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Archive for the ‘Poesis’ Category

“La Befana spaziale” di Gianni Rodari

January 5, 2013 Leave a comment

Gianni Rodari

– La Befana spaziale –

Su quel pianeta la Befana
viaggia a cavallo di un razzo
a diciassette stadi,
e in ogni stadio

c’è un bell’armadio
zeppo di doni
e un robot elettronico
con gli indirizzi dei bambini buoni.
Anzi con gli indirizzi
di tutti i bambini, perché
ormai s’è capito
che di proprio cattivi non ce n’è.

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“La Befana” di Guido Gustavo Gozzano

January 5, 2013 Leave a comment

Guido Gustavo Gozzano

– La Befana –

Discesi dal lettino
son là presso il camino,
grandi occhi estasiati,
i bimbi affaccendati

a metter la scarpetta
che invita la Vecchietta
a portar chicche e doni
per tutti i bimbi buoni.

Ognun, chiudendo gli occhi,
sogna dolci e balocchi;
e Dori, il più piccino,
accosta il suo visino

alla grande vetrata,
per veder la sfilata
dei Magi, su nel cielo,
nella notte di gelo.

Quelli passano intanto
nel lor gemmato manto,
e li guida una stella
nel cielo, la più bella.

Che visione incantata
nella notte stellata!
E la vedono i bimbi,
come vedono i nimbi

degli angeli festanti
ne’ lor candidi ammanti.
Bambini! Gioia e vita
son la vision sentita

nel loro piccolo cuore
ignaro del dolore.

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“Capodanno” di Renzo Pezzani

January 1, 2013 Leave a comment

Renzo Pezzani
– Capodanno –

Sfoglia sfoglia tutto l’anno,
fin che giungi a Capodanno.
Sfoglia i giorni e le vicende,
una fiaccola s’accende.

L’anno nuovo eccolo qua,
vita nuova si farà!
L’anno nuovo con la messe
degli auguri e le promesse;
con i baci e le sorprese,
con gran ceri entro le chiese;
con preghiere e con regali,
e ciascuno ha in cuore l’ali,
saprà vivere in bontà:
l’anno nuovo, eccolo qua!

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“Natale” di Salvatore Quasimodo

December 24, 2012 Leave a comment

Salvatore Quasimodo

Natale

Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

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“Vespro di Natale” di Sebastiano Satta

December 23, 2012 Leave a comment

Sebastiano Satta

Vespro di Natale

Incappucciati, foschi, a passo lento,
tre banditi ascendevano la strada
deserta e grigia, tra la selva rada
dei sughereti, sotto il ciel d’argento.

Non rumore di mandre o voci, il vento
agitava per l’algida contrada.
Vasto silenzio. In fondo, Monte Spada
ridea bianco nel vespro sonnolento.

O vespro di Natale! Dentro il core
ai banditi piangea la nostalgia
di te, pur senza udirne le campane:

e mesti eran, pensando al buon odore
del porchetto e del vino, e dell’allegria
del ceppo, nelle lor case lontane.

Poesia della Sardegna

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“La maschera” di Luigi Pirandello

December 15, 2012 Leave a comment

Luigi Pirandello

La maschera

Io non ti prego, o vuoto cranio umano,
che il gran nodo mi voglia distrigar.
Follie d ’Amleto! Io sto co ’l Lenau: è vano
de la vita la Morte interrogar.

A che avventarti questa malacia
che in van mi rode, in stolidi perché?
Non vo ’ sapere a qual mai uom tu sia
appartenuto – ora, appartieni a me.

Tu nulla forse m ’avresti insegnato
quando un cervel chiudevi ed un pensier;
ora m ’insegni a ridere del fato,
e a vivere la vita – unico ver.

Vogliam noi oggi, amico teschio, un poco
rifarci de le noje aspre del dí?
Io ho pensato di prenderci gioco…
Amico teschio, indovina di chi?

De la luna, di lei… Non ti se ’ accorto
ch ’ella ti fa da un pezzo l ’occhiolin?
Anch ’ella è morta, come tu sei morto,
e vi potreste intendere un pochin.

Quando sorge dai monti e le gioconde
acque del Reno incande e le città,
co ’l primo raggio suo ti circonfonde,
da la finestra, e a contemplarti sta.

Vogliamo la comedia de la vita
rappresentar stasera tutti e tre?
Io tu e la Luna (sarà presto uscita);
la miglior parte la riserbo a te.

Ho comprato una maschera di cera,
che un volto finge di donna gentil,
una parrucca che par chioma vera,
e velo nero d ’ordito sottil.

Vedrai bel gioco! Scambio de la Luna,
temo di te non m ’abbia a innamorar…
Tu sembrerai un ’andalusa bruna
a le carezze del raggio lunar.

E allora dal mio tavolin vicino
un bel canto d ’amore io comporrò;
e quindi a te, facendo un grave inchino,
al lume de la Luna il leggerò.

Tu certamente non me ’l loderai,
e allora io ti dirò con molto ardor:
“Bella fanciulla, che lode non dài,
lodi io non voglio, ma voglio il tuo cor”

Né sí, né no. Ma in questo caso, è noto,
val sí il tacere; ed io cadrò al tuo piè,
e ti dirò… Tu ridi, o teschio vuoto
che sciocca vita! io rido al par di te.

Bonn am Rhein, 1890.

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“Padre mio” di Marius Creati

November 23, 2012 Leave a comment

Padre mio

Uno sguardo assolto nella rugiada di un mattino smunto dalla nebula notte,
due sguardi dispersi nel vuoto, vacui come la gelida morte
tre sguardi lungimiranti, vagamente perplessi
all’orizzonte s’incontrano
e poi null’altro…
fiele di ragionevolezza… mentre in quella confusa mente
i tuoi occhi assenti divampano un grido disperato;
mente il destino spavaldo senza pudore alcuno, ti guardo e vorrei viverli meco,
come potrei viverli senza!
e ogni giorno che passa dovrei salutarli senza tormenti
e ogni giorno in più annusare il trapasso di un veto tormentato
senza dir nulla, al cospetto di una trasferta maledetta.
Non potrei viverli solo per un istante!
ti vedo in un batter d’occhio,
ti sento in un fervido sorriso estenuato,
ti parlo mentre confondi suoni, sillabe e consonanti
in un dissonare perpetuo limpido come omelia messale,
crocevia di un discorso intrecciato
crocicchio di note ottuse, ma diafane al mio cospetto.
Padre mio non serve dir nulla…
ciò che è detto è scritto in un sacro legame indissolubile.
flagello… flagello… flagello del mio corpo straziato
vidi una nuvola nel cielo cospargere a tratti barlumi di memoria
anfratti argillosi che ritti infrangevano contro le vestigia di eterni cruori,
tristi bagagli di una vita sprecata nell’incoerenza
di tristi rimorsi spezzati dalla misericordia
e ora che si defilano le ore, zitte e meticolose e taciturne
come sanno raccontar facelle indisturbate
tra disturbi irti nella mestizia.
Uno sguardo assolto nella rugiada,
Padre mio… tu sei la mia via per il paradiso
prego affinché tu sia vivo per altri mille anni or sono…
ho amato il tuo nome nonostante l’avessi negato all’eternità
ho vissuto in te nell’intimo del mio respiro, fino all’ultimo respiro del mio afflato;
le visioni sono attimi di eterna virtù
mentre un solco gitano, profondo quanto un miglio di saggezza,
s’intona con la terra gelida e trae la scia del pianto,
in quel lamento germano che accomuna le anime afflitte
in quel gemito stomachevole, guaito soffocante che corrode l’animo
Padre mio… quel mugolio diventa ispirazione
satrapo del fato costrutto, negus di una sorte avversa
mentre nella caligine più polverosa traggo la mia possanza
mentre nella polvere più tormentosa sollevo la vaga speranza
di averti meco per sempre, nell’inverosimile diligenza del miracolo compiuto
tra mille struggimenti, mille afflizioni e mille assilli
poiché dispongo del mio calvario, via crucis intima con Iddio
umiliato al cospetto divino e proclive all’immolazione profetica.
Imperituro e prezioso e unico padre, perché Padre mio…
e non potrò mai avere un altro, perché Padre mio…
e non potrò mai avere un altro.

                                                                                                          19 Settembre 2012
Antonio Gabriele Creati – RIP 16 Novembre 2012

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“L’amore dopo l’amore” di Derek Alton Walcott

L’amore dopo l’amore

Il tempo verrà
quando, con esultanza
saluterai te stesso arrivando
alla tua porta, nel tuo specchio
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

e dirà, siedi qui. Mangia.
Amerai nuovamente l’estraneo che era te.
Offri vino. Offri pane. Rendi il tuo cuore
a te stesso, al forestiero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che tu ignoravi
per un altro, che ti conosce a memoria.
Togli le lettere d’amore dallo scaffale dei libri,

le fotografie, gli appunti disperati,
spoglia la tua immagine dallo specchio.
Siediti. Banchetta con la tua vita.

Love after love

The time will come
when, with elation
you will greet yourself arriving
at your own door, in your own mirror
and each will smile at the other’s welcome,

and say, sit here. Eat.
You will love again the stranger who was your self.
Give wine. Give bread. Give back your heart
to itself, to the stranger who has loved you

all your life, whom you ignored
for another, who knows you by heart.
Take down the love letters from the bookshelf,

the photographs, the desperate notes,
peel your own image from the mirror.
Sit. Feast on your life.

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“I buoi” di Antonio Guerra

I bu

Andé a di acsè mi bu ch’i vaga véa,
che quèl chi à fat i à fatt,
che adèss u s’èra préima se tratour.
E’ pianz e’ còr ma tòtt, ènca mu mè,
avdai ch’i à lavurè dal mièri d’ann
e adèss i à d’andè véa a tèsta basa
dri ma la còrda lònga de’ mazèll.

I buoi

Andate a dire ai miei buoi che vadano via
che quel che hanno fatto hanno fatto,
che adesso si fa prima col trattore.
E piange il cuore tutto, qui dentro me,
a vedere che hanno lavorato da migliaia d’anni
e ora devono andar via a testa bassa
dietro la corda lunga del macello.

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“Il valore di un sorriso” di Padre Frederick William Faber

Il valore di un sorriso

Donare un sorriso
Rende felice il cuore.
Arricchisce chi lo riceve
Senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante,
Ma il suo ricordo rimane a lungo.
Nessuno è così ricco
Da poterne fare a meno
Né così povero da non poterlo donare.
Il sorriso crea gioia in famiglia,
Da sostegno nel lavoro
Ed è segno tangibile di amicizia.
Un sorriso dona sollievo a chi è stanco,
Rinnova il coraggio nelle prove,
E nella tristezza è medicina.
E poi se incontri chi non te lo offre,
Sii generoso e porgigli il tuo:
Nessuno ha tanto bisogno di un sorriso
Come colui che non sa darlo.