Johnny Hallyday, muore la grande rockstar francese

December 7, 2017 Leave a comment

Johnny Hallyday-w900-h900

Il rocker francese è morto nella notte del 6 novembre all’età di 74 anni. Da circa un anno al cantante era stato diagnosticato un cancro ai polmoni. Ad annunciarlo è stata la moglie Laeticia Hallyday.

Johnny Hallyday è morto questa notte all’età di 74 anni. Da circa un anno alla rockstar idolo di generazioni di francesi era stato diagnosticato un cancro ai polmoni. Ad annunciarlo, poco prima delle tre del mattino, è stata la moglie Laeticia Hallyday.

ULTIMO RECOVERO IL 3 DICEMBRE. «Johnny Hallyday è andato via. Scrivo queste parola senza potervi credere. E tuttavia è proprio così. Il mio uomo non c’è più, ci ha lasciati questa notte così come ha vissuto lungo tutto il corso della sua vita, con coraggio e dignità», ha scritto la moglie nel comunicato diffuso ai media. Il cantante monumento della musica francese era stato ricoverato tra il 3 e 4 dicembre per problemi respiratori. Da mesi era sottoposto ad un trattamento anti-cancro a Parigi. Più volte la famiglia ha cercato di smentire le indiscrezioni allarmistiche diffuse da alcuni media.

Con una carriera di 55 anni alle spalle, aveva dichiarato di recente di voler preparare un nuovo album in studio con una tournée estiva nel 2018. Nonostante la malattia, da lui stesso annunciata nel marzo scorso, mantenne l’impegno di cantare in tournée con le Vieilles Canailles la scorsa estate, insieme agli storici amici e cantanti Jacques Dutronc e Eddy Mitchell. Quella resterà la sua ultima apparizione sulla scena.

Fonte: Lettera43

Advertisements
Categories: Obituario Tags:

Johnny Depp e Hollywood Vampires, esibizione anche nella Capitale

December 2, 2017 Leave a comment

hollywood-vampires-1

Il super gruppo formato da Depp, Alice Cooper e Joe Perry degli Aerosmith arriverà il 7 luglio al Lucca Summer Festival e l’8 al Rock In Roma

Quello del 7 luglio al Lucca Summer Festival non sarà l’unico concerto italiano degli Hollywood Vampires: il super gruppo formato da Johnny, Alice Cooper e Joe Perry degli Aerosmith raddoppia e si esibirà il giorno dopo (8 luglio) anche nella Capitale, al Rock In Roma.

La band americana, fondata nel 2015 in onore del The Hollywood Vampires, il club aperto dallo stesso Alice Cooper alla fine degli anni settanta, presenterà molte delle sue cover storiche e anche qualche anticipo del suo nuovo album, la cui uscita è prevista per l’inizio del 2018.

La data romana è apparsa sul sito del gruppo. I biglietti saranno in vendita dal primo dicembre.

Fonte: Rolling Stone

“These are my letters to the world. Calligrafie di Barbara Calzolari”, personal presso ABC Arte Bologna Cultura

December 2, 2017 Leave a comment

image004

These are my letters to the world

Calligrafie di Barbara Calzolari

dal 2 al 23 dicembre 2017

ABC Arte Bologna Cultura, via Alessandrini, 11

Inaugura sabato 2 dicembre alle 18 la mostra These are my letters to the world. Calligrafie di Barbara Calzolari, omaggio al lavoro della calligrafa bolognese Barbara Calzolari, straordinaria artigiana della bella scrittura, una delle 12 Master Penman  al mondoLa mostra è ispirata alla poetessa Emily Dickinson, le cui frasi, parole e pensieri si rincorrono nelle carte vergate a mano e decorate dalla Calzolari.

La mostra, che si protrarrà fino al 23 dicembre, è l’ultima che ABC Arte Bologna Cultura ospita nel suo spazio di via Alessandrini 11: a partire da gennaio infatti l’associazione non disporrà più di uno spazio. Per questo Lavinia Turra, Presidente di ABC, lancia un appello alle istituzioni, ai privati e alla città, forte di numeri – che raccontano l’importanza dell’attività culturale dell’assoziazione.

 Arte Bologna Cultura 

presenta

THESE ARE MY LETTERS TO THE WORLD 

LA PRIMA MOSTRA DI CALLIGRAFIE DI BARBARA CALZOLARI 

Sono solo 12 i Master Penman nel mondo, gli artigiani della parola scritta, riconosciuti dalla famosa associazione statunitense IAMPETH, International Association of Master Penman, Engrossers and Teachers of Handwriting, che preserva e diffonde la scrittura a mano. Tra questi, e prima donna in Europa, c’è Barbara Calzolari, bolognese, figlia di un ebanista e restauratore. Le sue opere calligrafiche saranno esposte per la prima volta nella mostra These are my letters to the World, in programma dal 2 al 23 dicembre presso gli spazi espositivi di ABC Arte Bologna Cultura (via Alessandrini, 11). Non solo un omaggio alla sua arte ma un viaggio nella forma e nel contenuto delle parole della poetessa americana Emily Dickinson attraverso carte calligrafate, illustrate, dorate: le parole sono tratte dalle sue poesie, dalle lettere, da stralci di racconti e da biografie.

Una passione, quella di Barbara Calzolari per la bella scrittura che, dal lavoro come grafica pubblicitaria nel mondo della moda, l’ha portata ad approfondire i suoi studi in America, con maestri come Michael Sull e, soprattutto, Brody Neuenschwander, storico collaboratore del regista Peter Greenaway, per cui ha realizzato le calligrafie per film come L’ultima tempesta e I racconti del cuscino e per l’installazione Bologna Towers 2000, in occasione di Bologna Capitale Europea della Cultura. Di lei Neuenschwander dice: “Questa è la calligrafia: una danza che puoi ritracciare col tuo corpo e una musica silenziosa che puoi ricantare a te stesso. Barbara Calzolari le sta cantando a te (…) Ti sta cantando le parole migliori che conosce. Sono le più belle che possa fare. Esse non sono antiche. Esse non sono moderne. Esse sono.”

Impossibile riportare per intero il curriculum di Barbara: oltre ad aver collaborato con la Galleria d’Arte Moderna di Bologna, ha eseguito numerosi lavori: tra i più prestigiosi la calligrafia e miniatura nel 2008 del masterwork “Deus Caritas Est”, la prima enciclica di Benedetto XVI, e le tre copie del manoscritto sulla corrispondenza epistolare di Caterina de’ Medici, conservate alla Ufficio stampa Luciana Apicella | m. 335 7534485 | luciana.apicella@gmail.com Barbara Mazzocco | m. 347 9507832 | barbara.mazzocco2@gmail.com

Washington DC Library e al Vittoriano a Roma e gli Inni nazionali “In ricordo dell’Italia della Bellezza” che la Presidenza del Consiglio dei Ministri italiana ha voluto regalare agli statisti intervenuti durante il Summit G8 del 2009.

Tra le 87 opere esposte anche nove tavole rappresentanti un futuro tragico, mostrato attraverso la scelta di parole scarne, crude e allarmanti vestite dalla bellezza dell’arte calligrafica, come per nascondere il significato della parola stessa, e una parete intera dedicata all’alfabeto: segni, lettere e parole, piccole tavole colorate che rappresentano un mondo scolastico e giocoso.

THESE ARE MY LETTERS TO THE WORLD Calligrafie di Barbara Calzolari dal 2 al 23 dicembre 2017 ABC Arte Bologna Cultura, via Alessandrini, 11, Bologna

Opening sabato 2 dicembre ore 18.00 Orari Dal martedì al sabato dalle 17:30 alle 19:30

Un progetto ABC Arte Bologna Cultura Si ringrazia Favini

THESE ARE MY LETTERS TO THE WORLD
Calligrafie di Barbara Calzolari
dal 2 al 23 dicembre 2017
ABC Arte Bologna Cultura, via Alessandrini, 11, Bologna

Opening sabato 2 dicembre ore 18.00

Orari
Dal martedì al sabato dalle 17:30 alle 19:30

Archeoastronomia, allineamento astronomico dei megaliti

November 30, 2017 Leave a comment

allineamenti megaliti

L’interesse dell’uomo per il cielo è testimoniato fin dal Paleolitico. Nel Neolitico e durante l’Età del bronzo, in molte parti del mondo sono stati eretti numerosi megaliti disposti secondo forme geometriche ben definite, in prevalenza circoli ed ovali, ma anche veri e propri complessi templari allineati con i punti all’orizzonte in cui in quell’epoca sorgevano o tramontavano corpi celesti di particolare importanza. Monoliti e buche in cui in origine erano infissi dei pali, corridoi, pozzi e santuari di varia fattura realizzati tenendo ben presente la direzione del sorgere e del tramontare della Luna, del Sole o delle stelle più luminose visibili ad occhio nudo nel corso delle stagioni. Queste corrispondenze tra le pietre e il cielo oggi sono studiate dall’Archeoastronomia.

Questa scienza fornisce importanti informazioni sugli enigmatici monumenti realizzati prima della nascita della storiografia. Per quelle culture, evidentemente, gli eventi celesti con la loro periodicità inesorabile erano affidabili strumenti per predire le scadenze agricole e pastorali. Attraverso le grandi pietre gli antichi hanno traslato il cielo sul terreno, “fotografando” le levate eliache delle stelle, i solstizi e gli equinozi, le fasi lunari. Già intorno al XVI e XVII secolo alcuni studiosi incominciarono ad intravvedere possibili collegamenti tra i monumenti megalitici e gli astri. Nel XIX secolo Norman Lockyer dimostrò l’orientamento celeste delle piramidi egizie e dei monumenti megalitici europei, ma all’epoca la comunità scientifica non era ancora pronta ad attribuire conoscenze matematiche e astronomiche alle culture preistoriche e protostoriche. Questa disciplina ha trovato legittimazione poco più di una cinquantina di anni fa. La posizione della Stella polare, delle costellazioni e degli allineamenti celesti cambiano nel corso delle epoche per effetto del meccanismo astronomico noto come precessione.

Calcolando i puntamenti degli antichi megaliti è possibile ricostruire l’epoca approssimativa in cui le pietre sono state erette, sistema che può supportare gli archeologi nella ricostruzione del passato, quando i reperti databili rinvenuti nei siti sono scarsi o testimoniano occupazioni sovrapposte che possono confondere le stime. Gli antichi costruttori hanno spesso smontato e rimontato le grandi pietre, riposizionandole per mantenere le corrette corrispondenze celesti, a fronte del lento mutamento della volta celeste alla vista dell’osservatore terrestre. Le tracce dell’interesse dell’uomo per l’astronomia risalgono al Paleolitico superiore, come provano i numerosi calendari lunari ritrovati dagli archeologici. L’entrata della grotta di Lascaux, all’interno della quale si ritiene siano rappresentate alcune costellazioni come il Toro e le Pleiadi, è allineata con il solstizio d’estate. Nel Mesolitico e nel Neolitico le realizzazioni umane si fanno più complesse.

Il tempio di Gobekli Tepe, in Turchia, è il tempio in pietra più antico del mondo, risale a 11.500 anni fa. Le colonne a forma di T che compongono i cerchi megalitici sono decorate con altorilievi dalle forme animali. Secondo un’interpretazione, queste figure rappresentano le costellazioni come immaginate dagli uomini dell’epoca. Giulio Magli, professore ordinario presso la facoltà di Architettura civile del Politecnico di Milano, dove tiene un corso di Archeoastronomia , sostiene che tre degli anelli che costituiscono il tempio sono allineati con i punti dell’orizzonte in cui Sirio sarebbe sorta nel 9100, 8750 e 8300 a.C. Nel sito di Warren Campo, in Scozia, risalente a 10.000 anni fa, è presente una fila di dodici pozzi che rappresentano i mesi dell’anno e le fasi lunari del mese. L’attenzione per il cielo è proseguita anche nei millenni successivi. Le pietre del circolo megalitico di Nabta Playa, in Egitto, un sito che risale a un periodo tra i 6800 e i 5700 anni fa, sono allineate con i solstizi e con gli equinozi. Oltre al circolo di pietre principale, esistono due file di megaliti che continuano per chilometri, una in direzione nord ed una in direzione est. Secondo gli studi, la linea nord all’epoca era allineata con la costellazione dell’Orsa Maggiore, mentre quella a est era allineata con la costellazione di Orione.

I tanti megaliti della Bretagna sono stati eretti tra 6500 e 4000 anni fa e ancora una volta evidenziano un orientato astronomico. A Carnac, in Bretagna, lungo un territorio di una quindicina di chilometri, sono presenti numerosissimi menhir disposti in quattro allineamenti principali: gli studi eseguiti hanno permesso di riscontrare la corrispondenza degli allineamenti dei megaliti alla posizione del Sole nei giorni dei solstizi e con la posizione della Luna al sorgere e al tramonto. Nel sito megalitico di Morbihan, 135 dolmen su 156 sono orientati in base ai solstizi d’estate o d’inverno. Le strutture megalitiche di Malta e Gozo, realizzate prima dell’introduzione del bronzo nell’isola, datate all’incirca tra 6000 e 4500 anni fa, testimoniano la stessa attenzione per gli allineamenti celesti. Per esempio, i templi di Mnajdra e Hagar Qim (1200 anni più vecchi delle piramidi in Egitto e 1000 anni precedenti Stonehenge) vengono attraversati dai raggi del Sole durante i giorni di solstizio ed equinozio. Pure l’accesso al tumulo circolare di Newgrange, in Irlanda, un complesso megalitico risalente a 5200 anni fa, è stato progettato secondo criteri astronomici: nel giorno del solstizio invernale, il Sole al suo sorgere proietta un pennello di luce attraverso un’apposita apertura lasciata sopra l’ingresso.

Allo stesso modo, il vicino tumulo di Dowth è allineato al solstizio invernale, mentre un terzo tumulo, detto di Knowth, più antico di Newgrange di circa 500 anni, presenta due camere dirette rispettivamente ad est e ad ovest che indicano gli equinozi: all’entrata della camera est è anche presente una pietra con funzione di meridiana. Gli esempi sono infiniti: merita ancora ricordare il celebre sito di Stonehenge in Inghilterra, presumibilmente realizzato tra il 3100 e il 1600 a.C., Anche Stonehenge è un osservatorio celeste, già nel 1740 William Stukeley aveva notato gli allineamenti del monumento con il sorgere del Sole il 21 giugno e il tramonto il 21 dicembre. Gli studi hanno poi messo in evidenza i complessi calcoli relativi ai moti della Luna e alla cadenza delle eclissi.

Nelle cartine del megalitismo europeo non vengono adeguatamente considerate alcune zone importantissime, come Norvegia, Carelia e Penisola di Kola. Anche l’Europa centrale è ricca di megaliti, Germania e Svizzera su tutti, e così l’Est europeo, pensiamo a Romania, Bulgaria e Russia caucasica. Purtroppo queste aree restano misconosciute ai più. Ha ottenuto invece una più larga eco il sito di Carahunge in Armenia. Singolarmente o associate alle altre, le stesse tipologie megalitiche – d olmen, menhir, circoli di pietre, stanze scavate nella roccia, corridoi, altari e tumuli – sono presenti anche in tutto il continente americano, dal Canada al Cile, nell’Africa subsahariana, non solo sulla costa magrebina, poi ancora in Asia centrale, in India e in Estremo Oriente, dal Tibet al Giappone, sino all’area insulare del Sud-Est, perfino in Australia e nelle isole polinesiane del Pacifico. Ci troviamo di fronte a strutture con funzione dichiaratamente “sacra”, che rivelano il medesimo culto astronomico e naturalistico.

Fonte: Blog’N’Roll – Il Secolo XIX

Oumuamua, asteroide interstellare proveniente da Vega

November 25, 2017 Leave a comment
Oumuamua: first observed interstellar visitor
Rappresentazione artistica di Oumuamua. La usa forma allungata ha stupito i ricercatori

Per la prima volta nella storia il telescopio Pan-STARSS 1 delle Hawaii ha intercettato un bolide proveniente dallo spazio profondo: Oumuamua proviene da Vega e ha viaggiato 300.000 anni.

Il 19 ottobre 2017, il telescopio Pan-STARSS 1 in Hawai`i ha osservato un puntino di luce che si muoveva in cielo. All’inizio sembrava un tipico asteroide in rapido movimento, ma ulteriori osservazioni nei giorni seguenti hanno permesso di calcolarne l’orbita con precisione. I calcoli hanno mostrato senza possibilità di dubbio che questo corpo celeste non proveniva dall’interno del Sistema Solare, come tutti gli altri asteroidi o comete mai osservati, ma dallo spazio interstellare. Pur se originariamente classificato come cometa, le osservazioni dell’ESO e di altri siti non hanno trovato nessun segno di attività cometaria dopo il passaggio in prossimità del Sole nel settembre 2017. L’oggetto è stato quindi riclassificato come asteroide interstellare e chiamato 1I/2017 U1 (Oumuamua)

L’avvistamento

“Dovevamo muoverci in fretta”, spiega il membro dell’equipe Oliver Hainaut dell’ESO a Garching. Germania. “`Oumuamua aveva già oltrepassato il suo punto di avvicinamento al Sole e stava tornando verso lo spazio interstellare.”

Il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO è stato quindi messo subito in moto per misurare l’orbita, la luminosità e il colore dell’oggetto con più precisione dei piccoli telescopi. La rapidità era fondamentale perchè `Oumuamua stava rapidamente svanendo alla vista allontanandosi dal Sole e dall’orbita della Terra, nel suo cammino verso l’esterno del Sistema Solare. Ma c’erano in riserbo altre sorprese.

Combinando le immagini prese dallo strumento FORS sul VLT, usando quattro filtri diversi, con quelli di altri grandi telescopi, l’equipe di astronomi guidata da Karen Meech (Institute for Astronomy, Hawai`i, USA) ha scoperto che `Oumuamua varia di intensità in modo drammatico, di un fattore dieci, mentre ruota sul proprio asse ogni 7,3 ore.

Karen Meech spiega l’importanza della scoperta: “Questa variazione di luminosità insolitamente grande significa che l’oggetto è molto allungato: circa dieci volte più lungo che largo, con una forma complessa e contorta. Abbiamo anche scoperto che ha un colore rosso scuro, simile agli oggetti delle zone esterne del Sistema Solare, e confermato che è completamente inerte, senza la minima traccia di polvere.”

La forma di Oumuamua

Queste proprietà suggeriscono che `Oumuamua sia denso, probabilmente roccioso o con un contenuto elevato di metalli, che non abbia quantità significative di acqua o ghiaccio e che la sua superficie sia scura e arrossata a causa dell’irradiazione da parte dei raggi cosmici nel corso di milioni di anni. SI è stimato che sia lungo almeno 400 metri.

Calcoli preliminari dell’orbita hanno suggerito che l’oggetto sia arrivato dalla direzione approssimativa della stella brillante Vega, nella costellazione settentrionale della Lira. In ogni caso, anche viaggiando alla velocità vertiginosa di circa 95 000 km/h, c’è voluto così tanto tempo per questo viaggio interstellare fino al nostro Sistema Solare, che Vega non era nemmeno in quella posizione quando l’asteroide era là vicino circa 300 000 anni fa. `Oumuamua potrebbe aver vagato per la Via Lattea, senza essere legato a nessun sistema stellare, per centinaia di mliioni di anni prima di aver casualmente incontrato il Sistema Solare.

Un oggetto simile all’anno

Gli astronomi stimano che un asteroide interstellare simile a Oumuamua attraversi il Sistema Solare interno circa una volta all’anno, ma poichè sono deboli e difficili da trovare non sono stati identificati finora. Solo recentemente i telescopi per survey, come Pan-STARSS, sono diventati sufficientemente potenti per avere la possibilità di scovarli.

“Stiamo continuando a osservare questo oggetto, unico nel suo genere,” conlclude Olivier Hainaut, “speriamo di riuscire a identificare con maggior precisione il suo luogo di origine e la prossima destinazione di questo suo viaggio galattico. E ora che abbiamo trovato la prima roccia interstellare, ci stiamo preparando per le prossime!”.

Fonte: Nibiru 2012

Categories: Astro Tags: , , ,

Uomo preistorico, astronomia nel Paleolitico superiore

November 23, 2017 Leave a comment

L'uomo ha iniziato a osservare le stelle quasi 40 mila anni fa

L’uomo ha iniziato a osservare le stelle quasi 40 mila anni fa

L’uomo preistorico era interessato all’astronomia: le tracce iniziano nel Paleolitico superiore. Il cielo stellato ha svelato ai nostri progenitori le scadenze della natura. Sono state le fasi lunari ad avere rivelato all’uomo il concetto stesso di Tempo, ma su un reperto tedesco dell’Aurignaziano compare Orione

L’uomo preistorico era interessato all’astronomia: le tracce iniziano nel Paleolitico superiore. La più antica traccia di osservazione celeste potrebbe essere rappresentata da una scultura trovata in Liguria, a Vara, San Pietro d’Olba, vicino a Savona: è datata al confine tra il Musteriano, quindi alla fine dell’era neanderthaliana, e l’inizio del dominio Sapiens in Europa. Secondo un’interpretazione la faccia scolpita in questa pietra raffigura una mezza luna. Ma naturalmente non c’è ancora astronomia in questo tipo di opera artistica. I primi reperti che lasciano intendere una vera e propria conoscenza del cielo risalgono all’Aurignaziano. Si tratta di reperti che non sempre mettono d’accordo gli esperti, ma certamente è difficile sostenere che in quell’epoca l’uomo non guardasse con continuità la giostra eterna del cielo stellato, i cui moti hanno svelato ai nostri progenitori le scadenze metronomiche della natura e delle stagioni, quindi i ritmi della caccia e della raccolta. Senza dimenticare l’importanza della stella polare che indica il nord vero, grazie alla quale i primi Sapiens hanno potuto orientarsi e conquistare i continenti. Il manufatto astronomico più antico è stato trovato nella valle di Ach in Germania e risulterebbe essere un’antica rappresentazione di Orione, realizzata in avorio di mammut e datata 32-38 mila anni fa. Le 86 tacche sull’altra faccia del reperto indicano il numero di giorni in cui la stella Betelguese è visibile. Secondo le osservazioni è anche un calendario per le gravidanze. In particolare sono state le fasi lunari ad avere rivelato all’uomo il concetto stesso di Tempo.

La venere francese di Laussel, datata circa 28 mila anni fa, tiene nella mano destra un corno di bisonte che sembra una luna crescente e con la mano sinistra indica il suo ampio addome. Sul corno ci sono 13 tacche, che simboleggiano il numero di lune o il numero di cicli mestruali in un anno. Anche la venere di Lespugue, scolpita in bassorilievo su pietra e dipinta di ocra rossa, scoperta nei Pirenei francesi e datata 27 mila anni fa, evidenzia l’interesse per l’astronomia. Dalle sue natiche partono 10 linee che arrivano alla parte posteriore delle ginocchia, suggerendo i dieci mesi lunari della gestazione. L’osso trovato in Dordogna, nell’Abri Blanchard, risalente a circa 32 mila anni fa, su di un lato presenta 69 incisioni, ovvero un periodo di due mesi lunari e un quarto. Sull’altra faccia si vedono altre tacche per un totale di 172 segni, rappresentanti sei mesi lunari. L’osso trovato nell’Abri Lartet, nella stessa regione, indica alcune serie di 29 o 30 tacche: praticamente i giorni contenuti in una lunazione. Tra le evidenze del Paleolitico superiore vanno ricordati anche l’osso proveniente da Kulna in Cecoslovacchia e quello di Gontzi in Ucraina, sui quali sono evidenti ancora riferimenti lunari: il reperto cecoslovacco presenta tre gruppi di 15, 16 e 15 incisioni che indicano la metà del mese lunare, mentre quello ucraino evidenzia sequenze di tacche che rimandano a un periodo di quattro lunazioni.

Molto probabilmente vanno inserite tra i reperti astronomici anche le ruote “solari” di Sungir in Russia, risalenti a 20-29 mila anni fa. Merita menzionare anche il cavallo rinvenuto sempre a Sungir, che presenta una serie di 50 fori considerati un calendario. Valenza astronomica ha pure il ciottolo della Barma Grande al confine italo-francese, datato a 24 mila anni fa. I computi lunari sono proseguiti sino alla fine del Paleolitico come dimostra il bastone di comando della Grotta Placard antico 12 mila anni. Dall’Europa all’Africa: fra i più famosi reperti astronomici del Paleolitico c’è certamente l’osso d’Ishango, risalente a circa 20 mila anni fa. Si ritiene possa rappresentare i sei mesi di un calendario lunare posto in correlazione con il ciclo mestruale femminile. La luna è stata certamente protagonista delle opere artistiche paleolitiche, ma nelle grotte di Lascaux in Dordogna, dipinte intorno ai 15-20 mila anni fa, è possibile cogliere riferimenti ancora più sofisticati, un vero e proprio tesoro di nozioni astronomiche: i 29 punti scuri tracciati sotto la figura di uno dei cavalli rappresentati sulle rocce sono stati interpretati come un computo dei giorni del mese sinodico lunare, mentre i 13 punti tracciati sotto la figura di un grande cervo sono stati interpretati come i mesi dell’anno lunare. Si segnala anche la figura di un toro, rappresentate l’omonima costellazione, con le Pleiadi segnate nella loro posizione celeste dietro le corna dell’animale. A Lascaux, inoltre, compare per la prima volta un chiaro riferimento solare: l’entrata della grotta infatti è allineata con il solstizio d’estate.
G.G.

Fonte: Preistoria Online

 

Categories: Archeo, Astro Tags:

“Ettore Sottsass. Oltre il design”, mostra del grande maestro al CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma

November 19, 2017 Leave a comment

Ettore Sottsass. Oltre il design

In occasione del centenario dalla nascita di Ettore Sottsass, l’Archivio-Museo CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, è lieto di presentare un progetto espositivo ed editoriale ideato a partire dal fondo Ettore Sottsass Jr., donato allo CSAC dall’autore nel 1979 e consistente in quasi 14.000 materiali progettuali (schizzi, bozzetti e disegni) e 24 sculture, e condotto nell’ambito i uno dei progetti di ricerca del centro in collaborazione con altri partner.

Un ampio e intenso lavoro di catalogazione e digitalizzazione che sarà restituito nella pubblicazione del catalogo del fondo Ettore Sottsass 1939-1978 accompagna la mostra Ettore Sottsass. Oltre il design allestita dal 18 novembre 2017 all’8 aprile 2018 all’interno dei suggestivi spazi dell’Abbazia cistercense di Valserena, sede dello CSAC, seguendo la struttura narrativa che contraddistingue il percorso espositivo dell’Archivio-Museo fin dalla sua apertura nel 2015.

Il titolo della mostra Ettore Sottsass. Oltre il design rimanda al metodo di lavoro proprio di Sottsass, che travalica la specificità della sua attività di designer verso una visione più allargata, in cui il disegno ha una centralità assoluta, come strumento di progettazione ma prima e soprattutto come momento di riflessione e di verifica formale. Saranno esposti materiali che vanno dalle prime prove al Politecnico di Torino, al confronto con la ricerca artistica degli anni ’40, ’50 e ‘60; dal progetto grafico, che attraversa tutta la sua ricerca sino alla stagione dell’incontro con la cultura beat e radicale, al progetto di architettura e degli oggetti; dalla sua ricerca sulla configurazione dello spazio del lavoro, di quello domestico, espositivo o teatrale, fino alle sue collaborazioni con aziende quali Olivetti, Bitossi Ceramiche e Poltronova.

CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione ha inoltre collaborato, attraverso il prestito di materiali dai suoi archivi, alla mostra Ettore Sottsass. THERE IS A PLANET, a cura di Barbara Radice, in programma dal 15 settembre 2017 all’11 marzo 2018 presso il Triennale Design Museum. In particolare dal fondo Ettore Sottsass conservato a Parma sono stati scelti progetti per le ceramiche realizzate per la mostra Menhir Ziggurat Stupas Hydrants e Gas Pumps presso Galleria Sperone di Milano (1967), modelli di architetture, studi e disegni per tappeti e stoffe degli anni ’40 e ‘50 e materiale di studio per la decorazione e per il marchio della XI Triennale di Milano.

Informazioni utili

Orari

Da martedì a venerdì 9.30-15.00

Sabato e domenica 10.00-19.00

Ingresso

10 euro

Riduzioni per gruppi, giovani sotto i 18 anni, studenti, docenti e persone con disabilità.

Gratuità per i bambini sotto i 12 anni.

per tutte le riduzioni e informazioni aggiornate: http://www.csacparma.it/visita/

Per informazioni e prenotazioni

+39 0521 607791

servizimuseali@csacparma.it