e precollinare a 4 km da Conegliano, che, freschi di studi (master in business administration al Mib School of Management Mirco e marketing in enologia e viticoltura all’Universita di Padova-sede Scuola Enologica di Conegliano Andrea), hanno saputo reinventare e lanciare in tutto il mondo (dagli Emirati, alla Russia, dal Brasile alla Cina)  il brand di famiglia, 3 anni fa, riuscendo a far giungere il loro Prosecco DOP d’alta gamma sulle pagine dei quotidiani Shanghai Post e China Daily, maggiori giornali della Cina.
“Un mercato, quello cinese, fondamentale per le esportazioni, ma sostanzialmente ancora da “educare” sulla qualità e sul valore intrinseco del vino italiano, specialmente del Prosecco DOP. Ed è proprio sulla formazione che punterà l’azienda Battistella quando, a fine maggio, si troverà al Vinexpo, la fiera enologica di Hong Kong” ha affermato Mirco Battistella dell’omonima azienda produttrice di Prosecco  extra dry Millesimato DOP. 
Da un esordio, nel 2009, con una produzione 20 mila bottiglie, i cugini Battistella puntano al raddoppio per il prossimo anno della produzione di Prosecco DOP, proponendo anche una linea di premium functional wines, da vitigno rosso, destinati alle elite economiche cinesi di Pechino e Shanghai, pronte a sborsare migliaia di euro per una bottiglia di vino ‘funzionale’ Made in italy, arricchito con gli utili e prezioni polifenoli.
Mirco e Andrea Battistella, ospiti oggi a Buongiorno Veneto Uno, hanno raccontato il loro percorso e le loro prospettive e ambizioni, riuscendo a lanciare ai tanti giovani in ascolto un messaggio di ‘ottimismo’ e speranza. Oltre a trovarli a gestire un’azienda avviata, ce li ritroveremo tra qualche anno anche in politica?

Per ascoltare la registrazione della diretta della trasmissione, vai al link http://youtu.be/RjfM83Oi5Bk

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Anonymus China, hacktivisti di Anonymus contro i siti governativi della Cina

Il famoso, quanto infallibile ed irrintracciabile gruppo di ‘hacktivisti’ di Anonymus in pochi giorni ha già fatto saltare qualcosa come 300 siti governativi in Cina a protesta della censura sul web che vige in tutto il territorio. Il collettivo degli hacker ha anche dichiarato, alla France Press, che continuerà a colpire il governo cinese fin quando la censura non sarà definitivamente abolita e annunciano di aver già individuato altri obiettivi importanti da colpire e che dal 30 marzo è nato un gruppo di Anonymus China. In particolare gli attacchi dei cyber attivisti contro la censura e le menzogne dei vari governi mondiali, negli attacchi sferrati contro il governo cinese, ha operato una serie di azioni che hanno modificato le home page dei 300 siti interessati inserendo un testo in bella vista in cui il governo della Cina veniva definito vile. Il nuovo gruppo di Anonymus China ha annunciato di aver violato otto siti del governo di Pechino facendo apparire nelle home page una scritta che cita: “Per tutti questi anni il governo comunista cinese ha imposto al suo popolo leggi ingiuste, sappiate che non siete infallibili. Oggi vengono violati i vostri siti web e domani sarà il vostro vile regime a cadere”.

Fonte: AGS Cosmo

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Cina, montone e cerbiatta innamorati nel zoo di Kunming

February 14, 2012 Leave a comment

 Tradizionalmente gli occhi da cerbiatta fanno breccia nei cuori più duri: ultimo in ordine di tempo quello di Changmao, un montone dello zoo cinese di Kunming perdutamente innamorato – nonostante il dettaglio non del tutto trascurabile la differenza di specie – della seducente cervide Chunzi.
Dopo aver convissuto more uxorio nello stesso recinto – condiviso da un gruppo di capre e una famiglia di caprioli – i due saranno “uniti in matrimonio” in occasione della festa di San Valentino: il biglietto per assistere alla “cerimonia” (che vedrà i due animali “vestiti in abiti nuziali”) costerà dieci dollari, secondo quanto riporta la stampa cinese.
Changmao sembra essersi peraltro integrato alla perfezione nel clan dell’amata, nella quale – notano gli zoologi – aspira a ricoprire il ruolo di maschio dominante. Lo zoo, attraverso il suo blog, aveva chiesto consiglio agli internauti su come procedere, in particolare se fosse necessario separare i due amanti e spezzare la liaison contro natura: dopo un periodo di prova – durante il quale Changmao aveva peraltro avuto un figlio dall’unica pecora presente nello zoo – è stato deciso di rimetterli insieme.

Fonte: TMNews

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Stati Uniti, primo paese al mondo per investimenti in energie pulite

January 14, 2012 Leave a comment

Grazie al programma di sovvenzioni dell’amministrazione Obama.
Gli Stati Uniti hanno strappato il podio alla Cina nel 2011 come primo Paese al mondo per investimenti in energie “pulite”, grazie al programma di sovvenzioni sostenuto dall’amministrazione Obama. E’ quanto ha certificato la società di ricerca Bloomberg New Energy Finance, citata oggi dal Financial Times, sottolineando che è la prima volta, dal 2008, che Washington supera Pechino come principale mercato mondiale per investimenti in energie rinnovabili, biocarburanti ed efficienza energetica.
Un primato che però gli Stati Uniti potrebbe perdere di nuovo durante l’anno in corso, a causa della cancellazione di due importanti programmi di sovvenzioni pubbliche, lanciati nel 2009 nell’ambito del pacchetto di stimoli economici: i sussidi per i progetti a sostegno delle rinnovabili e i prestiti garantiti dal governo per incoraggiare gli investimenti privati nel settore.
Analisi e investitori hanno però sottolineato come il futuro del settore non dipenda dai sussidi, quanto da una riduzione dei costi tale da garantire all’energia eolica e solare di competere con i carburanti fossili.

Fonte: TMNews

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Brasile, confermata posizione come sesta maggiore economia mondiale

December 27, 2011 Leave a comment

Nel 2011 il Brasile ha superato la Gran Bretagna e l’Italia collocandosi come sesta maggiore economia mondiale dopo Usa, Cina, Giappone, Germania e Francia. Nel 2020 una ‘new entry’ sara’ l’India che si collochera’ al quinto posto dopo Usa, Cina, Giappone e Russia, seguita da Brasile, Germania, Gran Bretagna. Fuori dalla classifica a seguire ci saranno Francia e Italia rispettivamente al nono e al decimo posto.
Nel 2011 il Brasile ha superato la Gran Bretagna e l’Italia collocandosi come sesta maggiore economia mondiale dopo Usa, Cina, Giappone, Germania e Francia.
A rifare i conteggi sui paesi piu’ ricchi del Paese e’ il Center for Economics and Business Research, Cebr, secondo cui nel 2020 i paesi emergenti domineranno la classifica del G8 lasciando addirittura fuori Francia e Italia.
In un’intervista alla Bbc radio l’amministratore delegato del centro di ricerche Douglas McWilliams ha spiegato che in particolare le economie europee sono destinate a arretrare nella classifica del G8.
Nel 2020 una ‘new entry’ sara’ l’India che si collochera’ al quinto posto dopo Usa, Cina, Giappone e Russia, seguita da Brasile, Germania, Gran Bretagna. Fuori dalla classifica a seguire ci saranno Francia e Italia rispettivamente al nono e al decimo posto.

Fonte: RaiNews24

Albero di Natale, simbolo cosmico

December 16, 2011 Leave a comment

Questa volta la facciamo facile, facile… Non è un mistero per nessuno che l’albero rappresenti un simbolo e non è un’idea di un qualche assessore all’urbanistica. Gli alberi, infatti, fortunatamente sono comparsi su questo pianeta molto prima degli assessori. E, anche se ci stiamo impegnando a distruggerli, finiranno molto dopo…
L’Albero è da considerarsi una sorta di “cattedrale” delle culture animiste più antiche e il suo culto è tuttora piuttosto diffuso. Presente in tutte le religioni arcaiche, è l‘albero cosmico della mitologia germanica (e la tradizione del nostro abete natalizio prende piede proprio dai germani), ma anche l’albero indiano dei Veda, l’albero della Vita persiano e biblico, e così via…
D’altronde, si tratta di un elemento che si presta: rappresenta la vita, dà alimento e rifugio, purifica l’aria che respiriamo, collega terra e cielo, ha a che fare con tutti e quattro gli elementi, affonda solide radici nella Terra Madre e si eleva, con una struttura piramidale, verso le gerarchie celesti (e le conifere si prestano perfettamente a tale lettura).
Chi ha viaggiato nell’India del Nord, in Asia Centrale, in Cina, in Tibet, in Siberia e in diversi Paesi africani, avrà sicuramente notato che alcuni alberi – in genere i più antichi o maestosi – sono oggetto di culto: vengono legati sottili fili intorno al tronco per accendervi incensi e infilarvi ghirlande di fiori; alla base dell’albero vengono deposti fiori, cibo, lumi accesi. Una tradizione ancor viva un po’ in tutto il mondo.
Su una tavoletta babilonese molto antica (1850 a.C.) è raffigurato un albero stilizzato, ai cui rami sono appese delle losanghe che raffigurano gli astri mentre, alla sommità, è raffigurato il Sole, che domina. Si tratta certamente del più antico albero di Natale finora rinvenuto (ricordiamo che a Babilonia il Dio Sole Samash era festeggiato il 25 dicembre). Si sa comunque che i babilonesi usavano anche decorare l’albero appendendovi diverse varietà di frutti.
Celti, Sassoni, Normanni portavano alberi in casa per tener lontani gli spiriti cattivi, gli Egiziani vi portavano le palme e i Romani gli abeti. Come segno di venerazione verso gli alberi consacrati, gli antichi erano soliti appendere mele e altri frutti come offerte alle divinità. La tradizione era estesa in tutto il nord Europa: per ringraziare la terra della sua generosità, e in segno di buon auspicio per i successivi raccolti, i contadini appendevano sugli alberi i frutti dei loro raccolti. Gli antichi Germani appendevano anche pietre ai rami delle querce, per far tornare gli spiriti fuggiti con la caduta delle foglie. Successivamente, gli alberi si arricchirono di frutti colorati, ghirlande, e candeline.
La prima ripresa di questa antica usanza viene documentata a Strasburgo, in Germania, nel 1539, ma pare che fino all’Ottocento sia rimasto un semplice fenomeno locale. In questo secolo, fabbricanti germanici e svizzeri cominciarono a produrre ninnoli di vetro soffiato, gli americani successivamente aggiunsero l’idea delle lampadine. Poi, nel 1840, la duchessa di Orléans, imitando l’ambasciatore asburgico, fece addobbare un enorme albero nel giardino delle Tuilleries a Parigi, e la moda dilagò così tra tutte le corti europee.

Fonte: Adea Edizioni

Cina, nuove strategie energetiche

December 15, 2011 Leave a comment

Più attenzione alle esigenze delle popolazioni locali, stop al trapianto di lavoratori cinesi nei Paesi ricchi di risorse, meno materie prime che pendono la via di Pechino. Sta cambiando la strategia della Cina per procacciarsi il prezioso carburante da pompare nel motore del proprio sviluppo industriale.
Il cambio di rotta è stato comunicato dai vertici delle principali imprese petrolifere cinesi, CNPC and CNOOC, durante il World Petroleum Congress che si è tenuto la scorsa settimana a Doha, in Qatar.
Zhou Jiping, vice presidente della CNPC, ha per esempio detto: “Impiegheremo più manodopera locale, presteremo maggiore attenzione ai bisogni delle comunità per quanto riguarda educazione, salute, protezione ambientale, e promuoveremo la costruzione di infrastrutture in loco.”
Finora, il modello era piuttosto semplice ed efficiente: il Dragone esportava investimenti, infrastrutture e lavoro nei Paesi ricchi di materie prime senza porsi alcun problema politico o morale.
Trattava direttamente con il governo del luogo, qualunque fosse. Questo garantiva a Pechino un vantaggio competitivo rispetto all’Occidente che, almeno a parole, si fa pregio di non investire laddove i governi non corrispondano a un certo standard democratico (secondo il presunto principio universale di “democrazia liberale”). Così, il Celeste Impero è penetrato con decisione nella competizione per i giacimenti, soprattutto in Africa.
La Cina fa affari con tutti secondo il principio politico di non intromissione negli affari interni altrui e, soprattutto, con un occhio alle proprie esigenze interne: quelle di un’economia energivora, da “fabbrica del mondo”, che deve però recuperare terreno rispetto alla plurisecolare espansione geopolitica ed economica dell’Occidente.
Trattare con tutti significa spesso fare affari con élite locali corrotte o autoritarie, che intercettano gli investimenti cinesi senza ridistribuirne i benefici alle popolazioni.
Aggrava la situazione il fatto che il Dragone esporta anche forza lavoro e i cantieri africani, per esempio, sono pieni di maestranze cinesi più che di manodopera locale.
Da un’iniziale fiducia nell’arrivo della Cina, vista come alternativa all’Occidente, le popolazioni interessate sono così passate gradualmente a criticare il “neocolonialismo” cinese: l’astronave di Pechino atterra da un mondo lontano, fa razzia e poi riparte.
Ovviamente, i media statunitensi e in parte europei hanno gettato benzina sul fuoco, denunciando tutto il modello cinese come un tentativo di espropriare i legittimi possessori di ricchezze naturali (da che pulpito), offrendo in cambio un ulteriore rafforzamento e arricchimento degli oppressori di turno (da che pulpito bis).
Dato che ora la Cina ha deciso di passare alla fase due del proprio divenire superpotenza, vuole cioè esercitare un proprio soft power fatto di export culturale, una correzione di rotta si imponeva. Come conquistare cuori & menti oltre che i portafogli?
Ecco la nuova strategia di Pechino: esportare soprattutto investimenti e know how, diminuire la quota di materie prime importate in Cina, ridurre drasticamente il flusso di forza lavoro cinese verso gli altri Paesi.
È un cambio di rotta che di fatto sancisce una trasformazione della stessa economia cinese.
Pechino punta all’efficienza energetica e ha diversificato le proprie fonti di materie prime. Le grandi imprese a partecipazione statale possono quindi permettersi di diventare un po’ meno “politiche” e di seguire una strategia più commerciale: creazione di industrie locali, con cui condividere i profitti, e di centri di innovazione, non solo nei Paesi di sviluppo.
Zhou Jiping ha per esempio annunciato a Reuters l’apertura di un istituto di ricerca a Houston, Texas, per migliorare le competenze del personale CNPC nella ricerca e nello sfruttamento dei giacimenti.
Inoltre, “i lavoratori cinesi non sono più a buon mercato – dice Chen Weidong della CNOOC – quando li trasferisci da casa loro a una località remota, devi fornirgli tutte le sistemazioni. E i costi si sommano.”
L’aspetto politico si aggiunge al cambiamento economico. Se è vero che Pechino ha una propria agenda per conquistare cuori & menti, non è detto però che questo corrisponda alle politiche dell’Occidente.
La Cina non sembra per esempio intenzionata a ridurre la propria presenza in Myanmar, Siria e Sudan, Paesi in cui multinazionali come Shell e Total non possono investire per ragioni del tutto politiche. Il principio di non intromissione negli affari interni degli altri Paesi per ora non si tocca.

Fonte: Ec Planet

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