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Abruzzo, acqua contaminata nella Val Pescara

March 27, 2014 Leave a comment

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La discarica dei veleni di Pescara “Acqua contaminata distribuita a 700mila persone, anche scuole”
Relazione choc dell’Istituto Superiore di sanità sulla Bussi. Va agli atti del processo di Chieti dove sono sotto inchiesta i vertici di Montedison.
Una bomba ecologica che per decenni ha inquinato, letteralmente avvelenato i pozzi, di circa 700 mila persone, quelle che abitano nella Val Pescara. In pratica mezzo Abruzzo, almeno fino al 2007 quando sono stati chiusi i pozzi, ha bevuto acqua contaminata senza saperlo e senza sapere gli effetti sulla salute.
Il sigillo arriva dalla relazione dell’Istituto Superiore di Sanità, chiesta dall’Avvocatura dello Stato per il processo in Corte d’Assise che si sta svolgendo a Chieti: per l’accusa quindi la mega discarica di veleni tossici industriali del sito Montedison di Bussi sul Tirino ha rilasciato nelle falde e negli acquedotti dell’acqua captata per la popolazione tonnellate di metalli pesanti, frutto delle 250mila tonnellate di rifiuti sotterrati nell’area contigua al fiume Pescara.
Oltre 20 indagati alla sbarra a Chieti per reati quali: avvelenamento delle acque; disastro doloso; commercio di sostanze contraffatte e adulterate; delitti colposi contro la salute pubblica; truffa. Tra gli indagati i vertici di Montedison, mentre quelli della Solvey sono indagati nella seconda tranche delle indagini per la mancata messa in sicurezza delle discariche. Parlano di analisi choc, di risultati sconvolgenti, ma quella di Bussi è una vicenda che si allontana nel tempo: fu grazie alle denunce degli ambientalisti e al lavoro del Corpo Forestale se già dal 2007 i pozzi avvelenati di S.Angelo furono chiusi. «L’acqua contaminata è stata distribuita in un vasto territorio e a circa 700 mila persone senza controllo e persino a ospedali e scuole», scrive la relazione dell’Istituto Superiore di sanità.
«La qualità dell’acqua è stata indiscutibilmente significativamente e persistentemente compromessa», prosegue la Relazione dell’ISS. Il guasto «per effetto dello svolgersi di attività industriali di straordinario impatto ambientale in aree ad alto rischio per la falda acquifera e per le azioni incontrollate di sversamento».
Ma l’Iss punta il dito con particolare severità sulla «mancanza di qualsiasi informazione relativa alla contaminazione delle acque con una molteplicità di sostanze pericolose e tossiche, solo una parte delle quali potrà essere tardivamente e discontinuamente oggetto di rilevazione nelle acque, ha pregiudicato la possibilità di effettuare nel tempo trattamenti adeguati alla rimozione delle stesse sostanze dalle acque”. Così si legge nella relazione di 70 pagine scritta dai consulenti tecnici dell’Avvocatura dello Stato Pietro Comba, Ivano Iavarone, Mirko Baghino e Enrico Veschetti.
«Del significativo rischio in essere non è stata data comunicazione ai consumatori che pertanto non sono stati in condizioni di conoscere la situazione ed effettuare scelte consapevoli», si legge tra le conclusioni.
Ci sono quindi «incontrovertibili elementi oggettivi coerenti e convergenti nel configurare un pericolo significativo e continuato per la salute della popolazione esposta agli inquinanti attraverso il consumo e l’utilizzo delle acque», chiude l’Istituto Superiore della Sanità. «Ora c’è l’avallo scientifico delle cose che noi diciamo da anni: serve d’urgenza una indagine epidemiologica sugli effetti dell’acqua contaminata sulla salute’, conclude il presidente di Wwf Abruzzo Luciano Di Tizio.

Fonte: La Stampa

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Arcilesbica Lilith Pescara, quarto soggetto politico LGBTQ in Abruzzo

February 27, 2012 Leave a comment

Prende il via il quarto soggetto politico LGBTQ in Abruzzo in meno di due anni. La comunità queer abruzzese dimostra così una grande e mai eguagliata vitalità in tal senso a riprova che questa regione è particolarmente predisposta alle tematiche per i diritti civili ed umani. Nasce dunque Arcilesbica Lilith Pescara, un vero e proprio movimento di donne del luogo impegnate politicamente e socialmente da anni, le quali si ripropongono di contribuire al consolidamento della già nutrita e folta comunità abruzzese. Fondatrici e promotrici di questo nuovo soggetto politico sono le già note attiviste: Ilenia Colanero e Stefania Rea, appoggiate del sempre presente capo gruppo dei Verdi alla Regione Abruzzo, Walter Caporale. La nascita del movimento politico abrussese arriva da molto lontano nel tempo, nato quasi 12 anni fa a L’Aquila con i primi timidi tentativi di aggregazione per poi approdare a Pescara con la nascita circa 11 anni fa del gruppo Jonathan e della discoteca Phoenix per poi esplodere in un continuo far parlare di sé con l’ausilio del primo gruppo di giornalisti organizzato: Gaya Cronisti senza Frontiere. Ciò a riprova che nel movimento abruzzese non c’è mai stato e mai ci sarà, nulla d’improvvisato, ma che si tratta di una autentica aggregazione di persone e forze politiche e sociali messe in campo. Dunque l’Abruzzo è pronto per il pride nazionale? Pare proprio di sì e di sicuro nei prossimi mesi ed anni si darà riprova di questo. La comunità LGBTQ abruzzese va dunque avanti incurante delle critiche interne ed esterne e dei presumibili quanto discutibili pareri altrui e cresce a vista d’occhio con persone che sanno cosa fare, quando farlo e come farlo capaci di aver dato vita ad un così importante movimento per i diritti civili ed umani, in una regione in cui poco più di 10 anni or sono tali tematiche erano ancora un tabù ad ogni livello della società.

Fonte: AGS Cosmo

Mari italiani, rischio ambientale con le trivellazioni

Mari italiani a rischio con le trivellazioni… E’ di di 30mila km quadrati il mare italiano che rischia l’inquinamento a causa delle continue trivellazioni. Particolarmente sarebbero coinvolte le coste del canale di Sicilia e quelle adriatiche di Puglia, Molise, Marche ed Abruzzo. Un rapporto di Goletta Verde illustra tutte le 117 trivelle che minacciano mari e territori mettendo il risalto il fatto che negli ultimi tempi sono stati concessi dal governo italiano altri 26 nuovi permessi per una espansione territoriale che arriverebbe a un’area di circa 41mila km quadrati destinati alle trivellazioni. La maggiore produzione estrattiva petrolifera avviene nelle zone siciliane fra Ragusa e Gela e nell’Adriatico centro meridionale fra Abruzzo e Molise e questo dato stando al rapporto di Goletta Verde pone queste aree ad alto rischio ambientale.

Carla Liberatore

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