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“Conferenza di Anfa 1943: sguardi incrociati su 70 anni di cooperazione marocco-americana”, programma culturale in onore di James Roosvelt

January 21, 2013 Leave a comment

anfa

Il reame marocchino  festeggia i 70 anni della Conferenza di Casablanca ; dal 14 al 24 gennaio 1943, gli Alleati (Stati Uniti, Inghilterra e Francia) si ritrovarono all’Hôtel Anfa di Casablanca per concludere degli accordi sulla guerra in corso. Per commemorare questo passaggio della storia, il console generale degli Stati Uniti d’America ha organizzato, dal 15 al 31 gennaio 2013 a Casablanca, un programma culturale in onore di James Roosvelt, nipote del presidente Franklin D. Roosevelt. L’avvenimento ha per tema “La Conferenza di Anfa 1943: sguardi incrociati su 70 anni di cooperazione marocco-americana”. Il taglio del nastro è stato dato martedì scorso con l’apertura di una conferenza dove diverse personalità sono intervenute nella sala mediatica della moschea Hassan II, per presentare differenti prospettive sulla cooperazione tra il Marocco e gli USA. La Facoltà di Lettere Ben M’Sik ha accolto la seconda giornata organizzando dei colloqui dedicati agli studenti universitari dove si è tenuto uno scambio di opinioni con il nipote di Roosvelt e due storici americani. Un esposizione multimediale, “Riflessi”, è prevista dal 18 al 31 gennaio negli antichi mattatoi di Casablanca. “Riflessi è la cultura americana che si riflette nell’architettura casablanchese e in diversi aspetti del suo stile di vita” spiegano gli organizzatori. Le giornate culturali  in onore di James Roosvelt termineranno lunedì 28 gennaio con la proiezione di un classico del 1942: “Casablanca”, al Dar America di Casablanca. 1943: Hôtel Anfa, Casablanca. Il 14 gennaio 1943, il Presidente americano Franklin Roosvelt e il Primo Ministro britannico Winston Churchill invitarono Joseph Stalin ei generali francesi Henri Giraud e Charles de Gaulle a riunirsi presso l’Hôtel Anfa. Senza sorprese, Stalin rifiutò; Giraud accettò senza esitazioni e De Gaulle si riservò di partecipare non essendo in buone relazioni con Giraud. Ma Roosvelt e Churchill hanno tutte le intenzioni di riconciliare i generali francesi oltre a prendere decisioni importanti sull’invasione della Sicilia e del resto d’Italia, oltre agli aiuti da fornire all’URSS. In quell’epoca, il generale De Gaulle presiede il Comitato nazionale francese di Londra, organo dirigente della Francia libera. All’appuntamento casablanchese, De Gaulle rifiuta di presentarsi. Questa decisione imbarazza non poco Churchill che non vuole contrariare Roosvelt quindi preme su De Gaulle minacciando di paralizzare le sue attività in Inghilterra dove il generale è in contatto permanente con la resistenza francese. De Gaulle a questo punto  accettà di intervenire a Casablanca e per motivarlo Churchill lancia a De Gaulle un ultimatum: “Mio generale, se mi ostacolerete vi liquidero!”. L’ambiente è teso; De Gaulle incontra Giraud e i due uomini si stringono la mano, per fare piacere a Roosevelt; una stretta di mano talmente furtiva che i due generali dovranno ripeterla in diverse riprese perchè i fotografi abbiano il tempo di fissare quell’istante.  Un immagine che scompare rapidamente a causa di una nuova querelle: De Gaulle si indigna contro la decisione di Giraud che accettà come unica presenza la sorveglianza della Conferenza gestita dagli  americani. Il generale De Gaulle ostinatamente riesce ad ottenere che un distaccamento francese dell’Armata d’Africa si associ, prima di iniziare il dibattito. La Conferenza di Casablanca, detta di Anfa, arriva al termine. De Gaulle rientra a Londra e inoltra delle critiche a Churchill. Durante una conversazione con Lord Moran, il Primo Ministro britannico dichiarò, parlando di De Gaulle che “il suo paese ha abbandonato il lutto, lui stesso non è che un rifugiato e se noi ritireremo il nostro appoggio è un uomo finito”.   Le decisioni prese durante le giornate della Confernza di Anfa vennero comunicate il 12 febbraio 1943, da Roosvelt in persona in occasione  di un discorso via radio. Le Conferenze del Cairo, di Teheran, di Yalta e di Postdam tennero poi il passo a quella di Anfa. Gli accordi conclusi prevedevano un accordo per mantenere l’aiuto all’URSS; la decisione di invadere la Sicilia, poi il resto d’Italia e la fine dei combattimenti in Tunisia; direzione congiunta di Giraud e De Gaulle dell’insieme delle Forze francesi in guerra e si chiese a Giraud di lberare divesi capi della Resistenza, arrestati su suo ordine il 30 dicembre 1942.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Casablanca, 7^ edizione della Festimode Casablanca Fashion Week

November 8, 2012 Leave a comment

Preludio al viaggio: appuntamento a Casablanca dall’8 all’10 novembre 2012 per la 7edizione della Festimode Casablanca Fashion Week
Dopo New York, Londra, Milano e Parigi, la Fashion Week apre finalmente le porte a Casablanca. Primo appuntamento internazionale per la moda contemporanea in Marocco, la Festimode Casablanca Fashion Week si svolge quest’anno dall’8 al 10 novembre 2012, presso la Cathédrale du Sacré-Cœur.
Dal 2006, la FCFW esporta l’arte degli stilisti marocchini nelle platee nazionali e internazionali, dando luce ai numerosi talenti del Paese. A partire da quest’edizione, l’evento assume una dimensione internazionale accogliendo, oltre agli stilisti marocchini, anche i designer provenienti dall’intera area mediterranea. Tra questi, l’italiano Paolo Errico e la designer turca Hatice Gökçe.
La Fashion Week di Casablanca si conferma uno tra i maggiori propulsori per lo sviluppo del settore creativo del Marocco e un importante vettore per la diffusione internazionale dell’immagine moderna del Paese, rendendo Casablanca una delle capitali mondiali della moda.
Questa 7^ edizione sarà l’occasione per scoprire i designer marocchini,
tra cui Said Mahrouf, Noureddine Amir, e Fadila El Gadi.
La FCFW sceglie Casablanca, non soltanto perché si tratta della più grande città del paese, ma per l’energia e la creatività che questa città sa esprimere. In occasione della ricostruzione della città, l’influenza delle arti decorative marocchine e dello stile arabo-andaluso si è mescolata agli stili più diversi, quali l’Art Nouveau, l’Art Déco, ma anche il cubismo e gli stili moderni, che fanno di Casablanca una città con un elevato profilo estetico. Casablanca vanta, inoltre, la presenza di numerose boutique e del più grande centro commerciale di tutto il continente africano,
il Morocco Mall, di recente inaugurazione.
Casablanca è diventata così la città di riferimento per tutte le fashion addicted.
Per ulteriori informazioni : www.casablancafashionweek.com

Marocco, reame conobbe il terrorismo a Casablanca

May 16, 2012 Leave a comment

Venerdì 16 maggio 2003. Sono le 22.15. Con una serie di boati a catena, quattro esplosioni lacerano la tranquilla notte casablanchese. Seguite poi da una cinquantina di deflagrazioni violentissime. Per tanti casablanchesi, nelle loro case, il primo pensiero è quello di esplosioni di gas butano, come succede a volte nella metropoli. Altri iniziano a temere il peggio mezz’ora dopo, quando decine di sirene delle ambulanze infrangono ancora una volta il silenzio della città. Nel giro di un ora, l’informazione arriva in tutto il Marocco. Il reame, che si credeva tagliato fuori dagli attentati e conosciuto per la sua specificità di nazione tollerante, è ferito in piena pancia dal terrorismo islamico internazionale, nel cuore della capitale economica del paese. Quella notte, 14 kamikaze decisero vigliaccamente di uccidersi in cinque luoghi diversi. L’Hôtel Faran, il Circolo dell’Alleanza israelita, la Casa de Espana, il cimitero israelita e il ristorante Positano (frequentato da soldati americani). Gli attentati produssero 45 morti (tra cui un italiano) e una cinquantina di feriti, ma il bilancio avrebbe potuto essere molto più pesante se non si fossero verificati dei ritardi su di un piano studiato per tre anni. Mohamed El Omari e Rachid Jalil, due dei kamikaze, rinunciarono a farsi esplodere e questo permise alla polizia di risalire alla filiera degli attentati previsti anche a Marrakech, a Tangeri, Fès e Agadir. Come, chi e perchè? I marocchini furono traumatizzati, non comprendono ancor oggi come dei compatrioti abbiano ucciso degli innocenti inermi. Di fatto, gli attentati del 2003 non furono altro il processo logico di un disegno criminale che era iniziato negli anni ’90. A monte, il discorso radicale di certe figure dell’islamismo marocchino come Omar El Haddouchi*, Hassan Kettani, Mohamed Fizazi, Abou Zakaria Miloudi o ancora Abdelkrim Chadli alias Abou Oubeïda. A sostenerli, il movimento di Al Qaïda con le sue strutture, le sue bombe costruite con le istruzioni pubblicate su Internet e i suoi messaggi di morte diffusi dai canali televisivi che fecere passare il sensazionalismo davanti all’etica, come Al Jazira (espulsa in seguito dal Marocco). Pochi marocchini presero sul serio i messaggi diffusi tre mesi prima su Al Jazira, un giorno di febbraio 2003, che coincise con la festa dell’Aïd El Kebir. Un messaggio nel quale Oussama Ben Laden puntava il dito su alcuni paesi accusati di “collaborare” con gli Stati Uniti d’America citando, tra gli altri, il Marocco e la Giordania. Il finale, lo conosciamo. Secondo il rapporto d’informazione relativo agli attentati del 16 maggio 2003, i 14 kamikaze, la più parte giovani e analfabeti, furono imbrigliati nel 1998 dalla reta islamica; come tanti altri vennero manipolati da alcuni jihadisti oggi conosciuti come Akrimet El Mahjoub, Abdelfattah Bouikaden, Adil Taiaâ, Mohamed Mehni e Abdelak Bentasser (detto Moul Sebbati, morto qualche giorno dopo il suo arresto), fortemente influenzati da Mohamed Fizazi. Tutto questo mondo di deliquenti fanatici è oggi in carcere. L’inchiesta sugli attentati del 16 maggio ha dato luogo in prima istanza a 101 giudizi e una dozzina di condanne a morte. A seguire, oltre mille giudizi e una trentina di condanne a morte sono state pronunciate a persone accusate di essere in relazione con il terrorismo. E poi venne Marrakech, nell’aprile 2011, ma questa è un altra storia.

* Gli sceicchi salafisti Omar Haddouchi, Hassan Kettani (giudicati come gli ideologhi degli attentati) sono stati condannati rispettivamente a 30 anni e 20 anni di reclusione. Sono stati liberati il 5 febbraio scorso per una grazia reale; i due sceicchi, secondo le motivazioni della grazia, hanno avuto molto tempo per cambiare le loro convinzioni e pentirsi. Mohamed Fizari è stato ugualmente condannato a 30 anni di prigione ed è stato liberato il 14 aprile 2011 sempre con grazia reale; dopo aver sostenuto il PJD alle ultime elezioni (partito al comando del governo oggi) sta creando un suo proprio partito.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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Saïd Taghmaoui, attore critica operato del sindaco di Casablanca

March 3, 2012 Leave a comment

In un intervista al magazine ”Femmes du Maroc“, l’attore marocchino Saïd Taghmaoui dona la sua percezione del Marocco d’oggi e critica aspramente il sindaco di Casablanca, Mohamed Sajid, la regista Narjis Nejjar, o ancora il materialismo imperante nel paese. Non tace e interrogato sul suo progetto di creare dei corsi di cinema a Marrakech spiega che “inizialmente, avevo esposto il mio progetto al sindaco di Casablanca, che non mi ha mai risposto…sicuramente perchè non aveva da guadagnarci”.  La sua motivazione per questi corsi di cinema, gli spiega con una “mancanza di naturalezza e la tendenza a caricaturizzare il cinema marocchino”. Per esempio, cita il film della regista Narjiss Nejjar, “L’amante del Rif”. “Ultimamente, ho visto il film della Nejjar, e l’ho trovato limitato. Si, d’accordo, ha uno stile cool, ma qualificarla libera, talentuoso e avant-gardiste…”, dichiara nell’intervista. Taghmaoui ha aggiunto che è suo dovere chiedere a questi personaggi  cosa è successo,  quale è il loro problema e se veramente si vuole fare del cinema o apparire solo sulle copertine dei magazines.  A fine intervista, Said Taghmaoui se la prende con la prostituzione in Marocco e spiega di avere un grosso problema con l’emanicipazione femminile, che ha dimenticato la sua dignità. “Sicuro, la donna è un essere umano come gli altri, con un ruolo ben preciso fa giocare nella società e nell’umanità (…) io non ho problemi con il fatto che hanno il diritto a tutte le libertà ma sotto il pretesto della emancipazione non dimentichiamo la dignità! Non è possibile vedere sino a che punto la prostituzione delle marocchine (e dei marocchini) è in recrudescenza! La maggioranza poi vende il suo corpo non per mangiare ma per acquistare delle belle auto, vestirsi Prada e Gucci (…) Sfortunatamente, il secondo prodotto di esportazione dopo le arance è la prostituzione“. Duro e puro il grande attore marocchino, oramai in pianta stabile ad Hollywood, ha iniziato i suoi  master class d’interpretazione “Moroccan International Acting” allo Studio di Arti Vive di Marrakech, riscuotendo un consenso enorme.

Fonte: My Amazighen

Marocco, celebrazione anniversario della Primavera araba

February 20, 2012 Leave a comment

Diverse centinaia di persone si sono radunate nella piazza principale di Casablanca per ricordare il primo anniversario della sollevazione democratica dello scorso anno. La scarsa affluenza è in contrasto con l’intensità delle proteste di un anno fa, che portarono il re a modificare la Costituzione e indire nuove elezioni, vinte dall’opposizione islamica. Secondo alcuni dimostranti molte delle richieste non sono tuttavia state esaudite: la corruzione permane, i prigionieri di coscienza sono ancora in carcere e il re ha pressoché poteri assoluti.

Fonte: La Presse

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Shamablanca, lettura di una schizofrenia post-moderna

September 5, 2011 Leave a comment

Lontano dai soliti clichés esotici delle medine imperiali, souks e cammelli, Shamablanca evoca il quotidiano di una realtà misconosciuta del reame marocchino : il Marock. L’espressione Marock, presa in prestito dal film eponimo di Laïla Marrakchi, è oramai entrato nel linguaggio comune e designa lo stile di vita della jeunesse dorée casablanchese o rabatina, che vive sull’ora di Parigi, Londra o New York. Scuola al Descartes o al Lyautey (licei francesi di Rabat e Casablanca), questi giovani dell’alta società marocchina occidentalizzata vivono al margine in seno del loro proprio paese, “con il culo su diverse sedie”, ci dice Shama, eroina del romanzo di Sonia Terrab (giornalista del settimanale Telquel). In effetti, a Casablanca, è sufficiente osservare le auto che passano sul boulevard d’Anfa e le vetrine del lusso per verificare quanto segue: c’è gente poverissima in Marocco, ma anche gente ricchissima. Dopo sette anni di studi a Parigi, la 26enne Shama decide di rientrare in Marocco dove trova lavoro come marketing manager in una multinazionale a Casablanca. Ma questo ritorno tanto mitizzato non è senza sacrifici, a causa anche delle esigenze pressanti che si richiede alle donne: sistemarsi, diventare una sposa docile e una madre attenta. Indipendente, Shama è in preda alla pressione sociale e non riconosce le sue amiche di infanzia che sognano di trovare il tiket vincente: un marito che potrà loro donare un anello di fidanzamento più caro di quello delle loro vicine/amiche. Casablanca di giorno, giungla urbana grondante umanità; Casanegra la notte, città desolata e depravata. “Casa la pazza, Casa la bestia, Casa la grande” , senza dubbi l’altra protagonista del romanzo. Metropoli di 4 milioni e mezzo di persone, in costante movimento, che oscilla tra tradizione e modernità, condensando tutti i paradossi del Marocco attuale. Metropoli ostile per Shama, che pensa “essere donna qui è un dramma”, perchè si vede negata la libertà di camminare nell’anonimato della folla che gli ricorda costantemente il suo sesso, la sua condizione di oggetto del desiderio. Per dimenticare tuttto questo, Shama cammina nascosta urlando in silenzio la sua miseria dorata. Ma sotto lo stesso sole esiste un altra miseria che non vorrebbe più vedere, quella dei bambini di strada che mendicano: “Gli regalo quanto ? un dirham, della pietà o di più, uno sguardo umano, un piccolo sguardo, un millesimo di secondo di sguardo, per questa vita nella stessa città (…)”. Per salvarsi Shama si costruisce delle barricate, passa da bolla in bolla, dall’auto all’appartamento, dall’auto alla discoteca..tutto è lecito per scappare dalla realtà degli Altri, indigenti giudicati troppo indecenti. Shama è una giovane ragazza del suo tempo, con una vita sentimentale complicata. I tre personaggi maschili del romanzo sono degli archetipi: il miglior amico, il trentenne seduttore e il ragazzo di buona famiglia che vuole sposarsi per far felice la madre. Ma per Shama tutti gli uomini sono paralleli, anche se sono stati all’estero dove hanno acquisito una mentalità piuttosto aperta, ma che quando rientrano al bled (al paese) pensano che “una donna deve rinnegare il suo passato, in funzione di colui che le paga un futuro”. Ma allora, perchè Shama è tornata in Marocco? Lei che si vedeva parigina ad vitam eternam. Sessualità, droga, religione, tutte le ipocrisie e i difetti di una società nelle sue contraddizioni sono sezionate sotto la penna di Sonia Terrab. Il romanzo, decisamente visuale, inizia con il profilo su Facebook di Shama. Lo stile è nervoso, secco e a tratti crudo, si capisce e si prova la collera di Shama per quel Marock che non sente più suo. La giovane riversa sulla società, e su di lei, l’astio profondo per un lassismo che si rafforza e diventa immobilismo; trasuda tra le righe la sofferenza di persone, uomini o donne, che vivono come stranieri nel loro paese e che sopravvivono grazie alla speranza di poter ripartire, per fuggire da una identità imposta. Questo romanzo irriterà molti a causa del soggetto trattato, che non si riconosceranno. In effetti, non è l’immagine del Marocco autentica e tradizionale che certe persone vogliono difendere e promuovere a tutti i costi. La giovane e brava scrittrice tocca i tasti dell’identarietà di chi se ne è andato dal suo paese, e non si riconosce pù quando diventa adulto e maturo. La realtà dei fatti è che tanti studenti e lavoratori marocchini all’estero attendono con paura il loro ritorno a casa e, per alcuni, questa paura gli impedisce di tornare, scegliendo di essere soli in un paese lontano piuttosto che vivere la solitudine e la lontananza nel loro paese natale.

“ Tutti sono dei falsi-gettoni. Tutti degli ipocriti. Una banda di coglioni degenerati che non si rinnovano. Una banda di tarati che scorreggiano più in alto di tutti i sederi riuniti. Lei mi fa arrabbiare…Eccola, 28 anni, il Rolex di chi puo’, il matrimonio che uccide, stabilizza e quindi l’autorizza a non fermarsi: “Allora cara, quando è il tuo turno? Non resti che tu”. (…) Hamza è un marocchino medio a tutti i livelli, dalla semplicità cubica: famiglia, dio, patria. Un ragazzo con gli occhiali dissimulati dietro alle sue certezze: studi, lavoro, far piacere a sua madre, sposarsi, costruire una casa, acquistare un auto, generare, acquistare un auto più grande, assicurarsi, un credito, generare, diversi crediti, un altra assicurazione, preghiere, riscattare i suoi peccati, morire. Nel corso della vita, dimenticare di vivere”.

Shamablanca, Sonia Terrab – Éditions Atlantica Seguier, 15 euro/ 100 dirhams

Fonte: My Amazighen

Il Re dell’Atlas

August 2, 2011 Leave a comment

Si racconta  che dei leoni erano presenti alla corte dei sultani e dei re del Marocco, come segno di obbedienza per i nobili e per il popolo berbero che era parte dell’Atlas, come gli ultimi leoni di Barberia (Panthera leo leo). Nel 1953, quando il sultano  Sidi Mohammed Ben Youssef ( e più tardi il re Mohammed V) venne costretto ad abdicare e messo in esilio, i leoni reali (21 in totale) persero il loro domicilio al  Palazzo, nella foresteria reale. Tre di loro furono inviati allo zoo di Casablanca e il resto del gruppo venne trasferito allo zoo di Meknès. Quando il  re rientrò dall’esilio in Madagascar  nel 1955, i leoni rientrano a Rabat. Durante tutto questo tempo, il mondo continuò a credere che il leone di Barberia era estinto: questa convinzione prematura divenne quasi un fatto accertato quando una malattia respiratoria colpì il re dei leoni alla fine degli anni ’60. A quel punto, SAR Hassan II, allora proprietario dei soggetti, decise di ridurre i rischi di mortalità e di apportare delle migliorie alla vita dei leoni. Un nuovo parco cintato venne costruito a Temara, nei pressi di Rabat, nella casa rerale dei leoni, verso la fine degli anni ’60. Nel 1973 questa struttura venne assorbita dall’amministrazione del Ministero dell’Agricoltura, e divenne lo zoo di Rabat. Nella storia antica gli egiziani furono i primi a cacciare questo superbo animale, con arco e frecce. I Berberi, che vivevano in piccoli villaggi arroccati sulle montagne dell’Atlas e dell’Africa del nord, circa 3.000 anni fa, si difendevano dagli attacchi dei felini ma non costituirono mai una minaccia per la popolazione dei leoni di Barberia. È nell’Impero romano che la popolazione dei leoni di Barberia diminuì drasticamente. Gli imperatori romani cercavano di divertire la popolazione rassicurandoli sul fatto che la loro civiltà aveva il controllo sulla natura. Gli antichi romani esportarono migliaia di leoni dall’Africa del nord per utilizzarli nei giochi del Colosseo a Roma e in altre arene sparse nell’Impero. I leoni vennero trucidati dai gladiatori e la mattanza terminò soltanto verso la fine del VI° secolo, ma i problemi per i leoni di Barberia non erano ancora terminati. Con l’invasione  degli arabi nell’Africa del nord, sempre più numerosi, i leoni si ritirarono progressivamente a causa di una caccia spietata, in quanto rappresentavano un pericolo. Per ogni leone ucciso era prevista una lauta ricompensa. Con l’avvento poi dei cacciatori europei nel corso dell’ultimo secolo, il numero dei leoni crollò. Le guide locali nelle montagne della Tunisia e del Marocco permisero agli europei di cacciare i leoni per sport e per le collezioni dei musei naturalistici, oltre al catturarli vivi per rinchiuderli negli zoo europei. I leoni di Barberia si estinsero in Tripolitania (ovest della Libia) nel 1700. L’ultimo leone di Barberia visto in Tunisia venne ucciso nel 1891 a Babouch, tra Tabarka e Aït-Draham. L’ultimo leone conosciuto in Algeria venne ucciso nel 1983 presso Batna, a 97 km da Costantino. I turchi contribuirono notevolmente a questa carneficina perchè pagavano profumatamente le pelli dei leoni per abbellire l loro palazzi. Numerosi francesi in Africa del nord divennero cacciatori professionisti di leoni, attività molto redditizia all’epoca.  In Algeria, oltre 200 leoni di Barberia vennero uccisi tra il 1873 e il 1883. I leoni sparirono dal lato del confine marocchino nella metà del 1800. In Marocco, alcuni gruppi di leoni sono esistiti sino al XX° secolo e si estinsero alla fine degli anni ’40. L’ultimo animale venne ucciso nel 1942 sulla costa nord del colle del Tichka, in prossimità della strada tra Marrakech e Ouarzazate. Le cause della sua estinzione sono molteplici, ma sicuramente la più importante è la mano dell’uomo. La caccia quindi ma anche i cambiamenti dell’ecosistema indotto dalla coltura intensiva e dai pascoli. Le foreste sono state distrutte per lasciare spazio ai pascoli di bestiame, sempre più numerosi e anche i cervi e le gazzelle (principali nutrimento dei leoni di Barberia) vennero a mancare.

Oggi un programma è avviato tra il governo marocchino  e un ONG di scienziati oxfordiani, ma  stenta a decollare. Si tratta di un lavoro di reintroduzione su dieci anni che comporterà diversi fasi di lavori, tra cui una zona protetta di oltre 10.000 ettari in una regione poco popolata, che sarà cintata e protetta. Saranno introdotti alla sua creazione cervi, mufloni, ungulati, scimmie e gazzelle, che dovranno acclimatarsi nella nuova zona. Parallelamente, gli scienziati di Oxford dovranno selezionare i  capostipiti della nuova generazione di leoni di Barberia che verranno inseriti nell’area protetta, poi soggettati ad un programma di riproduzione in cattività. Al governo marocchino tutto questo piace in quanto sarà fonte di reddito per il mercato del turismo ecologico, creando nuovi posti di lavoro. I finanziamenti saranno apportati da alcune sovvenzioni europee. Ma è necessario fare i conti con l’oste: la popolazione locale non sembra essere entusiasta davanti a questo progetto; la reputazione sulla ferocia del leone dell’Atlas suscita molta inquietudine. Anche il bracconaggio potrebbe riprendere il suo corso, a meno che la riserva sia controllata professionalmente. E ancora, il Marocco non giova di una buona reputazione in materia di protezione dell’ambiente. Nello spazio di un secolo, centinaia di specie animali e vegetali si sono estinte nell’indifferenza generale. A titolo di esempio, il coccodrillo del Nilo si estinse in Marocco nel 1930, mentre negli anni ’50 la campanella d’allarme suono’ per lo struzzo, l’oryx e l’addax. Attualmente la pantera è da inscrivere nella lista degli animali estinti in Marocco, anche sono state segnalate in diverse zone del paese, senza però prove tangibili di un loro riconoscimento. In serio pericolo la iena, il ghepardo, il lynx caracal, il gatto delle sabbie, il gatto gigante, il fennec e lo sciacallo. Per chiudere, anche gli ambienti naturali sono nella stessa misura in pericolo. Il deserto avanza e il bestiame non controllato si avventura nelle foreste, causando gravissimi danni irreparabili all’ecosistema. L’estinzione del superbo e magnifico leone dell’Atlas (estinzione prevista entro venti anni se nulla sarà fatto) costituirà una tragedia supplementare alla biodiversità e alla conservazione delle specie, ma le condizioni di reintroduzione del superbo re delle montagnenon sembrano  idilliache.

Fonte: My Amazighen

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Marocco, correnti islamiche e terrorismo… situazione attuale

May 9, 2011 Leave a comment

Dopo gli ultimi avvenimenti sia nazionali, l’attentato a Marrakech, e internazionali, l’uccisione di Oussama Ben Laden, ho ripreso un mio contenuto sull’Islam in Marocco, precisamente l’analisi (non approfondita) delle varie correnti islamiche che lo compongono, visto anche i numerosi ingressi di queste ultime settimane, e ve lo ripropongo, modificato e aggiornato  in alcuni punti. L’islamismo marocchino è suddiviso in diversi movimenti ma i più importanti sono tre: il salafismo, il Partito Giustizia e Sviluppo (PJD) e l’Associazione Giustizia e Benevolenza. La corrente salafista sprona al ritorno dei veri valori musulmani, quelli antichi, ancestrali, le origini in toto,  e comprende due correnti: il wahhabismo, una corrente importata dall’Arabia Saudita, che chiede il rigore nella religione ed una applicazione “tout court” del Corano. Il suo principale leader in Marocco è Mohammed Ben Abderrahmane al Maghraoui che si è distinto un paio di anni fa in una edificante fatwa (avviso religioso) che dichiarava legale il matrimonio di bambine a partire dai 9 anni, creando un ondata di proteste e di sdegno in tutto il Marocco. L’altra componente della salafya è a vocazione jihadista. Sprona anch’essa ad un Islam rigoroso e purista e tutti i mezzi sono buoni per arrivarci, compreso la violenza. Il leader più tristemente celebre, morto da pochi giorni, di questo movimento è Oussama Ben Laden. In Marocco i principali teorici della salafya jihadia sono stati condannati a delle pesanti pene dopo gli attentati funesti che hanno toccato la città di Casablanca nel maggio 2003, oltre ai tre terroristi arrestati venerdi’ per l’attentato di Marrakech. Molti gruppi gravitano attorno alla salafya jihadia. Gli adepti di questi gruppuscoli considerano il Marocco come una società “impura” quindi è necessario dissociarsi ed auto-esiliarsi. La maggior parte di queste persone si sono installate in località rurali o nei quartieri periferici delle grandi città , come quello di Sidi Moumen, a Casablanca, da dove provengono gli autori dei sopracitati fatti. I più “fortunati” si sono stabiliti in Afghanistan, in Pakistan o in Irak per combattere il “nemico americano”. Una di queste organizzazioni, il Gruppo Islamico dei combattenti marocchini (GICM) è direttamente affiliato ad Al-Qaïda quindi ne condivide l’ideologia e le risorse materiali e umane. Fondata nel 1997 da alcuni storici combattenti marocchini tornati dall’Afghanistan, il GICM è una organizzazione criminale  più transnazionale che locale. E’ associata con i movimenti terroristici algerini ed uno dei suoi fondatori, Saad Houssaini, constituisce ad oggi, la più  importante cattura realizzata dalla Brigata Antiterrorista marocchina. Sta rischiando la pena di morte per la sua partecipazione agli attentati di Casablanca e Madrid. Il GICM vuole creare uno Stato Islamico ed  il Sahara resta la maschera di questo gruppo che lo utilizza come base per minacciare il Marocco, l’Algeria e la Mauritania. Le due più grandi organizzazioni islamiste che rifiutano la violenza sono il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD) e l‘Associazione Al Adl Wal Ihsan. Il PJD è il più importante partito di opposizione nel Parlamento marocchino. Ha racconto un grande numero di voti nelle elezioni legislative nel 2007 e appunto siede nel Parlamento del Marocco. Questo partito vuole fermamente essere pacifista perché desidera essere presente nell’arena politica del Paese. La ragione di questa inversione di tendenza in rapporto alle sue posizioni d’origine negli anni ’70 si trova nella convinzione dei suoi dirigenti che dichiarano: “il cambiamento della società marocchina non puo’ intervenire che gradatamente, nella fattispecie con l’insegnamento e l’educazione di massa,  all’interno di un partito politico autorizzato“. L’altra Associazione chiave dell’islamismo marocchino è Giustizia e Benevolenza, fondata nel 1980 dallo sceicco Abdessalam Yassine. Considerata come illegale, ma tollerata, questa associazione e, di gran lunga, la più importante del Marocco, e in tutto il mondo musulmano, secondo alcuni specialisti e ricercatori. Si distingue per il numero dei suoi membri e la qualità del suo corpus dottrinale. In effetti, i suoi aderenti si contano in centinai di migliaia. Contrariamente al PJD questo movimento sprona il cambiamento dall’alto, senza pero’ entrare nel gioco elettorale. Il suo capo, lo sceicco Yassine, è stato incarcerato per due anni (1980) prima dei suoi 10 anni di arresti domiciliari. Autore di una quindicina di opere, è considerato come il teorico islamista più importante e influente del Marocco. Il suo cavallo di battaglia è la non violenza (non tutti ci credono pero’ in Marocco) ma essendo  molto anziano e ammalato la grande incognita è capire l’avvenire del suo movimento dopo la morte.

Fonte: My Amazighen

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Marocco, grazia reale ad un italiano

April 18, 2011 Leave a comment

E’ uscito dal carcere di Casablanca, in Marocco, Abou Elkassim Britel, il cittadino italiano originario del Marocco e residente a Bergamo detenuto dal 2002 perché vittima di una extraordinary rendition (la cattura, eseguita clandestinamente, di un “elemento ostile” sospettato di essere un terrorista). Il re del Marocco, SAR Mohammed VI, gli ha concesso la grazia che più volte, nel corso degli anni, avevano sostenuto anche un centinaio di parlamentari italiani ed europei. Abou Elkassim Britel fu rapito illegalmente dalla Cia nel marzo del 2002 con l’accusa di associazione eversiva. Da un’inchiesta della magistratura italiana Elkassim risultò del tutto estraneo a qualsiasi ipotesi di reato. Tuttavia fu processato in Marocco e incarcerato. “Nel 2007 e 2008, a capo di due delegazioni parlamentari, ho potuto incontrare Elkassim Britel nel carcere di Casablanca raccogliendo direttamente la testimonianza dei soprusi e delle violenze subite a seguito del rapimento operato dai servizi segreti statunitensi“, spiega Ezio Locatelli, ex parlamentare e oggi segretario provinciale di Rifondazione comunista a Bergamo. “Il mio auspicio è che dopo una esperienza allucinante patita al di fuori da qualsiasi parvenza di legalità e di rispetto dei diritti umani, Elkassim Britel possa tornare al più presto agli affetti familiari e a riprendere il corso di una vita normale“.

Fonte: My Amazighen

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Il re sulla luna… era il 1953…

March 31, 2011 Leave a comment

Ogni popolo ha le sue credenze (gli italiani tantissime lo sappiamo) e i suoi miti. Ad esempio,  le due religioni monoteiste oltre all’Islam, giurano che Mosè divise le acque del mar Rosso per permettere agli ebrei di fuggire alla tirannia del Faraone, e più vicino ai nostri giorni, tantissime persone giurano di  aver visto esseri alieni, quasi sempre verdi. Bugie interessate, allucinazioni singole o collettive, tutto è possibile con gli esseri umani. Una delle più grandi visioni della storia, è quella del re Mohammed V, in sella ad un cavallo bianco a spasso sulla luna, sotto lo sguardo meravigliato dei suoi sudditi. Era il 1953, è pare che tutto il Marocco l’abbia visto.  55 anni più tardi il settimanale Tel Quel ha trovato un testimone, un certo Bouchaïd Raiq, che ha confermato l’informazione.  “Ero sul luogo dell’avvenimento, in place Bousbir a Casablanca. Allora ero un 18enne. Tutto di un colpo abbiamo guardato la luna e il sultano Mohammed V era visibile. L’ho visto, tutta la gente lo ha visto a Casablanca, il Marocco intero lo ha visto”.  In quel periodo, per protestare contro l’esilio del re in Madagascar, i nazionalisti avevano elaborato uno stratagemma per disturbare i francesi che occupavano quello che si chiamava allora il Califfato. Lo storico Mustapha Bouaziz, dell’Università di Casablanca, ha spiegato il presunto fenomeno, sempre sulle pagine di Tel Quel. “I marocchini hanno visto il Sultano sulla luna, è un fatto. I nazionalisti marocchini hanno ripreso una idea geniale di Otto Von Bismark, riunificatore della nazione tedesca alla fine del XIX° secolo. Il principio è semplice, provato scientificamente: si tratta del fenomeno di persistenza retinica.Tecnicamente, i nazionalisti, hanno stampato delle foto del sultano e le hanno distribuite al popolo con delle istruzioni chiare: “Osservate il ritratto qualche minuto e poi guardate la luna”. L’illusione ottica ha fatto il resto“. Illusione o no,  è stata la più grande manifestazione allucinatoria di tutta la storia dell’umanità.  Dopo, alcuni spiriti benpensanti, per paura di una ridicolizzazione in toto del Marocco, misero questa visione notturna sotto il conto della vendita libera della cannabis, in quell’epoca prodotta in quantità ragionevole. Altri, alzando le spalle, spiegarono questa burla collettiva con la percentuale realmente astronomica di analfabeti presenti negli anni ’50 tra la popolazione. Morale: non è possibile pensare che quando i francesi hanno appreso, nel 1953, questa storia del re sulla luna, abbiano velocemente pensato di dare l’indipendenza al Marocco? Infine, Mohammed V sulla luna, senza combinazioni spaziali e 16 anni prima dell’americano Armstrong, non era  già una ottima ragione per cui i francesi se ne andassero  e lasciassero libero (sempre troppo tardi però’) il più bel paese del mondo, il Marocco.
Credit: Tel Quel – Demainonline

Fonte: My Amazighen