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Fabrizio Politi, denuncia ai colossi Ikea e Zara al tribunale dell’Aja

Fabrizio PolitiNegli ultimi tre anni, l’imprenditore Fabrizio Politi, Presidente del movimento politico Economia Popolare, ha più volte denunciato sia dalla sua pagina Facebook, sia tramite il suo social network Sixth Continent e le interviste  le diseguaglianze, dal punto di vista della regolamentazione, in ambito lavorativo, tra aziende che operano in Europa o in Occidente e quelle che hanno le proprie sedi in Cina e nei Paesi dell’estremo Oriente, dove grazie alle condizioni di lavoro estreme, alcune multinazionali sono riuscite ad arricchirsi impoverendo, negli ultimi anni, l’Europa e portando al fallimento molte aziende competitor. Ieri, Politi è passato dalle parole ai fatti dichiarando letteralmente guerra a due colossi multinazionali che operano nel mondo dell’arredamento e della fast fashion: Ikea e Zara. L’imprenditore, infatti, ha denunciato al Tribunale Internazionale dell’Aja le due multinazionali per il reato di Crimini Contro l’Umanità. Nella nota diffusa dal suo portavoce, Politi ha dichiarato che “Il comportamento di Inditex e Ikea, come di altre aziende, ha prodotto disoccupazione, povertà, depressione economica e sociale e persino il suicidio di moltissimi imprenditori e padri di famiglia: è questa la conseguenza più grave che spero spinga il Tribunale dell’Aja a prendere seriamente in considerazione la mia denuncia”. Non solo, Politi ha aggiunto: “In Europa e soprattutto in Italia, dove esisteva una forte tradizione nella produzione del mobile e della moda, migliaia di industrie sono state chiuse a causa della concorrenza sleale di Zara e Ikea. Centinaia di migliaia di operai e dipendenti hanno perso il posto di lavoro, la disoccupazione e i costi per gli ammortizzatori sociali sono viceversa aumentati, mentre le entrate nelle casse dello Stato sono notevolmente calate, così da obbligare il Governo ad aumentare le tasse a chi ancora ha un impiego, che sia subordinato o in proprio. Ma di questo passo molti altri non reggeranno e  saranno costretti a chiudere”. L’imprenditore ha raccolto a supporto della denuncia  molta documentzione per dimostrare come i due colossi, a suo avviso, agiscano in regime di concorrenza sleale attraverso operazioni di dumping sociale, ambientale e fiscale, delocalizzando la produzione e la sede della Holding o della Società che riceve royalties sui profitti, in Paesi che offrono condizioni agevolate. Infine, esportano i loro prodotti nei Paesi occidentali per venderli ad un prezzo addirittura inferiore al costo di produzione del medesimo prodotto nello stato. Infine, Politi nella nota ha anche spiegato che il damping oltre a danneggiare le aziende, nuoce anche i consumatori poiché nel medio periodo si ritrovano in una condizione sociale peggiore a causa delle perdita dei posti di lavoro e reddito. Nel lungo termine poi, quando il Paese esportatore ha eliminato la concorrenza del Paese importatore, i prezzi tornano ad alzarsi. Adesso, la palla al Tribunale dell’Aja. (V.M)

Fonte: VM-Mag

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Mirco Battistella, corte europea boccia il marchio 100% Italia… Grillo, Bersani, Berlusconi se ci siete battete un colpo

April 5, 2013 1 comment

Goya_Saturno_Mirco Battistella
ECCO PERCHE’ LA CORTE EUROPEA HA BOCCIATO IL MARCHIO ‘100% ITALIA’. GRILLO,BERSANI, BERLUSCONI… SE CI SIETE, BATTETE UN COLPO.
MIRCO BATTISTELLA: L’EUROPA CI VUOLE MORTI!
”L’Europa ci vuole morti. A mo’ di Saturno, che era solito divorare i suoi figli. Ringrazio, a nome di tutti i produttori enogastronomici italiani, il giornalista-cane da guardia Attilio Barbieri, che ha avuto il coraggio di pubblicare un importante documento ‘segreto’ targato ‘made in UE’, ennesima prova provata della volonta’ europea non solo di non tutelare il prodotto italiano, ma anche, ben piu’ grave, di valorizzare i prodotti di origine NON italiana, soffocando, di fatto, il Made in Italy -e, effetto domino- un intero indotto. Suggestivo e’ il quadro di Goya su Saturno, personalmente mi sento uno dei figli”.
Con queste parole, in una nota pubblicata su http://www.proseccobattistella.com, il produttore 28enne veneto Mirco Basttistella commenta il post, pubblicato alla pagina http://www.etichettopoli.com/2013/03/la-carta-che-ha ucciso- il-made-in-italy.html sul blog del giornalista Attilio Barbieri.
”Mentre in Italia si fa un gran parlare di europeisti ed euroscettici, etichette che spesso i nostri politicanti si appiccicano autonomamente in fronte, in Europa, da decenni, non solo ridono di noi, cercano pure di soffocarci. Grillo, Berlusconi, Bersani, se ci siete, battete un colpo. E’ scandaloso. E, oltre il danno, la beffa, i documenti ufficiali con i quali cercano di asfiassarci, spesso vengono ‘protetti’ dalla casta europea e ritenuti ‘top secret’, come, appunto, quello pubblicato dal giornalista di Libero” contiene Mirco Battistella dalle pagine di www.proseccobattistella.com.
”Nel post viene pubblicato il ‘parere circostanziato’ con cui la Commissione Ue ha detto no all’etichetta «100% Italia». Il cuore del provvedimento, come evidenza Barbieri, si trova nel passaggio con cui (Punto 1, commi 1 e 2) Bruxelles spiega perché la tracciabilità rappresenta una «misura restrittiva» alla libera circolazione delle merci all’interno del mercato unico europeo. In violazione degli articoli 28-30 del trattato Ce.
Nel lungo post, pubblicata alla pagina http://www.etichettopoli.com/2013/03/la-carta-che-ha-ucciso-il-made-initaly.html, si legge: ”Ecco il ragionamento utilizzato nel 2005 per affossare la norma appena approvata dal Parlamento italiano: «Il sistema del marchio [100% Italia], introdotto per promuovere la commercializzazione di prodotti realizzati interamente in Italia e il cui messaggio pubblicitario sottolinea l’origine italiana dei prodotti interessati, può indurre i consumatori ad acquistare i prodotti che recano il marchio “100% Italia”, escludendo i prodotti importati».
Davanti al bancone del supermercato, avendo di fronte due prodotti simili, uno marcato 100% Italia e l’altro anonimo e del tutto opaco come tracciabilità e origine, il consumatore può essere indotto ad acquistare quello trasparente… E questo, secondo i Soloni della Commissione rappresenta un ostacolo alla libera circolazione delle merci!
LA CORTE DI GIUSTIZIA. Ma c’è dell’altro. L’Eurogoverno – vi confesso che mi fa un po’ impressione definirlo così – per supportare il no all’etichetta trasparente utilizza alcune sentenze della Corte di Giustizia europea. In particolare una del 1975 in cui il tribunale della Ue stabilisce un principio a dir poco discutibile: «per l’acquirente non è necessario sapere se un prodotto abbia o meno un’origine precisa, a meno che detta origine non implichi una determinata qualità, particolari materie prime di base o un determinato procedimento di fabbricazione o, ancora, un certo ruolo nel folclore o nella tradizione della regione di cui trattasi». Vi confesso che mi viene la pelle di cappone nel constatare che un’istituzione chiamata a giudicare su principi alti, si permette di decidere unilateralmente cosa sia necessario sapere oppure no. Non sono un costituzionalista ma ci vuol poco a capire che i magistrati di Lussemburgo, così facendo, entrano in conflitto con uno dei diritti fondamentali dell’individuo: quello di essere informato., Siccome la tracciabilità e la trasparenza potrebbero danneggiare i prodotti opachi e «reticenti» (mi vien da pensare alle lasagne alla carne di cavallo), allora si dica no alla tracciabilità. E questo è in sostanza quanto è accaduto. Scrive infatti la Commissione europea: «La Corte ha considerato che, se i prodotti in questione non rispondono a queste condizioni, il marchio d’origine non è giustificato e avrebbe, di conseguenza, “carattere manifestamente discriminatorio”». Tanto è acclarato il principio che a un consumatore non deve interessare da dove provenga quel che porta in tavola. Come hanno stabilito i giudici del Lussemburgo con la sentenza del 20 febbraio 1975., Ripeto quanto ho scritto nel post precedente: tutto questo puzza maledettamente di soviet. Atteggiamenti di questo genere erano la normalità nell’Urss dove a decidere cosa fosse lecito pensare lo stabiliva il Politburo del Partito comunista. Che poteva contare, fra l’altro, su tribunali totalmente asserviti all’ideologia dominante. Un organismo, sia pure sovranazionale, la cui Corte suprema arrivi a decidere cosa debba interessare o meno ai cittadini è l’antitesi della democrazia. Ma è con queste argomentazioni che Bruxelles ci ha bocciato, nell’ordine, l’etichetta «100 Italia» – era il 2005 – e più di recente la legge Zaia sulle filiere trasparenti. Ogni ulteriore commento è superfluo. Ora però capisco perché il «parere circostanziato» che ha affondato la tracciabilità, è stato secretato”.
Battistella, il Prosecco – comunicato stampa

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Costituzione Europea, il rispetto delle regole non conforma il razzismo

February 18, 2013 Leave a comment

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Quanto sta accadendo è un fatto negativo e molto pericoloso, economicamente parlando, e non c’entrano nulla bandiere, razze o provenienza. L’Italia, da sempre,  ha accolto tutti. Io poi, personalmente, amo tutti i paesi del Mondo e vorrei che interagissero ancor di più.
Allora ti spiego, ancora una volta, un principio banale quanto però fondamentale:
i Cinesi non sottostanno al regime fiscale e lavorativo degli Europei,
queste aziende pagano il 5% di tasse e 5 euro al mese gli operai. Se non vi sono “calmieri” di mercato tra il loro e il nostro Paese, quelli che un tempo si chiamavano dazi doganali,  il mercato non è più libero ma corrotto dalla concorrenza sleale. In termini legali e COSTITUZIONALI si parla di turbativa di mercato nei principi comunitari sulla concorrenza. La Costituzione Italiana prevede questa protezione, la Costituzione Europea e tutte le altre Costituzioni Occidentali prevedono questi concetti ovvi e banali già stabiliti 60 anni fa, ma i Governi degli ultimi 20 anni hanno provocato il caos, hanno lasciato che si sviluppasse un Mercato Globale senza promulgare leggi che lo regolamentassero. Il Cinese della situazione fa più danni di un evasore totale;  può permettersi prezzi e condizioni che i concorrenti non posso sostenere e per questo sono costretti a chiudere e a essere licenziati.  Zara produce sulle navi fuori dalle acque territoriali della Cina, se lo facesse in Spagna o in Italia, questo colosso verrebbe fermato, ma lo fa in Cina e in acque internazionali, creando per le imprese italiane una vera e propria guerra di prezzi che le conduce alla chiusura, con relativi licenziamenti e ricorso alla cassa integrazione, ergo, lo Stato incassa meno soldi e ha più costi e così aumenta le tasse. Sino a quando i Governi non ristabiliranno condizioni di concorrenza libera è necessario BOICOTTARE i beni prodotti a tali condizioni economiche o l’Italia fallirà.
Immagina, ad esempio, cosa accadrebbe se alle Olimpiadi gli atleti dovessero rispettare le leggi sul doping vigenti nel loro paese di origine: sarebbe una competizione sportiva? No, sarebbe una truffa e poco dopo gli atleti italiani scomparirebbero, ed alcuni di questi andrebbero a vivere in Cina per allenarsi li e drogarsi liberamente. Questo ti ricorda qualcosa in economia? (Fabrizio Politi)

Fonte: VM-Mag

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Marocco, massacro in vista per i cani magredini

January 23, 2013 Leave a comment

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Una legge assurda, criminale, votata in poche ore alla Camera dei Rappresentanti, sta mettendo in pericolo di vita migliaia di cani considerati“pericolosi“. L’assurdità di  questa legge è che non è ancora stato  chiaritoquali siano queste presunte razze “pericolose” e tutti i cani presenti sul territorio sono a rischio. Sono anni che mi batto per cercare di salvare tantissimi cani randagi, dopo aver constatato l’iniquità delle varie associazioni presenti in Marocco che si limitano a praticare l’eutanasia. Ho avuto modo di sperimentare personalmente la poca se non inesistente professionalità delle suddette associazioni, salvo un paio di rarissimi casi gestiti da persone europee che, privatamente cercano di salvare, a livello famigliare, cani e altri animali abbandonati. Alcune volte ho rischiato grosso, devo ammetterlo, ma davanti ai soprusi che si attuano quotidianamente sugli animali qui in Marocco non posso e non voglio acconsentire. Penso a Petra, a Africa, a Birba, a Selvaggia, a Domenica, a Martedì…cani e gatti ridotti alla fame, malati,  e salvati in estremis..Vi propongo, per capire meglio, un intervista al Presidente di una associazione detta “degli animali da compagnia” che mi trova d’accordo su alcuni punti ma rabbrividisco su altrettante assurde considerazioni. La mancanza di una “civiltà per il benessere animale” è lampante in questo paese dove il cane è ancora considerato dalla maggioranza delle persone come “animale impuro“; dopo un contatto con il cane la persona è tenuta a lavarsi sette volte le mani cosi come sette volte devono essere lavati gli oggetti che vengono a contatto con l’animale. Medioevo, con la speranza che qualcosa cambi. Io, continuerò la mia battaglia cercando di coinvolgere più persone possibili, persone sensibili a questo disumano trattamento che quotidianamente verifico sul campo. Grazie se firmerete la petizione  nel link in basso, dopo l’intervista.
La legge 56/12 relativa ai cani  ”pericolosi” è stata votata alla Camera dei Rappresentanti, senza nessuna concertazione con i professionisti del settore. Le Associazioni di protezione degli animali in Marocco (poche e disorganizzate) si sono riunite in un collettivo per apportare la loro esperienza in vista di una modifica di questa legge discriminatoria con l’obbiettivo di migliorare la situazione sanitaria. Il Prof. Hassan Bouyard, Presidente dell’Associazione degli “animali da compagnia” ha rilasciato un intervista alla Nouvelle Tribune; ve la propongo intergralmente per capire una situazione che, fatto salvo un emendamento, provocherà l’uccisione di migliaia di cani e nel contempo l’abbandono di tanti cani da parte di proprietari preoccupati dalle sanzioni, sia penali che civili.
La Nouvelle Tribune : Cosa pensate della legge  56-12 ?
Prof. Bouayad :  È  un bene avere una legge legata alla popolazione canina perchè è un settore in via di espansione in Marocco ed esiste una grande confusione. C’è il problema dell’allevamento, dell’esportazione, del commercio clandestino, ma nello stesso tempo è stata promossa una legge che fa  acqua da tutte le parti, in un modo brusco e senza la consultazione con i professionisti e le associazioni legate ai cani. Come Presidente dell’Associazione marocchina degli Animali da Compagnia, non sono mai stato consultato e oggi abbiamo creato un collettivo che ragruppa 10 associazioni per la protezione degli animali che associa molti veterinari, tecnici, toelettatori e allevatori.
Perchè questa legge fa paura ? Fa paura perchè sono previste delle ammende sino a 5.000 euro e carcere sino a 5 anni per un morso di cane. Prendiamo l’esempio di un proprietario di pastore tedesco  tenuto come scopo di sorveglianza: il cane difende i beni del proprietario e se dovesse mordere un ladro il proprietario finirà in prigione o pagherà un ammenda. Questa è pura difesa, ma la legge non ha specificato questo caso abbastanza frequente. Tutti sono scontenti e scandalizzati da questa legge che raggruppa tutte le razze canine sullo stesso piano.
Cosa contestate a questa legge ?   I cani detti pericolosi non sono mai pericolosi perchè sono i proprietari che rendono loro agressivi attraverso l’addestramento. Bisogna agire contro gli esseri umani non contro i cani; ho visto pitbull giocare con dei conigli, uccelli e topini; è l‘essere umano che li addestra per l’attacco, per i combattimenti e noi siamo contro tutto questo e vogliamo una legge che tratti questi pericoli ma adattata ad ogni razza. Chiediamo di ripartire i cani in due categorie; per la prima, che diciamo volgarmente “fa paura”, chiediamo la sterilizzazione, la castrazione, la vaccinazione e il divieto di riproduzione e di commercio. Alcune razze devono estinguersi in dolcezza, ma in primis niente eutanasia. Sono questi i cani che hanno generato problemi e ci sono stati diversi casi, a Rabat, Salè e a Casablanca e parliamo sempre della stessa razza che chiamiamo molossoidi. Noi chiediamo di prendere le misure necessarie per proteggere l’essere umano quindi l’obbligatorietà della museruola e del guinzaglio nei luoghi pubblici. La seconda categoria sono i cani da compagnia e i cani d’appartamento. Cani inoffensivi per i quali chiediamo di poter instaurare delle regole sia per loro  che per i proprietari. Non siamo obbligati ad uccidere tutti i cani del Marocco e per questa categoria chiediamo la vaccinazione obbligatoria, un carnet di vaccinazioni aggiornato oltre all’identificazione elettronica per può informarci sul cane e il suo proprietario. Il problema che si pone sono i cani “del bled” (della campagna) che sorvegliano le case e le greggi. Questi cani non sono facilmente vaccinabili. Questa legge non può essere generalizzata per questa categoria. Come possiamo allora trattarli senza doverli uccidere perchè sono cani di utilità per i contadini? Quello che proponiamo è che ci siano delle campagne di vaccinazione  che avranno come scopo quello di identificare i cani randagi ed eliminarli. Se questa legge sarà adottata al 100% tutti i proprietari di cani avranno paura e velocemente si sbarazzeranno dei loro animali abbandonandoli in strada. Questo aumenterà in modo esponenziale i cani randagi non vaccinati, senza proprietario identificato, che potranno far esplodere epidemie di rabbia mentre siamo ad un buon punto nello sradicamento di questa malattia con l’aiuto del governo, grazie ad alcune campagne di sensibilizzazione. Siamo per una legge più dolce, devono consultarci per poter discutere gli articoli di questa legge.
Secondo voi, chi ha spinto il governo a depositare un tale progetto di legge ? Penso che questa legge è stata redatta su diversi antecedenti riguardanti alcune razze. Questo a spinto il ministro dell’Interno a proporre un fermo ministeriale per eliminare questi cani pericolosi. Questo è già stato attuato a livello comunale a  Casablanca in un preciso momento storico, ma non è stato attuato su tutti i cani. Poi hanno depositato una legge senza consultarci per poter redigere una legge più modulata. Normalmente le autorità sanno che noi esistiamo e il Ministero disponde di una lista di tutte le associazioni, non capisco perchè nessuno ci ha interpellato.
Voi avete cercato di contattarli ? Personalmente ho contattato un parlamentare prima del voto a livello della prima camera. Ho depositato tutti i documenti con tutti gli emendamenti richiesti ma il voto è stato rapidissimo. Oggi, sono in contatto con un parlamentare, membro della seconda camera. Abbiamo depositato degli emendamenti con quello che chiediamo mantenendo certi punti di questa legge che crediamointeressante. Sosteniamo la più parte degli articoli ad eccezione di alcuni che sono assolutamente da rettificare. Qui la petizione: http://www.avaaz.org/fr/petition/Bloquer_la_loi_5612/?cIigZcb

Fonte: My Amazighen

 

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Battistella, denominazione prosecco tarocco anche dall’Argentina

December 18, 2012 Leave a comment

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Il caso. PROSECCO TAROCCO ‘MADE IN ARGENTINA’
BATTISTELLA: NOI PRODUTTORI SIAMO ARCISTUFI. ANCHE L’ARGENTINA CI ‘SCIPPA’ IL PROSECCO… INTERVENGA IL GOVERNO!
Portorose – Slovenia. “Noi produttori di vero Prosecco DOP siamo arcistufi. Quello scovato a Buenos Aires e’ solo l’ultimo caso, in ordine di tempo, di Prosecco ‘tarocco’! Dalla Battistella sono gia’ partite innumerevoli denunce: negli ultimi anni abbiamo, infatti, smascherato l’esistenza di ‘prosecco brasiliano’, ‘prosecco neozelandese’, ‘prosecco australiano’ (prodotto nella fantomatica Prosecco Road di Melbourne) e, in tutta sincerita’, siamo stanchi di dover ricorrere spesso ai media per sensibilizzare politici e opinione pubblica. Il Governo si faccia promotore, nelle sedi competenti, di iniziative chiare ed efficaci volte a tutelare la Denominazione Prosecco a livello extra UE e tutti gli operatori del Distretto enologico veneto-friulano’’.
Con queste parole Mirco Battistella, produttore ventisettenne veneto delle celebri bollicine treivigane, denuncia l’ennesima raccappricciante scoperta enologica dalla Slovenia, dove e’ presente come unico produttore itaiano invitato al prestigioso ‘Slovenian Wine Event’ kermesse enogastronomica organizzata dall’hotel Kempinski Palace: in Sudamerica viene commercializzato del Prosecco, con tanto di leone marciano come logo in etichetta, prodotto da uve coltivate nella campagna attorno alla citta’ argentina di Mendoza, localita’ confinante con il Cile.
‘’Anche l’Argentina ci scippa il Prosecco! Siamo arrabbiati e demoralizzati, mentre nell’azienda Battistella e in centinaia di altre piccole e grandi aziende italiane si produce del Prosecco DOP – vino a denominazione protetta tutelato dalla UE ndr – rispettoso di un rigido disciplinare, garanzia di qualita’ per il consumatore, in Agentina, come si legge anche nel sito http://blogdevinosyarte.blogspot.it/2009/08/ficha-de-cata-del-prosecus-espumoso-de.html viene prodotto un vino ‘metodo classico’ dal nome ‘Proseccus Vino Espumoso Prosecco’ che del vero Prosecco DOP ha davvero poco se non il nome e di certo non rispetto Disciplinare di produzione e viene prodotto da uve cresciute a 11.398 KM di distanza dal Distretto del DOP’’ continua Mirco Battistella.
“Da una parte ci troviamo costretti ad operare in un mercato nazionale e internazionale che valorizza bollicine sempre piu’ economiche, talvolta ‘veicolate’ con il nome prosecco, anche se in etichetta la magica parola Prosecco non e’ inserita: bensi’ si leggono ‘Glera’ o nomi di fantasia. Sitamo vivendo, infatti, un abbassamento costante dei prezzi, fenomeno allarmante e, negli ultimi 12 mesi, sempre piu’ frequente e tendente a dinamiche di dumping. Dall’altra l’attuale contesto normativo non e’ in grado di tutela, e quindi valorizzare, all’estero le peculiarita’ della Denominazione: il nome ‘Prosecco’ ad esempio.
‘’Sono decine di migliaia le bottiglie prodotte e commericliazzate ogni anno in Argentina, come si legge in alcui siti internet facilmente consultabili, e sembra che nessuno sia intervenuto, ad oggi.
La lotta all’odioso fenomeno dell’Italian sounding e’ tra i temi posti al centro dell’incontro che si è tenuto il 12 dicembre a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Monti, il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, e i rappresentanti delle maggiori organizzazioni della filiera agroalimentare nazionale: Sergio Marini, presidente di Coldiretti, Mario Guidi, presidente di Confagricoltura, Giuseppe Politi, presidente della Confederazione Italiana Agricoltori, Franco Verrascina, presidente di Copagri, Maurizio Gardini, presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane – settore Agroalimentare, e Filippo Ferrua Magliani, presidente di Federalimentare. Cosa pensa di fare l’Esecutivo per tutelare noi, veri produttori di Prosecco DOP?’’ incalza Battistella in una nota pubblicata anche su http://www.proseccobattistella.com.
L’italian sounding “scippa” al nostro paese 50 miliardi, con due prodotti alimentari su tre venduti all’estero che di italiano hanno soltanto il nome – ricorda Coldiretti qualche settimana fa. La “pirateria agroalimentare” nel mondo utilizza infatti impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano al nostro Paese per alimenti che non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale.

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Poker, tendenza e malcostume

September 27, 2012 Leave a comment

Una nuova tendenza ci mette veramente poco a diventare malcostume. È la stessa storia del poker che, negli ultimi anni, è diventato una moda in tutti sensi, quasi un vizio, praticato nella maggior parte dei casi da neofiti che si improvvisano professionisti, ma quali sono le cause?
Chris Moneymaker: il boom del poker
Tutto è iniziato con Chris Moneymaker nel 2003 durante le WSOP di quell’anno. Per chi non lo sapesse, le WSOP (World Series of Poker) sono una serie di eventi dedicati al poker che si tengono ogni anno a Las Vegas, esse si concludono con il Main Event, il torneo che decreta convenzionalmente il campione del mondo di poker. La quota di iscrizione di quest’ultimo evento è di ben 10.000 dollari, ed è qui che inizia la storia del nostro Chris, che decide di partecipare ad uno dei tanti tornei satellite. Essi mettono in palio un biglietto gratuito per il Main Event, e la quota di iscrizione è di 1.000 dollari in questo caso. Per ben tre volte Chris partecipa a questi tornei, senza risultato. Fu allora che egli decise di pagare l’intera quota di iscrizione.
Stiamo parlando di un neofita, difatti prima di allora Chris Moneymaker non aveva mai partecipato ad un torneo di poker di quel livello, poiché per lui il poker altro non era che una semplice passione. Con grande sorpresa di tutti i presenti, Chris riesce a vincere il Main Event piazzandosi primo e aggiudicandosi diversi milioni di dollari. Fu allora che gli venne affidato il cognome di “Moneymaker” (letteralmente fare soldi). Ecco così che inizia la storia del poker, un gioco di carte poco conosciuto fino ad allora. La storia di Moneymaker fa il giro del mondo e nasce nella gente la malsana idea che chiunque, anche un giocatore inesperto, poteva vincere grandi somme. Il poker fa il boom. Nasce così una nuova tendenza che, negli anni successivi, è dilagata. Dai circoli alle poker room, oggi in pochi non conoscono il poker, e tutti (anche adolescenti) lo praticano abbastanza frequentemente.
Il poker diventa una moda
Come succede molto spesso nella nostra società, quella che era una nuova tendenza, con il passare del tempo, diventa una vera e propria moda. Non solamente giocatori professionisti, ma anche i principianti, tutti iniziano ad abusarne. Nonostante una legislazione che vieta il gioco d’azzardo ai minori, il poker spopola sopratutto tra gli adolescenti che iniziano a giocare sia in modo amatoriale (organizzando tornei con i propri amici), sia in maniera più professionale, su alcune poker room, naturalmente sotto falso nome. L’abuso è all’ordine del giorno, ed ecco che quella che era semplicemente una nuova tendenza diventa malcostume.
Non stiamo parlando solamente di un hobby, poiché questo gioco di carte ha tutti i diritti di essere chiamato “sport”, tuttavia esso prevede delle dinamiche di gioco così profonde che vanno al di là delle semplici regole. I neofiti, naturalmente, tralasciano tutte queste particolarità sul poker e, molto spesso, subiscono pesanti sconfitte. Senza alcuna conoscenza dei termini tecnici e delle tattiche più utilizzate, quando si arriva ad un tavolo verde degno di essere chiamato tale, i cosiddetti squali ci staranno poco a sbranarvi.
Un discorso a parte merita questo gioco quando, più che moda abusata, diventa un vero e proprio vizio. I casi sono tanti, e difficilmente hanno un lieto finale. Un consiglio? Non abusate del poker che, essendo uno sport, può non essere all’altezza di tutti. Abbiate la consapevolezza di quali sono i vostri limiti e la volontà di fermarvi laddove le cose vadano male. Non abusatene e, con il tempo, diverrà quello che per molti dovrebbe essere: un semplice hobby.
“Io sono un professionista!”
È una delle frasi che si sentono più spesso, accompagnata da “Ci gioco tutti i giorni”. Giocare online con soldi veri in una celebre poker room è alla portata di tutti, ma anche facendolo tutti i giorni difficilmente potremo dichiararci professionisti. L’abuso del poker negli ultimi anni nasce proprio da questo. Kicker, Continuation Bet, 3bettare, sono solamente alcuni dei termini più utilizzati in questo gioco e, nonostante questo, tanti professionisti improvvisati non ne hanno mai sentito parlare. A prescindere dalle conoscenze terminologiche, molto spesso è la mentalità che manca. Sapere quando compiere determinati mosse e quando no, non andare nel panico, controllare le proprie emozioni, sono solamente alcune delle basi fondamentali per arrivare in alto.
Molti principianti vantano di possederle, per poi lanciarsi in all-in del tutto inadeguati solo perché hanno un asso tra le proprie carte. Insomma, stiamo parlando del gioco di carte più famoso al mondo che, da quasi 10 anni, ha iniziato a diffondersi esponenzialmente senza fermarsi. La legislazione vigente prevede che questa nuova tendenza non debba essere presente nei circoli delle grandi città (è necessaria una licenza per il gioco d’azzardo), ma nonostante tutto sono molti i locali che si ostinano a farlo. Il perché è semplice: lasciamo i veri professionisti al loro posto, e noi divertiamoci occasionalmente in un torneo tra amici, d’altronde è anche per questo che è nato il poker in passato, non per diventare una moda quale è oggi.

Donato Braico

Fonte: Tasc

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Cina, prodotti cosmetici testati su animali mentre l’occidente accondisce alla vendita

Molto è stato fatto in questi anni per eliminare la crudeltà del testare i prodotti cosmetici sugli animali. La sensibilità dei consumatori è cresciuta grazie anche al lavoro svolto da alcune associazioni animaliste che hanno comunicato al mondo intero il problema, a volte anche con azioni spettacolari da parte degli attivisti. Nel 2011, negli Stati Uniti è stato introdotto il Safe Cosmetics Act, una sorta di testo che bandisce la pratica delle sperimentazioni sugli animali, ma finora non è stato trasformato in legge. In Europa, poi, la situazione è ancora più confusa: secondo il Daily Mail un decreto dell’Unione Europea contro i test compiuti sugli animali dovrebbe entrare in vigore entro il prossimo anno, tuttavia non è dato sapere, fino ad allora, quali pratiche, invece, siano ancora accettate. Ma il vero problema per le aziende di questo settore è rappresentato dalla Cina in quanto per vendere prodotti cosmetici al colosso mondiale dell’economia è necessario non possedere il classico simbolo del coniglietto che indica che i prodotti contenuti nel pack sono stati realizzati senza test su animali. La Cina, infatti, è fortemente a favore dei test su animali prima che i prodotti vengano usati dall’uomo. Secondo The Independent, alcuni marchi noti, per vendere in Cina, hanno ceduto alla richiesta e per questa ragione i prodotti indirizzati a quel mercato hanno eliminato il simbolo del coniglietto. In altre parole, le aziende cederebbero sul versante etico, pur di vendere alla Cina. E anche se le aziende tirate in causa hanno negato l’accusa, di fatto, per accedere al mercato cinese della cosmetica è necessario per legge testare i prodotti sugli animali.
Insomma, fino a quando la materia non verrà regolamentata in maniera uniforme, il dilemma rimarrà: educare una nazione a essere più gentile nei riguardi degli animali o vendere ipocritamente prodotti non testati su animali in tutto il resto del mondo tranne proprio che in Cina?

Fonte: VM-Mag

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Flavio Briatore, dissertare un 5 alla gestione politica di Mario Monti

June 16, 2012 Leave a comment

Flavio Briatore ospite a “24 Mattino” su Radio 24 disserta sul suo addio come imprenditore all’Italia: “A Monti darei come voto un 5. Quando è arrivato, Monti aveva una chance incredibile. Doveva tagliare la spesa pubblica partendo dalla Casta e dalla politica. Aveva un potere enorme, doveva eliminare l’80% dei politici e dei costi che abbiamo. Per gestire l’Italia non servono mille persone, ma 150 magari pagate bene.
Briatore sulla chiusura annunciata del Billionaire: “Io non ho parlato male dell’Italia ma della politica. Io amo l’Italia e gli italiani. Ma mi sono stancato. Il Billionaire lo venderò, non chiudo un’attività con oltre 200 dipendenti, cercherò nuovi acquirenti che mantengano i posti di lavoro. Ma in Italia si fa di tutto per mandare via i turisti. Gli italiani si sparano sui piedi. Un imprenditore in Italia è criminalizzato, non può lavorare. Non c’è nessun movimento per lo sviluppo del Paese, è un Paese ingessato, che decresce, non c’è futuro per i giovani. Abbiamo tute le qualità e non c’è un ministro per il Turismo all’altezza che faccia strategia per i prossimi 50 anni”.
Briatore contro le affermazioni della sinistra sul Billionaire tempio della cafonaggine: “Cosa vuol dire pacchiano e maleducato? Da noi vengono tutti – ha detto -. Le critiche di Francesco Merlo su Repubblica? Merlo è un tipo fighetta radical-chic, vive a Parigi e pontifica. Non credo che abbia mai creato posti di lavoro. Abbiamo una sinistra che odia tutti quelli che hanno fatto successo. E’ l’invidia. Io ho vinto 7 mondiali in Formula 1, l’unico al mondo con due team diversi. Se questo moderno fighettino, Merlo, avesse una figlia che lavora al Billionaire non scriverebbe così. De Benedetti ha una barca però se ce l’ha lui è un santo. De Benedetti è stato condannato in secondo grado per evasione fiscale per 235 milioni. Gad Lerner che pontifica, anche lui va in Sardegna. Lo champagne a questi piace, ma sparano sul mucchio e non capiscono che i posti di lavoro in Italia si dovrebbero creare sul lusso, sul turismo, la moda, i musei”.
Briatore puntualizza sulle tasse: “Se c’è da pagare uno deve pagare. Ma in Italia c’è un odio sociale innescato dalla sinistra per cui se ordini una bottiglia di vino buono rischi di essere guardato male. Io pago le tasse in Inghilterra al 27-28%. Se tutti le pagassero ne pagheremmo di meno, certo. Ma dovrebbero funzionare ospedali, poste, treni. Poi ci sono modi e modi per farle pagare. Se uno vuol sapere a chi è registrata una barca o una macchina ci sono gli appositi uffici. Con i controlli che facciamo spaventiamo gli stranieri. Perché li dobbiamo allontanare?”.
Briatore  sulle accuse per le evasioni delle accise sul carburante: “Non sono mai stato rinviato a giudizio, ho sempre detto che facevamo charter, lo dimostreremo. Non sono mai stato condannato per evasione fiscale, e si immagini i controlli avuti al Twiga o al Billionaire.
Briatore termina la dissertazione con frase ironica: “Con quale donna della politica andrei a cena? Una che mi attrae è del Pd, ha gli occhiali ma non ricordo il nome. Ho visto che era nei supermercati con la scorta: ah la Finocchiaro, ecco, andrei volentieri a cena con la Finocchiaro”.

Marocco, piaga sociale dell’aborto clandestino

June 11, 2012 Leave a comment

Malgrado le piccole conquiste sul piano famigliare, in Marocco un numero considerevole di donne, sovente minorenni, disagiate e senza cultura, continuano ad abortire nella clandestinità essendo l’aborto proibito penalmente per legge. L’aborto clandestino è legato ad altri problemi che toccano da vicino le donne: stupri, matrimoni forzati, lavoro domestico minorile ( 300.000 bambine, secondo le ultime statistiche ufficiali) e molto altro ancora. Il Marocco dunque non fa eccezione nel quadro della condizione della donna in Africa ma, per fortuna, molte voci si stanno facendo sentire per reclamare lo sradicamento di questo flagello sociale in un paese dove una maggioranza della popolazione vive nella povertà e dove l’educazione è in difetto nelle regioni rurali ma anche nella città. Nell’attesa di una legge che autorizzi l’aborto, un congresso nazionale si terrà martedì a Rabat, sotto l’egida dell’Associazione marocchina della lotta contro l’aborto clandestino (AMLAC), presieduta dal Prof. Chafik Chraibi, in presenza del ministro della salute El Hossein el Ouardi e di altri parlamentari. “Quello che succede in Marocco èdrammatico”, afferma il Dr. Chraibi, ginecologo rinomato, in un intervista rilasciata all’AFP, sottolineando gli effetti perversi al livello umano e sociale dell’attuale legislazione. “Chi dice aborto clandestino in primis tra i giovani, dice suicidi, rifiuto della famiglia, marginalizzazione, prostituzione, bambini abbandonati e prigione per i medici”, ha dichiarato il ginecologo. Le cifre sono eloquenti e da brivido: si stima a 600 il numero di aborti quotidiani praticati dai medici e oltre 200 gli aborti non assistiti. L’esempio Tunisia è chiaro; l’aborto è libero e i numeri riportano un netto 30% in meno rispetto al Marocco. Ad oggi, in Marocco, a causa di aver praticato aborti clandestini , una decina di medici sono in prigione, in condizioni estreme. Ci sono in Marocco circa 17.000 bambini abbandonati ogni anno, diretta conseguenza di questo flagello. Se si legalizzasse l’aborto, spiega il Dr. Chraibi, le ricadute sarebbero positive e il messaggio dell’associazione e quello di lavorare sulla prevenzione tenendo conto dei dati delll’OMS che stimano ad un 13% la mortalità infantile causata dall’aborto. L’AMLAC spera in un cambiamento legislativo, i tempi sono maturi, adottando una proposizione di legge votata direttamente dai deputati, o un progetto di legge sottomesso al governo e poi al voto dei parlamentari. Il ministro della Sanità non appartiene, fortunatamente aggiungo io, alla maggioranza islamista e conservatrice del governo attuale che, ad oggi, non lascia trapelare posizioni sull’argomento.  Nelle mire delle ONG femministe marocchine, la ministra islamista della solidarietà, della donna e della famiglia, Bassima Hakkaoui, che è stata recentemente accusata dai suoi antagonisti politici di utilizzare il dossier sulle violenze verso i bambini a fini politici e in maniera negativa, recando gravi danni all’immagine del Marocco all’estero.È ovvio che è difficile avanzare con un governo conservatore ma resta il fatto che una profonda presa di coscienza è in atto nella società civile che presumibilmente riuscirà a smuovere le acque ferme e paludose di un paese che avanza con ritmi serrati verso l’Occidente e la modernizzazione, sognando la globalizzazione e la democrazia senza mezze misure, vera e non ventilata, capace di cambiare in meglio il Marocco.

Paolo Pautasso

Fonte: My Amazighen

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SAIFIP, psicologia tra presunzioni ed orrori

June 8, 2012 Leave a comment

Le caste, in Italia saranno mai debellate?
La psicologia obbligatoria illegalmente somministrata.
Mi hanno obbligato a fare psicoterapia al SAIFIP di Roma , altrimenti non mi facevano fare nulla, mi hanno anche obbligato a fare altri colloqui dopo la sentenza di autorizzazione all’intervento, sennò non mi operavano.
G.T. operato e uomo a tutti gli effetti.
Ho dovuto fare tre anni di psicoterapia obbligatoria al MIT, mi hanno tolto i soldi della tessera della loro associazione e 50 euro a visita, ho speso un capitale. Ho dovuto superare il loro ostacolo raccontando solo le cose che volevano sentirsi dire, tempo sprecato, e soprattutto ho dovuto fare una cosa che non volevo e non mi interessava e che, oltretutto, è servita solo a farmi stare peggio.
M.C. operata e donna a tutti gli effetti.
Ti intimidiscono, ti minacciano silenziosamente, ti dicono che ti vogliono “aiutare”, in realtà loro per me sono stati solo un ostacolo, l’unico sentimento che provo, adesso che ho terminato, è risentimento, rabbia e disprezzo. È gente che vuole controllarti, gestirti, ti scruta, giudica, si insinua nella tua vita privata , vuole metterti in psicoterapie di gruppo dove prostitute extracomunitarie sono trattate assieme a ragazze giovani dove gente fuori di testa diventa ancor di più fuori di testa. Ma quale aiuto… ti obbligano a subire le loro angherie per riempirsi le tasche sono dovuta scappare dal SAIFIP di Roma.
F.E. MTF Operata e donna a tutti gli effetti di Roma.
Sono solo alcune delle voci che si levano contro la Psicoterapia istituzionalizzata, una pratica creata dalla casta degli psicologi che hanno messo radici nei centri che si occupano di cambio di sesso. La legge Italiana , la 164/82 consente tale cambiamento e non parla affatto di tale obbligo (anche in virtù della legge 180/76 Basaglia), mentre, l’ONIG la ONLUS da loro creata nel 1998 scrive un protocollo ad hoc che , de facto, rende obbligatorio ciò che per legge non può esserlo.
Molti soldi vanno a finanziare tale sistema, e si sa… i soldi fan gola a tutti, di qua lo strombazzamento ai quattro venti della assoluta necessità di tale pratica che , guarda caso, mette in cura preventiva chi , addirittura, è dichiarato sano di mente da Psichiatri dell’SSN. D’altro canto, chi fa parte di questo “giro” di laureati alla facoltà di Psicologia (psicoterapeuti, psicologi clinici e psicodiagnosti) o anche medici generici che hanno scelto di fare gli psicoterapeuti , hanno trovato la loro gallina dalle uova d’oro e di certo non intendono mollare la presa.
Io stessa ho subito una pressone inaudita da tutti gli “operatori” (come amano definirsi) del SAIFIP, con tentativi reiterati di farmi sottoporre alle loro pratiche, cosa che ho sempre e comunque rifiutato. Arrivarono anche a scrivere (con tanto di timbro) che NON potevo visionare la mia cartella clinica se non dietro specifica autorizzazione del Primario, cosa non solo inesatta ma da reato penale, questo mi fece solo capire che c’erano gravissime violazioni ed inesattezze al suo interno, e che prima avrebbero dovuto “sistemarla”. Non contenti tentarono l’ultima carta di una “relazione psicologica” un documento che riportava brandelli di frasi estrapolate dal contesto del concetto che esprimevo durante i pochi colloqui che ho loro concesso, e che concludeva con la mia necessità di psicoterapia a causa di “traumi infantili”, “scarsa integrazione di se stesso”, “non accettazione degli altri”, “difficoltà di relazione con le persone significative” ed altre amenità del genere, a firma di Dottor Luca Chianura, Dott Loredana Scarpelli e Dott Anna Maria Acocella, di stesso tono la relazione psichiatrica fatta dal loro psichiatra Dottor S. Longo.
Non di meno l’elaborato dei test che mi hanno obbligata a fare era dello stesso tono, l’MMPI2 in particolar modo.
Ripetuto l’MMPI2, eseguiti altri test e fatta una prima perizia medico legale tutto quanto asserito dal SAIFIP veniva sconfessato e mi veniva diagnosticato il disturbo di identità di genere (TRANSESSUALISMO PRIMARIO), seconda perizia da altro psichiatra a Genova confermava dia la mia sanità mentale che la diagnosi. Terza perizia psichiatrica che confermava diagnosi e sanità mentale.
C’è da chiedersi quanto si dovrebbe investigare sui soldi che girano, sul come vengono stanziati i fondi, sul perché di queste terapie “obbligatorie” e sul perché chi rifiuta di sottoporsi a psicoterapie prima ancora che si sia stabilito se ce ne sia bisogno o meno, e, soprattutto, si sia disposti a sottoporsi a pratiche che tutto sono tranne che pratiche mediche. La risposta è molto semplice, se mettessero la psicoterapia come facoltativa nessuno la farebbe, ma, peggio ancora, i famelici psicologi che lavorano in quell’ambito specifico perderebbero i loro stipendi, pagati con denaro del contribuente. A nulla sono servite lettere, denunce ed altro, l’Ordine degli Psicologi e Psicoterapeuti non vuol prendere atto delle violazioni sia della legge 1′80 che anche dello stesso regolamento dell’ordine, ed è il caso di dire che in Italia, i “feudi” sono di moda, ma soprattutto godono di una sorta di impunità e se dietro c’è un sostanzioso giro di denaro diventano davvero “intoccabili”. Il risultato è che, ancora una volta, chi ne paga le spese è la persona che deve subire questo trattamento imposto ed il contribuente che paga.
* MTF sta per Male To Female (da uomo si diventa donna)
* FTM sta per Female To Male ( da donna si diventa uomo)

Francesca Eugenia Busdraghi

Fonte: CosmoZine

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