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Posts Tagged ‘Allah’

Allah, la creazione dei deserti

June 3, 2012 Leave a comment

Molti secoli fa, che ci crediate o no, la terra era verde e fresca, migliaia di ruscelli la percorrevano, gli alberi erano ricchi di ogni genere di frutta e gli uomini, che ignoravano il male, vivevano felici senza farsi la guerra. Allah aveva detto agli uomini: “Questo bel giardino è vostro e vostri sono i suoi frutti, dovete però sempre agire con giustizia, altrimenti lascerò cadere un granello di sabbia sulla terra per ogni vostra azione malvagia e un giorno tutto questo verde e tutta questa frescura potrebbero anche sparire“. Per molto tempo tutti si ricordarono di questo monito, ma un brutto giorno due uomini litigarono per il possesso di un cammello e appena la prima parolaccia fu pronunziata, Allah fece cadere sulla terra un granello di sabbia così minuscolo che nessuno se ne accorse. Ben presto i due litiganti dopo le male parole vennero alle mani e gli uomini si accorsero che un mucchietto di sabbia stava crescendo lentamente. Chiesero allora ad Allah di cosa si trattasse e Allah rispose che era il frutto della loro cattiveria e che ogni volta si fosse verificata una cattiva azione, un granello di sabbia sarebbe sceso ad aggiungersi agli altri e forse, un giorno, la sabbia avrebbe coperto la terra. Gli uomini si misero a ridere e pensarono: “Anche se fossimo estremamente malvagi occorrebbero milioni e milioni di anni prima che questa polvere leggera copra la nostra terra e ci possa danneggiare“. Così iniziarono a combattersi gli uni contro gli altri, tribù contro tribù, finchè la sabbia seppellì campi e pascoli, cancellò i ruscelli e spinse le bestie lontano, in cerca di cibo. In questo modo fu creato il deserto e da allora le tribù andarono vagando tra le dune, vivendo in tende, aiutate solo dai cammelli per i lunghi spostamenti, e si portarono nel cuore l’immagine della terra perduta. Anzi, perchè non dimenticassero, Allah volle che ogni tanto si presentasse ai loro occhi l’immagine delle piante e delle acque scomparse. Per questo ogni tanto chi cammina nel deserto, vede cose che non ci sono, tende le braccia per toccarle, ma la visione subito svanisce. Sono come i sogni ad occhi aperti e la gente li chiama Miraggi. Solo dove gli uomini hanno osservato la Legge di Dio ci sono ancora ruscelli e palmeti, e la sabbia non può cancellarli ma li circonda come il mare l’isola. Questi luoghi si chiamano Oasi e gli uomini si fermano per trovare acqua, cibo e riposo, ricordando ogni volta le parole di Allah: “Non trasformate il mio mondo verde in un deserto infinito“.

Favola Araba

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

Sloughi, dono di Allah

May 29, 2012 Leave a comment

E’ rapido come una freccia. Alla velocità della luce blocca la sua preda e attende con calma l’arrivo del suo padrone. E’ quest’ultimo che ucciderà il selvatico, perchè è cosi’ che vuole il Profeta. Anche il poeta arabo Abu Nuwas (757-815 d.C.)  rese omaggio allo Sloughi dopo essere stato ospite di una tribù di Beduini, dove questi cani godevano di un trattamento di favore. Dieci secoli dopo, il generale di divisione francese Eugéne Dumas, direttore degli Affari dell’Algeria e console di Francia dal 1837 al 1839, a lato dell’emiro Abd-el-Kader, divenne testimone del ruolo tenuto da questi levrieri nella vita dei Beduini. “Nella tenda, lo Sloughi dorme vicino al suo padrone sotto una coperta che lo protegge dal freddo. Al collo, indossa collari preziosi e portafortuna“. Nelle tribù, questi animali ricevono i migliori alimenti disponibili e, se necessario, le donne allattano i cuccioli in difficoltà. Alla morte di uno Sloughi tutti piangono come se avessero perso uno dei loro famigliari. Un beduino era considerato un uomo ricco, di successo, quando possedeva tre cose: un falco potente, un cavallo nobile e uno Sloughi. Gli uomini attraversano il deserto a cavallo, i loro cani sistemati sulla sella e il falco appollaiato sul braccio. Un flebile fischio del cavaliere e il falco si invola alla ricerca dei una preda: gazzella, lepre, volpe del deserto. Dopo che il rapace individua il selvatico e  lo abbatte con i suoi artigli giunge il momento di lasciare il cane. Quest’ultimo si lancia in una corsa irrefrenabile mentre il falco tenta di fermare il selvatico attaccandolo alla testa. Se il falco fallisce, il cane solo prosegue la sua corsa, anche per ore, sino a raggiungere ed abbattere la preda stremata. Con la sua anatomia, forgiata nel deserto, nessun animale di quei luoghi è più rapido e più perseverante di uno Sloughi. Mentre i cani, considerati come dei bastardi di strada, non hanno vita facile nei paesi islamici (se un credente ne tocca uno dovrà lavarsi le mani per sette volte ) gli Sloughi beneficiano di un aura particolare. Sono considerati degli animali puri e nobili: “Il levriero è un dono di Allah, è la nostra ricchezza, toccandolo ne siamo onorati“, dicono i beduini. La sua reputazione ovviamente è dovuta alle sue doti straordinarie di cacciatore, che permette ai beduini di mangiare carne malgrado le difficoltà di vita presenti nel deserto (oltre i 60° di giorno e 0° la notte). Ma il principale motivo della sua estrema popolarità è riferita alla sua leggenda, che si tramanda da secoli. Si dice infatti  nel Corano che uno Sloughi, chiamato Kitmir, veglio’ 309 anni il letto dei sette martiri dormienti (Efeso). Per aver compiuto questo dovere, Maometto accordo’ al levriero di entrare nel Paradiso. “Ecco perchè lo Sloughi è considerato come il cane di Maometto“, concordano diversi allevatori marocchini. Ed ecco perchè in Africa del nord, lo Sloughi resta un cane difficile da acquistare. Tre Sloughi vivono a Palazzo con il re Mohammed VI e quando il sovrano dorme, i cani vegliano il suo sonno nell’anticamera e neppure le guardie del corpo possono a quel punto entrare, racconta un allevatore marocchino. Il contatto millenario con gli uomini ha sviluppato in loro il dono di poter leggere nel pensiero degli umani; si ha quasi l’impressione che questi cani sappiano quando qualcuno ha delle cattive intenzioni.

Paolo Pautasso

Fonte: Lo Sloughi in Marocco

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La Creazione dei Deserti

April 21, 2011 Leave a comment

Molti secoli fa, che ci crediate o no, la terra era verde e fresca, migliaia di ruscelli la percorrevano, gli alberi erano ricchi di ogni genere di frutta e gli uomini, che ignoravano il male, vivevano felici senza farsi la guerra. Allah aveva detto agli uomini: “Questo bel giardino è vostro e vostri sono i suoi frutti, dovete però sempre agire con giustizia, altrimenti lascerò cadere un granello di sabbia sulla terra per ogni vostra azione malvagia e un giorno tutto questo verde e tutta questa frescura potrebbero anche sparire“. Per molto tempo tutti si ricordarono di questo monito, ma un brutto giorno due uomini litigarono per il possesso di un cammello e appena la prima parolaccia fu pronunziata, Allah fece cadere sulla terra un granello di sabbia così minuscolo che nessuno se ne accorse. Ben presto i due litiganti dopo le male parole vennero alle mani e gli uomini si accorsero che un mucchietto di sabbia stava crescendo lentamente. Chiesero allora ad Allah di cosa si trattasse e Allah rispose che era il frutto della loro cattiveria e che ogni volta si fosse verificata una cattiva azione, un granello di sabbia sarebbe sceso ad aggiungersi agli altri e forse, un giorno, la sabbia avrebbe coperto la terra. Gli uomini si misero a ridere e pensarono: “Anche se fossimo estremamente malvagi occorrebbero milioni e milioni di anni prima che questa polvere leggera copra la nostra terra e ci possa danneggiare“. Cosi’ iniziarono a combattersi gli uni contro gli altri, tribù contro tribù, finchè la sabbia seppellì campi e pascoli, cancellò i ruscelli e spinse le bestie lontano, in cerca di cibo. In questo modo fu creato il deserto e da allora le tribù andarono vagando tra le dune, vivendo in tende, aiutate solo dai cammelli per i lunghi spostamenti, e si portarono nel cuore l’immagine della terra perduta. Anzi, perchè non dimenticassero, Allah volle che ogni tanto si presentasse ai loro occhi l’immagine delle piante e delle acque scomparse. Per questo ogni tanto chi cammina nel deserto, vede cose che non ci sono, tende le braccia per toccarle, ma la visione subito svanisce. Sono come i sogni ad occhi aperti e la gente li chiama Miraggi. Solo dove gli uomini hanno osservato la Legge di Dio ci sono ancora ruscelli e palmeti, e la sabbia non può cancellarli ma li circonda come il mare l’isola. Questi luoghi si chiamano Oasi e gli uomini si fermano per trovare acqua, cibo e riposo, ricordando ogni volta le parole di Allah: “Non trasformate il mio mondo verde in un deserto infinito“.

Favola Araba

Fonte: My Amazighen

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