Paolo Roversi

November 10, 2017 Leave a comment

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Paolo Roversi

(1947, Italy)

Paolo Roversi’s interest in photography was kindled seventeen years old during a holiday in Spain. At twenty years old he worked as reporter in a photographic agency. In 1970 he opened his first studio in Ravenna, dedicated to still-life and portraits. In 1973 he moved to Paris and he began to approach fashion photography. He met Laurence Sackman, the well-know fashion photographer at that time. Sackman introduced Roversi to this kind of photography. Roversi was the first photographer to use the 20 x 25 polaroid. He has cooperated with Vogue Italy and England, Harper’s Bazaar, Men’s Vogue, Interview, W, Arena, I-D, Marie Claire magazines. He has signed many advertising campaigns for Armani, Cerruti, Comme des Garçons, Christian Dior, Alberta Ferretti, Romeo Gigli, Givency, Krizia, Valentino, Yves Saint Laurent, Yohij Yamamoto. He has realised some commercial for Dim, Evina, Gervais, Kenzo e Woolmark. He has exhibited in many solo and collective exhibitions in Italy and abroad.

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“A lezione con A G Fronzoni”, libro di Ester Manitto

November 10, 2017 Leave a comment
A lezione con A G Fronzoni libro di Ester Manitto
A lezione con A G Fronzoni
Dalla didattica della progettazione alla didattica di uno stile di vita
L’attualità di un maestro
Questo libro è un atto di gratitudine di un’allieva ad un “maestro” ed è anche un invito perché altri diano il loro contributo a ricostruire la storia di un’esperienza umana e professionale di altissimo valore e di grande attualità. Ester Manitto, rielaborando il materiale, le annotazioni, gli scritti utilizzati nel proprio percorso di allieva, ci consente di entrare nella scuola-bottega di A G Fronzoni fondata a Milano nel 1982 e attiva fino al 2001. La scuola-bottega ha formato moltissimi giovani provenienti da ogni ceto sociale e da ogni parte del mondo orientandoli verso un atteggiamento di continua ricerca di essenzialità delle forme nella vita, nella natura, nell’arte, nell’architettura, nel design e al rispetto del fare. Una scuola artigiana e concettuale assieme, volta alla formazione e alla consapevolezza critica delle persone, che si è posta l’arduo compito pedagogico del coniugare le strategie e le tecniche del progetto alla scelta di uno stile di vita. Emerge, in questi ricordi, la generosità di un uomo di cultura che, da vero maestro, donava molto tempo e pensieri ai propri allievi, spronandoli a sperimentare gli aspetti più vari dell’esistenza (il cibo, la musica, il teatro, il viaggio), a conoscere e incontrare artisti, intellettuali, artigiani con sguardi nuovi sul mondo. Questo libro non è un’antologia, ma una raccolta ragionata di note accompagnato da un dialogo tra Ester Manitto e lo storico del design Gabriele Oropallo, da un testo dalla figlia di A G Fronzoni Elena Lia, da un testo dello studente, l’architetto Claudio Silvestrin, corredato da un’attenta lettura critica dell’architetto e designer Enrico D. Bona. Arricchisce l’opera il contributo dei fotografi Fabrizio Cicconi, Alessandro Fornili, Giuliano Grossi, Armin Linke and Stefano Malobbia che hanno donato le loro testimonianze fotografiche.
Marina Cinieri, pedagogista
Fronzoni era, allo stesso tempo, un maestro, un educatore, un progettista, un genio. Grande fortuna esser stato suo allievo. Ester Manitto, con quella serietà e professionalità tipicamente femminile, ci dona una panoramica in bianco e nero dei suoi appunti e osservazioni colti durante l’insegnamento di Fronzoni. È un libro-documento talmente valido che dovrebbe essere essere divulgato in tutte le scuole del mondo: dico sul serio. Un libro capace di trasformare il teenager in un uomo e fare di uno studente un umanista libero dall’illusione del carrrierismo e della specializzazione.
Claudio Silvestrin, Architetto
Come è nato il mio libro
Ho iniziato a lavorare al progetto di questo libro 11 anni fa, ovvero da quando Fronzoni ci ha lasciati. Era l’8 febbraio del 2002. Il giorno della sua morte ero disperata, perché avevo perso la mia figura di riferimento; il mio maestro non c’era più. Nei giorni successivi, per stemperare il dolore, mi promisi di trasmettere, al mio meglio, quanto da lui avevo imparato, non avevo ancora la consapevolezza di come e di cosa avrei fatto esattamente, ma fu proprio allora che gettai le basi di questo libro.
Ma chi era A G Fronzoni?
Visto che non esistono libri su di lui mi sembra doveroso scrivere una breve introduzione. Innanzitutto Fronzoni amava definirsi “progettatore”, e diceva a questo proposito: “Non architetto, non grafico, non designer di qualsiasi disciplina, ma progettatore in grado di risolvere problemi su diversa scala”. Per lui il progetto era inteso come progetto della propria esistenza; che non esclude il progetto di un abito, di un mobile o di un tavolo, ma che va oltre e che comprende la totalità della vita. Contemporaneamente alla libera professione Fronzoni ha insegnato per tanti anni. Dell’insegnamento lui stesso diceva: “Dal 1967, da quando sono stato chiamato nella scuola, ho sempre più coscienza che il vero compito del progettista è di educare, più che di tecnico; il suo vero fine non è di creare una città, ma di educare a costruire la città, la città come forma sensibile della civiltà. Dal 1982 Fronzoni decise di fondare una sua scuola a Milano, che fu attiva fino al 2001, anno che precede la sua morte. Fronzoni lavorò molti anni nella scuola pubblica (IVC e Umanitaria a Milano, ISA di Monza, ISIA di Urbino, Accademia di comunicazione oltre a svariati corsi in varie parti d’Italia). Nel 1982, con quel importante bagaglio di esperienza, decise di fondare una scuola tutta sua; la sua scuola-bottega.
Qualcuno l’ha definita “una scuola di vita”, Fronzoni amava paragonarla alle botteghe rinascimentali, dove il maestro artigiano insegnava “passando” direttamente i suoi segreti agli allievi perpetrando la cultura del fare.
“Imparare facendo” era il motto preso in prestito da Albers, e il Bauhaus il modello di ispirazione.
Sono stata una sua allieva, dapprima ad un corso professionale ad Ovada nel 1987, ed inseguito alla scuola-bottega a Milano dal 1988 al 1991. In seguito ho sempre mantenuto vivi i contatti con Fronzoni e con la sua insostituibile assistente Myrna Cohen. Frequentare la scuola bottega è stato un privilegio, ho scritto questo libro perché desidero diffondere questa esperienza. Non parlerò del suo intenso lavoro di progettatore, ma essendo stata sua allieva per molti anni parlerò del suo metodo di insegnamento originale ed innovativo, soprattutto valido. È trascorso tanto tempo da allora, ma credo che l’esempio della scuola-bottega di Fronzoni resti una prova dell’esistenza di un luogo, dove imparare non era sinonimo di sofferenza, dove si instaurava un clima ineffabile tale che apprendere era una conseguenza naturale. Le esortazioni che ricevevamo, non erano circoscritte al campo della grafica o del design, ma andavano ben oltre. L’ obiettivo a cui Fronzoni mirava, era quello di creare in noi curiosità e stimoli tali da indurci ad aspirare ad una qualità di vita più ampia e meno banale. Fronzoni affermava che la scuola è il seme delle società democratiche e che da essa bisognava partire per “correggere” il mondo. La piccola scuola di Fronzoni, secondo me, è un modello cui riferirsi soprattutto oggi che le scuole italiane mancano del rapporto diretto col “fare” concreto, la scuola-bottega è un prototipo vitale a cui ispirarsi ed è per questo che ho scritto questo libro. Oggi è l’8 febbraio 2013 sono trascorsi 11 anni dal giorno della sua morte, ma il desiderio di far conoscere il suo metodo di insegnamento continua.
Ester Manitto
Seconda edizione ampliata
autrice: Ester Manitto
anno: 2017

testi: Enrico D. Bona, Marina Cinieri, Elena Fronzoni, Ester Manitto, Gabriele Oropallo, Claudio Silvestrin.
fotografie: Fabrizio Cicconi, Alessandro Fornili, Giuliano Grossi, Armin Linke, Stefano Malobbia.
curatore: Mario Muda
grafica e direzione artistica: Artiva Design / www.artiva.it
stampa: Nava Press Milano / www.navapress.com
lingua: ogni libro è scritto sia in italiano sia in inglese
traduzioni: Andrea Jones, Francesca Emily Amato
pagine totali in italiano: 77
pagine totali con immagini: 36
pagine totali in inglese: 77
illustrazioni e fotografie: bianco e nero
formato: 20×22 cm.
codice ISBN: 979-12-200-0934-8
costo: € 35,00 + spese di spedizione

 

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“… MONTI, SORGENTI dall’ ACQUE… addio.”, personale di Franco Bianchetti a al Monastero di Santa Maria del lavello di Calolziocorte

November 3, 2017 Leave a comment

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Questa folgorante visione di “monti, sorgenti… elevati al cielo” rende viva e presente l’esperienza di ciò che sentiamo e nominiamo “natura”. Natura, paesaggio degli a etti, ispirazione dell’anima, spazio attraversato da forze che incessantemente mutano le forme: una metamorfosi capace di trasfi gurare opachi ed aspri monti in movimento, atto sorgivo e luminoso.

È un artista contemporaneo colui che ci suggestiona con questa personalissima riflessione sull’acqua: elemento vitale così intimamente correlato con il sito dell’antico monastero del Lavello. È l’acqua di “quel ramo del lago di Como…” in cui il Manzoni fa muovere i primi passi ai protagonisti del proprio capolavoro, è l’acqua dell’immutabile placido scorrere del vicino fiume Adda, è l’acqua dei lavacri rituali che caratterizzavano il primitivo santuario. Vetro e pittura cantano tra le forze della natura il primordiale degli elementi: quelle acque su cui aleggiava lo Spirito di Dio…

Inaugurazione 4 novembre, ore 16
segue momento conviviale

Monastero di Santa Maria del Lavello – Calolziocorte (Lc)

5 novembre – 10 dicembre 2017

da lunedì a venerdì 10–12 / 16–18

sabato e domenica 10–12 / 15–18

Tutte le domeniche alle 16 visita guidata al complesso monumentale e alla mostra

Inaugurazione 4 novembre, ore 16

segue momento conviviale

11 novembre, ore 17

Performance musicale di Adelio Leoni e Roger Rota

“Milano Città Mondo #03 Egitto”, ricco palinsesto presso l’Auditorium del MUDEC

October 18, 2017 Leave a comment

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Milano Città Mondo #03 Egitto
Egitto e Italia. Paesi e civiltà, tra mito e realtà

Un ricco palinsesto per scoprire culture, genti e reciproche influenze.

Oltre 20 appuntamenti, tra incontri, letture, concerti, performance, film e laboratori per bambini e adulti: un palinsesto di focus sulla cultura egiziana contemporanea e i suoi rapporti storici con l’Italia raccontato dai tanti protagonisti italo-egiziani che delle due culture sono importanti testimoni. L’Egitto al Mudec dunque, raccontato a 360 gradi, in dialogo con la mostra attualmente in corso “Egitto. La straordinaria scoperta del Faraone Amenofi II.”

Il palinsesto apre dunque giovedì 19 ottobre ore 18:00 presso l’Auditorium del MUDEC con un nome italiano illustre:

Quirino Principe farà rivivere il pathos, la melodia e le suggestioni dell’opera italo-egiziana per eccellenza, l’Aida di Giuseppe Verdi, guidandoci tra le immagini dell’Egitto nel teatro d’opera. “Giuseppe Verdi, dalle pere cotte al Canale di Suez”, questo il titolo dell’incontro, aperto a tutti: il racconto, tra mito, leggenda e musica illustrerà la genesi di Aida, a partire dal primo rifiuto di Verdi (il quale era restio a viaggiare e allestire oltremare) alla sua accettazione della commissione dopo aver visionato il soggetto steso dall’egittologo e archeologo francese Auguste Mariette, primo direttore del Museo del Cairo.

Dalla fine di ottobre alla fine di gennaio 2018 il public program che proseguirà oltre la chiusura della mostra “Egitto. La straordinaria scoperta del faraone Amenofi II”, ideato anche in collaborazione con le principali associazioni italo egiziane di Milano, promuoverà ogni settimana incontri culturali, performance musicali, laboratori per bambini e adulti con lezioni di calligrafia o disegni corporali con la henna, momenti di apprendimento delle sonorità della lingua araba e del vocabolario di base, “Bell’Araby, l’arabo in 100 parole”, che verrà promosso come appuntamento settimanale in collaborazione con il Laboratorio Formentini. Non mancherà la scena underground italo-egiziana, la musica, e un focus sulle arti visive: “Dal Nilo al Naviglio”, un concorso video promosso da ‘DOCUCITY, Documentare La Città’ (Università degli Studi di Milano) in collaborazione con CTU – e orientato a valorizzare opere di non-fiction di produzione italiana che affrontino in modo creativo le relazioni tra identità egiziane e italiane nei diversi contesti metropolitani.

Tutte le attività sono a ingresso libero fino a d esaurimento posti, alcune su prenotazione.

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“Disco di Libarna“, svelata la funzione del reperto archeologico

October 11, 2017 Leave a comment

Il disco di Libarna

Svelata la funzione del cosiddetto “Disco di Libarna“, oggetto risalente al I secolo dopo Cristo. Il reperto, unico in Europa e conservato al museo di Archeologia ligure, è uno strumento astronomico. A scoprirne il funzionamento è stato il professor Guido Cossard, esperto di archeo-astronomia: il disco era utilizzato per determinare il nord celeste e calcolare le lunazioni. “Gli antichi da sempre si sono posti il problema delle lunazioni ma anche quello di determinare il nord per poter costruire le citta’ in armonia con il cosmo. Per trovare questa armonia – spiega Cossard – era necessario che l’asse principale della citta’, chiamato cardo, fosse parallelo all’asse dell’universo. Ma come si poteva determinare la direzione corretta? A partire dal sesto secolo avanti Cristo, i cinesi utilizzavano uno strumento, il Pi, che consisteva in un disco forato. I miei studi hanno potuto cosi’ affermare, che il Disco di Libarna poteva essere un vero strumento utilizzato in astronomia, proprio come il Pi cinese“.

Di pochi centimetri di diametro, presenta due facce differenti: la faccia principale ha 13 lunette, l’altra 4 settori circolari che rappresentano le stagioni a cui sono legate tre lunazioni e quattro anni solari che, con il quinto della faccia opposta, rappresentano i cinque anni del calendario di Coligny.

L’oggetto è stato ritrovato durante gli scavi di Libarna, antica citta’ romana, a Serravalle Scrivia (Alessandria).

Verrà presentato al Festival della scienza di Genova il 27 ottobre e il 28 in una conferenza dedicata alla Luna.

 

Fonte: MeteoWeb

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“Mangasia: Wonderlands of Asian Comics”, mostra sul fumetto asiatico al Palazzo delle Esposizioni di Roma

October 7, 2017 Leave a comment

MANGASIA- WONDERLANDS OF ASIAN COMICS

7 ottobre 2017 > 21 gennaio 2018

A cura di Paul Gravett
Mostra creata da The Barbican Centre

 

La mostra “Mangasia: Wonderlands of Asian Comics” presenterà la più ampia selezione di opere originali del fumetto asiatico, esposte accanto alle loro controparti commerciali, stampate per il mercato di massa.

Buona parte di esse non è mai stata mostrata fuori dal proprio paese d’origine. La mostra si concentrerà inoltre sul processo creativo che porta alla realizzazione delle storie, partendo dalle sceneggiature e passando per schizzi e layout, fino alle pagine complete.

Curata da Paul Gravett e un team di oltre venti esperti, “Mangasia: Wonderlands of Asian Comics” esplorerà l’intero reame di questo nuovo continente del fumetto asiatico, attraverso opere provenienti da Giappone, Corea del Nord, Corea del Sud, India, Cina, Taiwan, Hong Kong, Indonesia, Malesia, Filippine e Singapore, nonché dalle scene emergenti come quelle di Buthan, Cambogia, Timor Est, Mongolia e Vietnam. Percorsi tematici metteranno a confronto la varietà di folklore, Storia e sperimentazione di tutta la regione. La mostra darà spazio ai precursori dei fumetti riconducibili alla tradizione asiatica delle arti visive “narrative” e al loro impatto che supera i confini della carta stampata per vivere sotto forma di prodotti animati e live-action per cinema e televisione, musica, video game, moda e arte contemporanea.
Paul Gravett è uno scrittore, specialista, editore e curatore TV che lavora nell’industria del fumetto dal 1981. È autore di molti libri sul tema. Ha anche coordinato numerose mostre sull’arte del fumetto, è co-direttore di COMICA, the London International Comics Festival.
Immagine: Du Gu, Zao Dao, 2014, character design for “Le Vent traversant les pins”. Published by Editions Mosquito, 2015

Catalogna, storia secolare dell’indipendentismo catalano

October 6, 2017 Leave a comment

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Per comprendere l’evoluzione politica di quel che sta accadendo in Catalogna è fondamentale considerare le istanze indipendentiste di questa regione come un fenomeno di lunga durata, che si è sviluppato e modellato nel corso dei secoli. Ripercorrerne le tappe fondamentali può rappresentare un utile strumento di comprensione.

Nel 711 i musulmani attraversarono lo stretto di Gibilterra, conquistando la quasi totalità della penisola iberica, unica eccezione la regione montana del Nord della Spagna dove si formarono diversi nuclei cristiani che cominciarono una fiera resistenza. Nei due secoli di “clausura” montana, si definirono alcuni grandi spazi culturali dai tratti ben definiti: basco, catalano, aragonese, galiziano e castigliano-leonese, che gradualmente diedero vita a regni e contee indipendenti. Nel caso catalano, questo processo si sviluppò e si consolidò sotto la tutela dei sovrani carolingi della Francia, che, dopo la riconquista di Barcellona, occupata dagli arabi tra il 717 e il 718, si stabilirono nei Pirenei, dando vita alla Marca hispanica. La crisi che colpì nel X secolo l’impianto politico creato da Carlomagno indusse le contee catalane a unirsi sotto la casata di Barcellona e a non rinnovare il patto di vassallaggio che legava al regno al di là dei Pirenei.

A partire dal XII secolo, in concomitanza con l’espansione meridionale dei regni cristiani della penisola, cominciarono a definirsi i limiti territoriali del principato della Catalogna, che con l’unione dinastica tra i conti di Barcellona e il re di Aragona (1137) segnarono in qualche modo la nascita di un’idea di nazione catalana. È di quest’epoca il primo riferimento ai Cathalani, che proviene da una fonte pisana, il Liber Maiolichinus.

L’unione dinastica (1469) tra il re della confederazione catalano-aragonese Ferdinando e la regina di Castiglia Isabella, avrebbe portato alla nascita del Regno di Spagna. Sin da subito la neonata monarchia si caratterizzò come una confederazione di regni che condividevano sovrano e diplomazia. Questo delicato equilibrio fu mantenuto da Carlo V d’Asburgo (1500-1558), ma venne meno con suo figlio, Filippo II (1527-1598), che, circondato da ministri castigliani, governò in senso assolutista e centralista a discapito delle leggi e degli interessi degli altri regni. Da quel momento, furono molto frequenti le tensioni tra i monarchi spagnoli e le istituzioni catalane (Generalitat de Catalunya). Il latente conflitto arrivò al suo apice nel 1640, con la ribellione popolare detta Guerra dels Segadors che portò alla nascita della Repubblica catalana (1641), sotto protezione del re di Francia Luigi XIII, e che terminò solo nel 1652 con la conquista di Barcellona.

La Guerra di successione spagnola del 1700 e la successiva pace di Utrecht del 1713 non fecero che aumentare i propositi indipendentisti della Catalogna, duramente repressi dal nuovo re Filippo V di Borbone (1683-1746), che l’11 settembre 1714 (festa nazionale catalana), dopo 13 mesi di assedio, conquistò Barcellona, scatenando una durissima repressione contro le autorità catalane. I due secoli che seguirono, caratterizzati da una calma relativa, favorirono ulteriormente il consolidarsi dell’identità catalana, che trovò un suo compimento nella nascita di un vasto movimento letterario (Aribau, Verdaguer, Maragall, Guimerà).

Si giunge così al XX secolo, quando, durante la guerra civile spagnola (1936-1939) il movimento indipendentista catalano si schierò apertamente a favore dei repubblicani e contro Franco. La vittoria di quest’ultimo portò a un prezzo altissimo da pagare per la comunità catalana. Tra il 1939 e il 1975 il governo centrale sotto le direttive del Caudillo distrusse con ferocia inaudita ogni istituzione locale, con un accanimento particolare nei confronti della cultura e della lingua. Incalcolabile poi il numero delle vittime delle sacas, le esecuzioni sommarie di massa che per anni decimarono quelle classi popolari catalane che maggiormente si erano rese protagoniste della lotta al franchismo. Alla morte del generale Franco, nel novembre 1975, le aspirazioni autonomiste tornarono a manifestarsi più liberamente. Una lunga serie di scioperi e di manifestazioni di massa portarono alla “concessione” dello statuto di autonomia del dicembre 1979, per arrivare ai nostri giorni, al 27 settembre 2015, giorno in cui si sono svolte e concluse le elezioni del Parlamento catalano, che hanno ridato vigore all’idea di una Catalogna indipendente.

Fonte: Treccani