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Mare Glaciale Artico, stagione invernale compromessa

September 20, 2011 Leave a comment

Dopo i vari editoriali delle scorse settimane torniamo a parlare delle drammatiche notizie provenienti dal mar Glaciale Artico. Tanto per cambiare lo scorso mese di Agosto ha visto il secondo peggior risultato di sempre riguardo l’estensione dei ghiacci marini artici.In molte aree, dall’estremo nord della Groenlandia fino alle coste orientali siberiane, il ghiaccio marino è praticamente inesistente, tanto da agevolare con grande tranquillità la navigazione marittima fra le coste asiatiche e il nord Europa, con l’apertura dei famosi passaggi a nord-ovest e nord-est (un evento a dir poco inconsueto). Come è noto proprio nel mese di Settembre la banchisa artica raggiunge il suo minimo stagionale. Gli ultimi dati a nostra disposizione ci mostrano che il Settembre 2011 potrebbe superare agevolmente il minimo assoluto stabilito durante la tremenda estate del 2007, causa l’eccessiva fusione di strati di ghiaccio marino avvenuta tra i mesi di Luglio e Agosto, quando il Polo Nord veniva costantemente investito da possenti avvezioni di aria calda proveniente niente meno che dalle latitudini sub-tropicali. Il tutto sotto un robusto campo anticiclonico semi/permanente che ha esonerato il vortice polare dai suoi territori di origine per oltre un mese.Secondo Georg-Christian Heygster, noto ricercatore dell’Istituto di fisica ambientale dell’Università di Brema, i ghiacciai del Mare Artico non hanno mai raggiunto una superficie così ridotta nel mese di Settembre. In effetti, proprio lo scorso giovedi 8 Settembre, l’estensione del ghiaccio marino artico era pari 4.240.000 chilometri quadrati, si tratta del nuovo minimo storico. Un dato a dir poco preoccupante se si considera che il precedente record, risaliva al 16 settembre 2007, prevedeva mezzo punto percentuale in più rispetto ad oggi.Ancora però bisogna attendere il responso di altri enti specializzati, fra cui la NASA e il NOAA, pronti ad attestare l’ufficialità del raggiungimento del nuovo minimo assoluto artico (ormai è un dato di fatto).Purtroppo i dati satellitari sono piuttosto eloquenti e indicano una situazione ben peggiore di quanto previsto fino a qualche mese fa.Va sottolineato pure che in  40 anni è calata del 50% l’area artica ricoperta dal ghiaccio durante il periodo estivo, il momento in cui si registra la massima diminuzione. Di questo bisogna tenerne conto. Continuando di questo ritmo il rischio di una totale sparizione dei ghiacci artici durante i mesi estivi potrebbe farsi sempre più concreto nei prossimi decenni.

Il raggiungimento del nuovo minimo artico potrebbe compromettere l’avvento della futura stagione invernale ?

Si tratta di un quesito davvero complesso, non è facile dare una risposta certa come non è del tutto agevole stilare una previsione nel dettaglio. Una influenza diretta si potrà avere  dalla ripresa dell’estensione dei ghiacci e dalla velocità che permetterà loro di riprendere il terreno perso in questa estate di fuoco. Di sicuro il pessimo stato di salute dei ghiacci del mar Glaciale Artico potrebbe avere un impatto negativo, almeno nella prima parte della stagione. Di questo ne potremo risentire, ma solo temporaneamente. In realtà  a  bilanciare le sorti della ventura stagione invernale sarà, come al solito, il “vortice polare”. In buona parte il futuro dell’inverno dipenderà proprio dal suo comportamento e dal suo posizionamento nei vari lobi, tra Artico canadese, Scandinavia, Russia europea e Siberia orientale. In questo ultimo periodo, nella pazza estate artica, il vortice polare è stato un pò latitante per intere settimane. Ciò ha anche consentito l’instaurazione del solido regime di alta pressione sopra il Polo Nord che ha determinato le incredibili anomalie termiche positive archiviate tra Luglio ed Agosto, quando la temperatura dell’aria sopra il mar Glaciale Artico era circa di +11° +13° centigradi sopra la media stagionale. Fortunatamente nel corso del fine settimana, dopo la profonda crisi estiva, il vortice polare tornerà nuovamente in attività, seppur in ritardo sulla tappa di marcia,  riorganizzandosi in vari lobi distribuiti tra l’area canadese e la regione russa-scandinava, dove approderanno i resti del ciclone extratropicale che ha assorbito qual che rimaneva dell’ex uragano “Katia”. Un lobo particolarmente intenso, con un vortice depressionario stimato sotto i 980 hpa, si isolerà entro il weekend sopra le isole dell’artico canadese, dove apporterà una severa ondata di maltempo e un brusco raffreddamento, accompagnato da venti molto forti che sferzeranno soprattutto l’isola di Baffin e il mare del Labrador. Indice che l’autunno è ormai alle porte.

Daniele Ingemi

Fonte: MeteoWeb

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Velieri pronti alla conquista dell’Artide

Nel nord della Russia, sul lago di Onega sono stati varati due velieri, costruiti secondo le regole degli antichi mastri d’ascia. Partiranno in una spedizione  dedicata al 365esimo anniversario della scoperta dello Stretto di Bering. Il 2012, ha ricordato l’esploratore Artur Cilingarov, vice presidnete della Societa’ Geografica Nazionale, e’ stato proclamato l’Anno dell’Artico.

Fonte: La Voce della Russia

Artide, ricerca prosegue in bicicletta

Campioni di acque profonde prelevati sotto il ghiaccio con l’aiuto di una bicicletta…

La Catlin Ice Base è una base scientifica temporanea situata sul pack della costa occidentale dell’isola Ellef Ringnes (territorio del Nunavut, Canada). Qui scienziati di varie nazionalità possono condurre esperimenti in situ durante una stagione in cui le ricerche sul ghiaccio sono generalmente inaccessibili.

Durante l’ultima spedizione gli scienziati hanno utilizzato per le 10 settimane di attività un nuovo ed originale strumento: un verricello movimentato a pedali impiegato per la raccolta di campioni d’acqua marina, fino a 200 metri al di sotto del ghiaccio marino. Questa originale bicicletta è stata progettata da David Garrod, un ex-poliziotto fratello del responsabile della base scientifica (Simon Garrod), ed è in grado di funzionare perfettamente a temperature che scendono spesso sotto i -35°C. La bicicletta movimenta un verricello a cui è collegato il cavo con cui si cala in acqua la strumentazione necessaria per raccogliere campioni di acqua di mare. Questi campioni sono fondamentali per comprendere le caratteristiche delle correnti marine presenti al di sotto del ghiaccio marino e svelare i segreti della progressiva scomparsa del ghiaccio marino in Artide.

Lo scorso anno per lo stesso scopo era stata impiegato un verricello che doveva essere calato a mano ed acclimatato lentamente alle condizioni di temperatura e pressione. Le operazioni erano state assai faticose e quando Simon ha mostrato al fratello i video di questa attività, David ha avuto l’idea e in sole 6 settimane ha realizzato uno strumento in grado di soddisfare le esigenze degli scienziati. David ha scelto una semplice bici da strada, privata di qualunque accessorio, e una bobina di cavo metallico e ha costruito uno strumento capace di calare un peso di 60 chilogrammi per 500 metri in 20 minuti. Ciò richiede una pedalata molto lenta, che David è riuscito ad ottenere aggiungendo delle marce che consentissero di calare lentamente il cavo pur pedalando velocemente. Un freno di emergenza consente, inoltre, agli scienziati di fermare il verricello alla profondità desiderata.

Durante una maratona di 24 ore di campionamenti Ian Wesley, un membro della spedizione, ha fatto una pedalata da record a -35°C calando il cavo di campionamento fino a 2400 metri nell’Oceano Artico.

Serena Massolo

Fonte: Estense

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Lo sfruttamento dei giacimenti gasiferi dell’Artide

Il XXI secolo sarà il secolo dell’Artide dove, secondo gli esperti, è concentrato il 35 % delle risorse mondiali non ancora scoperte di idrocarburi. Nella parte dell’Artide che appartiene alla Russia (si tratta di oltre 5 milioni di chilometri quadrati) più di 4 milioni sono promettenti dal punto di vista delle risorse di petrolio e di gas. Secondo le previsioni degli esperti, già nel prossimo decennio proprio le risorse di idrocarburi della piattaforma continentale della Russia cominceranno a svolgere il ruolo principale sul mercato energetico mondiale.

Le prospettive dello sfruttamento dei giacimenti di petrolio e di gas dell’Artide sono state discusse a Mosca ad una conferenza internazionale organizzata dall’Istituto “Adam Smith”. Intervenendo al forum il rappresentante dell’Agenzia Energetica Internazionale Chris Besson ha detto, in particolare: “Nei grandi giacimenti della Siberia Occidentale l’estrazione di gas comincerà a ridursi. Anzi ce ne sono già i primi segni. Il problema è se lo sviluppo dei nuovi giacimenti possa svolgersi in modo assai rapido da poter compensare la mancante quantità del gas per via della riduzione della sua produzione in altri giacimenti. Secondo noi, il loro sviluppo non sarà rapido ed occorrà fare non pochi sforzi  per compensare la mancante quantità del gas  nei tradizionali giacimenti”.

In parte tale opinione è giusta. I grandi giacimenti della Siberia Occidentale vengono sfruttati già da alcuni decenni. Al tempo stesso la base di risorse  della Siberia Orientale per il momento viene sfruttata in modo insufficiente. Non a caso la Russia ha avviato lo sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella Penisola di Jamal, è prossimo lo sfruttamento dei grandi giacimenti della piattaforma continentale dell’Artide. Le Società russe per il momento non hanno esperienza sufficiente e nuove tecnologie per il lavoro sulla piattaforma continentale artica. Quindi, occorrono partner stranieri con le loro tecnologie e i loro investimenti. Ma lo Stato dovrà condividere i rischi con il settore imprenditoriale, ossia creare le condizioni per lo sfruttamento delle risorse locali.

Dice Anatoly Dmitrievsky, direttore dell’Istituto di studi sui problemi del petrolio e del gas presso l’Accademia delle Scienze russa: “Esistono vari rischi. Investendo i suoi capitali una Società deve prevedere i rischi. Lo Stato non deve assumersi il rischio di estrazione del petrolio e di pozzi vuoti, qualora sia stato effettuato un calcolo errato”.

C’è anche un altro problema importante: a quali condizioni le società straniere sono pronte a partecipare allo sfruttamento dei giacimenti della piattaforma continentale artica?

Dice Anatoly Zolotukhin, direttore dell’Istituto di studi sulle tecnologie di estrazione del petrolio e del gas in Artide: “Tra le Società ci deve essere la concorrenza nel campo delle tecnologie e della responsabilità corporativa. Il pacchetto di proposte integrato che una Società può offrire allo Stato deve essere scrupolosamente studiato”.

Per il momento il più vasto ed avanzato è il progetto per lo sfruttamento del mega-giacimento gasifero di Shtokman con le sue risorse di circa 4 mila miliardi di metri cubi di gas sulla piattaforma continentale del Mare di Barents. Alla sua realizzazione oltre alla Russia partecipano anche la Società norvegese Statoil e la società francese  Total. Il gas naturale di questo giacimento sarà convogliato per il gasdotto  Nord Stream verso i paesi europei. Il progetto prevede anche la trasformazione di una parte del gas e l’esportazione del gas naturale liquefatto in varie regioni del mondo.

Fonte: La Voce della Russia

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