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Sogni lucidi, intrattenimento alternativo

February 11, 2013 Leave a comment

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Grafica fotorealistica, resa fedele del sonoro, stimolazione di tutti e 5 i sensi in reazione a determinati eventi e, soprattutto, possibilità infinita di esplorazione e creazione. Non si tratta di un articolo su un nuovo videogioco ma di una tecnica in grado di farci sognare in modo consapevole.
Natura di un sogno
Con il termine sogno si definiscono quella serie di esperienze e sensazioni, apparentemente reali, percepite durante la fase REM e che sono frutto delle varie rielaborazioni compiute dal nostro cervello.
Durante questa fase, il sognatore è semplice spettatore della sua creazione e la vive senza metterne in dubbio la veridicità.
L’esperienza può essere inoltre così intensa da spingere il soggetto a provare e manifestare spontaneamente emozioni anche molto forti, sia positive che negative.
Il potere è nulla senza controllo
Possiamo facilmente notare l’enorme influenza che hanno i sogni su di noi durante l’attività onirica. Questo potenziale viene però spesso trascurato per la natura evanescente dei sogni stessi: nonostante la fase REM e i sogni ad essa collegati si verifichino ogni volta che dormiamo, la maggior parte degli individui raramente vi presta attenzione. Dato che spesso non si ricorda di aver sognato, in molti si convincono, erroneamente, di sognare di rado o di non sognare affatto. Un’altro svantaggio dei sogni è che, essendo generati dal nostro inconscio, il sognatore non ha alcun modo di interagire con essi come vorrebbe trovandosi costretto a subire le creazioni frutto della psiche.
Per risolvere questi due fastidiosi problemi possiamo affidarci ai sogni lucidi.
Un passo avanti
Nei sogni lucidi l’onironauta ottiene la consapevolezza di sognare e in questo modo acquisisce la possibilità di interagire con il suo sogno. Questa semplice informazione può risvegliare la nostra parte analitica e conscia, permettendoci di fondere la creazione onirica del nostro inconscio con i nostri desideri coscienti. Sapere di sognare cambia completamente l’esperienza onirica, sconvolgendola a tal punto da rendere questo passaggio uno dei più delicati per coloro che vogliono fare sogni lucidi.
Nonostante suoni facile, capita spesso che, durante i primi tentativi, si ottenga troppa coscienza di quello che accade fuori dal nostro sogno (rumori, sensazioni tattili, bisogni fisiologici, etc.) e si finisca con lo svegliarsi.
Come fare sogni lucidi
Fare sogni lucidi non è un attività semplice, richiede un certo sforzo psicologico, pazienza e molta costanza. Nonostante il sogno lucido consista nella consapevolezza di trovarsi in un sogno, prenderne atto è piuttosto difficile e richiede tempo ed esercizio.
Ecco i passaggi necessari per provare questa particolare esperienza:
Preparatevi un taccuino e una penna vicino al letto.
Prima di andare a dormire, ripetete sempre a voi stessi che questa volta ricorderete i vostri sogni e che riuscirete a raggiungere la lucidità.
Una volta svegli non alzatevi subito!
I sogni sono evanescenti e ci vuole poco per perdere il contatto con essi. Chiudete gli occhi, concentratevi e scrivete tutto quello che ricordate, non importa se sono singoli frammenti, immagini sbiadite o solo sensazioni, annotate ogni cosa che distinguete.
Organizzate i vostri sogni per data e rileggeteli spesso.
Rileggendolo, potrebbe inoltre capitarvi di ricordare meglio un sogno. In quel caso aggiornate il diario.
Abituatevi a testare la realtà durante la giornata.
Quando sogniamo non notiamo le varie stranezze presenti nei nostri sogni perché accettiamo qualsiasi evento come faremmo normalmente con qualsiasi avvenimento della vita reale. Quindi, finché non cominciamo a testare la realtà nella vita reale, il nostro Io onirico non lo farà durante un sogno.
Chi ha visto Inception saprà di come il protagonista usasse il suo totem per effettuare questo test.
Io vi propongo invece le seguenti abitudini :
Guardarvi spesso allo specchio
Nei sogni solitamente l’immagine riflessa è assente o presenta comunque stranezze di vario tipo.
Saltellare
In un sogno invece di riatterrare finireste probabilmente col fluttuare in aria.
Osservare le mani e tirarvi la pelle
Nei sogni le mani presentano spesso deformità e un atto come tirare la pelle provocherebbe sicuramente strani effetti quali pelle gommosa o spostamento totale del tessuto.
Controllare gli interruttori
Nei sogni gli interruttori spesso non funzionano o hanno effetti piuttosto originali.
Utilizzando queste tecniche aumenterete la vostra attenzione, comincerete ad avere sogni sempre più vividi e a ricordarvi sempre più particolari al vostro risveglio. Infine, vi capiterà di testare la realtà durante un sogno ed ottenere quindi la lucidità. Questo non è che l’inizio poichè una volta ottenuta la lucidità bisogna imparare a mantenerne il controllo, rimanendo in equilibrio tra cosciente e incosciente, seguendo un percorso di miglioramento continuo.
Perchè fare sogni lucidi
I sogni lucidi permettono di ottenere il controllo sulla realtà onirica e di vivere esperienze altrimenti impossibili nel mondo reale. Si apre davanti a noi un vastissimo mondo di possibilità, limitato unicamente dall’abilità e dall’immaginazione del sognatore, fornendo una forma di intrattenimento veramente unica. Altro vantaggio, di cui spesso non si parla, è quello di potersi psicanalizzare.
Se un sogno tradizionale è infatti frutto del nostro inconscio, un sogno lucido allora è l’ interazione tra il nostro conscio e il nostro inconscio. Facendo una chiaccherata con una persona nei nostri sogni potremmo, ad esempio, ottenere molte informazioni su di noi o su ricordi andati perduti ma che giacciono ancora da qualche parte nella nostra mente. Il sogno lucido è perciò, soprattutto, un viaggio dentro se stessi.
Lo studio dei sogni può essere considerato come il metodo più sicuro per indagare sui processi psichici profondi. Sigmund Freud
Conclusioni
Il sogno lucido è una forma unica di interazione tra l’individuo e sogni e sicuramente ha molti aspetti interessanti: può portare un appagamento immediato, offrendo esperienze che superano il possibile e completamente personalizzabili e può inoltre essere di aiuto per comprendere noi stessi e quindi per automigliorarci.
Come tutte le cose, va fatto con moderazione, tenendo bene a mente quale è la realtà e che gli obiettivi raggiunti all’interno dei sogni sono solo illusori.
L’unica maniera per realizzare i propri sogni è svegliarsi. Roberto Benigni.

Simone Giuditta

Fonte: Tasc

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La mia Jihad… campagna di sensibilizzazione musulmana e non contro la violenza

February 8, 2013 Leave a comment

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Adam non aveva che quattro anni quando morì, in seguito ad alcune complicazioni della sindrome di Hunter ; era il 2009. Non passò giorno che sua madre, la trentacinquenne Emara di Naperville nello stato dell’Illinois, non ne soffrisse in un silenzio lancinante. Nel dicembre scorso decise di condividere la sua sofferenza pubblicamente, più esattamente sui lati di un bus. Il manifesto rappresentava Angie con i suoi tre bambini tra le braccia, il più giovane dei tre teneva nelle mani una foto dello scomparso Adam. Si leggeva : ”La mia Jihad, è di andare avanti malgrado la morte di mio figlio. Quale è la vostra ? “.  La sua storia è stata illustrata con cinque manifesti affissi su 25 bus di trasporto pubblico di Chicago, il dicembre scorso, e dopo il 28 gennaio 2013 la pubblicità è stata estesa alle stazioni del metrò di Washington DC. Emara, Angie per gli amici, e la sua commovente storia personale fanno parte di una campagna che ha come traguardo quello di far entrare nei discorsi pubblici una definizione più larga e più soft del termine ”djihad“. Il termine arabo, sovente mal tradotto dalla espressione ”guerra santa” che riporta agli attacchi terroristici in nome dell’Islam deviato, è nella sua origine un sinonimo di ”sforzo“. ”Davanti alla scelta di una via facile e quella della giustizia, si tratta di scegliere quella della giustizia“, afferma Ahmed Rehab di Chicago, fondatore della campagna. ”E’ un termine positivo, termine che adotto con gioia e non evito. Sono dell’avviso che significhi lottare per un mondo migliore. Non può e non deve significare per me e per quelli che praticano la mia religione nel quotidiano, che dobbiamo prendere un arma o degli ostaggi“. Rehab, amministratore del Consiglio delle relazioni americane e islamiche a Chicago, ha avuto questa idea dopo aver conosciuto i manifesti della madre affissi sui bus di Chicago e si rese conto di quanta gente, musulmana e non, pensano che la violenza è inerente alla djihad islamica. Scandalizzato poi dagli islamisti, quegli  islamisti che pretendono di definire il termine djihad sostituendosi a 1,2 miliardi di persone sulla Terra.
Adottando una definizione più ampia del termine Rehab ha pubblicato su FB che la sua djihad consiste nel combattere la discriminazione e educare la gente. ”Quale è la vostra djihad“, si domanda.  È stato sommerso dalle risposte e la gente ha pubblicato i suoi propri combattimenti come quello diperdere peso, di riuscire al meglio nelli studi o ancora di facilitare la comunicazione tra le differenti persone nella loro comunità. Un grande sostegno a Rehab è stato dato da Emara e dalla fotoreporter di ChicagoSadf  Syed; entrambe hanno offerto il loro sostegno e in poco tempo hanno dato vita al coordinamento di un hastag su Twitter, della pagina FB, video su Youtube, rendendo partecipi un grande numero di volontari, ricercando fondi per la campagna. Qualche immagine, eloquente, le potete vedere in questo post. Rehab afferma che la campagna è stata ferocemente criticata dai due opposti; dai musulmani estremisti e da tutte quelle persone che soffrono di una paura irrazionale dell’Islam. Emara, che è coordinatrice del volontariato, ha affermato che sta lavorando per estendere il programma ad altre città, tra cui New York. Una frase riassume lo spirito di questi musulmani d’oltre oceano : ”Non abbiamo bisogno che altri ci dicano che cosa è essere musulmani“.

Fonte: My Amazighen

 

Agenda Digitale, vera innovazione del digital divide

February 1, 2013 Leave a comment

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Non solo l’economia ma tutta la società italiana ha aspettato anni e anni per assaporare la vera innovazione, nel complesso e non solo in certi settori e solo per certe zone. E’ ora di abbattere il digital divide, sempre con l’obiettivo di migliorare le nostre condizioni di vita.
A inizio ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato il cosiddetto Decreto Sviluppo che contiene tra l’altro la tanto attesa Agenda Digitale.
Ma le azioni che il Governo ha intrapreso per comporre questo provvedimento, in risposta a una richiesta crescente da parte degli attori del settore, come dimostra il “Rapporto Startup”, sono passate completamente in sordina rispetto ai temi della solita politica che, una volta di più, ci dimostra il suo essere distante dalla concretezza.
Il quasi-silenzio degli addetti ai lavori, invece, si spiega forse con una sospensione del giudizio, da un lato perché gli input al Governo erano così chiari da lasciar già immaginare le conseguenze e dall’altro perché comunque non siamo ancora all’applicazione, questo è infatti solo il passo medio tra il sogno e la realtà.
Nonostante tutto ciò, questo topolino che la montagna ha partorito potrebbe essere davvero una pietra miliare per lo sviluppo dell’Italia, prima di esso era il nulla quindi proviamo ad accontentarci e capiamoci qualcosa di più.
Lo scorso 4 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Legge “Crescita 2.0″ (noto sia la presentazione alla stampa che il testo in Gazzetta Ufficiale) che presenta i primi due capitoli dedicati rispettivamente ad Agenda Digitale e alle Startup mentre il resto del testo è invece orientato sui temi più consueti dell’economia nel suo complesso: crescita, competitività, lavoro, innovazione e altro ancora.
Agenda digitale
Gran parte d’Italia è “informaticamente” e tecnologicamente ferma a più di dieci anni fa, questo fenomeno nello specifico prende il nome di digital divide nei confronti delle aree più al passo con i tempi. Questa condizione blocca lo sviluppo, della società come dell’economia e per questi motivi da molto tempo si parla di agire con uno “shock digitale”.
Lo Stato può in prima battuta intervenire su se stesso e qui il lavoro è già enorme poiché la mitologica burocrazia italiana è così complessa che riformarla è da sempre una sfida da Himalaya. I primi provvedimenti prevedono un documento digitale unitario che sommi le varie tessere che oggi abbiamo in tasca, così come due servizi essenziali dello Stato dovrebbero smaterializzare la mole di inutile carta che producono: giustizia e sanità viaggeranno sulla rete per trasmettere atti e prescrizioni, guadagnandone in rapidità e consumi. Anche la scuola vivrà una digitalizzazione, dalle comunicazioni con le famiglie ai testi scolastici fino alla creazione di reti di apprendimento virtuale per raggiungere anche le sedi distanti e disagiate (il problema della chiusura dei plessi scolastici è strettissima attualità da tre anni a questa parte almeno).
La macchina dello Stato dovrà poi modificarsi, creando quelle banche dati finalmente davvero “open” che finora sono solo teoria, riuscendo a lavorare più in sinergia tra i vari – moltissimi e sicuramente troppi – enti ad esempio sotto l’aspetto degli acquisti.
L’infrastruttura su cui far viaggiare questa rivoluzione però è in pessime condizioni, abbandonata da troppo tempo e quindi uno dei fattori su cui ci si attendeva di più da questo provvedimento. Per la banda larga sarebbero stati stanziati nel complesso 750 milioni di Euro – non sono sufficienti, è un tempo di crisi questo ma proprio ora si devono fare gli investimenti per il futuro, altrimenti non ci si solleva in una prospettiva di lungo periodo. Tuttavia qui il problema è un altro: la rete non è pubblica e questo è un freno, bisognerebbe riformare la gestione delle infrastrutture strategiche per il Paese – tra cui la banda larga – e poi stendere una seria pianificazione pluriennale, ma di questo non si parla affatto.
Ecco in sintesi i punti sull’Agenda Digitale:
identità digitale
PA digitale
Open Data
istruzione digitale
sanità digitale
divario digitale
pagamenti elettronici
giustizia digitale
Startup
Lo slancio innovativo che deve prendere il Paese è fatto anche di un nuovo modo di fare impresa, per questo ci si è occupati anche delle Startup in questo decreto legge.
Il metodo con cui il Ministero delle Sviluppo Economico si è avvicinato al problema non è consueto in Italia: si riunisce un gruppo di esperti e li si focalizza su un obiettivo concreto cioè un rapporto che poi diventa la base del provvedimento legislativo. Il Governo non è stato sordo nei confronti dei “consulenti” d’eccezione che si è scelto e ha articolato alcune iniziative per favorire le imprese innovative.
Il finanziamento è forse la parte più delicata della questione Startup ed è stata affrontata sia con fondi diretti – 200 milioni più l’accesso al Fondo centrale di garanzia – che con eventuali incentivi e infine con l’introduzione del crowdfunding, ovvero la raccolta diffusa di capitali che potrebbe essere davvero la soluzione ideale per dare energia vitale a queste nuove aziende ad alto contenuto d’innovazione.
Oltre all’inizio bisogna sostenere l’attività delle startup nei vari modi che saranno necessari, tra cui anche le misure per il lavoro con forme apposite di contratto.
I punti principali sono questi:
perché sono importanti?
definizione
lavoro
risorse
sostegno
metodo innovativo
Conclusione
C’è un elemento di perplessità in tutto questo: i tempi non sono chiari e per una agenda è una cosa abbastanza emblematica. Il decreto legge è una formula particolare e alla stampa è stata mostrata una sintesi. Molte parti del provvedimento sono infatti delle modifiche a leggi e testi già esistenti perciò l’insieme è particolarmente complesso.
Una valutazione definitiva non è quindi possibile, tutto bene ma siamo ancora sulla carta nonostante ci siano evidenti passi in avanti. Speriamo che possano continuare e che dopo le future elezioni il processo non abbia fine.

Luigi Mandraccio

Fonte: Tasc

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Colligere, fascino della collezione

January 2, 2013 Leave a comment

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Ci sono persone che non riescono a fare a meno di collezionare qualcosa e altre invece che non hanno mai raccolto due oggetti simili tra loro. Chi non è collezionista spesso non immagina neanche quante cose si possono collezionare, anche senza spendere per comprarle. In questo articolo proverò a farvi capire quanto può essere bello collezionare e a dare qualche spunto a chi avesse intenzione di cominciare.
Cosa ci spinge a collezionare
La parola collezionare deriva dal latino “colligere” che significa legare insieme: il collezionista, infatti, cerca di raggruppare oggetti in base a criteri, certe volte standardizzati e altre volte molto personali, che in ogni caso lo rendono felice ogni volta che li ammira.
Un collezionista si può riconoscere facilmente: appena gli nominiamo un oggetto che a lui interessa, gli si illuminano gli occhi ed inizia a parlarcene illustrandoci in ogni minimo dettaglio tutto quello che sa a riguardo e magari ci dice che colleziona quell’oggetto da anni.
Nonostante siano stati fatti vari studi a riguardo, nessuno però sa di preciso cosa spinga l’uomo a collezionare, sappiamo solo che si colleziona per istinto, per cercare qualcosa dentro noi stessi, per puro piacere estetico, per prestigio o per cercare di dare un qualche ordine al mondo circostante. In ogni caso, il bello del collezionismo è che non ha limiti perché è possibile collezionare qualsiasi cosa.
Un possibile investimento
Sul piano pratico qualcuno potrebbe essere spinto a collezionare per investimento: le collezioni, infatti, hanno sempre un certo valore economico a prescindere dagli oggetti che le compongono. Un tappo di birra ad esempio non ha alcun valore economico, un tappo di una birra non più in commercio ha un qualche valore, mille tappi di birre provenienti da tutto il mondo hanno sicuramente un valore economico. Dobbiamo ricordarci che nel mondo esisterà sempre almeno un altro collezionista interessato ad acquistare ciò che abbiamo raccolto negli anni perché nessuna collezione (tranne alcuni casi) ha una fine.
Insolite collezioni
Oltre alle solite schede telefoniche, francobolli, tappi di birra, sottobicchieri, poster e mille altri oggetti, vi sono persone che hanno pensato di collezionare qualcosa di diverso dal solito. Eccone alcuni esempi.
Collezione di armi
Collezione di lattine di the
Collezione di bacchette di Harry Potter
Collezione di bustine di zucchero
Collezione di pagliacci
Collezione di enigmi logici
Collezione di dischi hip hop
Collezione di teiere
Alcune citazioni sul collezionismo
“Una collezione è stata anche definita come un insieme di oggetti naturali o artificiali, mantenuti temporaneamente o definitivamente fuori dal circuito delle attività economiche, soggetti a una protezione sociale in un luogo chiuso a tale scopo, ed esposti allo sguardo del pubblico”. (Karl Pomian)
“L’ordine, e l’ordine soltanto, fa in definitiva la libertà. Il disordine fa la schiavitù” (Charles Péguy – Cahiers de La Quinzaine)
“Ciò che nel collezionismo è decisivo, è che l’oggetto sia sciolto da tutte le sue funzioni originarie per entrare nel rapporto più stretto possibile con gli oggetti a lui simili. Questo rapporto è l’esatto opposto dell’utilità, e sta sotto la singolare categoria della completezza. Un grandioso tentativo di superare l’assoluta irrazionalità della semplice presenza dell’oggetto mediante il suo inserimento in un nuovo ordine storico appositamente creato: la collezione.” (Walter Benjamin – Passages)
Conclusioni
Collezionare può essere interessante, rilassante ed istruttivo a patto che non si diventi paranoici nei confronti della propria collezione e nei confronti degli altri. Possedere una serie di oggetti tra loro logicamente collegati e scoprire che altri, come noi, hanno pensato di collezionare le stesse cose, è sicuramente un mezzo di socializzazione e rende piacevole il confronto e lo scambio con chi condivide la nostra passione.
Io, ad esempio, colleziono bustine di zucchero e bacchette giapponesi. Voi cosa collezionate? Avete qualcosa di diverso dal solito?

Fonte: Tasc

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2013, anno presumibilmente caldissimo

December 28, 2012 Leave a comment
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“Appare molto probabile che l’anno 2013 sarà tra dieci anni più caldi dal 1850, si aspetta che sarà anche più caldo del 2012”, informano i metereologi britannici, affermando che l’anno prossimo sarà di 14 gradi più caldo rispetto alla norma.
Colpa del surriscaldamento del pianeta?

Fonte: MondoRaro

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Gatti, alcune curiosità sui nostri felini vicini di casa

November 6, 2012 Leave a comment

Capire il linguaggio dei gatti e comprendere fino in fondo la loro personalità, può essere una sfida affascinante soprattutto per chi ha sempre voluto un gatto ma è frenato dalla paura di non riuscire a gestirlo, a causa delle molte dicerie che circolano riguardo al loro carattere difficile. Saper cogliere segnali di stress, aggressività o di semplice voglia di giocare dei gatti, vi farà abbandonare ogni tipo di remora nei loro confronti.
Qualche curiosità…
Il miagolio
Sapevate che i gatti riescono ad alterare la loro voce per stimolare nell’uomo la risposta che desiderano? Questo stratagemma subliminale viene utilizzato da tutti i gatti e, in particolare, da quelli che vivono in famiglia ed instaurano un rapporto molto stretto con gli uomini. Quelli che vivono in famiglie molto numerose o con persone diverse, preferiscono, invece, non sprecare le proprie doti con umani non sufficientemente addestrati, perché non sono in grado di capirli. In questi casi, il “lamento standard” è considerato molto più efficace.
Le fusa
Quel suono gutturale che emettono con la bocca chiusa, è un segnale che utilizzano per comunicare qualcosa di particolare (ad esempio il cucciolo lo emette quando viene allattato dalla madre per farle capire che tutto procede per il meglio) oppure quando vogliono dimostrare all’uomo che gli vogliono bene. I gatti, però, emettono le fusa anche quando stanno male o sono feriti, sempre per mandare un messaggio, in questo caso di aiuto. In generale, un suono sempre diverso ed irregolare è indice di felicità, mentre un suono molto prolungato e sempre identico a se stesso significa che, probabilmente, qualcosa non va. Sapevate che accarezzare un gatto mentre fa le fusa fa abbassare il vostro ritmo cardiaco e, grazie al rilascio di endorfine, diminuire lo stress?
Caccia al topo
Ai gatti piace cacciare i topi, non tanto per il gusto della loro carne (che non li fa assolutamente impazzire come quella del pesce), ma perché a loro piace giocare; uccidere un topo non è lo scopo principale, quello che interessa ai gatti è inseguirli e catturarli perché hanno psicologicamente bisogno di sentirsi trionfatori. Per i felini la caccia è puro divertimento, ogni volta che inseguono una preda elaborano una strategia diversa e, soprattutto, sono in grado di azzannare un topo nel punto esatto per ucciderlo all’istante: è stato calcolato che il loro morso gli lascia una possibilità di scampo su un milione!
La casa
Molti di voi pensano ancora che i gatti si affezionino alla casa in cui vivono e non alle persone. Non è vero! I gatti, se vengono trattati bene e rispettati, si affezioniamo tantissimo agli uomini e lo dimostrano in molti modi. Quello che vogliono è l’instaurazione di un rapporto alla pari, senza sentirsi prigionieri di nessuno. Vi assicuro che non è facile diventare amici di un gatto perché essi sono molto timidi e diffidenti, ma se riuscirete a conquistarne uno, scoprirete che saprà ricambiarvi come nessun altro animale sa fare.
Allergie

Chi di voi crede di essere allergico “al pelo dei gatti”, in realtà, è allergico ad una proteina prodotta dalla loro saliva (Fel D1) che, asciugandosi sul pelo quando si leccano, si trasforma in microparticelle bianche che, se aspirate, possono causare allergia. La razza del gatto qui sopra (siberiano) è stata definita ipoallergenica, perché è l’unica che produce questa proteina a livelli nettamente inferiori alla media, in modo tale ridurre notevolmente i sintomi allergici. Non dimenticate, inoltre, che anche i gatti sono allergici a molte cose, come ad esempio i pollini, gli alimenti, gli antiparassitari, la saliva delle pulci (iniettata dal parassita al momento della puntura per non far coagulare il sangue) e, talvolta, anche alcuni profumi, creme o saponi che utilizzamo sulla nostra pelle e sui capelli potrebbero causar loro allergie.
Mania di altezza
Avete mai provato ad immaginare cosa vuol dire vedere il mondo dall’altezza di un gatto? Vi assicuro che non è facile avere una visuale completa da così vicino a terra! Per questo motivo, sia in casa che fuori, cercano di raggiungere luoghi sempre più alti; nel primo caso, per cercare di arrivare al nostro sguardo, stare al nostro pari e farsi notare, fuori, invece, per esplorare il territorio circostante e controllare se vi sono altri gatti che vogliono invadere la loro zona. Ecco il motivo per cui li vediamo spesso su tavoli, mensole, tetti ed alberi. Questa mania di altezza, in generale, la hanno principalmente i maschi.
Da dove provengono
I gatti esistono da milioni di anni, addirittura da prima che esistessero i cani, ma all’inizio non erano addomesticati; pare, infatti, che i loro primi veri antenati siano stati il Gatto di Martelli ed il Gatto di Pallas: il primo si è estinto, mentre dal secondo discendono tutti i gatti.
Pare, inoltre, che la coabitazione dei gatti con gli uomini sia cominciata con il diffondersi dell’agricoltura; il grano raccolto ed immagazzinato dagli uomini attirava i topi che, a loro volta, attiravano i gatti, loro predatori naturali.
Da quel momento, iniziarono a stare a contatto con l’uomo sempre più spesso, instaurando, il più delle volte, un buon rapporto nei secoli; pensate che alcuni gatti sono stati, addirittura, ritrovati mummificati, perché gli Egiziani li consideravano esseri divini: la Dea della fertilità e dell’amore materno (Bastet) aveva le loro sembianze! I gatti piacevano molto anche ai Greci, che li rubavano agli Egizi per portarli nelle loro case come animali da compagnia; agli antichi Romani, che ne hanno permesso la diffusione in tutta l’Europa; al popolo islamico, che li ama ancora oggi al punto da lasciarli camminare liberamente nelle moschee (a tutti gli altri animali non è permesso!) ed ai popoli asiatici, che li considerano portatori di fortuna. Scrittori, musicisti e poeti hanno dedicato loro, inoltre, interi libri, poesie, racconti e canzoni.
Durante il Medioevo, invece, vennero considerati animali diabolici e, per tale motivo, bruciati insieme alle streghe. Ciò perché, a causa della loro difficoltà a vedere con la luce, uscivano la notte e, soprattutto i gatti di colore nero, diventavano praticamente invisibili al buio, facendo imbizzarrire i cavalli e cadere i cavalieri. Questa ignobile pratica, peraltro, causò il proliferare dei topi che, di conseguenza, portarono la peste.
Dal Rinascimento in poi, i gatti riguadagnarono to la stima degli uomini che li vollero nuovamente come animali da compagnia (soprattutto le ricche famiglie di città) o comunque per cacciare i topi dalle case dei contadini, fino ad arrivare all’Ottocento, secolo in cui la concezione del gatto, non solo fu completamente riabilitata, ma si spinse così in alto che nel 1871, a Londra, fu organizzata la prima mostra felina.
Riflessioni
Purtroppo si sentono spesso molti luoghi comuni sui gatti che li dipingono come opportunisti, infedeli, dispettosi e lunatici, ma la verità è che sono timidi, riflessivi, giocherelloni e affettuosi.
Il loro affetto, ovviamente, non lo possono dimostrare a parole e neanche in modo esuberante come fanno i cani, perché non è nella loro indole di felini, ma se imparerete ad osservarli attentamente e ad interpretare ogni loro mossa, sguardo o miagolio capirete che possono comunicarci molto di più di quello che è in grado di fare qualsiasi altro animale.
Vi consiglio vivamente di leggere il libro “Io sono un gatto” di Natsume Soseki, uno scrittore giapponese degli inizi del Novecento, il cui protagonista è appunto un gatto, che racconta le sue vicissitudini ed il suo rapporto con gli altri gatti e con gli umani. Nonostante io non condivida la sua estrema difesa della “superiorità” dei gatti sugli uomini, penso che i suoi monologhi, come ad esempio quelli sotto riportati, siano un ottimo spunto di riflessione.
“A chi ci osservi dall’esterno noi gatti sembriamo tutti uguali, indifferenziati sia nella forma che nella sostanza, privi di una personalità individuale, ma chi entrasse nel nostro mondo constaterebbe che è molto complesso, che vi si può applicare alla lettera il detto umano “dieci individui, dieci caratteri”. Occhi, naso, pelo, zampe… siamo uno diverso dall’altro in tutto. Dalla piega dei baffi al modo di drizzare le orecchie o di muovere la coda, non ci sono due gatti simili. Uno è bello, l’altro è brutto, a uno piace una cosa, a un altro un’altra; c’è il gatto elegante e quello volgare, le variazioni sono infinite, lo si può affermare con certezza. Ciononostante gli esseri umani, i cui occhi sono voltati verso il cielo con il pretesto di elevare lo spirito, disgraziatamente non riescono a distinguerci l’uno dall’altro nemmeno nelle più evidenti caratteristiche, figuriamoci nel carattere.”
“Non è necessario spiegare qui il significato che attribuisco all’espressione “come al solito”, diciamo che grosso modo equivale a “molto spesso” elevato alla seconda potenza. Una cosa che si è fatta una volta, la si vuole fare una seconda, e poi una terza. La curiosità non è un attributo solamente umano, anche i gatti vengono al mondo dotati di tale caratteristica psicologica, abbiate la cortesia di accettare questo dato di fatto. Dopo la terza volta si comincia a parlare di abitudine e la cosa cui ci si è assuefatti diventa necessaria alla vita quotidiana, anche in questo siamo uguali alle persone.”

Fonte: Tasc

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Stereogrammi, fantastico mondo delle immagini colorate

October 22, 2012 Leave a comment

Chi di voi sa cosa è uno stereogramma? Avete notato niente di strano nell’immagine utilizzata per la miniatura di questo articolo? Gli stereogrammi sono delle immagini che ingannano la mente perché a prima vista sembrano dei banali pattern colorati ma al loro interno contengono un’immagine nascosta che tutti possono riuscire a vedere, seguendo questi pochi e semplici consigli. Vediamo allora, nel dettaglio, cosa sono e come funzionano gli stereogrammi.
Come vederli
Vedere uno stereogramma è molto semplice. Se non ci riuscite subito non vi preoccupate, basterà allenare i vostri occhi la prima volta (potrebbero essere necessari anche sessioni da 2 o 3 minuti ripetute più volte) e vi assicuro che, quando avrete imparato a vederli, le volte successive impiegherete meno di cinque secondi per visualizzare l’immagine nascosta.
La tecnica migliore per riuscire a vederli e per non affaticare gli occhi è quella della visione parallela: dovete guardare l’immagine come se l’oggetto che volete mettere a fuoco, si trovasse dietro il vostro monitor. In questo modo le linee visive di ogni occhio arriveranno allo stereogramma in parallelo e l’immagine lentamente apparirà. La vedrete letteralmente “staccarsi” dallo sfondo colorato. Ricordatevi che l’immagine nascosta può essere bidimensionale o tridimensionale, ma in entrambi i casi sarà fatta della stessa texture dell’immagine stereoscopica ma su un livello differente e cioè in primo piano.
Posizionatevi a circa 30 cm dal vostro schermo, fissate un punto qualsiasi dell’immagine e piano piano rilassate gli occhi come se voleste guardare nel vuoto. Se iniziano a bruciarvi gli occhi, guardate altrove e riprovate dopo qualche minuto. Se non riuscite a vedere niente, non vi preoccupate, le prime volte è normale! Provate di nuovo la tecnica descritta sopra, alternandola con queste varianti: se state leggendo questo articolo da un tablet o altro dispositivo mobile, fissate un oggetto lontano e piano piano muovete il tablet fino a farlo arrivare davanti agli occhi ma continuando a fissare l’immagine lontana; oppure, se ancora non vedete niente, fissate un punto dello stereogramma e piano piano avvicinatevi senza cercare di rimettere a fuoco quel preciso punto, ma cercando di mantenere una visione d’insieme e sfocata.
Purtroppo è difficile spiegare come vedere lo stereogramma, ma una volta che avrete capito il funzionamento e come tenere gli occhi, vi sembrerà tutto molto banale. Il fascino degli stereogrammi consiste nel fatto che, una volta messa a fuoco l’immagine nascosta, potrete guardarla anche per venti o trenta secondi consecutivamente senza “perderla” e soprattutto resterà nitida anche sbattendo gli occhi!
A seconda del monitor dal quale la state guardando, provate eventualmente ad aumentare lo zoom del browser. Per i principianti, infatti, è molto più semplice provare con immagini grandi.
Come crearli
Creare uno stereogramma è molto semplice. Esistono, infatti, dei programmi appositi per farlo nei quali dovremo caricare una texture scelta a piacere (qualsiasi texture che trovate su google va bene) e un’immagine dell’oggetto che vogliamo nascondere (deve necessariamente essere un’immagine con sfondo nero e oggetto bianco bidimensionale o tridimendionale). Una volta eseguita questa operazione, con un semplice click avremo il nostro stereogramma personalizzato.

Fonte: Tasc

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Ambiente, cosa fare del vecchio cellulare

October 16, 2012 1 comment

Al giorno d’oggi, cambiare il cellulare appena un nuovo modello esce sul mercato, è diventato quasi una routine. E man mano che compriamo i nuovi modelli, quelli vecchi rimangono abbandonati in un cassetto o buttati via, il più delle volte senza seguire le regole della raccolta differenziata. Quindi, per evitare sprechi e per non danneggiare l’ambiente, vediamo insieme come assicurarci che il nostro vecchio cellulare “muoia” dignitosamente.
5 utili consigli
1. Conservalo
Innanzitutto un vecchio cellulare può servire come sostituto del nuovo nel caso si guasti. Infatti è dimostrato che i nuovi cellulari sono molto propensi a guastarsi rispetto ai vecchi modelli che duravano veramente tanto, e che ancora oggi girano nelle tasche degli italiani (un esempio è il classico Nokia 3310, di cui non a caso circolano molte parodie nel web). Quindi tenetene sempre uno di riserva e mi raccomando: i contatti salvateli nella SIM!
2. Vendilo
Il secondo modo più veloce, ed anche più redditizio, per liberarsi del vecchio cellulare è quello di venderlo. Molti negozi ritirano telefonini usati per poi rivenderli. Prima di portarlo da un rivenditore, però, assicuratevi di controllare bene lo stato in cui si trova il vostro cellulare, poiché se è molto danneggiato ovviamente nessuno lo vorrà comprare, ma se è tenuto bene ed è un modello raro, potrebbe valere molto di più di quello che pensate!
Attenzione comunque: nel momento in cui decidete di venderlo assicuratevi di aver eliminato ogni informazione presente su di esso. Una recente ricerca ha dimostrato, infatti, che il 60% degli utenti che decide di vendere il vecchio cellulare è assolutamente convinto di aver rimosso tutti i dati sensibili, ma in realtà il 54% dei telefoni usati contiene molte informazioni sui loro proprietari precedenti. Quindi come è possibile cancellare completamente i dati dal cellulare?
Gli esperti che si occupano della sicurezza dei dati dicono che eliminarli manualmente non è sufficiente perché sarà possibile recuperarli con gli strumenti giusti. Consigliano perciò di ripristinare le impostazioni di fabbrica, dopo di che rimuovere la scheda SIM e la scheda di memoria, se presente. Inoltre bisogna eliminare ogni backup effettuato sia sul telefono che sul PC.
3. Regalalo
Una ovvia seppur scontata soluzione è quella di regalarlo. Oggi come oggi la gente è sempre più affezionata ai beni materiali e non si rende conto che possiede oggetti che non userà mai! Quindi, facendo un atto di benevolenza, si può regalare il vecchio cellulare ad un parente che ne ha bisogno, magari un nipote o un cugino che è alle prime armi, e che sicuramente non ha bisogno di uno smartphone di ultima generazione.
Ci sono inoltre alcune aziende che si occupano di ritirare i cellulari usati, recuperare le parti riutilizzabili e smaltire in maniera ecocompatibile quelle non più utilizzabili. Una di queste è “Cellulari per Beneficenza” che effettua, per ogni cellulare raccolto, una donazione a “SOS Villaggi dei Bambini”. Se siete dirigenti di un attività commerciale o azienda sappiate che tramite il loro sito internet è anche possibile richiedere dei raccoglitori per la raccolta dei cellulari usati: in questo caso, al raggiungimento del 20° telefono sarà possibile avere un ritiro gratuito.
4. Rottamalo
Alcuni gestori telefonici offrono, di tanto in tanto, incentivi per la rottamazione del vecchio cellulare se si acquista un loro prodotto. È il caso di un’azienda Americana (non c’è nulla da fare, sono avanti!), la “Erecyclingcorps”, che si occupa di riciclare e smaltire il vostro cellulare in cambio di buoni acquisto. Ma non c’è da temere! Anche in Italia si sta muovendo qualcosa. Infatti l’azienda 3 sta proprio lavorando su un programma che prevede incentivi per gli utenti che decidono di riciclare i vecchi cellulari.
Se invece siete solamente amanti dell’ambiente e non vi interessa ricevere incentivi ma solamente “liquidare” ecologicamente il vostro cellulare, potete rivolgervi a Vodafone, che si sta occupando di smaltire i cellulari in modo pulito. Il progetto è partito nel 2000 e prende il nome di “My Future”, e prevede il ritiro di vecchi cellulari in 800 negozi Vodafone One e 130 centri assistenza indipendenti, in cambio di punti Vodafone One.
5. Trasformalo
Infine, se nessuna delle soluzioni precedenti vi convince, è possibile trovare nel web tantissimi modi di “trasformare” un vecchio cellulare. Ci sono tutorial per generare uno spettroscopio o addirittura un microscopio. Addirittura, tramite alcune modifiche, si può far diventare il cellulare uno spy-phone, con tanto di avviso di chiamata nel caso venga scoperto! Con alcune conoscenze tecniche si può anche decidere di farne un modem o il telecomando per un vecchio televisore.
L’idea green
Se ancora non siete certi che l’ambiente venga rispettato e avete l’animo davvero green, in Olanda è nato quello che fa per voi: il cellulare biodegradabile! Il designer olandese Gert-Jan van Breugel ha infatti progettato Bamboo. E’ un telefonino che, al termine del proprio ciclo di utilizzo, può essere sotterrato: l’involucro è, infatti, fabbricato in bioplastica, derivata da materie prime rinnovabili come il mais e il bambù. Una volta buttato, Bamboo riserva una piacevole sorpresa: dopo poche settimane l’involucro si disintegrerà e i semi di bambù contenuti al suo interno inizieranno a germogliare. Per fare l’albero, ci vuole il seme…o il cellulare!
Pensateci prima!
Insomma da oggi in poi, prima di gettare il cellulare nel primo cassonetto trovato per strada, pensateci bene perché le alternative ci sono, e sono molte. Basterebbe riflettere un po’ di più su ciò che facciamo per rendere il mondo un luogo migliore.

Antonio Carbone

Fonte: Tasc

Caos, semplice caso o puro destino

October 2, 2012 Leave a comment

Ogni volta che ci accade qualcosa di positivo o negativo, ogni volta che ripensiamo alle scelte fatte, ogni volta che incontriamo una persona che non vedevamo da anni o ne conosciamo una nuova che ci sconvolge la vita, ci poniamo sempre la stessa domanda: “Caso o destino?” Per rispondere al quesito, occorre innanzi tutto analizzare queste due teorie contrapposte, quella del caos e quella dell’ordine.
Teoria del caos e teoria dell’ordine
Nelle mitologie antiche troviamo il Caos quasi sempre contrapposto al Cosmo, nel senso di universo disordinato il primo e ordinato il secondo. Secondo la cosmogonia egiziana, i miti cinesi e quelli indiani, dal Caos esistente nacque il Cosmo, inteso come forza positiva in grado di contrastarlo nella sua casualità indifferenziata e distruttrice.
Nella fisica Ottocentesca, invece, I concetti di caos e ordine strutturato venivano completamente esclusi in quanto il primo era considerato intrattabile.
Il concetto di ordine permeava, infatti, tutta la meccanica, nella forma semplice di un solo tipo di ordine, quello delle ripetizioni periodiche. Ne sono un classico esempio il concetto di Terra che ruota attorno al Sole o il pendolo che oscilla in eterno.
Nel Novecento, poi la situazione cambiò radicalmente e gli studi sul caos portarono a scoprire che, mentre i veri dati casuali restano dispersi in una confusione indefinita, il caos deterministico e strutturato, invece, li attrae in un ordine invisibile che attiva solo alcune possibilità, delle molte che ha il disordine. Gli scienziati, studiandolo, si accorsero che lo stesso nome non era adeguato: l’etimologia di tale termine, infatti, è associata alla “casualità”, ma tali processi caotici producevano invece delle splendide forme perfette.
Gli studi sulla termodinamica si accorsero, poi, che l’ordine poteva e doveva coesistere con il disordine, essergli complementare.
Il caso
Dal concetto di caos deriva quello di caso. Per “caso” si intende solitamente un avvenimento che si verifica senza una causa definita; deriva dal latino casus che significa “caduta”.
Fin dai tempi della Grecia antica, il caso è stato oggetto di riflessione da parte di molti filosofi come Democrito, Spinoza, Leibniz, Hume e molti dopo di loro ma vorrei soffermare l’attenzione sullo scrittore contemporaneo statunitense Paul Auster, che ha scritto alcuni romanzi come “Trilogia di New York” e “Sunset Park” nei quali esplora tutti i fatti accidentali ed apparentemente insignificanti che fanno sempre deviare il corso della nostra esistenza. Egli afferma di non credere nel destino e pensa che le nostre vite siano una “progressione di contingenze multiple”.
In una intervista rilasciata a Il Sole24ore egli afferma:
“Caso e necessità sono presenti nei miei romanzi, ma non sono la forza predominante. È semplicemente il modo in cui il mondo funziona. Sono molto interessato a quella che potremmo chiamare “la meccanica della realtà“, il perché le cose succedono e come succedono. Spesso ciò che determina il nostro destino sono fattori del tutto accidentali. Per esempio, cerco sempre di capire come le persone che sono sposate si sono incontrate. Sposarsi, avere dei figli è probabilmente la cosa più importante che uno fa nella vita. E spesso pare che siano dei fatti del tutto accidentali ad avvicinare un uomo e una donna. Questo mi affascina: non direi che è il destino, ma gli eventi casuali che accadono, e il significato che troviamo in questi eventi”.
Ma è proprio su questo punto che entra in gioco il concetto di destino.
Il destino
Chi crede nel destino pensa che l’insieme di tutti gli eventi che accadono siano collegati tra di loro da un filo invisibile che inconsciamente seguiamo, perché siamo dominati da questa forza o energia che ci fa propendere per talune scelte, piuttosto che altre. In altre parole, il concetto di destino si basa sulla convinzione che esista un ordine naturale prefissato nell’universo.
Al pari del caso, il destino è stato oggetto di ampi dibattiti filosofici e religiosi, ad esempio nella Grecia antica veniva chiamato “Fato” ed era considerato invincibile: persino gli dei dovevano sottostarvi. In epoca moderna, invece, il primo filosofo che ha meglio rappresentato il concetto di destino è Martin Heidegger che nel suo saggio “Essere e tempo”, lo definisce come il nostro modo di essere che è determinato dalle scelte che facciamo e che gli altri danno di noi e cioè il libero arbitrio, la facoltà dell’uomo di decidere delle proprie azioni.
Ed ecco il nodo della questione: le nostre scelte sono davvero libere o sono comunque indirizzate inconsciamente verso ciò che è il nostro destino?
Il regista e scrittore svedese Kay Pollak, nel suo libro “Nessun incontro è un caso” scrive:
“Immaginate che nessun incontro fra le persone sia casuale. Immaginate che ogni persona che incontriate sia mandata per uno scopo. Quando questa idea mi attraversò la mente per la prima volta la mia reazione fu di dubbio. Impossibile, pensai, chi mai potrebbe organizzare tutti questi incontri? Ma, a poco a poco, sperimentai, come questo pensiero rendesse straordinariamente e tangibilmente più gratificante procedere nel cammino della vita. Infatti, un buon numero di incontri, sia con persone che già conoscevo che con sconosciuti, diventò più eccitante, talvolta quasi inebriante! Immagino che chiunque io incontri mi sia mandato per uno scopo. Incomincio a pensare e a credere decisamente che sia così e questo pensiero rende la vita più divertente e piena di significato. Se riguardate alla vostra vita passata, potete constatare che ogni persona che avete incontrato – ogni singola persona – ha contribuito, a suo modo, a farvi essere quello che siete oggi. Ogni incontro che avete fatto, nei modi più svariati, ha messo in evidenza qualcosa di voi. Perché non provate a pensarci? Prendetevela con calma e rimanete per un po’ in compagnia di quest’idea. Chiunque io incontri mi è mandato per uno scopo. Leggete attentamente. Posso e voglio imparare dagli altri. Essi esistono per insegnarmi a crescere.”
Riflessioni
Caso e destino sono due termini assolutamente alternativi l’uno all’altro, tuttavia, tendono ad intrecciarsi l’uno con l’altro. C’è chi sostiene che “sia tutto un caso” e chi, invece, che “sia tutto destino”; altri ancora pensano che le cose accadano alle volte per l’uno e alle colte per l’altro motivo. Io credo, in realtà che siano, in fondo, due facce della stessa medaglia: nel caso vediamo gli accadimenti come piccoli frammenti senza un legame; nel destino vediamo gli stessi frammenti ma intravediamo anche lo specchio che essi vanno a comporre.

“Un grande guerriero giapponese che si chiamava Nobunaga decise di attaccare il nemico sebbene il suo esercito fosse numericamente soltanto un decimo di quello avversario: lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi. Durante la marcia si fermò a un tempio scintoista e disse ai suoi uomini: “Dopo aver visitato il tempio butterò una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino” Nobaluga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Uscì e gettò una moneta. Venne testa. I suoi soldati erano così impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficoltà. “Nessuno può cambiare il destino” disse a Nobaluga il suo aiutante dopo la battaglia. “No davvero” disse Nobaluga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutt’e due le facce.” (101 storie Zen – Nyogen Senzaki – Paul Reps).

Fonte: Tasc

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Kim Dotcom, ritorno in grande stile di Megaupload

September 26, 2012 Leave a comment

È con tanta soddisfazioni che riportiamo di seguito la traduzione delle ultime parole scritte da Kim Dotcom su Twitter:”Piccolo aggiornamento sul nuovo servizio Mega: il codice è completo al 90%, i server sono in arrivo e avvocati, partner e investitori sono pronti. Siate pazienti perché sta arrivando”.
Secondo quanto rivelato, Megaupload ritornerà infatti entro fine anno sotto un altro nome, ovvero ”Megabox”; a quanto pare, con questa sua nuova creatura rinnovata, il fondatore dell’ex-impero decaduto lo scorso gennaio, quello di Megavideo e Megaupload, vuole rientrare in grande stile sul web, offrendo un servizio innovativo, capace di soddisfare gli utenti, e soprattutto sicuro in fatto di condivisione di file protetti da ”diritto d’autore”.
Megabox dovrebbe essere tutto criptato, intervenendo in anticipo nel caso le autorità volessero risalire a chi sta scaricando o caricando sul servizio software, film o musica pirata. Grazie a questo sistema studiato da Kim Dotcom, i ”controllori” potranno cadere nella violazione della privacy con molta facilità.

Fonte: GoLook-Technology.it

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