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Antartide, iceberg gigante fotografato dalla Nasa

October 31, 2018 Leave a comment

Antartide un iceberg rettangolare

E’ un fenomeno naturale, fotografato dalla Nasa

Con la sua forma perfettamente rettangolare, sembrerebbe tagliato dall’uomo, e invece è stata la natura a modellare l’iceberg gigante che in Antartide  si è staccato dalla piattaforma di ghiaccio Larsen C, fotografato dalla Nasa nell’ambito di Icebridge, la più vasta missione di ricognizione aerea dei poli mai fatta.

Gli angoli appuntiti e la superficie completamente livellata di questo iceberg indicano che probabilmente è stato ‘partorito’ dalla calotta stessa. Solo il 10% della sua grandezza esce dall’acqua, e la massa sott’acqua sembra avere una forma simile a quella che si vede in superficie. Con la missione IceBridge la Nasa vuole raccogliere immagini tridimensionali dall’Artico e Antartide come mai fatto prima.

I voli offriranno, ogni anno, uno sguardo sui rapidi cambiamenti dei ghiacci di Groenlandia e Antartide, aiutando a completare i dati raccolti con il satellite della Nasa IceSat nel 2003 e 2010, e ICESat-2, programmato per il 2018. I voli di IceBridge si faranno da marzo a maggio in Groenlandia e da ottobre a novembre in Antartide.

Fonte: Ansa

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Nature Communications, numerosi laghi sepolti sotto i ghiacci dell’Antartide

June 8, 2017 Leave a comment

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I laghi sepolti sotto i ghiacci dell’Antartide sono molto più numerosi del previsto: lo rivela la ricerca coordinata dall’Istituto tedesco Alfred Wegener e pubblicata sulla rivista Nature Communications. I ricercatori hanno analizzato “i sedimenti prelevati sotto le piattaforme di ghiaccio costiere dell’Antartide e i dati indicano che i laghi, oltre a essere numerosi, sono anche molti antichi. Risalgono infatti all’ultima era glaciale, quando il ghiaccio antartico era molto più spesso e si estendeva molto più al largo rispetto ad oggi”.

“Abbiamo tutte le ragioni per credere che ci siano più laghi di quanto si pensasse sotto i ghiacci dell’Antartide“, hanno osservato i ricercatori, guidati da Gerhard Kuhn. Durante le spedizioni fatte tra il 2006 e il 2010 a bordo della nave rompighiaccio Polarstern, i ricercatori hanno prelevato campioni dal fondo dell’Oceano Antartico, estraendoli da sotto uno strato di sedimenti marini spesso circa quattro metri. “I campioni analizzati costituiscono un archivio dei cambiamenti climatici dell’Antartide, coprendo un periodo che risale indietro nel tempo fino a circa 21.000 anni fa, il momento dell’Ultimo Massimo Glaciale, quando il livello del mare era di circa 130 metri più basso di oggi.”

I laghi sono scomparsi circa 11.000 anni fa, quando il continente antartico – spiegano gli studiosi – è stato inondato dal mare in risalita a causa dello scioglimento dei ghiacci. Lo studio ha evidenziato che, durante l’ultimo periodo glaciale, i laghi subglaciali hanno accelerato la ritirata dei ghiacci e probabilmente lo stanno facendo anche adesso. Infatti, il movimento dell’acqua da un lago all’altro rende più rapida la corsa verso il mare dei ghiacciai soprastanti ed è un aspetto da tenere in considerazione nei modelli che predicono il futuro innalzamento marino. Le sfide da superare per poter raccogliere campioni da questi laghi, rimasti sigillati per migliaia di anni, sono enormi: tra le altre i ricercatori devono attenersi a restrizioni ambientali molto severe, per evitare di inquinarli.

Fonte: MeteoWeb

NASA, addestramento primo sbarco su Marte in Antartide

November 12, 2016 Leave a comment
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In vista di un futuro primo sbarco dell’uomo su Marte, la NASA addestra gli astronauti a una vita isolata in un ambiente estremo. E sceglie l’Antartide per studiare gli effetti psicologici sull’uomo

Il lungo viaggio che porterà i primi esseri umani a calpestare la superficie rossa di Marte passa dai ghiacci dell’Antartide. Il programma della NASA “Journey to Mars” comprende anche uno specifico addestramento degli astronauti, per prepararli ad affrontare diversi mesi di completo isolamento in condizioni ambientali estreme e ostili. Per questo, la scelta è caduta sul Continente bianco.

La NASA e la National Science Foundation (NSF), che gestisce l’United States Antarctic Program, hanno firmato un accordo di collaborazione per studiare gli effetti della vita prolungata in ambiente polare. Un ambiente estremo, sferzato da forti venti, dove le temperature precipitano a decine di gradi sotto lo zero e il Sole sparisce per mesi. È la notte polare, un periodo di completo isolamento, durante il quale anche per un aereo è rischioso volare. E si rimane, quindi, bloccati per un’intera stagione.

“Significa stare mesi senza vedere il Sole, con lo stesso equipaggio e senza rifornimenti di cibo – spiega Christina Hammock Koch, astronauta NASA che ha trascorso diversi mesi in stazioni scientifiche artiche e antartiche -. L’isolamento, l’assenza di familiari e amici, la mancanza di nuovi stimoli sono tutte condizioni con le quali devi imparare a fare i conti, cercando una strategia per affrontarle”.

Condizioni analoghe a quelle con le quali si dovrà confrontare l’equipaggio della prima spedizione umana sul Pianeta Rosso. “L’Antartide è perfetto per i nostri studi – aggiunge Lisa Spence, dello Human Research Program NASA -, perché non puoi andare da nessun’altra parte all’infuori dei ghiacci. E questa condizione è molto simile ai voli spaziali. Modifica, infatti, il tuo stato mentale”. Gli esperti della NASA sono, infatti, soliti definire l’Antartide “Marte bianco”.

Nell’ambito dell’accordo tra la NASA e la NSF, uno dei primi studi sarà quello coordinato da Candice Alfano, psicologa clinica presso l’University of Houston. Partirà nel febbraio del 2017, per concludersi nell’inverno dello stesso anno. E comprenderà 110 volontari dell’U.S. Antarctic Program, che saranno ospitati nelle stazioni McMurdo e South Pole.

Lo studio della vita quotidiana dei volontari nelle due stazioni, attraverso questionari on line, monitoraggio dei cicli sonno-veglia, campioni di saliva, permetterà ai ricercatori d’individuare e comprendere meglio le principali fonti di stress.

“Questa ricerca ci permetterà di monitorare in tempo reale ogni cambiamento nella salute psicologica dei volontari. Uno degli obiettivi – conclude Lauren Leveton, del NASA Behavioral Performance team – è mettere a punto una checklist, che sarà molto utile in vista di futuri viaggi spaziali”.

Fonte: Asi

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Antartide, fungo in grado di sopravvivere su Marte

February 9, 2016 Leave a comment
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Lo dimostra un esperimento sulla Stazione Spaziale

Potrebbe sopravvivere su Marte il fungo antartico Cryomyces antarcticus, studiato in uno degli esperimenti condotti sulla Stazione Spaziale Internationale (Iss): gli astronauti sono riusciti a coltivarlo, per un anno e mezzo, in condizioni molto simili a quelle caratteristiche del pianeta rosso. I risultati dell’esperimento Life (Lichens and Fungi Experiment), coordinato dall’italiano Silvano Onofri, botanico dell’università della Tuscia, sono pubblicati sulla rivista Astrobiology.

L’esperimento è partito nel 2008, quando i ricercatori hanno raccolto in Antartide campioni di minuscoli funghi che vivono all’interno delle cavità della roccia (criptoendolitici) in una zona particolarmente interessante per la presenza di forme di vita estreme, le Dry Valleys, che si trovano nella Terra Vittoria e che sono uno degli ambienti più aridi e ostili del pianeta, molto simile all’ambiente marziano. In Europa, nella Sierra de Gredos in Spagna e nelle Alpi austriache, sono state raccolte anche due specie di licheni in grado di sopportare ambienti estremi, come quelli di alta montagna. Tutti i campioni sono stati poi spediti a bordo della Stazione Spaziale, per poi rientrare sulla Terra nel 2010.

”Microfunghi e licheni sono stati esposti a due tipi di condizioni – spiega Onofri – Metà a condizioni di tipo spaziale, cioè con radiazioni totali e condizioni di vuoto non riproducibili sulla Terra, e l’altra metà a condizioni simili a quelle di Marte”. Tutti sono stati posti all’esterno del modulo-laboratorio Columbus sulla piattaforma dell’Esa Expose-E (Exposing Specimens of Organic and Biological Materials to Open Space), in piccole celle di coltura.

”Il risultato più importante – prosegue l’esperto – è che nei microfunghi. Il 10% delle loro cellule è sopravvissuto e si è mostrato in grado di riprodursi, crescendo come se non avessero subito alcuna mutazione, mentre il 60% delle cellule è rimasto vivo ma non in grado di riprodursi. E’ un risultato molto importante perchè ci dice che le cellule possono sopravvivere su Marte”. Il dato, conclude Onofre, induce inoltre a stare attenti in vista di future esplorazioni su Marte ”perchè potrebbero esserci dei microrganismi portati sul pianeta dalla missione spaziale, che potrebbero dare dei falsi positivi sulla presenza di forme di vita”.

Fonte: Ansa

Antartide, trattato internazionale per la pace e la ricerca nel territorio incontaminato

September 29, 2015 Leave a comment

antartideL’ultimo continente del Pianeta scoperto ed esplorato, a causa della sua posizione geografica e del clima rigido è stato l’Antartide. Esso è tutelato da un trattato noto come Trattato Internazionale per l’Antartide, stipulato a Washington il 1° Dicembre 1959, ad aderirvi furono 12 Nazioni che presero parte all’Anno Geofisico Internazionale (1957-1958). Entrò in vigore il 23 Giugno 1961 ed il suo compito era quello di garantire a tutte gli Stati partecipi di poter usufruire del territorio Antartico per fare ricerca, con scopi esclusivamente pacifici e nel rispetto dell’ecosistema.

Oggi aderiscono al trattato ben 48 Paesi, che rappresentano più dell’80% della popolazione mondiale, l’Italia vi ha aderito il 18 Marzo 1981. Nel 1991 seguì un protocollo, noto come Protocollo di Madrid, il quale dichiarava la messa al bando per i successivi 50 anni di tutti gli sfruttamenti minerari dell’Antartide con relativa valutazione dell’impatto ambientale per ogni attività svolta. A causa del suo isolamento geografico e del clima rigido che non favorisce le esplorazioni, l’Antartide resta il più grande Paradiso Inesplorato della Terra. Ad eccedere al territorio antartico sono scienziati, tecnici e militari che prendono parte alle spedizioni ed in estate sono circa 10 mila persone, mentre in inverno a causa delle condizioni rigidissime si riducono ad un terzo. Anche l’Italia con il PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide), finanziato dal Miur svolge attività di ricerca in Antartide in numerose discipline come scienze della terra, fisica dell’atmosfera, biologia, cosmologia, medicina, oceanografia, climatologia e molte altre. Anche i turisti possono accedere al territorio sempre rispettando il Trattato Antartico e si aggirano intorno alle 30 mila persone durante tutto l’anno. Giungono in Antartide mediante navi provenienti dall’Argentina, dalla Tasmania e dalla Nuova Zelanda.

Ad affascinarli non sono solo i paesaggi infiniti ed inesplorati ma anche la fauna costituita prevalentemente da organismi marini tra i quali 7 specie di foche e 8 specie di pinguini. Questi ultimi rappresentano il 90% della biomassa. L’Antartide non solo è un territorio dai paesaggi mozzafiato ma è anche un laboratorio naturale che racchiude in se informazioni fondamentali sul nostro pianeta. Gli scienziati affrontando difficoltà non indifferenti legate alle condizioni climatiche rigide cercano di svelare i segreti del nostro pianeta e di tutto ciò che ci circonda. Solo conoscendo ciò che siamo e che eravamo potremo capire che strada percorreremo!

Fonte: MeteoWeb

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Antartide, spermatozoo più vecchio del mondo

July 22, 2015 Leave a comment

In Antartide è stata rinvenuta la cellula sessuale di un verme: è rimasta conservata per 50 milioni di anni in un bozzolo, che intrappola gli organismi in modo simile all’ambra.

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Foto – Un ingrandimento dello spermatozoo ritrovato in Antartide. Per comprenderne le misure: il segmento bianco che vedete in basso a destra è lungo un micrometro (cioè un millesimo di millimetro).

In un’isola dell’Antartide è stato scoperto uno spermatozoo risalente a 50 milioni di anni fa. Era conservato in un bozzolo fossilizzato e apparteneva a un verme non molto diverso dalle moderne sanguisughe. Sebbene ormai priva di materiale genetico, la cellula sessuale batte il record di antichità che in precedenza apparteneva al gamete gigante di crostaceo rinvenuto circa un anno fa in una grotta australiana. I dettagli del ritrovamento sono stati pubblicati sulla rivista Royal Society Biology Letters.

UN RECUPERO INSOLITO. Il reperto è stato estratto da un deposito fossilifero ubicato a Seymour Island, una delle isole al largo della Penisola Antartica. Come spiega Benjamin Bomfleur, paleobotanico a capo della ricerca, le scoperte di spermatozoi ben conservati sono molto rare in quanto si tratta di materiale biologico «delicato e facilmente deperibile».

Se lo spermio del verme preistorico è giunto fino ai giorni nostri, il merito è dunque dell’involucro in cui era intrappolato, che è parte integrante del meccanismo riproduttivo utilizzato ancora oggi da svariate specie di Anellidi della classe Citellata (in cui rientrano appunto le sanguisughe).

COME L’AMBRA. Durante la fase di accoppiamento i Citellatasecernono un gel appiccicoso, che forma una capsula protettiva nella quale vengono racchiusi gli spermatozoi e le cellule uova. Una volta induriti, i bozzoli sono in grado di preservare il disfacimento delle sostanze organiche contenute al suo interno e di conservarle per milioni di anni, così come l’ambra fossile fa con gli insetti.

GUARDA CHI C’È. La presenza dello spermatozoo è affiorata grazie all’ausilio di un microscopio elettronico a scansione. Il suo profilo allungato è tutto ciò che resta della cellula originale, che ha perso completamente il proprio materiale genetico. «Si è trattato di una ritrovamento accidentale», dice Bomfleur, «Volevamo capire meglio l’organizzazione dell’involucro e quando abbiamo eseguito uno zoom abbiamo notato questa struttura biologica simile a uno spermatozoo».

IL PIÙ VECCHIO DEL MONDO. La datazione radiometrica eseguita sui frammenti del bozzolo (le cui dimensioni variano da 1,5 a 0,8 mm) ha stabilito che il campione risale alla prima metà dell’Eocene, il periodo in cui mammiferi crebbero in dimensioni e diffusione, andando a riempire le nicchie ecologiche lasciate libere dai dinosauri. In termini pratici, significa che il fossile ha riposato tra le rocce per 50 milioni di anni.

UNA FINESTRA SUL PASSATO. Record a parte, a entusiasmare maggiormente gli scienziati non è stata la scoperta della cellula sessuale, quanto il modo in cui ha resistito all’usura del tempo. Nel cuore dei bozzoli, affermano i ricercatori, potrebbero infatti celarsi i resti di numerosi ospiti, come funghi, protozoi, batteri e altre primitive forme di vita di cui si ha scarsa documentazione. E il fatto che siano piuttosto comuni a ogni latitudine, li renderebbe uno strumento ideale per comprendere l’evoluzione dei microrganismi vissuti sulla Terra.

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Il bozzolo viene prodotto dai vermi nel corso dell’accoppiamento per ospitare le cellule riproduttive. Nell’involucro possono rimanere intrappolati anche batteri, funghi e altri microrganismi. | BENJAMIN BOMFLEUR

Fonte: Focus

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Antartide, scoperti vortici spazio-temporali

September 28, 2012 Leave a comment

La notizia è di questi giorni, è apparsa pure su Corriere.it, e, a richiesta di molti di voi, la ripropongo per la discussione. Si tratta dell’ipotesi che in Antartide siano stati scoperti dei vortici spazio-temporali. Utilizzo, per lanciare il dibattito, il testo apparso sul sito “Segnalidalcielo”: mi sembra completo ed esaustivo e per la documentazione l’autore ha attinto a varie fonti (indicate nel post originale). Il continente più gelido, remoto e inospitale della Terra, l’Antartide che possiede temperature che toccano anche i -80 gradi centigradi, potrebbe nascondere un vero e portale dimensionale con tanto di museo archeologico, sotto la spessa coltre di ghiaccio che avvolge il 95 per cento del suo territorio e che raggiunge una profondità media di oltre 2000 metri. Qui, 4 mila scienziati, di 46 paesi del mondo, conducono da oltre cinquant’anni le ricerche più impensabili e sempre in questo luogo avvengono strani e incredibili fenomeni scientifici, alcuni dei quali ancora inspiegabili. Gli studiosi stavano lavorando a un comune progetto di climatologia quando hanno assistito a un evento da film di fantascienza: un insolito vortice, stazionava in quota senza mai muoversi di un solo centimetro, nonostante le elevate raffiche di vento spostassero le nuvole tutt’intorno. All’inizio si era pensato a una tempesta polare ma, la staticità del mulinello e l’inconsueta nebbia che lo avvolgeva, hanno spinto i ricercatori a indagare sul fenomeno. Gli uomini hanno approntato un pallone meteo legato ad un argano, completo di una radio sonda per il rilievo delle proprietà fisiche (temperatura, umidità relativa, pressione e velocità del vento) e un cronometro scientifico per la registrazione dei tempi di lettura. L’oggetto è stato poi rilasciato e fatto risucchiare all’interno del vortice per il tempo strettamente necessario alle misurazioni. Dopo alcuni minuti un risultato inquietante: il cronometro segnava la data del 27 gennaio 1965 e tutti i dati calcolati indicavano valori incompatibili con le normali caratteristiche di una tromba d’aria. L’esperimento è stato ripetuto più volte e sempre con gli stessi risultati. Uno degli scienziati che ha partecipato ai vari test, lo statunitense Mariann McLein non solo conferma l’accaduto ma evidenzia anche che l’intero episodio è stato segnalato ai servizi segreti militari e alla Casa Bianca. Da prime indiscrezioni pare che si tratti di una “porta” spazio-temporale, cioè uno “tunnel” che permette non solo uno spostamento geometrico attraverso lo spazio ma anche un cambiamento temporale. Una sorta di viaggio attraverso il tempo (avanti e indietro) e lo spazio. A qualcuno potrà sembrare paradossale ma quanto è avvenuto in Antartide potrebbe trovare una spiegazione razionale nella teoria del “Ponte diEinstein-Rosen”.All’inizio del secolo scorso, i due scienziati congetturarono una “galleria gravitazionale” o wormhole, cioè una “scorciatoia” da un punto dell’universo a un altro che consentirebbe di viaggiare tra di essi più velocemente di quanto impiegherebbe la luce a percorrere la distanza attraverso lo spazio normale. Come vedete non sono concetti da rubrica di misteri ma vere e proprie nozioni di fisica che ciascuno di noi può approfondire anche attraverso il web. Questo fatto sensazionale arriva in coincidenza di un’altra strabiliante scoperta fatta dai satelliti americani e diffusa dalla rivista Daily Galaxy: la presenza di una struttura antichissima sotto il suolo antartico.La scoperta ha alimentato la curiosità di ufologi e sostenitori delle teorie del complotto, secondo i quali i militari americani stiano nascondendo il rinvenimento di un UFO o una grande apparecchiatura tecnologicamente avanzata mai vista prima. Ad avvalorare questa ipotesi il fatto che gli scavi siano iniziati in segreto e con una certa celerità. Qualunque cosa sia si tratterebbe di un oggetto vecchio di 12 mila anni! Al momento le autorità statunitensi negano qualsiasi scoperta archeologica a quelle latitudini ma, come esposto da un funzionario del Parlamento Europeo, la scoperta è di una tale portata che tutta la comunità scientifica continua a chiedersi cosa mai stia venendo alla luce in quell’area. Che esista qualche analogia tra la scoperta fatta dai satelliti e il misterioso “mulinello” spazio-temporale? Noi ovviamente non lo sappiamo ne possiamo confermare la veridicità di tutti questi fatti ma, con le informazioni contenute in questo articolo, speriamo di avervi potuto dare tutti i riferimenti necessari per indagare ulteriormente sul caso. Fonte: Segnali dal cielo

Fonte: AGS Cosmo

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Antartide, invasione di semi alieni danneggiano il territorio

Secondo la Divisione Antartica australiana l’ecosistema dell’Antartide rischia il danneggiamento irreparabile  a causa di una sprovveduta forma di colonizzazione da parte di pericolosi alieni che sarebbero approdati accidentalmente nel continente. Nel 2007-2008 é stato  identificato un altissimo numero di semi non autoctoni trasportati nel territorio da turisti che li avevano inavvertitamente addosso senza rendersene conto,  diventando così veicoli insospettabili per semi di piante non autoctone che però riescono a sopravvivere anche sotto l’influenza di questi climi estremi. Lo studio, pubblicato sulla rivista americana ”Proceedings of the National Academy of Sciences”, ha rilevato inoltre che mediamente ogni visitatore riesce a trasportare 9,5 semi tra vestiario e bagaglio dopo una scrupolosa indagine  effettuata  esaminando scrupolosamente muniti di pinzette e aspirapolvere un migliaio di visitatori tra turisti, ricercatori e scienziati. Dai risultati emersi sembra che la maggior parte di questi semi appartengono a esemplari di piante molto competitive, di cui molte specie addirittura sono originarie di zone a clima freddo.
Dana Bergstrom, , ecologa terreste della Divisione antartica australiana, spiega: ”Con più di 33 mila turisti e 7 mila scienziati che hanno visitato il continente nel 2007-2008, il potenziale per questi semi di stabilirsi nelle fragili aree libere dai ghiacci è sostanziale. Molte delle specie identificate sono originarie di climi freddi, cosa che rende ancora più probabile che i semi che portavano potessero propagarsi in Antartide”.

Marius Creati

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Antartide, gigantesco campo alghe visibile dallo spazio

March 6, 2012 Leave a comment

Un campo di alghe di color verde vivido al largo dell’Antartide e’ talmente grande da essere visibile dallo spazio, e sta causando una frenetica attivita’ nella catena alimentare della fauna marina. Immagini della fioritura, larga circa 200 km e lunga 100, sono state catturate da scienziati australiani che seguono un satellite in orbita a 650 km di quota. Secondo lo scienziato Mark Curran la fioritura e’ un evento naturale ed e’ improbabile che abbia un impatto negativo sull’ambiente. Si tratterebbe di un fitoplancton marino detto Phaeocystis antarctica, aggiunge, e una spiegazione del suo sviluppo sarebbe l’aumento dei livelli di ferro. L’Antartide ha infatti subito forti venti in questa estate australe, che hanno soffiato fino all’oceano grandi quantita’ di neve, che a sua volta contiene ferro, sia pure in piccole quantita’. Gli scienziati della Divisione antartica australiana non sono sicuri di cosa abbia causato la fioritura, ma prevedono che la fauna locale, dai pesci ai pinguini e alle foche, ne trarra’ notevole beneficio, con i predatori a caccia delle specie piu’ piccole che a loro volta si cibano delle alghe. Il campo di alghe galleggia sulle acque da circa 20 giorni e si disperdera’ in modo naturale, ma gli scienziati sperano che permanga in tempo per essere raggiunto dalla nave di ricerca Aurora Australis, che ha salpato giorni fa dalla stazione Mawson e potrebbe raccogliere campioni da esaminare e identificare.

Fonte: Ansa

Antartide, terra selvaggia e surreale

March 6, 2012 Leave a comment

Il continente antartico resta il sogno di molti viaggiatori che tra i ghiacci e le acque gelide possono ritrovare tutto il fascino di una terra ancora vergine e remota, la cui esplorazione promette irripetibili avventure ed affascinanti suggestioni.
Selvaggio e impervio, affascinante e surreale l’Antartide è la terra più remota del globo terrestre e rimane una meta ancora impossibile da raggiungere dai turisti se non con viaggi organizzati e dai costi al limite del proibitivo. Ma visitare il continente degli iceberg e dei pinguini è come trascorrere una vacanza all’interno di un bellissimo sogno, in cui le atmosfere gelide ma incredibilmente affascinanti donate dal candore dei ghiacci che si specchiano nelle acque, creano suggestioni uniche ed indimenticabili, rese ancora più irreali dai paesaggi deserti in cui non si incontra praticamente nessuno se non splendidi pinguini, foche e altri animali rari e curiosi.
La fauna che si muove tra i ghiacci antartici, infatti, è assolutamente unica e rappresenta una delle maggiori attrazioni del continente, anche se non l’unica. Chi viaggia in Antartide, infatti, non può che rimanere colpito dallo splendido colpo d’occhio offerto dal Lemaire Channel sulla cui superficie si ergono ripide pareti rocciose che si specchiano nelle acque impervie. A delimitare il canale si pongono da un lato la Penisola Antartica, dall’altro l’isola di Booth, talmente vicine da creare un passaggio incredibilmente stretto di cui si riesce a scorgere la fine solo quando ci si è addentrati all’interno. Il suo attraversamento risulta abbastanza complesso tanto che, alle volte, le navi sono costrette a tornare indietro e costeggiare l’isola di Booth.
Fu l’esploratore belga De Gerlache a domarlo per primo navigando al suo interno, anche se il canale deve, inspiegabilmente, il suo nome al connazionale Lemaire, che invece dedicò le sue esplorazioni al territorio del Congo. A conquistare i fortunati visitatori del continente antartico contribuiscono anche i paesaggi surreali delle Dry Valleys sulle cui superfici non cade una goccia di pioggia da oltre due milioni anni. Le valli Victoria, Wright e Taylor, inoltre, fanno da habitat a diverse forme di vita incredibilmente singolari la cui scoperta, nel 1978, suscitò non poco stupore nella comunità scientifica.
Un gruppo di biologi americani, infatti, scovò, all’interno delle rocce delle Dry Valleys, alcune rare specie di alghe, funghi e batteri che si sviluppavano e si accrescevano nutrendosi di luce, biossido di carbonio ed umidità dentro sacche d’aria che tendevano a svilupparsi in alcune tipologie di rocce porose. Ma sono i pinguini gli animali più attraenti del continente antartico e sull’isola di Zavodovski, nelle Isole Sandwich meridionali, è possibile ammirarne la colonia più grande formata da circa due milioni di esemplari.
E per gli spiriti avventurosi, una visita a Paradise Harbor, sulla Penisola Antartica, offre quella che probabilmente è l’attrazione più apprezzata di un viaggio in Antartide, le escursioni a bordo dei gommoni Zodiac che si muovono tra gli iceberg che si staccano dal ghiacciaio all’estremità del porto regalando ai partecipanti emozioni adrenaliniche ed incredibili suggestioni da levare il fiato.

Fonte: Fastweb

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